Le
eco-catastrofismo pilotato da lontano...
di
Alessandra Nucci
Da
oltre trent'anni siamo bombardati da rapporti che prevedono
apocalittiche sventure se non ci decideremo a diminuire
il numero di esseri umani nel mondo e a combattere l'industrializzazione.
Nulla di tutto questo si è mai avverato, ed appare
evidente che i veri scopi dell'"eco-catastrofismo"
siano di carattere specificamente "ideologico":
difesa dell'aborto e controllo programmato delle nascite,
diffusione del culto New Age della dea Terra e della mentalità
anti-occidentale.
Le
"balle" eco-catastrofiste
Cominciò
un biologo dell'Università di Stanford, Paul Ehrlich
che in un bestseller nel 1968 intitolato The Populatioi
Bomb predisse che centinaia di milioni di esseri umani sarebbero
morti per fame negli anni Settanta e Ottanta. Ognuno ricorderà
che in quegli anni si mangiava come e più di prima
e che se l'Africa stentava, la Comunità Europea invece
già allora pagava i coltivatori perché fosse
distrutto parte del loro raccolto.
Nel 1972 la diagnosi di Ehrlich fu ripresa dal "Club
di Roma", un gruppo di intellettuali che pubblicò
un altro bestseller, I limiti allo sviluppo, tradotto in
20 lingue e venduto in 9 milioni d copie.
Lo studio ripeteva le profezie di sventura e dettagliava
le date in cui si sarebbero esaurite le risorse minerali:
l'oro sarebbe finito entro il 1981; il mercurio entro il
1985; lo zinco entro il 1990; il petrolio entro il 1992;
il rame, il piombo e il metano entro il 1993. Alla prova
dei fatti però le riserve ammontano oggi a centinaia
di migliaia di tonnellate, le industrie hanno sempre meno
bisogna dei minerali "nobili", e se il petrolio
è aumentato non è perché scarseggi
- si è scoperto infatti in tutti i continenti, dal
Caucaso all'Alaska, dal Venezuela al Sudan - ma perché
i produttori hanno fatto cartello (l'Opec), perché
le lobby verdi non permettono di aprire tanti pozzi e per
svariate altre vicende politiche.
Un
Duemila da apocalisse
Al
libro del Club di Roma seguì nel 1980 un rapporto
ancora più fosco commissionato del governo Carter.
Affermava ufficialmente che il collasso sarebbe arrivato
entro il 2000, prevedeva che al volgere del millennio il
mondo sarebbe stato in preda alla carestia, all'aumento
dei prezzi dei prodotti agricoli, al dilagare della fame
nel mondo, all'esaurimento delle riserve minerarie e all'esplosione
delle nascite. Tutte queste previsioni sono state smentite
dai fatti, eppure il clima di pessimismo che hanno ingenerato
rispetto alle capacità dell'umanità di progredire
e risolvere i problemi non è cambiato e il mercato
per le pubblicazioni e le notizie apocalittiche è
sempre fiorente.
Le
conseguenze negative
Questo
ha per effetto di limitare davvero la crescita, perché
ottiene di appesantire l'umanità con una quantità
di paure astratte e di controlli burocratici concreti che
scoraggiano non solo la procreazione, ma anche lo spirito
di iniziativa e gli studi scientifici.
Danno da pensare ad esempio i dati di iscrizione alle facoltà
universitarie in Italia, dove l'anno scorso superava i 93mila
la somma dei giovani che avevano intrapreso studi di Scienze
della Comunicazione o di Psicologia, mentre per contro gli
aspiranti a una laurea in Matematica o in Fisica erano poco
più di 10mila.
I
risultati del progresso
Dalla
metà degli anni Settanta la produzione mondiale di
derrate alimentari è aumentata di circa il 25%, mentre
i prezzi si sono dimezzati.
In Europa e negli Stati Uniti il problema principale non
é la scarsità ma l'eccesso di cibo, e che
non si tratti di privilegi del Nord del mondo lo dice il
fatto che perfino la Cina da quando ha cominciato a permettere
la proprietà privata del terreno, ha il problema
dell'obesità.
Viviamo più a lungo e disponiamo di molti più
rimedi alle malattie. L'uomo ha imparato a costruire case
anti-sismiche, dighe e laghi artificiali, a irrigare il
terreno quando manca la pioggia e a difendere le piante
dagli insetti e dalle malattie; sa preservare a lungo i
cibi, riscaldare le case d'inverno e rinfrescarle quando
fa troppo caldo.
Il
discorso dell'inquinamento
Sono
cose che richiedono energia e portano inquinamento, certo,
ma anche in questo campo si registrano progressi. Rispetto
a cento anni fa si inquina di meno, non di più, e
ancor meno si inquina rispetto ai tempi della Rivoluzione
Industriale.
Le industrie più inquinanti sono quelle antiquate
dei Paesi in via di sviluppo, non quelle avanzate. La ricerca
sta lavorando sull'energia pulita, quella solare e a idrogeno,
e intanto siamo riusciti a rendere pulito perfino il carbone,
che oggi torna fuori come risorsa utilizzabile.
La
vera situazione
Si
può dire insomma che in tutti i modi misurabili le
condizioni di vita siano immensamente migliorate rispetto
all'epoca in cui sono partite le profezie di sventura, e
che se ciò non si può affermare per alcuni
Paesi, ad esempio per gran parte dell'Africa, il motivo
non è la penuria di risorse ma la situazione politica
che registra ovunque guerre tribali e dittature.
Ma sui mezzi di informazione campeggiano sempre le previsioni
più nere, e il messaggio è sempre quello:
che siamo troppi, che inquiniamo, che il pianeta non è
in grado di "sostenerci".
Nessuno che dica che il numero degli esseri umani al mondo
non è neanche lontanamente troppo per poter essere
"sostenuto" dal Pianeta.
Nel Nord del mondo sono di più le bare che le culle,
nei Paesi del Terzo Mondo il numero medio di bambini per
famiglia si è quasi dimezzato, e il demografo Pierre
Chaunu sostiene che i dati dell'ONU per la popolazione dell'Africa
sono gonfiati di almeno 100 milioni di persone. Eppure fa
lo stesso: ci dicono che siamo troppi.
"Cui
prodest" il catastrofismo?
Da
dove viene tutto questo pessimismo? Un buon metodo per scoprirlo
è chiedersi: "chi se ne avvantaggia?"
A chi vanno i soldi, i sussidi nazionali ed europei, le
interviste e la notorietà per farsi eleggere al Parlamento,
l'autorevolezza per lanciare gli allarmi e imporre le soluzioni?
Basta dire che solo negli Stati Uniti sono circa 150 le
organizzazioni ambientaliste che hanno denunciato un reddito
di oltre 5 milioni di dollari (anno di riferimento il 2002),
con punte che arrivano fin quasi a 900 milioni di dollari,
a fronte di patrimoni che possono andare oltre i 3 miliardi.
E si tratta di denari che per la maggior parte non sono
spesi per la"natura", ma in stipendi e per la
promozione della propria attività di... promozione
della propria attività.
Dall'uomo
alla Terra
Ma
di fronte all'evidenza che le previsioni di carestia sono
risultate sballate e che del posto sulla Terra, fuori dalle
metropoli, ce n'è in abbondanza, i profeti di sventura
hanno da tempo cambiato l'oggetto della lamentela: non ci
dicono più che si tratta di salvare l'umanità
ma di salvare la Terra. È il pianeta ad essere fragile,
dicono, non l'umanità. Così, ancora una volta,
siamo noi il problema. Intendiamoci, l'inquinamento esiste
e va combattuto. Lo si sta combattendo. Ma mai che si ascoltino
anche le voci dell'ottimismo. Molti scienziati si sono lamentati
per la difficoltà che trovano a uscire sugli organi
di stampa con informazioni scientificamente fondate: si
vedano le dichiarazioni di Lipsia e di Heidelberg, la petizione
dell'Università dell'Oregon firmata da oltre l7mila
scienziati e ricercatori, il manifesto di scienziati italiani
intitolato "Galileo 2001".
Quanti di voi le hanno trovate sui giornali queste voci?
Se la notizia è catastrofica, i media, si può
starne certi, non se la lasciano scappare.
Il WWF comunica che entro il 2050 l'umanità dovrà
trovarsi altri due pianeti su cui emigrare? Se lo dice il
WWF deve essere vero e i giornali lo riportano, senza controllare.
L'ecologismo
contro l'uomo: il culto della dea Terra
Gli
allarmi ambientali che trasformano la giusta tutela dell'ambiente
da ecologia in eco-fanatismo hanno portato a forme di protezione
che ricordano la riverenza per le vacche sacre degli indù.
Dal 1970 per iniziativa dell'Unesco ogni equinozio di primavera
si celebra la "Giornata della Terra", riconosciuta
l'anno dopo in solenne cerimonia dalle Nazioni Unite e celebrata
da allora in molte scuole degli Stati Uniti con riti intorno
agli alberi e preghiere alla Madre Terra. Avanza così
"l'ideologia Gaia", chiamata così in omaggio
alla "Dea Terra", che riconosce il pianeta come
fragile "essere vivente" e segna l'infiltrazione
in grande stile delle idee New Age nel movimento ecologico.
L'eco-teologia
"Gaia" sottende la filosofia della maggior parte
delle organizzazioni non-governative riconosciute dall'ONU
impegnate a ridurre o mantenere la popolazione del pianeta,
e ispira carte e trattati internazionali come il Trattato
sulla Biodiversità e la "Carta dei Diritti della
Terra" dell'ONU.
I devoti di "Gaia" danno la "colpa"
dello sviluppo della tecnologia alla diffusione del cristianesimo,
per via del libro della Genesi che assegna all'uomo il dominio
sulla terra.
Coerentemente
con questa assegnazione di colpa, il culto della Madre Terra
e l'ideologia ambientalista si accompagnano alla svalutazione
dell'essere umano, messo sullo stesso piano delle altre
"specie" e accusato anzi, come abbiamo visto,
di eccessiva e nociva prolificità. Le campagne del
movimento ambientalista sono orientate infatti nella maggior
parte dei casi contro l'uomo e le sue attività, ed
è davvero raro trovare un'associazione ambientalista
o animalista che si schieri contro l'aborto (umano).
Intanto però si provvede alla ripopolazione di orsi,
i lupi e di cinghiali, e nascono società per la difesa
dei diritti ... delle galline.