La
vita ha un valore altissimo
La
Madonna è scesa sulla terra (a Fatima e altrove)
specialmente per ricordare a tutti
lo scopo della nostra esistenza terrena
(Lc.
12, 13-21)
Giovanni
Paolo II ha posto in evidenza che "le
apparizioni di Maria a Fatima furono confermate da segni
straordinari del più sconvolgente miracolo cosmico":
la pioggia torrenziale cessa di colpo, le nubi si squarciano,
il sole gira vertiginosamente su se stesso come una enorme
ruota impazzita e infuocata, lanciando ovunque grandi fasci
di luce di ogni colore con riflessi fantastici sulle nubi,
sugli alberi, sulle rocce, sulla immensa folla. Così, a
tre riprese per 10 minuti. Tra la folla di oltre 60 mila
persone, tutti hanno visto, credenti e non credenti, analfabeti
e uomini di scienza, e si sono gettati in ginocchio sul
fango e hanno gridato: Miracolo! Miracolo! Gesù mio, misericordia!
Mi pento dei miei peccati! Credo in Dio! Ave Maria!
Poi
il Papa ha soggiunto: "Maria, nostra Madre celeste,
è venuta per scuotere le coscienze, per illuminare sul vero
e autentico significato della vita" (1)
1
– PERCHÈ VIVI SU QUESTA TERRA? VIENI DA DIO E DEVI RITORNARE
A DIO!
Perché
si nasce, si vive, si lavora? Che senso ha la mia vita?
Chi sono io? Da dove vengo? Ove vado? Sono domande di somma
importanza e di estremo interesse che l’uomo non può ignorare.
Eppure molti vivono senza interrogarsi sul perchè della
loro esistenza. C’è da chiedere se costoro si comportino
da veri uomini: anche l’albero e l’animale esistono, ma
non capiscono perchè vivono.
a)
La risposta della ragione.
Il
grande scrittore cattolico Giovanni Papini racconta:
Uscii di casa; andai verso il fiume.
Vidi
un pescatore; gli chiesi: perchè peschi? – Per prendere
i pesci. – E poi? – Per venderli. – Che ne fai dei quattrini?
– Compero pane, vino, olio, vestiti. – Perché comperi queste
cose? – Per vivere. – Perché vuoi vivere? – Per pescare.
Era inutile continuare; eravamo tornati al principio. Mi
alzai; proseguii il cammino.
A
un contadino che vangava chiesi: Perché fai questo
lavoro? – Per seminare e perchè nasca il grano e possa fare
il pane. – E perchè vuoi il pane? – Per vivere – Ma perchè
vuoi vivere? Lui abbassò la testa e riprese a lavorare;
non volle rispondere.
In
un prato vicino, una fanciulla raccoglieva fiori.
Le chiesi: Perché fai questo? Subito rispose: Per portarli
in chiesa e collocarli davanti alla Madonna. – Perché? –
Perché si ricordi di me e mi prepari un posto in Paradiso
vicino a lei.
Solamente
quella fanciulla aveva compreso il vero significato della
vita. Siamo su questa terra per ritornare a Dio che ci ha
creati: viviamo, lavoriamo, soffriamo per conquistare il
Paradiso. La devozione alla Madonna è la via più facile,
più breve e più dilettevole per raggiungere la felicità
del Cielo.
b)La
risposta della Sacra Scrittura.
Veniamo
dal Signore, il quale "ci ha creati a sua immagine
e somiglianza" (2), e ci ha collocati in questo meraviglioso
giardino che è l’universo con l’invito a ritornare a Lui
e a partecipare alla sua gloria e alla sua gioia. Cristo
Giudice un giorno ti dirà: "Bene, servo buono e fedele...
Prendi parte (per sempre) alla gioia del tuo padrone"
(3), del tuo Signore.
Siamo
"stranieri e pellegrini sulla terra, alla ricerca
di una patria migliore, quella celeste" (4). "Non
abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura"
(5). Perciò S. Pietro ci ripete: "Carissimi,
io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai
desideri della carne che fanno guerra all’anima. La vostra
condotta tra i pagani sia irreprensibile" (6).
Il
S. Curato d’Ars ammonisce: "Purtroppo ci sono molti
cristiani che non sanno perchè sono al mondo. Tre quarti
dei cristiani non si affaticano che per dare soddisfazione
al cadavere che ben presto andrà a marcire sotto terra,
mentre non pensano affatto alla loro povera anima destinata
ad essere eternamente o felice o dannata. È cosa da far
tremare".
2
– NON LASCIARTI INGANNARE DALLE 3 TERRIBILI "ESSE":
SESSO, SOLDI, SUCCESSO!
La
Bibbia li denomina: "Concupiscenza della carne, concupiscenza
degli occhi e superbia della vita" (7).
a)
SUCCESSO (o superbia della vita).
Aspirare,
con mezzi leciti, e unicamente per amore a Dio e ai fratelli,
ad avere i massimi gradi, a vincere importanti concorsi,
a raggiungere i primi posti, non è un vizio, ma una grande
virtù. E i cristiani che ne hanno la possibilità dovrebbero
tendere a una posizione alta e distinta nel mondo con l’unico
scopo di rendere a Gesù una testimonianza più visibile e
più efficace e di fare un bene maggiore alle anime. Ma questo
avviene raramente.
Invece
aspirare alla gloria, al potere, agli applausi per egoismo,
per superbia, è il peggiore dei vizi. E moltissimi corrono
pazzamente per questa strada.
Dice
lo Spirito Santo: "Odiosa al Signore e agli
uomini è la superbia" (8). "Dio resiste
ai superbi e concede la sua grazia agli umili" (9).
La superbia è l’inizio di tutti i mali: "Principio
della superbia umana è allontanarsi dal Signore, principio
della superbia è il peccato" (10) che è l’unica vera
disgrazia e sciagura.
Fu
la superbia che spinse Lucifero e una parte degli Angeli
a ribellarsi a Dio diventando demoni. Fu la superbia che
spinse Adamo ed Eva a cedere alla tentazione del diavolo
travolgendo se stessi e tutta l’umanità nella catastrofe.
Fu la superbia che spinse Erode alla strage degli innocenti.
Fu la superbia che trascinò i Farisei al più grande delitto
della storia: all’uccisione di Cristo Dio.
È
la superbia che impossessandosi dell’uomo di oggi lo rende
divorzista, abortista, lo rende schiavo del consumismo,
del laicismo, dell’odio e di ogni altro vizio, delle violenze,
del terrorismo, delle profonde lacerazioni sociali e delle
innumerevoli guerriglie e di spaventose guerre.
I
successi terreni e le glorie mondane, frutto della superbia,
inevitabilmente tolgono la pace alla coscienza e la felicità
all’anima. Sono bolle di sapone che vivono e luccicano un
istante e subito scompaiono, sono fuochi d’artificio nel
buio della notte che dopo pochi minuti si dileguano per
cedere il posto alle più fitte tenebre.
All’ebbrezza
momentanea delle vittorie, delle conquiste, delle carriere
brillanti, dei frenetici applausi delle folle, subentra
sovente la più tragica disperazione: "Avverrà – dice
la Bibbia – come quando un affamato
sogna di mangiare, ma si sveglia con lo stomaco vuoto; come
quando un assetato sogna di bere, ma si sveglia stanco e
con la gola riarsa" (11).
Sul
frontespizio di un cimitero sono stampate queste parole:
"Homo = humus. Fama = fumus. Finis = cinis", che
significano: L’uomo è terra; la fama è fumo; la fine della
vita è la cenere.
Sulla
porta della celletta di P. Pio, a S. Giovanni Rotondo, sta
scritto: "la gloria del mondo ha sempre per compagna
la tristezza".
Invece
l’umiltà rende l’anima gradita a Dio; l’umiltà è
fonte di grazia, è pace dei cuori, è l’inizio di tutti i
beni, è il fondamento della santità.
Gesù
ci ripete: "Imparate da me che sono mite e umile
di cuore e troverete ristoro per le vostre anime" (12).
"Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato"
(13).
Maria,
"umile ed alta più che creatura" (14), a condanna
dei prepotenti, dei gaudenti, degli sfruttatori e oppressori
e a lode delle persone umili e pie, canta nel Magnificat:
Il Signore "ha rovesciato i potenti dai troni e ha
innalzato gli umili" (15).
b)
SOLDI (o concupiscenza degli occhi). Molte persone
pensano unicamente a lavorare, ad affaticarsi, nella sfrenata
avidità di accumulare sempre maggiori ricchezze. Aggrappati
disperatamente alle misere cose della terra, dimenticano
completamente Dio da riamare, l’anima immortale da salvare,
l’eternità beata da conquistare.
S.
Paolo ammonisce: "Quando abbiamo di che mangiare
e di che bere, accontentiamoci di questo. Al contrario,
coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione,
in rovina e perdizione. L’attaccamento al denaro è la radice
di tutti i mali" (16).
Gesù
grida: "Quanto è difficile che un ricco (ossia un uomo
avido di beni terreni) entri nel regno dei cieli!"
(17). "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia...
Disse poi una parabola: La campagna di un uomo ricco aveva
dato buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché
non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così:
demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e
vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni, poi dirò a
me stesso: hai a disposizione molti beni per molti anni;
riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse:
Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.
E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula
tesori per sè e non arricchisce davanti a Dio...Cercate
il Regno di Dio! Preparatevi un tesoro inesauribile nei
cieli" (18). Quando l’anima, dopo la morte corporale,
si presenterà davanti a Cristo Dio per essere giudicata,
guai se dovrà dire: nella mia vita terrena ho pensato a
lavorare soltanto per il corpo e ad accumulare solo ricchezze
materiali, e ora le mie mani sono vuote di opere buone,
di opere religiose! Amareggiata e disperata dovrà ripetere
quelle parole della Bibbia: "Vanità delle vanità,
tutto è vanità. Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno
per cui fatica sotto il sole? Perché chi ha lavorato con
successo dovrà poi lasciare i suoi beni. Vanità e grande
sventura" (19).
Per
chi vive e lavora solo per le cose terrene si avvereranno
quelle parole dello Spirito Santo: "Le vostre
ricchezze si sono putrefatte e i vostri vestiti sono corrosi
dalle tarme. L’oro vostro e il vostro argento si sono irruginiti
e la ruggine si alzerà a testimone contro di voi" (20).
Fortunati
coloro che avranno compiuto opere buone, opere religiose,
opere sante! Di questi lo Spirito S. afferma: "Beati
i morti che muoiono nel Signore; riposeranno dalle loro
fatiche, perchè le loro opere li seguono" (21) nel
Regno eterno di Dio.
c)
SESSO (o concupiscenza della carne): Il sesso, nel
senso nobile della parola, poiché viene da Dio, è cosa buona
e perfino santa e santificante; ma nel senso deteriore,
disordinato, non è amore, bensì egoismo; non è libertà,
ma schiavitù; non è fonte di felicità, ma di tristezza e,
sovente, di disperazione.
Eppure
tante persone non pensano, non desiderano, non cercano altro
che sesso, sesso, sesso, nel significato il più turpe e
il più degradante.
S.
Pietro (2 Pt. 2,12-22) così li descrive: "Essi
stimano felicità il piacere di un giorno; sono tutta sporcizia
e vergogna; hanno gli occhi pieni di disonesti desideri
e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili...mediante
le licenziose passioni della carne. Promettono loro libertà,
ma essi stessi sono schiavi della corruzione. Se ne rimangono
di nuovo invischiati e vinti, si è verificato per essi il
proverbio: Il cane è tornato al suo vomito, e la scrofa
lavata è tornata ad arrotolarsi nel fango".
S.
Paolo grida: "Questa è la volontà di Dio, la vostra
santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno
sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto,
non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani
che non conoscono Dio...Dio non ci ha chiamati all’impurità,
ma alla santificazione" (22).
Gabriele
D’Annunzio, tristemente famoso per le sue sconcezze,
già a 23 anni scrive: "Voi lo sapete, o mio Dio, che
non c’è nella vita angoscia più amara di quella che mi danno
queste ricadute nell’impurità" (23). Nella sua età
matura, dopo tanti peccati, scrive disperato: "Tristezza
atroce della carne immonda / quando la fiamma del desio/
nel gelo del disgusto si spegne".
Giosuè
Borsi, il quale aveva trascorso la sua prima giovinezza
lontano da Dio immerso nei piaceri illeciti, dopo essersi
convertito a Gesù, e prima della sua morte da eroe e da
santo a 27 anni, nella sua ultima lettera alla Mamma scrive:
"Non rimpiango la vita. Ne ho assaporate tutte le ebbrezze
mondane, e me ne sono ritratto con insormontabile fastidio
e disgusto".
S.
Agostino afferma che gl’illeciti piaceri carnali non
gli procuravano felicità, ma soltanto pochi attimi di "stordimento"
ai quali seguiva tanta angoscia. E aggiunge: "Voi sapete,
o Signore, che cosa soffrivo allora. Ero rosicchiato. Quanto
ero infelice! Soffrivo crudelmente. Che tormenti e che gemiti
erano i miei! Una immensa tristezza riempiva il mio cuore.
Mi sentivo schiacciare da un enorme peso di infelicità"
(24). Invece, convertitosi a Gesù, esclama: "Questa
è la vera felicità, o Signore: gioire in Te, di Te, per
Te; questa è la vera felicità, nessun’altra" (25).
3
– GESU’ TI HA INDICATO L’ITINERARIO DELL’ESISTENZA, LO
SCOPO DELLA VITA quando ha detto: "Uscito dal Padre,
sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo e ritorno al
Padre" (26). Il mistero della nostra vita è in questa
traettoria: siamo venuti dal Padre che ci ha creati e ci
ha posti sulla terra; un giorno lasceremo la vita terrena
per ritornare al Padre.
Il
Padre ci ha donato l’intelligenza soprattutto per
conoscere Lui stesso che è verità infinita. Perciò l’istruzione
religiosa è il primo dovere di ogni uomo e costituisce l’inizio
del Paradiso su questa terra, come afferma Gesù: "Questa
è la vita eterna, che conoscano Te l’unico vero Dio e Colui
che hai mandato Gesù Cristo" (27).
Il
Padre ci ha donato il cuore soprattutto per amare
Lui che è l’unico Bene, il sommo Bene, l’infinito Bene,
e l’unica sorgente del vero amore.
Il
Padre ci ha donato la volontà soprattutto per cercare
e fare sempre la sua volontà, unica strada per conquistare
la pienezza della pace, come esclama il sommo Poeta:
"In la sua voluntade è nostra pace", e come ci
attesta l’esperienza di innumerevoli convertiti, ad esempio
Pascal, il quale nella celebre notte della sua totale
conversione, quasi folle di contentezza, grida: "Certezza!
Certezza! Gioia! Pace! Grandezza dell’anima umana! Padre,
il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto. Gioia,
gioia, lacrime di gioia!"
Soltanto
se conosceremo Dio, se lo ameremo, se faremo la sua volontà
avremo nell’aldilà quella felicità completa, perfetta e
infinita alla quale tutti fortemente aspiriamo.
Dunque,
come si esprime molto bene il Catechismo di S. Pio X,
noi siamo creati per conoscere, amare, servire il Signore
ossia fare la sua volontà su questa terra per gioire di
Lui per sempre nel Paradiso.
"O
Signore – esclameremo con S. Agostino – Tu ci hai
creati per Te e il nostro cuore sarà sempre inquieto fin
che non si riposa in Te".
ESEMPIO.
Il celebre giurista P. Cappello S. J., morto in concetto
di santità, fu lo strumento di Dio (nel 1957)
per la clamorosa conversione di Curzio Malaparte,
militare, diplomatico, comunista, anticlericale e rinomato
scrittore, il quale, dopo aver scritto delle cose immorali
e delle menzogne contro la Chiesa (che poi ha disapprovato),
e dopo aver molto viaggiato, si ammala. È degente per mesi
e mesi in un ospedale. La Madonna gli ottiene la grazia
della conversione. Riflette sul valore e sulla preziosità
della vita che sfocia nell’eternità. Fa chiamare il P. Cappello
che lo istruisce sulla religione cristiana cattolica. A
lui domanda il Battesimo e la Comunione. Spesso invoca,
tra le lacrime, Gesù e Maria. Vive religiosissimamente e
santamente. È diventato cieco. Nella sua camera entra, in
punta di piedi, il P. Cappello. A chi gli chiede: Indovini
chi è entrato, egli sorridendo, risponde: "È entrato
colui che mi ha aperto la strada della felicità" (28).
Anche
tu rifletti sul significato meraviglioso ed eterno della
tua esistenza. Avrai la gioia di cambiar vita e pure tu
potrai ripetere: quel Predicatore, quel Confessore, quel
cristiano che mi ha ammonito, quel libro religioso, quella
tenera devozione alla Madonna... mi hanno aperto la strada
alla vera felicità!
PROPOSITO.
Per vivere in pienezza il profondo significato della esistenza,
realizziamo il pressante invito del P. Kolbe: "Introdurre
l’Immacolata nel cuore degli uomini, affinché ella innalzi
in essi il trono del Figlio suo e li trascini alla conoscenza
di Lui e li infiammi di amore verso il suo sacratissimo
Cuore".
(1)
Giovanni Paolo II, 26–VII–87
(2)
Gen. 1, 26s. Sap. 2, 23
(3)
Mt. 25, 21
(4)
Ebr. 11, 13–16
(5)
Ebr. 13, 14
(6)
I Pt. 2, 11s.
(7)
1 Gv. 2, 16
(8)
Sir. 10, 7
(9)
Prov. 3, 34
(10)
Sir. 10, 12s.
(11)
Is. 29, 8
(12)
Mt. 11, 29
(13)
Mt. 23, 12
(14)
D. Alighieri, "Parad. 33"
(15)
Lc. 1, 52
(16)
1 Tim. 6, 8ss.
(17)
Mt. 19, 23
(18)
Lc. 12, 15–21. 31.33
(19)
Qo. 1,2s.; 2, 21
(20)
Gc. 5, 2–4
(21)
Ap. 14, 13
(22)
1 Tess. 4, 3–7
(23)
D’Annunzio, "La Tribuna"
24–X–1886
(24)
"Confessioni" IV, 7
(25)
"Conf." X, 22
(26)
Gv. 16, 28
(27)
Gv. 17, 3
(28)
"L’Osserv. rom." 21–VII–57