Gli errori dello spiritismo e della reincarnazione
di
Bruto Maria Bruti
Psiche
e anima
Nella
psicologia moderna e nell’uso comune si intende per psiche
l’insieme delle funzioni sensitive, affettive e mentali
grazie alle quali l’individuo ha esperienza di sé
e della realtà esterna. Questo insieme di funzioni
si traduce in rappresentazioni di eventi, di fatti, di cose
e in bisogni, desideri, atti volitivi e intellettivi. Il
filosofo cattolico Jean Daujat ha evidenziato come si stata
la concezione cartesiana dell’anima ( erede degli errori
platonici ) a creare una grande confusione fra la religione
e le scienze psicologiche perché ha considerato il
corpo e l’anima come due sostanze fra loro collegate e non
come due princìpi costitutivi di un’unica sostanza.
Per
Cartesio l’uomo è costituito da due sostanze, un
corpo materiale e uno spirito puro: l’anima abita nel corpo
ma è indipendente e separata dal corpo, una sorta
di pilota che guida la macchina – corpo. Questo concezione
ha portato Cartesio a dividere lo studio dell’essere umano
in due scienze: la fisiologia che studia il corpo e la psicologia
che studia l’anima.
Corpo ed anima, in realtà, non sono due sostanze
che si sommano ma i princìpi costitutivi di un’unica
sostanza. Per questo la psiche non è il regno in
cui agisce uno spirito puro indipendente dal corpo ma bisogna
tenere conto dell’esistenza della parte vegetale e animale
della psiche da cui originano sensazioni e fantasie che
sfuggono al controllo diretto della volontà e della
coscienza e si situano al di sotto della coscienza ( subconscio
). Nel subconscio si situano, ad esempio, le immagini sensibili
che abitano in noi senza che noi ne serbiamo un ricordo
cosciente: automatismi dell’istinto, automatismi acquisiti
con l’abitudine, sentimenti ( attrazioni, repulsioni, aggressività,
affettività ) che ci muovono e ci influenzano e sui
quali dobbiamo, con sforzo, dirigere l’attenzione della
volontà e dell’intelligenza per poterne diventare
coscienti e per poterli guidare verso ciò che è
buono oggettivamente. La psiche, dunque, non comprende solo
la parte della coscienza e della volontà ma anche
la parte dell’inconscio - ovviamente inteso in senso etimologico
e non nel senso freudiano - in cui si muove tutto ciò
che c’è in noi di vegetale ( vita organica ) e di
animale ( funzioni della sensibilità ): ciò
costituisce propriamente il subconscio e cioè il
luogo da cui originano tutti quei moventi del comportamento
situati al di sotto della coscienza.
Nell’inconscio si muove anche ciò che c’è
in noi di più spirituale e da cui origina la manifestazione
della coscienza e della volontà: la natura immateriale
della nostra stessa anima che costituisce il sovra - conscio.
C’è dunque nella psiche una struttura e una gerarchia
estremamente complessa come la realtà umana stessa
e in questa realtà profonda e misteriosa dell’essere
umano tutto è collegato.
Dalla concezione cartesiana dell’anima come spirito puro
indipendente dal corpo e che costituisce la psiche è
nata una sorta di rivalità fra la religione e le
terapie psicologiche che, invece, sono autonome e distinte
nelle loro rispettive sfere d'azione. (1)
La distinzione tra le realtà spirituali e quelle
fisiche, che si manifestano nelle funzioni della psiche,
non deve tuttavia giungere al limite della separazione e
pertanto è auspicabile che si giunga ad una collaborazione
fra psicologia e religione allo scopo di contribuire a migliorare
la salute della persona vista nella sua totalità
fisica e spirituale.
La religione e quindi i sacerdoti, i moralisti ed i teologi
devono tenere conto del fatto che molte persone sono ostacolate
nella via dello spirito da una diminuzione della libertà
determinata da meccanismi psicologici errati e non del tutto
coscienti.
La psicoterapia deve tenere conto del fatto che nelle zone
più profonde della psiche umana esiste il ricordo
ed il bisogno del sacro e che l'amore di Dio e la speranza
della vita eterna rappresentano la principale e più
potente motivazione in grado di illuminare ed incoraggiare
l'essere umano nelle difficoltà della vita, in grado
di suscitare e mantenere in lui la volontà di guarire,
anche di fronte alle difficoltà più gravi
che superano le stesse forze umane.
San Tommaso d'Aquino, ricorda Daujat, non è caduto
nell'errore di Cartesio e, in accordo con Aristotele, ha
situato la scienza psicologica nel campo della fisica in
modo da non confonderla con la metafisica. Ma che cos’è
propriamente l’anima e dove è localizzata ?
Platone localizzava l’anima nel punto di attacco della corda
spinale con il cervelletto, Cartesio nella ghiandola pineale,
J.C. Eccles – premio nobel per la neuro – biologia, nei
moduli piramidali della corteccia sensitivo – motoria.
Invece, per San Tommaso d’Aquino e per la dottrina della
Chiesa Cattolica – Concilio di Vienna - l'anima è
il principio vitale da cui scaturisce ogni azione corporea,
quella dell'apparato locomotore come quella della psiche.
L'anima non sta in un luogo particolare del corpo perché
è l'architetto interiore che dà forma alla
materia informe, che struttura la materia in modo tale da
renderla un essere vivente, è il principio vitale
che unifica, organizza e armonizza ogni più piccola
parte del corpo penetrandola alla radice e totalmente: si
può dire, con San Tommaso d'Aquino, che non è
il corpo che contiene l'anima ma è l'anima che contiene
il corpo e lo contiene fino a quando continuano a rimanere
in vita quegli elementi corporei indispensabili ad assicurare
il mantenimento dell'unitarietà funzionale dell'organismo.
Attualmente la scienza medica ritiene che l’organismo non
sia morto fino a quando resta il tronco cerebrale funzionante
la cui vita assicura il mantenimento dell’unitarietà
funzionale degli organi, seppure in una condizione di tipo
vegetativo persistente (2)
L’esistenza
dell’anima spirituale
Scrive
San Pio X nel suo Catechismo Maggiore: “ l’anima è
la parte più nobile dell’uomo, perché è
sostanza spirituale, dotata d’intelletto e di volontà,
capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente. (…)
l’anima nostra non si può né vedere né
toccare perché è spirito. (…) l’anima umana
non muore mai: la fede e la stessa ragione provano che essa
è immortale“. (3)
Con il termine anima, che deriva da ànemos
- soffio, vento -, si intende il principio primo dell’attività
di tutti gli esseri viventi.
Nell’uomo, la natura dell’anima è immateriale anche
se essa informa il corpo e costituisce con esso un'unica
sostanza: il modo di agire manifesta il modo di essere e
alcune operazioni intellettive e volitive dell'essere umano,
pur procedendo dal corpo, trascendono il mondo materiale
dimostrando che non possono avere il corpo come unico soggetto.
L'esistenza dell'anima spirituale è dimostrabile
per via logico deduttiva: essa si deduce dall'esistenza
di tre attività umane che trascendono il corpo e
la materia stessa. Queste attività sono la conoscenza
intellettiva ( da non confondere con la semplice conoscenza
sensitiva ), l'autocoscienza o conoscenza riflessa o riflessione,
il desiderio della felicità assoluta e quindi dell'eternità.
Conoscere nel senso intellettuale non consiste nel semplice
prendere, toccare, sentire o vedere le cose con i sensi
e con il cervello che è il centro di integrazione
dei sensi: il cervello, infatti, è dotato di immaginazione
riproduttrice – capacità di riprodurre l’oggetto
visto -, immaginazione associatrice – capacità di
associare le immagini degli oggetti visti – e memoria –
capacità di conservare le immagini-. I sensi hanno
il compito di registrare le cose come si presentano ma solo
l’intelligenza ha bisogno di porre la domanda: che cos’è
questo?
Questa
domanda è il segno che, per l’uomo, nei dati provenienti
dai sensi resta un oggetto da conoscere che i sensi non
possono cogliere. Qual’ è dunque questo oggetto?
Questo oggetto è l’essenza di una cosa, ciò
per cui una cosa è quella che è: il perché
esiste e perché esiste in quel modo.
Per
esempio, mentre con l’occhio vedo molte piante particolari,
diverse le une dalle altre, con l’intelletto sono capace
di fare astrazione delle differenze delle piante particolari
e di formare il – concetto – di pianta che posso applicare
a tutte le piante, dall’insalata al pino: primo processo
astrattivo che coglie l’unità estraendola dalla diversità.
L’animale vede una pianta particolare ma è incapace
di concepire la caratteristica unitaria che accomuna tutte
le piante. In virtù di questa capacità astrattiva
l’uomo può dire: la pianta appartiene al regno vegetale
e non a quello animale, come il cane, né a quello
minerale come il ferro. Può, cioè, formulare
giudizi che si applicano a tutte le piante, a tutti gli
animali, a tutti i minerali. Per noi esseri umani questa
operazione di astrazione intellettuale è talmente
naturale che non ci rendiamo conto dell’esistenza di questa
capacità per il semplice fatto che la mettiamo continuamente
in funzione in modo del tutto naturale, così come
mettiamo in funzione i nostri cinque sensi. Questa capacità
astrattiva è più evidente nei concetti quantitativi
di ordine fisico – matematico, cioè in quei concetti
dove definiamo la misurabilità delle cose per la
loro grandezza. La lunghezza, per esempio, è una
parola che serve ad indicare una proprietà comune
delle cose – gli oggetti sono più o meno lunghi -,
ma anche ad esprimere l’idea o modello della lunghezza che
possiede la proprietà della lunghezza al massimo
grado, cioè l’infinitamente lungo. Questa misura
massima è un’idea o modello che i sensi non possono
conoscere perché nessun oggetto che noi vediamo o
tocchiamo possiede totalmente questa proprietà ma
la riceve solo in parte da qualcosa che trascende le cose
stesse: secondo processo astrattivo che riesce a cogliere
l’essenza di un oggetto senza l’oggetto particolare, che
riesce, cioè, a cogliere l’idea direttrice, il progetto
da cui ha avuto origine la proprietà di una cosa.
Il nostro intelletto, dunque, non solo conosce una proprietà
comune delle cose, per cui affermiamo che gli oggetti sono
più o meno lunghi – primo processo astrattivo che
coglie l’unità estraendola dalla diversità
- ma riesce anche ad estrarre da questa proprietà
unitaria la sua misura massima.
Dopo la conoscenza sensitiva, dunque, l’intelletto è
capace di ottenere una ulteriore conoscenza e riesce a vedere,
per esempio, non solo che le cose sono più o meno
belle, ma anche a concepire l’idea della bellezza assoluta,
riesce a vedere non solo che le cose sono più o meno
lunghe, ma anche a concepire l’idea dell’infinitamente lungo.
Quando definiamo le cose, la definizione presenta le cose
nella loro essenza e questa essenza viene estratta fuori
dalla materia, liberata dalla materia, - detemporalizzata
-, despazializzata -, sradicata dal suo contesto materiale,
particolare, limitato, finito. Per esempio, quando dico
che l’uomo è un animale razionale “- la definizione
dell’uomo – animale razionale - non implica, in sé,
né dimensioni, né colori, né età,
né lingua, nulla cioè di ciò che caratterizza
i singoli individui e che quindi non è comune a tutti
gli uomini.
Quando definiamo le cose, la nostra intelligenza prescinde
totalmente dalla materia sensibile. La definizione presenta
le cose nella loro essenza e astrae da tutto ciò
che è sensibile e materiale. Questo prova che l’anima
umana strappa le essenze dal mondo della natura e le – detemporalizza-
e – despazializza-“-. (4)
Consideriamo ora l’autocoscienza o conoscenza riflessa o
riflessione: noi esseri umani non solo capiamo ma capiamo
di capire; accanto allo scire c’è in noi il cum scire,
cioè accanto alla scienza esiste l’auto coscienza.
Una facoltà puramente corporea è estesa e
conosce solo in modo esteso, al più una parte può
ripiegarsi sull’altra ma non il tutto sul tutto: l’occhio,
da solo, senza uno specchio non può vedere se stesso
e il dente non può mordere se stesso. Invece l’intelligenza
è cosciente di se stessa, si ripiega completamente
su se stessa in modo da essere insieme forza conoscitiva
e oggetto conosciuto: l’intelletto, per poter conoscere
se stesso, deve porsi da un punto di vista diverso da quello
dell’oggetto in modo da potersi osservare come un oggetto.
In accordo con il principio di non contraddizione – il quale
dice che nessuna cosa può essere e non essere contemporaneamente
e sotto lo stesso aspetto -, l’intelletto, nell’operazione
delle riflessione, può essere contemporaneamente
soggetto conoscente e oggetto conosciuto ma non può
esserlo sotto lo stesso aspetto: cioè può
essere soggetto conoscente e oggetto conosciuto ma da punti
di considerazione diversi; soggetto conoscente in alcune
operazioni e oggetto conosciuto in altre.
Analoga è l’analisi della volontà: anche nella
volontà si verifica una riflessione su se stessa,
una auto volizione.
Come l’intelletto conosce la sua conoscenza, così
la volontà può volere la sua volizione a qualunque
costo: ad esempio, posso smettere di leggere questo scritto
soltanto per voler dimostrare di volerlo. (5)
Infine consideriamo il desiderio tipicamente umano della
felicità assoluta e quindi dell’eternità.
L’essere umano desidera che i suoi momenti di felicità
siano tali da soddisfarlo perfettamente e tali, quindi,
da non finire mai. Il desiderio di felicità assoluta
comporta il desiderio dell’immortalità perché
la felicità assoluta non sarebbe tale se dovesse
finire con la morte. Il desiderio d’immortalità introduce
il concetto di un tempo diverso da quello attuale dove la
felicità non ha termine e che chiamiamo eternità.
San Tommaso d’Aquino spiega che si può desiderare
qualcosa - anche di nuovo - ma solo a partire da qualcosa
che già si conosce.
Ad esempio, posso desiderare di camminare nell’aria perché
conosco la possibilità di camminare in terra e conosco
l’esistenza del cielo, posso desiderare l’esistenza di forme
di vita nell’universo perché conosco due cose: la
vita e l’universo.
Posso desiderare una felicità assoluta, cioè
libera da vincoli e da limitazioni e tale, quindi, da non
finire mai perché esiste già in me qualcosa
che tende alla perfezione e all’eternità. Ogni soggetto
dotato di conoscenza desidera di perdurare nell’essere nel
modo con il quale conosce l’essere: quello che conosce l’essere
di un momento desidera solo questa esistenza momentanea,
quello che conosce l’essere perpetuo desidera di essere
sempre e poiché nessun desiderio naturale può
essere vano, questo soggetto conoscente deve essere sempre.
Lo stesso suicidio non è una negazione del desiderio
di felicità perfetta e quindi immortalità.
Nella maggior parte dei casi, il suicidio non è un
atto di amore per la morte in se stessa ma una fuga dal
dolore.
In alcuni rari casi il suicidio è il frutto della
superbia cioè della disordinata stima di se stessi.
Il superbo può giungere a rifiutare la sua dipendenza
dal Creatore fino al punto di voler essere padrone del momento
della sua morte. Il filosofo ateo Friedrich Wilhelm Nietzsche,
in Così parlò Zarathustra, giunge ad esaltare
– la libera morte, che viene a me, perché io
voglio-.
Zarathustra non desidera la morte per se stessa ma cerca
di ribellarsi alla sua condizione di essere – mortale -
dandosi la morte. (6)
Il rapporto fra l’anima spirituale ed il corpo
L’uomo
è una sostanza fatta di anima e corpo, anima e corpo
non sono due sostanze fra loro collegate ma sono la forma
e la materia della stessa sostanza uomo.
Materia e forma, in metafisica, sono due principi costitutivi
di una stessa sostanza e non due sostanze che si sommano.
Un pezzo di legno, ad esempio, può diventare una
statua oppure una sedia, un tavolo. Il legno è la
– materia - che può prendere la - forma - della statua
o della sedia o del tavolo: la forma in metafisica non è
il profilo esterno di una cosa ma il principio d’essere
di una cosa, l’atto che le conferisce una determinata proprietà,
che la fa essere ciò che prima non era, che la organizza
in un certo modo. La materia, invece, è ciò
che viene organizzato, ciò che è in grado
di ricevere un atto che le conferisce una determinata proprietà.
Dopo che il materiale del legno è stato organizzato
in un certo modo, esso ha acquisito una forma: la forma
di statua o di tavolo o di sedia.
Dire che l’acqua è composta di ossigeno e di idrogeno
- cioè di due atomi che si uniscono - non è
la stessa cosa che affermare che la statua è composta
dal materiale e dalla forma di statua perché la materia
e la forma della statua non sono due sostanze che si sommano
ma sono due principi costitutivi di una stessa sostanza.
L’anima non sta in un luogo particolare del corpo ma
è forma corporis – la forma in senso metafisico
del corpo - cioè il principio primo che anima
- mette in movimento - un essere dal di dentro,
senza un intervento esterno ad esso, rendendolo un essere
vivente. Se si osserva un essere vivente in via di formazione,
si riscontra che possiede in se stesso il principio interiore
del suo sviluppo. Tale principio interno presenta soprattutto
tre caratteristiche:
1)
mette in movimento la materia dal di dentro;
2)
questo lavoro di movimento e di sviluppo armonicamente finalizzato
rivela la presenza di un progetto intrinseco al vivente
o idea – guida;
3)
poiché i diversi organi e le diverse parti del corpo
sono unificati in un tutto perfettamente organizzato, tale
caratteristica si chiama forma: con questo termine si vuole
indicare non tanto la figura esterna ma il principio intrinseco
di determinazione e di unificazione. (7)
Per unità sostanziale dell’essere umano, dunque,
deve intendersi quella situazione in cui l’anima non sta
in un luogo particolare del corpo ma è il principio
vitale che informa tutta la materia del corpo.
La filosofia che nega l’unità sostanziale dell’essere
umano ( condannata dalla Chiesa Cattolica nel Concilio di
Vienna, dove si afferma che l’anima è forma corporis
) è sbagliata perché finisce, anche senza
volerlo, per negare ciò che afferma e cioè
l’esistenza dell’anima.
Infatti, se l’anima e il corpo fossero due sostanze ciascuna
delle quali ha un essere proprio distinto dall’essere dell’altra
sostanza, l’anima sarebbe come una specie di guidatore ed
il corpo ( cervello compreso ) sarebbe la macchina da guidare.
In questa maniera non si capisce come il guidatore, una
volta che abbia deciso - e si tratterebbe di una decisione
spirituale presa dall’anima - di portare la macchina
verso una certa direzione ( ad esempio di affrontare un
pericolo ), si tiri in dietro e non riesca a farlo.
Se il guidatore ( che sarebbe l’anima ) non riesce a guidare
la macchina del corpo, una volta che lo ha deciso, questo
starebbe a significare - ed è la considerazione
del filosofo Baruch Spinoza - che l’anima non esiste
per se stessa ma sarebbe solo un attributo del corpo.
La concezione dualista - cioè la concezione secondo
cui il corpo e l’anima sono due sostanze fra loro collegate
- finisce per negare l’esistenza dell’anima stessa, cioè
il fatto che l’anima possa esistere per se stessa. (8 )
Per le sostanze puramente corporee non può esistere
la forma senza la materia: ad esempio, la statua non può
esistere senza il materiale che viene organizzato in statua.
Nella sostanza uomo, invece, per via delle operazioni spirituali
dell’intelletto e della volontà, l’anima deve sussistere
per sé in maniera spirituale anche senza la materia
che informa: sussistere significa esistere per sé
e non in virtù di un altro essere.
Mentre in tutte le sostanze corporee chi ha l’essere è
il composto di forma e materia, nell’uomo chi ha l’essere
è l’anima la quale lo comunica al composto così
che la sostanza uomo esiste in virtù dell’essere
dell’anima. Per l’uomo, le cui operazioni intellettuali
e volitive dimostrano l’esistenza di un elemento non corporeo
- che pertanto ha una sussistenza spirituale -, tale elemento,
che chiamiamo anima, deve continuare a sussistere necessariamente
anche se viene privato del corpo che è la sua costruzione,
il suo modo d’essere.
La natura spirituale dell’anima esige che la sua origine
sia dovuta ad un intervento diretto di Dio. Infatti l’anima
non può essere prodotta da preesistente sostanza
materiale essendole superiore; né può essere
prodotta dalla preesistente sostanza spirituale dei genitori.
Infatti questo tipo di generazione esigerebbe che lo spirito
dei genitori comunicasse una parte di sé ma ciò
non è possibile perché lo spirito non è
divisibile come la materia. L’anima perciò è
creata direttamente da Dio nello stesso momento in cui avviene
la fecondazione umana.
L’azione immediata di Dio non è un’azione speciale
di tipo miracolistico perché fa parte dell’ordine
e del piano naturale dell’universo creato. (9)
Questa unità sostanziale dell'essere umano - situazione
in cui l'anima non sta in un luogo particolare del corpo
ma è il principio vitale che informa la materia del
corpo - spiega bene i rapporti che intercorrono fra
la realtà materiale e quella spirituale.
Con l'unità sostanziale dell'essere umano si capiscono
i motivi per cui l'uomo non sempre riesce a fare ciò
che vuole - e si tratterebbe di una decisione spirituale
dell'io dotato di coscienza e volontà -. I motivi
sono due: i difetti corporei ed i disordini dell'anima.
Difetti corporei: l'uomo in coma non può
agire, l'intelletto di un bambino deve attendere lo sviluppo
del cervello per manifestarsi. Dopo la morte l'io spirituale
sussiste necessariamente ma in un modo di cui non possiamo
avere alcuna idea o esperienza. Si tratta di uno stato violento
a lui non naturale in quanto separato dal suo modo d'essere
( il corpo ) e perciò non può agire nel mondo
dei corpi perché il suo corpo è il suo mezzo
ordinario d'azione: la sua possibilità d'azione può
dipendere solo dalla libera iniziativa di Dio.
Disordini dell'anima: la ribellione contro Dio
ha prodotto la ribellione delle potenze inferiori dell'anima
( passioni ) contro le superiori ( ragione e volontà
) per cui l'uomo spesso non fa il bene che vuole ma il male
che non vorrebbe.
Scrive S. Agostino:” l’anima comanda che la mano si
muova, e la cosa avviene così immediatamente che
a stento si distingue il comando dall’esecuzione: eppure
l’anima è spirito e la mano è materia. L’anima
comanda poi a se stessa di volere: si tratta della medesima
anima, eppure non obbedisce. Come mai ciò? Perché?
L’anima, dico, ordina di volere: non ordinerebbe se non
volesse, eppure, non esegue ciò che essa stessa ordina.
(…)
Non è (…) incredibile che avvenga di volere e di
non volere nello stesso tempo, perché è una
debolezza dell’anima (…). ”
(10)
Il peccato di Adamo ed Eva ha ferito la natura umana per
cui il progetto interiore, l’idea-guida – cioè l’anima
creata da Dio – non può realizzarsi in maniera completa
e ordinata con la natura contaminata che si trova a disposizione.
Il peccato dei progenitori ha ferito la materia vivente
da trasmettere ai figli. Dopo il peccato originale, l’anima
di ogni essere umano compie un lavoro di movimento, di sviluppo
e di formazione su di una materia vivente che è stata
resa priva dei particolari benefici di cui Dio l’aveva dotata
per poter rispondere alle esigenze dell’anima stessa: infatti
tale materia è diventata corruttibile e reca in sé
l’imprinting di un evidente conflitto fra le varie componenti
psichiche. Un conflitto che fa dire all’apostolo Paolo che
la carne ha desideri contrari allo spirito.
Dopo il peccato originale, l’io spirituale creato da
Dio, dotato di coscienza e volontà, animando una
materia vivente contaminata, subisce una situazione di disordine,
non nella sua essenza, ma nelle sue operazioni.
Lo spiritismo e la reincarnazione
Spiritismo
e reincarnazione presuppongono
una concezione dualista platonico- cartesiana di anima e
corpo che nega l'unità sostanziale dell'essere umano
e porta, come abbiamo visto, alla posizione erronea del
materialismo.
Solo la preghiera a Dio è il mezzo ordinario per
poter comunicare con l'anima separata violentemente dal
suo corpo. L'anima privata del suo corpo non può
agire nel mondo dei corpi se non per iniziativa di Dio:
le tecniche dello spiritismo sono una evidente forzatura
del mondo dello spirito perché pretendono di ottenere
con sforzi umani solo ciò che Dio può concedere
e pertanto sono negative dal punto di vista dell'equilibrio
psicologico e spirituale e, in ultimo, esiste il fondato
sospetto che esse non siano immuni da intervento diabolico.
Scrive Carlos Aldunate nel suo libro -Il cristiano di fronte
al paranormale- :" Provocare questi fenomeni significa
entrare volontariamente nello stato particolare di ricettività
che si chiama TRANCE. In essa, il medium lascia da parte
il suo spirito critico e si fa trasportare dalla propria
sensibilità. Per questo la trance è uno stato
degradato dell'uomo. (...) Il medium in trance sospende
le proprie capacità superiori, per essere permeabile
alle forze dell’ inconscio inferiore (...).
Queste forze sono sconosciute: possono venire dall'inconscio
del medium, dall'inconscio del cliente o dall'inconscio
collettivo. Possono venire anche da uno spirito sconosciuto,
perché non c'è mai piena sicurezza che vengano
dallo spirito invocato. Possono infine venire da un demone.
Certamente non possono venire da Dio, perché Dio
non può essere captato e obbligato a rispondere alle
nostre domande.
Si crea facilmente una dipendenza dagli spiriti; dipendenza
che può risultare assai funesta.
Conosciamo vari casi in cui l'invocazione degli spiriti
ha provocato ossessioni con voci, sensazioni corporali,
impulsi al suicidio, ecc. (...) Se un'attività è
essenzialmente malsana per l'uomo, è segno che essa
non è conforme alla sua natura, non rientra nell'intenzione
del Creatore. Semplicemente quell'attività è
contro l'etica; non si deve svolgere.
I pericoli delle pratiche spiritiche, gli effetti perniciosi
che spesso producono, ci avvertono che esse non devono essere
compiute. La trance comporta sempre una diminuzione della
chiarezza intellettuale, dello spirito critico e della libertà
umana; quindi ne deriva sempre una diminuzione della responsabilità,
che è la caratteristica propria dell'uomo adulto
e maturo.
L 'uomo in trance è come un uomo più o meno
drogato, un uomo sminuito. Questa trance si verifica nel
medium e anche nella persona che lo consulta e che entra
nella suggestione scatenata dal medium"
(11)
La
dottrina della reincarnazione è, nella sua realizzazione
pratica, come una ruota che parte da un punto per fare ritorno
nel luogo di partenza. La diversità degli esseri
è momentanea, presente soltanto nelle esistenze intermedie
che si manifestano fra la partenza e l'arrivo: minerali,
poi piante, poi animali, poi uomini fra loro disuguali e
infine l’uguaglianza e cioè uno spirito perfetto,
identico. Secondo tale dottrina gli uomini sarebbero più
o meno avanzati a seconda che siano più o meno vicini
al punto di arrivo, che è simile al pleroma gnostico:
il pleroma gnostico è una sorta di magma originario
e indistinto e lo gnostico Basilide lo chiama apertamente
il nulla.
Nella
dottrina della reincarnazione:
A)
gli uomini non hanno più un proprio essere, una propria
identità personale: infatti essi non hanno conoscenza
delle proprie esistenze anteriori, non possono rintracciare
la propria continuità e la propria unicità.Questa
amnesia delle esistenze precedenti è in contraddizione
proprio con la teoria della reincarnazione la quale presuppone
l’esistenza di uno spirito indipendente dal corpo, cioè
di uno spirito che sta nel corpo come una sostanza di natura
completa e che pertanto guida il corpo come il pilota guida
la nave. Infatti, se lo spirito è una sostanza in
se stessa completa, nel disincarnarsi dovrebbe portare via
con sé i ricordi e, senza perdere il possesso di
questi, dovrebbe entrare nel nuovo corpo, allo stesso modo
in cui il pilota non perde i propri ricordi nel passare
da una nave all’altra.
B)
L’ignoranza delle esistenze anteriori rende inutile la reincarnazione.
Infatti, considerando l’ignoranza delle esistenze precedenti,
non si vede in che modo la reincarnazione possa servire
a favorire il progresso individuale. Per i reincarnazionisti
la dottrina della reincarnazione servirebbe a far progredire
gli individui attraverso vite successive corrispondenti
al loro stato di avanzamento spirituale-: questa sarebbe
la cosiddetta legge del Karma. Perché l’ avanzamento
dello spirito possa avere luogo, esso dovrebbe essere perfettamente
consapevole dell’esperienza acquisita in ciascuna delle
esistenze precedenti, ma come si può realizzare un
tale progresso se lo spirito perde il ricordo delle esistenze
precedenti?
C)
gli uomini non hanno più una vera famiglia: infatti,
per la dottrina della reincarnazione i figli esistevano
già prima che i genitori prestassero loro un corpo
in cui incarnarsi. Prima di essere nostri- secondo tale
dottrina - i figli furono di altri genitori, che furono
probabilmente anche di altra famiglia, di altra nazione,
di altra patria, di altra razza. Gli stessi genitori potranno
reincarnarsi in un corpo prestato loro dai figli.
D)
gli uomini non avrebbero più una vera identità
sessuale: infatti la reincarnazione può avvenire
in un corpo sessualmente diverso dal precedente.
E)
Non ci sarebbe vera differenza fra l'uomo e l'animale: perché
possiamo essere stati animali e possiamo esserlo in futuro.
(12)
Ammessa
la dottrina della reincarnazione diventa facile, da un punto
di vista filosofico, giustificare comportamenti devianti
come l’incesto, l’omosessualità, la zoofilia. Inoltre,
da questo nucleo filosofico reincarnazionista, è
inevitabile che abbiamo origine dottrine contrarie alla
famiglia e alla giuste e naturali disuguaglianze fra gli
uomini
Dalla
dottrina della reincarnazione deriva anche una concezione
panteista:l'uomo si salva da solo attraverso successive
reincarnazioni e Dio finisce per identificarsi con la somma
di tutte le cose. Ma se non esiste più un Dio personale
e trascendente, la natura non è più l’opera
del Creatore, non è più il frutto del logos,
il risultato di un progetto razionale e pertanto non esisterebbero
più né verità, né leggi, né
diritti assoluti, sacri, inviolabili . La natura diventerebbe
soltanto una sorta di materiale nato dal caso, frutto di
semplici e momentanei rapporti di forza, un materiale su
cui il più potente ha il diritto di esercitare la
sua forza: rimarrebbe un solo diritto e anche un solo dovere,
quello della forza.
In
realtà, il vero e autentico dominio dell’uomo sulla
natura può attuarsi soltanto attraverso la conoscenza
ed il rispetto delle leggi naturali.
La
natura non può essere dominata calpestandone le leggi:
la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi
ed applicandole.
“- Il dominio accordato dal Creatore all'uomo non è
un potere assoluto, ne si può parlare di libertà
di -usare e abusare -, o di disporre delle cose come meglio
aggrada.
La
limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio,
ed espressa simbolicamente con la proibizione di -mangiare
il frutto dell'albero -( cf Gen 2,16), mostra con sufficiente
chiarezza che, nei confronti della natura visibile, siamo
sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali,
che non si possono impunemente trasgredire-".
(13)
Alcune
obiezioni scientifiche alla reincarnazione.
La
regressione ipnotica sarebbe, per i reincarnazionisti, prova
della reincarnazione.
In realtà nel sub-conscio avviene una caotica rielaborazione
di tutti i dati pervenuti durante l'esistenza ed è
possibile che ci sia una identificazione con dati, storie
e avvenimenti depositati e rielaborati nell'inconscio, identificazione
indotta dall'ipnotizzatore: l'influsso dell'ipnotizzatore
è evidente nel fatto che, se suggerisce al soggetto
un ritorno all'infanzia, questo agisce e parla come un bambino;
se gli suggerisce di essere stato un animale, questo parla
e agisce come un animale; se gli suggerisce di tornare ad
un altra vita, comincia ad elaborare la storia di un'altra
vita. Inoltre i racconti dei soggetti in stato di ipnosi
sono suggeriti più o meno consapevolmente dagli stessi
ipnotizzatori.
Infatti i soggetti ipnotizzati da ]oe Keeton accettano lo
schema del loro ipnotizzatore: asseriscono tutti di essersi
reincarnati subito dopo la morte.
Quelli ipnotizzati da Arnall Bloxham trascorrono lunghi
periodi nelle sfere astrali. Quelli di Helen Wambach si
scelgono il sesso prima di reincarnarsi e quelli di Edith
Fiore si reincarnano tra parenti che si odiano.
Le
famose esperienze del Deja vu sono facilmente spiegabili
con dati ed elaborazione dei dati che riemergono dal sub-conscio
in seguito ad associazioni emotive indotte da immagini,
sensazioni, luoghi, persone, situazioni che contengono elementi
analoghi a quelli depositati nel sub-conscio.
Inoltre la stessa parapsicologia fornisce strumenti analitici
per dimostrare come molti casi di presunta reincarnazione
siano in realtà fenomeni di possessione. (14)
Bruto
Maria Bruti
Note:
1) cfr Jean Daujat, Psycologie contemporaine et pensée
chrétienne, Téqui, Paris 1976
2)
cfr Pierre Marie Emonet O.P., Mirella Lorenzini O.P., Conoscere
l'anima umana, elementi di antropologia filosofica, edizioni
studio domenicano, Bologna 1997; cfr Gianfranco Basti, Il
rapporto mente-corpo nella filosofia e nella scienza, ed.
studio domenicano, Bologna 1991, in particolare da pag 265
a pag 269; cfr Tommaso d'Aquino S. Th., I,76,8c, eccetera;
cfr Corrado Manni, Il risveglio dal coma? Attenzione a non
dire eresie, Il Medico d’Italia, n.6, 7 marzo 1995, p. 9
3)
San Pio X, Catechismo Maggiore, ed. Ares, Milano, sesta
edizione 1987, n.50, 51, 52 p.22.
3)
cfr San Tommaso D’Aquino, Summa Teologica I, q. 75, a. 5;
citazione, Pierre –Marie Emonet O.P., Mirella Lorenzini
O.P., Conoscere l’anima umana, elementi di antropologia
filosofica, edizioni studio Domenicano, Bologna, 1997, p.71
4)
cfr San Tommaso d’Aquino, Summa teologica I, q.75, a.5;
citazione, Pierre- Marie Emonet O.P., Mirella Lorenzini
O.P., Conoscere l’anima umana, elementi di antropologia
filosofica, edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997, p.71
5)
cfr San Tommaso d’Aquino II Sent. Dist.XIX q.I, 1, art.1;
Summa contra Gentiles lib.II, cap.49; cfr Gabriele Paolo
Carosi, Compendio di filosofia, ed. Paoline, Roma 1984,
pp.396-397
6)
cfr Ramòn Lucas Lucas, L’uomo spirito incarnato,
compendio di filosofia dell’uomo, ed. San Paolo, Milano
1993, pag 314-330; cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica
I, q. 75, a. 6
7)
Pierre – Marie Emonet O.P., trad. it., in Pierre Marie Emonet
O.P. e Mirella Lorenzini O.P., Conoscere l’anima Umana,
ed. Studio Domenicano, Bologna 1997, pp.10-11.
8)
cfr Armando Plebe, Storia del pensiero, vol.II, ed. Ubaldini,
Roma 1970, pp.106-107
9)
cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica I, q. 76, a. 1,
q. 90, aa 2 –3; cfr Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia,
vol. III, ed. La Scuola, Brescia 1963, pag 178; cfr Ramòn
Lucas Lucas, L’uomo spirito incarnato, compendio di filosofia
dell’uomo, San Paolo, Milano 1993, pp.288-299
10)
S Agostino, Le Confessioni, ed. Paoline 1975, trad. di Aldo
Landi, , libro VIII, cap. IX , p 257.
11)
Carlos Aldunate, Il cristiano di fronte al paranormale,
ed. Ancora, Milano, marzo '94, pag.56-58
12)
cfr Fernando Palmés S.J., Gli errori dello spiritismo,
I Di oscuri, trad. it., Genova 1989, pp.388-392
13)
Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, n.3.
14)
J. Head - L. Cranston, Il libro della reincarnazione, Milano
1980; H. Wambach, Life before life, New York 1979; E. Fiore,
You Have Been Here Before, New York 1979; H. Sherman, Vivrai
dopo la morte, Milano 1984.