I
Sacramenti e le loro origini
Il
termine «sacramentum» esprimeva il
giuramento prestato dalle reclute al loro ingresso in servizio;
indicava pertanto l'impegno che esse assumevano verso la
divinità.
Ispirandosi alla «militia Christi», analogia
spesso adoperata da san Paolo, Tertulliano applicò
per primo il termine «sacramentum» al battesimo,
che egli giustamente considera come il giuramento per eccellenza,
un impegno, una consacrazione fino al sacrificio di sé.
Egli apre in tal modo la via all'adattazione ulteriore del
termine, al concetto d'iniziazione cristiana, all'oggetto
stesso della promessa battesimale (la fede) e alla sinonimia
tra «sacramentum» e «signaculum».
Al pari dell'iniziazione pagana, quella cristiana riveste
un carattere, un aspetto simbolico e un'efficacia purificatrice.
Così da san Cipriano in poi sono acquisiti i diversi
significati del termine «sacramento»: l'idea
di segno e l'idea di santificazione, un segno sacro, perché
simboleggia una realtà santa; un segno efficace perché
produce, esso stesso, la santificazione dell'anima.
Il sacramento, dunque, è un simbolo efficace di santificazione.
I sacramenti nel Nuovo Testamento
L'essenza
e lo scopo della risurrezione sono spesso espressi da Gesù
medesimo e dagli apostoli: «Io sono venuto perché
gli uomini abbiano la vita, e l'abbiano in maniera sovrabbondante»
(Gv. 10, 10). «In principio era il Verbo … In lui
era la vita e la vita era la luce degli uomini … A quanti
lo accolsero egli diede il potere di divenire figli di Dio…
Ad essi che nascono da Dio» (Gv. 1, 1-14). «lo
sono la vite, voi i tralci» (Gv. 15, 5).
Questa vita ci è comunicata mediante i sacramenti.
Battesimo
Il
battesimo, è la porta d'ingresso; costituisce
l'innesto al Cristo; ci fa rinascere; rimette i peccati.
E' l'inizio della vita soprannaturale.
La prima parola di Gesù, netta, chiarissima, sul
battesimo, sulla sua efficacia intima, sulla sua assoluta
necessità, la troviamo nel colloquio con Nicodemo
(Gv. 3, 1-15), tenuto a Gerusalemme, in occasione della
Pasqua, all'inizio del suo ministero. Il regno di Dio, che
il Messia è venuto a fondare, è un regno di
natura spirituale; il Messia non era il re, atteso dai giudei,
ai quali avrebbe donato un impero che avrebbe preso il posto
di quello romano, assoggettando loro tutti gli uomini, ma
un Messia tutto inteso a salvare le anime, un Messia che
per essi immolerà se stesso, vittima di espiazione
sulla croce. Se si tratta di un regno dello spirito pertanto,
è necessario, per parteciparvi, per potervi entrare,
un rinnovamento intimo delle disposizioni, della mentalità,
tale da adeguarci alla vita nuova portata da Gesù.
«Se uno non rinasce per mezzo dello Spirito Santo
e dell'acqua, non può entrare nel regno di Dio».
E' richiesta una nuova nascita, una nascita dall'alto (è
la stessa cosa), diversa da quella per cui siamo immessi
nella comunità degli uomini.
A quest'ultima, comunità naturale, c'immette una
nascita di eguale natura: per il regno soprannaturale, per
ottenere la partecipazione alla vita divina è necessaria
una nascita o rinascita di natura soprannaturale: opera
dello Spirito Santo e del rito esterno. Il lavacro esterno
opera tale rinascita, cancella ogni peccato, c'incorpora
al Cristo: il lavacro esterno che opera insieme allo Spirito
Santo.
Tale azione interiore è espressa, con mirabile energia,
dal precursore Giovanni, il battezzatore, quando distingue
con chiarezza e precisa la natura del suo rito, da quella
del rito che il Cristo istituirà e comanderà
alla sua Chiesa.
«Io vi battezzo nell'acqua per prepararvi alla penitenza;
ma colui che viene dopo di me è più potente
di me; a lui io non sono neppur
degno di portare i calzari: egli (Gesù) vi battezzerà
nello Spirito Santo e nel fuoco» (Mt. 3, 11; Lc. 3,
16).
La purificazione interiore che solo può essere realizzata
dallo Spirito Santo, nel battesimo istituito dal Cristo
(vi battezzerà, vi immergerà nell'acqua),
è paragonata alla purificazione che il fuoco opera.
il rito conferito da Giovanni dispone soltanto alla penitenza;
ad esso, egli oppone il battesimo che Cristo ordinerà
di conferire, battesimo che purifica interiormente, per
la virtù divina datagli dal Redentore.
«Tutti noi siamo stati battezzati in un unico
spirito, per formare un sol corpo» (1 Cor. 12,
13). «Voi siete infatti tutti figli di Dio, per
la fede nel Cristo Gesù. Perché voi tutti
che siete andati al Cristo mediante il battesimo, avete
rivestito il Cristo. Non c'è più né
giudeo né gentile, non c'è più né
schiavo né libero… perché voi tutti siete
uno (una sola cosa) nel Cristo Gesù» (Gal.
3, 26-28).
E rileggiamo le pagine bellissime dello stesso apostolo
Paolo nella lettera ai Romani, circa il simbolismo e l'intrinseca
efficacia del battesimo.
Per dimostrare l'universalità e l'efficacia della
redenzione del Cristo, unica fonte di vita, l'Apostolo istituisce
il parallelismo tra l'opera nefasta di Adamo peccatore,
capo e iniziatore dell'umanità decaduta e l'opera
del Cristo, antitipo, capo e causa dell'umanità riscattata.
Si contrappongono due rapporti di solidarietà efficaci:
Adamo - tutti gli uomini; Cristo - tutti gli uomini. La
prima solidarietà stabilisce il regno del peccato
e della morte, la seconda quello della grazia e della vita.
La salvezza è offerta a tutti gli uomini, mediante
l'adesione volontaria al Cristo (cf. Rom. 3, 21-31). Tale
adesione è l'unica
condizione sufficiente e necessaria perché ogni uomo,
a qualsiasi razza appartenga, si appropri dei benefici reali
della redenzione, partecipi di questo dono, elargitoci così
amorevolmente da Dio.
In realtà (Rom. 5, 12-21), la redenzione ha ricondotto
l'umanità allo stato di figli di Dio, liberandola
dalla schiavitù del peccato, abolendo l'impero della
morte (quale separazione da Dio). Peccato e morte universali
per la disobbedienza di Adamo: grazia e vita, universali,
a tutti offerte e possibili, purché lo vogliamo,
per l'obbedienza redentrice del Cristo. Il peccato e la
morte fluivano dalla solidarietà naturale (o di natura)
di tutti gli uomini con il loro capostipite; la grazia e
la vita sono effetto della volontaria solidarietà
nostra col nuovo capostipite della nuova umanità.
Solo che l'efficacia della redenzione è infinitamente
superiore a quella del primo peccato.
La vita cristiana ha pertanto inizio ed unico sostentamento
nell'unione intima col Cristo Gesù: «Io
sono la vite e voi i tralci». L'innesto al Cristo
avviene nel battesimo, mediante il battesimo (Rom.
6), imitazione della morte e della risurrezione di Gesù,
il quale è sempre causa efficiente ed esemplare della
nostra salvezza.
L'immersione nell'acqua, simbolo della morte e della sepoltura
di Gesù, significa la morte dell'uomo vecchio, sepolto
sotto l'acqua; uscendo dal bagno, emergendo dall'acqua,
come il Cristo dal sepolcro, il cristiano ha ricevuto nel
battesimo una vita nuova.
Come il Cristo è morto ed è risorto, così
ogni uomo, per ricevere la vita, deve morire e risorgere:
morire al peccato, alla mentalità del passato, mondana
e terrena; risorgere alla nuova vita soprannaturale recataci
da Gesù e sostanziata dalla fede, dalla speranza
e dalla carità.
L'immersione nell'acqua rappresenta misticamente questa
morte;
l'uscita da essa, compiuto il rito battesimale, rappresenta
l'inizio di questa nuova vita, già conferita all'anima
dal sacramento ricevuto.
Il cristiano battezzato si è consacrato al Cristo.
Deve quindi rendere perenne questa pasqua, questo passaggio
dalla morte alla vita, come unica e perenne è la
gloria del Cristo. Innestati al Cristo, i battezzati formano
con lui un sol corpo, devono pertanto essere membra sante;
il peccato non deve mai più regnare su di loro.
Ecco il «sacramentum», l'impegno solennemente
giurato. Un impegno che dobbiamo curare, giorno per giorno,
per tutta la nostra vita. Nulla vi è di decisivo
in noi, di immutabile finché viviamo: si può
sempre passare dal male al bene e, purtroppo, dalla vita
soprannaturale, d'intima adesione a Gesù si può
ritornare al peccato.
La libertà è il nostro vanto, la fonte del
nostro merito, ma insieme il pericolo, sempre latente e
continuo, per la nostra fragilità.
Il battesimo dunque è la porta di ingresso e non
si può passare se non per questo lavacro di rigenerazione,
come lo chiama san Paolo nella lettera a Tito (3, 5 ss.).
Prima che apparisse il Cristo noi eravamo peccatori, ignoranti
specialmente nelle cose di religione, brancolavamo nel buio.
Ora, dopo che è apparsa la benignità, l'umanità
di Gesù, abbiamo ricevuto la luce, la vita. San Paolo
identifica redenzione e benevolenza di Dio verso di noi.
Benevolenza verso di noi, rinati per mezzo del lavacro che
opera la rigenerazione: una nuova nascita, per cui il cristiano
è definito, altrove, dallo stesso apostolo: «Una
nuova creazione» (Gal. 6, 17). C'è tutto un
mutamento di idee, di mentalità; è il lievito
immesso dal Cristo, che tutto trasforma. Si pensi al discorso
del monte, con quei paradossi che tanto colpiscono scrittori
e pensatori.
E' la nuova nascita necessaria per far parte del regno di
Dio (Gv. 3, 4-7); primo effetto benefico e immediato della
redenzione; a tutti coloro che mediante la fede aderiscono
al Verbo, questi concede il grande dono di divenire «figli
di Dio» (Gv. 1, 12 ss.). Dono che si riceve per mezzo
del battesimo (Gv. 3, 7; Tit. 3, 5 «Bagno di rigenerazione»).
Cristo ne è la causa efficiente con la sua morte
e risurrezione (1 Pt. 1, 4) e insieme causa esemplare, ché
il battesimo per immersione rappresenta appunto la morte
e la nuova vita del battezzato (Rom. 6, 4; Col. 2, 12 ss.).
Questi diviene un «uomo nuovo» (2 Cor. 5, 17;
cf. Gal. 6, 17), partecipe della natura divina (2 Pt. 1,
4).
Per quaranta giorni, il Cristo dopo la risurrezione si intrattenne
visibilmente con gli apostoli, parlando loro del «regno
di Dio» (Atti, 1, 3). Esplicitamente, san Leone Magno
(Sermo I in Ascens.), così si esprime: «Magna
in eis (in quei giorni) confirmata sacramenta, magna revelata
sunt mysteria». Gesù diede agli apostoli le
istruzioni necessarie per la vita della Chiesa; e, prima
di tutto,
diede le ultime precisazioni sui mezzi da lui stabiliti
per comunicare la vita, scopo della redenzione: «Io
sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e l'abbiano
in maniera sovrabbondante». Siamo edotti esplicitamente
per il battesimo, per l'Eucaristia, per l'Ordine e per il
sacramento della Confessione o della penitenza.
Mt. 28, 19: «Mi è stato dato ogni potere in
cielo e in terra». Questo potere trasmetto a voi,
dice il Risorto agli apostoli. «Andate, dunque, e
rendete a voi soggette tutte le genti, battezzandole nel
nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnando
loro ad osservare quanto vi ho comandato. Ed io sarò
con voi, sempre, fino alla fine del tempo».
Mc. 16, 15 ss. «Andate per tutto il mondo, predicate
l'Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà
battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà
condannato».
La prassi della Chiesa primitiva risulta dagli Atti e dagli
altri scritti ispirati. I primi cinquemila che aderiscono
alle parole di Pietro nel giorno stesso della Pentecoste
(Atti, 2, 37 ss.), domandano: «Cosa dobbiamo fare?».
E san Pietro: «Fate penitenza, convertitevi e ciascuno
sia battezzato nel nome di Gesù Cristo (espressione
della fede piena in Gesù), sí da ottenere
la remissione dei vostri peccati; e riceverete così
il dono celeste che è lo Spirito Santo».
I testi evangelici, il precedente e gli altri testi degli
Atti, parlano sempre di adulti. Per questo è espressa
la necessità della preparazione degli animi mediante
il riesame della propria coscienza, e la necessità
dell'esplicita adesione al Cristo, dell'accettazione integrale
dell'Evangelo.
Il battesimo è amministrato, sempre, anche quando
il Signore con qualche miracolo ha testimoniato dell'adesione
di un'anima al cristianesimo: così nel caso del centurione
Cornelio (Atti, 10, 44-48), così per Saulo, appena
convertito (Atti, 9, 18).
L'interna efficacia del battesimo è confermata, infine,
dal suo conferimento ai neonati. Negli Atti si parla di
intere famiglie battezzate (16, 16.33; 18, 8; cf. ancora
1 Cor. 1, 16); se si considerano gli usi del tempo, il vivo
concetto di solidarietà allora vigente, l'ammissione
dei bimbi ai misteri pagani insieme ai loro genitori, l'analogia
con la circoncisione, si può asserire con certezza
che nelle espressioni degli Atti: «con tutta la loro
famiglia», «con tutta la loro casa», sono
compresi i bimbi.
A partire da sant'Ireneo (Adv. Haeres. Il, 22, 4), inoltre,
il battesimo dei bimbi è attestato esplicitamente
come prassi abituale nella Chiesa primitiva.
Ancor più chiari, se possibile, sono i testi riguardanti
l'istituzione e la natura della Santa Eucarestia
Eucaristia.
Effettivamente,
le parole pronunziate dal ministro producono quello che
significano, rendono presenti il corpo e il sangue del Cristo,
rendono presente Cristo Signore sotto le specie del pane,
sotto le specie del vino.
L'Eucaristia fu istituita da Cristo come sostituzione della
Pasqua giudaica (1 Cor. 5, 7: «Cristo, la nostra vittima
pasquale, è stato immolato»), per permettere
a tutti i fedeli la partecipazione al sacrificio della croce,
col mangiare le carni della Vittima immolata.
I testi sono al riguardo molto espressivi. In ordine di
tempo, dopo l'Evangelo di Mt. 26, 26-29, son da porre le
pagine chiarissime di san Paolo (1 Cor. 11, 17-34; 10,4.
15-22); quindi Mc. 14, 17-25; Lc. 22, 14-20 – paralleli
a Mt. -; e, per la prassi della Chiesa primitiva, oltre
la 1 Cor., Atti, 2, 42. 46; 16, 3 )4; 20. 7-11. Infine,
Gv. 6, 51-65.
Il Cristo sanciva la nuova alleanza col sacrificio della
croce; i fedeli diventano anch'essi contraenti, offerenti
col Cristo del grande e unico sacrificio, condividono diritti
e doveri di tale alleanza, mangiando le carni della Vittima
immolata. Le parole del Cristo: «Chi non mangia le
mie carni non avrà la vita» (Gv. 6, 53) ritengono
pertanto intero il loro pieno significato. Gesù,
particolarmente, nel suo discorso di Cafarnao (Gv. 6, 51-65),
ha parlato della SS. Eucaristia come la cena sacrificale
- del sacrificio del Golgota; la cena che gli offerenti
consumavano nel tempio subito dopo l'immolazione a Dio della
vittima da loro presentata La presenza reale del Cristo,
sotto le due specie, risalta nettamente dal carattere stesso
del rito (natura e scopo), ed è richiesta perentoriamente
dalla equazione affermata da Gesù: «Questo
è il mio corpo»; «Questo è il
mio sangue». Il precetto: «Fate questo in memoria
di me», rileva che si tratta di un'istituzione da
perpetuarsi fino alla fine del tempo «finché
il Signore non ritornerà», come si esprime
san Paolo (1 Cor. 11, 26); fino a che durerà la fase
terrestre del regno di Dio.
«"Questo calice - scrive san Paolo (ib.) - è
il nuovo patto nel mio sangue; ogni qualvolta ne berrete,
fatelo in memoria di me". Poiché tutte le volte
che mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi
annunziate la morte del Signore, finché egli venga.
Cosicché chiunque mangerà il pane o berrà
del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole
(del) verso il corpo e il sangue del Signore».
Se il corpo e il sangue del Cristo non fossero presenti,
come verrebbero profanati da chi se ne ciba indegnamente?
E l'Apostolo insiste: «Costui mangia la propria condanna,
perché non tratta come si conviene il corpo del Signore»
(v. 29).
Nel c. 10 della stessa lettera, san Paolo illustra chiaramente
la natura di cena sacrificale. Come la cena consumata dai
sacrificatori, mangiando parte delle carni già immolate
alla divinità, era atto essenziale del sacrificio,
ché il mangiarle era per loro unirsi in qualche modo
allo stesso Dio, così nella Eucaristia si mangiano
le carni della Vittima divina immolatasi sulla croce, e
rese presenti con le parole della consacrazione, richiamando
e misticamente riproducendo l'unico ed eterno sacrificio
L'Eucaristia pertanto (1 Cor. 10, 17) è la sorgente
dell'unità, la linfa del corpo mistico: «Noi
siamo un sol corpo, perché ci cibiamo di un sol pane»,
evidentemente il corpo di Cristo, unico ed uno per tutti
i fedeli.
L'Eucaristia, infatti, termina e completa la nostra incorporazione
al Cristo, - cf. quanto scrive san Giovanni Crisostomo,
in Joannem, hom. 46, 2-3. «Nella figura del pane ti
è dato il corpo e nella figura del vino ti è
dato il sangue, affinché tu divenga, partecipando
al corpo e al sangue del Cristo, concorporeo e consanguineo
al Cristo. Così, noi diveniamo cristofori distribuendosi
nelle nostre membra il corpo del Cristo e il suo sangue.
Così, secondo il beato Pietro, noi diveniamo partecipi
della natura divina» - scrive san Cirillo di Gerusalemme
(Catech. mystag. IV, 3).
E sant'Agostino: «Questo pane che vedete sull'altare,
santificato dalla parola di Dio, è il corpo del Cristo.
Questo calice, o piuttosto quanto il calice contiene, santificato
dalla parola di Dio, è il sangue di Cristo… se voi
l'avete ben ricevuto, voi siete ciò che avete ricevuto.
Perché l'Apostolo dice: "Un sol pane, un sol
corpo, benché siamo numerosi"» (Sermo
227).
Nel tract. 26, 13 in Joannem: «i fedeli conoscono
il corpo di Cristo, se non dimenticano di essere il corpo
del Cristo… O sacramento di pietà! O segno di unità!
O legame di amore! Colui che vuol vivere, ha il mezzo di
vivere, la fonte della vita. Che egli venga, che creda,
che sia incorporato, per essere vivificato!».
Sacramento
della confermazione o cresima.
Abbiamo
visto come mediante il battesimo siamo innestati al Cristo;
la solidarietà con lui è una solidarietà
volontaria. La volontà che ha aderito a Cristo, deve
praticarne l'insegnamento. Deve perseverare nella adesione
iniziale. Il battesimo, che ci comunica la vita soprannaturale,
non elimina le tendenze della nostra natura che inclina
così spesso al disordine morale, all'ingiustizia,
al peccato.
Se dovessimo andare dietro alle spinte dei sensi, violeremmo
spesso la legge di Dio.
La
confermazione «ci arma contro i ritorni offensivi
dell'Adamo ribelle e peccatore», ci aiuta, ci dona
i mezzi «per la conservazione, la difesa, il libero
rigoglio della vita attinta all'Eucaristia».
È lo Spirito Santo che viene in noi con i suoi doni
(Is. 11, 2): spirito di sapienza e d'intelletto, spirito
di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di timore
di Dio
Sono tre binomi. Il primo è in ordine alla vita intellettiva.
Il dono «della sapienza» è conoscere
le cose secondo il criterio divino, secondo la loro connessione
col fine ultimo; valutare ciascuna alla luce della dottrina
evangelica. L'intelligenza è la facoltà di
ben discernere e di giudicare rettamente. E' sapere operare
la cernita tra ciò che è bene e ciò
che è male.
Il secondo binomio si riferisce alla vita pratica o all'azione.
Il «consiglio», frutto dei due doni precedenti,
è la facoltà di scegliere i mezzi adatti a
raggiungere il nostro fine soprannaturale, a superare le
varie difficoltà che ad esso si oppongono. La «fortezza»
è il dono soprannaturale o abito per cui l'animo,
con coraggio e perseveranza, alacremente attua i propositi,
adopera i mezzi prescelti col dono precedente.
Infine, il terzo binomio è in ordine alle nostre
dirette relazioni con Dio. La «scienza» è
la vera conoscenza di Dio; «conoscere Dio» non
è solo riconoscerlo per quello che è, e sapere
ciò che egli comanda, ma anche conformare la propria
vita alle esigenze di Dio giusto e santo (Cf. Os. 4, 1;
5, 4; Ger. 8, 7). Il «timor di Dio» è
la riverenza, l'ossequio, l'obbedienza, l'amore verso Dio
(Prov. 1, 7). E' un'espressione che abbraccia la pietà
e la virtù di religione, cioè il sentimento
intimo e gli atti del culto esterno.
La pietà dispone a venerare con affetto Iddio qual
nostro padre; il timore a fuggire il male per la riverenza
dovuta al Signore.
Troviamo attestato il conferimento di tale sacramento negli
Atti, 8, 14-25. Il diacono Filippo evangelizza, converte
la Samaria al cristianesimo, battezza (8, 4-13). Pietro
e Giovanni allora da Gerusalemme si portano a Samaria: «impongono
le mani sui battezzati e questi ricevono lo Spirito Santo»
(v. 15-17), dopo aver pregato per essi.
Sacramento dunque distinto dal battesimo e conferito dagli
apostoli: segno sensibile, l'imposizione delle mani, che
simboleggia la discesa dello Spirito santo nelle anime;
che realizza immediatamente quanto esprime: «imponevano
loro le mani e ricevevano lo Spirito Santo», come
confermano i segni esterni anche miracolosi, che accompagnavano
il resto (Cf. Gal. 3, 13). Altro esempio negli stessi Atti,
19, 1-6.
Per il sacramento della confessione, che permette al peccatore
il ritorno all'amicizia con Dio, il reinserirsi nella vita
della grazia, mi limito alle parole dell'istituzione, del
mandato lasciato dal Cristo risorto agli apostoli: «Pace
a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi»
(Gesù era il plenipotenziario del Padre: Gv. 5, 19-31;
egli ora che sale al cielo, stabilisce suoi plenipotenziari
gli apostoli). Vi comunico il mio potere. «E detto
questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito
Santo. A chi rimettete i peccati, saranno rimessi; a chi
li riterrete, saranno ritirati» (Gv. 20, 19-23).
Gesù conferisce agli apostoli il potere di dare una
sentenza; devono giudicare se assolvere o negare l'assoluzione,
naturalmente dopo aver ascoltato il penitente e avere valutato
le disposizioni.
Abbiamo visto, per il battesimo e l'Eucaristia, la espressa
volontà del Cristo di istituire riti perenni, per
i suoi fedeli, fino alla fine della fase terrestre del regno
di Dio.
«Sarò con voi - dice agli apostoli - fino alla
fine del tempo» (Mt. 28, 20), esplicitamente affermando
la perennità dei capi preposti alla sua Chiesa, amministratori
dei sacramenti, dispensatori dei misteri di Dio (1 Cor.
4, 1).
Ordine
Per
essi, a tale scopo, egli istituì il sacramento
dell'ordine. La loro missione è espressa
fin dalla chiamata definitiva ai primi apostoli: «Venite
dietro a me e vi farò pescatori di uomini»
(Mt. 4, 19; Cf. Mc. 1, 16-20). La elezione degli apostoli
è preceduta dalla preghiera del Cristo: «Dopo
aver pregato, chiamò i suoi discepoli, e scelse dodici
tra essi, che chiamò apostoli» (Lc. 6, 13;
Cf. Mt. 10, 2-4).
Li istruì a parte, (Mt. 13, 10; Lc. 8, 10); li mandò
in missione, con particolari raccomandazioni (Mt. 10). E
chiaramente, nel discorso d'addio, dopo la cena: «Non
voi avete scelto me, ma io elessi voi, e vi ho costituiti
allo scopo che andiate e portiate molto frutto e il vostro
frutto permanga» (Gv. 15, 16).
Gesù istituì questo sacramento, nella stessa
cena, quando diede agli apostoli il potere e il comando
di celebrare la SS. Eucaristia: «Fate questo in memoria
di me» (Lc. 22, 19); Cf. Gv. 20, 22: il potere di
rimettere i peccati; Mt. 16, 13-20; Gv. 21, 15-17: il primato
di Pietro, e dei suoi successori, ai quali affidò
il regime supremo della Chiesa.
Segno sensibile: l'imposizione delle mani, simbolo della
comunicazione dei poteri soprannaturali conferiti dal Cristo:
Atti, 6, 6; 13, 3; 14, 22. È così che Paolo
ha consacrato vescovo (lo si desume dai poteri esercitati
ad Efeso) il suo prediletto Timoteo: 2 Tim. 1, 6 ss.; Cf.
1 Tim. 4, 14; è così che Paolo
costituisce la gerarchia nelle singole chiese: Atti, 14,
22; «i presbiteri» il cui compito, dice lo stesso
Apostolo, è di «reggere la Chiesa di Dio»;
compito affidato loro dallo Spirito Santo (Atti, 20, 28).
L'imposizione delle mani da parte degli apostoli e lo Spirito
Santo, sono le due cause che agiscono nell'ordine, come
lo Spirito Santo e l'acqua nel battesimo.
Per gli ultimi sacramenti, matrimonio ed unzione degli infermi
abbiamo nel Nuovo Testamento due accenni diretti. Si tratta
di accenni occasionali, che ricevono luce e determinazione
dall'insegnamento infallibile della Chiesa
Matrimonio
Per
il matrimonio, Ef. 5, 22-23. Dopo aver citato Gen. 2, 23
ss. circa l'unione dei due sposi, e pertanto l'amore scambievole
che da essa deriva, san Paolo aggiunge: «Grande è
questo mistero (in latino, nella Volgata, troviamo «sacramentum»,
ma col significato di verità densa di significato
e nascosta), cioè in rapporto al Cristo e alla Chiesa».
L'unione dell'uomo e della donna, enunziata nella Genesi
«e così saranno i due una sola carne»,
e che Dio ha voluto, è un mistero importante e sublime,
perché, oltre al significato immediato del dono e
dell'accettazione mutui dei due sposi, figura l'unione del
Cristo e della Chiesa. Ecco il profondo significato (mistero)
che va riconosciuto alle parole della Genesi. Questo rapporto
esiste già nel matrimonio, semplice contratto naturale,
come istituito da Dio; ma esso è pieno, adeguato
soltanto nel matrimonio sacramento, per gli effetti della
grazia che produce, come è ferace di ogni bene soprannaturale
l'unione del Cristo con la sua Chiesa.
Il divin Redentore, che ha onorato con la sua presenza il
matrimonio alle nozze di Cana (Gv. 2, 1-11), che ne ha
solennemente sancito l'unità e la indissolubilità
(Mt. 5, 31 ss.; 19, 3-2): «Quel che Dio ha congiunto
l'uomo non separi»; «Chiunque licenzia la propria
donna, eccetto il caso di concubinato [8], la espone ad
adulterio, e chi sposa la ripudiata, commette adulterio»;
(Me. 10, 10 ss.; Le. 16, 18; 1 Cor. 7, 10 ss.; Rom. 7, 2
ss.), lo ha elevato a sacramento, connettendo al contratto
naturale tra i battezzati il conferimento della grazia.
La Chiesa rende esplicito l'insegnamento implicitamente
contenuto negli Evangeli (Mt. 19, 3-12; Gv. 2, 1-11) e particolarmente
in 1 Cor. 7 e in Ef. 5, 28-31.
Unzione
degli infermi
Per
l'unzione degli infermi: lettera di Giacomo (5, 14 ss.).
«Si ammala qualcuno in mezzo a voi, chiami i presbiteri;
essi preghino, lo ungano nel nome del Signore, e se ha dei
peccati, gli saranno rimessi». Rito esterno, l'unzione
che lenisce i dolori; conferimento della grazia, che, sola,
può rimettere i peccati, per distruggere qualsiasi
ostacolo alla intima unione col Cristo.
Così dal nostro affacciarci all'esistenza, fino al
momento del nostro passaggio dal tempo all'eternità,
il Cristo Gesù ci offre, nella sua Chiesa, i mezzi
adeguati per appropriarci dei beni che egli ci ha acquisiti
mediante la redenzione, nella sua passione, morte e risurrezione.
Sí, tutto è pronto: «Il regno di Dio
è simile ad una mensa riccamente imbandita»,
basta sedersi; basta accogliere l'invito ripetutamente,
continuamente rivolto a tutti, a ciascuno di noi: «Venite
alle nozze». La nostra solidarietà volontaria
al Cristo, la nostra incorporazione a lui, è la nostra
salvezza, è la nostra santificazione.
Essa ha inizio col battesimo, che ci rende tralci dell'unica,
vera vite; è completa e si perfeziona con la nostra
partecipazione alla cena sacrificale, mangiando le carni
del Cristo. I doni dello Spirito Santo, la sua azione santificatrice,
mediante il sacramento della confermazione, ci suggeriscono
la strada da seguire e ci comunicano l'energia per irrobustirci
nella lotta perenne contro le tendenze della natura, e nella
pratica della virtù.
Penitenza
Il sacramento della penitenza ci permette di bagnare e purificare
nel sangue di Cristo le colpe, le fragilità cui inevitabilmente
ogni uomo soccombe; è unico strumento salutare di
richiamo, di riflessione, alla nostra deficienza, al riconoscimento
della nostra infinita miseria. nei confronti della santità
e della benevolenza divina.
Solidarietà volontaria: è necessario rispondere
alla voce di Dio, seguire le ispirazioni dello Spirito Santo,
ascoltare l'invito di Gesù: «Venite a me, voi
tutti affaticati dal lavoro ed oppressi da ogni sorta di
miserie ed io vi darò riposante quiete. Prendete
su di voi il mio giogo, entrate alla mia scuola, ché
io sono mansueto e umile di cuore; e troverete la vostra
pace, la vostra gioia; perché il mio giogo è
dolce, il mio carico è leggero» (Mt. 11, 28-30).
«Ci aiuti la tua grazia, o Dio onnipotente… E se non
possiamo vivere con quella innocenza di vita che si dovrebbe,
concedici almeno di piangere debitamente le colpe che abbiamo
commesse, e di servirti più fervorosamente da qui
avanti in spirito d'umiltà e nel proposito d'una
buona volontà» (Imitazione di Cristo IV, 11
n. 8).