I
Papi e l'Immacolata
testo
tratto da: G. ROSCHINI O.S.M., Maria Santissima nella storia
della salvezza, vol. III, Isola del Liri: Pisani, 1969,
pp. 22-25.
di
P. Gabriele Roschini O.S.M.
Il
testo della Bolla dogmatica «Ineffabilis Deus»
ha avuto nove stesure. Nelle prime otto stesure, l'ordine
degli argomenti era questo: l. Sacra Scrittura, 2. Tradizione,
3. Magistero Ecclesiastico. Nella nona ed ultima stesura
invece (sotto l'influsso del Card. Wiseman e di altri e,
per comando espresso di Pio IX), l'ordine degli argomenti
venne invertito: l. Magistero Ecclesiastico; 2. S. Scrittura
e 3. Tradizione. (Altrettanto è stato fatto nella
Cost. dogm. sull'Assunzione). Il punto di partenza perciò
è costituito dall'insegnamento del Magistero Ecclesiastico,
ossia, dalla fede attuale della Chiesa, poiché la
promessa della continua presenza di Cristo nella sua Chiesa
(Mt. 28, 20) e la continua assistenza dello Spirito Santo
- al dire di Tertulliano - «non permette che la Chiesa
senta o creda cose diverse da quelle che Egli stesso, Dottore
della verità, ha predicato per mezzo degli Apostoli»
(De praescriptione haereticorum, c. 28, PL 2, 47). Posta
questa perenne assistenza, ne segue che l'attuale credenza
universale della Chiesa sia, per se stessa, garanzia di
verità ed anche garanzia dell'origine rivelata di
una tale verità.
È garanzia di verità, poiché è
inammissibile che la Chiesa, nella quale è sempre
presente Cristo (Mt. 28, 20) ed è continuamente assistita
dallo Spirito Santo, possa insegnare una cosa non vera,
falsa. È, inoltre, garanzia dell'origine rivelata
di una tale verità, poiché trattandosi di
una verità soprarazionale (mistero) non conoscibile
mediante la ragione, la Chiesa non può averla conosciuta
se non per rivelazione divina: «Dio - insegna il Concilio
Vaticano II - il quale ha parlato nel passato, non cessa
di parlare con la Sposa del suo diletto Figlio, e lo Spirito
Santo, per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona
nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce
i credenti a tutta intera la verità e in essi fa
risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza
(cfr. Col. 2, 16)» (Costit. Dei Verbum, n° 80).
L'argomento principale perciò in favore della verità
dell'Immacolata Concezione è l'attuale credenza universale
di tutta la Chiesa. (È questa la cosiddetta via «dogmatica»,
ben diversa dalla via «storica» per provare
che una verità è stata «rivelata da
Dio»).
Il dogma dell'Immacolata Concezione - come è ben
noto - è stato uno dei più contrastati, anzi,
il più contrastato. Affermazioni e negazioni, certezze
e dubbi si sono succeduti con alterne vicende. Dinanzi a
questo incerto stato di cose, la Chiesa non poteva rimanere
indifferente. Guidata dalla sua sovrumana prudenza, intervenne
progressivamente, secondo i bisogni dei tempi e le circostanze.
Prima di giungere all'ultimo passo (alla definizione dogmatica
dell'8 dicembre 1854) fece, per così dire, sette
passi, equivalenti a sette giri di vite.
Il primo passo, ossia, il primo intervento ufficiale sulla
via della definizione dogmatica, fu compito verso la fine
del secolo XV, dal Pontefice Sisto IV, francescano, mediante
due Bolle: «Cum praecelsa» del 1476 e «Grave
nimis» del 1483. Con la prima il Pontefice approvava
la Messa «Egredimi» e l'Ufficio «Sicut
lilium» composti dal prelato veronese Leonardo de
Nogarolis, ove veniva Chiaramente espressa la sentenza immacolista
(l'Oremus è quello stesso che si usa anche oggi per
la festa dell'Immacolata). Con la seconda, invece («Grave
nimis»), proibiva, sotto pena di scomunica, di tacciare
di eresia sia l'opinione contraria sia quella favorevole
all'Immacolata Concezione, adducendo questa ragione: «la
Chiesa Apostolica Romana non ha ancora definito la questione».
Si apriva così una nuova era nella storia del dogma
(cfr. SERICOLI, CH., Immaculata B.M.V. Conceptio iuxta Xysti
IV Constitutiones [Bibl. Medii Aevi, VI, Sibenici-Romae,
Kacic, 1945, pp. 158-1611).
Da Sisto IV a Pio IX, i documenti pontifici raggiunsero
il migliaio (pur non essendo tutti autentici). Ci limitiamo
qui ai principali.
Secondo passo. Nel 1546, il Concilio di Trento, in occasione
del decreto sul peccato originale, dichiarava che non era
«affatto sua intenzione di includere, nel decreto
relativo al peccato originale, la Beata ed Immacolata Vergine
Maria Madre di Dio», ma che occorreva «osservare
le Costituzioni di Papa Sísto IV ( ... ) sotto le
pene in esse comminate, pene che il (Concilio) rinnova»
(Sess. v, Decretum de peccato originali, § 5, Mansi,
Concil. Coll. 33, col. 39). Questa esplicita dichiarazione
era... sintomatica! ... «Con tale dichiarazione -
rileva la Bolla Ineffabilis Deus - i Padri tridentini fecero
abbastanza chiaramente comprendere, per quelle circostanze,
che la beatissima Vergine fu esente dalla colpa originale;
e dimostrarono perciò apertamente che né dalle
divine Scritture, né dall'autorità dei Padri
si può dedurre alcun argomento che sia in qualunque
modo in contraddizione con questa prerogativa della Vergine»
(cfr. Todini A., Le Encicliche mariane, p. 41).
Terzo passo. Nel 1570, S. Pio V, domenicano, oltre a rinnovare
le disposizioni di Sisto IV, proibiva qualsiasi discussione
pubblica fatta nelle «assemblee popolari», nonché
gli scritti in lingua volgare su tale argomento (cfr. BOURASSÉ,
Summa aurea, VII, 73). Rimanevano quindi permesse le «discussioni
accademiche» fra i dotti (i quali però dovevano
evitare di tacciare di eretica la sentenza contraria). Veniva
perciò limitata l'espressione della sentenza contraria
al singolare privilegio.
Quarto passo. Nel 1617, Paolo V, con la Costituzione «Sanctissimus»,
proibiva di affermare anche negli atti pubblici «di
qualsiasi genere» (sia tra il popolo, sia tra i dotti)
che la B. Vergine è stata «concepita col peccato
originale» (cfr. BOURASSÉ, VII, 209). Rimaneva
quindi lecita la discussione nei soli atti privati, tra
i dotti. In tal modo la tesi maculista rimaneva priva di
ogni possibilità di espressione pubblica, e perciò
incominciò a subire una lenta agonia. Non veniva
tuttavia condannata o pregiudicata (per esplicita dichiarazione
del Papa) la sentenza contraria.
Quinto passo. Cinque anni dopo, nel 1632, Gregorio XV, con
la Bolla «Sanctissimus», estendeva anche agli
atti privati tra i dotti (parole e scritti) l'interdizíone
di esporre la tesi macolista, senza però intendere
di condannarla o pregiudicarla (cfr. BOURASSÉ, VII,
1172-1173). In tal modo la tesi maculista veniva privata
anche di ogni possibilità di espressione non solo
pubblica, ma anche privata, e vedeva così accelerarsi
la morte. È da notare però che i Domenicani,
nello stesso anno 1622, ottenevano dallo stesso Gregorio
XV un ultimo atto di tolleranza: «quello di poter
liberamente trattate una tale questione fra di loro, non
già con gli altri, nelle loro conversazioni e conferenze
private (cfr. BOURASSÉ, VII, 222-224) *
Sesto passo. Nel 1661, Alessandro VII, con la celebre Bolla
«Sollicitudo omnium Ecclesiarum», dopo aver
richiamato l'osservanza delle precedenti disposizioni pontificie
(Sisto IV, Pio V, Paolo V, Gregorio XV), precisava ufficialmente
l'oggetto della festa della Concezione: si trattava di preservazione
dell'anima di Maria dal peccato originale, nella sua creazione
ed infusione nel corpo e ciò per pura grazia e privilegio
di Dio, in previsione dei meriti di. G. Cristo Redentore
del genere umano. Aggiungeva inoltre che questa dottrina
- contrariamente a quanto asserivano, nel parlar dell'oggetto
della festa della Concezione, gli avversari del singolare
privilegio - esprimeva il sentimento della Chiesa Romana
ed era oggetto di tranquillo possesso da parte dei fedeli
(BOURASSÉ VII, 251- 255). Era questo l'ultimo colpo
mortale inferto alla sentenza macolista.
Settimo passo. Nel 1708, Clemente XI, con la Bolla «Commissi
nobis», estendeva a tutta la Chiesa la festa della
Concezione, come festa di precetto. Il Magistero ordinario
della Chiesa si era già sufficientemente pronunziato,
poiché la Chiesa - come osservava egregiamente S.
Tommaso parlando della festa della natività di Maria
- non celebra la festa se non di una cosa santa. La Concezione
della Vergine quindi era cosa santa, ossia, senza macchia
di peccato. Ormai non mancava che l'ultimo passo: la definizione,
ossia il pronunziamento del Magistero straordinario.
L'ultimo passo. Era riserbato a Pio IX, che è passato
alla storia ceme «il Pontefice dell'Immacolata».
Dopo le debite consultazioni dell'Episcopato Cattolico e
della Commissione da Lui stabilita, l'8 dicembre 1854 definiva
l'Immacolata Concezione come verità di fede, «rivelata
da Dio» da credersi da tutti!
NOTE
*
Lo stesso Tommaso Campanella O. P., nel suo trattato «De
Conceptione Virginis» (cfr. «Sapienza»
22 [1969] p. 196-248) esortava caldamente il Generale e
i Teologi Domenicaní a desistere dalla loro sconsigliata
opposizione e ad abbracciare di buon animo la pia dottrina,
onde evitare una condanna pontificia e salvare così
il primato teologico dell'Ordine (cap. XIX, l.c., p. 244-248).