La
guarigione nei cristalli?
di Andrea Menegotto
Lo
shatzu (parola che si trova spesso scritta anche con la
variante shiatzu) – secondo la definizione che ne dà
Pierluigi Duina, fondatore nel 1987 dell’Associazione Body
Mind Center di Brescia, Centro Autorizzato Accademia Italiana
Shiatsu do e Jin Shin Do Foundation Sez. Italia – è
una tecnica nata in Giappone circa settant’anni anni fa,
consistente in un metodo di pressione con le dita, i pollici
e i palmi delle mani su ciascuno dei 657 punti dell’agopuntura,
di cui potrebbe essere una variante spesso complementare.
Duina afferma:
"Lo
Shiatsu non si rivela semplicemente una "tecnica",
ma una vera e propria Via o sistema di vita e di pensiero.
Sin dall’inizio la Medicina Orientale è stata in
stretto rapporto con la filosofia Taoista e con l’idea delle
forze Yin e Yang dell’ambiente e dell’uomo. Si pensava che
la salute venisse meno quando si spezzava l’equilibrio tra
queste due energie. La cura era preventiva e consisteva
nel mantenere il corpo in equilibrio armonico. Se però
tale armonia andava perduta, bisognava ristabilirla. Quest’atteggiamento
preventivo è arrivato attraverso gli anni allo Shiatsu,
che è infatti prima di tutto un metodo per conservare
la salute e mantenere il proprio corpo-mente in armonia".
Dalle
parole di Duina emerge in maniera piuttosto esplicita il
fatto che le concezioni che supportano una pratica terapeutica
alternativa come lo shatzu non sono puramente di carattere
medico-scientifico, ma si rifanno piuttosto ad una visione
del mondo derivante dalla tradizione filosofico-religiosa
taoista .
Le
considerazioni relative allo shatzu, dunque, sono in linea
generale le stesse che possono essere applicate a varie
altre pratiche terapeutiche alternative: se da un lato occorre
distinguere fra la reale efficacia che tali tecniche possono
avere a livello terapeutico al di là della impostazione
filosofico-religiosa ed esse sottesa – su questo punto devono
essere naturalmente chiamati in causa scienziati e medici
–, dall’altro lo studioso di scienze religiose non potrà
non notare riferimenti piuttosto evidenti a impostazioni
cosmologiche, antropologiche e teologiche derivanti dalla
cultura filosofico-religiosa orientale.
Con
il termine shiatsu (in giapponese shi = dita, atsu
= pressione) si indica una forma di terapia manuale che
fu creata da T. Namikoshi circa un secolo fa: si pratica
la tecnica del massaggio tradizionale giapponese, abbinandole
a tecniche di terapia manuale occidentali come le mobilizzazioni
articolari, lo stretching, ecc. La maggior parte dei punti
in cui si agisce con il massaggio corrisponde ai meridiani
dell'agopuntura cinese. Lo scopo del trattamento shiatsu
è quello di "liberare" i meridiani, cioè
i canali dove scorrerebbe l'energia vitale e permettere
un migliore scorrimento della stessa.
La
malattia, infatti, nello shiatsu è vista come uno
squilibrio energetico, dovuto ad una "occlusione"
del meridiano di scorrimento, con conseguente danno agli
organi.
Lo
shiatsu ha diverse vie, tra cui lo Zen Shiatsu e lo Iokai
Shiatsu.
Nei
termini dell'approccio della medicina orientale, bisogna
tenere conto che lo shiatsu non riguarda solo i sintomi
e il trattamento, ma include l'aspetto spirituale, ossia
considera che la malattia deriva dall'attitudine interiore
profonda dell'individuo, e la vita profonda corrisponde
allo spirito.
Per
questo un terapista shiatsu ha affermato che: "la
relazione clinica difficilmente potrà esprimere fino
in fondo l'atmosfera di solidarietà, di intimità,
di reciproca conoscenza e di consapevolezza che si sviluppa
tra terapista e paziente e che rende spesso magica l'esperienza
dello shiatsu per entrambi."