La
Grazia Santificante (dono dello Spirito Santo)
(2
Pt. I, 1-11 Mt. 22, 1-14)
"La
Chiesa vive per l’infusione dello Spirito Santo – afferma
Paolo VI – infusione che chiamiamo GRAZIA, cioè dono
per eccellenza, carità, amore del Padre, a noi comunicato
in virtù della redenzione operata da Cristo, nello Spirito
Santo. Che cosa c’è di più bello e di più grande che vivere
in Grazia?".
Pochi
cristiani sanno rispondere a questa domanda: Che cos’è la
Grazia?
Eppure
la Grazia costituisce la sostanza del cristianesimo.
Un grande scienziato e grande credente, Enrico Medi,
scrive: "Qual’è la sostanza del cristianesimo? E’ la
persona divina di Gesù che attraverso la sua natura divina
e la sua natura umana prende la nostra persona umana e la
inserisce nella vita divina" (1).
La
Grazia santificante è detta "abituale"
perché abita nell’anima e la riveste come un abito: si
distingue dalle "grazie attuali" che sono
illuminazioni alla mente e aiuti alla volontà per agire
bene.
E’
un dono gratuito di Dio: L’amore e i doni degli uomini
molto spesso sono egoistici: si ama e si dona per averne
un vantaggio; invece Dio ama e dona soltanto per la nostra
felicità. I nostri doni sono, quasi sempre, come il fare
un deposito in banca: si fa per ritirare, a suo tempo, tutto
il dono e anche gli interessi. Invece Dio ci dona la grazia
unicamente per amore e nonostante che siamo figli di genitori
(Adamo ed Eva) ribelli, e noi stessi tante volte ingrati
a Dio medesimo.
La
Grazia è tutto un mondo di meraviglie, tanto che se
Dio non ce l’avesse rivelate, noi non avremmo mai potuto
immaginare delle realtà così stupende.
1.
LA GRAZIA CI RENDE "PARTECIPI DELLA NATURA DI DIO",
afferma S. Pietro (2). Con queste parole S. Pietro
ci ha dato la più bella definizione della Grazia. Dalla
partecipazione alla natura divina provengono tutti gli altri
aspetti estasianti della Grazia.
S.
Paolo usa l’immagine dell’olivo selvatico che viene
innestato: "sei stato reciso dall’oleastro che eri
secondo la tua natura e contro la tua natura sei stato innestato
su un olivo buono" (3): con la Grazia, la natura di
Dio, la vita stessa di Dio viene come innestata nella mia
natura umana, che, così, diventa divinizzata, e posso esclamare
con S. Paolo : "Non son più io che vivo, ma è Cristo
Dio che vive in me" (4). Anche tutte le mie opere sono
divinizzate e quindi meritevoli del premio divino (il Paradiso)
perché è Dio che le compie in me.
In
altre parole, come il ferro gettato nel fuoco diventa infuocato
e acquista le proprietà del fuoco, così l’anima che si immerge
nell’amore di Dio diventa divinizzata e acquista proprietà
divine.
Chiarifichiamo
il concetto di natura e di supernatura: Se il sasso
potesse vegetare e crescere, avrebbe una super-natura: quella
dell’animale. Se l’animale potesse ragionare e fare compiti
e imparare la lezione, avrebbe una super-natura: quella
dell’uomo. Ma queste cose non sono mai avvenute. Se l’uomo
potesse avere delle qualità che sono soltanto di Dio, avrebbe
una super–natura: la natura di Dio. Ebbene, questo avviene
sempre quando l’uomo dice "si" all’amore di Dio
ossia quando accoglie la Grazia santificante; in quel momento
acquista una supernatura cioè la natura di Dio (come partecipazione),
ed entra nell’ordine soprannaturale, e acquista il diritto
a un premio soprannaturale. Quindi la Grazia ci rende dei
veri super–uomini. Soltanto il cristianesimo esalta
veramente l’uomo.
Il
nazismo distingueva le persone in super–uomini che
erano i tedeschi, i quali perciò dovevano essere esaltati
e dovevano dominare il mondo (da questa teoria è scoppiata
la seconda guerra mondiale), e in uomini–vermi che erano
tutti i non tedeschi (persone da sopprimere o schiavizzare).
Il
marxismo (che – come afferma il Card. Biffi, – "è
la più grande menzogna dei tempi moderni") ha mutilato
orribilmente l’uomo togliendogli l’anima spirituale e immortale
e rendendolo – come ripeteva, nelle chiese e nelle piazze,
il P. Francesco Samoggia – rendendolo soltanto un "tubo
digerente" perché lo considera solo materia e quindi
con soli bisogni economici.
Il
laicismo lottando per distaccare la società, la scuola,
l’uomo da Dio, sta lavorando per la formazione di uomini-mostri,
disponibili ad essere utilizzati dagli opposti estremismi.
L’umanesimo
senza Cristo Dio, è disumano. Il vero umanesimo è soltanto
quello cristiano che è un superumanesimo.
2.
LA GRAZIA CI RENDE FIGLI DI DIO: l’uomo per la sola
natura umana è creatura di Dio; soltanto la partecipazione
alla natura di Dio lo rende figlio di Dio. Conseguentemente,
chi non è in Grazia, è semplice creatura di Dio (come un
fiore, un uccello, un albero). Solo chi è in Grazia di Dio,
teologicamente parlando, è figlio di Dio.
Il
Vangelo afferma: Gesù "a quanti l’hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che
credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere
di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati"
(5).
L’apostolo
S. Giovanni, estasiato davanti a questa sublime e
consolante verità, esclama: "Quale grande amore ci
ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo
realmente! Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio"
(6).
Dunque
la Grazia ci dona una nuova nascita: fa dell’uomo redento
(dice S. Pietro) un "neonato" (7). Nessun medico
può render giovane un uomo vecchio, invece la grazia ci
fa, spiritualmente, creatura nuova, giovane, come afferma
S. Paolo: "Se uno è in Cristo egli è una creatura
nuova: l’uomo vecchio è sparito, ecco il nuovo è sorto"
(8).
Chi
è in peccato, è vecchio decrepito nell’anima, ancorché conti
15 o 20 anni: il peccato è il vecchiume spirituale.
Chi
è in grazia di Dio è giovanissimo nell’anima, ancorché abbia
80 o 90 anni.
3.
LA GRAZIA DI DIO CI FA EREDI DI DIO. Gesù nel colloquio
con Nicodemo dice: "Se uno non rinasce da acqua e da
Spirito Santo (ossia se non nasce, mediante il Battesimo,
come figlio di Dio) non può entrare nel Regno di Dio"
(9).
S.
Paolo ripete con insistenza: "Che voi siete figli
ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori
lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi
non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio sei anche erede
per volontà di Dio". E ancora: "Lo Spirito Santo
attesta al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. E
se siamo figli siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi
di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze
per partecipare alla sua gloria" (10).
4.
LA GRAZIA DI DIO CI RENDE ABITAZIONE DI DIO.
Dio
ama tanto la persona che lo ama, che non vuole aspettare
il suo ingresso in Paradiso per diventare suo ospite, ma
subito va ad abitare in lei.
E’
Gesù stesso che ce l’assicura: "Se uno mi ama,
osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo
a lui e prenderemo dimora presso di lui" (11).
S.
Giovanni dice: "Dio è amore e chi sta nell’amore
dimora in Dio e Dio dimora in lui" (12).
S.
Paolo esclama: "Non sapete che siete tempio di
Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Santo è il tempio
di Dio che siete voi" (13). Dove c’è Dio ci sono gli
Angeli e i Santi: c’è il Paradiso. Nell’anima in Grazia
c’è Dio; dunque essa è un Paradiso incominciato sulla terra!
(Anima caelum est!).
La
B. Elisabetta della Trinità spesso ripeteva: "Ho
trovato il mio Cielo sulla terra, perché il Cielo è Dio
e Dio è nell’anima mia". Meditando e vivendo intensamente
questa dolce verità, in breve tempo è diventata una grande
santa.
Attenzione:
Un solo peccato grave ci strappa il tesoro infinito della
Grazia.
Senza
grazia – dice S. Agostino – non siamo più uomini,
poiché "l’uomo vero è composto di corpo, di anima e
di Dio nell’anima ossia di Grazia santificante".
Senza
"carità" teologale ossia senza Grazia
– afferma S. Paolo – siamo "niente, nulla, cèmbali
dal suono fesso" (14).
Con
la Grazia siamo tutto e non potremmo essere più grandi:
"Dopo la dignità di Gesù Cristo non c’è al mondo dignità
più alta dell’anima in grazia di Dio: né Dio stesso poteva
elevarci a dignità più alta di questa" (15).
Con
la Grazia siamo santi e immacolati e straordinariamente
belli: dicono molti santi con S. Teresa d’Avila:
"Se tu vedessi la bellezza di un’anima in stato di
grazia, il tuo corpo si spezzerebbe come un’argilla, non
potendo contenere la gioia da cui tutto il tuo essere sarebbe
inondato"
Ascolta
l’esortazione del grande Papa S. Leone Magno: "Riconosci,
o cristiano, la tua dignità. Diventato partecipe della natura
divina, non ritornare con una condotta sregolata alla tua
antica bassezza... Ricordati che, strappato alla potenza
delle tenebre, sei stato trasferito nel regno della luce".
ESEMPIO.
S. Ignazio, eletto da S. Pietro Vescovo di Antiochia,
è condannato a morte per la sua fede in Cristo Dio, e dovrà
subire il martirio a Roma, gettato in pasto alle belve.
Allora subito scrive una lettera stupenda "alla Chiesa
che ha la presidenza nella regione dei Romani". La
scrive per esortare accoratamente i cristiani di Roma a
non impedire il suo martirio. Ecco alcune sue espressioni:
"Annunzio che morrò volentieri per Iddio se voi non
me lo impedite. Lasciate che io sia pasto delle belve per
mezzo delle quali mi è dato di raggiungere Dio. Sono frumento
di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire
pane puro di Cristo. Sollecitate piuttosto le fiere perché
diventino mio sepolcro. Oh! quando avrò la gioia di trovarmi
di fronte alle belve preparate per me? Mi auguro che siano
pronte a gettarsi sul mio corpo. Nessuna delle cose visibili
e invisibili mi trattenga dal raggiungere Gesù Cristo. Fuoco
e croce, branchi di bestie feroci, lacerazioni, squartamenti,
slogature delle ossa, taglio delle membra, stritolamento
di tutto il corpo, i più crudeli tormenti del diavolo ben
vengano tutti su di me, purché io possa raggiungere Gesù
Cristo". E va gioiosamente verso il martirio!
Ecco
quali sono i veri cristiani: quelli che come S. Ignazio
d’Antiochia e come milioni di altri martiri dei tempi antichi,
e di quelli, ancor più numerosi, del nostro secolo, sono
pronti a farsi sbranare dalle belve, a lasciarsi uccidere
piuttosto che perdere la Grazia santificante.
PROPOSITO.
Supplichiamo la Madonna, "Madre della divina Grazia"
affinché le moltissime persone lontane da Dio e dalla sua
legge possano riscoprire e riconquistare la Grazia. Invochiamola
perché noi tutti mettiamo in pratica le belle parole dello
Spirito Santo: "Crescete nella Grazia e nella conoscenza
del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo" (16).
(1)
E. Medi, "I giovani come li conosco" (9)
Cfr. Gv. 3, 3-8
(2)
2 Pt. 1, 3 s. (10) Gal. 4, 6 e Rom. 8, 16 s.
(3)
Rom. 11, 24 (11) Gv. 14, 23
(4)
Gal. 2,20 (12) 1 Gv. 4, 16
(5)
Gv. 1, 12 s. (13) 1 Cor. 3, 16 s.
(6)
1 Gv. 3, 1 s. (14) 1 Cor. 13, 1-3
(7)
Cfr. 1 Pt. 2, 2 (15) Mons. G. Bosio, "Radioquar.
’62"
(8)
2 Cor. 5, 17 s. (16) 2 Pt. 3, 18