Classificazione
dei vari tipi di magia secondo la Nota Pastorale della Conferenza
Episcopale Toscana
di
Andrea Menegotto tratto da Relazione
presentata al Convegno «Il ritorno della magia»,
organizzato da «Una voce grida…!» - Regione
Lombardia e dal Centro Cattolico «Il Timone»
a Barza d’Ispra (Varese) il 19 marzo 2000
Secondo
il medesimo Documento del Magistero si possono individuare
in particolare tre diverse forme di magia:
a.
«magia imitativa», secondo
cui il simile produce il simile, ad esempio: il
trafiggere gli occhi di un pupazzo accecherà la persona
da esso rappresentata;
b.
«magia contagiosa», si basa
sul principio del contatto fisico: per influire su una persona,
il mago ha bisogno di qualcosa che le appartiene (peli,
capelli, unghie, vestiti);
c.
«magia incantatrice», che attribuisce
un potere particolare a formule e azioni simboliche.
Inoltre, tradizionalmente si è soliti distinguere
la magia in due grossi filoni:
1.
«magia bianca», riguarda due
campi diversi, il primo si riferisce a effetti strabilianti
ottenuti con metodi naturali, come giochi di prestigio,
illusionismo.... La Nota della CET ricorda che se i mezzi
usati sono leciti e il fine è solo di stupire, non
c’è nulla di male. Diversa valutazione per un secondo
settore, dove i fini da raggiungere sono buoni (soluzione
dei problemi economici, d’amore, malattie), ma perseguiti
con mezzi discutibili che portano al mondo della superstizione
e della truffa (talismani, filtri, amuleti....).
2.
«magia nera», ricorre a evocazioni
di forze demoniache, sotto i cui influssi pensa di operare.
E’ indirizzata a scopi malefici: procurare malattie, disgrazie,
morte, oppure pretende di piegare gli eventi a proprio vantaggio
per conseguire onori e ricchezze. Il fine ultimo di questa
forma di magia è quello di trasformare gli adepti
in «servi di Satana». Rientrano in questo ambito
i riti a sfondo satanico culminanti nelle «messe nere».
La
distinzione, peraltro, non è priva di ambiguità:
per molti maghi la loro magia è sempre «bianca»
e quella dei concorrenti sempre «nera»...
In molte zone d’Italia, è diffusa l’idea della «fattura»,
eseguita a danno di qualcuno. Essa viene intesa generalmente
come una maledizione in grado di arrecare del male a coloro
contro cui è rivolta. In questo atto non si pensa
necessariamente ad un’azione di tipo demoniaco. Nonostante
la forte ingenuità che la contraddistingue, è
comunque da ritenersi inaccettabile dal punto di vista cristiano.
Ben
più grave è il "maleficio",
che ha l’intenzione di consegnare oggetti, animali, ma soprattutto
persone, al potere o comunque all’influsso del demonio.
Esso assume le forme della «magia nera»
ed è – ce lo ricorda ancora la Nota della CET – gravemente
peccaminoso a causa dell’intenzione malvagia che lo origina
e quindi al di là dei reali effetti. Per ciò
che concerne la fattura e il maleficio, occorre nella valutazione
un estremo equilibrio, non attribuendo sistematicamente
o in maniera superstiziosa tutti i mali che possono capitare
nella vita all’intenzione malvagia di qualcuno. Non si può
comunque escludere in pratiche di questo genere qualche
partecipazione demoniaca al gesto malefico; giova comunque
ricordare che gli studi di vari specialisti, nonché
vari Documenti del Magistero invitano alla prudenza per
non cadere in facili e ingenue «demonizzazioni»