DIO
È PROVVIDENZA,
ANCHE
NEL DOLORE
(Mt.
6,25-35)
Il
problema che maggiormente affligge l’esistenza dell’uomo
è quello del dolore, che sembra inconciliabile con la Provvidenza
di Dio; si risolve con sufficiente chiarezza soltanto con
la fede in Dio Padre e nella certezza di un’altra vita dopo
la morte corporale e con lo sguardo fisso alle atroci sofferenze
di Cristo Dio e della sua Madre Addolorata.
1.
IL DOLORE C’È, È UNA TRISTE REALTA’; ma guai a non comprenderne
il significato. "La parola della croce infatti
– dice S. Paolo – è stoltezza per quelli che vanno
in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è
potenza di Dio" (1)
Sul
monte Calvario, accanto a Gesù, che muore per noi in
un abisso di sofferenze, c’è sua Madre addoloratissima
che soffre con tanto amore a Gesù e per le anime; è la prima
collaboratrice associata "con animo materno al Sacrificio
di Lui" (2): Ella è simbolo dei futuri santi. C’è il
buon ladrone che soffre con rassegnazione per riparare
alle sue colpe: è simbolo delle anime che si salvano. C’è
il cattivo ladrone che soffre imprecando e bestemmiando:
è simbolo delle anime che vanno verso la dannazione per
non aver compreso il valore della sofferenza.
Il
mondo è un immenso calvario in cui tutti sono inchiodati
alla croce: non c’è uomo senza croce, non c’è casa senza
dolore.
2.
MA... C’È PURE LA DIVINA PROVVIDENZA. S. Tommaso d’Aquino
dichiara che quella della Divina Provvidenza è, dopo il
dogma della Trinità, la verità più importante del cristianesimo:
se crolla questa, crollerà pure la fede nell’esistenza di
Dio (3).
Non
ripetere mai: Dio mi ha abbandonato! Dio ti ama!
Ti assicura la Bibbia che Lui veglia su di te come un’aquila
sui suoi nati e ti custodisce come pupilla del suo occhio
(4).
Dio
è Padre, ti ha creato per amore e continua a conservarti
nell’esistenza ossia ti dona istante dopo istante quella
vita che un giorno ti diede. Questo incessante dono dell’esistenza
S. Tommaso lo chiama "creazione continuata": è
come se in ogni attimo continuasse a crearti. Quindi la
tua esistenza in ogni minuto è legata a Dio da fili invisibili
di amore paterno e materno.
La
Bibbia dolcemente ti sussurra: "Può forse una madre
dimenticarsi di suo figlio? E anche se si dimenticasse,
io invece non ti dimenticherò mai. Ecco ti ho designato
sulle palme delle mie mani" (5). La sapienza e provvidenza
di Dio "si estende da un confine all’altro con forza
e governa con grande bontà ogni cosa" (6).
Gesù
ha parole stupende sulla bontà e provvidenza del Padre:
"Per la vostra vita non affannatevi di ciò che mangerete
o berrete e neanche per il vostro corpo di quello che indosserete.
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono,
né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste
li nutre. Non contate voi forse più di loro? E perché vi
affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli
del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico
che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come
uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che
oggi è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai
più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi, dunque,
dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;
il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno. Cercate
prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste
cose vi saranno date in aggiunta" (7).
3.
COME SI CONCILIA IL DOLORE CON LA DIVINA PROVVIDENZA?
a)
Il dolore non è stato creato da Dio: il progetto di
Dio era una umanità senza alcuna sofferenza. Fu il peccato
dei nostri progenitori a portare la morte preceduta da tanti
dolori. La Bibbia afferma: "Dio non ha fatto la morte,
né gode che periscano i vivi. Infatti Egli creò tutte le
cose perché esistessero...Ma per l’invidia del diavolo entrò
nel mondo la morte"(8).
Molti
dolori vengono dalle leggi della natura sconvolta dopo
il peccato dell’uomo. E tante sofferenze arrivano per
colpa nostra: per imprudenza e intemperanza, per eccessi
nel mangiare e nel bere; sovente gli uomini si scavano la
fossa con forchetta, bicchieri, bicchierini, droga, vizi
e disordini fisici e morali; e poi scavano la fossa agli
altri negando il cibo, i vestiti, le medicine alle centinaia
di milioni di persone che ogni anno muoiono per fame e per
miseria (E se ne incolpa il Signore!).
b)
Perché Dio ha permesso e permette il dolore? Perché
Egli porta il massimo rispetto al grande dono che ha fatto
all’uomo: il dono della libertà. Tuttavia il Signore è tanto
buono e talmente potente che ha saputo trarre il bene anche
dal male ossia dal dolore.
c)
Perché soffrono i buoni – ci si chiede – mentre i cattivi
hanno ogni fortuna? Non è esatto! Non soffrono soltanto
i buoni, ma anche i cattivi. Se poi i cattivi hanno qualche
fortuna temporale, ciò può entrare nei piani della giustizia
di Dio, il quale deve ricompensare in questa vita, non potendolo
fare nell’aldilà, quel bene che i cattivi ostinati nei loro
peccati hanno fatto. E del bene ne fanno tutti, anche chi
non si convertirà mai al Signore, come un orologio guasto
e fermo indica l’ora esatta almeno due volte in 24 ore.
Ma un uomo che abbia tante fortune su questa terra e poi
che sia infelice per sempre nell’altra vita, non è da invidiare,
ma da compiangere.
d)
Perché soffrono i bambini e gli altri innocenti? Qui
il mistero del dolore raggiunge la massima profondità, e,
senza fede, resta inesplicabile; mentre la fede ci offre
elementi che ce lo fanno comprendere a sufficienza: sono
i seguenti: Gesù, che è Dio, ha sofferto moltissimo e
ha voluto una Madre la più sofferente e la più addolorata
tra tutte le creature. E, con la sua sofferenza, cui ha
unito la sofferenza della sua Mamma, ha meritato per tutti
noi la salvezza eterna. Così i fanciulli e gli altri innocenti
che soffrono per amore a Gesù e ai fratelli, diventano,
insieme alla Madonna, i più preziosi collaboratori del Redentore
nell’opera della salvezza delle anime.
Inoltre
c’è la certezza assoluta dell’esistenza della vita eterna,
che è la vera vita! La vita terrena di fronte all’eternità
è meno di un istante, è più breve di un lampo nella notte.
A questa luce il dolore appare come una grande grazia e
come una ricchezza infinita per l’eternità. Ecco perché
le anime sante ringraziavano Dio per le sofferenze e chiedevano
altri dolori. S. Teresina, diceva: "Non morire,
ma soffrire". E S. Veronica Giuliani, Cappuccina,
così supplicava il Signore: "Croci, pene, tormenti,
flagelli, venite a me. Più pene, più croci..., più, più,
più, o mio Dio!" E il Servo di Dio Giuseppe Toniolo,
padre di sette figli, nelle grandi sofferenze e nelle disgrazie,
recitava, insieme ai familiari, due inni di ringraziamento:
il Magnificat e il Te Deum.
Impegnamoci
a sopportare le sofferenze con grande amore a Gesù,
sull’esempio della Vergine e dei Santi. Le lacrime lasciate
cadere senza questo amore, diventano fango, ma offerte con
questo amore a Gesù, si tramutano in perle. È terribile
soffrire senza Dio e contro Dio (imprecando, bestemmiando),
è dolce soffrire con Gesù, secondo il celebre detto: "Ubi
amatur non laboratur et si laboratur ipse labor amatur":
dove si ama non si soffre e se si soffre si ama la stessa
sofferenza.
Uniamo
le nostre sofferenze a quelle di Gesù per la salvezza delle
anime: così Gesù per mezzo di noi, membra del suo Corpo
Mistico, continuerà a soffrire per salvare. In questo modo
si applicheranno anche a noi le belle parole di Giovanni
Paolo II agli ammalati: "Voi diventate potenti
come è potente Cristo in croce".
La
sofferenza vissuta e offerta in questa maniera, porterà
anche a noi, come dice S. Pietro, allegrezza in terra
e gloria in Cielo: "Nella misura in cui partecipate
alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella
rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare"
(9).
ESEMPIO.
La Serva di Dio Benedetta Bianchi Porro (1936–1964)
di Dovàdola (Forlì), voleva diventare Medico allo scopo
di curare gratuitamente i poveri, ai tempi in cui ogni cura
si doveva pagare; ma ha dovuto lasciare l’Università al
penultimo esame perché i suoi mali fisici si moltiplicavano
e si aggravavano. Era poliomielitica, cieca, sorda, poi
totalmente paralizzata; aveva perduto il tatto, l’odorato,
il gusto e tutta la sensibilità fuorché nel palmo di una
mano, la voce era ridotta a un filo esile; aveva molti ascessi
alle gengive che le portarono via quasi tutti i denti; fisicamente
era ridotta a un rudere. Eppure aveva una vita spirituale
intensissima e viveva in una continua gioia, come risulta
da suo Diario. Era tanto devota della Madonna! La
sua mamma scrive: "Vive pregando, cantando, dettando
lettere agli amici, vive in una maniera più angelica che
umana. Ringrazia ogni sera Dio per le sue molteplici sofferenze.
Ama la vita, il sole, i fiori, la pioggia. È forte, dolce,
sempre contenta". Ecco una delle sue espressioni: "Ho
trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza
fino alla consumazione dei secoli". Ha cantato fino
a mezz’ora prima di morire; e ha ripetuto quei versi del
Pascoli a lei prediletti: "O stanco dolore riposa.
/ La nube del giorno più nera / fu quella che vedo più rosa
/ nell’ultima sera". (10)
PROPOSITO.
Nelle sofferenze mettiamo in pratica l’insegnamento di Benedetta
Porro: "Io so che attraverso la sofferenza il Signore
mi conduce per una strada meravigliosa. Lui è quì, mi sorride,
mi precede, mi incoraggia. Come amo il Signore! Come è bello
avere un Padre nel Cielo che ci aiuta, che ci ama più di
noi stessi!"
Invochiamo
la Consolatrice degli afflitti per tutti i sofferenti!
COROLLARIO.
La sofferenza può diventare una perla molto preziosa.
Come
si forma una perla? Risponde il servo di Dio P. Mariano
da Torino: "Un granellino di sabbia penetra attraverso
le valve socchiuse di una conchiglia. I tessuti reagiscono
dolorosamente al corpo estraneo e lasciano colare attorno
a quel granellino di sabbia, che non possono eliminare,
come tante piccole lacrime e cioè i sali preziosi che formano
la perla. Dunque dalla sofferenza di una conchiglia nasce
la perla".
Così
si dica della sofferenza dell’uomo. Le lacrime, ossia i
dolori fisici e morali sopportati per amore di Gesù, formano
le perle più preziose che l’uomo possa offrire a gloria
di Dio, per la conversione dei peccatori, per la santificazione
della propria anima.