L'azione
ordinaria del diavolo: la tentazione
Che
cos’è una tentazione?
Possiamo
definirla come la suggestione operata dal maligno sulla
memoria e l'immaginazione umana, finalizzata a far preferire
il male piuttosto che il bene, o un male maggiore di contro
a uno minore, o un bene minore di contro a uno maggiore.
La tentazione è l'attività ordinaria del
demonio, perché colpisce tutti gli uomini
quotidianamente, ed indistintamente (il diavolo
non dorme!) e mira all'allontanamento dell'uomo da
Dio mediante il peccato, che lo porti alla dannazione eterna.
Normalmente il diavolo e i suoi strumenti
per tentarci agiscono sulla tendenza al peccato che è
radicata in noi stessi per la colpa di Adamo ed Eva, agiscono
quindi sul disordine interiore causato in noi dai
nostri peccati. S. Ignazio di Loyola dice a riguardo
nei suoi “Esercizi spirituali” che
“[327]
Quattordicesima regola. Così pure il
demonio si comporta come un condottiero che vuole vincere
e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo di
un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione
di un castello, e poi lo attacca dalla parte più
debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana ci
gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali,
cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci
dove ci trova più deboli e più sprovveduti
per la nostra salvezza eterna. ”
L’azione
del diavolo, o meglio dei vari diavoli, è personalizzata
e specifica su ogni uomo, tuttavia essa può essere
delineata in linea generale seguendo un testo di s. Ignazio
di Loyola, che traiamo ancora dai suoi “Esercizi spirituali”
denominato la “Meditazione delle due bandiere”,
testo che va inquadrato nella completa dottrina che la Scrittura
e la Tradizione della Chiesa ci offrono su questo tema.
[140]
Primo punto. Immagino nel vasto campo di Babilonia
il capo degli avversari, che siede su un grande seggio di
fuoco e di fumo, orribile e spaventoso nell’aspetto.
[141] Secondo punto. Considero
che egli chiama a raccolta innumerevoli demoni e poi li
sparge, chi in una città chi in un’altra, per tutto
il mondo, senza tralasciare alcuna regione o luogo o stato
di vita, né alcuna persona in particolare.
[142] Terzo punto. Considero il discorso
che egli rivolge loro, incitandoli a gettare agli uomini
reti e catene; come di solito avviene, cominceranno ad attirarli
con l’avidità delle ricchezze; così essi giungeranno
più facilmente alla ricerca del vano onore del mondo,
e infine a un’immensa superbia. Vi sono perciò tre
scalini: il primo è la ricchezza, il secondo il vano
onore, il terzo la superbia; da questi tre scalini egli
spinge gli uomini a tutti gli altri vizi.
[143] Tutto al contrario si deve immaginare
il sommo e vero capitano che è Cristo nostro Signore.
[146] Terzo punto. Considero il discorso
che Cristo nostro Signore rivolge a tutti i suoi servi e
amici, che invia a questa missione, raccomandando loro che
cerchino di aiutare tutti gli uomini: li condurranno anzitutto
a una somma povertà spirituale e, se la divina Maestà
così vorrà e intenderà sceglierli,
anche alla povertà materiale; poi al desiderio di
ricevere umiliazioni e disprezzi, perché da questi
nasce l’umiltà. Vi sono perciò tre scalini:
il primo è la povertà opposta alla ricchezza,
il secondo l’umiliazione e il disprezzo opposti al vano
onore del mondo, il terzo l’umiltà opposta alla superbia;
da questi tre scalini li guideranno a tutte le altre virtù.”
Dunque
il demonio fa leva,
secondo s. Ignazio, sull'avidità della ricchezza,
sulla ricerca del vano onore, ed ifnine sulla superbia per
portare l’uomo a tutti i vizi. Cioè il demonio
sa, per esperienza, che dopo il peccato originale noi siamo
attratti in modo disordinato dalle cose sensibili, siamo
attratti in modo disordinato dal piacere e fuggiamo in modo
disordinato il dolore, siamo attratti quindi dalla ricchezza
cioè da ciò che ci procura il piacere ; sa
che siamo attratti disordinatamente a volere l’onore da
parte degli altri ; sa che siamo attratti disordinatamente
a mettere noi stessi come centro assoluto e fine della nostra
vita; perciò lavora precisamente su questi aspetti
per farci peccare.
Sono queste le leve attraverso le quali egli agisce su di
noi per spingerci a compiere quello che egli vuole.
Avidità
per la ricchezza
S.
Ignazio mette in evidenza sopratutto l’avidità
per la ricchezza, cioè, come detto, tutto
ciò che riguarda il piacere fisico; tale ricchezza
include, più o meno direttamente, per contrario,
ogni forma di fuga disordinata dal dolore fisico e dalla
morte.
Il demonio ci tenta offrendoci (direttamente
o attraverso i suoi strumenti ) ricchezza, piacere fisico,
fuga dalla sofferenza in cambio della nostra disobbedienza
alla Legge di Cristo Signore.Pensate
all’azione del diavolo nel deserto, contro Gesù:
anzitutto lo ha tentato sull’aspetto fisico, spingendolo
a mangiare, a soddisfare la fame che sentiva. Pensate all’azione
di tanti tiranni contro i nostri fratelli cristiani di tutti
i tempi: quale arma hanno usato per spinger loro a rinnegare
la fede? Spesso hanno usato le torture, spesso raffinatissime
e dolorosissime ; appunto perché l’uomo, ferito dal
peccato, messo sotto torchio con la sofferenza o con la
minaccia della sofferenza facilmente cede preferendo la
tranquillità apparente nel peccato piuttosto che
la sofferenza nella vita santa. Altre volte hanno usato
gli allettamenti del piacere, delle ricchezze materiali.
Quante persone si sono lasciate trascinare al peccato con
queste tentazioni riguardanti la ricchezza e il piacere
fisico. Pensiamo a Giuda, nel vangelo: ha abbandonato Gesù
per il denaro. Il diavolo apparendo a s. Antonio disse che
con la tentazione del piacere sensuale , in particolare
di quello venereo, aveva fatto cadere in peccato molti.
Chiaro è che se noi siamo veramente uniti a Cristo
nella carità, nella fede, nella speranza, non cediamo
alle tentazioni del diavolo e resistiamo con Cristo ad esse;
pensiamo ai martiri: uniti a Cristo per la fede e la carità
essi non sono caduti nella tentazione di peccare pur essendovi
spinti dai loro carnefici con dolori e supplizi terribili.
Se siamo uniti a Cristo noi possiamo veramente cogliere
il frutto che la Provvidenza vuole realizzare in noi permettendo
tali sofferenze: cioè il frutto della santità
più gloriosa ed elevata.
La
vana gloria
Ulteriormente
il demonio , come fa notare s. Ignazio,
può servirsi del nostro vano desiderio di
essere onorati, di essere considerati, per spingerci
ad agire fuori dell’ordine stabilito da Dio. Infatti, sempre
a causa del peccato originale e degli altri nostri peccati,
noi siamo diventati molto poco resistenti alle umiliazioni
sicché possiamo facilmente preferire di calpestare
la legge di Dio pur di essere onorati o comunque pur di
non essere umiliati, disonorati, accusati come uomini malvagi,
rei di gravi azioni. Si noti, s. Ignazio sembra porre questo
secondo livello come una specie di continuazione del primo;
in effetti l’onore implica almeno una qualche ricchezza
che la persona nota in sé, ricchezza che ritiene
come sua propria e per la quale vuole essere onorato,
tale è la ricchezza del buon nome acquistato,
è la ricchezza della buona fama, è la ricchezza
della buona salute; questo secondo livello di azione
del diavolo pur apparendo meno efficace per spingerci al
peccato, rispetto al primo, lo può essere, in realtà,
molto di più; si resiste più facilmente alla
sofferenza fisica, infatti, a volte, che a quella morale
causata da continue umiliazioni specie se sono ingiuste
e gravemente offensive , quest’ultima infatti provoca intorno
a noi un clima così ostile e a noi contrario che
può divenire veramente opprimente e ossessivo, facendoci
cedere al peccato. Il “buon nome” pensiamoci bene, tra l’altro,
spesso impedisce di essere caritatevoli, di prestare attenzione
a persone oppresse da altri, etc. ; cioè appunto
per conservare l’onore presso gli altri, si evita di seguire
la Via della Provvidenza che ci chiede di soccorrere chi
è ingiustamente oppresso, danneggiato etc. Non per
nulla Gesù dice che siamo beati quando ci insultano
e, mentendo,dicono ogni sorta di male contro di noi per
causa sua , Gesù, infatti, sa è difficile
per noi resistere alle umiliazioni, agli insulti, alle menzogne
con cui siamo accusati ingiustamente perciò ci dice
che se noi resistiamo a tali persecuzioni siamo particolarmente
santi e uniti a Dio e più grande è la nostra
gloria in Cielo.
La
superbia
Infine
il diavolo fa leva sulla superbia . Riflettiamo
bene: cosa è la superbia? È il contrario della
umiltà per la quale noi ci sottomettiamo a Dio e
ci rendiamo conto che tutto il bene che abbiamo viene da
Dio. A causa del peccato originale e degli altri peccati
personali, la conoscenza della nostra realtà di creature
in tutto dipendenti da Dio si è ridotta e con essa
si è ridotta la nostra capacità di sottomissione
totale a Dio. Il demonio sa bene questo e lavora per farci
avere una idea distorta di noi stessi , del mondo e di Dio,
sfruttando per questo anche la nostra attrazione al piacere
fisico, come detto, e all’onore; cioè il diavolo
direttamente o indirettamente tende a farci sentire importanti,
degni di godere del piacere, degni di onore e dunque indegni
della povertà o delle accuse di altri, indegni della
sofferenza, indegni ….di seguire Cristo sulla strada della
Croce : così egli ha buon gioco per farci preferire
il peccato alla sottrazione del piacere fisico o alla sottrazione
dell’onore o all’umiliazione . La superbia, in realtà,
anche se qui appare come una specie di ultimo gradino dell’azione
del diavolo possiamo dire che, in certo senso è il
primo, il peccato infatti ha la radice nella superbia,
cioè nella nostra mancanza di sottomissione a Dio.
Preferire il peccato alla povertà reale è
atto di superbia, preferire il peccato al disonore è
ugualmente atto di superbia perché in entrambe i
casi si preferisce la propria volontà alla volontà
di Dio, si preferisce ergersi dinanzi a Dio invece che sottomettersi
a Lui. Dunque la superbia è alla radice del
peccato ma è , intesa in certo senso, anche
al culmine dell’atto peccaminoso, allorché l’uomo
non pecca più per debolezza, come può accadere
nel caso del piacere fisico o dell’onore, ma pecca per una
perversa malizia che lo fa ritenere una specie di dio davanti
a sé stesso. S. Ignazio sembra, nel testo,
favorire questa ultima interpretazione, per il fatto che
parla di immensa superbia, per dire che la superbia già
c’è allorché si pecca, ma diventa immensa
quando ci si pone come specie di dio per sé stessi,
diventando incapaci di sottomettersi praticamente in tutto
all’unico Dio e Signore.
Tutti
i peccati possono essere inquadrati alla
luce di queste tre leve: mentre tutta la
vita spirituale può essere intesa per opposizione
a queste tre leve.
Dice
infatti s. Ignazio che l’azione di Cristo e dei suoi collaboratori
si svolge esattamente nel in senso contrario a quella del
diavolo ; si svolge infatti nel senso di spingere gli uomini
verso la povertà anzitutto spirituale e poi possibilmente
materiale , verso il desiderio di ricevere umiliazioni e
disprezzi (per Cristo) e quindi verso l’umiltà; cioè
qui il s. fondatore della Compagnia di Gesù usa una
terminologia particolare per delineare la vita cristiana
nel suo sviluppo che culmina nella umiltà perfetta,
cioè diremmo nella carità perfetta per la
quale la persona, come disse Dio a s. Caterina da Siena,
giunge ad amare così tanto Gesù da desiderare
di essere unito a Lui in modo speciale nella sua Passione
e Croce, da desiderare di soffrire con Cristo, fino a soffrire
delle mancanze di sofferenza per Cristo (vedi anche Santa
Gemma Galgani).
La “Meditazione delle due bandiere” che ci ha guidato,
in certo modo finora , è estremamente interessante
per approfondire l’azione del demonio anche per un’altra
indicazione che essa ci offre : per il fatto che mette in
evidenza la realtà del mondo come un capo di battaglia
su cui si fronteggiano due eserciti, quello di Cristo e
quello del demonio.
È bene precisare, come già messo in evidenza
più sopra, che Dio è l’unico Signore e dunque
Cristo Dio è l’unico Signore del mondo, satana e
i diavoli sono creature di Dio, limitate.
In questa linea comprendiamo perfettamente quello che dice
s. Ignazio in un altro testo degli “Esercizi spirituali”
“[314]
Prima regola. A coloro che passano da un peccato
mortale all'altro, il demonio comunemente è solito
proporre piaceri apparenti, facendo loro immaginare diletti
e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli crescere
nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa
il metodo opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza
con la synderesi della ragione.”
Qui,
come si vede, il diavolo fa leva sul piacere fisico
per poter bloccare la sua preda nel peccato mortale e impedirle
di uscire da tale stato.