Le crociate
Pubblichiamo
il testo della conversazione che Gianpaolo Barra,
direttore de "il Timone" ha tenuto a Radio Maria
giovedì 4 marzo 1999, durante la "Serata Sacerdotale"
condotta da don Tino Rolfi. Conserviamo lo stile colloquiale
e la divisione in paragrafi numerata utilizzata per i suoi
appunti dall' autore.
Preliminari
1.
Nel corso di questa conversazione affrontiamo il tema delle
crociate. Come è facile intuire, si tratta di un
argomento estremamente delicato, essendo uno dei cavalli
di battaglia della cultura dominante, utilizzato per denigrare
la storia della Chiesa.
2.
A partire da Voltaire, sulle Crociate è stata
costruita una autentica "leggenda nera", infarcita
di menzogne e fantasticherie, a causa della quale
i cattolici sono stati costretti a posizioni di "difesa".
3.
La leggenda nera narra che le Crociate furono guerre di
religione, dichiarate dai cristiani ai musulmani. Tali guerre
sarebbero state volute dalla Chiesa al solo fine di imporre
la propria religione quella cristiana ad altri popoli, nella
fattispecie ai popoli "civili e pacifici" del
Vicino Oriente, musulmani, fedeli di Maometto e seguaci
dell'Islam.
4.
Sarebbero state pertanto manifestazioni di fanatismo religioso,
di fondamentalismo cristiano cattolico e c'è chi
sostiene che la Religione fu soltanto un alibi che nascondeva
il vero intento delle Crociate: conquistare nuove terre,
promuovere la politica espansionistica e imperialistica
della Cristianità medievale.
5.
Naturalmente, stando ai sostenitori della leggenda nera,
la Chiesa tutta intera dovrebbe vergognarsi per questa brutta
pagina della sua storia. Infatti, che cosa ci sarebbe di
più scandaloso, di più lontano dal Vangelo
di una Chiesa che promuove la "guerra santa",
che incita all'annientamento di un'altra religione e dei
suoi seguaci?
6.
Questo in rapida e fin troppo superficiale sintesi il contenuto
di quello che ci viene abitualmente propinato dalla propaganda
e dalla cultura oggi di moda.
7.
Chi vi parla ormai gli amici ascoltatori lo sanno molto
bene non si vergogna affatto della storia della Chiesa e
men che meno si vergogna del fatto che ci siano state le
Crociate. Prima infatti di batterci contriti il
petto, è necessario capire che cosa sono state le
Crociate ed è il compito che vogliamo svolgere nel
corso di questa breve conversazione.
8.
Per parlare delle crociate con competenza, mi farò
guidare da due studiosi, uno storico e un filosofo. Lo
storico è Franco Cardini, docente
universitario, uno dei più prestigiosi e conosciuti
studiosi del Medioevo cristiano e del mondo islamico. Il
filosofo è un sacerdote, professore
all'Università Cattolica di Milano, don Luigi Negri,
il quale ha scritto un bei libro, intitolato significativamente:
"False accuse alla Chiesa", edito da
Piemme, dove troviamo un capitolo molto importante dedicato
alle crociate.
9.
Cominciamo allora a rispondere alla domanda: che
cosa sono state le crociate? Preavverto che, per
rispondere, dobbiamo fare uno sforzo: capire bene il significato
delle crociate non è facile, perchè sono passati
molti secoli, è cambiato il mondo, è cambiata
la mentalità dell'uomo moderno e non dobbiamo cadere
nell'errore di giudicare i fatti storici adoperando esclusivamente
i criteri di giudizio che la moda culturale oggi ci impone.
10.
Rispondiamo alla domanda cominciando con il dire che
le crociate sono state molto di più di semplici spedizioni
militari: sono state innanzitutto dei pellegrinaggi, dei
pellegrinaggi armati.
11.
Non si può negare che la spedizione armata fosse
necessaria per liberare i Luoghi Santi dalla occupazione
dei Turchi. Questa occupazione aveva reso impossibile lo
svolgersi di un fatto che per tutto il Medioevo cristiano
costituiva una esperienza normale, faticosa ma abituale:
il pellegrinaggio in Terra Santa, per visitare i luoghi
dove Gesù era vissuto.
12.
Ma è altrettanto vero che la crociata era di più
di una spedizione militare. Ho parlato di pellegrinaggi,
e qualcuno certamente si sarà stupito. Ma lo
stupore si dissolve se ricordiamo che la motivazione principale
che spingeva alla crociata uomini e donne, giovani e adulti,
perfino bambini, uomini di potere e semplici contadini,
che lasciavano tutto e partivano per liberare la Terra Santa
era una motivazione di carattere religioso.
13.
Scrive il professor don Luigi Negri. "Le crociate
sono state un grande movimento di carattere missionario
la cui motivazione è fondamentalmente la fede".
Dunque fede e missionarietà alla base dello spirito
della crociata.
14.
Il caso di san Francesco di Assisi ne è la
prova più convincente.
15.
Si sa che di questo straordinario santo della Chiesa cattolica
ci viene trasmessa una immagine tutta "acqua e zucchero".
Quanto è diffìcile, addirittura sorprendente,
credere che san Francesco di Assisi fu un difensore della
Crociata.
16.
In effetti, egli accompagnò la V crociata,
iniziando in prima persona la missione francescana presso
i musulmani. Non risponde a verità la convinzione
che san Francesco accompagnò i Crociati senza condividere
la necessità di armarsi e di combattere per liberare
i Luoghi Santi.
17.
C'è un episodio di Francesco alla Crociata molto
significativo che ci viene abitualmente taciuto: dopo
essere scampato per miracolo alla morte e avere subito dai
musulmani percosse sanguinose, Francesco riesce a raggiungere
il sultano Malil-Al-Kamil. Con lui c'era un altro frate,
di nome Illuminato, che ci riporta il dialogo intercorso
tra il poverello di Assisi e il Sultano.
18.
Sentiamo la testimonianza di Frate Illuminato: "II
Sultano sottopose a Francesco un'altra questione: "II
vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere
male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello
a chi vuoi togliervi la tonaca" Quanto più voi
cristiani non dovreste invadere le nostre terre!".
Rispose il beato Francesco: "Mi sembra che voi non
abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è
detto: "Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo,
cavalo e gettalo lontano da tè. E, con questo, Gesù
ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico
o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio,
dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da
noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall'amore
del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono
secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono,
perchè voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate
ad allontanare dalla religione quanti uomini potete. Se
invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore
e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi!".
19.
Come vedete, qui ci troviamo di fronte ad un san Francesco
sconosciuto da molti di noi cattolici. Un difensore dei
diritti dei Crociati, sostenitore della necessità
di combattere in quel frangente per la fede, pronto a offrire
il contributo di cui è capace - lui non era un uomo
d'armi - per il buon esito della crociata.
20.
Ma possiamo capire questa posizione di san Francesco che
è comune all'uomo medievale, al cristiano medievale
se ritorniamo alla motivazione fondamentale della Crociata:
la motivazione della fede.
21.
Si deve ricordare, infatti, che l'occupazione di
Gerusalemme da parte dei Turchi aveva messo in pericolo
la memoria storica dei luoghi che avevano visto Gesù
vivo. E la fede, la nostra fede cattolica, si fonda su dati
storici e se si mettono in pericolo questi dati storici,
questi fatti che riguardano la vita di Gesù, si mette
in pericolo la Fede.
22.
Così ragionavano i Cristiani del medioevo.
23.
Perchè è difficile comprendere questo modo
di ragionare, oggi? Perchè anche noi credenti abbiamo
perso di vista il fatto che la fede è un bene tra
i più grandi che possediamo. Noi ci preoccupiamo
della casa, del lavoro, della salute fisica e per questi
beni beni importanti, certamente, ma non i più importanti
nella prospettiva cristiana siamo disposti a lavorare e
a lottare.
24.
Le nazioni di oggi dichiarano guerra e fanno la guerra per
altre ragioni: il petrolio, l'aiuto ai profughi, ragioni
economiche, etc. Nel medioevo cristiano sopra ogni ragione
c'è una motivazione religiosa: la fede.
25.
Per quanto possa sembrare scandaloso, le cose stanno proprio
così. Ma torniamo alle Crociate.
26.
C'era un'altra ragione che motivava la Crociata:
non solo il pericolo di perdere la memoria storica di Gesù
Cristo, ma anche il pericolo concreto e tremendo che correvano
le comunità cristiane che vivevano in Terra Santa
e lungo i confini orientali dell'Europa, minacciati dall'avanzata
dei Turchi.
27.
Nel tempo delle Crociate, tutta l'Europa cristiana avverte
che quella Chiesa, che quella parte del Corpo Mistico di
Cristo che viveva nell' Oriente corre il serio pericolo
di essere definitivamente soppressa, di vwnir cancellata
dall'Islam.
28.
Bisognava difendere i cristiani minacciati. Era necessario
mostrarsi concretamente solidali con loro. La difesa della
Chiesa: questo era un elemento fondamentale dello spirito
crociato. Questo volevano i crociati alla fin fine: liberare
i luoghi santi, recuperare la libertà di accesso
ai luoghi santi e difendere i propri fratelli cristiani
nella fede.
29.
Era una motivazione autenticamente gratuita, che veniva
prima - scrive don Luigi Negri - "di qualsiasi
valutazione e di aualsiasi strategia di carattere politico",
era una motivazione che sfuggiva a qualsiasi calcolo, a
qualsiasi convenienza, a qualsiasi previsione di risultati.
30.
Si badi bene: questo non vuol dire che durante le crociate
non siano emerse motivazioni e calcoli di ordine politico,
economico o anche di profilo più umano: ma non furono
questi i motivi che spinsero l'Europa intera, l'Europa cristiana
dei secoli XI-XIII alle crociate.
31.
La Crociata dunque è una missione. Una missione di
aiuto, una missione armata: e allora le cose non potevano
andare diversamente. Uscire dall'Europa per liberare i territori
sacri, per difendere la comunità cristiana, significava
opporsi a coloro che, prima di questa uscita, avevano occupato
militarmente la Terra Santa e tenevano soggette le popolazioni
cristiane dell'Oriente.
32.
Facciamo un passo avanti. L'idea che la Crociata fosse una
operazione militare destinata non solo a liberare i luoghi
santi ma anche ad occupare Gerusalemme ed annetterla all'Occidente
cristiano non ha mai sfiorato i capi della Chiesa, i papi.
Sul piano della teoria giuridica accettata in Occidente,
la Città Santa apparteneva di diritto all'Imperatore
di Oriente, all'Imperatore di Costantinopoli.
33.
Una prova che la conquista di Gerusalemme non era stata
programmata nè dal Papa nè dai principi cristiani
che avevano partecipato alla prima Crociata (10951099) l'unica
Crociata che giunse a buon fine risiede nel fatto che nessuno
sapeva bene come organizzare le nuove conquiste.
34.
Molti cavalieri e pellegrini, sciolto il loro voto, rientravano
in Europa, tornavano a casa. Nasceva lì il problema
di difendere le conquiste fatte, obiettivo che nessuno si
era posto e nessuno aveva preparato. Segno che lo spirito
della Crociata era quello di liberare la Terra Santa, non
di occuparla militarmente.
35.
E soltanto la prima delle 7/8 crociate riuscì nel
suo intento di liberare Gerusalemme. Tutte le altre fallirono.
36.
Fallì la seconda crociata, durata due anni (1144-1146),
provocata da una richiesta di aiuto da parte del regno di
Gerusalemme all'Europa.
37.
Fallì la terza crociata, durata sei anni (1187-1193),
che vide il capo dei musulmani, il famoso Saladino, riconquistare
Gerusalemme. E qui dobbiamo soffermarci per osservare un
episodio rivelatore dello spirito crociato.
38.
La terza crociata era comandata da Riccardo Cuor di Leone,
re d'Inghilterra, e da Filippo II Augusto, re di Francia.
Occorre ricordare che a questa crociata partecipa anche
l'imperatore Federico Barbarossa, tuttavia non come comandante
supremo, perchè è scomunicato dal Papa.
39.
Dunque, un imperatore, l'uomo più potente di tutta
l'Europa, colui che sfidava il papato e che era stato scomunicato
per questo dal Pontefice, aveva come unico motivo di onore
partecipare alla Crociata come un soldato semplice. E morirà
in crociata, annegando in un fiume.
40.
Per la fede, per ottenere l'indulgenza plenaria, un imperatore
è disposto perfino a lottare come soldato semplice.
41.
Torniamo alle crociate. Fallì anche la quarta crociata,
durata due anni (1202-1204), certamente la più incresciosa.
Qui le motivazioni di carattere politico ebbero il sopravvento
sulle ragioni della fede. Partiti per Gerusalemme, a causa
dei ricatti di Venezia i crociati si ritrovarono a conquistare
la cristianissima Costantinopoli, dando vita ad un effimero
impero latino, che durò pochi decenni.
42.
Le altre crociate fallirono tutte, non raggiunsero mai Gerusalemme.
43.
Dunque, per avere un quadro generale, anche se generico,
le crociate furono 7/8, sparse in due secoli di storia e
videro i cristiani combattere soltanto per pochi anni.
44.
Nel 1300, papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo
e spostò l'indulgenza plenaria dalla crociata al
pellegrinaggio a Roma, rinunciando ad ogni tentativo di
liberare Gerusalemme. Era la fine delle crociate in Terra
Santa.
45.
Veniamo ad un altro argomento: quando si parla di crociate,
a qualcuno viene in mente l'inusitata violenza cui si abbandonarono
i crociati, massacrando popolazioni, trucidando ebrei e
arabi.
46.
I fatti sono noti e purtroppo tragici. Quando, nella prima
crociata, nell'agosto del 1099 Gerusalemme venne liberata,
Ì crociati si abbandonarono ad un terribile massacro.
Ma, mentre non dobbiamo nascondere questo aspetto crudele,
tragico e tremendo, che ha caratterizzato le spedizioni
crociate, dobbiamo ricordare con forza che non fu
il Papa, non fu la Chiesa ad ordinare i massacri e le violenze.
Questi furono compiuti da soldati che agirono al di fuori
e contro le intenzioni della Crociata.
47.
Dobbiamo ricordare che alla crociata partecipavano
cavalieri armati e laici anche disarmati. Queste turbe di
pellegrini, senza aspettare i principi cristiani che dovevano
capitanare la spedizione, guidati e sospinti da monaci indisciplinati
e da predicatori improvvisati, capaci però di infiammare
e di trascinare le folle, queste turbe di pellegrini dicevo
si abbandonarono per esempio nel corso della prima crociata
a violenze inaudite mentre attraversavano l'Europa per giungere
in Terra Santa.
48.
Nella primavera del 1096, sulle città del Reno e
del Danubio compiono razzie e massacri di cui furono vittime
soprattutto le comunità ebraiche. Saranno si rifletta
su questo fatto i vescovi e le autorità fedeli all'Imperatore
Enrico IV ad opporsi ai massacri e gli eccessi di queste
turbe indisciplinate non tardarono ad essere puniti.
49.
Furono attaccate e decimate a loro volta, prima dalle milizie
dei signori ecclesiastici e poi da quelle del Re di Ungheria
e dai bizantini, per essere infine massacrate dai Turchi,
appena i superstiti oltrepassarono lo Stretto dei Dardanelli.
50.
Dunque, non il Papa, non la Chiesa aveva dato ordine di
compiere questi massacri.
51.
Possiamo trarre un bilancio conclusivo di questa nostra
conversazione. Naturalmente, ci vuole ben altro che una
mezz'eretta per illustrare quanto vi sarebbe da dire sulle
Crociate. Ma a noi basta avere sottolineato qualche dato
utile per respingere quella propaganda interessata che considera
la Chiesa colpevole per aver chiamato i popoli dell'Europa
cristiana a liberare il Santo Sepolcro.
52.
Per fare questo bilancio conclusivo, che meriterebbe comunque
di essere approfondito, ci facciamo aiutare dallo storico
Franco Cardini. E in sintesi, possiamo dire questo.
53.
Primo: la crociata non fu mai semplicemente una
guerra, e tanto meno una "guerra santa". Fu vissuta
come pellegrinaggio armato, per cui chi vi partecipava aveva
diritto a determinate indulgenze.
54.
Secondo: non è vero che le crociate provocarono
lontananza e inimicizia reciproca tra Occidente cristiano
e Oriente musulmano. Il periodo delle crociate, quello fra
XI e XIII secolo, fu anche quello del massimo avvicinamento
fra Cristianità e Islam. Pensate che proprio in questa
epoca giungono in Occidente, dal mondo arabo, la scienza
e la filosofia classiche che vi erano state dimenticate.
55.
Terzo: non è vero che l'Isiam non
ci ha più potuto perdonare le crociate. L'Islam non
se n'era nemmeno accorto. Bisogna aspettare il secolo scorso,
quando i musulmani colti, studiando in Europa, entrano in
contatto con la leggenda nera sulle crociate inventata dall'Illuminismo.
Prima di allora e questo dato è assai significativo
i Paesi islamici mancavano persino di una traduzione in
lingua araba del termine "crociata".
56.
Quarto: a dispetto di quanto si crede,
nei due secoli di crociate, gli anni di guerra effettiva,
di guerra guerreggiata, furono assai pochi. E furono assai
limitati gli episodi di ferocia, comunque non voluti dalla
Chiesa.
57.
E infine un'ultima considerazione, che potrà sembrare
scandalosa oggi, visto che viviamo in un mondo dove i criteri
di giudizio sono quelli "laicisti", purtroppo
fatti propri anche da molti nostri buoni, ma ingenui, cattolici.
58.
Se si guarda al fenomeno delle crociate e alle motivazioni
che spinsero migliala e migliala di uomini, donne e perfino
bambini a mettersi in marcia per liberare la Terra Santa,
a rischiare la vita, a sottoporsi a prove, fatiche e durezze,
dobbiamo dire quanto scrive con coraggio don Luigi Negri:
"Questa gente se ne è andata in giro per
il mondo perchè credeva che Gesù Cristo fosse
il significato ultimo della vita, ciò per cui valeva
la pena di vivere e di morire.
59.
Non si poteva accettare che non si potesse più
andare ad inginocchiarsi dove Gesù era nato e dove
era morto. [...] Non si poteva essere cristiani in Occidente
dimenticando i fratelli a cui sarebbe stato impedito di
esprìmere la propria fede se fossero caduti sotto
il dominio dei Turchi".
60.
Con questo richiamo alla motivazione più profonda
che ha spinto alla Crociata, possiamo concludere la nostra
conversazione
61.
Tutti ringrazio. A risentirci, a Dio piacendo, la prossima
volta.
Bibliografia
Franco
Cardini, Le Crociate tra il mito e la storia, Istituto
di Cultura Nova Civitas, Roma 1971.
Franco Cardini, Processi alla Chiesa. Mistificazione
e apologia, Piemme Casale Mon.to (AL) 1994.
Luigi Negri, Controstoria. Una rilettura di mille anni
di vita della Chiesa, San Paolo, Cinisello B.mo (MI)
2000.
Luigi Negri, False accuse alla Chiesa, Piemme,
Casale Mon.to (AL) 1997.