Immacolata Concezione di Maria
testo
tratto da: G. ROSCHINI O.S.M., Maria Santissima nella
storia della salvezza, vol. III, Isola del Liri: Pisani,
1969, pp. 9-21.
Preliminari
Il
primo privilegio mariano in ordine di tempo, ossia, la prima
perla scintillante incastonata dalla mano stessa di Dio
Padre nella corona di gloria della Madre del suo Figlio,
è l'immacolato concepimento, vale a dire, la preservazione
dalla colpa originale.
Questo privilegio iniziale della Vergine si inserisce anch'esso
vitalmente, nella storia della salvezza. Il Concilio Vaticano
II, infatti, ha rilevato con estrema chiarezza l'appartenenza
di Maria o stirpe adamitica, bisognosa di salvezza. Anch'Essa
è «figlia di Adamo» (Lumen Gentium, n°
56), in quanto anch'Essa «è congiunta nella
stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di salvezza
dal Figlio, ossia, «redenta», quantunque «in
modo più sublime in vista dei meriti Figlio»
(n° 55), vale a dire, fu preservata (non già
liberata) da colpa originale. E fu redenta - si noti bene!
- con redenzione preservativa proprio, perché fosse
in grado di cooperare alla redenzione liberativa di tutti
gli altri, e perciò in funzione de salvezza. L'Immacolata
Concezione perciò, più che un ornamento personale
della Vergine, va considerata come una preparazione immediata
della medesima alla missione salvifica ch'Ella doveva esercitare
nella storia della salvezza.
1.
IN CHE COSA CONSISTE
L'Immacolata
Concezione è una verità «rivelata da
Dio», ossia, è un dogma cattolico, secondo
il quale crediamo - come ha definito Pio IX l'8 dicembre
1854 (1) - «che la Beatissima Vergine Maria, nel primo
istante della sua concezione, per singolare grazia, Dio
onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore
del genere umano, è stata preservata immune da ogni
macchia di peccato originale» (Bolla «Ineffabilis
Deus», in: Le Encicliche Mariane, a cura di A. Todini,
Roma, 1950, p. 55).
I vari termini di questa definizione - come appare dai lavori
preparatori (2) - sono stati tutti accuratamente pensati
e pesati.
In questa formula definitoria vengono espresse e precisate
le quattro cause del singolare privilegio, vale a dire:
a) il soggetto (causa materiale); b) l'oggetto (causa formale);
e) l'autore (causa efficiente); d) lo scopo (causa finale).
1)
Il soggetto
Il
soggetto (o causa materiale) di un tale privilegio fu la
persona stessa della Vergine (non già l'anima o,
tanto meno, il corpo), nel primo istante della sua esistenza
come persona (per cui neppure per un solo istante fu affetta
dal peccato originale), ossia, nell'istante stesso in cui
l'anima di Maria fu creata da Dio ed infusa nel corpo formato,
secondo il modo ordinario, dai genitori di Lei (3). La ragione
fondamentale che spinse a sostituire la «persona»
all'«anima» di Maria, è stata questa:
per rendere la definizione conforme alla festa liturgica
dell'Immacolata, la quale festa onora la «persona»
di Maria, non già l'anima (4).
La definizione ha voluto sottolineare il «primo istante»
della concezione di Maria SS. per esprimere - contro alcuni
teologi antichi - che la concezione immacolata non è
avvenuta né prima dell'infusione dell'anima al corpo,
né dopo (sia pure un istante dopo) líinfusione
dell'anima al corpo, ma nello stesso istante dell'infusione
dell'anima al corpo.
Viene inoltre esclusa la sentenza intermedia proposta da
Enrico di Gand, secondo la quale Maria SS. in uno stesso
istante extratemporale si sarebbe trovata in stato di peccato
originale (e perciò bisognosa di redenzione) e in
stato di grazia.
Si tratta di un privilegio «singolare» - come
vien detto nella Bolla «Ineffabilis Deus» -
e perciò unico, ossia, concesso ad una persona soltanto,
a Maria. Il Laurentin ha rilevato che col termine «singolare»,
la Bolla ha inteso mettere l'accento sul carattere unico
del privilegio (cfr. L'Action du Saint-Siege par rapport
au problème de l'Immaculée, in «Virgo
Immaculata», II, p. 86, n. 306). La Bolla «Sollicitudo
omnium Ecclesiarum» di Alessandro VII parla espressamente
di un «privilegio unico». Anche l'Enciclica
«Fulgens corona» ha sottolineato in termini
ancora più vigorosi questa «unicità»
dicendo che si tratta di un «privilegio singolarissimo,
che non è stato concesso o nessun altro»: «hoc
singularissimurn privilegium, nulli unquam concessum»,
(AAS 15 [1953] p. 580) (5).
2)
L'oggetto
L'oggetto
(o causa formale) del privilegio è costituito dalla
singolare perfezione che ha contraddistinto il concepimento
di Maria SS., ossia: la grazia santificante (lato positivo)
la quale ha preservato Maria SS. dalla macchia del peccato
originale (lato negativo del singolare privilegio). Il primo
elemento (quello positivo, la grazia santificante) è
sostantivo; il secondo invece (quello negativo) è
modale, poiché indica il modo con cui Maria fu senza
peccato, in grazia (la preservazione). Il primo elemento
risponde alla domanda: «Che cosa rese santa, senza
peccato originale la Concezione di Maria?». Il secondo
elemento invece risponde alla domanda: «Per quale
via, in quale modo Maria SS. fu senza peccato originale?».
La seconda risposta modifica la prima. Mentre infatti tutti
gli altri hanno avuto la grazia santificante per la via
della liberazione dal peccato originale (in modo liberativo),
Maria SS. invece l'ha avuta per via di preservazione (in
modo preservativo). Siccome però il modo suppone
la sostanza (poiché la modifica), ne segue che la
causa formale dell'Immacolata Concezione sia precisamente
la grazia santificante (posseduta fin dal primo istante
dell'esistenza personale).
Si tratta perciò di una totale immunità dal
peccato, per via di preservazione (non già di liberazione).
La Bolla «Ineffabilis Deus» per mettere l'accento
sulla completa immunità, alla formula della Bolla
«Sollicitudo» di Alessandro VII ha aggiunto
la parola «totale» («ab omni ... labe»:
«da ogni macchia di peccato originale»). Non
è mancato chi in tale formula ha voluto vedere esclusa
anche la concupiscenza. Ma questa interpretazione va oltre
i termini della definizione. Secondo la definizione, infatti,
si tratta di immunità da ogni macchia di peccato;
orbene, la concupiscenza non è un peccato (cfr. DENZINGER,
792) (6). Inoltre, dai lavori preparatori risulta che l'intenzione
di coloro i quali hanno preparato i progetti di definizione,
non era quella di includervi la preservazione dalla concupiscenza
(cfr. ALFARO, art. cit., p. 241). Un tentativo fatto, in
tal senso, da Mons. Bruni, non ebbe alcun esito (cfr. SARDI,
Op. Cit., II, p. p. 242; ALFARO, art. cit., p. 250 ss.;
p. 266). Anzi, in seguito ad una richiesta di Mons. Cannella,
venne soppressa, dal quarto schema, una frase che avrebbe
potuto essere interpretata nel senso della preservazione
dal fomite della concupiscenza (cfr. ALFARO, alt. cit.,
p. 247 ss.). Questa immunità quindi non è
compresa, almeno direttamente, nella definizione.
È bene rilevare, inoltre, che la santità iniziale
di Maria SS. è definita soltanto in forma negativa:
«fu preservata immune da qualsiasi macchia di peccato
originale», perché è la forma più
evidente. La Bolla «Sollicitudo» di Alessandro
VII, invece, afferma una tale santità iniziale oltreché
in forma negativa, anche in forma positiva, poiché
asserisce che l'anima di Maria «fu ornata dalla grazia
dello Spirito Santo e preservata dal peccato originale»
(DENZINGER, 789). Ma siccome il peccato - secondo il Concilio
di, Trento - è «la morte dell'anima»
a causa della perdita della vita soprannaturale della grazia,
ne segue logicamente che Maria SS., per il fatto stesso
che fu preservata dalla «morte dell'anima» (ossia,
dal peccato), dovette ricevere anche, nello stesso tempo,
la vita della grazia. Vita e morte spirituale si escludono
a vicenda. Dov'è l'una (la vita della grazia) non
vi può essere l'altra (la morte dell'anima alla vita
della grazia). Ne segue perciò che i due aspetti
(quello negativo e quello positivo), nel piano dell'ordine
presente (quello, di fatto, scelto e realizzato da Dio,
fra i vari ordini possibili), si equivalgono perfettamente,
ossia, coincidono, poiché dove non vi è la
tenebra della colpa, ivi è la luce della grazia,
e dov'è, la luce della grazia non vi è la
tenebra della colpa. L'assenza dell'ombra è luce,
e l'assenza della luce è ombra: non vi è nulla
di mezzo tra la luce e l'ombra, tra lo stato di grazia e
lo stato di colpa, Maria inizia la sua esistenza senza l'ombra
della colpa, e Perciò inizia la sua esistenza nella
luce della grazia. Occorre però aggiungere che, nel
corso della Bolla, il lato positivo viene espresso in modo
formale esplicito.
È necessario, inoltre, tener presente, che la dottrina
dell'Immacolata Concezione non esclude affatto Maria SS.
dalla categoria dei redenti dai meriti di Cristo suo Figlio,
come riconobbe Ella stessa allorché disse: «Ed
esulta il mio spirito in Dio mio Salvatore» (Lc. 1,
47). Anche Maria SS., infatti, quale discendente da Adamo
come tutti gli altri uomini (per via di naturale generazione),
avrebbe dovuto contrarre - come tutti gli altri - la colpa
originale (commessa da Adamo quale Capo di tutto il genere
umano, e perciò trasmissibile ai suoi discendenti).
A causa però della singolare missione di Madre e
di Regina universale, alla quale era stata predestinata
da Dio, venne da Dio stesso eccettuata dalla legge della
contrazione della colpa originale. Si può perciò
ripetere di Maria ciò che il Re Assuero disse ad
Ester: «Questa legge, che ho posto per tutti, non
è per te» (Ester, 15, 13). Insieme alla legge
della propagazione del peccato originale in tutti i discendenti
di Adamo peccatore, Iddio stabiliva l'eccezione da una tale
legge in favore della futura madre. Essa perciò,
ed Essa sola, fra tutti i discendenti di Adamo per via di
naturale generazione, veniva dispensata dal ripetere, col
salmista: «Ecco, nella colpa io sono nato, e nel peccato
mi ha concepito mia madre» (Ps. 50, 7).
Il Card. Lépicier spiega la cosa con questo esempio:
«Un fanciullo generato da una madre schiava, il quale,
per una previa disposizione del padrone di sua madre, nasce
libero è, di fatto, libero dalla schiavitù.
In forza però della sua nascita da una donna schiava
avrebbe dovuto contrarre anche lui la schiavitù,
e l'avrebbe realmente contratta se non vi fosse stata quella
previa eccezione. Egli perciò aveva il debito di
contrarre la schiavitù» (Tractatus de B.V.
Maria Matre Dei, P. II, c. 1, a. 1, n. 7). Altrettanto si
deve dire di Maria SS. in relazione al peccato originale.
Mentre quindi tutti gli altri discendenti di Adamo vengono
liberati (per mezzo del Battesimo) dalla colpa contratta
(ossia, vengono rialzati dopo la caduta), Maria SS. e Lei
sola, fu preservata dal contrarla (venne impedita dal cadere).
Non si tratta perciò di pura e semplice immunità
dalla colpa originale (come pretendono i negatori di qualsiasi
debito, in Maria, del peccato originale) (7); ma si tratta
di una immunità che ha rivestito il modo, il carattere
di preservazione, come appare dalle parole stesse della
definizione, dai vari documenti Pontifici, dai documenti
liturgici e dalla teologia tradizionale dell'Immacolata
Concezione. In altre parole: la definizione non solo ci
dice che Maria SS. fu immune dal peccato originale, ma ci
dice anche per quale via Ella lo fu: per la via cioè
della preservazione. Maria SS. quindi fu anche Lei redenta,
o meglio, preredenta da Cristo Salvatore; fu anzi la prima
fra i redenti. Fu redenta però in modo più
nobile (sublimiori modo), ossia, con redenzione preservativa
(mentre tutti gli altri sono stati redenti con redenzione
liberativa) (8). L'Enciclica «Fulgens corona»
sottolinea la redenzione di Maria asserendo che Essa «è
stata del tutto preservata dalla colpa originale, e perciò
è stata redenta in modo più nobile»:
«perfectissimo quodam modo... redemisse» (AAS
45 [19531 p. 581). La «preservazione», perciò,
è un modo di redenzione: quello più sublime.
In forza di questa preservazione, Maria SS. apparve come
la forma perfetta della natura umana. «La natura umana
- si chiedeva il S. P. Paolo VI nel discorso tenuto l'8
dicembre 1963 nella basilica di S. Maria Maggiore - si è
mai espressa in una forma così completamente perfetta?
Da Adamo in poi l'umanità non ha avuto più
questa fortuna, salvo che in N.S.G. Cristo e nella Madre
sua Santissima. È questa nostra sorella, questa eletta
Figlia della stirpe di David, a rivelare il disegno originario
di Dio sul genere umano, quando ci creò a sua immagine
e somiglianza. Il ritratto, dunque, di Dio».
3)
L'autore
L'autore
(causa efficiente) del singolare privilegio è Dio
Padre; però «in vista dei meriti di Gesù
Cristo, Salvatore del genere umano». Come il sole
è la fonte di tutta la luce e di tutti i colori,
così Dio è la fonte di tutti i privilegi di
Maria.
Ha espresso in modo incomparabile una tale verità
il Bossuet: «Maria ha questo in comune con gli altri
uomini, che Essa pure fu redenta col sangue del suo Figlio;
ma Essa ha questo di particolare, che quel sangue fu preso
dal casto corpo di Lei: Profundendum sanguinem pro mundí
vita de corpore tuo accepit, ac de te sumpsit quod etiam
pro te solvat (Eucherio di Lione). Ella ha questo di comune
con gli altri fedeli, che Gesù le fece dono del suo
sangue; ma Ella ha questo di particolare, che Gesù
l'ha prima ricevuto da Lei. Ella ha di comune con tutti,
che questo sangue ricade su di lei per santificarla; ma
Ella ha poi questo di particolare, che ne è la sorgente.
Per questo possiamo dire che la concezione di Maria è
come l'origine prima del sangue di Gesù. È
di là che questo fiume meraviglioso comincia a diffondersi,
questo fiume di grazie che scorre nelle nostre vene per
mezzo dei sacramenti, e che porta lo spirito della vita
in tutto il corpo della Chiesa. E come avviene delle fonti
che si ricordano continuamente della loro sorgente, e vi
fanno ritorno elevandosi in vapori e giungendo ad esse per
le vie dell'aria, così noi non abbiamo titubanza
ad assicurare, che il sangue di nostro Signore rimonterà
con la sua efficacia fino alla concezione della madre sua,
per così onorare il luogo donde è sgorgato.
«Non vogliate più dunque, cristiani, cercare
il nome di Maria nel decreto di morte, pronunciato contro
tutti gli uomini».
«Voi non lo troverete più scritto; fu radiato.
Come mai? Per mezzo di questo sangue divino che, essendo
stato attinto nel suo seno castissimo, si gloria di dispiegare
in favore di lei tutta l'efficacia che in sé contiene
contro questa funesta legge di morte, che uccide fin dall'origine».
(Serm. II sulla Concezione).
La preservazione perciò di Maria SS. dal peccato
originale non solo non compromette l'universalità
della Redenzione di Cristo, ma ne costituisce il più
nobile trofeo.
4)
Lo scopo
Lo
scopo (causa finale) per cui Dio concesse a Maria SS. un
così singolare privilegio, fu questo: perché
Maria fosse una degna Madre di Dio, una «degna abitazione
del Figlio di Dio», come si dice nella Orazione liturgica
della festa dell'Immacolata Concezione (Orazione che risale
al sec. XIV) e una degna Socia del Redentore nell'opera
singolarmente meravigliosa della Redenzione del genere umano.
E0 su queste due basi che poggiano - come vedremo - le varie
ragioni teologiche che sono state addotte in favore di questo
singolare privilegio.
Secondo il Mitterer, l'immacolato concepimento della Madre
sarebbe stato richiesto dall'immacolato concepimento del
Figlio. Gli Scolastici, infatti, ritenevano che la trasmissione
del peccato originale avviene per opera del padre, non già
per opera della madre, per cui una concezione verginale
(senza opera del padre secondo la carne) sarebbe ipso facto
immacolata. Secondo la moderna biologia, invece, la madre,
come il padre, concorre alla generazione del figlio fornendo
anch'essa una cellula vitale. Ne segue perciò che
anche in un concepimento verginale, si avrebbe la trasmissione
della natura umana col peccato originale che l'affetta.
Conseguentemente, la ragione formale per cui Gesù
è stato concepito da Maria immacolata, senza il peccato
originale, non è già il concepimento verginale
(senza opera di un padre secondo la carne), ma è
l'immunità della Madre dal peccato originale (cfr.
MITTERER A., Dogmen und Biologie der heiligen Familien nach
dem Weltbild des hl. Thomas von Aquin und dem der Gegenwart,
Wien 1952, p. 31-52).
2.
IN CHE COSA NON CONSISTE
Dopo
aver esposto in che cosa consiste l'Immacolata Concezione,
non è difficile comprendere in che cosa non consiste,
ossia, i vari errori sulla medesima. Questi errori si possono
ridurre a tre classi: per deformazione, per eccesso e per
difetto.
1)
Errori per deformazione
Alcuni
confondono l'Immacolata Concezione col concepimento di Cristo
da parte di Maria (9). Altri, invece, pensano che ogni atto
generativo è peccato, eccettuato quello con cui fu
concepita la Vergine, Nulla di più errato. Si sa
infatti che l'atto generativo è voluto da Dio, e
per ciò si può dire, in tal senso, che ogni
concezione è «immacolata».
2)
Errori per eccesso
Hanno
errato in tal senso: a) coloro che han ritenuto che Maria
SS. sia stata concepita - come Cristo suo Figlio - in modo
verginale, senza concorso paterno (sentenza molto antica,
che risale - come vedremo - all'apocrifo «Protovangelo
di Giacomo» del sec. II); b) coloro che han ritenuto
che una particella (o seme) del corpo di Adamo («vena
pura») sia stata sottratta al diavolo e trasmessa,
di generazione in generazione, fino ai genitori della Vergine
e da essa sarebbe stato formato il corpo immacolato di Maria:
sentenza fantastica, rinnovata, nel secolo scorso, da Antonio
Rosmini, e condannata da Leone XIII (10).
3)
Errori per difetto
Hanno
errato per difetto, negando la Immacolata Concezione:
a) prima della definizione dogmatica, quei teologi
che hanno ammesso la purificazione di Maria SS. dalla colpa
originale (S. Bernardo, Pier Lombardo, Alessandro di Hales,
S. Alberto Magno, S. Bonaventura, S. Tommaso (11), Enrico
di Gand ecc.); b) dopo la definizione,
i Greci ortodossi, i Giansenisti della Chiesa di Utrecht,
i «vecchi cattolici» di Doellinger ecc.
I Protestanti, sia prima sia dopo la definizione dogmatica,
hanno generalmente negato la preservazione di Maria SS.
dal peccato originale e la presenza della grazia santificante
in Lei fin dal concepimento, in forza del loro falso presupposto
della giustificazione solo estrinseca, con la natura intrinsecamente
corrotta e peccatrice. «Non è senza peccato
chi non commette il peccato - ha detto Lutero - ma colui
al quale Dio non lo imputa» (Luthers Werke, Weimar
Ausgabe, 15, 415). In tal senso egli afferma che Maria è
stata concepita senza il peccato (ossia, senza che le sia
stato da Dio imputato i peccato): «Io - dice - alla
Madre non attribuisco il peccato, cos come quelli che vogliono
che Ella non sia stata concepita nel peccato originale»
ibid.) (12). Anche secondo Calvino, Maria SS. non è
stata esente dal peccato, checché ne dicano «gli
asini di Roma», i quali invocano dei «privilegi».
E aggiunge: «Quando essi avranno dimostrato lettere
patenti del cielo, noi li crederemo» (Acta Synodi
Tridentini cum antidoto, 1547. In Sess. 6, can. 23; Opera
7, Corpus Reformatorum, 35, 481).
Non mancano però, presso gli Anglicani di oggi, alcune
voci isolate favorevoli all'Immacolata Concezione. Così,
per es., l'Anglicano E. L. Mascall, professore di Teologia
all'Università di Oxford, ritiene, personalmente,
come parte integrante della vera fede, anche «l'assenza
del peccato attuale e l'Immacolata Concezione» (The
Mother of God, in «The dogmatic theology of the Mother
of God», London, 1948, p. 44).
Anche tra gli ortodossi di oggi non mancano i sostenitori
del singolare privilegio, ritenendolo, nella sua sostanza,
conforme alla fede ortodossa (cfr. STIERNON D., Marie dans
la Theologie orthodoxe grieco-russe, in «Maria»,
vol. VII, Paris 1964, p. 308).
NOTE
1.
Questa definizione dogmatica precedette la definizione della
infallibilità pontificia (18 luglio 1870). È
da tener presente, tuttavia, che Pio IX, nel 1849 (cinque
anni prima di procedere alla definizione dell'Immacolata
Concezione), domandò a tutti i vescovi l'opinione
loro personale e quella dei loro fedeli su tale argomento.
La stragrande maggioranza delle risposte fu favorevole alla
definizione. Si ebbe così, prima della definizione
dell'infallibilità, una specie di Concilio per iscritto.
2. Un accurato studio dei lavori preparatori è stato
fatto da J. ALFARO, S.J., La formula definitoria de la Inmaculada
Concepción, in «Virgo Immaculata», II,
p. 201-275.
3. I Teologi dividono la concezione in attiva (da parte
dei genitori) e passiva (da parte del figlio generato).
Suddistinguono poi la concezione passiva in incompleta (prima
della creazione ed infusione dell'anima al corpo) e completa
(nell'atto dell'infusione dell'anima al corpo). Si tratta
perciò della concezione passiva (non già attiva)
di Maria SS., e della concezione passiva completa (non già
incompleta).
4. Negli otto primi schemi o progetti di definizione, come
soggetto del privilegio, veniva presentata l'anima di Maria
SS. (come si dice nella Bolla «Sollicitudo»,
di Alessandro VII), non già la persona di Maria SS.
(ossia, la B. Vergine). Ma nel testo definitivo, all'ultima
ora, in seguito ad un rilievo fatto da Mons. Bruni, Vescovo
di Ugento, appoggiato dal Card. Pecci, le parole «l'anima
della B. V. Maria» vennero rimpiazzate da queste altre:
«la B. Vergine Maria» (ossia, la persona, non
già l'anima di Maria). Cfr. SARDI V., La solenne
definizione del dogma dellíimmacolato concepimento
di Maria SS. Atti e documenti. Roma, 1854-55, p. 242-3;
292.
Ritengo utile rilevare come la definizione prescinda completamente
ed intenzionalmente dalle teorie sul momento dell'infusione
dell'anima al corpo: se cioè subito, all'inizio del
concepimento, oppure allorché l'embrione ha raggiunto
un certo sviluppo.
Essa si pronunzia soltanto sulla concezione la quale implica
l'esistenza della persona (ossia, infusione dell'anima al
corpo, sia che una tale infusione avvenga all'inizio della
concezione, sia che avvenga in seguito). (Cfr. ALFARO, art.
cit., p. 263). Da ciò ne segue, logicamente, che
la definizione non proibisca affatto che si continui a distinguere
tra concezione biologica (anteriore all'infusione dell'anima)
e concezione che importa l'infusione dell'anima; e neppure
proibisce che si possa ammettere (nell'ipotesi che si voglia
seguire una tale distinzione), che la carne di Maria sia
stata infetta nella sua concezione biologica (come ha insegnato
il Maestro delle Sentenze, Pier Lombardo) e che nell'istante
dell'infusione dell'anima, vi sia stata una purezza totale.
Esagera perciò il P. Bonnefoy quando qualifica come
«semi-macolisti» quegli antichi assertori dell'immacolato
concepimento di Maria i quali hanno ammesso la necessità
di una purificazione della carne di Maria, previa all'infusione
dell'anima (cfr. BONNEFOY L-FR., O.F.M., Le Ven. Jean Duns
Scot, Docteur de líImmaculée Conception. Son
miieu. La doctrine. Son influence. Roma, Herder, 1960, p.
100).
5. Per questo, forse, la Madonna, a Lourdes, rispondendo
a S. Bernardetta (la quale le aveva chiesto il suo nome),
non disse già: «Io sono una concepita senza
peccato», ma disse: «Io sono l'Immacolata Concezione»,
ossia, usò l'astratto invece del concreto. «Le
due espressioni - è stato giustamente notato - differiscono
tra loro come, ad es., queste altre: «Io sono bianco»
e «Io sono la bianchezza»: mentre la prima,
in forma concreta, indica che sono partecipe (con altri)
della qualità della bianchezza, la seconda, in forma
astratta, è chiaro che serve ad indicare che riunisco
in me quanto ha ragione di bianco, in modo da escludere
qualsiasi altro ed essere solo a possedere tale qualità.
Similmente, la Vergine Immacolata, denominandosi in modo
astratto anziché concreto, ci ha svelato una verità
più sublime e profonda, che cioè in sé
si esaurisce, che Essa sola attua perfettamente tutto il
candore e la purezza della concezione, e che quindi è
l'unica creatura concepita senza macchia originale. Cfr.
CROSIGNANI G., C.M., Io sono l'Immacolata Concezione, in
«Divus Thomas» (PL) 57 (1954), p. 419.
Ci si potrebbe forse obiettare che anche i nostri progenitori
- Adamo ed Eva fin dal primo istante della loro esistenza,
ebbero la grazia santificante; e perciò Maria SS.
non può dirsi unica, in ciò. Ma si può
e si deve rispondere che i nostri progenitori furono creati
e costituiti da Dio in grazia, e perciò non furono
- come la Vergine - concepiti in grazia.
Questo concepimento in grazia, ossia, questa «immacolata
concezione» è stata concessa a Lei sola, fra
tutti i discendendi di Adamo. Ne segue perciò che
non possa attribuirsi e nessun altro. Non sono tuttavia
mancati tentativi, nei secoli XV, XVI, XVII ed anche recentemente
(cfr. GAUTHIER R., L'Immaculée Conception de Marie,
privilège singulier ou unique?, in «Cahier
de josephologie» 2 [19541, p. 177-205), tentativi
di attribuire un tale singolare privilegio anche a S. Giuseppe.
Ma questa peregrina opinione, senza alcun serio fondamento,
va contro la sentenza comune dei teologi, non si accorda
con la Bolla «Ineffabilis Deus» e con la Enciclica
«Fulgens corona».
6. Altrettanto si dica della cosiddetta «infectio
carnis» ritenuta da molti agente o veicolo di trasmissione
del peccato originale. La definizione dogmatica non la riguarda,
poiché ha per oggetto la preservazione della Vergine
da «ogni macchia di peccato originale», e la
«infezione della carne» non è una «macchia
di peccato», poiché la carne non è e
non può essere soggetto del peccato.
Non possiamo quindi approvare questa sentenza del P. Bonnefoy:
«En déclarant dogme de foi que Marie a été
préservée indemne "ab omni originalis
culpae labe", Pie IX visait toutes les théories
qui soumettaient la Vierge a l'un ou l'autre des effets
du péché originel. La plus grave de toutes
était incontestablement la théorie do l'infection
de la chair: c'est pourquoi la considérons comme
principalement visée par la définition dogmatique»
(BONNEFOY JEAN-FRANÇOIS, O.F.M., op. cit., p. 31).
P. Bonnefoy ha sottolineato le parole «ab omni labe»;
ma ha omesso di sottolineare le altre parole che segnano
e precisano i termini «ab omni labe», ossia,
le parole «originalis culpae», Non si tratta
della preservazione da «ogni macchia» sia della
carne (corpo) sia dell'anima, ma si tratta della preservazione
da «ogni macchia di peccato originale»: e la
macchia del peccato - si sa bene - si trova nell'anima,
non già nel corpo.
Basandosi su questa falsa interpretazione della definizione
dogmatica, P. Bonnefoy bolla come «semi-macolísti»
tutti coloro che, pur avendo ammesso il fatto della preservazione
di Maria SS. dalla colpa originale, hanno ammesso la necessità
della «purificazione» della carne (o corpo,
embrione) previa all'infusione dell'anima, oppure nel momento
stesso della infusione dell'anima (p. 100). Secondo P. Bonnefoy,
tutti coloro i quali ammettono in Maria, come discendente
di Adamo peccatore, il «debito» di contrarre
il peccato originale, non farebbero altro che «diminuire»
il dogma dell'Immacolata (p. 150).
Questi falsi criteri, i quali inquinano tutto il volume,
sono stati anche, oggettivamente, messi in rilievo dal prefatore
stesso del volume, il ch.mo P. Carlo Boyer SJ. (p. VIII).
7. Due teologi della Commissione Pontificia, P. Tonini e
Mons. Canella, avrebbero desiderato che venisse definita
soltanto l'immunità della Vergine della colpa originale,
e non già la preservazione dalla medesima (SARDI,
I, 175-177, 588; 615-617), ma non furono accontentati. Ne
segue perciò che il termine «preservata»,
nella formula di definizione, è stato posto con deliberata
volontà, ossia, per esprimere la relazione al termine
del peccato originale. Senza una tale «preservazione»,
Maria SS. avrebbe contratto il peccato originale. Inoltre,
la «preservazione» di Maria SS. dalla colpa
originale è - dice la Bolla «Ineffabilis»
- un «singolare privilegio» (la Bolla «Sollicitudo»,
in luogo di «singolare», ha «speciale»),
Orbene, il «privilegio singolare», ossia, la
«preservazione», è, evidentemente, un'eccezione
alla legge generale della contrazione del peccato originale,
alla quale legge Maria SS. sarebbe stata soggetta in forza
della sua discendenza, in modo ordinario, da Adarno peccatore.
Non si vede perciò come si possa salvare (senza svuotarla)
la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione con
la sentenza che ammette la semplice «immunità»
di Maria SS. (non già la «preservazione»)
dalla colpa originale; oppure la sentenza che ammette la
sola «possibilità» astratta, da parte
di Maria SS., di con trarre il peccato originale (non già
una possibilità concreta, minacciante la contrazione
di fatto, ossia, una concreta, esplicita relazione al peccato
originale, dal quale Maria SS. fu da Dio «preservata»).
Dovette perciò Maria SS. essere soggetta, in qualche
modo, alla contrazione dei peccato, e solo per eccezione
(per singolare privilegio) ne fu preservata.
Sulla questione del debito del peccato originale in Maria
SS. ebbe luogo un'ampia e solenne discussione il 29 e 30
ottobre del 1954, in occasione del Congresso Mariologico
internazionale, nei locali della Pontificia Università
Lateranense. Presero parte alla discussione ben 33 teologi
di tutte le parti del mondo. La stragrande maggioranza aderì
a questa conclusione: «La B. Vergine Maria avrebbe
contratto il peccato originale, se non ne fosse stata preservata»:
«contraxisset peccatum originale nisi praeservata
fuisset» (cfr. «Virgo Immaculata», vol.
XI, p. 456-499). Fu quindi preservata dal peccato, non già
dal debito di contrarre il peccato originale.
Ciò posto, è facile comprendere quanto sia
vano lo sforzo di coloro i quali vorrebbero che la distinzione
tra il debito di contrarre il peccato originale e la contrazione
del medesimo sia stata originata soltanto da esigenze di
polemica, quale espediente occasionale o «scappatoia»
per elidere o eludere la massiccia obiezione desunta dalla
universalità sia del peccato originale sia della
Redenzione (così han ritenuto P. BALIC´, De
debito peccati originalis in B. Virgine Maria, in «Antonianum»
, 16 [19411 p. 366; e P. BONNEFOY, La negacíón
del «debitum peccati» en María, in «Verdad
y Vida», 12 [1954] p. 110). Di conseguenza, una tale
distinzione sarebbe stata «poco felice» (così
P. HUG O.F.M., in «Virgo Immaculata», XI, p.
387), «poco filosofica» (così P. A. POMPEI,
O.F.M. Conv., ibid., VII, fasc. 1, p. 247) ecc.
8. Il drammaturgo spagnolo Calderón de la Barca,
nel suo autosacramentale «La Hildaga del Valle»,
ha espresso scenicamente le due forme di redenzione: quella
liberativa e quella preservativa. Un insigne personaggio
- rappresentante dell'umanità - durante la sua giornata
terrena precipita in un abisso e si ferisce mortalmente.
Da lungi e con prontezza giunge l'Amore misericordioso,
scende nel baratro, si china sul ferito e lo libera dalla
morte traendolo alla salvezza: è ciò che ha
fatto Gesù con tutti gli uomini. Ora ecco una fanciulla,
nella sua bellezza ansiosa di primavera, corre giuliva e
festosa per la stessa strada, incontro all'ignoto pericolo,
verso l'abisso nel quale dovrà fatalmente precipitare.
Ma sul ciglio dell'abisso sta ad attenderla l'Amore misericordioso
il quale, stringendola tra le sue braccia, la preserva dalla
caduta arrestandone il passo e rimettendola, libera e sana,
sul retto cammino.
9. Tale confusione vien fatta, a volte, sia da alcuni cattolici
poco istruiti, sia da alcuni nemici della Chiesa e della
Madonna. Nella famosa Enciclopedia pratica Bompiani (uscita
nel giugno del 1938), alla voce «Concezione»,
si legge: «In Teologia, per immacolata concezione
si intende il privilegio pel quale la Vergine concepì,
pur restando monda dal peccato originale (sine labe originali
[sic] concepta)». È la solita volgare confusione
fra la concezione verginale (di Cristo) da parte di Maria
e l'Immacolata Concezione (di Maria).
10. La proposizione del Rosmini dice: «Ad praeservandam
B. V. Mariam a labe originis, satis erat, ut incorruptum
maneret minimum semen in bomine, neglecturn forte ab ipso
daemone, e quo incorrupto semine de generatione in generationem
transfuso, suo tempore oriretur Virgo Maria» (cfr.
DENZINGER, Enchiridion Symbolorum et definitionum, n. 1924).
Prima del Rosmini, avevano sostenuto, nel secolo XII, una
tale strana ipotesi lo ps. Pietro Comestor e l'Anonimo di
Heiligenkreuz.
11. Siamo qui [unico caso!] in disaccordo con l'autore:
anche se in molti lo sostengono, non è assolutamente
certo che S. Tommaso abbia sostenuto una simile teoria [n.
d. r.]
12. R. SCHIMMELPFENNIG, nell'op. Die Geschichte der Marienverehrung
in deutschen Protestantismus, Paderborn, 1952, p. 14, ha
sostenuto che Lutero avrebbe insegnato l'Immacolata Concezione
nel senso stesso in cui è stata poi definita da Pio
IX. La tesi di Schimmelpfennig è stata contraddetta
da W. TAPPOLET nell'op. Das Marienlob der Reformatoren,
Tübingen, 1962, p. 26-32. Il Tappolet, in base ai testi
e alla loro cronologia, distingue, nella vita di Lutero,
tre tempi. In un primo tempo - all'inizio - nel 1516, in
un discorso per la festa dell'8 dicembre, Lutero asserisce
che Maria è «l'unica goccia, nell'oceano del
genere umano, preservata (dal peccato originale)»:
«ex omni mare totius massae generis humani unica praeservata
stilla» (Luthers Werke, Weimar, 1883, p. 107). In
un secondo tempo, nel 1520, Lutero evitò di pronunziarsi
in modo espresso, perché riteneva una tale questione
inetta a rendere migliori gli uomini (Werke, 9, p. 492).
Tuttavia, in un discorso del 1527 (per la festa dell'8 dicembre),
ammetteva l'immunità dell'anima di Maria SS. dalla
colpa originale (Werke, 17, 2, p. 282-289). In un terzo
tempo, nel 1538 e 1539, Lutero, in alcune brevi affermazioni
o allusioni, dichiarava che Maria, come tutti gli altri
uomini, era stata concepita nel peccato, senza però
precisare in qual senso (nel 1538: Werke, 46, p. 136; nel
1539: Werke, 46, p. 860). Occorre tuttavia tener presente,
per una oggettiva valutazione delle sue asserzioni apparentemente
favorevoli all'Immacolata Concezione, la sua teoria fondamentale
sulla giustificazione puramente estrinseca: cosa che svuota
completamente le sue affermazioni sul singolare privilegio.