L'Inquisizione spagnola
cura di Francesco Pappalardo
1.
Le origini
Lo
storico napoletano Giuseppe Galasso, prendendo spunto dalla
polemica sulle presunte "colpe" della Spagna nel
Mezzogiorno d'Italia, denuncia la "leggenda nera"
antispagnola, da sempre "[...] permeata di elementi
ideologici che hanno fatto fortemente premio non solo sulla
ragione storica, ma pressoché su ogni altra ragione.
La Spagna baluardo della “reazione cattolica”, di un “assolutismo”
oppressivo o totalitario, di dominazioni distruttive su
popoli e paesi, di irrazionalismo e sfruttamenti economici
di ogni genere, di autentici genocidi di popoli e di civiltà,
insomma vero e proprio “impero del male”, di cui l'“Inquisizione
spagnola” era il simbolo più eloquente".
Proprio
sull'Inquisizione spagnola la storiografia, grazie ad approfondite
ricerche d'archivio e a un atteggiamento meno prevenuto
degli studiosi, sta pervenendo a risultati più equilibrati
e più obbiettivi. È significativa la vicenda
dello storico inglese Henry Arthur Francis Kamen, di formazione
marxista, che nella prima edizione del suo studio L'Inquisizione
spagnola - l'unica tradotta in italiano - indicava nei tribunali
inquisitoriali la causa principale di un presunto ritardo
culturale del paese iberico, mentre nell'edizione più
recente sostiene che la Spagna di quel tempo "[...]
era una delle nazioni europee più libere".
Dall'analisi
di Kamen emerge che l'Inquisizione è stata espressione
del passaggio da una società contraddistinta dalla
convivenza fra le diverse comunità religiose a un'altra
sempre più contrassegnata da conflitti, e che essa
fu la risposta della Chiesa e della Cristianità alla
minaccia rappresentata dall'eresia e, successivamente, in
Spagna, dalle false conversioni di ebrei e di musulmani.
Anche
Jean Dumont, storico francese specializzato in ispanistica,
ritiene che il punto di partenza corretto per parlare dell'Inquisizione
spagnola stia nel mettere a fuoco la questione ebraica in
Spagna. Nei regni della penisola iberica gli ebrei, molto
numerosi, erano soggetti da secoli a uno statuto, non scritto,
di tolleranza e godevano di una particolare protezione da
parte dei sovrani. Invece, i rapporti a livello popolare
fra ebrei e cristiani erano più difficili, soprattutto
perché era consentito ai primi non soltanto di tenere
aperte le botteghe in occasione delle festività religiose,
che a quell'epoca erano molto numerose, ma anche di effettuare
prestiti a interesse, in un'epoca in cui il denaro non veniva
ancora considerato un mezzo per ottenere ricchezza. La situazione
era complicata dalla presenza di numerosi conversos, cioè
di ebrei convertiti al cattolicesimo, che dominavano l'economia
e la cultura e rivestivano anche cariche ecclesiastiche.
In alcuni casi evidenti, gruppi di conversos mostravano
che la loro adesione alla fede cattolica era puramente formale
e celebravano in pubblico riti inequivocabilmente giudaici.
A partire dal 1391 nei regni spagnoli esplodono episodi
di violenza popolare contro ebrei e falsi convertiti, che
le autorità arginano con difficoltà. Quando
Isabella di Castiglia (1451-1504) sale al trono, nel 1474,
la convivenza fra ebrei e cristiani è molto deteriorata
e il problema dei falsi convertiti è tale che, secondo
l'autorevole storico della Chiesa Ludwig von Pastor (1854-1928),
era in questione l'esistenza o la non esistenza della Spagna
cristiana. In quella situazione si moltiplicano le richieste,
provenienti anche da autorevoli conversos, in favore dell'istituzione
dell'Inquisizione.
La
Castiglia non aveva mai avuto un organismo che si occupasse
specificamente dell'eresia, perché era stata ritenuta
sufficiente l'attività dei tribunali ecclesiastici,
dipendenti dai vescovi. Invece, l'Inquisizione era stata
operante nei domini della corona aragonese dal 1238, ma
era del tutto inattiva dal secolo XV. Su sollecitazione
di Isabella di Castiglia e del marito Ferdinando d'Aragona
(1452-1516) - che avevano promosso invano una campagna pacifica
di persuasione nei confronti dei giudaizzanti - il 1°
novembre 1478 Papa Sisto IV (1471-1484) istituisce l'Inquisizione
in Castiglia e autorizza i Re Cattolici a nominare nei loro
Stati alcuni inquisitori di fiducia con giurisdizione esclusivamente
sui cristiani battezzati. Pertanto, nessun ebreo è
stato mai condannato perché tale, mentre sono stati
condannati quanti si fingevano cattolici per ricavarne vantaggi.
2.
La procedura e le pene
L'attività
del nuovo organismo si fonda sulla copiosa legislazione
elaborata dai canonisti medievali e riprende, salvo qualche
lieve differenza, l'organizzazione, la procedura e la progressione
delle pene della prima Inquisizione. Tuttavia, i poteri
di nomina e di rimozione degli inquisitori erano concessi
alla Corona tramite la figura di un intermediario, l'inquisitore
generale, assistito dal Consiglio della Suprema e Generale
Inquisizione.
L'azione
dei primi inquisitori a Siviglia è molto rigorosa
ed esercitata, talvolta, al di fuori delle garanzie canoniche,
così che la Santa Sede ritiene opportuno intervenire
per nominare l'inquisitore generale nella persona del domenicano
Tomas de Torquemada (1420-1498), confessore della regina
Isabella, sul quale una letteratura di propaganda ha diffuso
grandi menzogne. Uomo di costumi integerrimi, nonché
uno dei maggiori mecenati e protettori di artisti della
sua epoca, Torquemada fu, invece, un inquisitore generale
relativamente mite e liberale e s'impegnò per ottenere
ampie amnistie, come quella del 1484.
Lo
storico francese Bartolomé Bennassar, confrontando
i tribunali inquisitoriali con le corti civili dell'epoca,
descrive l'Inquisizione spagnola in questi termini: "Senza
alcun dubbio più efficace. Ma anche più esatta,
più scrupolosa [...]. Una giustizia che esamina attentamente
le testimonianze, che le sottopone a uno scrupoloso controllo,
che accetta liberamente la ricusazione da parte degli accusati
dei testimoni sospetti (e spesso per i motivi più
insignificanti); una giustizia che tortura raramente e che
rispetta le norme legali, contrariamente ad alcune giurisdizioni
civili [...]. Una giustizia preoccupata di educare, di spiegare
all'accusato perché ha errato, che ammonisce e consiglia,
le cui condanne a morte colpiscono solo i recidivi".
Lo
studioso danese Gustav Henningsen, dopo aver analizzato
statisticamente circa quarantamila casi di inquisiti fra
il 1540 e il 1700, rileva che soltanto l'1% di essi fu giustiziato.
Lo storico statunitense Edward Peters conferma questi dati:
"La valutazione più attendibile è che,
tra il 1550 e il 1800, in Spagna vennero emesse 3000 sentenze
di morte secondo verdetto inquisitoriale, un numero molto
inferiore a quello degli analoghi tribunali secolari".
3.
Indulgenza verso la stregoneria
La
relativa mitezza dei tribunali inquisitoriali emerge anche
dall'atteggiamento tollerante tenuto nei confronti della
stregoneria, proprio nel periodo in cui dilagava in Europa
la fobia antistregonica, legata direttamente alla diffusione
dell'occultismo e del pensiero magico nel Rinascimento e
alla psicosi del demoniaco, indotta dalla Pseudo-Riforma
protestante. È ormai certo che in Spagna fu proprio
l'Inquisizione - dopo una prima incontrollata diffusione
di timori popolari e di repressione statale - a impedire
lo sviluppo di una vera e propria caccia alle streghe, così
come è poco noto che a Roma l'Inquisizione fece giustiziare
per stregoneria una sola persona, nel 1424. È significativo,
inoltre, che furono i principi più legati ai valori
cavallereschi e feudali ad attestarsi su posizioni di moderazione
e di scetticismo verso i supposti poteri delle streghe,
mentre la parte più "progressista" della
cultura ufficiale sposò la causa dell'intolleranza
e della persecuzione in nome del progresso della ragione.
Da parte loro, i Pontefici raccomandarono sempre agli inquisitori
di limitare il loro interesse per gli stregoni ai soli casi
in cui fossero presenti elementi sacrileghi o idolatrici,
cioè quando, alla superstizione, potessero essere
attribuiti con evidenza i caratteri dell'eresia.
L'Inquisizione
spagnola interviene per la prima volta nel 1526, a seguito
della persecuzione scatenata dalla popolazione di Navarra
negli anni precedenti; la maggioranza degli inquisitori
si pronuncia a favore di una politica di clemenza, sollecitando
inoltre l'invio di predicatori per istruire i superstiziosi.
La successiva ondata contro le streghe si verifica nel 1610,
ancora in Navarra. L'emozione suscitata dal dilagare dei
fenomeni attribuiti alla magia investe perfino gli inquisitori
di Logrono, ma interviene il Consiglio della Suprema e Generale
Inquisizione, annullando tutte le sentenze e consigliando
maggiori precauzioni nel prosieguo delle indagini.
4.
Popolarità dell'Inquisizione
Il
ruolo svolto dall'Inquisizione spagnola, che godette sempre
di grande popolarità, è decisivo non soltanto
per preservare il paese da quella sanguinosa fobia di massa
costituita dalla caccia alle streghe, ma anche e soprattutto
per assicurare la pace sociale e religiosa alla Spagna.
Infatti quel tribunale, colpendo una percentuale ridotta
di conversos e di moriscos, cioè musulmani diventati
cristiani solo per opportunismo, certifica che tutti gli
altri erano veri convertiti, che nessuno aveva il diritto
di discriminare o di attaccare con la violenza, ed evita
un bagno di sangue. Inoltre, contribuendo alla repressione
dell'eresia e sostenendo l'operato della Contro-Riforma,
svolge una preziosa azione educativa sul basso clero e il
resto della popolazione, confortandone la fede e la morale.
Non può essere sottovalutata la portata di tale impresa,
che costituisce una nazione spiritualmente compatta di fronte
alla Francia lacerata dalle guerre di religione, all'Inghilterra
sulla strada dell'eresia e al sultano difensore del mondo
islamico. Inoltre, l'Inquisizione non ostacola mai le grandi
imprese culturali dei secoli XVI e XVII; anzi, ripiegandosi
su sé stessa, la Spagna giunge in quegli anni al
culmine del suo splendore. Personaggi come il giurista Francisco
de Vitoria (1492-1546), i teologi Domenico de Soto (1495-1560),
Melchor Cano (1509-1560) e Francisco Suarez (1548-1617),
i drammaturghi Felix Lope de Vega (1562-1635) e Pedro Calderón
de la Barca (1600-1681), il romanziere Miguel de Cervantes
(1547-1616), i pittori El Greco (1545-1614), Bartolomé
Murillo (1617-1682) e Diego Velázquez (1599-1660)
dominano la cultura europea e danno vita al cosiddetto siglo
de oro spagnolo. Anche la vita religiosa conosce la sua
epoca aurea, attraverso le figure di sant'Ignazio di Loyola
(1491-1556), fondatore della Compagnia di Gesù, di
san Giovanni di Dio (1495-1550), fondatore dell'Ordine degli
Ospedalieri, dei mistici santa Teresa d'Avila (1515-1582)
e san Giovanni della Croce (1542-1591), riformatori dell'ordine
carmelitano, del francescano san Pietro di Alcantara (1499-1562)
e del gesuita san Francesco Borgia (1510-1572).
Pertanto,
non fu un'impresa facile sopprimere l'Inquisizione. Soltanto
con la diffusione dell'illuminismo e con la laicizzazione
della monarchia, con l'invasione napoleonica e con la propaganda
liberale si perviene alle soppressioni del 1813 e del 1834,
che suscitano l'opposizione degli spagnoli di tutti i ceti,
per i quali l'Inquisizione era il simbolo di quanto costituiva
l'identità del paese, cioè la fedeltà
incondizionata al cattolicesimo.
Per approfondire: vedi Henry Kamen, L'Inquisizione spagnola,
trad. it., Feltrinelli, Milano 1973; e Bartolomé
Benassar, Storia dell'Inquisizione spagnola dal XV al XIX
secolo, trad. it., Rizzoli, Milano 1985; vedi pure, sinteticamente,
Jean Dumont, L'Inquisizione fra miti e interpretazioni,
intervista a cura di Massimo Introvigne, in Cristianità,
anno XIV, n. 131, marzo 1986, pp. 11-13; vedi elementi molto
utili nelle Integrazioni bibliografiche - redatte da Marco
Invernizzi e da Oscar Sanguinetti - in appendice a Jean-Baptiste
Guiraud (1866-1953), Elogio della Inquisizione, trad. it.,
Leonardo, Milano 1994; una ricostruzione dell'opera e della
figura di Isabella di Castiglia, in Joseph Perez, Isabella
e Ferdinando, trad. it., SEI, Torino 1991, che si sofferma
su La Spagna inquisitoriale, pp. 267-318; il rapporto dell'Inquisizione
cattolica con la stregoneria, in Giovanni Romeo, Inquisitori,
esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma, Sansoni,
Firenze 1990; e in Gustav Henningsen, L'avvocato delle streghe.
Stregoneria basca e Inquisizione spagnola, trad. it., Garzanti,
Milano 1990.