"Humanum
genus"
Lettera enciclica del Sommo Pontefice Leone XIII
Venerabili
Fratelli
Salute e Apostolica Benedizione.
[1.]
Il genere umano — dopo che, per la gelosia del Demonio,
si è sventuratamente ribellato a Dio creatore e largitore
dei doni soprannaturali — si è diviso in due campi
diversi e opposti, dei quali uno combatte senza posa in
difesa della verità e della virtù, l'altro
per quanto è contrario alla virtù e alla verità.
Il primo è il regno di Dio sulla terra, ossia la
vera Chiesa di Gesù Cristo, e quanti a essa vogliono
aderire di cuore e come conviene alla loro salvezza, devono
servire Dio e il suo Figlio Unigenito con tutta la mente
e con totale volontà; l'altro è il regno di
Satana, sotto il cui giogo e sotto la cui potestà
si trovano quanti, seguendo i funesti esempi del loro capo
e dei progenitori, rifiutano di ubbidire alla legge divina
ed eterna e intraprendono molte opere senza curarsi di Dio
e molte contro Dio. Questi due regni, come due città
che sulla base di leggi opposte tendono a opposti fini,
acutamente ha visto e descritto Agostino, e con penetrante
sintesi ha compendiato il principio generatore di entrambi
in queste parole: "Due amori hanno generato due città:
quella terrena, l'amore di sé fino al disprezzo di
Dio; quella celeste, l'amore di Dio fino al disprezzo di
sé" (1).
In
tutto il corso dei secoli l'una ha lottato contro l'altra
con diverso genere sia di armi che di tecniche di combattimento,
anche se non sempre con il medesimo ardore e impeto. Ma
ai giorni nostri quanti si schierano nel campo dei malvagi
sembrano cospirare con grande veemenza e tutti insieme mirare
a uno sforzo comune, per istigazione e con l'aiuto di quella
associazione largamente diffusa e saldamente costituita,
detta massoneria. Infatti, senza assolutamente dissimulare
i loro propositi, si levano con estrema audacia contro la
maestà di Dio; pubblicamente e a viso aperto tramano
la rovina della santa Chiesa, con il proposito di spogliare
completamente, se fosse possibile, i popoli cristiani dei
benefici recati da Gesù Cristo Salvatore.
Noi,
gemendo per questi mali, per un impulso di carità
che sollecita l'anima, siamo spinti a innalzare spesso a
Dio questo grido: "Ecco, i tuoi nemici strepitano e
quelli che ti odiano alzano la testa. Contro il tuo popolo
ordiscono congiura malvagia, tramano contro i tuoi santi.
Hanno detto: "Venite, disperdiamoli tra le nazioni""
(2).
[2.]
Di fronte a un rischio tanto incombente, di fronte a un
attacco così spietato e tenace contro il cristianesimo,
è Nostro dovere denunciare il pericolo, indicare
gli avversari, resistere per quanto possiamo alle loro trame
e tattiche, affinché non periscano eternamente coloro
la cui salvezza ci è stata affidata, e non solo permanga
saldo e integro il regno di Gesù Cristo che abbiamo
ricevuto da custodire, ma attraverso nuovi e continui incrementi
si dilati in ogni parte della terra.
[3.]
I romani Pontefici, Nostri Predecessori, vigilando con sollecitudine
per la salvezza del popolo cristiano, prontamente riconobbero
chi fosse e cosa volesse questo così capitale nemico
nel momento stesso in cui cominciava a emergere dalle tenebre
della occulta congiura; essi, prevedendo con il pensiero
l'avvenire, dato quasi il segnale ammonirono governanti
e popoli a non lasciarsi cogliere dalle trame e dalle insidie
predisposte al fine di ingannare.
Il
primo avviso del pericolo fu dato da Clemente XII nell'anno
1738 (3); la sua costituzione fu confermata e rinnovata
da Benedetto XIV (4). Pio VII seguì le orme di entrambi
(5): poi Leone XII con la costituzione apostolica Quo graviora
(6), abbracciando su questo punto gli atti e i decreti dei
precedenti Pontefici, li ratificò e li suggellò
con irrevocabile sanzione. Nello stesso senso si espressero
Pio VIII (7), Gregorio XVI (8) e più volte Pio IX
(9).
[4.]
Invero, una volta che — sulla base di precise indicazioni
di fatti, istruzioni di processi, pubblicazioni di sue leggi,
riti, annali, oltre che di testimonianze di adepti — furono
conosciuti lo scopo fondamentale e lo spirito della setta
massonica, questa Sede Apostolica denunciò e disse
apertamente che la setta dei massoni, costituita contro
ogni legge umana e divina, era dannosa non meno per il cristianesimo
che per la società civile: e minacciate le pene alle
quali la Chiesa suole ricorrere con maggiore gravità
nei confronti dei colpevoli, proibì a tutti tassativamente
di iscriversi a tale associazione. I settari, irati per
questo fatto, e pensando di potere sfuggire e ridurre la
forza di quelle sentenze in parte con il disprezzo e in
parte con calunniose menzogne, accusarono i sommi Pontefici
che avevano preso quei provvedimenti o di avere proceduto
ingiustamente, oppure di avere ecceduto nel procedere. In
tale modo essi tentarono di eludere l'autorità e
il peso delle costituzioni apostoliche di Clemente XII di
Benedetto XIV e parimenti di Pio VII e di Pio IX. Peraltro,
all'interno di quella stessa associazione non mancarono
coloro che, benché loro malgrado, riconobbero che,
tenendo conto della dottrina e della disciplina cattolica,
quanto era stato fatto dai romani Pontefici era stato fatto
legittimamente. A questo riguardo, si mostrarono esplicitamente
in accordo con i Pontefici non pochi sovrani e capi di Stato,
i quali ebbero cura o di denunciare alla Sede Apostolica
l'associazione massonica, oppure di condannarla di loro
iniziativa con la promulgazione di leggi apposite, come
in Olanda, in Austria, in Svizzera, in Spagna, in Baviera,
nella Savoia e in altre parti d'Italia.
[5.]
Però, quello che anzitutto importa è il fatto
che il corso degli avvenimenti ha comprovato la prudenza
dei Nostri Predecessori. Infatti le loro provvide e paterne
sollecitudini non sempre e non ovunque ebbero gli esiti
desiderati: e questo o a causa della simulazione e della
astuzia degli uomini che facevano parte di quella realtà
nociva, oppure a causa della sconsiderata superficialità
degli altri, che pure avrebbero avuto il più grande
interesse a vigilare con diligenza. Per questo motivo, nello
spazio di un secolo e mezzo, la setta massonica si è
rapidamente avviata a incrementi superiori a ogni aspettativa;
essa, infiltrandosi con l'audacia e con l'inganno in tutti
gli ordini dello Stato, ha incominciato a essere tanto potente
da sembrare quasi dominare negli Stati. Da questa tanto
rapida e tremenda propagazione è derivata per la
Chiesa, per l'autorità dei governanti e per la salute
pubblica quella rovina che i Nostri Predecessori con molto
anticipo avevano previsto. Si è infatti giunti a
tale estremo che per il futuro si deve grandemente temere
non per la Chiesa, che è posta su fondamenta troppo
salde perché possa essere abbattuta da forze umane,
ma per gli Stati, nei quali hanno una influenza eccessiva
la setta della quale parliamo, oppure altre sette non dissimili,
che si propongono come sue collaboratrici e sue satelliti.
[6.]
Per queste ragioni, appena accedemmo al governo della Chiesa,
vedemmo e comprendemmo pienamente che occorreva resistere,
per quanto possibile, a un così grande male, opponendovi
la Nostra autorità.
Invero,
cogliendo più volte la occasione opportuna, abbiamo
trattato alcuni fondamentali princìpi dottrinali
sui quali sembrava che la perversità delle opinioni
massoniche avesse avuto la maggiore influenza. Così,
nella Nostra lettera enciclica Quod Apostolici muneris abbiamo
cercato di confutare i mostruosi errori dei socialisti e
dei comunisti; in seguito, nella lettera enciclica Diuturnum
ci siamo impegnati a difendere e a porre in luce il vero
e genuino concetto di società domestica, la cui fonte
e la cui origine si trova nel matrimonio; oltre a queste,
nella enciclica Diuturnum abbiamo esposto la essenza del
potere politico secondo i princìpi della saggezza
cristiana, mirabilmente coerente con l'ordine naturale e
con la salvezza dei popoli e dei governanti. Ora dunque,
seguendo l'esempio dei Nostri Predecessori, abbiamo stabilito
di dedicare la Nostra attenzione direttamente alla associazione
massonica stessa, al complesso della sua dottrina, ai suoi
piani, al suo modo di sentire e di operare, affinché
ne sia sempre meglio messa in luce la forza malefica, e
questo valga a tenere lontano le occasioni di contagio di
tale funesta peste.
[7.]
Varie sono le sette che, sebbene diverse di nome, di rito,
di forma e di origine, tuttavia, per una certa comunanza
di intenti e affinità di princìpi fondamentali,
concordano in sostanza con la setta massonica, che funge
da centro dal quale muovono e al quale fanno capo tutte
quante. E per quanto esse ora sembrino non volere affatto
occultarsi nelle tenebre, e tengano le loro adunanze alla
luce del sole e davanti agli occhi dei cittadini e pubblichino
i loro periodici, nondimeno, se si considera a fondo la
realtà, mantengono la natura e le pratiche di società
clandestine. Invero in esse vi sono molti elementi simili
a segreti, dei quali è fatto obbligo di tenere all'oscuro
con singolare cura non solo gli estranei ma anche molti
dei loro stessi adepti: per esempio, gli autentici e ultimi
loro intendimenti, le gerarchie supreme delle sette, certe
riunioni riservate e segrete: e parimenti le decisioni prese,
e le modalità e i mezzi per portarle a compimento.
A questo fine mira la molteplice diversità di diritti,
di doveri e di compiti tra gli adepti: a questo mira la
distinzione stabilita di ordini e di gradi, e la severità
disciplinare con la quale si reggono. Quanti sollecitano
la iniziazione sono obbligati a promettere — anzi, per lo
più, devono giurare solennemente — di non rivelare
a nessuno, in nessuna occasione e in nessun modo, i nomi
degli adepti, i segni e la dottrina. Così, sotto
mentite sembianze e con l'arte di una continua simulazione,
i massoni, come un tempo i manichei, si sforzano quanto
più possibile di occultarsi e di non avere altri
testimoni che i loro confratelli. Cercano le tenebre come
un elemento di vantaggio, e assumono le sembianze di letterati
oppure di scienziati, che mirino alla erudizione dei consociati;
hanno sempre sulle labbra lo zelo per il progresso della
civiltà, l'amore per il ceto più povero: affermano
che il loro unico intento è quello di migliorare
le condizioni della massa e di estendere al maggiore numero
possibile di cittadini i vantaggi propri della società
civile. Questi propositi, quando anche fossero veri, sono
tuttavia una parte dei loro disegni. Inoltre, quanti sono
affiliati devono promettere e garantire ai loro capi e maestri
cieca e assoluta ubbidienza; che a un minimo cenno, a una
semplice indicazione ne eseguiranno gli ordini, pronti ad
accettare, qualora facciano diversamente, ogni più
grave pena, e perfino la morte. Infatti, quando si ritiene
che alcuni abbiano tradito il segreto oppure abbiano trasgredito
gli ordini ricevuti, non è raro che costoro ricevano
la morte con tanta audacia e destrezza che il sicario assai
spesso sfugge alle indagini e alla punizione della giustizia.
Dunque,
il simulare e il volere rimanere nascosto; il legare a sé
uomini come schiavi, con un vincolo fortissimo e per uno
scopo non sufficientemente dichiarato; l'impiegare per ogni
sorta di imprese criminose uomini ridotti a schiavi dell'arbitrio
altrui; l'armare le destre per un delitto, procurando al
crimine la impunità, è una pratica mostruosa
che la natura non tollera. Per questo motivo la ragione
e la verità stessa mostrano con evidenza che l'associazione
di cui parliamo è radicalmente contraria alla giustizia
e alla morale naturale.
[8.]
E tanto più che altre prove, e molto evidenti, mostrano
inconfutabilmente come la sua stessa natura ripugni alla
onestà. Infatti, per quanto grandi possano essere
negli uomini l'arte di fingere e l'abitudine alla menzogna,
tuttavia non può accadere che, in qualche modo una
qualunque causa non appaia quale essa realmente è
attraverso gli effetti che produce. "Non può
un albero buono dare frutti cattivi, né un albero
cattivo dare frutti buoni" (10). Ora, la setta massonica
produce frutti velenosi e quanto mai amari. Infatti, dai
certissimi indizi che precedentemente abbiamo ricordato,
emerge quello che è l'ultimo e il principale dei
suoi intenti e cioè distruggere dalle fondamenta
tutto l'ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni
cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio, che tragga
fondamenti e norme dal naturalismo.
[9.]
Quanto abbiamo detto e diremo, deve intendersi della setta
massonica considerata in sé stessa e in quanto abbraccia
altre associazioni affini e con essa collegate, ma non dei
singoli seguaci di esse. Infatti, nel loro numero se ne
possono trovare, e non pochi, che, sebbene non privi di
colpa per essersi immischiati in associazioni di questo
genere, tuttavia non siano personalmente coinvolti nella
malizia delle azioni e ignorino anche lo scopo finale, che
tali associazioni si sforzano di raggiungere. Similmente,
tra le associazioni stesse, forse alcune non approvano in
nessun modo certe conclusioni estreme, che sarebbe logico
abbracciare come conseguenze necessarie dei princìpi
comuni, se da esse non fossero distolte dall'orrore provocato
dalla loro mostruosità. Parimenti, la condizione
dei luoghi o dei tempi può indurre alcune associazioni
a tentare imprese di minore rilevanza rispetto a quelle
che esse stesse vorrebbero oppure le altre sono solite tentare:
non per questo, però, esse devono essere considerate
estranee alla lega massonica, dato che la lega massonica
deve essere giudicata non tanto sulla base degli atti e
delle azioni compiutamente realizzate, quanto sulla base
del complesso dei suoi princìpi.
[10.]
Orbene, il principio fondamentale di quanti professano il
naturalismo è, come il termine stesso indica a sufficienza,
che la natura umana e la ragione umana debbano essere in
tutte le cose maestre e sovrane. Una volta stabilito questo
principio, dei doveri verso Dio o poco si curano oppure
ne alterano la essenza per mezzo di opinioni erronee e vaghe.
Negano completamente la rivelazione divina, non ammettono
alcun dogma religioso: non accettano alcuna verità
che non possa essere compresa dalla intelligenza umana;
nessun maestro a cui si debba obbligatoriamente credere
per l'autorità della funzione. E poiché è
compito singolare ed esclusivo della Chiesa cattolica possedere
nella sua pienezza e conservare nella sua integrità
il deposito delle dottrine divinamente rivelate, l'autorità
del magistero e i mezzi soprannaturali per la salvezza,
perciò stesso somma è contro di essa la rabbia
e l'accanimento degli avversari.
Si
osservi ora il modo di procedere della setta massonica in
fatto di religione, specialmente dove ha maggiore libertà
di azione, e poi si giudichi se essa non sembra volere attuare
completamente le massime dei naturalisti. Infatti, con lungo
e ostinato proposito, si fa in modo che nella società
non abbia alcuna influenza né il magistero né
l'autorità della Chiesa, e perciò predicano
e sostengono apertamente la completa separazione della Chiesa
dallo Stato. In questo modo escludono la salutare virtù
della religione cattolica dalle leggi e dalla amministrazione
dello Stato: di conseguenza pensano che gli Stati debbano
in tutto e per tutto essere ordinati indipendentemente dalle
istituzioni e dalle dottrine della Chiesa.
Peraltro
non basta loro prescindere da tanto valida guida quale è
la Chiesa cattolica, ma vi aggiungono persecuzioni e offese.
Si sentono anche liberi di attaccare impunemente i fondamenti
stessi della religione cattolica, parlando, scrivendo, insegnando:
non si risparmiano i diritti della Chiesa, non si rispettano
le sue divine prerogative. Viene a essa lasciata la minore
possibile facoltà di azione, e questo per mezzo di
leggi almeno in apparenza non troppo violente, ma di fatto
concepite espressamente per impedirne la libertà.
Parimenti vediamo imposte al clero leggi eccezionali e gravi,
promulgate per diminuirne ogni giorno di più il numero
e i mezzi; quanto resta dei beni della Chiesa, sottoposti
a gravosissimi vincoli, affidati alla potestà e all'arbitrio
degli amministratori dello Stato; gli ordini religiosi soppressi
e dispersi.
Ma
lo sforzo più energico degli avversari si esercita
principalmente contro la Sede Apostolica e il romano Pontefice.
Prima di tutto egli è stato privato, con falsi pretesti,
del principato civile, baluardo della sua libertà
e dei suoi diritti: poi è stato ridotto in una condizione
iniqua e intollerabile a causa delle difficoltà che
da ogni parte gli si oppongono: finché si è
giunti a questi tempi, nei quali i fautori di queste sette
dichiarano apertamente quanto a lungo avevano segretamente
macchinato fra loro, e cioè che si deve eliminare
la sacra autorità dei Pontefici e che si deve distruggere
dalle fondamenta lo stesso Pontificato, istituito per diritto
divino. Anche se mancassero altre prove, dimostra a sufficienza
questa realtà la testimonianza di affiliati, molti
dei quali, in diverse occasioni e anche recentemente, hanno
dichiarato che il vero obiettivo dei massoni è quello
di perseguitare con odio implacabile il cattolicesimo e
che non si daranno pace prima di avere visto stroncate tutte
le istituzioni religiose fondate dai sommi Pontefici.
E
anche se la setta non impone agli affiliati di rinnegare
espressamente la fede cattolica, questo comportamento è
tanto lontano dall'opporsi agli intenti massonici che anzi,
piuttosto, li asseconda. In primo luogo, infatti, con questo
sistema, i massoni ingannano facilmente i semplici e gli
incauti, e a un numero ancora maggiore di persone offrono
allettamenti. In secondo luogo essi, aprendo le loro file
a persone provenienti da qualunque confessione religiosa,
ottengono per ciò stesso la propagazione del grande
errore dei tempi attuali, che consiste nel relegare tra
le cose indifferenti la preoccupazione per la religione
e nella convinzione che non vi sia alcuna differenza tra
le varie forme religiose. E questo criterio è adottato
con lo scopo di annientare tutte le religioni, e segnatamente
quella cattolica, che, essendo tra tutte l'unica vera, non
può, se non con somma ingiustizia, essere posta su
di un piano di parità rispetto alle altre.
[11.]
Ma i naturalisti si spingono più oltre. Messisi audacemente,
in questioni della massima rilevanza, per una via totalmente
falsa, cadono a precipizio verso le estreme conseguenze
sia per la debolezza della natura umana, sia per giusto
giudizio di Dio, che punisce la superbia. Così avviene
che le stesse verità che si conoscono per lume di
ragione, quali sono certamente la esistenza di Dio, la spiritualità
e la immortalità dell'anima umana, non hanno più
per essi consistenza e certezza.
Orbene,
la setta massonica, per un non diverso errore di rotta,
va a urtare proprio contro questi scogli. Infatti, sebbene
professino generalmente la esistenza di Dio, tuttavia essi
stessi fanno fede del fatto che questa convinzione non è
impressa con fermo assenso e stabile giudizio nelle menti
dei singoli. E neppure dissimulano che tale questione intorno
a Dio è presso di loro la fonte e la causa principale
di dissidio; anzi è noto come anche di recente si
ebbe tra loro, su questo punto, una non lieve contesa. Fatto
sta che la setta lascia agli iniziati grande libertà
di sostenere a pieno diritto l'una o l'altra tesi, che Dio
esista, oppure che non esista: e coloro che negano risolutamente
la esistenza di Dio sono ammessi alla iniziazione tanto
facilmente quanto coloro che l'ammettono, ma ne hanno un
concetto erroneo, come i panteisti, il che altro non è
che il tenere una certa quale assurda idea della natura
divina, eliminandone la verità. Ora, abbattuto o
scalzato questo supremo fondamento, è inevitabile
che vacillino anche molte verità conosciute dalla
ragione naturale, come il fatto che tutte le cose hanno
avuto esistenza per libera volontà di Dio creatore;
che il mondo è retto dalla Provvidenza; che l'anima
è immortale; che a quella terrena seguirà
una seconda ed eterna vita.
[12.]
Persi questi che sono come i princìpi dell'ordine
naturale, importantissimi per la conoscenza e per la pratica,
appare facilmente quali saranno i costumi privati e quelli
pubblici.
Non
parliamo delle virtù soprannaturali, che senza speciale
dono e favore di Dio nessuno può esercitare né
conseguire e delle quali certamente non si può trovare
traccia alcuna in quanti disconoscono sdegnosamente la redenzione
del genere umano, la grazia divina, i sacramenti e la felicità
eterna che si deve ottenere in cielo.
Parliamo
dei doveri che derivano dalla morale naturale. Dio, creatore
e provvido reggitore del mondo; la legge eterna che prescrive
il rispetto e proibisce la violazione dell'ordine naturale;
il fine ultimo dell'uomo, posto di gran lunga al di sopra
delle cose umane e collocato molto al di là di questa
transitoria sede mondana: queste sono le fonti, questi i
princìpi di tutta la giustizia e di tutta la moralità.
Se essi vengono soppressi, come suole avvenire per opera
dei naturalisti e dei massoni, subito la precisa conoscenza
del giusto e dell'ingiusto non avrà più dove
appoggiarsi né come sostenersi. Infatti, l'unica
morale approvata dalla famiglia massonica e nella quale,
secondo essa, deve essere educata la gioventù, è
quella che chiamano civile, indipendente e libera: ossia,
che prescinde totalmente da ogni idea religiosa. Ma quanto
essa sia povera, quanto sia priva di saldezza e oscillante
a ogni vento di passioni, è messo in risalto a sufficienza
dai dolorosi frutti che già in parte stanno apparendo.
Infatti, dove essa ha cominciato a regnare più liberamente
sopprimendo la educazione cristiana, lì scadono rapidamente
i costumi retti e integri, prendono vigore le opinioni più
mostruose, va crescendo in modo spaventoso l'audacia dei
delitti. E tutto questo viene comunemente lamentato e deplorato,
e non raramente viene attestato da quanti, anche non volendolo
affatto, sono costretti a farlo dalla forza della verità.
[13.]
Inoltre, poiché la natura umana è stata inquinata
dalla prima caduta costituita dal peccato e per questo motivo
è molto più propensa ai vizi che alle virtù,
è assolutamente necessario, per agire moralmente,
tenere a freno i moti torbidi dell'animo e sottomettere
gli appetiti alla ragione. In questo combattimento è
molto spesso necessario disprezzare le cose umane e si devono
affrontare grandissimi sacrifici e molestie affinché
la ragione vincitrice conservi sempre il suo dominio. Ma
i naturalisti e i massoni, rifiutando di prestare fede a
quanto abbiamo conosciuto attraverso la divina rivelazione,
negano che il progenitore del genere umano abbia commesso
peccato; e per questo motivo pensano che il libero arbitrio
non sia affatto "indebolito e inclinato al male"
(11). E anzi, esagerando la forza e la eccellenza della
natura, e collocando unicamente in essa il principio e la
norma della giustizia, non possono neppure concepire che
a frenarne i moti e a moderarne gli appetiti occorrano continuo
sforzo e somma costanza. E questa è la ragione per
cui vediamo comunemente offerti agli uomini molti stimoli
alle passioni: giornali e periodici senza temperanza e senza
pudore; rappresentazioni teatrali licenziose oltre ogni
dire; temi artistici coltivati specialmente secondo i princìpi
del cosiddetto verismo; artifici sottilmente pensati per
la soddisfazione di una vita molle e delicata; insomma,
vediamo avidamente ricercate tutte le lusinghe capaci di
sedurre e di addormentare la virtù. In ciò
agiscono turpemente, ma sono coerenti con sé stessi
quanti sopprimono l'attesa dei beni celesti, abbassano la
felicità al livello delle cose mortali e quasi la
affondano nella terra.
Le
cose sopra riferite possono essere confermate da un fatto
strano non tanto in sé, quanto a dirsi. Giacché,
infatti, nessuno è solito servire tanto supinamente
alle persone scaltre e astute quanto coloro il cui animo
è stato snervato e fiaccato dalla tirannide delle
passioni, nella setta massonica si sono trovati alcuni che
dissero e proposero pubblicamente che si doveva sistematicamente
e con ogni accorgimento saturare la moltitudine con una
illimitata licenza in materia di vizi: una volta conseguito
questo obiettivo, essi l'avrebbero facilmente tenuta in
loro potere e arbitrio in vista di più audaci disegni.
[14.]
Per quanto riguarda il consorzio domestico, tutta la dottrina
dei naturalisti si riduce a questi punti: il matrimonio
appartiene alla categoria giuridica dei contratti; può
legittimamente essere rescisso per volontà dei contraenti;
il potere sul vincolo coniugale è nelle mani delle
autorità civili. Nella educazione dei figli, in materia
di religione non si deve insegnare nulla come certo e determinato:
cresciuto in età, ciascuno sia libero di scegliere
quello che preferisce.
Orbene,
i massoni ammettono senza riserve queste cose: e non solamente
le ammettono, ma da molto tempo si sforzano di fare in modo
di trasferirle nel costume e nella consuetudine. In molti
paesi, che pure si professano cattolici, risulta giuridicamente
stabilito che, al di fuori del matrimonio civile, non vi
siano nozze legittime; altrove le leggi consentono il divorzio;
altrove si fa di tutto perché sia quanto prima permesso.
In questo modo si tende con passo rapido a cambiare la natura
dci matrimoni, mutandoli in unioni instabili e passeggere,
che la passione costituisce e, al suo mutare, dissolve.
D'altra
parte, la setta massonica concentra tutte le sue energie
e tutti i suoi sforzi per impossessarsi della educazione
degli adolescenti. Infatti i massoni pensano di potere facilmente
plasmare e piegare nella direzione da essi voluta tale età
tenera e flessibile, nella convinzione che questo sia il
mezzo più efficace per formare allo Stato una generazione
di cittadini quale essi vagheggiano. Per questo, in materia
di educazione della gioventù e di insegnamento, non
consentono che per i ministri della Chiesa vi sia parte
alcuna di magistero e di vigilanza, e in alcuni luoghi hanno
già ottenuto che nella formazione dei costumi non
sia inserito nulla di quei grandissimi e santissimi doveri
che congiungono l'uomo a Dio.
[15.]
Seguono poi le massime di scienza politica. In questa materia
i naturalisti sostengono che tutti gli uomini sono uguali
in diritti e della medesima condizione riguardo a tutti
gli aspetti della vita; che ciascuno è per natura
libero; che nessuno ha il diritto di comandare a un altro;
che pretendere che gli uomini ubbidiscano alla autorità
di qualcuno, che non proceda da loro stessi, equivale a
esercitare una violenza. Dunque, tutto è nelle mani
del popolo libero: il potere politico esiste per mandato
oppure per concessione del popolo, in forma tale però
che, se muta la volontà popolare, è lecito
deporre dalla carica, anche contro la loro volontà,
i governanti. La fonte di tutti i diritti e doveri civili
sta nella moltitudine o nel governo dello Stato, costituito
sulla base dei princìpi del diritto nuovo. Inoltre
occorre che lo Stato sia ateo: tra le varie forme di religione
non vi è alcuna ragione perché una venga anteposta
a un'altra; tutte devono essere considerate alla stessa
stregua.
[16.]
Che ai massoni piacciano ugualmente questi princìpi
e che pretendano di costituire gli Stati secondo questo
tipo e modello, è tanto noto da non richiedere dimostrazione.
E invero già da molto tempo essi lavorano apertamente
per questo scopo con tutte le forze e con tutti i mezzi:
in tale modo essi spianano la via e quei non pochi più
audaci di loro e più avventati nel male, che vagheggiano
la uguaglianza e la comunanza di tutti i beni, dopo avere
eliminato nella società civile ogni distinzione di
classi sociali e di beni di fortuna.
[17.]
Dagli elementi che abbiamo sinteticamente presentato si
evidenzia a sufficienza quale sia la natura della setta
massonica e quale via essa prenda. I suoi dogmi fondamentali
sono in così grande e così manifesto disaccordo
con la ragione, che non vi può essere nulla di più
perverso. Volere demolire la Chiesa che Dio stesso ha fondato
e protegge in vista della sua immortalità; volere
risuscitare dopo diciotto secoli i costumi e le istituzioni
dei gentili, è segno di somma stoltezza e di temeraria
empietà. E non meno orrendo e intollerabile è
il fatto che vengano ripudiati i benefìci benignamente
largiti da Gesù Cristo agli uomini, non solo in quanto
singoli, ma anche in quanto consociati nella famiglia e
nella società civile. E questi benefìci sono
considerati grandissimi anche a giudizio e per testimonianza
degli avversari. In questo folle e feroce proposito sembra
potersi riconoscere quell'odio implacabile, quella rabbia
di vendetta dei quali arde Satana nei confronti di Gesù
Cristo.
Similmente,
il secondo proposito dei massoni — e cioè la distruzione
dei princìpi fondamentali del diritto e della morale
e il farsi collaboratori di quanti, alla maniera degli animali,
vorrebbero fosse lecito tutto quanto piace — altro non è
che sospingere il genere umano verso la più abietta
e ignominiosa degradazione.
Aumentano
il male i pericoli che minacciano tanto il consorzio domestico
quanto quello civile. Come infatti esponemmo in altre occasioni,
vi è nel matrimonio — per consenso pressoché
universale e di popoli e di secoli — un carattere sacro
e religioso: da parte della legge divina si è provveduto
a che non sia lecito sciogliere i matrimoni. Se essi diventano
profani, se è lecito scioglierli, è inevitabile
che nella famiglia vi siano turbamento e confusione, in
quanto le donne si trovano a perdere la loro dignità,
e la prole si viene a trovare nella incertezza circa la
propria situazione e incolumità.
La
pubblica e totale indifferenza nei confronti della religione
e il non curarsi di Dio, come se non esistesse affatto,
nella costituzione e nella amministrazione dello Stato,
è atteggiamento temerario ignoto agli stessi gentili,
nel cui animo e nel cui cuore era così profondamente
impressa non solo la credenza negli Dei, ma anche la necessità
di un culto pubblico, che consideravano più facile
trovare una città senza territorio che senza Dio.
E in realtà la società umana, per la quale
siamo stati creati per natura, è istituita da Dio,
autore della natura: e da Dio, come principio e fonte, procede
tutta la perenne abbondanza dei beni innumerevoli dei quali
essa abbonda. Come dunque in quanto singoli siamo dalla
voce stessa della natura ammoniti a onorare piamente e santamente
Dio per il fatto che da Dio abbiamo ricevuto la vita e i
beni che a essa si accompagnano, così per la stessa
ragione devono fare i popoli e gli Stati. È dunque
evidente che quanti vogliono uno Stato svincolato da ogni
dovere religioso, agiscono non solo ingiustamente, ma anche
con ignoranza e in modo insensato. Posto poi che gli uomini
nascono ordinati alla società civile per volere di
Dio, e che il potere di comandare è un elemento di
coesione della società civile tanto necessario che,
una volta eliminato, è inevitabile che essa immediatamente
si sfasci, ne deriva di conseguenza che Colui che creò
la società, crea anche l'autorità di comandare.
Da questo si comprende che chiunque detenga il potere è
ministro di Dio. Per questo motivo, per quanto lo richiedono
il fine e la natura dell'umano consorzio, è giusto
ubbidire all'autorità legittima quando ordina cose
giuste, come si ubbidirebbe all'autorità di Dio che
tutto governa: e nulla è più contrario alla
verità che ammettere che dipenda dalla volontà
del popolo il rifiutare, quando a esso piaccia, questa ubbidienza.,
nessuno mette in dubbio che, se si considerano la comune
origine e natura, il fine ultimo a tutti proposto da conseguire
e i diritti e i doveri che quindi automaticamente ne derivano,
gli uomini sono tutti su di un piano di parità. Ma,
poiché non possono essere pari le qualità
personali degli uomini e uno si distingua dall'altro per
le forze sia fisiche che morali, e moltissime sono le diversità
di costumi, di volontà e di temperamenti, per questo
motivo nulla è più contrario alla ragione
del volere confondere e unificare tutto quanto, e trasferire
negli ordinamenti della vita civile una rigorosa e assoluta
uguaglianza. Come la perfetta disposizione del corpo deriva
dalla unione e dalla compagine di diverse membra che, differenti
per forma e per uso, ma congiunte insieme e distribuite
ciascuna al suo posto, costituiscono un organismo bello
a vedersi, saldo per le sue forze e idoneo all'azione, così
nella società politica la dissimiglianza delle parti
è quasi illimitata: qualora tutti siano considerati
pari e qualora i singoli seguano ciascuno il proprio arbitrio,
nessuno Stato presenterà un aspetto più deforme;
però, se all'interno di distinti gradi di dignità,
di attitudini e di funzioni collaboreranno efficacemente
al bene comune, renderanno l'immagine di uno Stato bene
ordinato e conforme a natura.
[18.]
Del resto, gli errori, fonte di perturbazione, che abbiamo
richiamato, bastano da soli a provocare negli Stati timori
molto seri. Infatti, soppressi il timore di Dio e il rispetto
nei confronti delle leggi divine, disprezzata l'autorità
dei governanti, permessa e legittimata la febbre delle rivoluzioni,
sciolte fino alla licenza le passioni popolari, senza altro
freno che quello delle pene, non possono seguirne altro
che una rivoluzione e una sovversione universale. E tali
sovversivi rivolgimenti sono lo scopo deliberato e dichiarato
di numerose associazioni di comunisti e di socialisti; agli
intendimenti dei quali non potrebbe dirsi estranea la setta
dei massoni, che tanto ne favorisce i disegni e con i quali
ha in comune i princìpi essenziali. E se nella pratica
non giungono subito e ovunque agli estremi, ciò non
si deve attribuire alla loro dottrina né alla loro
volontà, ma alla virtù della divina religione
che non può essere spenta, e parimenti alla parte
più sana degli uomini che, rifiutando di servire
alle società segrete, si oppongono con forte animo
ai loro folli propositi.
[19.]
E volesse il cielo che tutti giudicassero l'albero dai suoi
frutti e riconoscessero il seme e l'inizio dei mali che
premono e dei pericoli che incombono! Si ha a che fare con
un nemico astuto e fraudolento che, blandendo popoli e governanti,
si è accattivato entrambi con parole lusinghiere
e adulazione.
Insinuandosi
tra i governanti con la simulazione dell'amicizia, i massoni
hanno mirato ad averli come alleati e potenti collaboratori
per opprimere il cattolicesimo; e per stimolarli con maggiore
efficacia, con ostinata calunnia hanno accusato la Chiesa
di contendere invidiosamente con i governanti riguardo al
potere e alle prerogative regali. Acquisita frattanto sicurezza
e audacia con questi mezzi, cominciarono a esercitare una
straordinaria influenza sul governo degli Stati, peraltro
pronti a scuotere le fondamenta delle monarchie e a perseguitare,
a calunniare e a scacciare i sovrani ogni volta che nella
loro azione di governo questi sembrassero agire in modo
contrario ai loro desideri.
In
un modo non diverso essi ingannarono il popolo per mezzo
dell'adulazione. Gridarono a gran voce libertà e
prosperità pubblica, e che era dipeso dalla Chiesa
e dai monarchi che il popolo non fosse strappato dalla iniqua
servitù e dalla miseria, sobillarono il popolo, ed
eccitandolo con la sete di rivolgimenti politici, lo aizzarono
contro l'autorità di entrambi. Vero è che,
però, dei vantaggi sperati maggiore è l'attesa
che non la realtà; anzi, la plebe più oppressa
di prima si vede per lo più mancare quei conforti
alle sue misere condizioni, che nella società cristianamente
costituita avrebbe potuto trovare con facilità e
con abbondanza. Ma ogni qual volta gli uomini si oppongono
all'ordine stabilito dalla divina Provvidenza, sono soliti
incontrare il castigo della loro superbia, in modo tale
che si imbattono in una sorte di oppressione e di miseria
lì dove temerariamente si sarebbero aspettati una
sorte prospera e tutta conforme ai loro desideri.
[20.]
Per quanto riguarda la Chiesa, per il fatto che ordina agli
uomini di ubbidire innanzi tutto e sopra ogni cosa a Dio,
supremo signore di tutte le cose, sarebbe ingiuriosa calunnia
crederla per questo nemica dell'autorità civile,
o pensare che essa arroghi a sé, in qualche misura,
diritti dei governanti. Anzi, essa prescrive che quanto
è dovuto alla potestà civile, a essa si renda
per dovere di coscienza. D'altra parte, il fatto che essa
faccia derivare da Dio stesso il diritto di comandare, aumenta
grandemente la dignità dell'autorità civile
e giova molto a conciliare a essa il rispetto e la benevolenza
dei sudditi. La Chiesa, amica della pace e madre della concordia,
abbraccia tutti con materna carità; e, intenta unicamente
ad aiutare i mortali, insegna che si deve congiungere la
giustizia con la clemenza, il potere con la equità,
le leggi con la moderazione; che non deve essere violato
il diritto di nessuno, che ci si deve impegnare per mantenere
l'ordine e la tranquillità pubblica e per sollevare,
privatamente e pubblicamente, quanto più è
possibile la indigenza degli infelici. "Ma — per usare
le parole di sant'Agostino — credono oppure vogliono fare
credere che non torna utile alla società la dottrina
del Vangelo, perché vogliono che lo Stato posi non
sul fondamento stabile delle virtù, ma sulla impunità
dei vizi" (12). Messi in chiaro questi elementi, sarebbe
assai conforme alla prudenza politica e necessario alla
comune incolumità, che governanti e popoli non collaborassero
con i massoni per fare crollare la Chiesa, ma con la Chiesa
per respingere gli attacchi dei massoni.
[2l.]
Comunque sia, di fronte a questo male tanto grave e ormai
troppo diffuso, è Nostro dovere, Venerabili Fratelli,
impegnarci a cercare i rimedi.
E
poiché comprendiamo che la migliore e più
salda speranza di rimedio è riposta nella efficacia
della religione divina, tanto più odiata dai massoni
quanto più temuta, riteniamo dunque che il rimedio
fondamentale consista nell'impiegare questa virtù
sommamente salutare contro il comune nemico. Di conseguenza,
tutto quanto i romani Pontefici Nostri Predecessori decretarono
per impedire le iniziative e gli intenti della setta massonica;
tutto quanto sancirono per allontanare da siffatte associazioni
o per ritrarre da esse, tutto e singolarmente Noi ratifichiamo
e confermiamo con la Nostra Apostolica autorità.
E, confidando moltissimo nella buona volontà dei
cristiani, chiediamo e supplichiamo ciascuno di loro, per
la propria etema salvezza, che tengano come dovere di coscienza
il non scostarsi neppure minimamente da quanto questa Sede
Apostolica ha prescritto a tale riguardo.
[22.]
Preghiamo poi e supplichiamo Voi Venerabili Fratelli, con
la maggiore insistenza, di impegnarvi, unendo la vostra
azione alla Nostra, al fine di estirpare questa immonda
peste che striscia attraverso tutte le vene della società
civile. Voi dovete difendere la gloria di Dio e la salvezza
del prossimo: proponendovi questi due fini, nel combattere
non vi verrà meno né coraggio né fortezza
d'animo. Competerà alla vostra prudente saggezza
giudicare quali siano i mezzi più efficaci per vincere
gli ostacoli e per superare le difficoltà che si
porranno.
Ma,
poiché compete alla autorità del Nostro ministero
indicare alcuni criteri di azione maggiormente adeguati,
stabilite che la prima cosa da fare anzitutto è mostrare
il vero volto della massoneria, dopo averne strappato la
maschera; e fare conoscere ai popoli, per mezzo dei vostri
sermoni e delle vostre lettere pastorali scritte a questo
fine, quali siano gli artifici delle associazioni di questo
genere nel blandire e nell'allettare, quale perversità
vi sia nelle dottrine e quale turpitudine nell'azione. Conformemente
a quanto più volte confermarono i Nostri Predecessori,
nessuno ritenga che per qualunque motivo gli sia lecito
iscriversi alla setta massonica, se la sua professione di
cattolico e la sua salvezza gli stanno a cuore nella misura
in cui devono. Nessuno si lasci ingannare da una simulata
onestà; infatti, a qualcuno potrà sembrare
che i massoni non impongano nulla di apertamente contrario
alla santità della religione o dei costumi: ma, essendo
essenzialmente malvagio lo scopo e la natura della setta
stessa, non può essere lecito né aggregarsi
ai massoni né aiutarli in qualunque modo.
[23.]
In secondo luogo, attraverso l'assiduità dei discorsi
e delle esortazioni, occorre trarre il popolo all'apprendimento
diligente dei precetti della religione: a tale scopo molto
raccomandiamo che, attraverso scritti e sermoni opportuni,
siano illustrati gli elementi di quei princìpi santissimi
nei quali è contenuta la filosofia cristiana. Scopo
di ciò è sanare con la istruzione le menti
degli uomini, e premunirle contro le molteplici forme di
errori e le varie suggestioni dei vizi, soprattutto in presenza
di questa licenza di scrivere e insaziabile avidità
di apprendere.
Opera
senza dubbio impegnativa: in essa, tuttavia, sarà
partecipe e compagno delle vostre fatiche specialmente il
clero, se, grazie al vostro sforzo, sarà stato ben
formato dalla morale e dagli studi. Inoltre una causa tanto
bella e tanto importante richiede anche la collaborazione
e l'aiuto di laici, che uniscano l'amore della religione
e della patria con la virtù e con il sapere. Unite
le forze di entrambi gli ordini, procurate, Venerabili Fratelli,
che gli uomini conoscano intimamente e abbiano cara la Chiesa,
perché quanto più crescerà la conoscenza
e l'amore di essa, tanto maggiormente saranno aborrite e
schivate le società segrete.
Per
questo Noi, approfittando, non senza motivo, di questa opportuna
occasione, rinnoviamo l'impegno già altre volte ribadito
di propagare e di fomentare con ogni diligenza il terz'odine
francescano, di cui recentemente, con prudente condiscendenza,
abbiamo mitigato la regola. Infatti, suo unico fine, così
come è stato istituito dal suo fondatore, è
quello di chiamare gli uomini alla imitazione di Gesù
Cristo, all'amore alla Chiesa e alla pratica di tutte le
virtù cristiane: di consegenza, grande è la
sua efficacia nell'eliminare il contagio di queste sette
tanto malvagie. Pertanto, si rinnovi con quotidiani incrementi
questo santo sodalizio, dal quale possiamo sperare molti
frutti e, come principale, quello che gli animi siano rivolti
alla libertà, alla fraternità, alla uguaglianza
giuridica non quali assurdamente pensano i massoni, ma quali
Gesù Cristo procurò al genere umano e san
Francesco mise in pratica. La libertà, diciamo, dei
figli di Dio, grazie alla quale non siamo schiavi di Satana
e delle passioni, malvagissimi tiranni; la fraternità,
la cui origine risiede in Dio, creatore e padre comune di
tutti: la uguaglianza che, basata sui fondamenti della giustizia
e della carità, non elimina tutte le differenze tra
gli uomini, ma dalla varletà della vita, delle funzioni
e delle inclinazioni formi quel mirabile accordo e quasi
armonia, che è proprio per natura della utilità
e della dignità del civile consorzio.
[24.]
In terzo luogo vi è una istituzione — realizzata
sapientemente dai nostri padri e poi, nel corso del tempi,
trascurata —, la quale può valere oggi come modello
e forma per qualche cosa di simile.
Intendiamo
parlare dei collegi o corpi professionali, destinati a tutelare,
sotto la guida della religione, gli interessi e i costumi.
E se i nostri padri, per l'uso e la esperienza di un lungo
periodo di tempo, avvertirono la utilità di questi
collegi, la sentirà forse maggiormente la nostra
epoca, in quanto hanno una singolare efficacia per annullare
il potere delle sette. Quanti affrontano la povertà
con la mercede derivante dal loro lavoro manuale, oltre
il fatto che, per la loro condizione, sono in primo luogo
i più degni di carità e di sollievo, sono
anche esposti in modo particolare alle seduzioni dei fraudolenti
e degli ingannatori. Per questo devono essere aiutati con
la maggiore generosità possibile e devono essere
invitati alle società oneste affinché non
siano trascinati a quelle malvagie. Per questa ragione Noi
vorremmo grandemente vedere ristabiliti in ogni luogo questi
collegi per la salvezza del popolo, in armonia con le necessità
dei tempi, sotto gli auspici e il patrocinio dei vescovi.
Ci è di non poco conforto il fatto che già
in numerosi luoghi tali sodalizi sono stati fondati, così
come anche associazioni di patronato: fine comune di entrambe
queste istituzioni è quello di aiutare la classe
onesta dei proletari e di soccorrere e proteggere i loro
figli e le loro famiglie e mantenere in essi, insieme alla
integrità dei costumi, l'amore della pietà
e la istruzione religiosa.
A
questo punto non vogliamo passare sotto silenzio la Società
di san Vincenzo de' Paoli, tanto insigne per l'esempio e
la testimonianza e tanto benemerita delle classi povere.
Sono note le sue opere e le sue finalità: si dedica
interamente al soccorso spontaneo dei bisognosi e dei tribolati
con sagacia e riservatezza ammirevoli; essa, quanto meno
vuole comparire, tanto più è efficace all'esercizio
della carità cristiana e pronta al conforto delle
umane miserie.
[25.]
In quarto luogo, affinché più facilmente conseguiamo
quello che vogliamo, raccomandiamo alla vostra fede e alla
vostra vigilanza la gioventù, che è la speranza
della società umana.
Dedicate
la parte maggiore delle vostre cure alla formazione di essa
e non pensiate che alcun provvedimento sarà tanto
grande da non doverne prendere uno maggiore, affinché
gli adolescenti siano tenuti lontani da quelle scuole e
da quei maestri, dai quali si tema l'alito pestifero delle
sette. I genitori, i direttori spirituali e i parroci, nell'insegnare
la dottrina cristiana non si stanchino, da voi spinti, di
ammonire figli e alunni intorno alla perversa natura delle
associazioni di questo genere, anche perché imparino
per tempo le varie e subdole arti alle quali i propagatori
di esse sono soliti ricorrere per prendere nei loro lacci
gli uomini. Anzi, coloro che opportunamente preparano gli
adolescenti a ricevere la prima comunione, fanno bene se
li indurranno singolarmente a proporre e a promettere di
non legarsi ad alcuna associazione, alla insaputa dei genitori,
oppure senza essere stati consigliati preventivamente dal
parroco o dal direttore spirituale.
[26.]
Ma ben comprendiamo che tutti i nostri comuni sforzi non
saranno sufficienti a svellere questi perniciosi semi dal
campo del Signore, se il celeste padrone della vigna non
ci soccorrerà benignamente in vista di quello a cui
tendiamo.
È
dunque necessario implorare con fervore veemente e con trepidazione
il suo soccorso e aiuto, quale e quanto richiedono la gravità
del pericolo e la grandezza del bisogno. lmbaldanzita per
il successo, la setta massonica leva con insolenza la testa
e sembra non volere più porre limiti alla sua ostinazione.
Tutti i suoi seguaci, congiunti da un empio patto e da una
occulta unità di propositi, si aiutano scambievolmente
e si incitano l'un l'altro per l'audace realizzazione di
opere malvagie. Un assalto così veemente richiede
una pari difesa: è quindi necessario che tutti i
buoni si uniscano in una alleanza di azione e di preghiera.
Pertanto a essi chiediamo che con animi concordi resistano
a file serrate e a pie' fermo contro l'impeto ognora crescente
delle sette: essi poi, con grandi gemiti, tendano le mani
supplici a Dio, e con grande insistenza gli chiedano che
il cristianesimo fiorisca con nuovo vigore; che la Chiesa
ottenga la necessaria libertà; che i traviati recuperino
il senno; che gli errori cedano una buona volta di fronte
alla verità e i vizi alla virtù.
Ricorriamo
come ad ausiliatrice e a mediatrice a Maria Vergine madre
di Dio, affinché colei che, fin dal momento stesso
della sua concezione vinse Satana, mostri la sua potenza
sulle empie sette, nelle quali si vede chiaramente rivivere
lo spirito di arrogante ostinazione, con indomita perfidia
e simulazione del Demonio.
Supplichiamo
san Michele, principe degli Angeli del cielo e discacciatore
dei nemici infernali; e parimenti san Giuseppe, sposo della
Vergine santissima, celeste e salutare patrono della Chiesa
cattolica: i grandi apostoli Pietro e Paolo, propagatori
e difensori invitti della fede cristiana. Per il loro patrocinio
e per la perseveranza delle comuni preghiere confidiamo
che Dio soccorra opportunamente e benignamente il genere
umano minacciato da tanti pericoli.
[27.]
E come testimonianza delle grazie celesti e della Nostra
benevolenza verso di Voi, Venerabili Fratelli, verso il
clero e verso il popolo tutto affidato alla vostra vigilanza,
impartiamo con il più grande affetto nel Signore
l'Apostolica Benedizione.
Dato
a Roma presso San Pietro il giorno 20 aprile 1884, anno
settimo del Nostro Pontificato.
Leone
P.P. XIII
***
Traduzione
dell'originale latino (SS.D.N. Leonis Papae XIII Epistula
Encyclica de secta massonum, in Acta Sanctae Sedis, vol.
XVI, Roma 1906, pp. 417-433) della redazione di Cristianità.
(1)
De Civit. Dei, libro XIV, cap. 17.
(2)
Sal. LXXXII, 2-4.
(3)
Cost. In eminenti, del 24-4-1738.
(4)
Cost. Providas, del 18-5-1751.
(5)
Cost. Ecclesiam a Jesu Cristo, del 13-9-1821.
(6)
Cost. del 13-3-1825.
(7)
Enc. Traditi, del 21-5-1829.
(8)
Enc. Mirari, del 15-8-1832.
(9)
Enc. Qui pluribus, del 9-11-1846; all. Multiplices inter,
del 25-9-1865, ecc.
(10)
Mt. VII, 18.
(11)
Conc. Trid., sess. VI, De Iustif., c. 1.
(12)
Epist. CXXXVII, al. III, ad Volusianum, c. V, n. 20.
A
tutti i fedeli, salute e Apostolica Benedizione.
Posti
per volere della Clemenza Divina, benché indegni,
nell’eminente Sede dell’Apostolato, onde adempiere al debito
della Pastorale provvidenza affidato a Noi, con assidua
diligenza e con premura, per quanto Ci è concesso
dal Cielo, abbiamo rivolto il pensiero a quelle cose per
mezzo delle quali — chiuso l’adito agli errori ed ai vizi
— si conservi principalmente l’integrità della Religione
Ortodossa, e in questi tempi difficilissimi vengano allontanati
da tutto il mondo Cattolico i pericoli dei disordini.
Già
per la stessa pubblica fama Ci è noto che si estendono
in ogni direzione, e di giorno in giorno si avvalorano,
alcune Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Conventicole
o Aggregazioni comunemente chiamate dei Liberi muratori
o des Francs Maçons, o con altre denominazioni chiamate
a seconda della varietà delle lingue, nelle quali
con stretta e segreta alleanza, secondo loro Leggi e Statuti,
si uniscono tra di loro uomini di qualunque religione e
setta, contenti di una certa affettata apparenza di naturale
onestà. Tali Società, con stretto giuramento
preso sulle Sacre Scritture, e con esagerazione di gravi
pene, sono obbligate a mantenere un inviolabile silenzio
intorno alle cose che esse compiono segretamente.
Ma
essendo natura del delitto manifestarsi da se stesso e generare
il rumore che lo denuncia, ne deriva che le predette Società
o Conventicole hanno prodotto tale sospetto nelle menti
dei fedeli, secondo il quale per gli uomini onesti e prudenti
l’iscriversi a quelle Aggregazioni è lo stesso che
macchiarsi dell’infamia di malvagità e di perversione:
se non operassero iniquamente, non odierebbero tanto decisamente
la luce. Tale fama è cresciuta in modo così
considerevole, che dette Società sono già
state proscritte dai Prìncipi secolari in molti Paesi
come nemiche dei Regni, e sono state provvidamente eliminate.
Noi
pertanto, meditando sui gravissimi danni che per lo più
tali Società o Conventicole recano non solo alla
tranquillità della temporale Repubblica, ma anche
alla salute spirituale delle anime, in quanto non si accordano
in alcun modo né con le Leggi Civili né con
quelle Canoniche; ammaestrati dalle Divine parole di vigilare
giorno e notte, come servo fedele e prudente preposto alla
famiglia del Signore, affinché questa razza di uomini
non saccheggi la casa come ladri, né come le volpi
rovini la Vigna; affinché, cioè, non corrompa
i cuori dei semplici né ferisca occultamente gl’innocenti;
allo scopo di chiudere la strada che, se aperta, potrebbe
impunemente consentire dei delitti; per altri giusti e razionali
motivi a Noi noti, con il consiglio di alcuni Venerabili
Nostri Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, a ancora
motu proprio, con sicura scienza, matura deliberazione e
con la pienezza della Nostra Apostolica potestà,
decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente
Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo
e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni,
Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori
o des Francs Maçons, o con qualunque altro nome chiamate.
Pertanto, severamente, ed in virtù di santa obbedienza,
comandiamo a tutti ed ai singoli fedeli di qualunque stato,
grado, condizione, ordine, dignità o preminenza,
sia Laici, sia Chierici, tanto Secolari quanto Regolari,
ancorché degni di speciale ed individuale menzione
e citazione, che nessuno ardisca o presuma sotto qualunque
pretesto o apparenza di istituire, propagare o favorire
le predette Società dei Liberi Muratori o Francs
Maçons o altrimenti denominate; di ospitarle o nasconderle
nelle proprie case o altrove; di iscriversi ed aggregarsi
ad esse; di procurare loro mezzi, facoltà o possibilità
di convocarsi in qualche luogo; di somministrare loro qualche
cosa od anche di prestare in qualunque modo consiglio, aiuto
o favore, palesemente o in segreto, direttamente o indirettamente,
in proprio o per altri, nonché di esortare, indurre,
provocare o persuadere altri ad iscriversi o ad intervenire
a simili Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni
o Conventicole, sotto pena di scomunica per tutti i contravventori,
come sopra, da incorrersi ipso facto, e senza alcuna dichiarazione,
dalla quale nessuno possa essere assolto, se non in punto
di morte, da altri all’infuori del Romano Pontefice pro
tempore.
Vogliamo
inoltre e comandiamo che tanto i Vescovi, i Prelati Superiori
e gli altri Ordinari dei luoghi, quanto gl’Inquisitori dell’eretica
malvagità deputati in qualsiasi luogo, procedano
e facciano inquisizione contro i trasgressori di qualunque
stato, grado, condizione, ordine dignità o preminenza,
e che reprimano e puniscano i medesimi con le stesse pene
con le quali colpiscono i sospetti di eresia. Pertanto concediamo
e attribuiamo libera facoltà ad essi, e a ciascuno
di essi, di procedere e di inquisire contro i suddetti trasgressori,
e di imprigionarli e punirli con le debite pene, invocando
anche, se sarà necessario, l’aiuto del braccio secolare.
Vogliamo
poi che alle copie della presente, ancorché stampate,
sottoscritte di mano di qualche pubblico Notaio e munite
di sigillo di persona costituita in dignità Ecclesiastica,
sia prestata la stessa fede che si presterebbe alla Lettera
se fosse esibita o mostrata nell’originale.
A
nessuno dunque, assolutamente, sia permesso violare, o con
temerario ardimento contraddire questa pagina della Nostra
dichiarazione, condanna, comandamento, proibizione ed interdizione.
Se qualcuno osasse tanto, sappia che incorrerà nello
sdegno di Dio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e
Paolo.
Clemente
P.P. XII
***
Traduzione
del testo integralmente trascritto da Papa Benedetto
XIV nella bolla Providas Romanorum, del 18-3-1751,
in Tutte le encicliche e i principali documenti pontifici
emanati dal 1740. 250 anni di storia visti dalla Santa Sede,
vol. I, Benedetto XIV (1740-1758), a cura di Ugo Bellocchi,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1993,
pp. 289-291.