Cosa
dice la tradizione cristiana dei primi secoli?
Abbiamo
deciso di iniziare la nostra spiegazione apologetica riguardante
il Purgatorio a partire dall’analisi di alcuni brani dell’Antico
e del Nuovo Testamento proprio perché la dottrina
sul Purgatorio nasce, come vedremo, all’interno della Sacra
Scrittura e sebbene in molti si rifiutino di accettare questa
verità essa è ben illustrata nella Parola
di Dio!
Come abbiamo
già detto nella prefazione, non è difficile
incontrare storici, giornalisti, o semplicemente gente sprovveduta
credere che l’idea di Purgatorio sia stata inventata a tavolino
nel Medioevo.
Badate bene però, se così fosse la tradizione
storica tramandata dai primi cristiani non dovrebbe menzionare
né fare alcun tipo di riferimento al Purgatorio,
ma così non è…
Veniamo dunque alle più importanti testimonianze
storiche dei primi cristiani partendo dalla più antica.
Epitaffio
di Abercio
Nel
secondo secolo (ci troviamo dunque intorno
al 100 d.C.), la storia ha collocato un’importante testimonianza
riguardante la credenza nella necessità di pregare
per le anime dei defunti e quindi, ovviamente, del Purgatorio,
anche se non lo si chiamava con questo nome. Tale documento
prende il nome di “Epitaffio di Abercio”.
In questo epitaffio leggiamo:
“Queste
cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente
settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole,
preghi per Abercio.” Abercio era un cristiano,
probabilmente vescovo di Ierapoli, in Asia Minore il quale,
prima di morire, compose di propria mano il suo epitaffio,
vale a dire l’iscrizione per la sua tomba. Riflettiamo:
Abercio invita quelli che visiteranno la sua tomba a pregare
per lui. Invita a pregare per lui defunto, quindi per la
sua anima. Si può facilmente comprendere come la
Chiesa primitiva, la Chiesa dei primi secoli, credeva al
Purgatorio e alla necessità di pregare per le anime
dei defunti.
Il
diario di Perpetua
Nell’anno
203,all’inizio del terzo secolo dopo Cristo
ci perviene la più importante testimonianza. A farcela,
attraverso il suo diario è la martire cristiana Perpetua
morta il 7 marzo del 203 insieme ad altri
cinque cristiani: Felicita, Revocato, Saturnino, Secundolo
e il loro catechista Saturo.
Il
diario ci narra un episodio importane. Perpetua, mentre
è in prigione, ha una duplice visione.
Nella prima visione vede suo fratello Dinocrate,
“morto a sette anni per un cancro che gli aveva devastato
la faccia” al punto che, scrive Perpetua “la sua
morte aveva fatto inorridire tutti”. Nella prima visione,
Perpetua vede suo fratellino uscire “da un luogo tenebroso
dove vi era molta altra gente; era accaldato e assetato,
sudicio e pallido. Il volto era sfigurato dalla piaga che
l’aveva ucciso”. E ancora, in questa prima visione,
Perpetua vede suo fratello che tenta senza riuscirci di
abbeverarsi ad una piscina e capisce che Dinocrate sta soffrendo.
Non riesce ad abbeverarsi e questo era per lui motivo di
grande sofferenza.
Perpetua
prega per l’anima di suo fratello defunto. Il Signore
ascolta le sue preghiere e in una seconda visione, Perpetua
vede Dinocrate perfettamente guarito, in grado di abbeverarsi,
capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando
questa seconda visione, Perpetua scrive nel suo diario:
“Mi svegliai e compresi che la pena (del Purgatorio)
gli era stata rimessa”.
Le
opere di Tertulliano
Un’altra
preziosa testimonianza ci giunge da Tertulliano (ca 155
– ca 222) un pagano, convertito al Cristianesimo; divenne
uno strenuo apologeta del cattolicesimo prima di cadere,
purtroppo nell’eresia montanista.
Nel
suo De Corona, Tertulliano scrive: “Nel
giorno anniversario facciamo preghiere per i defunti”.
Nel
suo De monogamia, scrive: “La moglie
sopravvissuta al marito offre preghiere per la gioia di
suo marito nei giorni anniversari della sua morte”,
dove si intende bene che la moglie prega perché l’anima
del defunto giunga presto alla gioia del Paradiso.
La
testimonianza di Sant'Agostino
Sant’Agostino
attesta la fermissima fede della Chiesa dei primi secoli
nella esistenza del Purgatorio. Scrive: “Non si può
negare che le anime dei defunti possono essere aiutate
dalla pietà dei loro cari ancora in vita, quando
è offerto per loro il sacrificio del Mediatore
(qui sant’Agostino sta parlando del sacrificio della Santa
Messa), oppure mediante elemosine” (De fide, spe,
et caritate).
La
testimonianza di Sant'Efrem di Siro
Scrive
sant’Efrem di Siro, vissuto nel IV secolo (306-373) nel
suo testamento: “Nel trigesimo della mia morte ricordatevi
di me, fratelli, nella preghiera. I morti infatti ricevono
aiuto dalla preghiera fatta dai vivi” (Testamentum).
San Girolamo (ca 347 – 419 o 420) attesta che gli scritti
di sant’Efrem erano letti pubblicamente in Chiesa, dopo
la Sacra Bibbia.
Alla
luce di questi bellissimi testi della tradizione cristiana
appare fin troppo evidente come nella tradizione della Chiesa
già a partire dal secondo secolo dopo Cristo i cristiani
credevano fermamente nell’esistenza del Purgatorio, altro
che Medioevo!