I
Sacramenti nel Catechismo del Concilio di Trento
II
SACRAMENTI
La
dottrina dei sacramenti è necessaria ai parroci
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Se ogni parte della dottrina cristiana richiede nel parroco
sapere e diligenza, la dottrina dei sacramenti, necessaria
per volere di Dio e fecondissima di bene, suppone in lui
una capacità e uno zelo speciale, affinché
i fedeli meditandola con cura e frequenza vengano preparati
a ricevere in maniera degna e salutare misteri così
eccelsi e sacrosanti. Nello stesso tempo i sacerdoti non
si allontaneranno dalla norma di quella divina interdizione:
"Non date ciò ch'è santo ai cani e non
buttate le vostre perle davanti ai porci" (Mt 7,6).
Il
termine "sacramento"
149
Volendo trattare dei sacramenti in genere è bene
cominciare dal valore e significato del termine stesso,
spiegandone i molteplici sensi, al fine di intendere più
facilmente qual è quello nel quale viene usato in
questo caso. S'insegnerà pertanto ai fedeli che il
vocabolo "sacramento" è stato adoperato
in diverso senso dagli scrittori profani e da quelli sacri.
I primi lo hanno applicato a quell'obbligazione per la quale
ci costringiamo, con giuramento, a un qualche vincolo di
servitù. Così il giuramento con cui i soldati
promettevano fedeltà allo Stato veniva chiamato sacramento
militare; questo sembra il significato più frequente
della parola presso gli scrittori profani.
Ma i Padri latini che scrissero di argomenti sacri intesero
per sacramento una cosa sacra che si mantiene occulta, nel
medesimo senso cioè nel quale i greci adoperavano
la parola mistero. Appunto in questo senso si deve prendere
la voce sacramento nell'epistola a quei di Efeso: "Per
far noto a noi il sacramento della sua volontà"
(Ef 1,9) e a Timoteo: "Grande è il sacramento
della pietà" (1 Tm 3,16) e nella Sapienza: "Disconobbero
i sacramenti di Dio" (Sap 2,22). In questi passi e
in molti altri, sacramento non significa altro che cosa
sacra, nascosta e occulta.
Perciò i dottori latini giudicarono potersi rettamente
chiamare sacramenti taluni segni sensibili che esteriormente
mostrano e quasi pongono sotto gli occhi la grazia che producono,
sebbene essi, a detta di san Gregorio, si possano anche
dire sacramenti in quanto la divina virtù vi opera
in segreto la salvezza, sotto il velame di segni corporei
(In lib. 1 Regum, cap. 16). Né pensi qualcuno che
tale vocabolo sia recente nella Chiesa; poiché chi
scorre san Girolamo e sant'Agostino facilmente rileverà
come questi antichi scrittori della nostra religione, a
dimostrazione del medesimo oggetto di cui trattiamo, spessissimo
adoperano la parola sacramento e talora quelle di simbolo,
segno mistico o segno sacro. E basti, per il nome di sacramento,
quanto abbiamo detto e che si può applicare anche
ai sacramenti dell'antica legge: di questi ultimi però
non è necessario dare istruzioni ai parroci, essendo
stati aboliti dalla legge evangelica e dalla grazia.
Definizione
del sacramento
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Oltre al significato del termine, illustrato fin qui, importa
investigare diligentemente il valore e la natura del sacramento
ed esporre ai fedeli che cosa sia. Nessuno dubita che i
sacramenti appartengano a quel genere di mezzi che procacciano
la salvezza e la giustizia. Ma sebbene siano molte le espressioni
ritenute idonee a chiarire tale argomento, nessuna definizione
appare più piana e lucida di quella data da sant'Agostino
e seguita poi da tutti i dottori scolastici: "Sacramento
è un segno di cosa sacra" (De civit. Dei, 10,
5); o, per usare altre parole del medesimo significato:
"Sacramento è un segno visibile della grazia
invisibile, istituito per la nostra giustificazione"
(san Bernardo, Discorso della cena, 2).
Spiegazione
della definizione: "un segno"
151
A meglio chiarire questa definizione, i parroci la spiegheranno
partitamente. Anzitutto insegneranno che sono due i generi
delle cose percepite con i sensi. Esse infatti o sono state
inventate per significarne altre, oppure hanno la loro ragion
d'essere in se stesse. Nella seconda categoria entrano quasi
tutte le cose prodotte dalla natura; invece nella prima
abbiamo le parole, la scrittura, i vessilli, le immagini,
le trombe e altre cose simili. Togliendo infatti a un vocabolo
il suo ufficio di significare, si toglie al tempo stesso
la sua ragion d'essere. Queste cose appunto sono dette propriamente
segni, perché, come spiega sant'Agostino, il segno,
oltre alla cosa che offre ai sensi, ci fa anche prendere
cognizione di un'altra cosa, come dall'orma impressa nel
suolo subito ne deduciamo il passaggio di qualcuno, che
ha lasciato appunto quest'impronta (De doctr. christ., 2,
1).
Perché
il sacramento si dice segno
152
Ciò posto, è evidente che il sacramento appartiene
a quella categoria di cose che sono state istituite per
significarne altre, in quanto per mezzo di un'immagine e
di una similitudine rappresentano quel che Dio opera, per
sua invisibile virtù, nelle anime. Per portare un
esempio che renda più chiara la spiegazione, il Battesimo,
cioè l'abluzione esterna con l'acqua mentre si pronuncia
la formula prescritta, significa che per virtù dello
Spirito Santo ogni macchia di peccato e ogni turpitudine
interiore viene mondata e le anime nostre si adornano del
prezioso dono della giustizia celeste. Cosicché nel
tempo stesso, come spiegheremo in seguito, detta abluzione
corporale produce nell'anima quello che significa.
Ma anche dalla Scrittura si ricava chiaramente che il sacramento
deve collocarsi tra i segni. Infatti cosi scrive l'Apostolo
ai romani sulla circoncisione, sacramento dell'antica legge
dato ad Abramo, padre di tutti i credenti (Gn 17,10); "Egli
ricevette il segno della circoncisione, segno della giustizia
ricevuta per la fede" (Rm 4,11). Afferma pure che noi
tutti, battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati
nella sua morte (Rm 6,3).
Qui giova rilevare che Battesimo significa per l'appunto
(come dice l'Apostolo) che noi siamo stati insieme con lui
sepolti nel Battesimo per morire (ibid. 6,4). Molto gioverà
al popolo fedele intendere che i sacramenti appartengono
al genere dei segni, perché più facilmente
si persuaderà che le cose da essi significate, contenute
e prodotte sono sante e auguste e, una volta conosciuta
la loro santità, sarà eccitato a venerare
più profondamente la bontà di Dio verso di
noi.
Il
sacramento è un segno stabilito da Dio
153
Rimangono da spiegare le parole "di una cosa sacra",
che costituiscono la seconda parte della definizione, ma
per farlo più ampiamente è opportuno rifarsi
da principio a esaminare l'acuta e sottile trattazione di
sant'Agostino sulla varietà dei segni (De doctr.
christ., 2, 1).
Alcuni di essi si dicono naturali, perché producono
in noi la cognizione non solo di noi stessi, ma anche di
qualche altra cosa (il che è comune a ogni genere
di segni come è stato detto sopra); il fumo, per
esempio, accusa subito la presenza del fuoco. Questo segno
si chiama naturale, perché il fumo non significa
il fuoco per convenzione, ma per esperienza; chi vede il
solo fumo, subito ne deduce la presenza e la forza del fuoco
ancora latente.
Altri segni non sono naturali, ma convenzionali e inventati
dagli uomini per poter parlare tra di loro, aprire ad altri
i sensi dell'animo proprio e insieme conoscere i giudizi
e i propositi degli altri. Questi sono molteplici e vari,
come si rileva dal fatto che alcuni si riferiscono alla
vista, molti all'udito, il resto agli altri sensi. Quando,
per esempio, per manifestare qualche cosa agitiamo una bandiera,
è chiaro che il segnale si riferisce esclusivamente
alla vista; mentre il suono delle trombe, del flauto, della
cetra, provocato non solo per diletto, ma spesso per significare
qualche cosa, spetta all'udito. Soprattutto in questo senso
vanno prese le parole, che mirabilmente valgono a esprimere
i più riposti pensieri dell'animo.
Oltre ai segni costituiti per consenso e convenzione degli
uomini, ve ne sono altri stabiliti da Dio, pur non essendo
tutti, per comune consenso, del medesimo genere. Taluni
infatti sono stati dati da Dio agli uomini, solo per significare
o ricordare qualche cosa, come le purificazioni, il pane
azzimo e molte altre spettanti al culto mosaico; altri invece
non servono solo per significare, ma anche per produrre
(un effetto). Tra questi ultimi si devono evidentemente
enumerare i sacramenti della nuova legge, i quali appunto
sono segni d'istituzione divina e non d'invenzione umana.
Essi, come noi crediamo fermamente, hanno in sé la
virtù d'operare quello che significano.
Differenza
tra il sacramento e gli altri segni sacri
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Come i segni sono di vari tipi, secondo quanto abbiamo mostrato,
così anche le cose sacre sono di diverse specie.
Per quel che riguarda la definizione dei sacramenti gli
scrittori ecclesiastici mostrano che sotto il nome di "cosa
sacra" si deve intendere la grazia di Dio, che ci fa
santi e ci adorna dell'abito di tutte le virtù divine.
A buon diritto le attribuirono questo senso, perché
per suo beneficio l'anima si consacra a Dio e a lui si congiunge.
Pertanto, per chiarire più esplicitamente che cosa
è sacramento, si dovrà spiegare che esso è
una cosa sensibile che, per istituzione divina, ha la virtù
non solo di significare, ma anche di produrre la santità
e la giustizia. Donde segue, come ciascuno facilmente comprenderà,
che le immagini dei santi, le croci e simili, pur essendo
segni di cose sacre, non si possono chiamare sacramenti.
Sarà facile comprovare la verità di questa
dottrina con l'esempio di tutti i sacramenti, facendo un'applicazione
analoga a quella da noi esposta a proposito del Battesimo,
là dove facemmo osservare che la solenne abluzione
del corpo è il segno e ha l'efficacia di una realtà
sacra che lo Spirito Santo opera nell'interno dell'anima.
Molteplici
significati dei sacramenti
155
Questi mistici segni istituiti da Dio sono destinati, sempre
per divina disposizione, a significare non una sola cosa,
ma molte insieme. Il che si rileva in tutti e singoli i
sacramenti, i quali, oltre la santità e la giustizia,
esprimono due altre cose strettissimamente congiunte con
la santità, cioè la passione del Redentore,
causa della santità, e la vita eterna, o celeste
beatitudine, a cui, come al fine, la nostra santità
è diretta. E poiché questo si può rilevare
in tutti i sacramenti, a buon diritto gli scrittori ecclesiastici
hanno insegnato che ogni sacramento ha un triplice significato:
ricorda una cosa passata, indica e mostra una cosa presente;
preannunzia una cosa futura.
Né si creda che questo loro insegnamento non sia
suffragato dalla testimonianza della Scrittura. Quando l'Apostolo
dice: "Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù,
nella morte di lui siamo stati battezzati" (Rm 6,3)
chiaramente mostra che il Battesimo intanto è un
segno, in quanto commemora la passione e la morte del Signore.
E quando prosegue: "Poiché siamo stati insieme
con lui sepolti nel Battesimo per morire, affinché
siccome Cristo risuscitò da morte per gloria del
Padre, così noi viviamo nuova vita" (ibid. 4)
vuol significare che il Battesimo è un segno per
il quale viene infusa in noi la grazia celeste; grazia che
ci da la forza di iniziare una nuova vita e di compiere
con alacrità e con gioia tutti i doveri della vera
pietà. E nel concludere con l'espressione: "Se
noi siamo stati innestati alla raffigurazione della sua
morte, lo saremo anche alla risurrezione" (ibid. 5)
vuole evidentemente insegnarci che il Battesimo significa
anche la vita eterna, che appunto in forza di esso potremo
un giorno conseguire.
Ma oltre alle varie specie di significati, ora menzionati,
avviene spesso che un sacramento non esprima e figuri soltanto
una cosa presente, ma molte, come facilmente si vede nel
santissimo sacramento dell'Eucaristia. Esso significa insieme
la reale presenza del corpo e del sangue del Signore e la
grazia che ne ricevono coloro i quali degnamente si accostano
ai sacri misteri.
Da quanto abbiamo esposto non mancheranno ai pastori argomenti
per esporre quanta divina potenza e quali arcani miracoli
si celino sotto i sacramenti della nuova legge e quindi
per persuadere i fedeli a trattarli e riceverli con la più
religiosa pietà.
Cause
dell'istituzione dei sacramenti della nuova legge
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A insegnare il retto uso dei sacramenti nulla è più
adatto che esporre con diligenza le cause della loro istituzione.
La prima consiste nella debolezza dell'intelletto umano,
la cui natura è tale che noi non possiamo aspirare
di giungere alla cognizione delle cose intelligibili se
non attraverso quelle sensibili. Ora, affinché noi
potessimo più facilmente comprendere quello che opera
la virtù di Dio, lo stesso divino Creatore con infinita
sapienza ha provveduto, per sua benignità verso di
noi, a esprimere questa virtù con taluni segni sensibili.
Infatti, come ha scritto san Giovanni Crisostomo, se l'uomo
non avesse avuto il corpo, gli sarebbero stati offerti quei
beni nudi e senza involucro; ma essendo l'anima unita al
corpo, è assolutamente necessario per lei servirsi
delle cose sensibili per giungere a comprenderli (Hom. in
Matth., 82, 4).
La seconda causa sta nel fatto che l'animo nostro non si
muove facilmente a credere quel che gli viene promesso.
Perciò Iddio, fin dal principio del mondo, ha avuto
cura di ricordare frequentemente le sue promesse. Talora
però nell'annunziare opere la cui grandiosità
avrebbe potuto scuotere la fede nelle sue promesse, aggiunse
alle parole altri segni, che avevano sovente l'aspetto di
miracoli. Quando, per esempio, Dio inviò Mosè
per liberare il popolo d'Israele ed egli, nonostante il
sostegno dell'aiuto di Dio che gli parlava, temeva di sobbarcarsi
un peso superiore alle sue forze, mentre il popolo, da parte
sua, si sarebbe rifiutato di prestar fede agli oracoli divini,
ecco che il Signore confermò la sua promessa con
molti e vari prodigi (Es 3,11.19). Come dunque nell'Antico
Testamento Dio attestò con segni miracolosi la certezza
di qualche sua grande promessa, così nella nuova
legge Cristo redentore nostro, promettendo a noi il perdono
dei peccati, la grazia celeste, la comunicazione dello Spirito
Santo, istituì alcuni segni capaci di colpire la
vista e gli altri sensi, affinché servissero come
di pegno per noi e c'impedissero di dubitare della sua fedeltà
alle promesse.
La terza causa fu di far servire questi segni quali rimedi,
come scrive sant'Ambrogio (Exp. evang. sec. Lucam, 10, 30,
lib. 7, n. 73), e quali medicamenti del Samaritano evangelico,
per ridare e conservare la salute delle anime. Infatti la
virtù che emana dalla passione di Cristo, cioè
la grazia che ci ha meritato sull'altare della croce, deve
pervenire a noi come attraverso un canale, mediante i sacramenti;
in altra maniera non c'è speranza di salute per nessuno.
Perciò il clementissimo Signore volle lasciare alla
Chiesa con la sanzione della sua parola e della sua promessa
i santi sacramenti, affinché fermamente credessimo
che per loro mezzo ci viene comunicato il frutto della sua
passione, purché ciascuno applichi a sé con
religiosa pietà questo farmaco di guarigione.
La quarta causa che ha reso necessaria l'istituzione dei
sacramenti è stata quella di costituirli come caratteri
e simboli di riconoscimento tra i fedeli. Infatti nessuna
società umana può sussistere in un corpo unitario,
vera o falsa che sia la sua religione, senza esser collegata
da qualche segno visibile, come insegna sant'Agostino (Contra
Faustum, 29, 11). Ora, i sacramenti della nuova legge offrono
questa duplice funzione di distinguere i cristiani dagli
infedeli e di stringere fra loro in santo vincolo i fedeli
medesimi.
Un'altra giustissima causa dell'istituzione dei sacramenti
si può desumere da quelle parole dell'Apostolo: "Con
il cuore si crede per avere la giustizia e con la bocca
si fa confessione per la salvezza" (Rm 10,10). Con
i sacramenti noi professiamo e facciamo conoscere la nostra
fede davanti agli uomini. Infatti ricevendo il Battesimo
pubblicamente attestiamo di credere che, in virtù
di quell'acqua che ci lava nel sacramento, avviene la purificazione
spirituale dell'anima. Dunque i sacramenti hanno una grande
efficacia non solo per eccitare e alimentare la fede nelle
anime nostre, ma anche per accendere quella carità
che dobbiamo nutrire gli uni per gli altri, ricordandoci
di essere collegati da strettissimo vincolo e divenuti membri
di un medesimo corpo, in virtù appunto della comunione
dei sacri misteri.
Da ultimo, cosa di grande importanza per la cristiana pietà,
i sacramenti domano e reprimono la superbia della mente
umana e ci esercitano nell'umiltà; perché
così siamo costretti ad assoggettarci a elementi
sensibili, per ubbidire a Dio, noi che da lui ci eravamo
empiamente allontanati per servire agli elementi del mondo
(Gal 4,9).
Tutto questo ci sembra opportuno doversi insegnare ai fedeli
intorno al nome, alla natura e alla istituzione dei sacramenti.
Fatto questo con diligenza, bisognerà ancora spiegare
di quali cose constino i singoli sacramenti, quali siano
le loro parti, i riti e le cerimonie a essi relative.
Materia
e forma dei sacramenti
157
Bisognerà innanzi tutto far notare che la cosa sensibile,
di cui si parla nella definizione del sacramento, non è
unica, sebbene esso costituisca in verità un unico
segno. Ogni sacramento, infatti, consta di due cose, una
delle quali ha carattere di materia e si chiama "elemento",
l'altra di forma e si dice comunemente "verbo"
o "parola". Questa è la dottrina ricevuta
dai Padri e può valere per tutti in proposito il
notissimo passo di sant'Agostino: "La parola si unisce
all'elemento e si forma il sacramento" (In evang. Joh.,
80, 3). Quindi con il nome di cosa sensibile essi intendono
sia la materia o elemento (l'acqua per il Battesimo, il
crisma per la Confermazione, l'olio per l'Estrema Unzione,
cose tutte che cadono sotto il senso della vista), sia le
parole che hanno carattere di forma e cadono sotto l'udito.
L'Apostolo ha chiaramente indicato l'una e l'altra cosa
scrivendo: "Cristo amò la Chiesa e diede per
lei se stesso, al fine di santificarla mondandola con il
lavacro dell'acqua, mediante la parola di vita" (Ef
5,25.26). Nel passo sono espresse la materia e la forma
del sacramento.
Era necessario aggiungere le parole alla materia, perché
divenisse più esplicito e chiaro il significato del
rito. La parola infatti è il più perspicuo
di tutti i segni; se essa manca, rimane oscuro il significato
della materia dei sacramenti. Consideriamo, per esempio,
il Battesimo. Siccome l'acqua ha il potere tanto di rinfrescare
che di lavare e potendo essere simbolo di entrambi, se non
si aggiungono le parole, potrà forse taluno, per
congettura, giudicare quale dei due sia il vero, ma non
potrà mai affermarlo con certezza. Invece, adoperando
le parole, comprendiamo subito che l'acqua ha la virtù
e il significato di purificare.
Appunto in questo i nostri sacramenti si avvantaggiano su
quelli dell'antica legge, i quali non avevano, per quanto
ne sappiamo, nessuna determinata forma di amministrazione,
riuscendo perciò incerti e oscuri; i nostri invece
hanno una formula così precisa che, allontanandosi
da essa, cessa l'esistenza stessa del sacramento; essi riescono
perciò ben chiari ne lasciano luogo al dubbio. Tali
dunque sono le parti che costituiscono la natura e la sostanza
dei sacramenti e di cui necessariamente consta ciascuno
di essi.
Cerimonie
dei sacramenti
158
Alla materia e alla forma si aggiungono le cerimonie che,
salvo il caso di necessità, non possono omettersi
senza peccato, ma che, pur omesse, non distruggono il valore
del sacramento, poiché non appartengono all'essenza
di esso. Giustamente fin dai primi tempi della Chiesa si
è sempre usato di amministrare i sacramenti con solenni
cerimonie. Anzitutto perché è sommamente conveniente
tributare ai sacri misteri un tale culto religioso, affinché
da santi trattassimo le cose sante. In secondo luogo gli
effetti del sacramento sono meglio chiariti dalle cerimonie,
che quasi ce li pongono sotto gli occhi e imprimono più
altamente la loro santità nell'animo dei fedeli.
Infine le cerimonie elevano la mente di chi le guarda e
le osserva con diligenza al pensiero delle cose celesti
ed eccitano in lui la fede e la carità. Perciò
bisogna adoperare grande cura e diligenza, affinché
i fedeli conoscano a fondo il valore delle cerimonie proprie
di ciascun sacramento.
Il
numero dei sacramenti
159
Bisogna spiegare anche il numero dei sacramenti. Tale cognizione
riuscirà utile ai fedeli che con tanta maggiore pietà
saranno indotti a lodare e magnificare la singolare bontà
di Dio con tutta la potenza del cuore, quanto più
vedranno che sono numerosi gli aiuti a noi preparati da
Dio per conseguire la salvezza e la vita beata.
I sacramenti della Chiesa cattolica sono sette, come è
provato dalla Scrittura, confermato dalla tradizione dei
Padri e attestato dall'autorità dei concili. Perché
non siano né più né meno, si può
mostrare, con plausibile argomentazione, dall'analogia che
esiste tra le situazioni della vita naturale e quelle della
vita soprannaturale.
L'uomo infatti per cominciare la vita, conservarla e renderla
utile per sé e per la società ha bisogno di
sette cose. Come individuo ha bisogno di nascere, crescere,
alimentarsi, curarsi in caso di malattia, rafforzarsi in
caso di debolezza; come membro della società ha bisogno
di essere governato dall'autorità dei magistrati,
che dovranno reggerlo e governarlo; inoltre ha bisogno di
conservare se medesimo e tutta l'umana famiglia mediante
la generazione di legittima prole. Ora tutto questo risponde
appieno anche alla vita spirituale dell'anima; e qui appunto
è riposta la ragione del numero settenario dei sacramenti.
Viene innanzi a tutti il Battesimo, porta degli altri sacramenti,
per il quale rinasciamo a Cristo; poi la Confermazione che
ci accresce e irrobustisce nella grazia divina; il Signore
infatti, come osserva sant'Agostino (Epist., 265), disse
agli Apostoli già battezzati: "Trattenetevi
in città finché non siate investiti di potenza
dall'alto" (Lc 24,49). Indi l’Eucaristia, cibo che
alimenta e sostiene il nostro spirito, avendo detto il Signore:
"La mia carne è davvero cibo e il sangue mio
è davvero bevanda" (Gv 6,56). La Penitenza restituisce
la sanità perduta per le ferite del peccato; l'Estrema
Unzione cancella i residui del peccato e ricrea le forze
dell'anima, secondo la testimonianza di san Giacomo su questo
punto: "Se [l'infermo] si trova con dei peccati, gli
saranno rimessi" (Gc 5,15). L'Ordine sacro dona la
potestà di esercitare perennemente nella Chiesa il
pubblico ministero dei sacramenti e compiere tutte le sacre
funzioni. Da ultimo viene il Matrimonio, in virtù
del quale, dal legittimo e santo connubio dell'uomo e della
donna, sono procreati e religiosamente educati i figlioli
al culto di Dio e alla conservazione del genere umano.
I
sacramenti non sono tutti ugualmente necessari
160
Importa sommamente notare che i sacramenti, pur avendo in
sé una mirabile virtù divina, non hanno però
tutti una pari necessità e dignità, ne un
solo e medesimo significato. Tre di essi sono necessari
più degli altri, sebbene per motivi diversi. Il Battesimo
è necessario a tutti senza eccezione, come ha dichiarato
il Salvatore medesimo: "Chi non rinascerà per
acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di
Dio" (Gv 3,5). La Penitenza è necessaria soltanto
a coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in qualche
peccato mortale. Essi non potranno sfuggire l'eterna dannazione,
se non avranno fatto legittima penitenza del peccato commesso.
L'Ordine sacro, infine, è necessarissimo non ai singoli
fedeli ma a tutta la Chiesa.
Se guardiamo alla dignità, l'Eucaristia precede tutti
gli altri per la santità, il numero e la grandezza
dei suoi misteri; ciò s'intenderà meglio spiegando
a suo luogo quel che si riferisce ai singoli sacramenti.
Gesù
Cristo è l'autore dei sacramenti
161
Bisogna poi esaminare da chi abbiamo ricevuto questi santi
e divini misteri, giacché il valore di un bei dono
viene assai aumentato dalla dignità ed eccellenza
del donatore. La risposta è facile. Essendo Dio la
fonte della giustificazione degli uomini ed essendo i sacramenti
i mirabili strumenti di questa giustificazione, è
evidente che noi dobbiamo riconoscere quest'unico e medesimo
Iddio come autore, in Cristo, della giustificazione e dei
sacramenti. Inoltre i sacramenti possiedono una forza efficace
che penetra nell'interno dell'anima. Ora, poiché
appartiene esclusivamente a Dio penetrare nei cuori e nelle
menti degli uomini, ne segue che Dio stesso ha istituito,
per il tramite di Cristo, i sacramenti, come dobbiamo ritenere
con fede certa e costante che è sempre Dio a dispensarne
inferiormente la virtù. Tale appunto è la
testimonianza che il Battista dichiarava aver ricevuto in
proposito: "Chi mandò me a battezzare in acqua,
quegli mi disse: "Colui nel quale vedrai discendere
e fermarsi lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito
Santo"" (Gv 1,33).
I
ministri dei sacramenti
162
Dio, pur essendo l'autore e il dispensatore dei sacramenti,
ha voluto che nella Chiesa ne fossero ministri non gli angeli,
ma gli uomini. La tradizione costante dei Padri ci conferma
che per produrre un sacramento, oltre alla materia e alla
forma, si richiede anche il ministro. Questi ministri, mentre
compiono quella data funzione, non agiscono in nome proprio,
ma in persona di Cristo. Perciò, siano essi buoni
o cattivi, purché adoperino la forma e la materia
istituita da Cristo e sempre adoperata dalla Chiesa cattolica
e si propongano di fare quel che fa la Chiesa amministrandoli,
producono e conferiscono veramente i sacramenti. Quindi
nulla può impedire il frutto della grazia, a meno
che coloro che li ricevono vogliano da sé privarsi
di un tanto bene e resistere allo Spirito Santo.
Questa è stata sempre la sentenza certa e costante
della Chiesa, come ha dimostrato chiarissimamente sant'Agostino
nel suo trattato contro i Donatisti (Del bapt. Contro Donat.,
3, 10; 4, 4; 5, 19; Contro Crescen., 4, 20). E se vogliamo
argomenti scritturali, li troviamo in queste parole dell'Apostolo:
"Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio ha fatto
crescere; di guisa che sono nulla colui che pianta e colui
che irriga, ma solo Dio che fa crescere" (1 Cor 3,6.7).
Da questo passo rileviamo che come agli alberi non nuoce
la malvagità di chi li ha coltivati, così
nessun male può derivare in coloro che sono stati
innestati in Cristo, da parte di ministri perversi. Perciò,
come i santi Padri c'insegnarono spiegando il Vangelo di
san Giovanni (Gv 4,2), anche Giuda Iscariota battezzò
molti e non leggiamo che alcuno di essi fosse ribattezzato.
Ciò ha fatto scrivere a sant'Agostino queste parole
mirabili: "Giuda ha battezzato e nessuno ha ribattezzato
dopo di lui; il Battista ha battezzato e i suoi sono stati
ribattezzati; perché il battesimo di Giuda, anche
se dato da Giuda, era il battesimo di Cristo, mentre quello
del Battista era del Battista. Giustamente quindi noi anteponiamo
non Giuda a Giovanni, ma il battesimo di Cristo, anche amministrato
da Giuda, a quello del Battista, anche se amministrato da
lui in persona" (In evang. loh., 5, 18).
Non per questo i parroci e gli altri ministri dei sacramenti
pensino, udendo ciò, che sia loro lecito trascurare
l'integrità dei costumi e la purezza del cuore, limitandosi
a osservare le rubriche nell'amministrazione dei sacramenti.
Bisogna certo osservarle con diligenza, ma non consistono
in esse tutti gli obblighi relativi a detta amministrazione.
Dovranno sì sempre ricordare che i sacramenti non
perdono mai la divina virtù insita in loro, ma tale
virtù può causare la morte e il danno eterno
di chi li tratta con mani impure. Le cose sante (giova ripeterlo
più e più volte) vanno trattate con santità
e con rispetto.
Dio ha detto al peccatore, presso il Salmista: "Perché
vai parlando dei miei statuti e hai sempre il mio patto
in bocca, mentre tu odii il freno della legge?" (Sal
49,16). Ora, se è interdetto al peccatore di parlare
delle cose divine, quanto maggior colpa commetterà
chi, pur essendo consapevole di molte iniquità, non
teme di compiere con la sua bocca contaminata i divini misteri,
di toccarli con le sue mani sozze, di offrirli e amministrarli
agli altri? E si noti che san Dionigi ha scritto che non
è permesso ai cattivi di toccare i simboli; questo
è il nome che egli da ai sacramenti (De eccl. hierar;
cap. 1).
Perciò i ministri delle cose sacre cerchino anzitutto
di acquistare la santità; accedano puri ad amministrare
i sacramenti e si esercitino nella pietà, in guisa
tale che dal frequente uso e ministero di essi, ne derivi
in loro, con l'aiuto di Dio, una grazia sempre più
abbondante.
Effetto
dei sacramenti: la grazia santificante
163
Dopo si dovrà insegnare quali siano gli effetti dei
sacramenti, il che arrecherà molta luce alla definizione
dei sacramenti data più sopra. Questi effetti sono
principalmente due. Prima anzitutto la grazia che, secondo
la terminologia dei dottori, è detta "santificante".
L'Apostolo lo ha chiaramente insegnato scrivendo: "Cristo
ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, al fine
di santificarla, purificandola con il lavacro dell'acqua,
mediante la parola di vita" (Ef5,25.26). Come possa
compiersi sì grande e mirabile portento per mezzo
del sacramento, come avvenga, per citare il celebre detto
di sant'Agostino, che "l'acqua lavi il corpo e tocchi
il cuore" è cosa che non si può comprendere
con la ragione umana. Nessuna cosa sensibile, tutti l'ammettono,
è di sua natura capace di penetrare nell'anima. Ma
alla luce della fede sappiamo che nei sacramenti è
riposta una virtù di Dio onnipotente, per cui possono
produrre ciò che le cose sensibili non potrebbero
da sé sole.
E affinché nessun dubbio possa sussistere nell'anima
dei fedeli, volle Iddio clementissimo fin dal principio
manifestare con miracoli l'effetto che i sacramenti producono
nell'interno. Questo perché noi con ferma fede credessimo
che un tale effetto perpetuamente si produce, pur essendo
cosi remoto dai sensi. Tralasciamo il fatto che dopo il
battesimo del Redentore nel Giordano si aprirono i cieli
e scese lo Spirito Santo in forma di colomba (Mt 3,16),
per significarci che viene infusa la sua grazia nell'anima
quando veniamo battezzati al sacro fonte; tralasciamo questo
fatto, perché si riferisce più alla santificazione
del Battesimo che all'amministrazione di esso. Ma non leggiamo
forse che il giorno di Pentecoste, quando gli Apostoli ricevettero
lo Spirito Santo, che li rese più alacri e forti
a predicare la verità della fede e a sfidare i pericoli
per la gloria di Cristo, venne all'improvviso dal cielo
un suono, come si fosse levato un vento gagliardo e apparvero
a essi delle lingue distinte, quasi di fuoco? (At 2,3).
Questo volle significare che il sacramento della Confermazione
dona a noi il medesimo Spirito e ci accresce le forze per
resistere alla carne, al mondo, al demonio, che sono i nostri
eterni nemici. All'alba della Chiesa si sono frequentemente
rinnovati tali miracoli, quando gli Apostoli amministravano
i sacramenti, ma poi, confermata e corroborata ormai la
fede, cessarono.
Da quanto abbiamo esposto intorno alla grazia santificante,
primo effetto dei sacramenti, si ricava chiaramente che
i sacramenti della nuova legge hanno una virtù ben
più insigne ed efficace che non quelli dell'antica.
Questi, essendo deboli e poveri elementi (Gal 4,9), santificavano
quanto alla mondezza della carne (Eb 9,13), ma non dell'anima.
Perciò furono istituiti soltanto come simboli di
quegli effetti che i nostri misteri dovevano produrre. Invece
i sacramenti della nuova legge, sgorgati dal costato di
Cristo, che per Spirito Santo offrì se stesso immacolato
a Dio, mondano la nostra coscienza dalle opere di morte,
per farla servire al Dio vivente (Eb 9,14). Quindi operano,
in virtù del sangue di Cristo, quella grazia che
significano. Se dunque li paragoniamo agli antichi sacramenti,
li troviamo insieme più efficaci negli effetti, più
ubertosi nei frutti, più augusti nella santità.
Effetto
speciale di alcuni sacramenti: il carattere
164
Altro effetto, non però comune a tutti i sacramenti,
ma proprio solo di tre. Battesimo, Cresima e Ordine sacro,
è il carattere che essi imprimono nell'anima. Quando
l'Apostolo scrive: "Dio è quegli che ci ha uniti
e sigillati e ha infuso nei nostri cuori la caparra dello
Spirito" (2 Cor 1,21) ha espresso chiaramente con le
parole ci ha sigillati il carattere, il cui effetto peculiare
è appunto quello di marcare, contrassegnare.
Il carattere è come un distintivo impresso nell'anima,
che non si può mai cancellare e vi rimane eternamente
scolpito. Di esso sant'Agostino ha scritto: "Forse
i sacramenti cristiani saranno meno efficaci del distintivo
materiale, che distingue il soldato? Quando un soldato ritorna
alla milizia che aveva abbandonato, non gli se ne imprime
un altro, ma si riconosce e si legittima l'antico"
(Contro epist. Parmen., 2, 13; Epist. ad Bonif., 185, 6).
Il carattere produce due effetti: rende atti a ricevere
o compiere un dato ufficio sacro e distingue da coloro che
non ne sono insigniti. In forza del carattere battesimale,
infatti, siamo resi idonei a ricevere gli altri sacramenti
e insieme ci distinguiamo, come cristiani, dagli infedeli.
Il medesimo si dica del carattere della Cresima e dell'Ordine
sacro. Il primo ci arma e ci addestra, come soldati di Cristo,
a confessare e difendere pubblicamente il suo nome; a resistere
al nemico che si cela in noi e agli spiriti maligni che
sono nell'aria; nello stesso tempo ci distingue dai soli
battezzati, che sono come bambini nati da poco. Il secondo
da la potestà di produrre e di amministrare i sacramenti
e insieme distingue chi ne è insignito dalla rimanente
massa dei fedeli. Deve pertanto accettarsi la norma della
Chiesa cattolica, la quale insegna che questi tre sacramenti
imprimono il carattere e non si possono mai ripetere.
Rispetto
e frequenza dei sacramenti
165
Questo è quanto si deve insegnare intorno ai sacramenti
in generale. Trattando questo argomento i parroci si sforzeranno
di ottenere soprattutto due cose: primo, che i fedeli comprendano
di quanto onore, culto e venerazione siano degni questi
doni celesti e divini; secondo, che ne facciano un uso devoto
e pio, poiché Dio clementissimo li ha istituiti appunto
per la salute di tutti, e talmente s'innamorino della perfezione
cristiana, da considerare come un danno il rimanere privi
per qualche tempo specialmente dei due salutari sacramenti
della Penitenza e della Eucaristia.
Facilmente i parroci raggiungeranno lo scopo, se ripeteranno
spesso ai fedeli quanto abbiamo detto sopra intorno alla
divinità e al frutto dei sacramenti: che essi cioè
per prima cosa sono stati istituiti da Gesù nostro
redentore, dal quale nulla può uscire che non sia
perfettissimo; secondo, che quando si ricevono, ci penetra
fin nell'intimo del cuore l'efficacissima grazia dello Spirito
Santo; terzo, che possiedono una virtù mirabile e
sicura nel curare le anime; quarto, che per loro mezzo vengono
a noi trasmesse le ricchezze immense della passione del
Signore. Faranno da ultimo notare che, pur essendo l'intero
edificio cristiano basato sul saldissimo fondamento della
pietra angolare che è Cristo, sarebbe assai da temerne
la rovina, se non fosse sostenuto in ogni parte dalla predicazione
della parola di Dio e dall'uso dei sacramenti.