Contro il Codice da Vinci
di
Massimo Introvigne tratto dal Timone
del 31 Marzo 2004
Ennesima
mistificazione anti-cattolica: esce tradotto in Italia un
libro che si spaccia per storico. Accuse alla Chiesa e all’Opus
Dei. Fantasie buone per vendere romanzi più o meno
mal scritti, che dal punto dl vista storico sono autentica
spazzatura.
Immaginiamo
questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che il
Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di
castità che gli si attribuisce ma ha avuto moglie
e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua monte
ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere
la sua erede. Che per nascondere questa verità i
buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato
migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista
scomparso da pochi anni — che so, un Daisetz Teitaro Suzuki
(1870-1966) — era in realtà il capo di una banda
di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità
del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne
sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio.
Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità
di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione
anti-buddhista e un incitamento alto scontro fra le religioni.
In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata,
fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche,
cui e proposta una versione per il grande schermo, cacciano
a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo
di cattivo gusto.
Lo
scenario non è vero, ma ce n’è uno simile
che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha,
ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista,
ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine
zen, ma di san Josemaria Escrivá (1 902-1975) e dell’Opus
Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Giovanni Paolo
II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo
di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia
e la Sony ne sta traendo un film che sarà diretto
da Ron Howard e per cui é già cominciata una
propaganda internazionale. Come è stato correttamente
osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins,
il successo di questo mediocrissimo prodotto è solo
un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è
“l’ultimo pregiudizio accettabile” (è il titolo di
un libro di Jenkins: The NewAnti-Catholicism. The Last Acceptable
Prejudice, Oxford University Press, New York 2003).
Il Codice Da Vinci (trad. it., Mondadori, Milano 2003) mette
in scena una rocambolesca caccia al Santo Graal.
Quest’ultimo
— secondo il romanzo — non è, come Ia tradizione
ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il sangue
di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera “coppa”
che ha tenuto in sé il sang réal (in francese
antico il “sangue reale”, da cui “Santo Graal”), cioè
i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta
della Maddalena è dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo
inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una Chiesa
che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio
femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena,
e che non aveva mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato
l’imperatore Costantino (280-337 d.C.) a reinventare un
nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile, proclamando
che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste
sue idee patriarcali, autoritarie e antifemministe dal Concilio
di Nicea. Il progetto presuppone che sia soppressa la verità
su Gesù Cristo e sul suo matrimonio, e che la sua
discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo è
conseguito scegliendo quattro vangeli “innocui” fra le decine
che esistevano, e proclamando “eretici” gli altri vangeli
“gnostici”, alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce
del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo,
per disgrazia di Costantino e della Chiesa cattolica, i
discendenti fisici di Gesù si sottraggono e secoli
dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di Francia
con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare
un buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono,
ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion,
per proteggere la discendenza di Gesù e il suo segreto.
Al Priorato sono collegati i Templari (per questo perseguitati)
e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori
letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri
del Priorato di Sion, e alcuni — fra cui Leonardo da Vinci
(1452-1519) — hanno lasciato indizi del segreto nelle loro
opere. La Chiesa cattolica, net frattempo, completa la liquidazione
del primato del principio femminile con la lotta alle streghe,
in cui periscono cinque milioni di donne.
Ma
tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così
come i discendenti di Gesù in famiglie che portano
i cognomi Plantard e Saint Clair. Secondo l’autore Dan Brown
quanto abbiamo riassunto fin qui rispecchia esattamente
e letteralmente la realtà ed è basato su documenti
inoppugnabili. La parte che anche l’autore presenta come
immaginaria ipotizza che il Priorato oggi si appresti a
rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran
Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama
Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga,
Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati.
Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è
sospettato dei crimini.
Con
l’aiuto di una criptologa che lavora per Ia polizia di Parigi
— Sophie Neveu, la nipote di Saunière — Langdon dovrà
affrontare le trame dell’Opus Dei (sul cui conto, coinvolgendo
anche Giovanni Paolo II, Si ripetono le più crude
“leggende nere” — cento volte smentite, ma dune a morire
— desunte dalla letteratura internazionale che la critica,
esplicitamente citata), ma riuscirà a identificare
gli assassini e dipanare la matassa. La tomba della Maddalena
è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista
e massone presidente francese François Mitterrand
(1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della
stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente
di Gesù Cristo. Solo l’estrema ignoranza contemporanea
in materia di religione e di cristianesimo spiega come un
tale ammasso di sciocchezze possa essere preso sul serio.
Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù
Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca
del Canone Muratoriano (190 d.C.) il riconoscimento dei
quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici
era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni
prima che Costantino nascesse. La cifra di cinque milioni
di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è del
tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi
protestanti la caccia alle streghe è stata più
lunga e virulenta che in quelli cattolici. L’idea stessa
di un “codice Da Vinci” nascosto nelle opere dell’artista
italiano è stata definita “assurda” dalla professoressa
Judith Veronica Field, docente alla University of London
e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (cfr. fra
i molti riferimenti, Gary Stern, “Expert Dismiss Theories
in Popular Book”, The Journal News, 2.11.2003). Inoltre,
chi conosca un poco la stona delle mistificazioni sul Graal
sa che nel Codice Da Vinci c’è ben poco di nuovo:
tutto è già stato detto in centinaia di libri
su Rennes-le-Château, e — benché il nome di
questa località francese non sia ma menzionato nel
romanzo di Brown — i cognomi Saunière e Plantard
fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende.
Rennes-le-Château
è un paesino francese dei Pirenei di cui diventa
parroco, net 1885, don Berenger Saunière (1852-1917),
un personaggio bizzarro che nel 1910 subisce una sospensione
a divinis. Diventato più ricco di quanto fosse consueto
per un parroco di campagna. si favoleggia che abbia trovato
un tesoro. Tutto può spiegarsi, peraltro — come sospetta
il suo vescovo — con un meno romantico traffico di donazioni
e di messe. La leggenda di Saunière non continuerebbe
nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953)
— cui il sacerdote ha intestato le sue proprietà
di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con
cui è in conflitto — non proseguisse per anni, anche
per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di
tesori nascosti. E se le leggende non attirassero l’attenzione
di esoteristi — fra cui Pierre Plantard (1920-2000) — e
di giornalisti interessati ai misteri esoterici. Plantard
e i giornalisti che gli credono annunciano che Saunière
ha trovato un tesoro di tipo non materiale, la verità
stessa sulla stona del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero
i documenti in grado di provare che Gesù Cristo —
verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica
— aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli
e i loro discendenti — l’ultimo è Plantard stesso
— portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto
hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero.
Il
Codice Da Vinci si limita a ripetere questa affermazioni.
Nessuna fonte parla invece del Priorato di Sion e dei merovingi
come discendenti fisici di Gesù Cristo prima che
Plantard arrivi a Rennes-le Château negli anni 1950.
Nella prima pagina (p. 9 nell’edizione italiana) de Il
Codice Da Vinci si afferma che tutta la storia è
confermata da documenti inoppugnabili ritrovati nel 1975
nella Biblioteca Nazionale di Parigi. I documenti, perô,
sono stati “ritrovati” dalle stesse persone che li avevano
nascosti nella Biblioteca Nazionale: Plantard e i suoi amici.
Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi
ma di falsi moderni.
Niente documenti, dunque, e niente storia: solo fantasie
anti-cristiane. buone per vendere romanzi più o meno
mal scritti, ma che dal punto di vista storico devono essere
considerate autentica spazzatura.