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La vita affettiva dei giovani

Risponde Tony Anatrella, psicoanalista e specialista in psichiatria sociale

Intervistata da Zenit.org   nel corso di un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia (15-21 agosto 2005), organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici.

 

4 - 1 Stato generale dell’affettività

Le psicologie contemporanee sono influenzate dalle rappresentazioni sociali incentrate su una vita affettiva e sessuale sregolata. L’espressione affettiva deve essere immediata, come una telefonata o un collegamento a Internet, senza dover rispettare i termini e il senso della costruzione di un rapporto. Anche le immagini dei media e delle fiction cinematografiche sono attualmente contrassegnate da un’espressione sessuale facile, d’impasto e del momento.

Alcuni giovani sono anche condizionati dalla separazione e dal divorzio dei genitori, che hanno impresso nel profondo della loro vita psichica la disunione e la mancanza di fiducia nell’altro e a volte nel futuro. Le personalità attuali rivendicano l’autonomia, mentre non sanno separarsi dagli oggetti dell’infanzia. Il problema viene trasferito sulle persone, da cui ci si separa non appena sorge una difficoltà. In maniera paradossale, questi giovani manifestano anche la paura di essere rifiutati e il bisogno di essere rassicurati sull’immagine che viene loro rinviata dagli altri. Quest’atteggiamento è il risultato del tipo di vita familiare disgregata che si sta diffondendo in occidente.

Infine sono abbastanza influenzati dall’esibizionismo sessuale che imperversa tramite la pornografia e la banalizzazione di una sessualità impulsiva e anti-relazionale. Studi recenti hanno dimostrato che il 75% dei film guardati sulle televisioni via cavo sono pornografici, con sceneggiature sempre più violente e aggressive, e che questa percentuale sale al 92% negli alberghi, dove i clienti sono lontani da casa. Il proliferare di immagini a sfondo sessuale dimostra che viviamo in una società erotica, che provoca negli individui un’eccitazione sessuale permanente, condizionando pesantemente l’elaborazione della sessualità giovanile.

Molti giovani infatti frequentano i siti pornografici su Internet e alcuni di loro, alimentati da questo tipo di esperienze, si rinchiudono in una sessualità immaginaria e violenta in cui domina la masturbazione, che è vissuta come fallimento per l’impossibilità di raggiungere l’altro e che può quindi complicare l’elaborazione della pulsione sessuale. La masturbazione, se dura nel tempo, è sempre sintomo di un problema affettivo e di una mancanza di maturità sessuale: la successiva vita di coppia, nella sua espressione sessuale, può risentire di questa dipendenza da una sessualità narcisistica.

La maggior parte dei giovani resta tuttavia sensibile ai discorsi che rivelano il senso dell’amore umano, della coppia e della famiglia, il che manifesta il bisogno d’imparare ad amare e a essere creatori di rapporti e di vita.

4 – 2 Dalla coeducazione al rapporto unisessuato

I giovani sono abituati a una forma di coeducazione dei sessi che non contribuisce, come si era sperato, a sviluppare un rapporto paritario e qualitativamente migliore tra uomini e donne, ma al contrario ha favorito la confusione delle identità sessuali e l’esitazione relazionale. Raccogliamo qui i frutti ideologici del femminismo, i quali confondono l’uguaglianza dei sessi, che non esiste, con quella delle persone. Il femminismo nord-americano e quello introdotto dalla Beauvoir hanno spinto all’odio verso l’uomo e al rifiuto della procreazione; hanno incoraggiato il puritanesimo e nuove inibizioni, interpretando ogni minimo gesto, parola o sguardo come un tentativo di aggressione e di molestia sessuale, se non addirittura di stupro.

Oltre a queste aberrazioni, che stanno progressivamente inserendosi nelle leggi europee, la procreazione è stata presentata come un handicap per la donna e come una dimensione che non deve entrare nella definizione della femminilità. La coeducazione è stata condizionata da questo tipo di femminismo, che non ha portato i giovani a imparare a vivere un rapporto di coppia formata da un uomo e una donna, ed è quindi una coeducazione che oscilla tra l’unisessualità (confusione sessuale) e l’allontanamento degli individui (celibato e isolamento).

La maggior parte dei post-adolescenti ha trascorso l’infanzia nell’universo della coeducazione. Era facile prevedere [9] che la coeducazione, che non è mai stata pensata in termini di psicologia differenziale e di pedagogia, avrebbe originato nuove inibizioni tra ragazzi e ragazze e un’alterazione dei legami sociali. Si comincia appena oggi a comprendere le difficoltà che essa pone e a uscire dal moralismo che l’ha provocata. Vi sono delle età in cui la coeducazione è più indicata rispetto alle altre.

L’esperienza dimostra ancora una volta che durante l’adolescenza essa è una coercizione e inibisce lo sviluppo dell’intelligenza, dell’affettività e della sessualità. Spesso finisce per essere vissuta attraverso atti di seduzione e d’aggressione sessuale o, al contrario, alcuni giovani vi si sottraggono per ritrovarsi tra interlocutori dello stesso sesso; quest’ultimo diversivo corrisponde al bisogno di assicurare e confortare le rispettive identità, mentre la coeducazione sconfina nella confusione dei generi sessuali.

La coeducazione ha favorito l’esitazione relazionale tra uomini e donne durante la post-adolescenza, nonché il celibato e una forma di omosessualità reattiva per differenziarsi, paradossalmente, dall’altro sesso e rassicurarsi sulla propria identità sessuale. I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di elaborare la loro tendenza all’impasto, mentre la coeducazione finisce per rinchiuderceli dentro, impedendo loro d’acquisire il senso della differenza sessuale e del rapporto da soggetto a soggetto.

Così alcuni durante l’adolescenza hanno potuto vivere legami sentimentali e rapporti di coppia provvisori, se non addirittura esperienze sessuali. Il loro risveglio affettivo-sessuale comincia quindi mediante scelte sentimentali, che però solitamente non hanno un seguito oppure sopravvivono come rapporti fraterni privi di espressione sessuale. Poi, al momento della post-adolescenza, quando potrebbero impegnarsi in un rapporto affettivo-sessuale, succede il contrario: spesso provano il bisogno di ritrovarsi tra "single" e con interlocutori sociali dello stesso sesso per condividere diverse attività e momenti di svago. Dopo aver fatto l’esperienza di legami sentimentali che non avevano sbocco e si risolvevano in maniera edipica, nella post-adolescenza vogliono vivere la loro vita affettiva a livello sociale e prendere le distanze dall’altro sesso, cosa che non hanno potuto fare durante l’adolescenza.

Alcuni giovani adulti, ma anche meno giovani, stanno scoprendo la necessaria separazione dei sessi. Per esempio, ci sono donne che sentono il bisogno di ritrovarsi per discutere, uscire o condividere attività "tra ragazze", senza i loro compagni. Gli uomini fanno esattamente lo stesso, mantenendo luoghi e attività tutti per loro. Ritroviamo questo fenomeno nella nuova situazione delle coabitazioni, in cui dei giovani tra i 25 e i 35 anni, con un’attività professionale, affittano insieme un appartamento che condividono tra ragazzi o tra ragazze, ma raramente tra i due sessi. È importante che sia gli uomini sia le donne possano strutturarsi nella loro rispettiva identità; l’educazione deve preoccuparsene fin dall’infanzia.

4 - 3 La paura d’impegnarsi

La coppia formata da due giovani è tipicamente incerta e temporanea, quando è fondata unicamente sul bisogno di protezione e rassicurazione e sull’instabilità dei sentimenti, senza che questi siano integrati in un progetto di vita e nel senso dell’amore. La mentalità corrente, a sua volta, non semplifica il compito dei giovani quando presenta la separazione e il divorzio come norma per trattare i problemi affettivi e relazionali nell’ambito della coppia. In Francia, la legge del 1974 sul divorzio consensuale non ha fatto che amplificare e normalizzare il divorzio, che resta un flagello sociale. Una società che perde il senso dell’impegno e dell’elaborazione dei conflitti e delle fasi di sviluppo è una società priva di senso del futuro e della continuità.

Il divorzio è diventato una delle cause dell’insicurezza affettiva degli individui che si ripercuote sui legami sociali e sulla visione del senso dell’impegno in tutti i campi della vita, visione che viene trasmessa ai giovani. Volendo rendere sempre più accessibile il divorzio, i pubblici poteri si soffermano sui sintomi senza vedere le cause sulle quali bisognerebbe intervenire e ancor meno le conseguenze di queste leggi che minano i legami sociali.

Il timore d’impegnarsi affettivamente domina le psicologie giovanili che sono esitanti, incerte e scettiche sul senso di un rapporto duraturo. I giovani credono di restare liberi non impegnandosi affatto, mentre, così facendo, finiscono per rifiutare la libertà, perché solo impegnandosi ci si scopre liberi e si esercita la propria libertà. Il celibato prolungato li abitua a vivere e a organizzarsi da soli. Alcuni fanno fatica ad accettare in maniera continuativa la presenza di un altro nella loro vita quotidiana: entrano in ansia e hanno la sensazione di perdere la propria libertà. Alternano quindi periodi di vita in comune con altri in cui vivono da soli. A 35 anni pensano ancora di non essere maturi né pronti per impegnarsi, di aver bisogno di tempo. Ma più il tempo passa, meno la loro mentalità si evolve per renderli capaci di legarsi a una persona, che peraltro pensano di amare.

Tuttavia i sondaggi dimostrano che la maggioranza dei giovani vuole sposarsi e fondare una famiglia, anche se non sempre sa come si costruisce un rapporto nel tempo. Vorrebbero stabilizzarlo fin dall’inizio e risolvere tutti i problemi riguardanti il presente e il futuro. I giovani hanno senz’altro bisogno d’imparare a fare l’esperienza della fedeltà nella vita quotidiana: è un valore che raccoglie un consenso unanime da parte loro, ma che non è valorizzato dai media contemporanei. Nel messaggio della società predominano la paura del matrimonio e la paura di fare figli, il che non aiuta i giovani ad avere fiducia in se stessi e ancor meno nella vita, che secondo molti di loro dovrebbe limitarsi ed esaurirsi nella loro storia personale.

In effetti, tanto la società che le sue leggi (vedi in Francia il "pacs", patto civile di solidarietà, che dà statuto giuridico a una relazione antinomica e spesso provvisoria) non favoriscono il senso della durata e dell’impegno, bensì coltivano la precarietà affettiva e la fragilità dei legami sociali invece di tutelare il matrimonio. Eppure molti giovani hanno bisogno di saper perseverare di fronte a una concezione del tempo frammentaria e a breve termine. Viviamo in una società che semina il dubbio sull’idea d’impegnarsi in nome dell’amore. I giovani desiderano farlo e devono perciò essere accompagnati per scoprire le possibilità e i percorsi di questa fedeltà.

4 - 4 La bisessualità psichica

Il post-adolescente deve anche affrontare la bisessualità psichica, risultato delle sue identificazioni con i due sessi e non del fatto di essere allo stesso tempo uomo e donna, per poter così interiorizzare la propria identità sessuale e incamminarsi verso l’eterosessualità. La bisessualità psichica è la capacità di entrare in relazione con l’altro sesso e di essere coerenti con la propria identità sessuale non solo nella vita sociale ma anche in quella affettiva. L’abbiamo già detto, durante la post-adolescenza la vita psichica inizia a interagire con la realtà esterna.

Ma la società attuale confonde spesso le due sole identità sessuali esistenti, quella dell’uomo e quella della donna, con altre tendenze sessuali multiple o con pratiche sessuali riferibili alla frantumazione delle pulsioni. Non bisogna confondere l’identità con gli orientamenti sessuali, soprattutto quando questi ultimi sono in contraddizione con l’identità sessuale. In tale contesto non è facile trovare la propria identità e coerenza a livello sessuale, specialmente quando l’omosessualità è valorizzata e presentata come un’alternativa all’eterosessualità. L’elaborazione della bisessualità psichica rischia di risultarne compromessa e, siccome i rapporti tra uomini e donne si complicano al punto d’incoraggiare il celibato del tipo "ognuno a casa sua", il modello sociale dell’omosessualità viene banalizzato.

Molti adolescenti e post-adolescenti sono inquieti e instabili quando si trovano a dover affrontare la bisessualità psichica. Alcuni giovani a volte interpretano come omosessualità costituita e permanente la loro ambivalenza passeggera, frequente nell’adolescenza. Si credono omosessuali, senza desiderarlo né volerlo, e vivono a volte dei passaggi all’atto che li minano psicologicamente. Certo tutti gli individui sono stati portati a vivere identificazioni omosessuali per rafforzare la propria identità sessuale, a cominciare dal genitore dello stesso sesso; ma quando queste identificazioni si risolvono in un fallimento, rischiano di erotizzarsi e sfociano nell’omosessualità. Bisogna ricordare che la scelta dell’oggetto omosessuale, inerente alla vita psichica, non va confuso con l’omosessualità verso cui un soggetto può eventualmente orientarsi.

L’omosessualità non è una "variante" della sessualità umana paragonabile all’eterosessualità, ma l’espressione di una tensione conflittuale irrisolta nell’ambito di una tendenza che si discosta dall’identità sessuale. L’educazione al senso dell’altro e al senso della differenza tra l’uomo e la donna è il punto nodale della scoperta del vero senso dell’alterità.