L'impegno
pastorale della Chiesa di fronte ai movimenti religiosi
e alle sette
Nota
pastorale del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo
della CEI
Presentazione
Premessa
Introduzione
Parte
prima
Il
fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi
L'attuale
risveglio religioso e le sue molteplici manifestazioni
La
formazione delle sette e la ricorrente tentazione sincretistica
e gnostica nella storia
Fattori
e motivi di una crescente diffusione delle sette e dei nuovi
movimenti religiosi
Necessità
di un giusto atteggiamento di dialogo: al di là dell'irenismo
e del settarismo
Parte
seconda
La
missione della Chiesa a servizio della verità
La
Chiesa, custode della vera fede
Gli
interventi recenti del Magistero
Gesù
Cristo, unico redentore dell'uomo, e la chiesa sacramento
universale di salvezza
Parte
terza
Orientamenti,
criteri e linee di azione pastorale: verità e misericordia
Le
sfide pastorali a cui rispondere
Criteri
di azione pastorale
Testimoni
di Geova e New Age
Alcune
linee di azione pastorale
Conclusione
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PRESENTAZIONE
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"Il
Vangelo della carità non si annuncia se non attraverso
la carità. Ma questa carità, proprio perché
genuina, non nasconderà ai fratelli la verità
di Cristo, non la mutilerà o attenuerà nella
ricerca di ingannevoli compromessi" (CEI, Evangelizzazione
e testimonianza della carità, n. 32). Queste parole
possono ben esprimere lo spirito in cui si colloca questa
Nota, che affidiamo con fiducia alla riflessione e all'impegno
degli operatori pastorali, nostri collaboratori nel servizio
del Vangelo, e alla considerazione di tutti i fedeli delle
nostre comunità.
Gli "Orientamenti pastorali per gli anni '90"
individuano in un più stretto legame tra identità
cristiana e disponibilità al dialogo la giusta preparazione
per affrontare le novità dei tempi, in particolare
come "prevenzione degli errori e difesa dal proselitismo
delle sette" (Ivi, n. 34). I pericoli del sincretismo,
di un vago universalismo religioso, dell'intolleranza settaria
sono altrettanto preoccupanti, per chi crede in Cristo Gesù,
dell'indifferentismo e della chiusura a ogni interrogativo
che trascenda la sfera dell'umano.
Questa consapevolezza ha spinto i vescovi italiani a sostenere
e approvare, nel Consiglio Permanente della CEI del marzo
1993, lo sforzo di ricerca e di proposta del Segretariato
per l'ecumenismo e il dialogo della stessa Conferenza episcopale.
che trova concreta traduzione nel documento che viene ora
pubblicato. Esso rimanda ad altri autorevoli interventi
della chiesa universale, che andranno quindi riscoperti
e valorizzati. Richiede pure approfondimenti locali, presa
di coscienza delle specifiche situazioni, scambio di esperienze
pastorali sul come far fronte a una "sfida" che
minaccia il Vangelo e la sua diffusione, offusca in vari
modi la ricerca autentica della verità, può
chiudere le persone nel settarismo o stemperarne l'identità
nel relativismo.
La presentazione di questo strumento nelle nostre comunità
sia accompagnata dalla docilità al dono dello Spirito
della Pentecoste. Lo Spirito di verità e di amore,
che discese sugli Apostoli nel Cenacolo continui a manifestare
i suoi prodigi di evangelizzazione nelle nostre chiese,
che si raccolgono in preghiera attorno a Maria, la Vergine
Madre dell'accoglienza e del dono della Parola di verità.
Camillo
card. Ruini
Vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di
Roma
Presidente della Conferenza episcopale italiana
Roma,
30 maggio 1993
Solennità di Pentecoste
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PREMESSA
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Anche
nel nostro Paese si vanno moltiplicando e diffondendo nuovi
movimenti religiosi e sette, e tutto lascia pensare che
tale fenomeno caratterizzerà sempre più nel
futuro la vita delle nostre comunità. Si tratta di
una realtà che abbraccia aspetti variegati e si presenta
in forme diverse.
Il relativismo culturale si estende all'ambito religioso
e induce alcuni a considerare tutte le religioni più
o meno uguali. Non è difficile che, in questi casi,
ci si rifugi in un teismo vago e generico, senza una precisa
identità e, proprio per questo, assai pericoloso
per la fede cristiana.
C'è anche chi pretende di scegliere nel patrimonio
delle grandi religioni del mondo ciò che gli appare
più valido, dando così origine a forme di
sincretismo e di universalismo religioso nelle quali, in
realtà, è l'uomo la misura del vero e del
bene, la divinità da adorare.
In una realtà sociale complessa, in cui il debole
rischia di sentirsi solo e abbandonato, è facile
subire la tentazione di rifugiarsi in gruppi che si presentano
con una identità "forte" ed esclusivista,
in cui il credo religioso e l'appartenenza comunitaria diventano
strumenti di protezione dallo smarrimento psicologico e
dalla insignificanza sociale. Il desiderio di prendere le
distanze da una chiesa che, pur guidata e assistita dallo
Spirito Santo, è composta di membri feriti dal peccato,
induce alcuni a guardare con benevolenza a questi gruppi,
animati da aggressività proselitistica e da forme
aggregative compatte e settarie.
In una società profondamente secolarizzata, ma che
non potrà mai eliminare l'innata sete di Dio che
è nel cuore dell'uomo, è facile ricorrere
a forme di sacralizzazione emotiva e magica, piuttosto che
intraprendere la via faticosa di una fede che esige conversione,
impegno comunitario e sociale, accettazione della volontà
di Dio anche quando essa richiede sacrifici.
La crescita e la diffusione delle sette e dei nuovi movimenti
religiosi interroga la chiesa, nel suo compito di annunciare
Cristo, unico salvatore dell'umanità, e di proporre
se stessa come segno e strumento di salvezza nella storia,
in forza della presenza dello Spirito. La consapevolezza
di questo compito diventa attenzione a tutto ciò
che è oggettivo ostacolo alla piena comunicazione
del Vangelo.
In tale orizzonte di responsabilità pastorale si
pone questa Nota, frutto della riflessione del Segretariato
per l'ecumenismo e il dialogo della CEI che ha operato d'intesa
con la Commissione episcopale per la dottrina della fede
e la catechesi della stessa Conferenza episcopale. Questo
testo viene ora offerto alle comunità ecclesiali
che sono in Italia e in particolare a tutti coloro che in
esse hanno responsabilità pastorali.
La Nota non entra nella considerazione specifica delle tante
sette e nuovi movimenti religiosi, che continuamente appaiono
e scompaiono sulla scena della nostra società. A
eccezione di due riferimenti particolari, essa guarda al
fenomeno nel suo insieme, cercando di offrire elementi per
capire le cause culturali che lo favoriscono, di individuare
le attese religiose insoddisfatte o imperfette che manifesta,
di indicare strumenti efficaci per l'azione pastorale della
chiesa, di suscitare uno stile evangelico di accostamento,
che unisca la saldezza nella verità e il coraggio
dell'annuncio con il rispetto e l'amore che eliminano le
barriere dell'incomprensione.
Lo spirito di chiarezza e di fiducia, di verità e
di amore che ispira le pagine di questa Nota, guidi anche
l'attività pastorale delle nostre chiese in questo
ambito. Risponderemo così alla nostra vocazione di
figli di un Padre che "vuole che tutti gli uomini siano
salvati e arrivino alla conoscenza della verità"
(ITm 2,4).
+
Sergio Goretti
Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino
Presidente del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo
della Conferenza episcopale italiana
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INTRODUZIONE
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1.
"Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad
ogni creatura" (Mc 16,15): il comando che il Risorto
lascia ai suoi discepoli costituisce la consegna e la gioia
apostolica che le chiese di Dio che sono in Italia condividono
con tutte le comunità dei credenti in Cristo Signore
disperse nel mondo.
Da tempo il successore di Pietro autorevolmente proclama
l'improcrastinabile urgenza di un rinnovato impegno di evangelizzazione.
Alla vigilia del terzo millennio dell'era cristiana, infatti,
non soltanto vi è una parte dell'umanità che
attende ancora il primo annuncio della salvezza in Cristo,
ma gli stessi popoli che tale annuncio hanno ricevuto nei
secoli passati hanno bisogno di ascoltarlo e accoglierlo
di nuovo.
La parola "evangelizzazione", presente fin dagli
inizi della storia della chiesa, è diventata oggi
anche in Europa "una parola chiave per la nostra vita
e la nostra missione di cristiani". Come ha affermato
Paolo VI, questo è stato l'obiettivo del concilio
Vaticano II: "rendere la chiesa del XX secolo sempre
più idonea ad annunziare il Vangelo all'umanità
del XX secolo".
Di tale primario e urgente compito pastorale si sono fatti
carico i vescovi italiani nelle linee pastorali proposte
in questi decenni, che trovano conferma e nuovo impulso
negli "Orientamenti pastorali per gli anni '90".
2.
La missione della chiesa si svolge oggi entro nuovi scenari
culturali, sociali e politici, che, se presentano opportunità
positive per la diffusione del messaggio evangelico (come
la caduta di alcune ideologie apertamente contrarie alla
fede cristiana e l'acquisizione della libertà religiosa
in Paesi che ne erano privi), suscitano però anche
nuove gravi sfide.
Tra
queste si deve annoverare la crescente diffusione di sette
e nuovi movimenti religiosi , che si presentano ai cristiani
come alternativi alla fede trasmessa loro dai padri o tali
da alterarne natura e identità. La loro espansione
semina confusione e costituisce un pericolo per la chiesa
cattolica e per le chiese e comunità ecclesiali con
le quali essa intrattiene un dialogo ecumenico.
Alcuni di questi gruppi non fanno mistero di volersi proporre
come forme religiose sostitutive della Chiesa e cercano
di sottrarre i fedeli alla comunità cristiana, mentre
altri, di tendenza sincretistica, propongono una doppia
appartenenza, che rischia di allontanare progressivamente
i cristiani dalle verità essenziali della loro fede.
Il problema che viene qui affrontato è vasto e complesso
e non si vuole, in questa sede, darne una descrizione completa
ed esaustiva. Tale compito è lasciato alle singole
chiese particolari, che si trovano a contatto diretto con
l'una o l'altra forma di queste nuove esperienze. Questa
Nota intende soltanto offrire alcuni fondamentali criteri
di discernimento e di azione pastorale.
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Parte
Prima
IL FENOMENO DELLE SETTE E DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI
"Discernere
i segni dei tempi" (Mt 16,4)
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L'ATTUALE RISVEGLIO RELIGIOSO E LE SUE MOLTEPLICI
MANIFESTAZIONI
3.
Vari segni manifestano nel mondo contemporaneo un risveglio
religioso, sia nell'intimo delle persone sia in molteplici
manifestazioni esteriori. Esso sembra in gran parte rispondere
a un bisogno di significato globale e sicuro dell'esistenza
e a una ricerca di appartenenze personalizzate in reti di
relazioni accoglienti, in reazione alla massificazione crescente
della società. Il cammino dell'uomo, che fino a pochi
anni fa si pensava orientato in modo inarrestabile verso
il secolarismo e l'ateismo, sembra aver cambiato decisamente
rotta, nonostante le "profezie" sulla fine della
religione che dal secolo scorso hanno segnato la cultura
dominante. La chiesa, che si era preoccupata di proporre
l'annuncio della salvezza a un uomo "disincantato",
interessato soprattutto ai dati della scienza e della tecnica,
attento al raggiungimento di un benessere materiale e di
una tranquillità psicologica, oggi si trova spesso
di fronte un uomo inquieto, in ricerca di risposte ultime,
desideroso di esperienze e di pratiche religiose, preso
da una specie di nostalgia di spiritualità e di religiosità
vissuta.
Questo fenomeno, indicato in modo globale anche come "rivincita
di Dio", come "protesta" dell'umanità
contro un mondo totalmente secolarizzato e come riaffermazione
della natura "inguaribilmente" religiosa dell'uomo
, deve essere diligentemente conosciuto e attentamente valutato,
ricorrendo soprattutto ai criteri di discernimento che ci
provengono dalla rivelazione cristiana: "Esaminate
ogni cosa, tenete ciò che è buono" (ITs
5,21).
4.
Tale fenomeno costituisce il contesto in cui si collocano
la nascita e la diffusione di nuove esperienze religiose.
A determinare però da vicino il loro sorgere sono
altri fattori, soprattutto l'affermarsi di una cultura del
soggetto che, accanto a tanti aspetti positivi, ha dato
origine a un relativismo culturale, che ha esteso la sua
influenza anche alle dimensioni religiose e morali.
Queste nuove esperienze religiose prendono corpo in movimenti,
associazioni, gruppi, organizzazioni, che vengono normalmente
denominati "sette" o "nuovi movimenti religiosi".
Talvolta per designarli vengono usati anche altri termini:
"movimenti religiosi alternativi", "nuovi
culti", "nuove religioni", "nuove rivelazioni"
o altro ancora. Ognuna di queste espressioni mette in evidenza
un aspetto o l'altro del fenomeno, senza peraltro riuscire
a definirlo adeguatamente. E' bene usare pertanto nomi propri,
anziché comuni. La natura di questa Nota impone però
di esprimersi in termini generali e di utilizzare le denominazioni
più comuni per indicare la globalità del fenomeno.
Il termine "setta" viene usato per motivi pratici,
nel sincero rispetto delle persone e senza quella connotazione
negativa che, a volte, viene ad esso collegata.
5.
In questo fenomeno di nuova religiosità vanno anzitutto
a confluire, dal punto di vista della dinamica sociale,
gruppi di antica costituzione e ormai affermati, che si
caratterizzano per la forte carica di proselitismo e di
polemica anticattolica. Alcuni di questi, come ad esempio
i Testimoni di Geova (diffusisi in Italia dopo la seconda
guerra mondiale), anche se di matrice cristiana, si sono
talmente allontanati dall'autentica fede in Gesù
Cristo Figlio di Dio, che difficilmente possono meritare
il nome cristiano.
Ad essi, più recentemente, si sono aggiunti movimenti
derivati dalle religioni orientali o di orientamento sincretista,
che promettono ricette di pace e felicità interiore,
nonché movimenti che mettono al centro lo sviluppo
del potenziale umano, pur conservando certi aspetti religiosi.
E riemersa l'antica corrente esoterico-occultista, ramificata
in una molteplicità di piccoli gruppi, il cui influsso
va molto al di là dei circoli di iniziati, grazie
anche ai metodi di diffusione commerciale spesso praticati.
Le diverse espressioni di nuova religiosità non rappresentano
un fenomeno marginale. Esso interessa prevalentemente proprio
le sedi centrali della cultura dell'occidente e prospera
nelle più grandi e ricche città dell'emisfero
settentrionale, avvalendosi spesso di consistenti finanziamenti
per diffondersi anche nelle regioni più povere del
sud del mondo. Tale fenomeno, tuttavia, anche se si presenta
con caratteri peculiari, quelli cioè di una società
dell'immagine e della comunicazione, non deve essere considerato
del tutto inedito, essendo già presente nella storia
delle religioni e in quella del cristianesimo.
LA FORMAZIONE DELLE SETTE E LA RICORRENTE TENTAZIONE
SINCRETISTICA E GNOSTICA NELLA STORIA
6.
Nel corso dei secoli più volte si è assistito
alla separazione di un gruppo da una comunità religiosa,
allo scopo di meglio definire una propria identità
e di perseguire in maniera più radicale la realizzazione
di un proprio ideale. Da ciò il termine "setta"
(secta = separata).
La separazione e la nascita di nuove aggregazioni risponde
a molteplici motivi, tra cui soprattutto il desiderio di
operare un risveglio delle coscienze e di provocare una
esperienza religiosa più caratterizzata e intensa.
A ciò è spesso congiunta una radicalizzazione
e assolutizzazione di aspetti e principi religiosi, a tal
punto forzati da modificarne il significato originario.
7.
Negli studi di sociologia della religione troviamo vari
tentativi di classificazione delle sette, sulla base dei
caratteri specifici che ogni gruppo propone nel proprio
messaggio e nella propria particolare esperienza religiosa.
Il problema delle tipologie con cui classificare il fenomeno
è stato affrontato anche nel Concistoro straordinario
del 1991, dove, in base al riferimento al cristianesimo,
si è parlato di movimenti di origine protestante,
di sette con radici cristiane, di movimenti provenienti
da altre religioni, di movimenti derivati da un background
umanitario o di sviluppo del potenziale umano, di movimenti
derivanti da un "potenziale divino".
Per quanto riguarda i gruppi di matrice cristiana, alcuni
si caratterizzano per il loro pressante invito alla conversione,
con il ritorno alla purezza originaria del Vangelo e il
distacco da una comunità considerata infedele.
Altri gruppi si qualificano per l' annuncio dell'attesa
della imminente fine del mondo e per l'accento che viene
posto sulla prospettiva escatologica, che diviene così
parametro di giudizio di ogni comportamento religioso e
morale. Alcuni di tali gruppi si pongono in contrasto con
la chiesa, definita talvolta come l'anti-Cristo, e con la
stessa società civile.
Altri, ancora, puntano su una illuminazione interiore, ponendo
un'attenzione intimistica alle realtà dello spirito,
reso capace di andare oltre la lettera della Bibbia, presumendo
di cogliere il vero significato di essa, distaccati da ciò
che avviene nella storia e indifferenti verso altri movimenti
religiosi.
8.
E' evidente che in questa classificazione, forzatamente
sommaria, non rientrano assolutamente le grandi chiese e
comunità cristiane che si dichiarano aperte al dialogo
ecumenico (Ortodossi, Anglicani, Protestanti), in particolare
quelle che fanno parte del Consiglio ecumenico delle chiese.
Qui ci si riferisce invece a quei gruppi che sono distanti
dal contenuto essenziale del cristianesimo, come i Testimoni
di Geova e i Mormoni, ad alcune forme di pentecostalismo
e di fondamentalismo, e ad altri gruppi che si sono costituiti
in forma autonoma e adottano atteggiamenti di rigida chiusura.
9.
Accanto al fenomeno della formazione di sette dalle grandi
tradizioni religiose (quella cristiana, ma anche, come si
è sopra accennato, quelle orientali), non bisogna
dimenticare la persistente tentazione "sincretistica
e gnostica", che ha accompagnato nei secoli il cammino
delle comunità cristiane.
Essa consiste, in radice, nel misconoscere la singolarità
di Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, morto e
risorto, e la necessità della grazia dello Spirito
Santo per la salvezza. Gesù Cristo viene così
ridotto a uno dei tanti profeti di una salvezza che sgorga
dal cuore dell'uomo. La specifica identità delle
diverse religioni scompare in una indistinta aspirazione
a tale salvezza; un vago universalismo conduce a confondere
le religioni in una sola.
FATTORI E MOTIVI DI UNA CRESCENTE DIFFUSIONE DELLE
SETTE E DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI
10.
I fattori di carattere religioso non esauriscono i motivi
che giustificano l'espandersi del fenomeno delle sette e
dei nuovi movimenti religiosi. Il loro successo è
legato anche a diverse altre cause.
Ci sono organizzazioni, anche sovranazionali, che hanno
interessi economici o politici per screditare e danneggiare
la chiesa cattolica e le altre chiese e comunità
ecclesiali cristiane, temendo la loro opera di coscientizzazione
della dignità umana e di impegno storico per un'autentica
liberazione dell'uomo. Non è raro, pertanto, che
tali organizzazioni provochino e sostengano la frantumazione
dell'espressione religiosa e il diffondersi delle sette.
In certi casi i nuovi movimenti religiosi approfittano delle
difficoltà che alcuni fedeli possono avere nell'ambito
delle proprie chiese e comunità o di particolari
condizioni di emarginazione sociale, come è il caso
degli immigrati. In queste situazioni tali movimenti si
offrono di appagare la naturale ricerca di Dio con facili
vie di compromesso e di assicurare un sostegno strumentale
e finalizzato.
Altre motivazioni di rilievo vanno cercate in ambito propriamente
psicologico. L'appartenenza alle sette costituisce un facile
rifugio per persone turbate psicologicamente, bisognose
di una sicurezza che non pretenda il prezzo di una personale
ricerca. A volte accade che gli adepti a una setta vengano
vincolati attraverso forme di coercizione emotiva e psicologica,
di controllo e vigilanza, fino ad arrivare a vere e proprie
limitazioni delle libertà personali. In questi casi
ci si trova di fronte a un successo imposto e tutelato.
11.
Occorre anche riconoscere che la diffusione delle sette
e dei nuovi:movimenti religiosi trova condizioni particolarmente
favorevoli quando le comunità cristiane non esprimono
in pienezza le potenzialità di vita c di testimonianza
che il Vangelo fonda e propone.
In particolare, tra le cause che maggiormente favoriscono
l'espandersi delle sette, va sottolineata la scarsa conoscenza
della Sacra Scrittura da parte della maggioranza dei fedeli.
Si tratta di una ignoranza che a sua volta è parte
di una più ampia difficoltà di molti credenti
in rapporto alla conoscenza della propria fede, frutto di
una scarsa o inefficace catechesi, o anche di una prevalente
attenzione alle dimensioni legate alla sola promozione umana
nella vita delle comunità.
Anche le lacune che si manifestano negli operatori pastorali
(presbiteri, catechisti, animatori...) vanno incluse tra
i fattori di espansione delle sette. Più in genere
influisce la mancanza di un vero rinnovamento pastorale
delle comunità, tramite lo sviluppo di tutte le dimensioni
fondamentali della vita ecclesiale: annuncio, liturgia e
testimonianza di carità.
Non da ultimo vanno considerate le difficoltà che
nascono da una certa spersonalizzazione della vita religiosa.
Il contatto e la valorizzazione personale su cui fanno affidamento
le sette trovano un facile terreno di sviluppo là
dove la comunità ecclesiale si esprime attraverso
atteggiamenti pastorali burocratici e massificanti.
NECESSITA' DI UN GIUSTO ATTEGGIAMENTO DI DIALOGO
AL DI LA' DELL'IRENISMO E DEL SETTARISMO
12.
Alla difficoltà di conoscere e comprendere adeguatamente
queste nuove realtà si aggiunge quella di porsi in
un giusto rapporto nei loro confronti. Il fenomeno, infatti,
va affrontato con spirito di fedeltà alla verità
e, allo stesso tempo, di cristiana carità: questo
è lo sforzo primario da compiere ed è ciò
che intendono fare queste riflessioni pastorali. A ragion
veduta, si può osservare che le sette e i nuovi movimenti
religiosi normalmente appaiono chiusi al dialogo, protesi
come sono all' "annuncio" con metodi di propaganda
che si servono della pressione psicologica, tendendo a soggiogare
l'interlocutore in modo da raggiungere una adesione acritica
e totale, fino a produrre, in taluni casi, il plagio della
personalità. Ci sono poi sette e nuovi movimenti
religiosi che promuovono un dialogo ma di tipo sincretista,
che ha come scopo l'unificazione delle religioni sotto la
loro bandiera e la dissoluzione dell'originalità
cristiana. L'atteggiamento dialogico del cristiano, rivolto
verso tutti gli uomini per una pacifica e costruttiva convivenza
civile e per una sincera ricerca della verità, se
da una parte richiede l'esercizio dell'amore verso le persone
e del rispetto per le loro opinioni, esige anche la capacità
di discernimento e il coraggio di rendere ragione della
propria fede. In questa prospettiva va accolto e vissuto
il richiamo dell'episcopato italiano al "senso di responsabilità
verso la verità cristiana" e insieme l'invito
a maturare "nelle menti e nei cuori una limpida e salda
coscienza" di essa, come "strada per risvegliare
negli uomini del nostro tempo quel coraggioso orientamento
spirituale verso la verità che fonda il rispetto
e la crescita della dignità e della libertà
dell'uomo". 13. E' comunque da rilevare che "lo
spirito settario cioè un atteggiamento d'intolleranza
unito a un proselitismo aggressivo, non è necessariamente
il fatto costitutivo di una "setta" e, in ogni
caso, non è sufficiente a caratterizzarla. Uno spirito
del genere può riscontrarsi anche in gruppi di fedeli
appartenenti a chiese o a comunità ecclesiali".
D'altra parte non va dimenticato che, anche nei confronti
delle sette e dei nuovi movimenti religiosi (qualora non
venga lesa, al loro interno, la libertà di coscienza),
valgono i criteri espressi dal concilio Vaticano 11 quanto
alla libertà religiosa , Occorre però sollecitare
anche i propagatori di queste nuove proposte religiose perché
siano rispettosi dell'altrui libertà di coscienza
e aperti a un sincero atteggiamento di dialogo.
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Parte
Seconda
LA MISSIONE DELLA CHIESA A SERVIZI0 DELLA VERITA'
"Voi
chi dite che io sia?"
"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"
(Mt 16,15-16)
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LA CHIESA CUSTODE DELLA VERA FEDE
14.
Quando Gesù domandò ai suoi discepoli: "La
gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?", ebbe
diverse risposte, ma soltanto una era quella vera: "Tu
sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,13.16).
La chiesa, custode gelosa di questa risposta, la ripropone
incessantemente da secoli con le stesse parole dell' apostolo
Pietro, annunciando al mondo "ciò che era fin
da principio..., ossia il Verbo della vita" (IGv 1,1).
Dall'impegno di annunciare Gesù Cristo come unico
Salvatore dell'umanità, e di proporre se stessa come
"universale sacramento di salvezza" , nasce l'attenzione
vigile della chiesa per quanto può rendere confuso
o contrastare il messaggio cristiano. 15. Il fenomeno delle
sette e dei nuovi movimenti religiosi ha prodotto tra le
chiese in tutti i Paesi una forte preoccupazione, sia per
la continua crescita del loro numero, sia per la loro rapida
diffusione tra i fedeli. Si tratta infatti di gruppi che
normalmente si caratterizzano per una decisa azione di proselitismo.
Tale preoccupazione non deve essere equivocata in termini
di concorrenza e di gelosia confessionale. I pastori della
chiesa si sono interessati al problema con l'unica intenzione
di rispondere al mandato evangelico di vigilare sul gregge
loro affidato da Cristo, "interessandosi non solo di
coloro che già seguono il Principe dei pastori, ma
dedicandosi anche con tutta l'anima a coloro che in qualsiasi
maniera si sono allontanati dalla via della verità
oppure ignorano ancora il Vangelo di Cristo e la sua salvifica
misericordia".
GLI INTERVENTI RECENTI DEL MAGISTERO
16.
Questa responsabilità pastorale ha trovato espressione
nell'Assemblea del Sinodo dei vescovi del 1985, da cui sono
venute alcune preziose indicazioni a riguardo del nostro
problema.
Quattro organismi della Santa Sede (il Segretariato per
l'unione dei cristiani, il Segretariato per i non cristiani,
il Segretariato per i non credenti e il Pontificio Consiglio
per la cultura) hanno promosso inoltre uno studio specifico,
raccogliendo rapporti conoscitivi da tutte le chiese sparse
per il mondo. Il documento che ne è scaturito, pubblicato
nel 1986, e che abbiamo più volte richiamato, il
fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi, contiene
una descrizione analitica delle motivazioni che sottostanno
al successo di questi raggruppamenti religiosi, propone
indicazioni pastorali improntate d grande prudenza e aperto
confronto, e può considerarsi un punto di partenza
obbligato per ogni ulteriore trattazione del problema.
Un significativo richiamo all'atteggiamento da assumere
verso le sette e i nuovi movimenti religiosi si trova nell'enciclica
di Giovanni Paolo II Redemptoris missio del 1990. Più
recentemente, nell'aprile del 1991, lo stesso Santo Padre
ha sottoposto la questione a un Concistoro straordinario,
nel corso del quale i cardinali intervenuti hanno usato
espressioni alquanto allarmate, ritenendo che il fenomeno
ponga seri interrogativi alla chiesa. Numerosi sono pure
gli interventi da parte di varie chiese particolari, più
o meno colpite da questa che è stata percepita come
una vera e propria "offensiva" anche da parte
di organismi ecumenici. E alle chiese particolari, ai vescovi
e alle conferenze episcopali si rivolge il nuovo Direttorio
per l'applicazione dei principi e delle norme circa l'ecumenismo
del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità
dei cristiani (marzo 1993), con l'invito a "discernere
come rispondere nel modo più adeguato alla sfida
portata dalle sette in un determinato Paese".
17.
La Conferenza episcopale italiana, pur trovandosi di fronte
a una realtà ancora non paragonabile a quella di
altri Paesi, non ha mancato di rilevare fin dal 1970 la
pericolosità di gruppi, quali i Testimoni di Geova,
che praticano un proselitismo animato da ostilità
verso la chiesa cattolica.
Nella "Nota pastorale" del 1989 dedicata a La
formazione ecumenica nella chiesa particolare, vengono date
brevi indicazioni, nelle quali si ricorda che "sarebbe
un grave errore confondere l'ecumenismo con l'atteggiamento
da assumere nei confronti di un fenomeno nuovo e completamente
diverso, quale è il diffondersi, anche nel nostro
Paese, di "nuove fedi", o (come si dice) di "nuovi
movimenti religiosi o sette"". La Nota sottolinea
che tale diffusione fa sorgere "problemi delicati",
e auspica che vengano affrontati in collaborazione fra tutte
le chiese. In attesa che questo avvenga propone di usare
un "atteggiamento di equilibrio, di fermezza e insieme
di carità, soprattutto rafforzando la propria maturità
di fede".
In questi interventi si coglie un sentimento di preoccupazione
e di dolore. Il fenomeno è visto, però, anche
come un "segno dei tempi", in particolare come
"un segno di quanto sia tuttora profonda e diffusa
la ricerca di Dio".
GESU' CRISTO, UNICO REDENTORE DELL'UOMO, E LA CHIESA,
SACRAMENTO UNIVERSALE DI SALVEZZA
18.
In quanto custode della vera fede, la chiesa si trova oggi
a dover rinsaldare e approfondire la coscienza e la professione
della verità di Gesù Cristo come unico redentore
dell'uomo.
Il fenomeno delle sette, dei nuovi movimenti religiosi e
le tendenze sincretistiche che essi spesso veicolano, congiunti
con il clima di relativismo che caratterizza la nostra società,
debbono richiamare tutti i cristiani, e specialmente coloro
che hanno responsabilità di guida e di insegnamento
nella comunità ecclesiale (vescovi, presbiteri, diaconi,
teologi e catechisti), ad aderire, testimoniare e annunciare
l'autentica e integrale verità cristiana.
Di fronte al fenomeno del pluralismo religioso e, di conseguenza,
anche delle sette e dei nuovi movimenti religiosi, non mancano
talvolta comprensioni e atteggiamenti profondamente riduttivi
della verità cristiana. In particolare, può
diffondersi l'opinione che Gesù Cristo sia soltanto
una delle tante manifestazioni del Verbo di Dio nella storia
religiosa dell'umanità; o che lo Spirito Santo non
sia altro che il nome cristiano di un universale "spirito
divino", testimoniato nelle diverse esperienze religiose;
o, ancora, che la chiesa vada messa tra parentesi, a favore
di una vaga concezione del regno di Dio che affratella tutte
le religioni.
19.
Si tratta di tendenze inaccettabili dal punto di vista della
fede cristiana, perché, più o meno consapevolmente,
non riconoscono la singolarità di Gesù Cristo
e pertanto la sua unicità e centralità nell'opera
salvifica, hanno un concetto erroneo dello Spirito Santo
e del mistero trinitario, trascurano o rifiutano la chiesa
come universale sacramento di salvezza.
Il Nuovo Testamento e, in continuità con esso, tutta
la Tradizione della chiesa attestano che "in nessun
altro c'è salvezza" (At 4,12) se non in Gesù
Cristo; egli solo è infatti "il mediatore tra
Dio e gli uomini" (ITm 2,5). E lui la Parola del Padre;
in lui, Figlio unigenito, il Padre si è definitivamente
e pienamente rivelato a noi (cfr. Gv 14.18; Eb 1,1-2).
Chi ci fa riconoscere nella fede che "Gesù è
Signore" (ICor 12,3) è lo Spirito Santo, lo
Spirito del Padre e del Figlio. Inviato nei nostri cuori,
lo Spirito grida: "Abbà, Padre!" (Gal 4,6),
facendoci partecipare, per grazia, al rapporto di figliolanza
che Gesù vive con il Padre.
Gesù Cristo come unico redentore e la Santissima
Trinità come unico Dio vivo e vero sono il centro
della rivelazione e dell'esistenza cristiana. Così,
nel secondo secolo, sant'Ireneo di Lione esprimeva questa
fondamentale verità. reagendo contro le tendenze
gnostiche del suo tempo: "Coloro che hanno lo Spirito
di Dio sono condotti al Verbo, ossia al Figlio; ma il Figlio
li presenta al Padre, e il Padre procura loro l'incorruttibilità.
Dunque, senza lo Spirito, non è possibile vedere
il Figlio di Dio, e, senza il Figlio, nessuno può
avvicinarsi al Padre, perché la conoscenza del Padre
è il Figlio, e la conoscenza del Figlio di Dio avviene
per mezzo dello Spirito Santo".
20.
Nella chiesa e per mezzo di essa è data all'uomo
la possibilità di conoscere Dio Padre, Figlio e Spirito
Santo, e di partecipare alla vita divina. Cristo, infatti,
"ha dotato la chiesa, suo corpo, della pienezza dei
beni e dei mezzi di salvezza; lo Spirito Santo dimora in
essa, la vivifica con i suoi doni e carismi, la santifica,
guida e rinnova continuamente. Ne deriva una relazione singolare
e unica, che pur non escludendo l'opera di Cristo e dello
Spirito Santo fuori dei confini visibili della chiesa, conferisce
ad essa un ruolo specifico e necessario".
Tale verità di fede implica che tutti gli uomini
sono chiamati all'unità cattolica della chiesa e
che "la chiesa pellegrinante è necessaria alla
salvezza". Di qui l'impegno e il debito di amore, verso
Dio e verso i fratelli, di annunciare il Vangelo a tutte
le genti (cfr. Mt 28,19-20).
La volontà salvifica universale di Dio, che è
Padre amoroso e misericordioso, fa sì che "quelli
che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua chiesa
e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso
della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà
di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza,
possano conseguire la salvezza eterna". Ma ciò
avviene sempre in virtù di una grazia che proviene
da Cristo, è comunicata dallo Spirito Santo e ha
una misteriosa relazione con la chiesa.
21.
Anche il dialogo interreligioso, che nella prospettiva del
concilio Vaticano II è strettamente congiunto alla
missione evangelizzatrice della chiesa , deve poggiare su
di una coerente e integrale concezione ed espressione della
verità della fede cristiana.
Questo comporta riconoscere Gesù Cristo come Verbo
incarnato, rivelatore del Padre e unico salvatore dell'uomo
con la sua morte e risurrezione; lo Spirito Santo come colui
che ha preparato e attuato la venuta di Cristo, ne è
stato il suo dono nella Pasqua e ci introduce nella piena
comunione con Dio; la chiesa come corpo di Cristo, tempio
vivo dello Spirito, popolo della nuova alleanza, germe,
segno e strumento del Regno di Dio, cui sono chiamati a
partecipare tutti i popoli della terra. Mantenendoci saldamente
ancorati a queste verità fondamentali della fede,
lungi dal compromettere il dialogo, lo rendiamo autentico,
possibile e fecondo per la conoscenza della verità.
"Il vero dialogo interreligioso", ricorda un documento
della chiesa universale del 1991, "suppone da parte
del cristiano il desiderio di far meglio conoscere, riconoscere
e amare Gesù Cristo e !'annuncio di Gesù Cristo
deve farsi nello spirito evangelico del dialogo".
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Parte
Terza
ORIENTAMENTI, CRITERI E LINEE DI AZIONE PASTORALE: VERITA'
E MISERICORDIA
"Vivere
secondo la verità nella carità"
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LE
SFIDE PASTORALI A CUI RISPONDERE
22.
Il problema rappresentato dalle sette e dai nuovi movimenti
religiosi è stato definito una "sfida".
Così s è espresso il documento dei Dicasteri
della Santa Sede del 1986. Nel Concistoro straordinario
del 1991 si è parlato di "una delle maggiori
sfide che la chiesa deve affrontare con carità evangelica
e coraggio apostolico trattandosi di uno dei fenomeni peculiari
del nostro tempo, che si oppone all'annuncio della Buona
Novella agli uomini".
Una
sfida per la vita della chiesa
23.
La diffusione delle sette costituisce anzitutto una sfida
per la vita stessa della chiesa, e reclama un serio esame
di coscienza su di essa e un suo profondo rinnovamento.
Troppo spesso, infatti, è diffusa nell'opinione pubblica
un'immagine di chiesa che ne offusca la vera natura e missione.
e non consente di riconoscerla come sacramento, in Cristo,
dell'incontro e della comunione degli uomini con Dio e dell'unità
del genere umano.
Dalla missione di Cristo e dello Spirito Santo dal Padre,
la chiesa deriva la sua natura profonda di mistero, comunione
e missione: mistero perché, nello Spirito, è
vivificata dalla sua grazia; comunione perché, nello
stesso Spirito, si edifica come corpo di Cristo, i cui membri
sono chiamati ad amarsi reciprocamente secondo l'amore di
Cristo; missione perché, nella forza dello Spirito
Santo, è inviata ad annunciare a tutti gli uomini
la salvezza, rendendo tutti partecipi della comunione con
Cristo e. in lui, con il Padre (cfr. Gv 14,15-21; IGv 1,3).
Questa natura della chiesa deve diventare percepibile in
tutte le comunità cristiane, perché gli uomini
possano incontrare il Signore risorto, vivo in mezzo ai
suoi (ctr. Mt 18,20; 28,20).
24.
Per rispondere alle istanze e alle aspirazioni che spingono
verso l'adesione alle sette e ai nuovi movimenti religiosi
si deve operare, seriamente e con senso di responsabilità,
per quel rinnovamento della chiesa in sintonia con i "segni
dei tempi" di cui parlano i testi del concilio Vaticano
II. Verso questo rinnovamento si pongono, in particolare,
le indicazioni dell'Assemblea del Sinodo dei vescovi del
1985.
Come ha sottolineato Giovanni Paolo II a Santo Domingo,
nel discorso con cui ha aperto i lavori della IV Conferenza
generale dell'episcopato latino-americano (con parole che
vanno al di là della situazione di quel continente),
"la crescita delle sette pone in rilievo un vuoto pastorale,
la cui causa, il più delle volte, è assenza
di formazione, cosa che mina l'identità cristiana
e fa sì che grandi masse di cattolici privi di un
adeguata attenzione religiosa (tra le altre ragioni, per
mancanza di sacerdoti), siano lasciati in balìa di
campagne di proselitismo settario molto attive. Tuttavia
può anche succedere che i fedeli non trovino negli
operatori della pastorale quel forte senso di Dio che essi
invece dovrebbero trasmettere attraverso la loro vita ".
25.
Tutto ciò comporta che "al preoccupante fenomeno
delle sette bisogna reagire con un'azione pastorale che
ponga al centro di tutto la persona, la sua dimensione comunitaria
e il suo anelito a un rapporto personale con Dio. E un fatto
che là dove la presenza della chiesa è dinamica,
come nel caso delle parrocchie in cui si impartisce un'assidua
catechesi sulla parola di Dio, là dove esistono una
liturgia attiva e partecipata, una solida pietà mariana,
un'effettiva solidarietà nel campo sociale, una forte
sollecitudine pastorale per la famiglia, per i giovani e
per i malati, vediamo che le sette o i movimenti para-religiosi
non riescono ad attecchire o a svilupparsi".
In
particolare, ci troviamo di fronte a una sfida lanciata
ai fedeli laici, che sempre più sono chiamati a saper
"rispondere a chiunque... domandi ragione della speranza"
che è in loro (IPt 3,15), riacquistando lo slancio
apostolico e missionario proprio di tutta la chiesa, senza
delegare un compito che anche loro compete, quello cioè
di rendere sempre più trasparente la fede vissuta.
Una
sfida per la nuova evangelizzazione
26.
Il santo padre Giovanni Paolo II non si stanca di ripetere
che "è venuto il momento di impegnare tutte
le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per
la missione Ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna
istituzione della chiesa può sottrarsi a questo dovere
supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli". Nei Paesi
di antica cristianità, come il nostro, operare per
la nuova evangelizzazione significa anzitutto annunciare
di nuovo il Vangelo a quel gran numero di persone che si
sono allontanate dalla fede cristiana o che la conoscono
in maniera parziale e riduttiva, tenendo conto della situazione
di pluralismo religioso e culturale della nostra società.
Nella nuova evangelizzazione dell'Europa e del nostro Paese
si dovrà non solo annunciare con coraggio, semplicità,
chiarezza e integrità il Vangelo di Cristo, ma anche
ribadire i principi dichiarati solennemente nel concilio
Vaticano II (in modo particolare la Dichiarazione sulla
libertà religiosa), per evitare ogni ritorno a forme
di intolleranza.
Si dovrà nello stesso tempo ricordare a tutti coloro
che si professano cristiani la necessità dell'unità
in Cristo affinché il mondo creda (cfr. Gv 17,21).
Per questo i Padri dell'Assemblea speciale del Sinodo dei
vescovi per l'Europa hanno invitato le altre chiese al dialogo,
"memori della nostra comune responsabilità per
la testimonianza del Vangelo di fronte al mondo e soprattutto
di fronte al Signore della chiesa".
Anche in questo ambito è essenziale sottolineare
il ruolo dei fedeli laici. L'annuncio della salvezza da
realizzarsi in tutti i modi possibili è una priorità
nella missione globale della chiesa, nella quale i fedeli
laici sono parte corresponsabile. I laici infatti, uomini
e donne, in forza del battesimo e della cresima partecipano
al triplice "ufficio" di Cristo sacerdote, profeta
e re, e sono quindi abilitati e impegnati nell'apostolato
della chiesa.
Una
sfida per il movimento ecumenico
27.
Il fenomeno di cui stiamo trattando rischia di rallentare
e ostacolare il rapporto tra le chiese e comunità
ecclesiali cristiane. I gruppi religiosi presi in considerazione
si oppongono normalmente a ogni forma di dialogo e di ricerca
di vera unità. Si diffondono così spirito
polemico e conflittualità nel mondo della fede e
della pratica religiosa. Tutto ciò mette in moto,
inoltre, meccanismi di disistima reciproca e di sospetto,
che possono coinvolgere il cammino ecumenico e renderlo
più faticoso. Sette e nuovi movimenti religiosi rifiutano
il concetto stesso di ecumenismo e gli organismi che lo
promuovono, accusandoli di indebolire la fede e di considerarla
alla stregua di un'opera umana.
Ciononostante
si dovrà affrontare questa "minaccia",
in modo tale che, ovunque possibile e secondo le circostanze
locali, la risposta risulti caratterizzata da autentico
spirito "ecumenico" , seguendo le indicazioni
del concilio Vaticano II nel decreto sull'ecumenismo Unitatis
redintegratio.
Una
sfida per la religiosità popolare
28.
Alcuni tra i raggruppamenti religiosi qui presi in considerazione
amano assumere atteggiamenti di condanna e perfino di disprezzo
nei confronti di certe manifestazioni devozionali legate
alla religiosità popolare. A riguardo di questo fenomeno
la chiesa è stata sempre prudente e attenta a non
privare il popolo cristiano di quelle forme espressive della
fede che maggiormente corrispondono alle diverse indoli
e culture. Nello stesso tempo si è preoccupata e
si preoccupa anche oggi che tali forme di religiosità
non scadano in manifestazioni superstiziose o siano mescolate
a elementi di paganesimo, in modo tale da offuscare l'autentica
fede in Cristo, unico salvatore.
Il magistero ecclesiastico non ha mancato di dare indicazioni
significative su una realtà "così ricca
e insieme così vulnerabile", perché essa
(come ha sollecitato il santo padre Paolo VI) sia aiutata
a superare i rischi di deviazione e venga orientata sempre
più a "un vero incontro con Dio in Gesù
Cristo" . In questa stessa prospettiva, Giovanni Paolo
II ha affermato che la religiosità popolare "ha
bisogno di essere di continuo evangelizzata, affinché
la fede, che esprime, divenga un atto sempre più
maturo e autentico".
D'altra parte la pietà popolare ha bisogno di esprimersi
in forme spontanee che siano in armonia con la cultura locale
e di non essere mortificata dalla presentazione o imposizione
di una fede fredda, troppo razionale e astratta o che si
ponga sul piano puramente sociale. Una religiosità
sana e matura può rispondere alle esigenze autentiche
di molte persone che si rivolgono alle sette e ai nuovi
movimenti religiosi in cerca di calore umano, consolazione,
vicinanza, salvezza, amicizia.
CRITERI
DI AZIONE PASTORALE
Conoscere
i fratelli
29.
Vi sono già preziose ricerche e studi sul fenomeno
religioso in generale e sui gruppi di antica e nuova religiosità,
ma è necessario approfondire le conoscenze in questo
campo. La ricerca teologica e quella pastorale non possono
ormai escludere dal loro interesse sia il fenomeno religioso
in generale sia le singole espressioni che esso viene assumendo
in una società pluralista e in rapida trasformazione.
In particolare, si ritiene che debbano essere svolte ricerche
serie sulle sette e i nuovi movimenti religiosi, anche con
contatti diretti, opportunamente avviati da persone competenti,
per conoscere le varie dottrine, le prassi di vita, i metodi
di reclutamento, il tipo di persone che vi aderiscono. Sul
fenomeno circolano informazioni spesso confuse e persino
contraddittorie, mentre si ha bisogno di conoscenze scevre
da pregiudizi e che permettano di distinguere accuratamente
gruppo da gruppo.
Da tale sforzo di "conoscere i fratelli", con
spirito libero e aperto, ci si potrà rendere conto
di quanto si dice attorno a noi e anche di noi, e potremo
così essere stimolati a comprendere meglio le ragioni
della nostra fede.
30.
In tale ricerca non mancheranno ostacoli e difficoltà,
a cominciare dal significato che si deve dare ai linguaggi
di gruppi così eterogenei tra loro e talvolta lontani
dalla nostra mentalità, fino alle valutazioni quantitative
e qualitative.
Lo sforzo di conoscenza porta a scoprire utili elementi
di giudizio. Non risulta, ad esempio, che ci si affidi di
norma a una nuova religione per motivi disonesti; in genere
non può quindi essere posta in discussione la buona
fede degli aderenti.
Altro dato che dovrà far pensare è che sono
i poveri, nel senso più ampio del termine, la gente
semplice e sola, i giovani senza formazione religiosa che
in maggior numero si lasciano attrarre da questi gruppi.
Si tratta spesso di persone deluse dalla propria comunità
o che non hanno mai avuto una comunità, alla ricerca
di un'esperienza religiosa forte e incisiva. Inoltre, in
questa ricerca, potranno essere messe in luce le motivazioni
dominanti dell'adesione, normalmente rintracciabili attorno
a situazioni quali il bisogno di certezze, di intensità
di rapporti personali, di sostegno psicologico, la ricerca
di affermazione della propria personalità, il desiderio
di essere guidati spiritualmente.
Dalla
conoscenza al discernimento
31.
La conoscenza non è fine a se stessa, ma deve aiutare
ad assumere atteggiamenti coerenti e comportamenti efficaci
per la costruzione del regno di Dio, secondo il suo disegno
universale di salvezza.
Discernere vuol dire distinguere il bene dal male, separare
il vero dal falso alla luce della parola di Dio e sotto
l'azione dello Spirito. E' un esercizio che va praticato
nella preghiera, singola e comunitaria, nella meditazione
della Scrittura, nello studio dei Padri, nell'ascolto dell'insegnamento
dei pastori, a cominciare dal vescovo della chiesa di Roma,
cui è affidato il compito di custodire l'unità
della fede e presiedere alla "comunione della carità"
nella chiesa universale.
Il Concistoro straordinario del 1991 ha così affermato
la necessità di tale discernimento: "Serva della
verità divina e rispettosa della libertà umana,
la chiesa è chiamata a un autentico discernimento
per valutare i motivi del fenomeno e per trovarvi risposte
adeguate".
Non ci si può appellare allo Spirito per giustificare
le proprie scelte o per dar credito a private rivelazioni,
perché, come ricorda un testo interconfessionale,
"a causa della fragilità umana, delle pressioni
di gruppo e di altri fattori, è possibile che il
credente sia confuso o fuorviato nella sua consapevolezza
dell'intenzione e dell'influenza dello Spirito sui suoi
atti". Lo stesso documento aggiunge che il credente
si deve riferire a criteri basati sul fondamento scritturistico
della incarnazione, della signoria di Cristo e dell'edificazione
della sua chiesa, secondo quanto afferma l'apostolo Giovanni
nella prima lettera (cfr. I Gv 4,1-6).
Denuncia
profetica dell'errore e dell'inganno
32.
Da un'attenta e paziente opera di discernimento scaturisce
la necessità di far sentire la propria voce per ristabilire
la verità e l'integrità del mistero cristiano.
E' dovere soprattutto dei pastori richiamare i fedeli a
non cedere alla credulità di fronte a supposte nuove
rivelazioni sia proprie che altrui (cfr. 2Tm 4,1-5), e a
vigilare di fronte a forzature e manipolazioni della parola
di Dio: "Non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete
alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente
da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi
nel mondo" (IGv 4,1).
La denuncia, inoltre, dovrà essere un'occasione di
evangelizzazione e di più efficace catechesi del
popolo cristiano, nella consapevolezza che non vi è
un altro Vangelo diverso da quello predicato dagli Apostoli
(cfr. Gal 1,9).
33.
Non si può inoltre tacere che in molte delle nuove
religioni che circolano nel nostro Paese si ravvisano dottrine
che contrastano apertamente e profondamente con la verità
cristiana sul mistero di Dio e del suo Figlio fatto carne,
sulla natura e sulla vocazione dell'uomo, sulla salvezza
e sui mezzi per raggiungerla, sulla Sacra Scrittura, sulla
chiesa.
Fedeli alla "parola della verità (Ef t,13),
che abbiamo accolto, e chiamati a vivere "nella verità
e nell'amore" (2Gv 3), dobbiamo annunciare il "Verbo"
fatto "carne", "pieno di grazia e di verità"
(Gv I,14), e custodire "il buon deposito con l'aiuto
dello Spirito Santo che abita in noi" (2Tm 1,14), insegnando
le Scritture, ammonendo coloro che ne facessero un uso arbitrario
e contrapponendo la buona notizia della salvezza in Cristo
alle "favole artificiosamente inventate" (2Pt
1,16), alle questioni sciocche e agli atteggiamenti faziosi
(cfr. Tt 3,9-11).
I pastori avranno cura che questa esigenza evangelica venga
espressa nella catechesi e nella predicazione, in modi corretti
e pastoralmente efficaci (cfr. 2Tm 2,2426), perché
risulti come un pressante invito ad aderire a Colui che
è "la via, la verità e la vita"
(Gv 14,6). In alcuni casi si tratterà anche di un
dovere e diritto di replica nei confronti di accuse infondate
o di presentazioni erronee della chiesa cattolica e dei
suoi insegnamenti, là ove lo slancio proselitistico
è particolarmente acceso.
Nella
verità e nella carità
34.
Nel rapporto con i membri di queste nuove aggregazioni,
semplici gregari o propagandisti, occorre assumere un atteggiamento
ispirato alla fedeltà alla verità e alla carità,
che è il primo dei comandamenti c la regola di vita
dei cristiani (cfr. Mt 7,12). Gesù ci ha insegnato
che la perfezione è nell'amore esteso anche ai nemici
(cfr. Mt 5,43-48).
L'inimicizia, poi, per ragioni di fede, soprattutto se manifestata
in sterili e animose polemiche, o ricorrendo a denunce e
dispetti, non produce altro che discredito di quella fede
che con tali comportamenti si intende difendere. La conflittualità
religiosa, che già in passato tante conseguenze negative
ha portato alla causa del Vangelo, sarebbe un nuovo scandalo
agli occhi del mondo.
35.
L'amore di Cristo implica anzitutto che quanti gli appartengono
lo confessino nella sua autentica e integrale verità.
Presentare di lui un'immagine che sia, in un modo o nell'altro,
deformata o mutilata, significa non essere fedeli a questo
amore e menomare la sostanza stessa del Vangelo: "Questa
fedeltà a un messaggio, del quale noi siamo i servitori,
e alle persone a cui dobbiamo trasmetterlo intatto e vivo,
è l'asse centrale dell'evangelizzazione".
E' purtroppo accaduto nella storia e accade anche oggi che
alcuni pretendano di difendere la verità senza carità,
senza il rapporto vivo e profondo con Cristo e con i fratelli,
anzi usando mezzi e metodi improntati alla logica umana
del dominio e della forza. Allora questa verità perde
il suo contenuto centrale, che è l'amore di Dio per
l'uomo e la risposta d'amore dell'uomo a Dio e ai fratelli,
e diventa pretesto per colpire e offendere. Tale è
l'esito del fondamentalismo. Questa è la verità
"settaria ", che si sostiene contro gli altri,
si nutre della denigrazione di coloro che vengono considerati
avversari; una verità che giudica e separa, destinata
a dividere "la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno
della verità" (ITm 3,15).
36.
L'atteggiamento di carità deve indurre anche a preoccuparsi
per la salute spirituale dei nostri fratelli che sono caduti
nell'errore, usando verso di loro quella carità che
consiste nel richiamo fraterno, ove sia possibile, nella
preghiera di intercessione per il loro ravvedimento, nell'invito
al colloquio, nel consiglio.
Può rientrare in un comportamento di sofferta carità
fraterna anche un richiamo teso a scuotere la coscienza
dell'interlocutore, fatto sempre con il dovuto rispetto,
ma fermo ed esplicito, quando fosse considerato necessario
e opportuno, soprattutto di fronte a forme di propaganda
subdola e insistente. "Tuttavia (come ricorda l'apostolo
Pietro) questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una
retta coscienza, perché nel momento stesso in cui
si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano
sulla vostra buona condotta in Cristo" (IPt 3,15-16).
Si tratta di un compito che dovrà quindi essere svolto
"non con l'imposizione, né con il risentimento,
né con la pretesa, bensì con la dolcezza,
con l'umiltà e il rispetto... Perché il Vangelo
della carità non si annuncia se non attraverso la
carità".
Si deve pure mettere in rilievo che una carità male
intesa può mettere in ombra le questioni che riguardano
la dottrina della fede e condurre a forme di relativismo
che pregiudicano la fedeltà alla rivelazione cristiana
rendendola insignificante e irrilevante per la vita degli
uomini. Una carità siffatta non tiene conto che amare
Dio significa ascoltare la sua Parola, essere docili alla
sua volontà, disposti a seguire il cammino della
fede senza compromessi. La chiesa ha la coscienza di aver
ricevuto da Gesù Cristo "la grazia dell'apostolato
per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le
genti, a gloria del suo nome" (Rm 1,5).
Sul versante della carità verso il prossimo si deve
dire che la prima carità è quella spirituale,
la carità della verità, che si concretizza
con il dono dell'annuncio della Parola che libera (cfr.
Gv 8,32), manifestando l'universale disegno divino di salvezza
e l'offerta dei mezzi della grazia. Essa si esercita anche
con la correzione fraterna (cfr. Mt 18,15-18), si difende
con la disciplina della comunione, con il rispetto della
comunità e della sua costituzione 37. E' necessario,
in ogni caso, conservare la stima verso le persone, supporre
la loro buona fede, la rettitudine della condotta morale
e tutti quegli elementi positivi che eventualmente si riscontrano,
non insistendo su critiche negative. E anche là ove
si debba denunciare la presenza di un male oggettivo e di
un errore evidente, non si deve cedere alla tentazione di
giudicare le persone (cfr. Mt 7,1-5), mantenendo la debita
distinzione tra l'errore e l'errante.
Amare nella verità e credere nell'amore sono due
modi di esprimere la stessa esigenza di fedeltà a
Dio e agli uomini, che si realizza massimamente nel segno
del Crocifisso, espressione visibile dell'ineffabile verità
di Dio che è Amore (cfr. IGv 4,8): "Questa "sfida"
[delle sette] deve pure sviluppare in noi e nelle nostre
comunità lo spirito di Cristo nei loro confronti,
tentando di capire il punto di vista in cui si trovano [quanti
vi aderiscono] e, quando possibile, di raggiungerli nell'amore
di Cristo. Dobbiamo perseguire questi fini, fiduciosi nella
verità insegnata da Cristo, con amore verso tutti
gli uomini e le donne; senza permettere che le preoccupazioni
a motivo delle sette diminuiscano il nostro zelo per il
vero ecumenismo tra tutti i cristiani".
TESTIMONI
DI GEOVA E NEW AGE
38.
Non ci soffermiamo sui tanti gruppi che sono presenti e
ottengono un certo seguito nel nostro Paese. Ci sembra però
utile fare una riflessione particolare su due movimenti:
uno per la sua rilevanza quantitativa, i Testimoni di Geova,
e l'altro, il New Age, perché promuove una tendenza
difficile da definire, ma che può introdursi in forma
strisciante e quasi inavvertita nelle comunità cristiane
sotto aspetti apparentemente compatibili con la stessa fede
cristiana.
I
Testimoni di Geova
39.
I Testimoni di Geova si impegnano anche in Italia in una
vasta e martellante propaganda, che ingenera spesso disorientamento
fra i fedeli cristiani, soprattutto negli ambienti socialmente
e culturalmente più indifesi. Ci sentiamo in dovere
di dichiarare con franchezza che i Testimoni di Geova non
appartengono alla comunione cristiana e non solo a quella
cattolica. Rifiutano infatti esplicitamente verità
fondamentali della nostra fede, innanzi tutto quella del
Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, e quindi
della divinità del Signore Gesù Cristo; negano
la spiritualità e immortalità dell'anima;
interpretano in modo letterale e fondamentalista, e persino
falsificante, la Sacra Scrittura.
40.
I Testimoni di Geova si dedicano alla diffusione del loro
messaggio con zelo e spesso con soggettiva sincerità
di adesione alle proprie convinzioni; ma è evidente
in loro un atteggiamento aggressivo e denigratorio, una
preparazione superficiale e artefatta, un riferirsi alla
Scrittura per frasi staccate da ogni contesto e assai spesso
travisate. Con sconcertante presunzione considerano la propria
comunità detentrice di tutta la verità ed
esclusiva destinataria della salvezza e assumono l'atteggiamento
di chi si ritiene giusto e disprezza gli altri (cfr. Lc
1 8,9).
Assommano tali e tanti errori che appare sprecato anche
provare a ribattere le loro argomentazioni. Con carità
e rispetto, ordinariamente non c'è altra via che
rifiutare un confronto che non ha modo di poggiarsi su elementi
oggettivi.
Il comportamento dei Testimoni di Geova, che, pur presentandosi
come cristiani combattono le Chiese e le comunità
ecclesiali, seminando confusione e incomprensioni al loro
interno, deve essere considerato particolarmente negativo
ai fini del cammino verso l'unità dei credenti in
Cristo.
Il
New Age
41.
Più ancora dei singoli gruppi e dei movimenti religiosi
definiti, con strutture e dottrine proprie, si deve tenere
nel debito conto il diffondersi di un nuovo modo di concepire
il mondo (che va sotto il nome di New Age), nel quale vanno
a confluire e a confondersi pensiero orientale, elementi
di derivazione cristiana, dottrine esoteriche, nuove cosmologie
e interpretazioni astrologiche, in una composizione sincretistica
che tende a rispondere alle esigenze più diverse
e persino opposte della società contemporanea.
Nel New Age viene svalutato e reso irrilevante il criterio
di verità, e chi ne fa presente l'esigenza viene
considerato pericoloso per la concordia tra gli uomini,
turbatore del cammino verso la nuova era, destinata a porre
fine alle controversie e alle divisioni delle precedenti
età del mondo. Alle soglie del Duemila è,
infatti, promessa una "nuova età" del mondo,
l'"era dell'acquario", che sarà di universale
unità e pace, caratterizzata dall'avvento di una
religione planetaria, la quale presume ereditare ciò
che di positivo è stato ed è presente in tutte
le religioni precedenti, conducendole così al loro
compimento. Pur facendo riferimento anche al pensiero di
autori cristiani, questo movimento svuota della sua verità,
singolarità e pienezza di significato l'evento salvifico
di Cristo.
Oltre al sincretismo, domina nel New Age un vago naturalismo
e immanentismo. L'uomo, secondo tale orientamento di pensiero,
può divenire capace, attraverso determinate tecniche,
di fare esperienza del divino senza l'ausilio della grazia
divina, realizzando con le proprie forze la sua salvezza,
dalla quale dipende l'armonia universale.
42.
Il pensiero del New Age si diffonde sottilmente e quasi
impercettibilmente in molte forme e per molte vie, ed è
presentato, con metodologie appropriate, anche ai fanciulli,
connotandosi con i tratti dell'amore universale e della
difesa della natura.
Questa proposta può trarre in inganno, in quanto
presenta alcune mete sulle quali è facile convenire:
armonia tra uomo e natura, presa di coscienza e impegno
per rendere migliore il mondo, mobilitazione di tutte le
forze del bene per un nuovo progetto unitario di vita.
Anche alcune delle tecniche che vengono proposte possono
essere considerate naturalmente buone e psicologicamente
utili; ma altre sono fortemente discutibili, in quanto fanno
ricorso a forme che violano l'etica naturale e il rispetto
dell'uomo.
Si impone un approfondimento e una chiarificazione circa
questa nuova forma di sincretismo religioso, che risulta
difficile da definire. E' veramente buono soltanto ciò
che è vero. questo è il metro di giudizio
che deve guidarci. Abbiamo un obbligo di coscienza di fronte
alla verità e un dovere di obbedienza alla Parola
rivelata, avvertiti come siamo da san Paolo che è
sempre possibile scambiare la verità di Dio con la
menzogna e adorare "la creatura al posto del Creatore"
(Rm 1,25).
43.
La risposta cristiana al New Age è contenuta nel
mistero dell'incarnazione: il Figlio di Dio è nato
dalla Vergine Maria "per salvarci". In nessun
altro nome c'è salvezza (cfr. At 4,12). Nessuno può
salvarsi da solo, con tecniche umane.
Nonostante la compagnia di tutte le costellazioni e con
tutte le pratiche psicologiche possibili, l'uomo rimane
irrimediabilmente solo. Un Altro è venuto a salvarci,
Colui che "per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo" (Credo Nicenocostantinopolitano),
e che è vivo e operante mediante il suo Spirito nella
chiesa.
Il cristiano aderisce non a un salvatore di invenzione umana,
ma al Gesù Cristo del Vangelo, che ci salva attraverso
la croce e la risurrezione, ci propone la via delle beatitudini
e ci fa trascendere, pur illuminandolo e promuovendolo,
l'orizzonte terreno.
ALCUNE
LINEE DI AZIONE PASTORALE
44.
Alcuni impegni si mostrano particolarmente utili per un'azione
pastorale mirata a prevenire il pericolo della defezione
dei fedeli delle nostre comunità, a rispondere alla
domanda religiosa degli uomini e delle donne del nostro
tempo, ad accogliere con misericordia coloro che vengono
o tornano alla chiesa dopo aver partecipato alla vita delle
sette e dei nuovi movimenti religiosi:
riprendere un forte e coraggioso annuncio di Gesù
Cristo, unico Salvatore del mondo, secondo quanto indica
il santo padre Giovanni Paolo ]l alla chiesa con il programma
della "nuova evangelizzazione";
presentare la vita di fede come un incontro personale con
il Signore risorto e come un'esperienza di profonda comunione
con lui, che vive e opera in noi e tra noi, per mezzo del
suo Spirito (cfr. Gv 14,23-26), e aiutare a scoprire la
chiesa come mistero di comunione missionaria e come istituzione;
introdurre tutti a una conoscenza più profonda della
Bibbia, attuando con fedeltà le parole del Concilio
che giudica "necessario che i fedeli abbiano largo
accesso alla Sacra Scrittura" e "esorta con forza
ed insistenza tutti i fedeli... ad apprendere "la sublime
scienza di Gesù Cristo" (Fil 3,8) con la frequente
lettura delle divine Scritture";
offrire occasioni in cui vengano riproposti i fondamenti
della fede cristiana a vasti strati di popolazione, con
coinvolgimento personale e comunitario, valorizzando itinerari
di rifondazione della vita cristiana e forme diffuse di
annuncio, come le missioni popolari;
considerare la catechesi come attività ecclesiale
permanente, rivolta a tutti i fedeli di tutte le età
e di tutti gli ambienti socio-culturali: una catechesi biblica
nella sua ispirazione, sistematica nella esposizione, convinta
nella sua trasmissione, resa credibile ed efficace dalla
testimonianza di vita dei catechisti e della comunità
cristiana, vissuta come un cammino di crescita nella fede
verso la "piena maturità di Cristo" (Ef
4,13);
curare che le attività di annuncio e di approfondimento
della fede abbiano un sicuro riferimento di verità
e un'adeguata forma di inculturazione e di itinerario pedagogico,
tramite l'utilizzazione del Catechismo della chiesa Cattolica
e delle sue necessarie mediazioni rappresentate dai diversi
volumi del Catechismo per la vita cristiana della Conferenza
episcopale italiana;
aiutare i fedeli a formarsi una personalità cristiana
adulta e matura, per raggiungere una forte coscienza della
loro identità di fede e dell'appartenenza ecclesiale,