“Le
principali affermazioni della Dominus Iesus nel recente
dibattito del pluralismo religioso”
di
Flavia Lucchini Gabriolo
La teologia si dimostra essenziale nel nostro tempo di grandi
mutamenti culturali e spirituali, che evidenziano problemi
ed interrogativi nuovi in ordine alla consapevolezza che
la Chiesa ha della propria fede, diventando urgenti risposte
e soluzioni nuove soprattutto di fronte alla sfida del pluralismo
religioso. “Scrutare i segni dei tempi ed interpretarli
alla luce del Vangelo” (G.S.n°4).
La
Dichiarazione Dominus Iesus contribuisce a ribadire dottrine
già definite ed insegnate con riferimenti essenziali
alla teoria del dialogo interreligioso, respingendo obiezioni
e deformazioni della fede ed illustrando, soprattutto, le
tesi pluralistiche-teocentriche relativiste sempre più
emergenti in questo ultimo decennio.
Il teocentrismo-pluralista vuole riconoscere le ricchezze
delle religioni e la testimonianza dei loro seguaci e intende
facilitare l’unione di tutte le religioni in vista di un’azione
comune per la pace e la giustizia nel mondo non insistendo
sul fatto che Gesù sia l’unico mediatore di salvezza
né che la rivelazione di Dio in Gesù sia piena
e definitiva.
I teologi pluralisti affermano che la teoria del pluralismo
non è solo una realtà de facto con la quale
dover fare i conti, bensi’ una realtà de iure, fondata
sul dono sovrabbondante e universale dell’amore salvifico
di Dio. La D.I.(n°4) elenca le teorie pluraliste che,
con le loro affermazioni, ostacolano l’accoglienza della
verità rivelata.
Per
quanto riguarda il carattere definitivo e completo della
rivelazione di Gesù Cristo, Dupuis afferma che le
religioni del mondo, per quanto incomplete, attestano una
multiforme automanifestazione di Dio (Maometto, Cristo,
Budda..). Hick considera tutte le religioni come risposte
umane, formatesi in circostanze storiche e culturali diverse,
all’unica realtà divina. Di conseguenza la rivelazione
e il dogma dell’Incarnazione sono visti come forme espressive,
datate e limitabili a un’epoca storica, di tematiche religiose
di per sé universali. Knitter riconosce altri salvatori
e riconduce la realtà del cristianesimo alla convinzione
personale ed esclusiva dei cristiani. Secondo Panikkar Gesù
è la forma ultima di Cristo, per il cristiano Gesù
è il Cristo, ma ciò non implica una identificazione
tra Gesù e Cristo. Dunque Cristo è presente
in molti nomi storici (Rama, Krishna, Isvara etc.). L’ incarnazione
del Logos, dunque, è avvenuta in Gesù ma non
in maniera definitiva e normativa. La D.I.(n°6) ribatte
cosi’: ”E’ contraria alla fede della Chiesa
la tesi circa il carattere limitato, incompleto e imperfetto
della rivelazione di Gesù Cristo, che sarebbe complementare
a quella presente nelle altre religioni”.
Ancora meglio (n°9): “Nella riflessione
teologica contemporanea spesso emerge un approccio a Gesù
di Nazaret, considerato come una figura storica particolare,
finita, rivelatrice del divino in misura non esclusiva,
ma complementare ad altre presenze rivelatrici e salvifiche…uno
dei tanti volti che il Logos avrebbe assunto”.
Contro la tesi di una doppia economia salvifica, quella
del Verbo eterno, quindi universale e valida anche al di
fuori della Chiesa, e quella del Verbo incarnato, che sarebbe
limitata ai solo cristiani, la D.I.(n°10), riprendendo
quanto già affermato a tal riguardo dalla Redemptoris
Missio, afferma: “E’ contrario alla fede cristiana
introdurre una qualsiasi separazione tra il Verbo e Gesù
Cristo…Gesù è il Verbo incarnato, persona
una e indivisibile…Cristo non è altro che Gesù
di Nazaret e, questi, è il Verbo di Dio fatto uomo
per la salvezza di tutti”. Ancora (n°13):
“Questa posizione non ha alcun fondamento biblico.
Infatti, deve essere fermamente creduta, come dato perenne
della fede della Chiesa, la verità di Gesù
Cristo, Figlio di Dio, Signore e unico salvatore, che nel
suo evento d’incarnazione, morte e risurrezione ha portato
a compimento la storia della salvezza, che ha in lui la
sua pienezza e il suo centro”.
Knitter
interpreta l’incarnazione del Verbo come un mito; i primi
seguaci parlando di Gesù, e con le loro testimonianze,
utilizzarono un linguaggio mitico, come quella di una divinità
incarnata. Quindi per Knitter è solo l’interpretazione
mitica di Cristo che consente di ergere quest’ultimo ad
elemento d’unificazione che, però, nel corso del
tempo, ha perso di pregnanza ed efficacia. Secondo Hick
ciò permette ai cristiani di aderire a Cristo come
al loro unico salvatore senza insistere sul fatto che egli
è necessariamente unico e normativo per altri. La
D.I.(n°15) ribadisce:”…Gesù Cristo
ha un significato e un valore per il genere umano e la sua
storia, singolare e unico, a lui solo proprio, esclusivo,
universale, assoluto.(…) E’ proprio questa singolarità
unica di Cristo che a lui conferisce un significato assoluto
e universale, per cui, mentre è nella storia, è
il centro e il fine della stessa storia”.
Secondo i pluralisti, nella nostra fede cristiana ci sono
delle buone ragioni che esigono la deassolutizzazione del
Cristianesimo in favore di un dialogo interreligioso; difatti,
quando un dato particolare assume un valore universale e
necessario, si chiama ideologia, perché tende ad
imporre a tutti ciò che vale per alcuni. Oppure,
se si mantiene la pretesa che solo in Gesù è
aperta e realizzata la via di salvezza, va da sé
che le altre religioni sono esperienze parziali e insufficienti
di salvezza e verità. A questo proposito nella D.I.
(n°7) si legge:”L’obbedienza della fede
comporta l’accoglienza della verità della rivelazione
di Cristo, garantita da Dio, che è la Verità
stessa….Deve essere, quindi, fermamente ritenuta la distinzione
tra la fede teologale e la credenza nelle altre religioni…che
è esperienza religiosa ancora alla ricerca della
verità assoluta e priva, ancora, dell’assenso a Dio
che si rivela. Questo è uno dei motivi per cui si
tende a ridurre, fino talvolta ad annullare, le differenze
tra il cristianesimo e le altre religioni.”
Nelle
diverse teorie pluraliste c’è anche la tendenza ad
interpretare testi della Scrittura, al di fuori della Tradizione
e del Magistero della Chiesa. In effetti Ulrich Luz, esegeta
evangelico, ha dimostrato che la ‘Scrittura da sola’ dà
adito a tutte le possibili interpretazioni. Knitter, nella
visione di un possibile pluralismo unitivo, cercando di
rivalutare un dialogo genuino con le altre religioni, sostiene
che il cristianesimo ha l’opportunità di comprendere
il Vangelo in modo nuovo, in una maniera che permette alla
potenza del Vangelo di rilucere in forme più comprensibili.
Anche Dupuis chiede una nuova ermeneutica del Nuovo Testamento,
una ‘interpretazione nel contesto’ odierno pluralista che
consenta di comprendere un “surplus di significato biblico”
rimasto ancora nascosto. La D.I.(n°8): “La
tradizione della Chiesa riserva la qualifica dei testi ispirati
(solo) ai libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento,
in quanto ispirati dallo Spirito Santo (…) Tuttavia (…)
Dio non manca di rendersi presente in tanti modi ‘non solo
ai singoli individui, ma anche ai popoli mediante le loro
ricchezze spirituali.(…) Pertanto, i libri sacri di altre
religioni, che di fatto alimentano e guidano l’esistenza
dei loro seguaci, ricevono dal mistero di Cristo quegli
elementi di bontà e di grazia in essi presenti”.
Anche per quanto concerne la separazione dell’economia dello
Spirito Santo dal Verbo incarnato (cristologia non normativa)
i pluralisti attribuiscono allo Spirito Santo l’azione salvifica
universale di Dio che non condurrebbe necessariamente alla
fede in Gesù Cristo; quindi il Logos è veramente
in Gesù ma non esaustivamente in lui. Hick propone
una nuova mappa dell’universo delle fedi. Nel descriverla
egli parla ripetutamente dell’unico Spirito, dell’unica
realtà divina o assoluta, dell’unico Logos che sta
dietro a tutte le religioni. La D.I. (n°12) ribadisce:”…l’azione
dello Spirito non si pone al di fuori o accanto a quella
di Gesù. Si tratta di una sola economia salvifica
di Dio Uno e Trino, realizzata nel mistero dell’incarnazione,
morte e risurrezione del Figlio di Dio, attuata con la cooperazione
dello Spirito Santo ed estesa, nella sua portata salvifica,
all’intera umanità e all’universo: ‘Gli uomini non
possono entrare in comunione con Dio se non per mezzo di
Cristo, sotto l'azione dello Spirito’ “.
Per quanto riguarda il rapporto tra Regno e Chiesa, i teologi
pluralisti obiettano, soprattutto nell’ambito della teologia
della missione, che la Chiesa annuncia se stessa e realizza
la missione come incorporazione a sé.
La loro proposta, allora, è di passare dall’ecclesiocentrismo,
al cristocentrismo, al regnocentrismo o soteriocentrismo,
mettendo al centro il Regno di Dio perché lo stesso
Gesù si sapeva relativo al Regno, tanto più
la sua Chiesa. Per cui porsi la domanda del ruolo delle
altre religioni, non può voler dire porsi la domanda
del loro rapporto con la Chiesa, ma del loro rapporto al
Regno. J.Dupuis scrive: “Se le altre tradizioni religiose
fanno già parte del regno di Dio, perché coloro
che le condividono dovrebbero essere chiamati a diventare
discepoli del Cristo? Chi salva? Dio o la Chiesa? E se,
come si ritiene, è Dio, Egli non è forse libero
di dispensare la sua salvezza al di là dei confini
visibili della Chiesa?”. Ribatte la D.I.(n°19): “Affermare
l’inscindibile rapporto tra Chiesa e Regno non significa
però dimenticare che il Regno di Dio…non si identifica
con la Chiesa nella sua realtà visibile e sociale.
Infatti, non si deve escludere l’opera di Cristo e dello
Spirito fuori dei confini visibili della Chiesa…il Regno
riguarda tutti…Lavorare per il Regno vuol dire riconoscere
e favorire il dinamismo divino…(le concezioni regnocentriche)
passano sotto silenzio Cristo…privilegiano il mistero della
creazione…il Regno, quale essi lo indendono, finisce con
l’emarginare o sottovalutare la Chiesa…perché considerano
la Chiesa stessa solo un segno, non privo peraltro di ambiguità.
Queste tesi sono contrarie alla fede cattolica, perché
negano l’unicità del rapporto che Cristo e la Chiesa
hanno con il regno di Dio”.
Per quanto concerne la mediazione universale e salvifica
della Chiesa e la sussistenza nella Chiesa Cattolica dell’unica
Chiesa di Cristo, il pluralista H.R.Schlette sottolinea
che ciò non significa assolutamente l’appartenenza
reale-giuridica alla chiesa cattolica visibile, ma piuttosto
la missione nella storia proprio di questa chiesa tramite
cui Dio vuole dare la salvezza a tutti, cosicchè
nessuno viene salvato senza e al di fuori dell’unica chiesa
di Gesù Cristo sebbene ci siano uomini che non appartengono
a questa Catholica, reperibile empiricamente, e che non
sono in grado di conoscere, pur con tutta la loro buona
coscienza, il suo carattere necessario, perché essa
solo trasmette la salvezza. La D.I.(n°22) ribatte:”Dio
ha voluto che la Chiesa da Lui fondata fosse lo strumento
per la salvezza di tutta l’umanità. Questa verità
di fede niente toglie al fatto che la Chiesa consideri le
religioni del mondo con sincero rispetto, ma nel contempo
esclude radicalmente quella mentalità che porta a
ritenere che ‘una religione vale l’altra’. Proprio perché
crede al disegno universale di salvezza, la Chiesa deve
essere missionaria. La parità, che è presupposto
del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale
delle parti, non ai contenuti dottrinali né tanto
meno a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto
Uomo, in confronto con i fondatori delle altre religioni”.
Inoltre, D.I.(n°16): “ I fedeli sono tenuti
a professare che esiste una continuità storica –
radicata nella successione apostolica – tra la Chiesa fondata
da Cristo e la Chiesa cattolica…Con l’espressione ‘subsistit
in’, il concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni
dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado
le divisioni dei cristiani, continua ad esistere pienamente
soltanto nella Chiesa cattolica, e dall’altro lato l’esistenza
di numerosi elementi di santificazione e di verità
al di fuori della sua compagine, ovvero: nelle Chiese e
Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena
comunione con la Chiesa cattolica”.
Pur
riconoscendo ai teologi pluralisti lo sforzo di dimostrare
tesi che potrebbero accumunare tutte le religioni, non posso
che essere d’accordo con le risposte, anche se perentorie,
date dalla Dominus Iesus, in quanto la Chiesa Cattolica
è per me il “luogo” dove ho ricevuto e ricevo la
risposta esaustiva al perché della mia esistenza.
Il mio amore e la mia conseguente obbedienza a questa Chiesa
e ai suoi contenuti dottrinali, non è per la sua
“struttura” ma per Gesù Cristo che ne è il
corpo mistico.
Comunque, di fronte alle varie problematiche che emergono
in ogni religione, per i fedeli, i teologi e i ministri
di culto, mi piace concludere con questa affermazione, semplice
ma saggia:
“Non affrettiamoci ad affermare che Dio è dalla nostra
parte, ma preghiamo sinceramente di essere dalla parte Sua”.
(Abraham Lincoln)
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
-
Congregazione per la Dotrina della fede: “Dominus Iesus”.
- P.Jacques Dupuis “Verso una teologia cristiana del pluralismo
religioso”
- P.J. Dupuis “Gesù Cristo incontro alle religioni”
- “Notificazione al libro di P.J.Dupuis ‘Verso una teologia
del pluralismo religioso’ del 24 gennaio2001”
- Commento della “Notificazione della Congregazione per
la dottrina della fede” al libro di P.J.Dupuis
- Articolo da “Il regno del sospetto” a proposito delle
tesi di P.J.Dupuis
- Paul Knitter “Nessun altro nome?”
- Paul Knitter “Cristianesimo come religione: vera e assoluta?”
- Raimundo Panikkar “Cristofania”
- H. Küng “Cristianesimo e religioni universali”
- H.R.Schlette “Le religioni come tema della teologia”
- Card. Joseph Ratzinger – intervento alla presentazione
della Dichiarazione “Dominus Iesus”
- Intervista (del 22 settembre 2000), di replica del Card.
J.Ratzinger alle critiche mosse alla “Dominus Iesus”
- Mons. Ernesto Combi “Coscienza cristiana e società
complessa”
- Dispense del Prof. Alberto Cozzi.