Darwin
e il cardinale: a chi serve l'evoluzionismo?
di
Domenico Savino
Christoph
Schönborn, arcivescovo di Vienna, domenicano, ordinario
per i fedeli di rito bizantino in Austria, professore ordinario
di Dogmatica presso l'Università di Friburgo (Svizzera),
già membro della Commissione Teologica della
Conferenza Episcopale Svizzera (1980-1991), della Commissione
svizzera per il Dialogo fra ortodossi e cattolici romani
(1980-1987), della Commissione svizzera per il
Dialogo fra cattolici romani e cristiani (1980-1984),
della Commissione internazionale dei teologi (dal
1980); della Fondazione “Pro Oriente” (dal 1984),
poi Segretario della Commissione per la Redazione del
Catechismo della Chiesa cattolica (dal 1987 al 1992)
e dal giugno 1998 Presidente della Conferenza Episcopale
Austriaca, era uno dei papabili nell’ultimo conclave.
[...]
In un articolo pubblicato il 7 luglio sul New York Times
(Schonborn n.d.r) ha scritto:
“l’evoluzione nel senso di una comune discendenza
può essere vera, ma l’evoluzione nel senso neo-darwiniano
– intesa cioè come processo di variazione causale
e selezione materiale non lo è. […] un sistema di
pensiero che neghi o tenti di confutare la palmare evidenza
di disegno biologico è ideologia, non scienza”.
Una posizione – a ben vedere - assolutamente moderata, che
tratta l’evoluzione come un’ipotesi plausibile, una delle
tante teorie (in verità assai usurata) che spiegano
la nascita della vita sulla terra.
Francisco
Ayala, biologo della Irving University (California) , ex-domenicano
(anche lui!) è insorto e ha definito l’intervento
del cardinale “un insulto a Papa Woytila”.
In
effetti il Papa polacco aveva inserito nell’intervento del
22 ottobre 1996 ai membri della Pontificia Accademia delle
Scienze riuniti in Assemblea Plenaria, una frase che, decontestualizzata,
sembrava sdoganare la teoria dell’evoluzione: “oggi,
circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell'Enciclica
(la Humani generis di Pio XII n.d.a.), nuove conoscenze
conducono a non considerare più la teoria dell'evoluzione
una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa
teoria si sia progressivamente imposta all'attenzione dei
ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle
diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata,
né provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente
gli uni dagli altri, costituisce di per sé un argomento
significativo a favore di questa teoria”.
Una
frase infelice, come quella del suo predecessore quando
parlò di “Dio-madre”, una frase imprudente, che nella
vulgata ha avuto l’esito di far credere ai cattolici che
“si può mangiare la mela di Darwin”.
Schönborn
ha definito quell’intervento di Woytila “vago e poco importante”,
invitando a cercare il “vero insegnamento” di Giovanni Paolo
II in materia in altri testi e soprattutto nel “Catechismo
della Chiesa cattolica” (1992), dove si afferma che “il
mondo non è il prodotto di una qualche necessità,
né di un cieco destino, né del caso”, ma è
stato “creato dalla sapienza di Dio”.
Effettivamente
Woytila, che aveva parlato non di teoria, ma di teorie dell’evoluzione,
aveva premesso che “nella sua enciclica Humani generis
(1950) il mio predecessore Pio XII aveva già affermato
che non vi era opposizione fra l'evoluzione e la dottrina
della fede sull'uomo e sulla sua vocazione, purché
non si perdessero di vista alcuni punti fermi”, per
concludere – sempre citando Pio XII – così: “le
teorie dell'evoluzione che, in funzione delle filosofie
che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle
forze della materia viva o come un semplice epifenomeno
di questa materia, sono incompatibili con la verità
dell'uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignità
della persona”.
Ma
tant’è la frittata era fatta e a quella frase infelice
del Papa polacco il premio Nobel Rita Levi Montalcini si
aggrappa oggi per criticare Schönborn: “ero una grande
ammiratrice di Papa Woytila: mi auguro che il nuovo Papa
abbia la sua stessa prudenza”.
Ma Benedetto XVI nell’omelia di inizio del Pontificato aveva
già chiarito come la pensa: “noi non siamo il prodotto
casuale e senza senso dell’evoluzione”. Schönborn conferma:
“ne ho parlato col Papa”.
La
Levi Montalcini appare sdegnata e definisce la teoria dell’evoluzione
“una visione limpida e accurata di quanto è successo
nel mondo, una base formidabile dimostrata più volte”.
Un
premio Nobel dovrebbe però sapere che l’evoluzionismo
è in realtà un concentrato di falsi grossolani,
smontato pezzo per pezzo dalle più recenti scoperte
in materia di paleontologia, sedimentologia, chimica, biologia
molecolare e genetica.
Era
il 1977 quando un darwinista eterodosso e marxista dichiarato,
il professor Stephen Jay Gould, docente di Geologia e Zoologia
presso la prestigiosa Harvard University, riconosceva che
“le testimonianze fossili non supportano in alcun modo il
cambiamento graduale”.
Varrà
la pena di rammentare che i presunti anelli di congiunzione,
quelli che vediamo così accuratamente disegnati sui
sussidiari delle elementari e sui libri delle scuole medie
e superiori, sono dei falsi pacchiani: falso è il
Pithecanthropus erectus, i cui resti, scoperti alla fine
del secolo XIX presso Trinil, nell’isola di Giava, dal medico
olandese Eugéne Dubois, erano in realtà una
calotta cranica fossile di un grosso gibbone (sottofamiglia
di scimmie antropomorfe, tutt’ora esistenti) e un femore
umano ritrovato a quattordici metri di distanza.
Falsissimo
è l’ “uomo” di Piltdown, denominato “Eoanthropus
dawsoni”, dal nome del suo scopritore, il paleoantropologo
dilettante, Charles Dawson, che nel 1912 affermò
di avere scoperto un osso mascellare e un frammento di cranio
in una cava presso Piltdown, in Inghilterra.
L’analisi chimica dimostrò che il cranio era effettivamente
del Pleistocene, ma la mandibola era moderna e apparteneva
ad una scimmia, che era stata invecchiata artificialmente,
colorandola di scuro, che i denti erano stati limati per
renderli più gentili, che i condili della mandibola
erano stati rotti, affinchè non risultasse che non
combaciavano affatto con le cavità articolari del
cranio e che il canino veniva addirittura dalle colonie
francesi.
Gli autori del falso?
Tra l’altro il gesuita Teilhard de Chardin, l’eroe di certa
teologia postconciliare, il teorizzatore del punto Omega,
cioè del Cristo cosmico, “punto di aggregazione di
tutta l'umanità”. “Sarà l'opzione finale:
un mondo che si ribella o un mondo che adora. Allora, su
un atto che compendierà il lavoro dei secoli, su
un atto (finalmente e per la prima volta totalmente umano),
la giustizia passerà e tutte le cose saranno rinnovate”.
Ma
non basta: anche “l’uomo di Pechino” è un falso ed
anche l’”Hesperopithecus”, che fu ricostruito partendo dai
resti di un unico dente… che risultò poi essere quello
di un maiale.
Falsi
i fossili di rettili e uccelli, come l’“Uccellosuaro”, presentato
sulla rivista National Geographic, falso il “Microraptor
gui”, celebrato sulla rivista New Scientist, falso infine
l’“Archaeoraptor”, mostrato nella primavera del 1999 al
Tucson Gem and Fossil Fair in Arizona ed ottenuto assemblando
artificialmente porzioni di altri reperti, allo scopo di
simulare la clamorosa scoperta.
Pochi
conoscono la storia di Oto-Benga, un pigmeo catturato nel
1904 da un ricercatore evoluzionista nel Congo.
Fu presentato come “il vincolo transizionale più
vicino all'uomo”.
Due anni dopo, fu trasferito nello zoo del Bronx di New
York, dove venne esibito come uno dei “più antichi
antenati dell'uomo”, in compagnia di alcuni scimpanzé,
di un gorilla di nome Dinah e di un orang-utan detto Dohung.
Il dottor William T. Hornaday, il direttore evoluzionista
dello zoo, espresse in lunghi discorsi l'orgoglio di ospitare
questa eccezionale “forma transizionale” nel suo zoo e trattò
Ota Benga come se fosse un comune animale in gabbia.
Non potendo sopportare oltre il trattamento a cui era sottoposto,
Ota Benga si suicidò.
Infine
é dello scorso gennaio l’ultimo falso smascherato:
il professor Reiner Protsch von Zieten, 66 anni, antropologo
emerito e celebrità mondiale della disciplina è
stato sospeso da ogni attività, perchè una
apposita indagine di un gruppo di esperti dell’Università
di Francoforte ha accertato che il professore ha ripetutamente
manipolato e falsificato fatti scientifici nel corso degli
ultimi trent’anni. “Ora è chiaro che si tratta solo
di spazzatura”, ha spiegato Thomas Terberger, l’uomo che
per primo, già nel 2001, espresse dubbi sul lavoro
di Protsch.
Oltre alla falsa datazione del teschio dell’uomo di Hahnhoefersand,
così ribattezzato dal luogo del ritrovamento, la
commissione ha smascherato la “sensazionale” scoperta della
donna di Binshof-Speyer, che l’antropologo sosteneva essere
vissuta oltre 21 mila anni fa e invece risaliva appena a
1300 anni prima della nascita di Cristo e i resti umani
ritrovati a Paderborn, datati a più di 27 mila anni
avanti Cristo, mentre risultano essere vecchi di 250 anni.
“L’antropologia - ha detto Terberger - dovrà rivedere
completamente la sua immagine dell’uomo moderno, nel periodo
compreso fra 40 mila e 10 mila anni fa”.
Eccola
la “visione limpida e accurata di quanto è successo
nel mondo, la base formidabile dimostrata più volte”,
di cui parla il premio Nobel Levi-Montalcini!
A
proposito sapete qual è stato il commento di Reiner
Protsch von Zieten: “questo è un tribunale dell’Inquisizione,
contro di me non hanno alcuna prova concreta”.
Ti pareva!
Stesso
stile la reazione dell’astrofisica Margherita Hack alle
parole del cardinale Schönborn: “Dio è stato
inventato dall’uomo per spiegare ciò che non riusciva
a capire. Più la scienza va avanti, quindi, meno
spazio c’è per Dio. Ma siccome nessuno si vuole arrendere
alla morte, ecco questa voglia di ficcare la religione ovunque”.
Alla faccia della laicità della scienza!
In
fondo, rispetto a costoro, Darwin era uno scienziato serio,
quando scriveva dapprima nelle “Origine della specie” del
1859 che l’accertamento di numerosi caratteri comparsi al
di fuori dell’utilitarismo selettivo sarebbe stato assolutamente
fatale alla sua teoria (“absolutely fatal to my theory”)
e poi – nelle “Origini dell’Uomo” del 1871 - che “nelle
prime edizioni della mia Origine of Species ho probabilmente
attribuito troppo all’azione della selezione naturale e
della sopravvivenza del più adatto… Senza dubbio
l’uomo, come ogni altro animale, presenta strutture, che,
per quanto possiamo giudicare con la nostra piccola conoscenza,
non gli sono di alcuna utilità, né lo sono
state in alcun precedente periodo della sua esistenza, sia
in relazione alle sue generali condizioni di vita, che a
quelle dell’uno o dell’altro sesso. Tali strutture non possono
essere spiegate da alcuna forma di selezione, o dagli effetti
ereditari dell’uso o del disuso delle parti… Nella maggioranza
dei casi possiamo solo dire che la causa di ogni piccola
variazione e di ogni mostruosità si trova più
nella natura o nella costituzione dell’organismo che nella
natura delle condizioni circostanti”.
La
sicumera dei vari Ayala, Levi Montalcini, Hack, lungi dall’esprimere
un autentico spirito scientifico, adombra sedimentate preoccupazioni
ideologiche.
Friedrich
Engels nel 1859 scriveva a Marx: “Questo Darwin
che sto leggendo è formidabile. Un certo aspetto
della teologia non era ancora stato liquidato. Adesso è
cosa fatta”. Marx gli rispondeva: “queste
ultime settimane ho letto il libro di Darwin. Nonostante
il suo modo di procedere un po’ pesante, questo libro contiene
il fondamento scientifico per la nostra causa”.
In
effetti senza evoluzionismo, come dare base “scientifica”
alla morte di Dio, al mito del Progresso, al dominio della
Materia, alla lotta tra le classi o - per contrappunto -
al liberismo selvaggio (il bellum omnium contra omnes),
alla sconfessione dell’origine divina del potere, allo scontro
di civiltà, alla sopraffazione o all’annientamento
dei popoli più arretrati da parte di quelli più
sviluppati (ieri i negri e i pellerossa, oggi, magari gli
arabi e i palestinesi)?