Il
Papa di Hitler: la storia segreta di Pio XII
tratto
da "Il Timone" - n. 5 Gennaio/Febbraio
2000
di
Antonio Gaspari
Un
libro, pubblicizzato in tutto il mondo, accusa Pio XII di
avere aiutato Hitler a prendere il potere. Ma ciò
che si vuole colpire non è un Papa: è la concezione
cattolica del papato. L'Osservatore Romano smonta le calunnie.
Nel mese di ottobre 1999, l'editrice britannica Viking ha
pubblicato il libro: "Hitler's pope: The Secret History
of Pius XII" (Il Papa di Hitler: la storia segreta
di Pio XII). L'autore del volume è John Cornwell,
fratello del più famoso John Le Carrè, che
in realtà si chiama David Cornwell.
Come è gia evidente nel titolo, John Cornwell sostiene
che Papa Pio XII era antisemita e che aiutò Adolf
Hitler a prendere il potere.
Nella presentazione del volume la Viking ha scritto che
si tratta della "storia mai raccontata del più
pericoloso uomo di chiesa della storia moderna".
Il libro contiene accuse gravissime contro Pio XII, il quale
non sarebbe responsabile solo del "silenzio" nei
confronti delle atrocità naziste, ma addirittura
avrebbe contribuito alla presa del potere da parte dei nazisti.
A giudizio di Cornwell "Hitler non avrebbe mai avuto
il potere di perpetrare l'olocausto senza l'aiuto di Pacelli".
Cornwell sostiene inoltre che Pio XII era antisemita, narcisista,
e il suo pontificato è stato segnato da ambizioni
politiche e spirituali, le stesse che "starebbero influenzando
il pontificato di Giovanni Paolo II".
Come era ovvio, il libro di Cornwell ha scatenato un'infinità
di polemiche. Padre Pierre Blet, che insieme a Angelo Martini,
Burkhart Schneider e Robert A. Graham ha curato, su incarico
di Papa Paolo VI, la pubblicazione dei dodici volumi: "Atti
e documenti della Santa Sede durante la Seconda Guerra Mondiale",
ha dichiarato che: "II libro di Cornwell è molto
confuso. Non si tratta di una vera analisi storica. Mancano
i documenti a sostegno delle sue tesi. Vengono mosse accuse
gravissime a Pio XII, senza la prova dei fatti".
Padre Georges Cottier, teologo della Casa Pontificia e presidente
della Commissione teologico - storica del Giubileo, ha spiegato
che: "Contro Papa Pio XII si assiste ad uno scandalismo
continuo, disonesto. Sono ormai quasi quarant'anni che accuse
di ogni genere sono riversate contro la memoria del pontefice
scomparso nel 1958, ma ogni volta non mi riesce di trovare
una spiegazione a questo accanimento".
Padre Peter Gumpel, relatore per la causa di beatificazione
di Papa Pacelli, ha scritto che: "Il libro di John
Cornwell è scadente, superficiale e poco attendibile,
l'autore è così prevenuto, tendenzioso e unilaterale
che c'è da chiedersi che cosa lo abbia spinto a scrivere
un libro così calunnioso".
La Santa Sede ha risposto indignata alla tesi di Cornwell
con una precisazione pubblicata da L'Osservatore Romano
in cui la credibilità dell'autore britannico viene
totalmente distrutta. Cornwell ha affermato che il suo libro
è frutto di mesi di lavoro nell'archivio della Segreteria
di Stato. L'Osservatore Romano precisa invece che Cornwell
ha consultato l'archivio della sezione per i Rapporti con
gli Stati dal 12 maggio al 2 giugno 1997. Ha lavorato per
meno di un'ora al giorno per circa tre settimane. Oggetto
della sua ricerca sono stati la Baviera (1918-1921), l'Austria,
la Serbia e Belgrado (1913-1915), una documentazione che
non ha neanche utilizzato.
Cornwell ha affermato che i documenti da lui e trovati erano
stati tenuti strettamente segreti fino a quando egli svolse
la sua ricerca. A questo proposito egli sostiene di aver
trovato un documento esclusivo e inedito del 1919 che proverebbe
l'antisemitismo di Pacelli. Cornwell parla di questa lettera
come di "una bomba a tempo" (Like a timebomb)
che sarebbe stata tenuta segreta nell'Archivio Vaticano.
In realtà L'Osservatore Romano fa notare che tale
lettera (di cui Cornwell cita solo alcune frasi avulse dal
contesto) era già stata pubblicata per intera in
Italia sette anni fa, nel volume scritto da Emma Fattorini
"Germania e Santa Sede - la nunziatura di Pacelli fra
la Grande Guerra e la Repubblica di Weimar" (Società
Editrice Il Mulino, 1992).
Critiche dure sono state mosse a Cornwell non solo dagli
ambienti cattolici ma da storici e studiosi di estrazione
diversa.
A questo proposito, Kenneth L. Woodward ha scritto sul settimanale
statunitense Newsweek che "errori nel raccontare i
fatti e ignoranza del contesto storico appaiono in quasi
ogni pagina del libro". Anche l'autorevole professore
ebreo Michael Marrus, storico e preside di Graduate Studies
presso l'Università di Toronto, ha definito il libro
di Cornwell "superficiale scandalistico".
Nonostante la qualità scadente e le tante mistificazioni,
il libro di Cornwell è stato oggetto di una delle
più vaste e diffuse campagne pubblicitarie mai fatte
per un volume di questo tipo.
Sembra quindi evidente che "Hitler's pope" sia
stato pensato come strumento per gettare fango sulla figura
di una grande Papa come Pio XII, anche se questo sembra
essere solo il primo degli scopi.
In realtà, il libro di Cornwell non mira solo a diffamare
Pio XII. Si tratta di un attacco alla concezione cattolica
del papato. Nel libro, infatti, Cornwell protesta contro
la nomina dei Vescovi decisa dal Papa. Se la prende con
la dichiarazione di infallibilità del Concilio Vaticano
Primo e contro la definizione dei dogmi mariani. Cornwell
sostiene che tutti i papi sono dittatori. Nell'ultimo capitolo
critica Giovanni Paolo II, che a suo giudizio dirige la
Chiesa in maniera più autoritaria di Pio XII.
Inoltre, analizzando alcuni commenti positivi al libro di
Cornwell, che pure ci sono stati, è esplicita la
richiesta di ritardare o addirittura fermare il processo
di beatificazione del Servo di Dio Eugenio Pacelli. E proprio
quest'ultimo sembra essere l'obiettivo più significativo
che il libro di Cornwell vorrebbe raggiungere. Ma se si
vanno a guardare le reazioni della Santa Sede, del mondo
cattolico ed anche della società civile in tutti
i Paesi dove il libro di Cornwell è stato pubblicato,
si ha la netta impressione che questa volta Cornwell e i
suoi sostenitori abbiano sbagliato a fare i conti. Sembra
proprio vero il detto che dice: "Chi semina vento raccoglie
tempesta".
Bibliografia
Pierre
Blet, SI, Pio XII e la Seconda Guerra Mondiale negli
Archivi Vaticani, San Paolo, Cinisello Balsamo (Ml)
1999.
Margherita Marchione, Pio XII e gli ebrei, Pan
Logos editoriale Pantheon, 1999.
Vitaliano Mattioli, Gli Ebrei e la Chiesa. 1933-1945,
Mursia, Milano 1997.
Antonio Gaspari, Nascosti in convento, Ancora,
Milano 1999.
PER
JOHN CORNWELL PIO XII NON E' PIU' "IL PAPA DI HITLER"
di
Matteo Luigi Napolitano tratto da Vaticanfiles.net
The Economist, nel numero del 9 dicembre 2004, intervista
John Cornwell a proposito di una sua biografia su Giovanni
Paolo II, uscita di recente.
Cornwell,
con l'occasione, è tornato sul suo libro Il Papa
di Hitler, uscito in America nel 1999 e tradotto in più
lingue (qui da noi per Garzanti nel 2000; i francesi ne
hanno trasformato il titolo in un più pudico "Le
Pape et Hitler"; in Germania il titolo suona "Il
papa che ha taciuto") ed ha affrontato nuovamente la
questione del silenzio di Pio XII.
"Come
[Cornwell] ammette - scrive l'Economist - Il papa
di Hitler (1999), la sua biografia di Papa Pio XII, mancava
di equilibrio".
Ed
ecco le dichiarazioni dello stesso Cornwell:
"Alla
luce dei dibattiti e delle prove presentate in seguito a
"Hitler's Pope", adesso direi che Pio XII aveva
un campo d'azione talmente limitato che è impossibile
giudicare le ragioni del suo silenzio durante la guerra,
mentre Roma era sotto il tallone di Mussolini e più
tardi occupata dai tedeschi."
Se
non abbiamo frainteso le parole dell'Economist e di Cornwell,
le conclusioni che se ne possono trarre sono le seguenti:
1)
Cornwell riconosce che tutto il suo libro su Pio XII "mancava
di equilibrio". Ossia prende le distanze non
solo dalla sua tesi sul "silenzio" ma da tutte
le altre tesi sostenute nella sua biografia su Pacelli:
il silenzio, che cosa si sapeva della Shoah, l'antisemitismo
e così via. Diciamo questo perché molti di
questi addentellati si trovano nel paragrafo intitolato
"Il viaggio di Pacelli verso il silenzio",
a anche in tutto il capitolo 16 che lo contiene, intitolato
"Pacelli e l'Olocausto". Come si potrà
notare, in questo capitolo, il giudizio sui silenzi di Pio
XII è estremamente negativo. Il papa è un
pusillanime, passivo, evasivo, indifferente al problema
degli ebrei e così via (pp. 402-429). Il tutto coronato
dalla seguente frase: "Dato questo scenario, siamo
obbligati a concludere che il suo [di Pio XII] silenzio
ebbe più a che fare con il suo usuale timore e diffidenza
nei confronti degli ebrei piuttosto che rappresentare una
strategia diplomatica o un impegno all'imparzialità"
(p.427).
2)
Evidentemente su tutto questo Cornwell ha fatto marcia indietro.
Giacché pare ora riconoscere che il "silenzio"
di Pio XII non può ridursi alla mera coppia di binomi:
parlare-bene; tacere-male.
3)
Cornwell ammette che il dibattito storiografico e le fonti
successivi al suo libro del 1999 hanno gettato luce su una
circostanza: che il "silenzio" di cui egli stesso
accusava Pio XII era invece una condizione difficile, impossibile
da giudicare nelle sue ragioni profonde (e comunque impossibile
da classificare come "silenzio colpevole". Su
questo Cornwell sbaglia. I documenti c'erano anche prima,
e lui li ha sistematicamente omessi. Mentre deve riconoscere
che un'autorevole storiografia, uscita dopo il suo libro,
ha saputo facilmente smontarne gli assunti teorici.
4)
Cornwell ammette che il "silenzio di Pio XII"
è impossibile da guidicare anche alla luce del fatto
che il Vaticano era circondato, ossia era un enclave dell'Italia
fascista prima e dell'Italia occupata dai nazisti poi.
Ci
pare interessante poi la chiosa dell' Economist su quanto
dichiarato da Cornwell:
"Castigato
da quest'esperienza, Cornwell è ora un biografo migliore".
Siamo
ora curiosi di vedere ora come reagiranno coloro che dal
1999 difendono il libro Il Papa di Hitler di Cornwell come
quintessenza di distillatissime verità storiografiche
su Eugenio Pacelli-Pio XII.