Harry
Potter e la paganizzazione della cultura infantile
tratto
da "Una voce grida...!" n°17 marzo
2001
di
Michael O'Brien
Se
la frammentazione e il livellamento delle conoscenze distorce
il modo in cui percepiamo il mondo, distorcerà per
forza anche la nostra valutazione del materiale di cui è
fatta la cultura. Un esempio è la pubblicazione dei
romanzi di Harry Potter, di Joanne K. Rowling, che negli
ultimi quattro anni hanno avuto un diluvio di giudizi favorevoli
e vendite strepitose. Circa 76 milioni di copie sono state
vendute, tradotte in 42 lingue.
Da
parte di una minoranza però c'è stata anche
una reazione negativa, perché la serie Harry Potter
presenta il mondo della stregoneria in una luce positiva.
Alcuni critici dicono che i libri hanno dei difetti ma sono
una fantasia sostanzialmente innocua che va incontro a un'esigenza
reale, mentre altri li criticano come un ulteriore passo
verso la degenerazione della cultura. Ma in ogni caso sono
libri che vanno scrutati perché destinati ad avere
un'influenza notevole sui pensieri e sulle percezioni della
generazione a venire. I quattro romanzi pubblicati finora
sono così ricchi di personaggi e intrecci minori
che sarebbe impossibile descriverli tutti in un solo articolo.
Tuttavia un accenno alla struttura della serie può
servire per fornire il contesto ai temi che discuterò
più avanti.
Nel
primo volume, Harry Potter e la Pietra filosofale,
al lettore viene presentato il mondo della stregoneria.
Il protagonista, Harry, occupa un ruolo cardine nella lotta
fra il bene e il male, così come vengono definiti
all'interno dei romanzi.
La
storia comincia con l'omicidio dei genitori di Harry, una
strega e uno stregone che vengono distrutti da un altro
stregone, di nome Voldemort, capo di tutti quei maghi che
si sono spinti troppo in là nella pratica delle "Arti
oscure", i quali rappresentano cioè il lato
cattivo della stregoneria. Il piccolo Harry sopravvive a
questo attacco per un motivo non chiaro e Voldemort è
costretto a fuggire con i suoi poteri molto ridotti. Veniamo
a sapere più avanti che è stato l'amore sacrificale
della madre di Harry per il suo bambino a riuscire in qualche
modo a deflettere le maledizioni di Voldemort su di se stesso,
col risultato che Voldemort è ridotto a un'ombra
a malapena umana di quello che era prima. Harry viene salvato
dalle streghe e dai maghi che lo portano in un sobborgo
di Londra perché venga allevato dai suoi zii, i Signori
Dursley. I Dursley sono dei «Babbani» - il nome
usato dai maghi per riferirsi agli esseri umani che non
hanno poteri magici. Coppia totalmente spregevole, i Dursely
sono degli sputasentenze, pieni di sé, malevoli verso
qualunque cosa sappia di magia, e inflessibilmente crudeli
con Harry, il quale non sa nulla del suo passato.
Nel
suo undicesimo compleanno, Harry comincia a scoprire che
ha dei poteri misteriosi. Incontra presto streghe e maghi
che vessano i Dursley con la magia per ottenere che mandino
Harry a Hogwarts, una scuola di stregoneria e magia. Li
Harry incontra il preside, il Professor Dumbledore, che
è anche il capo ufficioso dei maghi buoni del mondo.
Giunto alla Hogwarts, Harry fa amicizia con i compagni Ron
e Hermione, e insieme il trio avrà molte avventure
nel corso dei quattro romanzi scritti finora.
Nel
primo romanzo Harry capisce che il Signore delle Tenebre
- Voldemort stesso - sta cercando di riprendersi i suoi
antichi poteri magici per poter dominare il mondo. Uno dei
professori di Hogwarts, un mago di nome Quirrel, è
segretamente al servizio di Voldemort e per aiutarlo vorrebbe
rubare la Pietra filosofale (che contiene l'elisir di lunga
vita) attualmente al sicuro nelle mani di Dumbledore, e
svuotare di vita Harry per restaurare i poteri di Voldemort.
Se ci riuscisse, Voldemort ucciderebbe Harry, che è
l'unico che abbia mai resistito alla sua maledizione omicida.
Nel tentativo, Voldemort possiede Quirrel e attira Harry
ad un confronto dove cerca di afferrare la pietra e uccidere
il ragazzo. Ma il potere latente che è in Harry è
troppo forte per lui; Voldemort fugge e Harry crolla, rimanendo
privo di sensi per tre giomi.
1.
La Magia materialista e l'immaginazione assimilata
I
commentatori favorevoli a Harry dicono che la sotto-creazione
della Rowling è arguta, divertente, fa pensare, espande
l'immaginazione del bambino e mantiene perfino una certa
morale. Inoltre, ella è riuscita a introdurre la
generazione dei giovani d'oggi, drogati dal computer, al
mondo della lettura.
Ed
è tutto vero. I racconti sono pieni di delizie dell'immaginazione
che incanteranno quasi tutti i lettori. Le pedine degli
scacchi discutono con i giocatori sulle mosse da fare; abbondano
i giocattoli e i congegni, le bestie mitologiche corrono
avanti e indietro dalle scene; i gufi consegnano la posta;
un gigante amorevole cova uova di drago e alleva nuove specie
di creature; gli elfi sono servitori rispettosi; dei fantasmi
sarcastici fanno degli scherzi; e naturalmente c'è
il gioco del Quidditch - una combinazione del rugby, basketball
e polo che si gioca volando sulle scope.
Ma
i dettagli affascinanti sono mescolati con il repellente
ad ogni passo. Un incantesimo perpetrato da Ron gli si ritorce
contro, facendolo vomitare viscide lumache; sono di ordinaria
amministrazione i riferimenti escrementizi; c'è il
fantasma di un bambino che vive in un cesso; orinare non
è più un argomento tabù; la maleducazione
fra studenti è la norma. Nel quarto volume, a queste
tendenze si aggiungerà il pepe della sessualità,
con riferimenti alle parti intime e agli studenti che si
appartano a coppie nei cespugli.
Agli
studenti, sia streghe che maghi, a Hogwarts si insegna come
usare le bacchette magiche per fare incantesimi e malocchi,
per alterare l'ambiente, per punire dei piccoli avversari
e per difendersi contro i nemici più sinistri. Nelle
lezioni di trasfigurazione imparano a cambiare gli oggetti
e le persone in altri tipi di creature - spesso contro la
loro volontà. Nella lezione di «Pozioni»
essi fanno dei distillati utilizzabili per controllare gli
altri. In «Erbologia» coltivano le piante usate
nelle pozioni; le radici della mandragola, per esempio,
sono piccoli neonati viventi che strillano quando vengono
sradicati per essere trapiantati; si coltivano per poterli
tagliare a pezzi, bollire e fame una pozione magica.
Il
mondo dei maghi tratta della ricerca del potere e della
conoscenza esoterica. In questo senso è una rappresentazione
moderna di un ramo dell'antico gnosticismo, il culto che
era quasi riuscito a minare il cristianesimo alla nascita.
I cosiddetti gnostici cristiani del secondo secolo non erano
affatto cristiani, perché tentavano di neutralizzare
il significato dell'Incarnazione e di distorcere il concetto
di salvezza lungo le linee dello gnosticismo tradizionale:
l'uomo si salva da solo, credevano, se ottiene certe conoscenze
e poteri segreti. Per gli gnostici la figura di Cristo era
solo una delle molte leggende da inserire nella loro visione
del mondo. Così, a Hogwarts, le feste come Natale
e Pasqua sono spogliate di Cristo, ridotte a nient'altro
che costumi sociali, assorbite nel contesto più ampio
della cosmologia occulta. E’ Halloween la grande festa dell'anno.
Per farla breve, il mondo stregonesco della Rowling, gnostico
nella sostanza e nella pratica, neutralizza il sacro e lo
mette da parte, normalizzando ciò che nella vita
reale è invece profondamente anormale e distruttivo.
Si
sente sollevare a volte l'obiezione che ciò è
lecito perché si tratta di una sotto-creazione, e
in questo senso l'autrice ha diritto di stabilirvi delle
leggi proprie. Questa obiezione sorvola sul fatto che il
mondo dei maghi della Rowling interagisce con il mondo reale
e viola l'ordine morale in entrambi. Il racconto ha luogo
nella Londra di oggi e nella campagna inglese. Le streghe
e i maghi sono la cabala gnostica la cui conoscenza segreta
deve esser nascosta alla gente normale e rivelata solo agli
iniziati. Il mondo dei maghi coesiste con il mondo dei Babbani,
ma è così incantato che gli esseri umani normali
non riescono a vederne l'esistenza. Quando si attraversano
talvolta le linee per via di un uso sbagliato della magia,
il Ministero della Magia interviene per coprire le tracce
e cancellare la memoria di quei Babbani che dovessero scoprire
il grande segreto. Gli studenti e i professori di Hogwarts
sono personalità che si potrebbero incontrare in
qualunque collegio britannico, la differenza sta solo nei
loro straordinari poteri e bizzarre attività. Alcuni,
come Harry, sono simpatici, altri sono snob e prepotenti.
Quindi è il nostro stesso mondo, con la differenza
che i poteri soprannaturali vi vengono descritti e ridefiniti
come facoltà umane, che necessitano solo di essere
usati nel modo giusto tramite l'apprendimento appropriato.
Mentre
la Rowling contrappone l'uso buono dei poteri occulti contro
il loro uso cattivo, impartendo così alla sua sotto-creazione
una parvenza di moralità, l'effetto cumulativo che
ne deriva è quello di distorcere la nostra comprensione
delle linee di demarcazione che intercorrono fra il bene
e il male. Il contorno non è mai definito.
Naturalmente,
l'archetipo del cattivo uso è Voldemort, la cui crudeltà
selvaggia e volontà di potenza sono chiaramente malvagie.
Ma il lettore è indotto a minimizzare o addirittura
dimenticare che Harry stesso, insieme a molti altri personaggi
buoni, usano spesso gli stessi poteri, anche se in scala
minore, apparentemente per degli scopi buoni. La falsa nozione
che "il fine giustifica i mezzi" è sottintesa
dovunque. La costruzione dei personaggi e l'intreccio rafforzano
continuamente il messaggio: se una persona è simpatica,
se è in buona fede, se è coraggiosa e fedele
agli amici, potrà fare più o meno quello che
gli pare nel combattere il male, quello orrendo s'intende
- e i poteri magici saranno la loro arma ideale.
Tutto
ciò è coerente con le idee confuse dell'autrice
sul concetto di autorità. In realtà, la magia
è un tentativo di oltrepassare i limiti sia della
natura umana che dell'autorità di Dio, per ottenere
il potere sulla creazione materiale e sulla volontà
degli altri, attraverso la manipolazione del sovrannaturale.
2.
La magia
La
magia è una questione di controllo. E' un rifiuto
sostanziale dell'ordine divino della creazione. Non dimentichiamo
che nel primo libro di Samuele (15, 23) la divinazione è
messo sullo stesso livello dello spirito di ribellione.
E che il Catechismo della Chiesa cattolica chiama la divinazione
e la magia delle forme di idolatria. (CCC 2117; 2110 e 2138)
Dal
mondo di Harry Potter i bambini imparano l'orgoglio insito
nel voler manipolare delle forze indefinite e a non sottomettersi
ad alcuna legge che sia al di sopra dell'autorità
dei maghi, i quali li aiuteranno ad esercitare i loro poteri
saggiamente. Tuttavia le autorità stesse sono divise,
il che dà al lettore influenzabile la certezza che
i più adatti a decidere che cosa sia o non sia un
uso appropriato della magia siano gli stessi studenti, apprendisti
maghi o streghe, guidati solo dall'occasionale intervento
di un Dumbledore o altro personaggio guru del genere. Il
Ministero della Magia tenta di regolamentarne l'uso, ma
è incompetente e pervaso da compromessi quanto un
normale governo umano.
L'autrice
erige continuamente lo spaventapasseri del legalismo e lo
abbatte con colpi poco sottili. I Dursely sono una parodia
del tradizionalismo composto, suscettibili davanti a qualunque
cosa si discosti minimamente dall'ordinario. Il fratello
di Ron, Percy, il componente più antipatico della
famiglia, è una caricatura dell'impiegato pignolo.
A Hogwarts, benché sia organizzato secondo un sistema
di regole più o meno uguali a quelle di un vero collegio,
la disobbedienza di Harry è spesso trascurata e a
volte addirittura premiata dalle autorità scolastiche.
Dopotutto, si tratta di un ragazzo speciale: è dotato
di grandi poteri, è perseguitato dal male incarnato
ed è destinato alla grandi cose. Inoltre, la sua
audacia e la sua genialità (unite al senso di fair
play verso i compagni buoni) sono sempre contrapposti alle
caratteristiche dei personaggi cattivi.
Ma
Harry è davvero così buono? Vediamo. Harry
ricatta suo zio, usa trucchi e inganni e infrange cento
regole ( nelle parole di Dumbledore, che alla fine però
gli concede la sua approvazione), dice spesso le bugie per
cavarsi d'impaccio e si lascia provocare alla vendetta contro
i compagni che gli sono nemici. Egli odia i suoi nemici.
Tuttavia, il lettore si trova a perdonare questo odio in
Harry, perché i tormentatori del ragazzo sono vendicativi
e sfottenti. Esibendo la consueta esagerazione, la Rowling
dipinge questi personaggi cattivi anche come brutti da vedere.
Ridicolizza i Dursley perché sono grassi, e assegna
la stessa sorte agli studenti corpulenti che si oppongono
a Harry. [..] Da nessuna parte si trovano dei riferimenti
a un sistema di principi morali rispetto ai quali misurare
gli eventi. In poche parole, si tratta di una magia materialistica,
una magia che è come un potere umano naturalizzato.
Quando
il significato della persona umana si riduce a una definizione
strettamente naturale, il male sarà considerato come
una semplice astrazione erronea o come un problema nella
dinamica della psiche. Nel suo libro Un esorcista racconta,
padre Gabriele Amorth, esorcista capo della diocesi di Roma,
avverte che l'uomo moderno sta perdendo il senso di quanto
sia reale il male sovrannaturale. Di conseguenza, dice,
molti si sono resi più vulnerabili all'influenza
degli spiriti maligni che cercano di corrompere e distruggere
le anime.
3.
La psicologia della percezione
Oggi
i temi occulti fanno parte della cultura generale, per cui
se da una parte la serie Potter viene contrapposta a un
crescente cumulo di materiale di stampo chiaramente diabolico,
dall'altra si confronta con un'ondata di materiale culturale
che ridefinisce il bene e il male in modi ancora più
subdoli. Cosi, al confronto, Harry Potter ci appare più
sano, perché fa parte delle tante cose che sono state
più o meno normalizzate intorno a noi.
Come
avverte Postman (1) lo strano e il disordinato non ci colpiscono
più in quanto tali. La nostra società è
satura della falsa nozione che un male minore (in questo
caso la magia buona) è preferibile al grande male
del satanismo - e questo messaggio è ulteriormente
rafforzato dal fatto che il libro condanna i comportamenti
diabolici estremisti. Ma quello che spesso dimentichiamo
in questo modo è che quella del male minore è
la classica tattica adottata dall'avversario nella grande
guerra fra il bene e il male - la vera guerra in cui siamo
tutti immersi. Gli spiriti maligni cercano di indurci ad
adottare un comportamento malvagio offrendoci prima dei
pensieri cattivi camuffati da buoni. In contrapposizione
a questi pensieri falsamente buoni, essi allestiscono dei
grandi mali da cui naturalmente ci ritraiamo, e poi offrono
i mali minori come antidoto. Se il male minore è
presentato in una vetrina di virtù o moralità
(o, per usare un termine moderno, valori), possiamo adottarlo
presumendo che cosi facendo stiamo scegliendo una cosa buona.
Questa dinamica si può osservare ad esempio nel modo
in cui la classificazione dei film ha gradualmente alterato
i nostri giudizi [segue la descrizione di come la soglia
dell'accettabilità dei film si sia gradualmente abbassata,
ndt].
Nel
campo della cultura, i bambini dipendono dagli adulti perché
non hanno l'età e l'esperienza necessari per fare
discernimento. Sono in uno stato di formazione, assorbono
delle impressioni sulla natura della realtà a un
livello di base. Poche cose nella vita hanno il potere di
definire la realtà - di definire il bene e il male
- quanto la cultura in cui uno si trova immerso. Nel caso
della serie Harry Potter, molti hanno trovato difficile
fare discernimento perché questi racconti sembrano
a prima vista rigettare il male, dissociando la magia dal
diabolico. Ma nel mondo reale la magia e il diabolico sono
sempre associati. Allora dobbiamo chiederci se possono veramente
essere separati senza che se ne abbiano delle conseguenze
negative. Se la magia è presentata come buona o come
moralmente neutra, non c'è il rischio che nel momento
in cui un giovane incontra l'opportunità di esplorare
il mondo della vera magia, sarà meno capace di resistere
alle sue lusinghe? Naturalmente, i bambini non sono così
ingenui da pensare di poter avere i poteri e le avventure
di Harry. Sanno bene che il racconto è inventato.
Ma a livello inconscio assorbono il racconto come fosse
un'esperienza e questa esperienza dice loro che i misteri
proibiti possono essere molto gratificanti.
A
lungo andare, quali effetti avranno gli eroi e le eroine
della fiction sulla capacità della mente di distinguere
il vero dal falso? Il racconto di un ragazzo che trotterella
senza cadere lungo una fune tesa sopra le cascate del Niagara
non rappresenta un pericolo per un bambino, perché
egli riconoscerà subito l'assurdità della
situazione: quindi una volta che il pericolo è percepito,
l'idea di metterla in pratica verrà rigettata. Ma
il racconto di un bambino che trotterella lungo una fune
stesa sull'abisso eterno rappresenta una minaccia reale,
perché il pericolo è difficile da riconoscere,
a meno che uno non abbia una conoscenza vera dei principi
morali assoluti e un senso sviluppato dell'immediatezza
del combattimento spirituale. Gli avvertimenti dei genitori
sui pericoli astratti possono sbiadire nella mente di un
bambino, quando messi accanto a racconti pieni di immagini
potenti che si sono insediate profondamente nella sua immaginazione.
A
prescindere da quanti bambini siano spinti ad avventurarsi
nell'occulto dopo aver letto la serie Harry Potter, i libri
sono destinati ad avere un effetto forte sulla maggior parte
dei lettori nel senso che i pedagogisti chiamano propedeutico:
quello di preparare il terreno per gli sviluppi successivi.
Se la guardia naturale e spirituale è stata abbassata
nella mente del bambino, se il suo concetto di moralità
è stato sviato e l'autorità minata, quali
altri tipi di interessi e attività disordinati seguiranno
quando farà le sue scelte più avanti nella
vita? Questa non è più una domanda teorica.
Una recente ricerca su Internet per contare i riferimenti
a Harry Potter ha rilevato oltre mezzo milione di documenti.
Le ricerche selettive hanno dato oltre cento siti web ad
alto profilo dedicati alla serie, molti dei quali offrono
links a siti che trattano l'occultismo avanzato sotto titoli
come "Imparate altre cose sui segreti dell'occulto"
o "Come diventare una strega". In un'intervista
concessa a «Newsweek», un portavoce della «Federazione
Pagana» in Inghilterra ha detto che riceve in media
100 richieste al mese da giovani che vogliono diventare
streghe e maghi -un fenomeno senza precedenti che attribuisce
in parte ai libri Harry Potter. Un recente articolo del
settimanale «Time» (17 dicembre 2000) parla
di un'organizzazione del genere in Germania, inondata da
un numero crescente di richieste simili che attribuisce
al fattore Potter. La stessa Rowling si è detta sorpresa
della quantità di posta che riceve da giovani lettori
che le scrivono come se Hogwarts fosse vero, chiedendo come
si fa ad iscriversi alla scuola per diventare dei maghi.
Le
biblioteche ubicate nelle zone più disparate dal
punto di vista sociale riferiscono che i bambini chiedono
ovunque in numeri crescenti del materiale dalle sezioni
denominate occulte.
4.
L'uso cristiano della magia nella letteratura fantastica
Sia
J.R.R. Tolkien che C.S. Lewis usano la magia in un modo
sostanzialmente diverso dall'approccio della Rowling.
Nel
«Nipote del mago», il primo volume delle Cronache
di Narnia di Lewis, la corruzione di Narnia comincia quando
un anziano londinese si diletta di attività occulte
e spalanca così le porte fra i due mondi. La lotta
successiva per la restituzione di Narnia al suo ordine primitivo
è il risultato diretto proprio di quel tipo di attività
che Harry Potter dipinge come prodotto delle forze del bene.
Lewis invece ritrae queste attività come forze alleate
del caos, della distruzione, della schiavitù e della
violazione della dignità delle creature. In tutte
le Cronache, le streghe sono dipinte in termini classici,
come malevole, manipolatorie, ingannevoli e distruttive
- non ultima il personaggio chiamato Strega Bianca.
Nella
sua grande epica fantastica Il Signore degli anelli, anche
Tolkien dipinge la magia come un inganno. Le potenze sovrannaturali
che non appartengono legittimamente all'uomo sono mostrate
continuamente come corrompenti. E' vero che Gandalf, uno
dei personaggi centrali, viene chiamato mago per tutto il
libro, ma non è un mago nel senso classico della
parola. Tolkien sostiene che è piuttosto un protettore
della morale, simile agli angeli custodi, ma più
incarnato. La sua magia buona non è quella che consideriamo
magia nel mondo reale. Il compito di Gandalf è principalmente
quello di consigliare, istruire e spronare alla resistenza
le menti e i cuori di coloro che sono minacciati da Sauron,
il Signore delle Tenebre di questa saga. Gandalf non opera
al posto loro; essi devono usare i loro doni naturali. In
questo processo vediamo un immagine della grazia che costruisce
sulla base della natura, non che travolge la natura o la
sostituisce. I doni di Gandalf sono usati con parsimonia
e solo fintanto che possono servire alle altre creature
di sostegno nell'esercizio del loro libero arbitrio e delle
loro scelte morali.
Gandalf
chiede al personaggio principale del Signore degli anelli,
Frodo Baggins, di portare un anello magico in una regione
su cui regna Sauron, per distruggerlo nella fornace di un
vulcano che vi si trova e indebolire così la presa
che ha Sauron sul mondo. Frodo acconsente a intraprendere
il viaggio ma si rende presto conto che l'anello ha una
fascino seducente su di lui. Mentre trasporta questa cosa
che potrebbe rovinare il mondo, viene costantemente tentato
di usarlo per il bene. Ma egli impara che usare i suoi poteri
sovrannaturali per un bene a breve termine aumenta la probabilità
di un disastro a lungo termine, sia per il mondo che per
se stesso.
Tolkien
dimostra continuamente che i poteri sovrannaturali sono
un terreno infestato dagli inganni del Nemico, usati per
dominare il libero arbitrio di altre creature. Come tali
sono metafore per il peccato e per la schiavitù spirituale.
Al confronto, l'uso limitatissimo dei poteri preternaturali
di Gandalf non è mai diretto a sopraffare, ingannare
o anche solo sporcare. Ciononostante, l'autore menziona
più di una volta nell'epica che questi poteri devono
svanire dal mondo, in parallelo alla fine della vecchia
epoca e l'avvicinarsi dell'età dell'uomo (e, per
estensione, dell'età dell'Incarnazione).
Gran
parte dell'uso neo-pagano della magia è esattamente
il contrario di questo approccio, infatti è spesso
usata per sopraffare, ingannare e sporcare. Nella serie
Harry Potter, per esempio, Harry resiste e alla fine sconfigge
Voldemort con gli stessi poteri usati dal Signore delle
Tenebre. Harry è il contrario di Frodo. La Rowling
dipinge la sua vittoria sul male come il frutto della conoscenza
e della potenza esoterica.
Questo
è gnosticismo. Tolkien, al contrario, descrive la
vittoria di Frodo sul male come il frutto di umiltà,
obbedienza e coraggio, in mezzo a una situazione di sofferenza
radicale. Questo è cristianesimo. Il mondo di Harry
si impernia sull'orgoglio, quello di Frodo sull'amore sacrificale.
C'è,
naturalmente, molto coraggio e molto amore nella serie Harry
Potter, ma è proprio questa mescolanza di verità
e falsità che lo rende cosi ingannevole. Il coraggio
e l'amore si trovano in tutti i popoli, anche quelli coinvolti
nelle peggiori forme di paganesimo. La presenza di tali
virtù non giustifica automaticamente un'opera di
narrativa piena di errori. Nel mondo di Potter i personaggi
svolgono attività che nel mondo reale ci corrompono,
indeboliscono la volontà, rabbuiano la mente e legano
chi le pratica alla schiavitù spirituale. I personaggi
di Rowling si addentrano sempre di più in quel mondo
senza mostrare alcun effetto negativo, solo un aumento di
carattere. Questa è una bugia. Oltretutto, è
la bugia satanica che ci ha ingannati nell'Eden. Puoi avere
la conoscenza del bene e del male, puoi avere poteri divini
e non morirai, non sarai neanche scalfito, avrai una vita
potenziata. La sub-creazione della Rowling è così
pieno di cose luccicanti e dilettevoli che al lettore è
necessario uno sforzo deciso per riuscire a vedere le contraddizioni
interne e i messaggi misti.
5.
La difesa contro le arti oscure
Oggi
si da quasi ovunque per scontato che possiamo assorbire
una certa quantità di divertimento immorale senza
subirne delle conseguenze negative. Presumiamo che se abbiamo
una dose sufficiente di fede razionale potremo attraversare
tutto il materiale buono e cattivo che ci capita senza venirne
danneggiati, semplicemente ignorando il cattivo e gustando
il buono. Non passa settimana senza che guardiamo insensibili
l'omicidio crudamente drammatizzato di molti esseri umani,
ma saremmo molto scossi se sul piccolo schermo vedessimo
dare anche solo un calcio a un cane. Ci divertono i programmi
tv basati su commedie salaci e sul mondo dell'occulto, traendo
divertimento dalle battute ma senza renderci conto che una
dieta di risate suscitate da cose profondamente non buffe
con il tempo altererà la nostra capacità di
capire la gravità di atti immorali. In poche parole,
abbiamo accettato la normalità della corruzione.
Come
osservò una volta G.K. Chesterton, quando gli uomini
smettono di credere in Dio, non è che poi non credono
più in niente. Al contrario, dopo diventano capaci
di credere a qualunque cosa. I libri e i film che tre generazioni
fa sarebbero stati immediatamente riconosciuti come malsani
per i nostri bambini adesso sono considerati accettabili,
e chi vi si oppone è considerato allarmista o isterico.
Perché? Credo sia dovuto alle distorsioni nella psicologia
della percezione, tanto fra credenti quanto fra non-credenti.
In altre parole, delle vere minacce al benessere dei nostri
figli sono da noi interpretate oggi come innocue.
Quando
i punti di riferimento della Scrittura e la tradizione sono
vanificati da un'eccessiva fiducia nella ragione individuale,
rischiamo di entrare nella fase finale della nostra assimilazione
da parte del paganesimo. Ancora Chesterton fece notare,
ironicamente, che il pazzo non è quello che ha perso
la ragione, ma piuttosto quello che ha perso tutto tranne
la ragione. In altre parole, l'intelligenza non è
il miglior metro di misura per la verità, perché
quando le persone intelligenti sono soggettive, allora riescono
a comunicare molto bene questo loro soggettivismo.
La
domanda a cui dobbiamo rispondere a questo punto della storia
è: fino a che punto abbiamo lasciato che i nostri
giudizi fossero influenzati da delle impercettibili influenze
sul subconscio? Una qualche risposta si può reperire
se facciamo un elenco delle nostre azioni azzeccate o sbagliate
in fatto di discernimento. Dei genitori cristiani ragionevoli
non permetterebbero ai loro bambini di leggere una serie
di libri avvincenti che descrivono i riti e le avventura
di ragazzini simpatici coinvolti nello spaccio di droga,
o nel sesso prematrimoniale o nel sadismo.
Siamo
ancora capaci di riconoscere la falsità insita nel
rendere attraente la tortura, perché il dolore fisico
è una realtà nella vita di ognuno e chiunque
infligga ingiustamente il dolore viene immediatamente riconosciuto
per quello che è: un nemico. Non daremmo mai ai nostri
bambini della narrativa in cui un gruppo di fornicatori
buoni lotta contro un gruppo di fornicatori cattivi, perché
sappiamo che la potenza dell'impulso sessuale disordinato
è un problema fisso negli affari, umani, i cui effetti
negativi vediamo tutto intorno a noi.
Perché
mai, allora, abbiamo accettato un insieme di libri che ritrae
come attraente e normale l'attività occultista, nonostante
il fatto che essa sia altrettanto mortale per l'anima quanto
il peccato sessuale, se non di più? E' perché
non ci siamo ancora svegliati al fatto che l'occultismo
è veramente un pericolo serio e reale?
Quando
gli esperti letterari ci dicono che una fantasia come Harry
Potter è una lodevole espansione dell'immaginazione,
un arricchimento della mente e dell'anima, che è
- insomma, letteratura - le nostre antenne dovrebbero drizzarsi
e tremare un po'.
Dovremmo
chiederci per quale motivo dei concetti cattivi, se confezionati
all'interno dell'alone della «Cultura», adesso
possono godere di un'esenzione speciale dalle regole normali
del discernimento.(2)
PS.
ALISON LENTINI, in un articolo dal titolo: «Harry
Potter: Occult Cosmology and the Corrupted Imagination»,
riporta che Wren Walzer, una strega dichiarata, e praticante
la stregoneria, offre un'esegesi di stile prettamente «Wicca»
e loda Harry Potter per aver sfidato: " ... l'ottusa
adesione a schemi malsani e nemici dell'espressione e della
crescita personale... Le sue intenzioni sono pure e sono
«per il bene di tutti», quindi le sue azioni
non possono che essere la cosa giusta da fare".
Condensato,
per gentile concessione della casa editrice Ignatius Press,
da Catholic World Report, aprile 2001, 53 e segg.
NOTE:
1)
N. POSTMAN, Amusing Ourselves to Death,
2)
Alison Lentini, "Harry Potter: Occult Cosmology and
the Corrupted Imagination", SCP Journal 23:4 - 24:1