Gesù
è presente nell'Eucaristia
(Gv
6,41-58)
Molto
belle le parole del poeta romagnolo Giovanni Pascoli:
"Vorrei credere anch’io nella rivelazione di Cristo
Dio, come ci credeva Francesco d’Assisi; e per il dono divino
di tanto credere, sarei ben contento di soffrire nel corpo.
Fortunati e felici quelli che hanno la fede! Essi vivono
in continua compagnia e quasi in familiarità con Cristo,
con Maria! Si può vivere meglio di così? Si sentono certissimi
di un domani di felicità eterna. Tanto che dopo una vita
di probità, con un poco di tribolazioni ben sofferte, e
divenute quasi leggere per virtù della fede stessa, che
è per loro il morire? Una vera gioia" (1)
Ebbene,
credere in Cristo Dio e nella sua Rivelazione vuol dire,
soprattutto, credere nell’Eucaristia, perché Gesù è presente
nel Sacramento dell’altare e perché l’Eucaristia è il cuore
di tutta la Rivelazione, come afferma Pio XII: "è
la somma e il centro della vita cristiana" (2)
Perciò
sono quanto mai vere e profonde le parole che ripeteva S.
Francesco d’Assisi e che ha lasciato scritte nel suo
Testamento spirituale: "Nient’altro vedo corporalmente
in questo mondo dello stesso altissimo Figlio di Dio se
non il suo santissimo Corpo e Sangue... E questi santissimi
misteri al di sopra di tutte le cose voglio che siano onorati".
Pensiero
sublime accolto dal Vaticano II che proclama l’Eucaristia:
"Vertice" di tutta la liturgia e di tutto
il cristianesimo e "prima fonte" di tutte
le grazie e le benedizioni del Signore.
Significativo
quanto avviene nei Santuari Mariani: sembra che la
Madonna ivi abbia fatto sentire la sua presenza soprattutto
per procurare i più grandi trionfi a Gesù Sacramentato:
infatti a Pompei, a Lourdes, a Fatima, a Guadalupe, a Medjugorje,
a Jasna Gora (Polonia) e negli altri Santuari si incontra
la più alta partecipazione alla S. Messa, alla Comunione,
alle processioni eucaristiche.
L’EUCARISTIA,
come dice S. Bonaventura, è un mistero difficile,
sicuro, dolce:
1.
MISTERO DIFFICILISSIMO: tra i misteri della fede
è il più difficile a credere, perciò sommamente meritorio.
Qui tutto è nascosto, è celata anche l’umanità di Gesù.
Tuttavia ce lo ha insegnato Gesù con parole molto chiare.
Perciò, o si accetta la presenza reale di Gesù nell’ostia
e nel vino consacrati o si rifiuta Cristo Dio che è verità
infinita. Del resto ci sono altri misteri difficili (per
esempio, la Trinità), ma che accettiamo perché Gesù ce li
ha rivelati.
Pascal
afferma: "Come abòmino queste sciocchezze di non credere
all’Eucaristia, ecc.! Se il Vangelo è vero, se Gesù è Dio,
che difficoltà vi è qui?"
2.
VERITÀ SICURISSIMA: a) Le parole di Gesù nella
promessa dell’Eucaristia sono di una chiarezza solare:
nessuna dottrina nella Bibbia è presentata con tanta preoccupazione
di non lasciare dubbi. Gesù prepara psicologicamente i suoi
seguaci alla grande promessa con il miracolo della moltiplicazione
dei pani e poi con un riferimento alla manna che i loro
padri mangiarono, dicendo: "Io sono il pane della vita.
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono
morti; questo è il pane che discende dal Cielo. Se uno mangia
di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la
mia carne per la vita del mondo" (3). La folla non
approva, critica, protesta. Ma Gesù non rettifica, non corregge
nulla di ciò che ha detto, anzi conferma con parole ancor
più chiare: "In verità, in verità vi dico: Se non
mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il
suo sangue, non avrete in voi la vita" (4). E continua
a ripetere per ben quattro volte la frase: mangiare la
mia carne e bere il mio sangue. I discepoli lo abbandonano.
Ma
Gesù è disposto a rinunciare perfino agli apostoli pur di
mantenere la promessa; infatti dice loro "Forse anche
voi volete andarvene?" Fortunatamente S. Pietro, a
nome degli apostoli, fa un esplicito atto di fede: "Signore,
da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (5).
b)
Le parole di Gesù nell’istituzione dell’Eucaristia:
Gesù attende un anno per realizzare la sua promessa, e sceglie
il tempo più indicato: la sera che precede il giorno della
sua morte in croce, nel cenacolo; è circondato dagli apostoli;
è l’ora della Pasqua ebraica, è il momento in cui rivela
che uno dei suoi lo tradirà; è l’ora degli addii e del suo
testamento. Ed ecco che adempie alla lettera le parole della
promessa. "Mentre erano a cena – dice il Vangelo –
Gesù prese il pane, lo benedì, lo spezzò e lo diede ai suoi
discepoli dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio
Corpo. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo
diede loro dicendo: Bevetene tutti, poiché questo è il mio
sangue dell’alleanza, versato per tutti in remissione dei
peccati" (6).
Cristo
Dio non può non dire la verità: perciò, da quell’istante
nel cenacolo (e così nei nostri altari dopo la Consacrazione
fatta da Gesù nella Messa per mezzo dei Sacerdoti), Gesù,
vero Dio e vero uomo, è totalmente presente sotto le apparenze
del pane, è totalmente presente sotto le apparenze del vino.
Cristo, che è indivisibile, è tutto dove si trova il suo
Corpo e tutto dove si trova il suo Sangue.
È
possibile che Gesù sia presente tutto in tutte le piccole
ostie consacrate e nei loro frammenti? Si, è possibile poiché
è presente realmente, ma in maniera particolare che S. Tommaso
chiama "a modo della sostanza": ora la sostanza
dell’acqua è presente sia in tutte le goccioline, come nei
fiumi, nei laghi, così Gesù è presente contemporaneamente
in tutte le ostie consacrate e nei loro frammenti.
S.
Paolo esprime la fede degli apostoli e della chiesa primitiva
nell’Eucaristia con queste chiare parole: "Il calice
della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione
con il Sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo non
è forse comunione con il Corpo di Cristo?" (7).
"Chiunque
in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore,
sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore; mangia e beve
la sua condanna" (8)
I
cristiani dei primi tempi erano soliti portare l’Ostia
Santa agli ammalati e carcerati. Fu in questo servizio di
fede che il ragazzo S. Tarcisio fu scoperto e ucciso;
e sulla sua tomba il Papa S. Damaso fece incidere queste
parole: "Egli preferì consegnare la sua anima alla
morte piuttosto che consegnare le celesti membra (di Gesù)
ai cani".
Tutti
i Padri e i Dottori della chiesa proclamano questa medesima
fede.
I
fratelli Ortodossi, che si sono separati dalla Chiesa
Cattolica verso l’anno mille, conservano la stessa nostra
fede nell’Eucaristia.
Tutta
la cristianità per millequattrocento anni ha conservato
questa fede eucaristica. Lutero avrebbe voluto
negarla per dare un altro schiaffo al Papa, ma non c’è riuscito
e l’ha difesa contro Zuinglio e altri eretici, dicendo:
"le parole di Gesù sono chiare".
Gesù
ha confermato la sua presenza nell’Eucaristia mediante
clamorosi miracoli dei quali si conservano sicure documentazioni
in diverse parti del globo: per esempio a Lanciano, Bolsena,
Orvieto, Siena, Ferrara, Torino, Trani, Amsterdam, Parigi,
Bruxelles, Daroca (Spagna), Alatri, Cascia, Bagno di Romagna,
ecc.
Anche
oggi ci sono dei miracoli eucaristici: per esempio a
Lourdes, quando viene impartita la benedizione con
l’Ostia Santa agli ammalati, ogni anno qualche ammalato
grave guarisce all’istante.
Cristo,
potenza infinita, che dal niente ha creato ogni cosa e che
continuamente trasforma il cibo materiale che mangiamo,
nella nostra carne e nel nostro sangue, poteva fare in maniera
di diventare presente nell’Eucaristia al posto della sostanza
del pane e del vino (transustanziazione). Lo poteva fare.
L’ha fatto; ne siamo sicurissimi. Quindi possiamo ripetere
con il Manzoni: "Sì, Tu scendi ancor dal Ciel; / sì,
Tu vivi ancor fra noi. / Sol appar, non è quel velo. / Tu
l’hai detto, il so, / come so che tutto puoi, / che ami
ognor i tuoi redenti, / che s’addicono i portenti / a un
amor che tutto può".
3.
REALTA’ DOLCISSIMA: Gesù ci ama tanto da stabilire
la sua dimora in mezzo a noi: mediante l’eucaristia, abita
nelle nostre chiese, vicino alle nostre case, giorno e notte,
chiamandoci e aspettandoci per ricolmarci di grazie, di
conforto, di favori celesti. Va ripetendo: "Venite
a me voi tutti che siete stanchi e affaticati e Io vi ristorerò"
(9). Una lampada piccola, ma che è il faro più potente del
mondo, ce lo indica, e con la sua luce tremolante pare ci
ripeta le belle parole di Victor Hugò: "Venite
a Lui, voi che piangete tanto; / sanno quegli occhi suoi
che cos’è il pianto. / Venite a Lui, voi che tanto soffrite:
/ sa quel suo Cuore tutte le ferite. / Venite a Lui voi
che passate in fretta. / Egli mai s’allontana e sempre aspetta".
S.
Elisabetta, Regina d’Ungheria, patrona delle francescane
secolari, fin dai 4 anni cominciò a fare tante visite ogni
giorno a Gesù Sacramento.
Don
Bosco raccomandava: "Non omettete mai la visita
quotidiana... È un mezzo troppo necessario per vincere il
demonio".
S.
Francesco di Sales ripeteva: "Centomila volte al
giorno noi dovremmo visitare Gesù nel SS. Sacramento".
E
S. Alfonso osava ripetere: "Siate certi che
di tutti gli istanti della vostra vita, il tempo che passate
davanti al Divin Sacramento sarà quello che vi darà più
forza durante la vita, più consolazione nell’ora della morte
e più gloria per l’eternità.
ESEMPIO.
La B. Pierina Morosini (1931–1957), francescana secolare,
martire della castità a 26 anni, nasce a Fiobbio di Albino
(Bergamo). Fin da bambina è molto devota dell’Eucaristia.
A 15 anni è operaia tessile ad Albino, felice di mantenere
la sua numerosa famiglia con il suo salario che è l’unico
nella casa poiché il padre è inabile al lavoro. A 16 anni,
in pellegrinaggio a Roma per la beatificazione di Maria
Goretti, esclama: "Che gioia fare la morte di Goretti!".
È
sempre al lavoro: nello stabilimento, in casa, in campagna,
per l’Azione Cattolica, per le Missioni, per il Seminario,
per le Vocazioni, per i malati, per ogni opera di bene,
diffondendo ovunque serenità che attinge ogni mattina dalla
visita a Gesù Sacramentato e dalla Comunione giornaliera.
Prega continuamente: in chiesa, in casa, sul lavoro, per
la strada; nei 4 Km. che percorre a piedi per recarsi in
fabbrica recita sempre il Rosario. Un giorno torna a casa
dallo stabilimento percorrendo il solito sentiero; ma dalla
fitta boscaglia un uomo si precipita contro di lei e la
tenta al peccato impuro. Ai suoi decisi no, l’aggredisce
con ferocia, poi la percuote brutalmente con una pietra.
Lei reagisce fieramente, lotta, cade, si rialza e fugge,
ma dopo una ventina di metri, precipita a terra sfinita
e in stato di irreversibile coma. Muore martire, dopo due
giorni, all’ospedale di Bergamo.
Da
Gesù che ogni giorno visita nella chiesa e accoglie nella
S. Comunione, riceve tanta forza da lasciarsi piuttosto
uccidere pur di non commettere peccato. Andava ripetendo
queste parole che devono essere pure il nostro programma:
"Piuttosto che fare il peccato mi lascio ammazzare.
Senza Gesù non posso vivere; quando al mattino mi sono comunicata
non ho più paura, mi sento forte".
PROPOSITO.
Facciamo ogni giorno una visita a Gesù Sacramentato: attingeremo
serenità, forza spirituale, santità, gioia.
(1)
G. Pascoli, "All’on. Federzoni" (6) Mt. 26,26–29
(2)
Pio XII, "M.D." (7) 1 Cor. 10,16
(3)
Gv. 6,48–51 (8) 1 Cor. 11,26 ss.
(4)
Gv. 6,53 (9) Mt. 11,28
(5)
Gv. 6,66 ss.