L'Inferno
Esiste!...Gesù ne ha parlato moltissime volte
(Lc.
16, 19-31)
Scrive
il noto scrittore Vittorio Messori: "Per ogni
uomo, per me stesso, c’è la possibilità terribile e concreta
del totale fallimento; questa possibilità è chiamata inferno".
Dio
non vuole l’inferno: Dio è infinitamente buono e perciò
– come dice la Bibbia – "vuole che tutti gli uomini
si salvino" (1). Cristo Dio si è fatto uomo
ed è morto in croce perchè nessuno andasse dannato: Lui
stesso ha detto: "Io non sono venuto a chiamare
i giusti, ma i peccatori a convertirsi" (2). E
S. Paolo esclama: "Questa parola è sicura e
degna di essere da tutti accolta: Gesù è venuto nel
mondo per salvare i peccatori e di questi il primo
sono io" (3).
Non
è Dio a creare l’inferno. Scrive un celebre teologo
Gesuita: L’inferno è frutto del peccato. È l’uomo a entrarvi
di sua volontà (contro la volontà di Dio). "Il Cielo
(il paradiso) è già iniziato per noi dal nostro battesimo,
ma cominciamo a goderlo solo dal giorno della morte. La
stessa cosa accade dell’inferno: nel momento in cui uno
commette il peccato mortale, l’inferno già penetra in lui:
l’inferno non è altro che la privazione di Dio. Col peccato
io creo l’inferno... Se io prendo l’autobus per andare a
uccidere qualcuno, nessuno dirà mai che l’autista è responsabile
di un assassinio. Che cosa c’entra lui? Lui fa il suo dovere.
Così, se io salgo sull’autobus del peccato, e non scendo
alla stazione dell’attrizione con la confessione, o della
contrizione perfetta se non è possibile la confessione,
l’effetto è questo: la morte eterna ossia l’inferno"
(4).
1.
È NECESSARIO PARLARE DELL’INFERNO. Con dolce insistenza
Paolo VI ci ha rivolto questo invito: "Parlate
e meditate sulla scienza delle cose ultime che il Concilio
Vaticano II chiama escatologia (dal greco éscatos
che significa ultimo) e che comprende gli ultimi destini
umani oltre la morte: quelli che il catechismo e la predicazione
chiamano i novissimi cioè morte, giudizio, inferno,
paradiso. Dei novissimi pochi ne parlano e, quei pochi,
ne parlano poco. Il Concilio però ci ricorda le solenni
verità escatologiche che ci riguardano, compresa quella
terribile d’un possibile eterno castigo che chiamiamo l’inferno"
(5).
Se
tutti meditassero sull’inferno, innumerevoli peccatori e
increduli farebbero il dialogo con l’anima, che
fece l’anticlericale filosofo Diderot: "Anima
mia, se tu continui a vivere così, non solo sarai infelice
in questa vita, ma anche dopo morte, nell’inferno".
E l’anima: "Ma chi ha detto che c’è l’inferno?"
Il filosofo: "L’inferno è una cosa così orrenda, che
anche solo il pensiero che ci possa essere, ti dovrebbe
costringere a mettere giudizio". L’anima ardì rispondergli:
"Io sono certa che l’inferno non c’è". Gridò il
filosofo: "Anima mia, non dir bugie! Dicendo questo
tu sai di mentire".
Poveri
Sacerdoti che credono di essere moderni facendo completo
silenzio sui nuovissimi, sull’inferno! Si deve anche
a questo colpevole silenzio se l’umanità di oggi si è tanto
allontanata da Dio e corre verso la catastrofe. Sono quanto
mai attuali le parole di S. Caterina da Siena: "Ahimè!
Non più tacere! Gridate con cento, con migliaia di lingue!
Veggo che per tacere il mondo è guasto!"
Tutti
i Padri e Dottori della Chiesa ne hanno parlato chiaramente.
S. Agostino ci esorta: "Discendiamo (con il
pensiero) nell’inferno ora che siamo vivi affinché non abbiamo
a discendervi quando saremo morti". E supplica il Signore
che gli mandi su questa terra tutti i dolori immaginabili
purché impedisca che vada dannato per sempre: "qui
brucia, qui taglia, qui non risparmiarmi nessuna sofferenza,
purché tu mi abbia a salvare per l’eternità".
Lo
Spirito Santo ci ammonisce: "In tutte le opere
pensa alla tua fine (ossia alle ultime realtà: morte, giudizio,
inferno, paradiso) e non peccherai mai" (6).
E
Gesù stesso ci ha comandato: "Andate e predicate
il Vangelo ad ogni creatura": ebbene, l’inferno e le
altre verità taciute, sono parte essenziale del Vangelo.
Anzi, come afferma un noto predicatore di Esercizi spirituali,
"di nessun’altra cosa ha tanto parlato Cristo nel
Vangelo come dell’inferno: più di 60 volte: trenta
volte del fuoco (ossia di un tormento orribile) e , trentasei
volte della eternità. Su nessun’altra cosa ha insistito
tanto, e noi non abbiamo il diritto di diminuire il contenuto
del Vangelo" (7).
2.
L’INFERNO ESISTE DAVVERO: Lo negano – dice S.
Agostino – coloro che hanno interesse che non esista
perchè se esiste è fatto per loro. Ma esiste; e per andarvi
non è necessario credere alla sua esistenza, anzi, chi ostinatamente
lo nega può ritenersi sicuro di precipitarvi.
Tutta
la Sacra Scrittura ne parla, in modo esplicito o implicito,
circa 600 volte.
Gesù,
non solo ne ha parlato tante volte, ma ha pure usato delle
parabole impressionanti, come, per esempio, le seguenti:
Il
ricco cattivo, e il povero Lazzaro: quel ricco egoista,
gaudente morì e precipitò "nell’inferno tra i tormenti"
e invano, tra l’arsura e le torture delle fiamme, chiedeva
una sola goccia d’acqua. Anche Lazzaro morì, ma la sua anima
fu "portata nel seno di Abramo", espressione ebraica
che significa paradiso. (8).
La
zizzania seminata in mezzo al buon grano, al momento
della mietitura, dovrà essere bruciata. "Così – dice
Gesù – avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo
(Cristo) manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal
suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e
stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come sole
nel regno del Padre loro" (9).
Gesù
per descriverci l’esistenza e l’orrore dell’inferno
ha usato immagini violente e spietate: qualche esempio:
a)
A coloro che usano i doni di Dio per offenderlo, grida:
"Se la tua mano o il tuo piede ti è di
scandalo, tagliali e gettali via da te: è meglio
per te entrare nella vita con una sola mano e un solo piede,
che avere due mani e due piedi e essere gettato nel fuoco.
E se l’occhio tuo ti è di scandalo, cavalo e gettalo
via: è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo
che avere due occhi ed essere gettato nel fuoco" (10),
"dove il verme non muore e il fuoco non si
spegne" (11).
b)
Gesù a coloro che si dicono cristiani, ma vivono da pagani,
dirà: "Non vi conosco" (12).
c)
Gesù bollerà così ogni cristiano che non ha utilizzato i
talenti ricevuti: "Servo malvagio e infingardo!...
gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore
di denti" (13).
d)
Cristo, al giudizio universale "dirà a quelli che saranno
alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti,
al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi seguaci...
E se ne andranno questi al supplizio eterno, e i
giusti alla vita eterna" (14).
S.
Giovanni, l’apostolo dell’amore, scrive: "Il fumo
dei loro tormenti salirà per i secoli dei secoli" (15).
3.
L’INFERNO È ETERNO: l’eternità costituisce l’inferno
dell’inferno: quando si sa che una atroce sofferenza avrà
termine, si acquista coraggio, ma quando si è certi che
non terminerà mai, non resta che la più cupa disperazione.
Ebbene, l’inferno non terminerà mai, mai. La Bibbia parla
molte volte di questa eternità disperata.
S.
Bonaventura, Dottore della Chiesa, per darcene una pallida
idea, usa la seguente immagine: Un uccello passa una volta
ogni cento anni, toccando delicatamente, con la punta delle
sue ali, una immensa palla di bronzo. Quando questa sarà
completamente consumata, sarà terminato l’inferno? No! Sarà
appena al suo inizio, poiché incomincia sempre e non finisce
mai.
A
S. Tommaso d’Aquino, una delle menti più alte del
mondo, quando era ormai in fin di vita, fu chiesto: Tu che
hai insegnato nelle più celebri cattedre d’Europa e che
hai tanto predicato e tanto scritto, da che cosa, nella
tua vita, sei rimasto più impressionato? Rispose: Ciò che
più mi ha impressionato è questa triste realtà: che ci siano
tanti cristiani i quali sono sicuri che Gesù è Dio e che
Gesù ha parlato chiaramente dell’inferno e perciò sono certi
ch’esso esiste, eppure vivono per un’ora nel peccato mortale:
in quell’ora potrebbero morire all’improvviso correndo il
rischio di precipitare per sempre nell’inferno. Che dire
di molti cristiani che nel peccato mortale vivono non un’ora
soltanto, ma intere giornate e notti e settimane e mesi?
Dante
Alighieri: immagina scritte sulla porta dell’inferno
queste parole: "Dinanzi a me non fur cose create/ se
non eterne e io eterno duro:/ lasciate ogni speranza, voi
ch’entrate". (Inf. III, 7 ss.)
Gesù
ci ripete: "State preparati! Vegliate e pregate perchè
non sapete né il giorno, né l’ora...; la morte viene come
un ladro di notte. State preparati!" (16).
Se
la morte ci sorprende in peccato grave, non resterà per
noi altro che la disperazione eterna; mentre se ci trova
preparati ossia in grazia di Dio, ci spalancherà le porte
della felicità senza fine.
ESEMPIO:
La Madonna a Fatima nel 1917, per 6 volte è apparsa
a tre pastorelli: Lucia, Francesco, Giacinta. Nella terza
apparizione, il 13 luglio, dopo aver assicurato i tre fanciulli
che li avrebbe accolti in paradiso, concesse a loro la spaventosa
visione dell’inferno. Ecco le precise parole della
veggente Lucia: "Quando la Signora disse: Fate sacrifici
per i peccatori, aprì le mani. Il fascio di luce che ne
scaturì sembrò penetrare nella terra, e noi vedemmo come
un gran mare di fuoco, e in esso, immersi, neri, in forme
orribili e schifose, i demoni, e anime somiglianti a braci
trasparenti che, trascinate in alto dalle fiamme, ricadevano
giù da ogni parte, fra grida di disperazione che facevano
inorridire e tremare per lo spavento".
La
Madonna commentò: Questa è appena una pallida immagine dell’inferno.
Molti vivono nel peccato mortale, e quindi sono in pericolo
di andare dannati per sempre; pregate perchè i peccatori
si convertano.
PROPOSITO.
Riflettiamo seriamente sull’accorato e drammatico appello
della Madonna a Fatima: Molti vanno all’inferno perchè i
buoni non pregano e non offrono sacrifici e dolori e fatiche
e non recitano ogni giorno il S. Rosario per ottenere che
i peccatori si convertano.
Mettiamo
in pratica, senza indugio, queste urgentissime richieste
della Madre di misericordia e Rifugio dei peccatori.
(1)
1 Tim. 2, 4
(2)
Lc. 5, 32
(3)
1 Tm. 1, 15
(4)
I. Iparraguirre, "Alla luce del tuo Volto"
(Elle Di Ci)
(5)
Paolo VI, 8. XI.71 Cfr. L.G. 6, 8, 25. Ad Gentes, 9.
G.S. 18, 38
(6)
Sir. 7, 36
(7)
Iparraguirre, o.c.
(8)
Cfr. Lc. 16, 19–31
(9)
Cfr. Mt. 13, 24–43
(10)
Mt. 18, 8 ss.
(11)
Mc. 9–48 s.
(12)
Mt. 25, 12
(13)
Mt. 25, 26–30
(14)
Mt. 25, 41–45
(15)
Ap. 14, 11
(16)
Mt. 24, 42 s.; 25, 13