Gesù
nella Comunione è cibo dell'anima
(1
Cor. 11, 23-29)
Non
dimentichiamo che Gesù si è fatto "Pane vivo disceso
dal Cielo". Perciò mentre dobbiamo ardere d’amore verso
Gesù Sacramentato, nel contempo dobbiamo correre a cibarci
di Lui, sull’esempio della Madonna, la quale, benché
il Vangelo non ne parli in maniera esplicita, fu la prima
lampada viva e ardente presso l’Eucaristia e fu l’anima
più fervente di amore nel ricevere Gesù nella S. Comunione.
1.
NELLA COMUNIONE C’È IL VERTICE E LA FOLLIA DELL’AMORE
DI GESU’.
Il
grande apologista Bossuet afferma che le esigenze
dell’amore di Dio sono simili alle esigenze del cuore dell’uomo
e in Dio sono infinite. Ora nel cuore dell’uomo ci
sono tre principali esigenze.
a)
Star vicino alla persona che si ama. Questa è pure
l’esigenza dell’amore di Dio, ed ecco l’Incarnazione:
il Signore ha realizzato pienamente quella sua eterna aspirazione,
"io pongo le mie delizie nell’abitare tra i figli degli
uomini" (1), quando nella pienezza dei tempi "il
Verbo si fece uomo e venne ad abitare in mezzo a noi"
(2).
Poi
dovendo lasciare la terra con la sua morte, risurrezione
e ascensione al Cielo, ha indovinato la maniera per rimanere
con noi istituendo l’Eucaristia come sua "Presenza
reale" nelle nostre chiese ove nel silenzio ripete:
"Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi,
e vi ristorerò" (3).
b)
Sacrificarsi per la persona che si ama. Pensate alla
mamma che, spinta da quell’"amor che intender non può
chi non è madre", assiste amorevolmente il suo figlio
ammalato giorno e notte per mesi, per anni.
Così
Cristo Dio ha sentito impellente il bisogno di sacrificarsi
per noi, ed ecco la sua dolorosissima Passione e
la sua atroce Morte sulla Croce per la nostra salvezza
e santificazione. Poi, perché dopo la sua morte e risurrezione
non avrebbe più potuto sacrificarsi per noi, ecco che prima
di andare a morire ha istituito il Sacrificio dell’altare,
la S. Messa, per ripresentare al Padre, per noi,
la sua Passione e Morte sino alla fine del mondo.
c)
Donarsi alla persona amata. Un esempio umano l’abbiamo
nei figli e nipoti del conte Ugolino, rinchiusi nella torre
della fame di Pisa da giorni e giorni, senza una briciola
di cibo e senza una goccia d’acqua. Un raggio di sole entra,
attraverso una piccola feritoia, nel buio carcere, e quei
figli, scorgendo il loro papà ridotto a pelle e ossa, e
vedendo che si morde ambo le mani, subito, per calmare un
po’ la sua fame e per strapparlo, per poco tempo, dalla
morte, si alzano – scrive il Sommo Poeta – e gli offrono
in cibo le loro scarne braccia dicendo: Padre, sentiremo
assai meno dolore "se tu mangi di noi: tu ne vestisti/
queste misere carni e tu le spoglia" (4). L’amore commovente
di questi innocenti fanciulli verso il loro papà morente
di fame, è una pallida immagine dell’amore infinito di Cristo
Dio che dona tutto se stesso come cibo per le anime nostre.
Gesù ha sentito in misura molto più profonda di ogni persona
umana la forte esigenza di donarsi a noi, e il suo dono
è stato di una totalità incredibile: con l’istituzione della
Comunione è giunto fino a farsi mangiare da noi!
E ogni giorno – e più solennemente ogni domenica – ci rivolge
il pressante e dolce invito: "Prendete e mangiate:
questo è il mio Corpo. Prendete e bevete: questo è il Calice
del mio Sangue" (5).
Quì
Gesù ha raggiunto il vertice dell’amore, quasi la pazzia
dell’amore per noi. S. Agostino afferma: "Dio,
essendo onnipotente, non potè dare di più; essendo sapientissimo,
non seppe dare di più; essendo ricchissimo, non ebbe da
dare di più". E S. Pier Giuliano Eymard esclama:
"L’Eucaristia è la suprema manifestazione dell’amore
di Gesù: dopo di essa non c’è che il Paradiso".
2.
LA COMUNIONE È IL SACRAMENTO DELLA VITA: O CIBARCI DI
GESU’ O MORIRE alla vita della grazia santificante.
Davanti
all’Eucaristia come Comunione, c’è questa legge inequivocabile:
o mangiare o morire, è la legge di ogni vita che
palpita sulla terra. Vale per la vita degli alberi, delle
foglie, dei pesci, degli animali, per la vita dell’uomo.
E siccome l’uomo è composto di corpo e di anima, il corpo
trova il suo cibo nel pane e simili alimenti; ma l’anima
è divina perché divinizzata dalla grazia, quindi ha bisogno
di un cibo divino: questo cibo è Gesù nell’Eucaristia. E
come il cibo per il corpo è giornaliero, così la Comunione
(cibo dell’anima) dovrebbe essere giornaliera, come
raccomanda il Vaticano II (6), e come facevano i
primi cristiani: "Erano assidui – attestano gli Atti
– nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione
fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera. Ogni
giorno, tutti insieme spezzavano il pane a casa" (7).
Facciamo
nostra la preghiera di S. Agostino: "O Gesù,
dammi fame di te, affinché cibandomi di te, abbia sempre
maggior fame di te".
Così
sentiremo impellente il bisogno della Comunione domenicale
e possibilmente quotidiana, e ci preoccuperemo di ricevere,
quando sarà giunto il momento, la Comunione come Viatico
che è il sacramento della partenza per il viaggio più
lungo e più importante. Viatico significa: la via con Te
(via tecum): voglio fare l’ultimo cammino insieme a Te,
o Gesù. Questa, la formula: "Il Corpo di Cristo! Egli
ti custodisca e ti conduca alla vita eterna".
Tutti
abbiamo bisogno dell’Eucaristia.
Ne
hanno bisogno gli anziani nella sera della loro vita
per moltiplicare le loro opere buone e prepararsi sempre
meglio all’incontro gioioso con Gesù risorto.
Ne
hanno bisogno i genitori nell’arte difficilissima di
educare i figli con la parola e con l’esempio. Solo Gesù
può rendere efficace il loro insegnamento.
Ne
hanno bisogno gli ammalati per avere miglioramento,
coraggio, serenità, conforto e per santificare le loro sofferenze.
Ne
hanno bisogno i giovani nelle loro lotte spirituali
per conservare la fede, la castità e le altre virtù. Don
Bosco, il Santo dei giovani, affermava: "Non ho
conosciuto mai nessun giovane che si sia mantenuto casto
senza fare la Comunione almeno ogni quindici giorni";
e aggiungeva: "allontanarsi dalla Comunione è lo stesso
che darsi in braccio al demonio".
S.
Giuseppe Moscati, grande medico e grande santo, davanti
a un giovane con la salute devastata dai vizi impuri, prese
un foglio e scrisse: "Cura dell’Eucaristia".
Cari
giovani, vi esorto ad essere tutti drogati, sì, ma drogati
di amore a Gesù Sacramentato, drogati d’amore talmente grande
che non possiate fare a meno di riceverlo ogni giorno, al
minimo ogni domenica. La frequente e fervorosa Comunione
risolverà tutte le vostre crisi, vi renderà liberi e forti
e lieti, farà di voi dei fidanzati casti e santi e dei genitori
veri maestri di fede ai figli e sicura loro guida verso
Gesù. Forse, vi otterrà il dono più grande: la Vocazione
sacra.
Ne
hanno bisogno i fanciulli affinché rimangano angeli
nell’anima. Don Bosco ripeteva: Il mezzo migliore
e infallibile perché i fanciulli crescano buoni, nella grazia
di Dio, è questo: Confessione frequente e Comunione devota
ogni domenica.
Tutti
ne abbiamo bisogno: senza Eucaristia, scivoleremo inevitabilmente
nella tiepidezza e poi nel peccato grave e poi verso la
perdita della fede. Don Bosco diceva: "La Comunione
frequente e ben fatta e la pace con i propri difetti (ossia
la tiepidezza) non possono stare insieme. La Comunione è
il mezzo più efficace per diventare santi".
Gesù
ci ricorda l’assoluta necessità che abbiamo dell’Eucaristia
con queste forti parole: "Se voi non mangerete la Carne
del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue, non avrete
in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue
ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno".
(8)
Giustamente
nelle solenni esposizioni dell’Eucaristia noi cantiamo:
"O salutaris Hostia, quae caeli pandis ostium":
O Ostia di salvezza, tu ci spalanchi le porte del Cielo!".
ESEMPIO.
La Serva di Dio Angelina Pirini, di Sala di Cesenatico
(1922–1940).
La
Romagna, tacciata come terra di anticlericali (li chiamano
"mangiapreti"), sta rivelandosi terra di santi.
Infatti, in quest’ultimi decenni, nella sola provincia di
Forlì, sono vissute e morte santamente, in giovanissima
età, diverse persone, il cui processo per la beatificazione
procede celermente. Alcuni nomi: Marvelli Ing. Alberto di
Rimini; Carla Ronci di Torre Pedrera; Benedetta Bianchi
Porro di Dovadola, ecc. Si può aggiungere il nuovo Beato
ventunenne e passionista B. Pio Campidelli di Trebbio Poggioberni
(Forlì) e il servo di Dio Don Quintino, Eremita a S. Alberico
di Balze (Forlì), e Nilde Guerra (1922-1949) di S. Potito
(RA), francescana secolare; ecc.
Angelina
Pirini è volata al Cielo a soli 18 anni. A 12 anni avviene
in lei una meravigliosa conversione ascetica, inizio di
una forte ascesi spirituale. Ha un ardentissimo amore a
Gesù vivente nell’Eucaristia. Scrive: "O Gesù, Tu sei
il mio unico amore: il mio pensiero è sempre fisso in Te".
"Sento che l’amore divino ha completamente invaso l’anima
mia e io mi sento bruciare da questa inestinguibile fiamma".
"Prendimi, o Gesù, e crocifiggimi, voglio soffrire".
L’alimento del suo amore è l’Eucaristia. Tutte le mattine,
fin dai 12 anni, partecipa, con amore di fiamma, alla S.
Messa e alla Comunione. Poi questi misteri eucaristici li
vive intensamente in casa e fuori casa: sempre gentile,
caritatevole, pazientissima, buona con tutti. Si offre a
Gesù come vittima per la conversione dei peccatori. Consacra
a Dio in perpetuo la sua verginità, e fa pure voto di obbedienza.
Rifiuta diverse offerte di fidanzamento. È Delegata per
le "Beniamine" e poi Presidente della "Gioventù
femminile" dell’Azione Cattolica. È premurosissima
nel presiedere le adunanze, nel tenere le conferenze, nello
stimolare tutte all’amore a Gesù, alla devozione alla Madonna,
negli inviti pressanti alla santità. Così tutte diventano
sempre più buone e una, Irma Ceredi, vive santamente
e muore, giovanissima, in concetto di santità.
La
Pirini si ammala; ha tante sofferenze. Ripete: "Soffro
moltissimo. offro tutto, o Mamma (celeste), al mio Gesù,
in onore suo, per i poveri peccatori, per i Sacerdoti e
per tutte le anime". Le Comunioni quotidiane sono diventate
vere estasi, sembrano autentiche visioni.
Sentendo
imminente sorella morte, chiede il Viatico che le sarà portato
in forma solenne. Non ha più né forze e né voce. Dalla chiesa
parte il Parroco portando l’Eucaristia, preceduto dal corteo
delle fanciulle e delle altre persone, che cantano. Lei
ode i canti e con ansia attende Gesù per l’ultima Comunione;
vorrebbe cantare, ma non ha neppure un filo di voce; allora
con fede dice a Gesù: "Se vuoi, fammi cantare con le
bambine". Il Parroco, entrato in casa per darle il
Viatico, con sorpresa, la vede seduta sul letto, mani giunte,
occhi scintillanti di gioia e la ode cantare con voce squillante.
Dopo qualche giorno, con il canto nella mente, con Gesù
nel cuore, vola verso il Cielo.
Potessimo
avere anche noi la tenera devozione alla Madonna e l’ardentissimo
amore a Gesù Sacramento che aveva Angelina!
PROPOSITO.
Faremo con tanta fede e con tanto amore la S. Comunione
ogni domenica e possibilmente ogni giorno. Ci vogliamo impegnare
a fare più volte, durante la giornata, la Comunione spirituale.
(1)
Prov. 8,31
(2)
Gv. 1,14 s.
(3)
Mt. 11,28
(4)
Inf. XXXIII, 61 ss.
(5)
1 Cor, 11, 24
(6)
Vat. II, "Decr. sulle Chiese orient. 15
(7)
At. 2, 42.46
(8)
Gv. 6,53 s.