Il Galilei - alla pari, del resto, di un altro cattolico
fervente come Cristoforo Colombo - convisse apertamente
more uxorio con una donna che non volle sposare, ma dalla
quale ebbe un figlio maschio e due femmine. Lasciata Padova
per ritornare in Toscana, dove gli era stata promessa maggior
possibilità di far carriera, abbandonò in
modo spiccio (da qualcuno, anzi, sospettato di brutalità)
la fedele compagna, la veneziana Marina Gamba, togliendole
anche tutti i figli. "Provvisoriamente, mise le
figliuole in casa del cognato, ma doveva pensare a una oro
sistemazione definitiva: cosa non facile perché,
data la nascita illegittima, non era probabile un futuro
matrimonio. Galileo pensò allora di monacarle. Senonché
le leggi ecclesiastiche non permettevano che fanciulle così
giovani facessero i voti, e allora Galileo si raccomandò
ad alti prelati per poterle fare entrare egualmente in convento:
così, nel 1613, le due fanciulle - una di 13 e l'altra
di 12 anni - entravano nel monastero di San Matteo d'Arcetri
e dopo poco vestirono l'abito. Virginia, che prese il nome
di suor Maria Celeste, riuscì a portare cristianamente
la sua croce, visse con profonda pietà e in attiva
carità verso le sue consorelle. Livia, divenuta suor
Arcangela, soccombette invece al peso della violenza subita
e visse nevrastenica e malaticcia" (Sofia Vanni
Rovighi). Sul
piano personale, dunque, sarebbe stato vulnerabile. "Sarebbe",
diciamo, perché, grazie a Dio, quella Chiesa che
pure lo convocò davanti al Sant'Uffizio, quella Chiesa
accusata di un moralismo spietato, si guardò bene
dal cadere nella facile meschineria di mescolare il piano
privato, le scelte personali del grande scienziato, con
il piano delle sue idee, le sole che fossero in discussione.
"Nessun ecclesiastico gli rinfaccerà mai
la sua situazione familiare. Ben diversa sarebbe stata la
sua sorte nella Ginevra di Calvino, dove i "concubini"
come lui venivano decapitati" (Rino Canimilleri).E'
un'osservazione che apre uno spiraglio su una situazione
poco conosciuta. Ha scritto Georges Bené, uno dei
maggiori conoscitori di questa vicenda: "Da due secoli,
Galileo e il suo caso interessano, più che come fine,
come mezzo polemico contro la Chiesa cattolica e contro
il suo "oscurantismo" che avrebbe bloccato la
ricerca scientifica". Lo stesso Joseph Lortz, cattolico
rigoroso e certo ancora lontano da quello spirito di autoflagellazione
di tanta attuale storiografia clericale, autore di uno dei
più diffusi manuali di storia della Chiesa, cita,
condividendola, l'affermazione di un altro studioso, il
Dessauer: "Il nuovo mondo sorge essenzialmente
al di fuori della Chiesa cattolica perché questa,
con Galileo, ha cacciato gli scienziati".
Questo non risponde affatto alla verità. Il temporaneo
divieto (che giunge peraltro, lo vedremo meglio, dopo una
lunga simpatia) di insegnare pubblicamente la teoria eliocentrica
copernicana, è un fatto del tutto isolato: né
prima né dopo la Chiesa scenderà mai (ripetiamo:
mai) in campo per intralciare in qualche modo la ricerca
scientifica, portata avanti tra l'altro quasi sempre da
membri di ordini religiosi. Lo stesso Galileo è convocato
solo per non avere rispettato i patti: l'approvazione ecclesiastica
per il libro "incriminato", i Dialoghi sopra i
massimi sistemi, gli era stata concessa purché trasformasse
in ipotesi (come del resto esigevano le stesse ancora incerte
conoscenze scientifiche del tempo) la teoria copernicana
che egli invece dava ormai come sicura. Il che non era ancora.
Promise di adeguarsi: non solo non lo fece, dando alle stampe
il manoscritto così com'era, ma addirittura mise
in bocca allo sciocco dei Dialoghi, dal nome esemplare di
Simplicio, i consigli di moderazione datigli dal papa che
pur gli era amico e lo ammirava.
Galileo, quando è convocato per scolparsi, si sta
occupando di molti altri progetti di ricerca, non solo di
quello sul movimento della Terra o del Sole. Era giunto
quasi ai settant'anni avendo avuto onori e aiuti da parte
di tutti gli ambienti religiosi, a parte un platonico ammonimento
del 1616, ma non diretto a lui personalmente; subito dopo
la condanna potrà riprendere in pieno le ricerche,
attorniato da giovani discepoli che formeranno una scuola.
E potrà condensare il meglio della sua vita di studio
negli anni che gli restano, in quei Discorsi sopra due nuove
scienze che è il vertice del suo pensiero scientifico.
Dei resto, proprio nell'astronomia e proprio a partire da
quegli anni la Specola Vaticana - ancor oggi in attività,
fondata e sempre diretta da gesuiti - consolida la sua fama
di istituto scientifico tra i più prestigiosi e rigorosi
nel mondo. Tanto che, quando gli italiani giungono a Roma,
nel 1870, si affrettano a fare un'eccezione al loro programma
di cacciare i religiosi, quelli della Compagnia di Gesù
innanzitutto.
Il governo dell'Italia anticlericale e massonica fa votare
così dal Parlamento una legge speciale per mantenere
come direttore a vita dell'Osservatorio già papale
il padre Angelo Secchi, uno dei maggiori studiosi del secolo,
tra i fondatori dell'astrofisica, uomo la cui fama è
talmente universale che petizioni giungono da tutto il mondo
civile per ammonire i responsabili della "nuova Italia"
che non intralcino un lavoro giudicato prezioso per tutti.
Se la scienza sembra emigrare, a partire dal Seicento, prima
nel Nord Europa e poi oltre Atlantico - fuori, cioè,
dall'orbita di regioni cattoliche - le cause sono legate
al diverso corso assunto dalla scienza stessa. Innanzitutto,
i nuovi, costosi strumenti (dei quali proprio Galileo è
tra i pionieri) esigono fondi e laboratori che solo i Paesi
economicamente sulla cresta dell'onda possono permettersi,
non certo l'Italia occupata dagli stranieri o la Spagna
in declino, rovinata dal suo stesso trionfo.
La scienza moderna, poi, a differenza di quella antica,
si lega direttamente alla tecnologia, cioè alla sua
utilizzazione diretta e concreta. Gli antichi coltivavano
gli studi scientifici per se stessi, per gusto della conoscenza
gratuita, pura. 1 greci, ad esempio, conoscevano le possibilità
del vapore di trasformarsi in energia ma, se non adattarono
a macchina da lavoro quella conoscenza, è perché
non avrebbero considerato degno di un uomo libero, di un
"filosofo" come era anche lo scienziato, darsi
a simili attività "utilitarie". (Un atteggiamento
che contrassegna del resto tutte le società tradizionali:
i cinesi, che da tempi antichissimi fabbricavano la polvere
nera, non la trasformarono mai in polvere da sparo per cannoni
e fucili, come fecero poi gli europei del Rinascimento,
ma l'impiegarono solo per fini estetici, per fare festa
con i fuochi artificiali. E gli antichi egizi riservavano
le loro straordinarie tecniche edilizie solo a templi e
tombe, non per edifici "profani").
E' chiaro che, da quando la scienza si mette al servizio
della tecnologia, essa può svilupparsi soprattutto
tra popoli, come quelli nordici, che conoscono una primissima
rivoluzione industriale; che hanno - come gli olandesi o
gli inglesi - grandi flotte da costruire e da utilizzare;
che abbisognano di equipaggiamento moderno per gli eserciti,
di infrastrutture territoriali, e così via. Mentre,
cioè, prima, la scienza era legata solo all'intelligenza,
alla cultura, alla filosofia, all'arte stessa, a partire
dall'epoca moderna è legata al commercio, all'industria,
alla guerra. Al denaro, insomma.
Che questa - e non la pretesa "persecuzione cattolica"
di cui, l'abbiamo visto, parlano anche storici cattolici
- sia la causa della relativa inferiorità scientifica
dei popoli restati legati a Roma, lo dimostra anche l'intolleranza
protestante di cui quasi mai si parla e che è invece
massiccia e precoce. Copernico, da cui tutto inizia (e nel
cui nome Galileo sarebbe stato "perseguitato")
è un cattolicissimo polacco. Anzi, è addirittura
un canonico che installa il suo rudimentale osservatorio
su un torrione della cattedrale di Frauenburg. L'opera fondamentale
che pubblica nel 1543 - La rotazione dei corpi celesti -
è dedicata al papa Paolo III, anch'egli, tra l'altro,
appassionato astronomo. L'imprimatur è concesso da
un cardinale proveniente da quei domenicani nel cui monastero
romano Galileo ascolterà la condanna.
Il libro del canonico polacco ha però una singolarità:
la prefazione è di un protestante che prende le distanze
da Copernico, precisando che si tratta solo di ipotesi,
preoccupato com'è di possibili conseguenze per la
Scrittura. Il primo allarme non è dunque di parte
cattolica: anzi, sino al dramma finale di Galileo, si succedono
ben undici papi che non solo non disapprovano la teoria
"eliocentrica" copernicana, ma spesso l'incoraggiano.
Lo scienziato pisano stesso è trionfalmente accolto
a Roma e fatto membro dell'Accademia pontificia anche dopo
le sue prime opere favorevoli al sistema eliocentrico.
Ecco, invece, la reazione testuale di Lutero alle prime
notizie sulle tesi di Copernico: "La gente presta orecchio
a un astrologo improvvisato che cerca in tutti i modi di
dimostrare che è la Terra a girare e non il Cielo.
Chi vuol far sfoggio di intelligenza deve inventare qualcosa
e spacciarlo come giusto. Questo Copernico, nella sua follia,
vuol buttare all'aria tutti i princìpi dell'astronomia".
E Melantone, il maggior collaboratore teologico di fra Martino,
uomo in genere piuttosto equilibrato, qui si mostra inflessibile:
"Simili fantasie da noi non saranno tollerate".
Non si trattava di minacce a vuoto: il protestante Keplero,
fautore del sistema copernicano, per sfuggire ai suoi correligionari
che lo giudicano blasfemo perché parteggia per una
teoria creduta contraria alla Bibbia, deve scappare dalla
Germania e rifugiarsi a Praga, dopo essere stato espulso
dal collegio teologico di Tubinga. Ed è significativo
quanto ignorato (come, del resto, sono ignorate troppe cose
in questa vicenda) che giunga al "copernicano"
e riformato Keplero un invito per insegnare proprio nei
territori pontifici, nella prestigiosissima università
di Bologna.
Sempre Lutero ripeté più volte: "Si
porrebbe fuori del cristianesimo chi affermasse che la Terra
ha più di seimila anni". Questo "letteralismo",
questo "fondamentalismo" che tratta la Bibbia
come una sorta di Corano (non soggetta, dunque a interpretazione)
contrassegna tutta la storia del protestantesimo ed è
del resto ancora in pieno vigore, difeso com'è dall'ala
in grande espansione - negli Usa e altrove - di Chiese e
nuove religioni che si rifanno alla Riforma.
A proposito di università (e di "oscurantismo"):
ci sarà pure una ragione se, all'inizio del Seicento,
proprio quando Galileo è sulla quarantina, nel pieno
del vigore della ricerca, di università - questa
tipica creazione del Medio Evo cattolico - ce ne sono 108
in Europa, alcune altre nelle Americhe spagnole e portoghesi
e nessuna nei territori non cristiani. E ci sarà
pure una ragione se le opere matematiche e geometriche degli
antichi (prima fra tutte quelle di Euclide) che costituirono
la base fondamentale per lo sviluppo della scienza moderna,
giunsero a noi soltanto perché ricopiate dai monaci
benedettini e, appena inventata la tipografia, stampate
sempre a cura di religiosi. Qualcuno ha addirittura rilevato
che, proprio in quell'inizio del Seicento, è un Grande
Inquisitore di Spagna che fonda a Salamanca la facoltà
di scienze naturali dove si insegna con favore la teoria
copernicana...
Storia complessa, come si vede. Ben più complessa
di come abitualmente ce la raccontino. Bisognerà
parlarne ancora.