La
crisi della modernità e le sette religiose
di
Cecilia Gatto Trocchi tratto da "Magia ed
esoterismo in Italia" Mondadori
Il
proliferare delle sette è un fenomeno tipico della
modernità che si è affacciato nella storia
degli altri paesi già da molto tempo. L'Italia, feudo
traballante del Cattolicesimo, tra poco non avrà
più niente da invidiare alla California, patria conclamata
delle iniziazioni esoteriche. Il fatto è che, nell'ambito
della modernità, i nuovi soggetti sociali si trovano
a vivere una molteplicità di esperienze che, se giovano
come stimoli all'agire, creano nel contempo un'identità
culturale fluida, imprecisa e fragile. Il crollo non tanto
dei valori, quanto di una gerarchia organica di valori,
di un sistema etico coerente, è il vero dramma della
coscienza moderna.
Agli
attori impreparati a portare il peso di questo dramma le
conventicole esoteriche offrono uno spazio alternativo di
salvezza. Tali movimenti propongono tre linee di forza:
il ricorso ad una esperienza "interiore", un messaggio
di salvezza, l'aderenza ad una comunità. L'esperienza
interiore dovrebbe condurre all'autorealizzazione, ad un
miglioramento delle capacità mentali, all'equilibrio
psico-fisico. Il messaggio di salvezza comporta la scoperta
di una verità misteriosa segreta, di origine mistica.
Infine i movimenti pretendono di essere comunità
consacrate in grado di ridefinire non solo l'identità
del soggetto, ma l'intera realtà. Le sette infatti
si propongono tutte un rinnovamento, una trasformazione
a livello mondiale delle relazioni sociali, individuali
e simboliche. Tutti gli adepti pensano di essere il "sale
della terra".
Infine si potrebbe ipotizzare che la causa di fondo del
sorgere del nuovi culti sarebbe proprio la protesta contro
la modernità e contro la sua più lacerante
contraddizione che oppone una sfera pubblica razionale,
astratta, impersonale e una sfera privata priva di orientamenti
e che pure deve decidere del proprio destino.
Gli individui confluiscono nelle sette stimolati da:
-
la polemica anti-scientista e anti-tecnologica con punte
di diamante nettamente "ecologiche";
-
la critica radicale al cattolicesimo perché è
"arido, stantio, impelagato col potere e artefice dei
roghi dell'Inquisizione";
-
l'importanza data all'individuo: l'uomo è il grande
miracolo, l'uomo contiene tutta la verità;
-
la promessa di potere magico e di un sapere segreto.
La
gente frustrata riceve dal gruppo esoterico la possibilità
di una gratificazione: tutti si sentono importanti e chiamati
ad una significativa missione. Il tipo ideale dell'esoterico
italiano degli anni '90 è un frustrato della modernità
che però ha molte ore libere da dedicare allo studio
della dottrina segreta, mentre un tempo avrebbe lavorato
in fabbrica o nei campi per 12 ore al giorno; è un
vegetariano che sessanta anni fa avrebbe sofferto di sottoalimentazione
e che ora disprezza la carne proprio perché la può
comprare; è una casalinga che usa i contraccettivi
ma che odia la scienza e la medicina ufficiale; è
un giovane assediato dalla solitudine perché tutti
in famiglia lavorano per permettergli beni di consumo che
detesta perchè non se li guadagna sudando; è
un reduce dei gruppetti del '68 che odia il prete ma non
può fare a meno di porsi domande sulla spiritualità.
Su
tali situazioni di base gioca il carisma dei capi, che danno
risposte "buone per tutte le stagioni", e lusingano
i creduloni sostenendo che possono diventare simili a Dio.
Va da sè che i maestri sono il più delle volte
in mala fede e pretendono una sottomissione per brama di
potere e, soprattutto, per motivi economici. Un vertiginoso
giro di miliardi è infatti legato a tutti i gruppi,
alle sette e alle organizzazioni esoteriche. Di fronte alle
figure dei maestri gli adepti si fanno sottomessi, fiduciosi,
si privano di ogni senso critico e diventano succubi, pronti
ad essere manipolati in ogni senso. L'esoterismo non dà
strumenti veri di liberazione, ma in nome della libertà,
del soggettivismo ripropone la dipendenza intellettuale.
L'uomo vuole un capo carismatico che in nome della libertà
gli dia invece schiavitù.