Classificazione
dei vari tipi di magia secondo i diversi livelli di poteri
magici
di
Andrea Menegotto tratto da Relazione
presentata al Convegno «Il ritorno della magia»,
organizzato da «Una voce grida…!» - Regione
Lombardia e dal Centro Cattolico «Il Timone»
a Barza d’Ispra (Varese) il 19 marzo 2000
E’
però possibile introdurre un’altra tipologia del
fenomeno magico. Essendo la magia l’esperienza del potere,
si possono distinguere quattro tipi di magia riferentisi
a quattro diversi livelli di poteri magici. Il livello di
potere superiore, in genere, pretende di offrire i requisiti
tipici del livello precedente, anche se tenderà a
considerarli inferiori e meno significativi.
1.
La magia pratica promette poteri da utilizzare
nella vita di tutti i giorni per conseguire risultati concreti:
il successo, la felicità, la salute. Quasi onnipresenti
sono i riti di guarigione, anche se nella magia recente
l’accento si sposta dal benessere fisico a quello psicologico
e al miglioramento delle relazioni interpersonali. È
noto così l’uso da parte di Heinrich Himmler di maghi
per favorire le armate del Terzo Reich, come la mobilitazione
in Inghilterra dei maghi cerimoniali per fronteggiare l’assalto
degli occultisti tedeschi.
2. La magia gnostica rappresenta una glossa
al vecchio detto «sapere è potere». Ritiene
che il possesso di un sapere esoterico sulle origini
del mondo, sulla vera natura dell’uomo e dell’universo garantisca
di per sé l’accesso a livelli più alti della
coscienza. Un caso tipico è costituito dalla Fraternità
di Urantia, per la quale il possesso di un complesso sapere
cosmogonico migliora la qualità della vita dell’adepto.
3. La magia evocatoria mira a evocare spiriti,
angeli, demoni (nel satanismo), spiriti della natura, divinità
della mitologia antica, a cui chiedere servigi pratici o
conoscenze segrete. Ma non mancano casi, come Dion Fortune
(1890-1964) – fondatrice della Society of the Inner Light
– dove l’evocazione viene perseguita per se stessa, essendo
già in sé esperienza di potere magico.
4. La magia della vita mira a vincere la
morte e ad assicurarsi la certezza dell’immortalità.
Per alcuni si tratta solo di una preparazione spirituale
a morire. Vi sono cioè movimenti come Damanhur che
insegnano a morire, e ritengono che si possano programmare
le reincarnazioni. Per altri la preparazione si appoggia
anche su elementi materiali, come le tecniche di «alchimia
spirituale», che mirano alla costruzione di un «corpo
di luce», garanzia d’immortalità già
nel corso della vita terrena, mediante l’utilizzo dell’energia
sessuale. In alcuni testi di Aleister Crowley (1875-1947)
– ma non tutte le pratiche crowleyane sono di questa natura
– si tratta di una sessualità spinta fino al parossismo
orgiastico, mentre all’estremo opposto vi è una magia
sessuale cristianeggiante che richiede uno sforzo costante
per eliminare ogni pensiero impuro. Così un movimento
magico-cristiano come l’Archeosofia consiglia di invocare
Cristo o di fissare lo sguardo su un’icona durante l’unione
fra un uomo e una donna. L’alchimia del «corpo di
luce» comprende due pratiche in cui il seme, fonte
della vita, non si disperde fuori del laboratorio alchemico,
il corpo maschile, ma vi rimane per costruire il corpo d’immortalità.
La prima prevede la ritenzione del seme; la seconda la sua
assimilazione (spermatofagia). Le varianti sono notevoli:
il seme, per esempio, può essere combinato con il
sangue mestruale o le secrezioni femminili. Queste tecniche
si trovano in contesti molto diversi, dagli Arcana Arcanorum
(tecniche magiche attribuite a Cagliostro) delle massonerie
«di frangia» dei riti egiziani alle cerchie
più interne del martinismo, del neotemplarismo,
della magia cerimoniale. L’immortalità cercata per
alcuni consiste nel sottrarsi al ciclo delle reincarnazioni,
per altri nel programmare una buona reincarnazione.
Infatti la tecnica della ritenzione del seme dovrebbe garantire
l’uscita dal ciclo delle reincarnazioni, mentre l’assimilazione
dovrebbe preparare la futura reincarnazione. E’ comunque
necessario precisare che sarebbe comunque sbagliato ritenere
l’alchimia del «corpo di luce» come una forma
di esaltazione del libero sesso. Queste tecniche infatti
richiedono preparativi così complessi e impegnativi
che si rivelano assolutamente inadatti per i semplici libertini;
in tal senso ha una sua paradossale verità il detto
indiano «nessuno è più casto di un tantrista».
Inoltre, occorre non generalizzare: se alcuni adepti di
certi riti paramassonici, o alcuni gruppi martinisti,
le seguono, non si deve concludere che tutti i riti massonici
o tutti i martinisti adottano le stesse tecniche.