Che cos’è la massoneria: il problema delle origini
e le origini del problema
tratto
da: CESNUR. CENTRO STUDI SULLE NUOVE RELIGIONI, Massoneria
e religioni, a cura di Massimo Introvigne, Elle Di Ci,
Leumann (Torino) 1994,
Il problema delle origini
"Le
origini della massoneria - secondo la storica inglese Frances
Yates - sono uno dei problemi più discussi e discutibili
in tutto il campo della ricerca storica" (1). Tuttavia,
se si vuole comprendere esattamente da una parte che cos'è
la massoneria, dall’altra perché la massoneria "fa
problema" per le Chiese e comunità cristiane,
la questione delle origini non può non essere affrontata.
Possiamo distinguere tra un'origine sociologica e una storica
della massoneria: anche se si tratta di due problemi - e
di due origini - che si richiamano a vicenda.
1.
L'origine sociologica
Il
problema della massoneria non può che essere compreso
nell'ambito di una più generale indagine sul problema
della modernità. La caratteristica più essenziale
della modernità è il pluralismo non solo sociale,
ma dottrinale: la presenza - considerata normale, e perfino
promossa - di gruppi socialmente significativi portatori
di idee diverse e inconciliabili sull'origine e sul destino
del mondo e dell'uomo, portatori - cioè - di diverse
visioni del mondo, di diverse filosofie, di diverse religioni.
Il Medioevo, da questo punto di vista, non era una società
pluralista nel senso moderno del termine: le comunità
ebraiche e musulmane, pure presenti, non erano considerate
parte integrante della società; i vari gruppi ereticali
erano corpi estranei, di rado socialmente significativi;
l'unità e l'integrità della fede erano considerate
un bene da perseguire e la presenza di visioni del mondo
contraddittorie all'interno del popolo cristiano un male
da combattere. La società pluralista moderna nasce
dopo la Riforma e le guerre di religione, il cui esito è
la presenza in diverse nazioni europee - e in ogni caso
in Europa, se la si considera nel suo insieme - di gruppi
religiosi diversi portatori di idee tra loro inconciliabili.
Questa situazione di pluralismo non farà che accrescersi
dal Cinquecento in poi: se all'inizio coesistono cattolici
e protestanti, ben presto i protestanti si frammentano in
decine di denominazioni rivali (mentre le scoperte geografiche
rendono evidente a tutto il pubblico colto l’esistenza nel
mondo di centinaia di religioni diverse); più tardi
- con l'illuminismo - diventano socialmente significativi
anche il razionalismo e la miscredenza, e a partire dall'Ottocento
acquista spazio sempre maggiore anche la presenza in Occidente
di religioni non cristiane e nuovi movimenti religiosi.
Di
fronte al pluralismo dottrinale nasce - tanto più
nei paesi dove questo viene importato tardivamente e quasi
improvvisamente - un disagio sociale diffuso, che si manifesta
tuttavia in due modi diversi. Da una parte c'è chi
tenta la fuga dal pluralismo, che appare intellettualmente
incomprensibile, rifugiandosi in "piccoli mondi"
dove il pluralismo viene negato e dove la pluralità
di messaggi contraddittori viene ridotta all'ascolto selettivo
di un solo messaggio. È il caso delle "sette"
che, fisicamente o almeno psicologicamente, si separano
dalla società pluralista per costruire micro-società
non più pluraliste dove si ascolta un'unica "verità"
e si riducono i contatti (almeno intellettuali) con il mondo
esterno. Dall'altra parte, vi è anche chi - anziché
fuggire dal pluralismo - ne cerca una chiave di lettura
che lo renda ragionevole e che permetta psicologicamente
di adattarvisi. All'estremo opposto delle "sette"
- per cui, nel senso più rigido, c'è un'unica
verità, quella della "setta" e dei suoi
capi - nascono così gruppi caratterizzati dal sincretismo
e dal relativismo, per cui tutti i messaggi contraddittori
in circolazione nella società pluralista sono contemporaneamente
(anche se solo relativamente) veri, ed è possibile
vivere tra le pieghe delle loro contraddizioni purché
si trovi una chiave che permetta di disporre e ordinare
le diverse visioni del mondo in una costruzione in qualche
modo logica. Benché i relativismi e i sincretismi
siano molteplici, molti comportano un elemento esoterico:
si afferma, cioè, che a livello superficiale (essoterico,
con due "s") le diverse religioni, visioni del
mondo, filosofie sono contraddittorie, ma che ciascuna comporta
anche una parte più profonda e segreta (esoterica,
appunto), e che i nuclei segreti delle diverse religioni
e filosofie non solo non si contraddicono ma anzi coincidono
fra loro (2).
Questo
itinerario sociologico dimostra, paradossalmente, il bisogno
di verità degli uomini e il disagio di vivere in
un mondo di contraddizioni. Quando nella società
pluralista moderna le contraddizioni si manifestano gli
uomini sentono il bisogno di risolverle, o fuggendo verso
il settarismo o facendosi una ragione delle contraddizioni
con il relativismo e il sincretismo (3).
2.
L'origine storica
a)
In generale
La
risposta sincretistica ed esoterica al bisogno di risolvere
le contraddizioni della società pluralista nascente
si rivela nel modo più caratteristico nella nascita
della leggenda dei Rosacroce, secondo cui il "nucleo
segreto" che sta dietro alle diverse religioni (e le
unifica) sarebbe stato noto fin dal Medioevo a una confraternita
di iniziati fondata da un certo Christian Rosenkreutz (o
Cristiano Rosacroce) la cui tomba, nascosta in una foresta
tedesca, conterrebbe appunto la chiave per pervenire al
segreto. La leggenda venne messa in circolazione già
nel Cinquecento, ma acquistò larghissima diffusione
nel Seicento grazie alla pubblicazione di tre testi: la
Fama fraternitatis (1614), la Confessio (1615), le Nozze
chimiche di Christian Rosenkreutz (1616). Questi testi furono
presi estremamente sul serio: perfino un personaggio come
Cartesio dedicò più di un anno della sua vita
a cercare i misteriosi Rosacroce in Germania. Oggi gli storici
sanno con certezza che era impossibile trovare i Rosacroce
per una buona ragione: non esistevano. Non era esistita
nel Medioevo nessuna confraternita dei Rosacroce; la leggenda
era appunto una leggenda, creata - con altri - dal pastore
luterano tedesco Johann Valentin Andreae (1586-1654) che,
dietro la storia dei Rosacroce, proponeva il tema relativista
dell'unità fra i nuclei segreti delle religioni (nella
versione esoterica) e insieme un programma politico di coalizione
fra tutte le forze protestanti e "illuminate"
d'Europa contro la Chiesa cattolica, il Papato e gli Asburgo
(4). Il tema filosofico e il tema politico non erano del
resto eterogenei: Johann Valentin Andreae e i suoi amici
percepivano correttamente come la Chiesa cattolica fosse
irriducibile a qualunque schema di unità - più
o meno esoterica - fra le religioni e le Chiese fondato
su premesse di tipo relativistico e sincretistico.
I
Rosacroce, dunque, non si trovavano; ma - per tutto il Seicento
e fino al Settecento - cresceva il numero di coloro che
li cercavano (5). Tra i numerosi luoghi dove si cercavano
i Rosacroce c'erano anche - specie in Inghilterra e in Scozia
- le antiche corporazioni di arti e mestieri, che stavano
perdendo la loro importanza economica ma conservavano un
ricco corpus di simboli e di leggende. La corporazione dei
liberi muratori (free masons in inglese, franc maçons
in francese, da cui poi gli italiani frammassoni e massoni),
che comprendeva i lavoratori della costruzione dai muratori
agli architetti, aveva un leggendario abbastanza rigoglioso
ispirato a costruzioni famose dell'antichità, dall'arca
di Noè al tempio di Salomone. Non potevano trovarsi
in questa corporazione - si chiedeva qualcuno - i segreti
dei Rosacroce? La risposta, naturalmente, era negativa (sempre
per il buon motivo che i Rosacroce non erano mai esistiti);
ma questo non impedì a nobili e borghesi appassionati
di esoterismo e di misteri rosicruciani di farsi ricevere,
pagando il dovuto, nelle "logge" (ma questa espressione
è tardiva) della corporazione dei "liberi muratori",
pur non essendo né architetti né muratori.
Il fenomeno - che secondo studi recenti di David Stevenson
sarebbe iniziato in Scozia negli ultimi anni del Cinquecento
(6) - alla fine del Seicento era così diffuso che
ormai in Gran Bretagna non era più sufficiente parlare
di freemasons o masons: occorreva specificare se si trattava
di massoni "operativi" (cioè lavoratori
della vecchia corporazione) oppure "accettati"
(cioè esoteristi che erano entrati nelle logge alla
ricerca di segreti rosicruciani, ovvero curiosi che si facevano
"accettare" per ragioni sociali o passione antiquaria
per le tradizioni corporative). L’espressione "speculativi"
si affermerà nei primi decenni del Settecento per
indicare i non "operativi" che avevano aderito
alle logge per ragioni esoteriche e filosofiche culturalmente
impegnative e distinguerli dagli "accettati" che
erano mossi da semplici motivi di curiosità o sociali
(7).
Che
cosa trovavano nelle logge della corporazione muratoria
gli "accettati" e gli "speculativi"?
Forse trovavano meno di quello che si aspettavano. In Inghilterra
le organizzazioni locali "operative" erano chiamate
nel Medioevo misteres, parola che più tardi - trascritta
in mystery, "mistero" - comprensibilmente emozionava
gli esoteristi. Purtroppo i filologi moderni hanno accertato
che la parola inglese arcaica mistere era una semplice corruzione
dell’italiano "mestiere" (è nota l’importanza
dell’Italia per l’attività dei costruttori), e dunque
non faceva allusione a nessun "mistero" occulto
(8). Gli elementi decisivi per la formazione del successivo
rituale "speculativo" che si trovavano nella massoneria
"operativa" britannica erano sostanzialmente due.
Da una parte vi era un corpus di leggende contenuto nelle
cosiddette "Costituzioni manoscritte della massoneria",
i cui testi principali sono due manoscritti, Regius e Cooke,
che risalgono agli anni 1390-1410 (9). Questi manoscritti
contengono due diverse leggende sulle origini della muratoria:
una più antica - che è stata chiamata la "storia
antica breve" - e una più recente, la "storia
nuova lunga". La "storia antica breve" parte
da un mitico viaggio in Egitto di Euclide, che ivi avrebbe
fondato una scuola dell’arte della geometria e della costruzione,
trasmessa poi a numerosi popoli e in particolare agli inglesi
all’epoca del re Athelstan, che avrebbe dato ai liberi muratori
i loro regolamenti e costituzioni. La "storia nuova
lunga" parte invece da prima del Diluvio e menziona
vari personaggi biblici - tra cui Jabal, che sarebbe stato
un maestro costruttore impiegato da Caino, ed Enoch - che
avrebbero trasmesso i segreti dell’arte muratoria in lamine
d’oro o colonne nascoste (più tardi confuse con le
colonne Jachin e Boaz del tempio di Salomone, con cui all’origine
non si identificavano). Successivamente questi segreti sarebbero
stati rivelati ad Abramo, di cui sarebbe stato allievo Euclide
il quale avrebbe insegnato l’arte agli Egizi. Dagli Egizi
l’arte sarebbe stata ritrasmessa agli Ebrei, e avrebbe trovato
il suo culmine con Salomone e il suo tempio. Dopo la distruzione
del tempio l’arte sarebbe passata ai cristiani - fra cui
quattro martiri europei, costruttori di professione, i santi
Quattro Coronati -, sarebbe stata protetta in Inghilterra
da sant’Albano e codificata da Athelstan. Il materiale dei
manoscritti Regius e Cooke - che risale a prima della Riforma,
ed è quindi il corpus di leggende di una corporazione
cattolica - sarà poi rielaborato in decine di altri
manoscritti, che aggiungeranno il tema dell’arca di Noé
e si diffonderanno sul tempio di Salomone e sul suo architetto
Hiram Abiff. Douglas Knoop e G.P. Jones fanno notare che
la leggenda di Hiram Abiff così come i massoni di
oggi la conoscono - che comprende la sua uccisione da parte
di tre traditori a cui non voleva rivelare la "parola
del Maestro" - appare solo in manoscritti settecenteschi
(10). Alexander Horne in uno studio molto dettagliato sul
tema pubblicato nel 1972 rintraccia precedenti più
arcaici per il ciclo del tempio di Salomone e anche per
Hiram Abiff - sostenendo inoltre che temi antichi relativi
all’arca di Noé avevano potuto essere trasposti e
riferiti al tempio di Salomone (11) - ma ben pochi di questi
precedenti hanno a che fare con le corporazioni muratorie.
È pertanto possibile che in gran parte la leggenda
di Hiram non sia stata trovata ma portata dagli "accettati"
e dagli "speculativi" all’interno della massoneria
"operativa".
Il
secondo elemento rilevante per i successivi sviluppi "speculativi"
che gli "accettati" trovavano nelle logge della
muratoria è la "parola massonica", una
parola o segno di riconoscimento segreto su cui si leggono
spesso imprecisioni notevoli. Lo scopo della "parola
massonica" - nata in Scozia nel Cinquecento, ignota
nel Medioevo e ignota tra gli "operativi" in Inghilterra
(12) - era di carattere pratico: "venne in esistenza
perché era utile". Ma "è sufficiente
una rapida riflessione per rendersi conto che la parola
massonica sarebbe servita a poco o a nulla semplicemente
per distinguere i maestri costruttori abili e capaci dagli
altri". Per questo scopo c’era da sempre un metodo
più sicuro: "una prova pratica". In realtà
la "parola massonica" rispondeva a un problema
nuovo: la presenza in Scozia di lavoratori dell’industria
della costruzione - chiamati cowan - che erano tecnicamente
capaci di svolgere il loro lavoro (e di superare una prova)
ma non erano passati attraverso il regolare apprendistato
corporativo ovvero lavoravano al di fuori della corporazione,
qualche volta accettando salari minori di quelli corporativi.
La "parola massonica" permetteva ai capimastri
e agli imprenditori legati alla corporazione di riconoscere
i lavoratori che a loro volta appartenevano alla corporazione
massonica e di proteggere il sistema corporativo - che ormai
scricchiolava in tutta Europa - cercando di assumere soltanto
"liberi muratori" e non cowan abusivi (13). Tuttavia
la "parola massonica" è una innovazione
cinquecentesca, e alla fine del Cinquecento iniziano ad
affacciarsi nelle logge gli "accettati" e gli
esoteristi. Intorno alla "parola massonica" cominciano
così - quasi fin dalle sue origini - a nascere leggende,
come quella secondo cui si sarebbe trattato di una parola
magica capace di rendere invisibili. Per la diffusione di
queste leggende gioca un ruolo decisivo il reverendo Robert
Kirk (1644-1692) (14). Questo pastore presbiteriano scozzese
è soprattutto noto per la sua opera di divulgazione
della credenza nelle fate: anche se il suo Regno Segreto
sarà pubblicato solo nell’Ottocento, era già
una figura molto nota durante la sua vita, e quando morì
circolò la leggenda che non fosse veramente morto
ma fosse stato rapito dalle fate nel loro regno. Robert
Kirk si interessava a tutti i misteri della Scozia, tra
cui elencava "la parola massonica" di cui affermava
che "è come una tradizione rabbinica a guisa
di commento su Jachin e Boaz, le due colonne erette nel
tempio di Salomone (I Re 7, 21), con l’aggiunta di qualche
segno trasmesso da mano a mano, per mezzo del quale conoscono
e diventano famigliari l’uno con l’altro" (15). Nel
1652 le autorità presbiteriane avevano dichiarato
che nella "parola massonica" non c’era nulla di
peccaminoso, ed è possibile che il reverendo Kirk
fosse un massone "accettato" nella loggia di Scone
e Perth n. 3 (16). Robert Kirk scriveva tra il 1680 e il
1691 e il riferimento a "qualche segno" potrebbe
indicare già i five points of fellowship ("cinque
punti di fratellanza": piede con piede, ginocchio con
ginocchio, cuore con cuore, mano con mano, orecchio con
orecchio), descritti senza riferimento alle loro origini
in un manoscritto del 1696 (17) e spiegati in manoscritti
successivi con tentativi piuttosto macabri di rimettere
insieme, togliendoli dalla tomba, i corpi di Noé
o di Hiram Abiff per estrarre da questi corpi i loro segreti
(a queste leggende si collegherebbe l’espressione "c’è
ancora del midollo in quest’osso" - here is yet mar[r]ow
in this bone - formula promessa a una carriera nei rituali
"speculativi") (18). In ogni caso troviamo qui
un elemento di origine corporativa e pratica - la "parola
massonica" - nato, a differenza delle leggende sulle
origini dell’arte, in ambiente protestante e non cattolico
(in quest’ultimo, infatti, l’idea del segreto in genere
era certamente vista con maggiore sospetto) che si arricchisce
di un significato occulto grazie all’opera di esoteristi
come Robert Kirk i quali erano probabilmente massoni "accettati".
Ed è per opera di questo tipo di personaggi che le
leggende sulla storia antica dell’arte e la "parola
massonica" - le cui origini rispettive erano diverse
- si saldano fra loro, e la "parola massonica"
viene riferita a una "tradizione rabbinica" e
al tempio di Salomone.
Comunque
sia, i segreti propriamente esoterici non erano certamente
numerosi quando i primi "accettati" si fecero
ricevere nelle logge "operative" alla fine del
Cinquecento. Dopo un secolo, alla fine del Seicento, un
certo numero di segreti esoterici nelle logge massoniche
britanniche invece c'erano davvero: non, però, perché
ci fossero già prima (c’erano, come si è visto,
solo alcuni elementi), ma perché li avevano portati
nelle logge gli "accettati" di tendenze più
esoteriche che in gran numero si erano fatti ricevere nella
corporazione. La data del 24 giugno 1717, comunemente assunta
come data di fondazione della massoneria moderna, costituisce
la presa d'atto (in origine limitata alla città di
Londra) di una nuova situazione, in cui le logge dei liberi
muratori sono ormai composte quasi esclusivamente di "accettati",
in maggioranza ormai veri e propri "speculativi".
La massoneria "speculativa" moderna nasce a Londra,
anche se i primi "accettati" erano stati ammessi
nella corporazione in Scozia, perché in Scozia ancora
ai primi del Settecento "operativi" e "accettati"
convivevano nelle stesse logge, mentre in Inghilterra vi
erano ormai logge separate composte esclusivamente di non
"operativi" (e poteva perfino capitare che un
costruttore appassionato di esoterismo appartenesse a due
logge: una "operativa", dove discuteva i problemi
della sua professione, e una "accettata", dove
coltivava interessi filosofico-esoterici) (19). Gli ultimi
"operativi" puri - ormai quasi degli estranei
- vennero a poco a poco relegati alla periferia delle logge
londinesi, e queste decisero di darsi nuove costituzioni,
necessarie perché la realtà delle logge era
mutata: da corporazioni di arti e mestieri a circoli filosofico-esoterici
ormai completamente privi di qualunque funzione corporativa.
Le
logge londinesi affidano così al pastore presbiteriano
James Anderson (1680 o 1684-1739) - massone "speculativo",
ma anche scrittore di professione disposto a preparare libri
d'occasione a pagamento - la redazione delle loro nuove
Costituzioni. Il testo, pronto nel 1721, venne rivisto da
un comitato di massoni, di cui era magna pars il pastore
anglicano Jean-Théophile Desaguliers (1683-1744),
figlio di un profugo ugonotto francese e terzo Gran Maestro
della Gran Loggia di Londra dopo Antony Sayer (1672-1752)
e George Payne (1675-1757), e pubblicato nel 1723. Le Costituzioni
di Anderson comportano quattro parti: una storia leggendaria
dell'ordine e dell'"arte" massonica (che rimonterebbe
ad Adamo, Noè, Salomone e all'architetto del tempio
di quest'ultimo, Hiram); i "doveri" o charges;
un regolamento per le logge; una serie di canti per i tre
gradi di apprendista, compagno e maestro. La parte più
importante è quella dei "doveri", ancora
considerata vincolante da diverse massonerie contemporanee
e fonte di numerosi scismi nella storia, relativi soprattutto
al primo e al secondo "dovere". Il primo prevede
che un massone "se comprende correttamente l'Arte non
sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso";
non si tratta peraltro di seguire le stesse "denominazioni
o credenze religiose" ma solo "quella religione
su cui tutti gli uomini sono d'accordo". Il secondo
dovere chiede al massone la lealtà nei confronti
dei poteri politici costituiti e vieta alle logge qualunque
attività politica diretta. Qualche controversia hanno
causato anche il terzo "dovere" (che esclude tra
l'altro dalla massoneria le donne) e il sesto, dove - pur
senza usare la parola "segreto" - si raccomanda
di essere "prudenti" perché neppure "l'estraneo
più acuto sia capace di scoprire o di trovare quel
che non conviene neppure suggerire" (20).
Nelle
Costituzioni il riferimento all'esoterismo e al segreto
coesiste con il deismo illuminista della "religione
su cui tutti gli uomini sono d'accordo". Come abbiamo
visto, relativismo ed esoterismo erano già presenti
nelle prime formulazioni della leggenda rosicruciana. Questo
non significa che l'esoterismo cristianeggiante (seicentesco)
e l'illuminismo razionalista (settecentesco) siano riusciti
subito a coesistere perfettamente nelle logge massoniche.
Al contrario una reazione contro le Costituzioni di Anderson,
considerate troppo inclini al razionalismo e all'illuminismo,
determinò lo scisma degli Antients ("Antichi"),
con centro nella città di York (e con un quarto grado,
quello dell’Arco Reale, di intonazione cabalistica, più
tardi accolto da tutta la massoneria), che terminò
con la riunione con i Moderns di Londra solo nel 1813. Un
elemento di sincretismo - che ha dato origine a notevoli
controversie - è peraltro presente anche nell’Arco
Reale, dove viene rivelato (accanto al nome Jehovah) anche
un altro nome di Dio, Jahbulon o Jah-Bul-On, sintesi dei
nomi semitico (Jah o Jahveh), caldeo (Baal) e egiziano (On)
della Divinità. Per quanto riguarda "On"
sembra che i primi ritualisti dell’Arco Reale siano caduti
in errore a proposito del biblico Putifarre "sacerdote
di On" (Genesi 41, 45), interpretando On come se fosse
una divinità (forse Osiride) mentre invece si trattava
di una città (21). A prescindere dall’errore, la
letteratura anti-massonica cristiana ha spesso protestato
vivacemente per l’uso di un nome "pagano" di Dio
nell’Arco Reale. Un comitato incaricato di studiare la massoneria
dallo stesso Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra
(una comunità tradizionalmente filo-massonica ma
che dal 1987 ha cominciato a sollevare serie obiezioni sulla
massoneria) ha dichiarato che "Jahbulon (che si tratti
di un nome o di una descrizione), che appare in tutti i
rituali [dell’Arco Reale], deve essere considerato blasfemo:
nella teologia cristiana il nome di Dio (...) non deve essere
nominato invano, né può diventare parte di
un amalgama con i nomi di divinità pagane" (22).
In realtà sembra che non si tratti tanto di istillare
sottilmente il paganesimo ma - attraverso un nome che vuole
sintetizzare le divinità di popoli diversi - si voglia
indicare l’unità delle religioni se le si considera
a un livello più profondo o esoterico. A questa interpretazione,
difendendosi dalle accuse della Chiesa d’Inghilterra, si
erano avvicinati gli stessi responsabili dell’Arco Reale,
i quali però insistevano che l’unità viene
ricercata intorno a un "codice morale" comune
piuttosto che a una dottrina teologica (23). In seguito
alle polemiche sollevate dalla pubblicazione del best seller
anti-massonico del giornalista Stephen Knight The Brotherhood
- che insiste sul significato "segreto" della
parola Jah-Bul-On (24) - dirigenti dell’Arco Reale hanno
insistito che le tre sillabe Jah-Bul-On hanno tutte e tre
un significato biblico, giacché la sillaba "Bul"
o "Bel" può essere intesa come composta
dalla lettera B (Beth, che significa anche "casa")
e dalla parola El ("Altissimo", cioè Dio,
in ebraico) - con il significato complessivo, quindi, di
"Casa dell’Altissimo" - e la sillaba "On",
riferendosi precisamente alla città egiziana di cui
era sacerdote Putifarre, la cui figlia sposò Giuseppe,
intende appunto onorare quest’ultimo personaggio biblico
(25). Lo sforzo filologico è pregevole, ma l’interpretazione
è capziosa dal momento che - qualunque cosa ne pensino
esponenti dell’Arco Reale di oggi - non c’è dubbio
che per i primi ritualisti del grado "Jah-Bul-On"
era una parola che intendeva contenere il riferimento a
tre diverse divinità.
b)
Origini degli "alti gradi"
L'origine
degli "alti gradi" della massoneria (che inizialmente
contava solo i tre gradi di apprendista, compagno e maestro)
è in relazione alla sua introduzione e diffusione
in Francia, in cui giocò un ruolo prominente il cavaliere
scozzese André Michel de Ramsay (1686-1743), legato
alla spiritualità quietista di Madame Jeanne-Marie
Guyon (1648-1717). Il suo Discours (pronunciato nel 1736
e che avrebbe dovuto essere ripetuto a una grande riunione
delle logge di Francia prevista per il 24 marzo 1737, poi
vietata dalle autorità) (26) mira a propagandare
la massoneria fra i nobili francesi, dissipando l'impressione
che si tratti di una realtà nata fra semplici artigiani
e muratori e sostituendo all'origine storica muratoria un'origine
leggendaria cavalleresca. Secondo André Michel de
Ramsay cavalieri della più alta nobiltà europea
si sarebbero infiltrati nella corporazione massonica fin
dai tempi delle Crociate per perseguirvi al riparo da occhi
indiscreti i loro interessi esoterici. Da molti secoli la
massoneria sarebbe dunque, più che una realtà
corporativa, una realtà cavalleresca. Sulla base
di questa leggenda - creata consapevolmente a tavolino da
Ramsay, senza basi storiche - vennero elaborati interi sistemi
di "alti gradi" a simbologia cavalleresca, che
si aggiungevano ai primi tre detti della massoneria "azzurra"
che rimanevano comunque alla base del sistema (e che erano
di origine invece effettivamente corporativa). In Germania
il Discours di Ramsay venne letto con grande interesse e
collegato alle speculazioni, a loro volta prive di consistenza
storica, che fervevano nel Settecento su una prosecuzione
segreta dei Templari - in un clima ricco di segreti esoterici
e di misteri - dopo la loro soppressione nel 1312. I "cavalieri"
di cui Ramsay non aveva precisato l'identità venivano
così identificati con i Templari, arricchendo ulteriormente
la leggenda e dando origine a un gran numero di sistemi
di "alti gradi" in concorrenza fra loro (27).
Non tutti i massoni europei si entusiasmarono per le nuove
leggende cavalleresche e templari: in particolare i più
legati all'illuminismo e al razionalismo temevano che gli
"alti gradi" fossero veicolo per la prevalenza
degli elementi più inclini all'esoterismo e all'occultismo.
I sostenitori degli "alti gradi" sconfissero i
razionalisti su scala francese al Convento delle Gallie
(tenuto a Lione nel 1778 e dove giocò un ruolo importante
Jean-Baptiste Willermoz, 1730-1824, fondatore di un sistema
massonico-esoterico desunto dalle dottrine occulte di Jacques
Martinez de Pasqually, 1727-1774, ma insieme alla ricerca
di una difficile conciliazione con il cattolicesimo), e
su scala europea al convento di Wilhelmsbad nel 1782; pochi
anni dopo, la "corrente fredda" razionalista si
prese tuttavia una rivincita con la Rivoluzione francese
(tra i cui protagonisti figuravano importanti massoni della
"corrente fredda" e nel corso della quale i massoni
della "corrente calda" più esoterica furono
invece perseguitati). Sul piano massonico internazionale,
la massoneria arrivò negli Stati Uniti - paese che
in seguito avrebbe acquistato una grande importanza massonica
- corredata degli "alti gradi", e appunto negli
Stati Uniti - a Charleston, nel 1801 - fu fondata la versione
oggi più nota del sistema in 33 gradi detto Rito
scozzese antico e accettato (28), più tardi diffusa
in tutto il mondo grazie all'opera di una figura controversa
ma influente, Albert Pike (1809-1891) (29).
II.
Una mappa
1.
Le obbedienze
Per
evitare di confondersi nell'arcipelago di nomi e di sigle
che costituisce oggi la massoneria occorre anzitutto distinguere
fra obbedienze e riti, due realtà che vengono sovente
confuse. Le obbedienze sono federazioni amministrative di
logge o di gruppi nazionali di logge, che accettano la priorità
di una loggia originaria o almeno accettano di sottoporsi
a un certo coordinamento. I riti sono sistemi di gradi massonici,
di cui prescrivono non solo le cerimonie ma anche le caratteristiche.
All'interno di una stessa obbedienza possono essere praticati
diversi riti, senza che questo comporti uno scisma. Per
converso lo stesso rito può ritrovarsi in diverse
obbedienze. Si può vedere qui un'analogia con il
fatto che all'interno della stessa Chiesa cattolica coesistono
il rito latino, il rito siriaco, il rito ucraino e così
via, senza che si esca dall'unica Chiesa cattolica. L'analogia,
tuttavia, non deve essere presa alla lettera, e vale soprattutto
per le variazioni sul tema all'interno dei primi tre gradi
(più ricche nel mondo anglosassone). Per i gradi
superiori il rito è più di una semplice variante
cerimoniale: è una via iniziatica, con caratteristiche
e insegnamenti specifici che vengono trasmessi nei diversi
gradi.
Tutto
questo è chiaro in teoria: ma in pratica questioni
di rito hanno spesso determinato scismi anche quanto alle
obbedienze, soprattutto perché i riti hanno i loro
dirigenti (distinti da quelli delle obbedienze) ed è
spesso accaduto che fra i due gruppi dirigenti (che pure
dovrebbero in teoria esercitare la loro giurisdizione su
ambiti diversi) siano sorte rivalità e conflitti
(30).
Sul
piano delle obbedienze rivali possiamo distinguere:
a)
l'obbedienza della Gran Loggia Unita d'Inghilterra,
riconosciuta dalla maggioranza dei massoni mondiali (circa
sei milioni) come Gran Loggia Madre per tutto il mondo.
Due principali testi - Basic Principles for Grand Lodge
Recognition ("Principi per il riconoscimento della
Gran Loggia") del 1929 e Aims and Relationships of
the Craft ("Scopi e relazioni dell'Arte") del
1938 (rivisto nel 1949) - fissano i criteri per il riconoscimento
della "regolarità" massonica da parte della
Gran Loggia Unita. Secondo questi documenti la "regolarità"
deve essere triplice: di origine (è necessaria la
fondazione da parte di una Gran Loggia già riconosciuta
come regolare o di tre logge regolari), di territorio (una
sola Gran Loggia può essere riconosciuta come regolare
in ogni paese) e di dottrina (sono necessarie la credenza
in Dio come Grande Architetto dell'Universo, l'uso di un
"libro della legge sacra" - normalmente la Bibbia,
ma è ammesso un altro libro sacro tradizionale per
le logge che operano in paesi diversi dall'Occidente cristiano
-, l'esclusione delle donne e il divieto di discussioni
politiche nelle logge). È su questa base - che si
afferma dedotta dalle Costituzioni di Anderson, anche se
non mancano discussioni sulla loro interpretazione - che
le massonerie maggioritarie dei più importanti paesi
latini (Francia, Spagna, America Latina) hanno perso a partire
dal secolo scorso il riconoscimento della loro "regolarità",
accusate di ammettere nelle loro fila atei (31), di non
utilizzare la Bibbia e di occuparsi di temi politici. In
questa situazione si trovava fino al 1972 anche la massoneria
del Grande Oriente d'Italia, largamente maggioritaria nel
nostro paese (circa seicento logge e 15.500 membri), che
appunto nel 1972 era stata riammessa nella comunione con
la Gran Loggia Unita d'Inghilterra. Da tale comunione è
stata di nuovo esclusa nel 1993 in seguito alle polemiche
seguite a indagini giudiziarie sulle attività politiche
e affaristiche di alcune logge, e alla crisi interna che
ne è derivata. Dal 1972 chi non crede in Dio avrebbe
dovuto essere escluso dalle logge del Grande Oriente d'Italia.
Il Gran Maestro, Giuliano Di Bernardo, aveva tuttavia proposto
una nozione di Dio come "principio regolatore"
(32) che, benché non formalmente condannata da Londra,
era al limite di quanto può essere accettabile dalle
massonerie "regolari" e ha suscitato più
di una obiezione. È stato tuttavia lo stesso Giuliano
Di Bernardo a fondare, nella crisi massonica del 1993, una
Gran Loggia Regolare d’Italia concorrente del Grande Oriente
(per ora minoritaria), che è stata riconosciuta ad
experimentum da Londra (ma non dalle potenti massonerie
degli Stati Uniti, che pure con Londra sono in comunione).
b)
il CLIPSAS (Centre de Liaison et d'Information
des Puissances maçonniques signataires de l'Appel
de Strasbourg, "Centro di collegamento e di informazione
delle potenze massoniche firmatarie dell'Appello di Strasburgo")
riunisce dal 1971 i Grandi Orienti di Francia, Belgio e
Germania - in quest'ultimo paese è presente anche
una Gran Loggia "regolare" di obbedienza inglese
- e le Grandi Logge olandese e danese, nonché la
Gran Loggia d'Italia (Palazzo Vitelleschi), la seconda denominazione
del nostro paese dopo il Grande Oriente (Palazzo Giustiniani).
La Gran Loggia d’Italia è la più grande fra
le numerose obbedienze concorrenti che derivano dalla scisma
massonico del 1908 di Saverio Fera (1850-1915), un pastore
evangelico particolarmente anti-cattolico (33), ma ostile
all’anticlericalismo esasperato del Grande Oriente del suo
tempo che talora accoglieva personaggi e tematiche anticristiane.
Nella storia delle obbedienze che risalgono a Fera e al
suo successore Raoul V. Palermi (1864-1948), dette spesso
"di Piazza del Gesù", dal nome della piazza
romana dove la principale ha avuto sede per molti anni,
gli scismi sono frequentissimi - e costituiscono un elemento
decisivo per spiegare la compresenza in Italia di numerose
obbedienze massoniche minori - e, rispetto al Grande Oriente,
vi è stata una maggiore presenza di un elemento "cristiano"
e talora anche "filo-cattolico", che tuttavia
"si diluì non poco" a partire dalla seconda
metà degli anni 1950 (34). Le obbedienze che aderiscono
al CLIPSAS denunciano "il dogmatismo e il conservatorismo
sociale della massoneria anglosassone", ammettono gli
atei e gli agnostici (per il Grande Oriente di Francia,
dal 1877, data in cui venne soppresso l'obbligo del riferimento
al Grande Architetto dell'Universo, con conseguente separazione
dalla Gran Loggia di Londra), talora anche le donne (come
fa la Gran Loggia di Palazzo Vitelleschi), e non rinunciano
a un'azione politica in favore "dei diritti dell'uomo
e della democrazia" (così recita l'"Appello
di Strasburgo"). Benché in maggioranza non aderiscano
al CLIPSAS le massonerie di lingua spagnola sono in genere
su posizioni simili;
c)
la letteratura della Gran Loggia Unita d'Inghilterra
denomina "massoneria di frangia" (fringe masonry)
l'insieme delle obbedienze i cui interessi si situano soprattutto
sul versante dell'occultismo e della magia. Questi interessi
a partire dal secolo scorso sono largamente scoraggiati
nella massoneria "regolare" e hanno quindi preso
la strada di organizzazioni "di frangia". Alcune
di queste organizzazioni non sono semplicemente "irregolari"
(in quanto affermano di interessarsi solo dei gradi superiori
al terzo, riconoscendo alla Gran Loggia Unita la giurisdizione
universale sui primi tre gradi, di cui soltanto essa dichiara
di occuparsi). Tuttavia la loro ideologia si allontana notevolmente
dallo spirito e dalla mentalità della massoneria
"regolare" per cui spesso finiscono per dotarsi
anche di gradi azzurri propri, diventando così, oltre
che "di frangia", anche "irregolari".
Le obbedienze "di frangia" più diffuse
adottano una simbologia ispirata all'antico Egitto e costituiscono
la famiglia (divisa in numerose obbedienze rivali) delle
massonerie "egiziane", il cui antecedente storico
è rappresentato dall'Alta massoneria egiziana creata
da Cagliostro (1743 o 1749-1795) (35);
d)
certamente "irregolari" (nel senso di considerate
non regolari dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, fedele
alle Costituzioni di Anderson che come abbiamo visto escludono
le donne) - oltre che "di frangia" - sono le obbedienze
femminili e miste nate con lo scopo precipuo di
riconoscere alle donne a pieno titolo l'appartenenza massonica:
la principale è l'ordine misto Le Droit Humain, fondato
nel 1893 in Francia dalla femminista Maria Deraismes (1828-1894)
e dal senatore Georges Martin (1844-1916). Dalle obbedienze
femminili e miste vanno distinte le logge "di adozione",
semplici ausiliari della massoneria che organizzano le spose
e le figlie dei massoni senza che queste ultime rivendichino
in alcun modo una effettiva appartenenza all'ordine (di
questo tipo è la Stella d'Oriente, che ha nel mondo
circa tre milioni di adepte).
È
opportuno precisare - per non dare luogo a equivoci - che
questo schema ha un semplice valore di mappa, non di giudizio:
non è possibile risolvere tutti i problemi sulla
base della semplice dicotomia "regolare"/"irregolare"
o dei riconoscimenti internazionali (talora indubbiamente
concessi tenendo conto anche di ragioni di opportunità
politica); piuttosto, ogni obbedienza deve essere esaminata
nelle sue caratteristiche e nella sua storia.
2.
I riti
Le
enciclopedie massoniche riportano diverse centinaia di riti
diversi, che sarebbe certamente troppo lungo esaminare in
questa sede. Al cuore della storia massonica si situa il
rito Emulation, il più diffuso per i primi tre gradi
di apprendista, compagno e maestro nelle logge inglesi.
Largamente praticati - e retti da gerarchie proprie - sono
i cosiddetti gradi complementari: il grado dell’Arco Reale,
complementare a quello di maestro, e il grado di Mark Master,
complementare a quello di compagno. Molto diffusi in ambiente
anglosassone sono pure i gradi di Knights Templar ("cavalieri
templari"), che rappresentano quanto sopravvive della
leggenda templare nella massoneria maggioritaria. Negli
Stati Uniti è largamente diffuso il Rito di York
che fonde insieme Arco Reale, massoneria del Marchio (gradi
dal quarto al settimo), gradi "criptici" (ottavo
e nono, più decimo in alcune giurisdizioni) e quattro
ulteriori gradi "templari". Con il Rito di York
rivaleggia per diffusione il Rito Scozzese Antico e Accettato
(il più diffuso in Italia) in 33 gradi (da cui l'abitudine
a considerare i massoni più elevati in grado come
necessariamente dotati della qualifica di "33°",
il che è vero per questo Rito ma non per altri).
Nel Grande Oriente di Francia si segue un Rito francese,
assai più scarno e semplificato. Nelle massonerie
"egiziane" dominano il rito di Memphis (92 gradi)
e quello di Misraïm (90 gradi), nonché varie
loro combinazioni. In alcuni paesi varianti del Memphis
e/o del Misraïm sono riconosciute come riti anche da
obbedienze "regolari".
3.
Gli organismi para-massonici e pseudo-massonici
Nella
letteratura specializzata si incontra spesso il riferimento
a organismi "para-massonici", "simil-massonici"
e "pseudo-massonici". In genere gli specialisti
riservano l'appellativo "para-massonico" agli
ordini e alle società che non fanno tecnicamente
parte della massoneria ma che ammettono nel loro seno esclusivamente
massoni. La più importante organizzazione di questo
tipo è la Shrine (il cui nome completo è Ancient
Arabic Order Nobles of the Mystic Shrine, "Antico Ordine
Arabico dei Nobili del Santuario Mistico"), fondata
nel 1871 negli Stati Uniti dal medico Walter Millard Fleming
(1838-1913) e dall'attore William Jermyn Florence (1831-1891).
La Shrine adotta una simbologia "islamica" e orientale
(talora grandiosa: alcuni suoi "templi" sembrano
grandi moschee, possiedono autentici cammelli arabi e così
via), non senza un'intenzione ludica di messa in scena e
di scherzo; riunisce però una élite della
massoneria americana e gode di prestigio anche per le sue
imponenti attività benefiche nel settore degli ospedali
infantili. Un altro esempio di organismo para-massonico
è costituito dalla Societas Rosicruciana in Anglia,
fondata da Robert Wentworth Little (1840-1878) nel 1865-1866,
riservata ai massoni e luogo di incubazione nel 1888 del
più famoso ordine di magia cerimoniale moderno, l'Ordine
Ermetico della Golden Dawn. La Golden Dawn, a sua volta,
non è un organismo massonico perché - sebbene
fondata da massoni - ha sempre ammesso nei suoi ranghi i
non massoni e anche le donne. In genere i vari "nuovi
movimenti magici" moderni (36) - benché talora
fondati e frequentati da massoni - non vanno confusi con
la massoneria. Lo stesso vale, a più forte ragione,
per movimenti a metà strada fra la religione e la
magia come la Società Teosofica o la Società
Antroposofica (37), per i quali la definizione di organismi
"massonici" è chiaramente sbagliata, anche
se i loro fondatori e loro esponenti di spicco hanno avuto
interesse per vari tipi di massoneria, specialmente "di
frangia".
Possiamo
chiamare "simil-massonici" i numerosi organismi
e fraternità sorti, soprattutto negli Stati Uniti
(ma anche altrove), a imitazione e in concorrenza con la
massoneria, spesso (ma non sempre) rivolgendosi a classi
sociali più basse rispetto a quelle da cui la massoneria
traeva i suoi membri: gli Odd Fellows, i Knights of Pythias,
l'Improved Order of Red Men, e così via (38). Questi
ordini - oggi in marcato declino, ma in parte tuttora esistenti
- non sono massonici, e mostrano che la massoneria è
la species di un genus - la "fraternità"
moderna - che si esprime anche in forme diverse, le quali
talora si rivolgono, in ambienti diversi, allo stesso tipo
di bisogni e di aspettative sociologiche.
La
letteratura massonica ama chiamare "pseudo-massonici"
gli organismi che utilizzano nel loro nome la parola "massoneria"
ma sono considerati al di fuori del mondo massonico dalla
maggioranza degli organismi "regolari" o ufficiali.
In questo ambito rientrano le iniziative messe in atto di
tanto in tanto da meri avventurieri che vendono gradi "massonici"
a puro fine di lucro (attività repressa negli Stati
Uniti - ma non sempre altrove e certamente non in Italia
- dai tribunali, che oltre Oceano riconoscono alla massoneria
"regolare" un monopolio sulla parola "massoneria")
e anche da gruppi che inventano "massonerie" senza
alcuna derivazione da obbedienze note per coprire semplici
attività illecite o criminali (se ne sono avuti diversi
esempi nell’Italia Meridionale negli ultimi anni). Alcuni
chiamano "pseudo-massoneria" anche la cosiddetta
Prince Hall Freemasonry, nata fra i neri americani che per
lunghi anni sono stati esclusi dalle logge degli Stati Uniti
(e ancora oggi, in vari Stati, sono discretamente scoraggiati
dall'aderire). Alcuni neri costituirono così una
massoneria nera chiamata Prince Hall dal nome del suo mitico
fondatore settecentesco; più tardi le organizzazioni
massoniche e para-massoniche bianche acquisirono il loro
corrispettivo nero (alla Shrine venne a corrispondere una
Black Shrine e così via). Le relazioni fra massoneria
e Prince Hall Freemasonry sono però migliorate negli
ultimi anni; varie logge americane hanno sviluppato relazioni
cordiali, non utilizzano più l'espressione "pseudo-massoneria"
e dirottano discretamente verso le logge Prince Hall i neri
che si presentano per aderire alla massoneria "bianca"
che pure ufficialmente non sarebbe più segregata.
III.
Le origini del problema
1.
Esiste una dottrina massonica?
Le
Costituzioni di Anderson (secondo e sesto "dovere")
escludono dai soggetti di cui si può parlare in loggia
le "discussioni di religione, di nazione o di politica".
Sembra che rimanga molto poco, e in effetti è difficile
ricavare dalle Costituzioni una vera e propria dottrina.
Gli unici riferimenti precisi sono quelli alla legge morale
(naturale) e alla "religione su cui tutti gli uomini
sono d'accordo". Nelle Costituzioni della Gran Loggia
Unita, del 1815, il deismo di Anderson si orienta verso
un teismo personale: si parla di un Dio capace di "vedere
i cuori" degli uomini e del dovere di credere in un
"glorioso architetto del cielo e della terra",
"qualunque sia la religione di un uomo e il suo modo
di adorare".
La
massoneria come emerge dalle sue carte di fondazione anglosassoni
non è una dottrina, ma un metodo che propone la libera
discussione dei problemi e la loro soluzione secondo quanto
sembra vero e giusto alla maggioranza dei fratelli. La discussione
ha un limite positivo: non è permesso mettere in
discussione l'esistenza di Dio; ma Dio può essere
concepito in una grande varietà di modi, anche lontani
da quanto propongono le religioni tradizionali. Gli stessi
tentativi di restringere la nozione di Dio ammessa in massoneria
al solo "monoteismo" sono sempre stati respinti
anche dalla massoneria anglo-americana "regolare"
(39). E, in realtà, la discussione ha anche un limite
negativo: tutto può essere messo in questione, tranne
il metodo stesso. Chi per esempio proponesse l'unicità
di una verità, di una religione, di una via si porrebbe
automaticamente al di fuori del metodo massonico. È
in questo senso che l'ex-Gran Maestro del Grande Oriente
d'Italia, Armando Corona, poteva recentemente dichiarare
che il "fondamentale principio massonico" è
quello secondo cui "non esiste un'unica religione per
arrivare alla Salvezza", mentre "la Chiesa cattolica
ha i dogmi e considera la propria l'unica vera religione"
(40). In un’altra "famiglia" massonica, quella
del Grande Oriente di Francia, un dirigente massonico che
aveva partecipato a un dialogo con cattolici, Alain Gérard,
confermava che "la massoneria del Grande Oriente di
Francia non è né una religione né una
filosofia, ma soltanto un metodo". Questo metodo, secondo
Alain Gérard, non impedisce a nessuno di avere opinioni
ben definite - per esempio al cattolico di essere cattolico
- ma impone a tutti di "mettere in discussione"
le loro opinioni quando il lavoro di loggia comincia, accettando
l’ipotesi che possano eventualmente essere false (o debbano
essere superate in una sintesi superiore). Il metodo massonico
"non significa che non si abbiano idee chiare; significa
soltanto che si accetta di metterle in questione. Questa
messa in discussione non può veramente avere luogo
se si dichiara prima che, qualunque sia l’esito della discussione,
ci sono dei punti su cui si continuerà a essere convinti
di avere ragione" (41). Non si potrebbe esporre meglio
una posizione che accomuna tutte le famiglie massoniche:
chi accetta il metodo massonico deve essere disposto a mettere
sul tavolo le sue idee, a "metterle in questione"
e ad accettare il verdetto che emergerà dalla discussione
condotta secondo i principi del libero dibattito. Qui sta
la radice del problema: perché le Chiese e comunità
cristiane - soprattutto la Chiesa cattolica - pensano che
alcune delle verità che insegnano ai loro fedeli
siano, per usare un termine sociologico, non negoziabili;
non siano di origine umana ma divina, e quindi non possano
essere "messe in questione" senza escludere a
priori la prospettiva di rivederle o abbandonarle.
Questa
problematica, naturalmente, deve essere considerata in relazione
alle esigenze sociologiche da cui nasce storicamente e psicologicamente
la massoneria, che risolve il dramma del pluralismo ideologico
moderno offrendo come sua chiave di comprensione il relativismo.
Spesso autori massonici non accettano l’espressione "relativismo",
considerandola ingiusta e riferita a una sorta di disinteresse
per la verità che non sembra loro di professare.
Essi osservano che, al contrario, vi sono stati nella storia
numerosi massoni così convinti di una loro idea -
nazionale, politica o sociale - da dare per questa idea
la vita (42). Ma vi è qui una confusione fra due
categorie filosofiche diverse: lo scetticismo e il relativismo.
Mentre lo scettico teorico pensa che non esista la verità,
e lo scettico pratico che non sia importante, il relativista
talora è sinceramente affezionato a una verità
relativa ma, nonostante questo, considera "la verità
come qualche cosa di dipendente da una variabile indipendente
che, come tale, la determina". Questa "variabile
indipendente" può essere la ragione umana, per
cui il razionalismo e l’avversione per i dogmi non riducibili
ai "limiti della sola ragione" non escludono il
relativismo. Anzi, spesso il razionalismo finisce per "sboccare
nel relativismo, nel senso che solamente è vero quanto
si relaziona gnoseologicamente in forma diretta con la ragione
umana, variabile indipendente in funzione della quale si
determina la verità" (relativa) (43). Affermare
che il metodo massonico si situa nell’orizzonte del relativismo
non significa accusare i massoni nel loro insieme - o singoli
massoni - di negare la conoscibilità filosofica o
la rilevanza esistenziale della verità. Significa
solo constatare che si tratta di un metodo che promuove
una visione della verità come relativa e condizionata
da variabili indipendenti che la determinano: e questa,
precisamente, è la definizione del relativismo.
È
in questo senso, appunto, che il metodo massonico è
collegato all’origine sociologica della massoneria e del
suo successo. In una delle più serie indagini sul
significato storico-sociologico della massoneria negli Stati
Uniti, Lynn Dumenil ha scritto che "per gli uomini
disturbati dalle grandi controversie sulla Bibbia e sulla
validità del cristianesimo la massoneria offriva
un’esperienza religiosa che era confortevole e che non arrecava
disturbo. [Una Convenzione massonica dichiarava che] ‘l’anima
perplessa per le divergenze fra le religioni può
rifugiarsi nella sala della loggia e lì trovare riposo’...
[Una rivista massonica scriveva che] ‘mentre la guerra promossa
dalla scienza costringe il rigido dogmatismo dei credi ecclesiastici
ad arretrare, questa guerra non ha potere sulla religione
soggettiva del cuore, sulla quale sola gli uomini possono
essere condotti a convenire, e che è quindi la religione
della massoneria’. La massoneria esercitava una speciale
forza di attrazione sugli uomini che continuavano a credere,
ma che erano incerti su che cosa realmente credevano"
(44).
Naturalmente
- come le osservazioni di Lynn Dumenil si riferiscono solo
alla massoneria negli Stati Uniti in una certa epoca storica
- così non tutte le massonerie si attengono alle
Costituzioni di Anderson. A partire dal secolo scorso (ma
con prodromi già nel Settecento) soprattutto le massonerie
latine hanno talora ripudiato l'obbligo di non prendere
posizione in materia religiosa, sociale e politica e hanno
elaborato una serie di posizioni dottrinali più precise
promuovendo l'anticlericalismo, il laicismo, il naturalismo
in tutti i settori. Battaglie come quella per la laicità
della scuola (45), per il divorzio e più tardi in
alcuni paesi anche per l'aborto sono state promosse apertamente
da alcune obbedienze massoniche latine, il cui anticlericalismo
ha assunto in varie epoche storiche toni virulenti. La massoneria
"regolare", naturalmente, tiene a precisare che
si tratta di posizioni tipiche di obbedienze separate da
Londra, che hanno violato il divieto di prendere posizioni
religiose o politiche. D'altro canto si tratta di conseguenze
che non possono essere considerate soltanto "deviazioni"
estranee alle premesse massoniche, giacché dal deismo
e dal relativismo non è illogico dedurre, con varie
sfumature, anche forme di laicismo.
È
vero, in ogni caso, che quello che tutte le massonerie hanno
in comune è il metodo, così come molti calcolatori
possono avere in comune lo stesso programma (o programmi
con variazioni così modeste da potere essere considerate
secondarie). Quello che esce dal programma può variare
a seconda dei dati immessi (e così diverse obbedienze
e diverse massonerie possono assumere posizioni diverse
su quasi tutti i problemi), ma il metodo rimane comune.
Il
metodo massonico, peraltro, non è una semplice tecnologia.
La sua pratica implica un orizzonte etico-filosofico che
deve essere condiviso da chi partecipa ai lavori di loggia;
diversamente, il metodo rischierebbe da una parte di non
essere compreso, dall'altra di portare non a risultati variabili
all'interno dei limiti che abbiamo esaminato ma a un'assenza
di risultati che impedirebbe il suo stesso funzionamento.
Il volume più influente sulla mentalità dei
massoni americani nel nostro secolo è probabilmente
The Builders del reverendo Joseph Fort Newton (1876-1950),
un pastore che fu al servizio di diverse comunità
protestanti e che pubblicò per la prima volta negli
Stati Uniti quest'opera fondamentale nel 1914. Newton ammette
la centralità del metodo, ma lo fonda su quella che
definisce "la filosofia massonica" (masonic philosophy)
il cui principio centrale sarebbe il seguente: "poiché
l'anima umana è affine a Dio, ed è dotata
di poteri a cui nessuno può fissare un limite, è
in fatto, e deve essere in diritto, libera. Pertanto, secondo
la logica della sua filosofia non meno che secondo l'ispirazione
della sua fede, la massoneria è stata spinta a presentare
le sue storiche domande per la libertà di coscienza,
per la libertà dell'intelletto e per il diritto di
tutti gli uomini di ergersi senza timore e senza paura,
uguali tutti di fronte a Dio e alla legge, ognuno pronto
a rispettare i diritti dei suoi simili" (46). Il riferimento
a Dio e alla fede certamente non si ritroverà negli
stessi termini nelle massonerie che si ispirano al Grande
Oriente di Francia: ma neppure in queste ultime mancherà
il riferimento a un orizzonte etico e filosofico che fonda
e regge il metodo. Dal punto di vista etico il metodo si
fonda sul primato della tolleranza e della libertà
di coscienza (che si espande in una prospettiva più
generale - variamente intesa da diversi autori massonici
- sulla libertà e la solidarietà). Dal punto
di vista filosofico l'orizzonte del metodo massonico - senza
il quale il metodo stesso diventerebbe inintelligibile o
impraticabile - comprende:
a)
un principio epistemologico di tipo realista, secondo cui
il mondo e l'uomo hanno un'esistenza indipendente su cui
è possibile enunciare affermazioni che, se non sono
definitive e "dogmatiche", sono però ragionevoli;
benché esponenti importanti dell'idealismo filosofico
siano stati massoni, tutti i tentativi più autorevoli
di costruire una masonic philosophy - e gli stessi documenti
di fondazione - sembrano dare per scontato un orizzonte
epistemologico di tipo realista;
b)
un principio antropologico di tipo antropocentrista, secondo
cui l'uomo è libero ed è al centro del suo
mondo: se così non fosse, vi sarebbero elementi per
mettere in dubbio la validità di qualunque risultato
del metodo massonico;
c)
un principio filosofico di tipo spiritualista, secondo cui
nel mondo e nell'uomo vi è qualcosa di più
di quanto cade sotto il dominio dei sensi e delle scienze,
sia questo "di più" immanente o trascendente;
una prospettiva puramente materialista - che escluderebbe
dagli argomenti a cui può essere applicato il metodo
massonico quelli che attengono al "di più"
dichiarandoli semplicemente privi di senso - sarebbe in
contrasto con i documenti di fondazione della massoneria
ed è stata coltivata solo in ambienti del Grande
Oriente di Francia (con paralleli in alcuni paesi di lingua
spagnola) in un periodo storico specifico, a proposito del
quale si è parlato di un influsso "patologico"
e onnipervadente dell'anticlericalismo che ha indotto a
una (temporanea) limitazione dell'ambito di applicazione
del metodo sostanzialmente estranea alla massoneria (47).
In
questa chiave molto generale - che fa riferimento a un orizzonte
piuttosto che a una dottrina - è legittimo parlare
non solo, al plurale, di diverse filosofie massoniche (proposte
da singole obbedienze o singoli autori a sostegno della
loro prospettiva particolare) ma anche di quella che Newton
(preceduto e seguito da numerosi autori massonici) chiama
"la filosofia massonica", dal momento che proporre
un metodo significa già proporre - in modo esplicito
o implicito - l'orizzonte filosofico su cui il metodo si
fonda e in assenza del quale non esisterebbero argomenti
per suggerire che un metodo è preferibile a un altro.
Nello stesso senso si ritrova l'espressione "filosofia
massonica" in critiche che provengono dal magistero
cattolico. Tali critiche - per distinguerle da altre solo
apparentemente simili - vanno però inquadrate in
una tipologia più comprensiva delle prospettive da
cui, nella storia, hanno preso le mosse forme diverse di
opposizione alla massoneria.
2.
Una tipologia degli anti-massonismi
Prima
ancora che la massoneria moderna venisse fondata, nel 1717,
si erano già manifestate reazioni anti-massoniche.
Nel 1698, per esempio, un certo M. Winter fece diffondere
un volantino indirizzato "A tutte le persone timorate
di Dio nella città di Londra" in cui si metteva
in guardia dal "male perpetrato di fronte a Dio dai
cosiddetti Massoni": "essi sono l’Anticristo che
viene ad allontanare gli uomini dal timore di Dio. Perché
mai certi uomini dovrebbero incontrarsi in luoghi segreti
e con segni segreti, stando attenti che nessuno li veda,
se fosse per compiere l’opera di Dio? Non sono questi i
modi degli operatori di iniquità?". "Non
mescolatevi con questa gente corrotta - consigliava il volantino
- per non trovarvi con loro quando verrà la consumazione
del mondo" (48). Come si vede, l’anti-massonismo è
almeno antico quanto la massoneria. Tuttavia, come è
più opportuno parlare di massonerie, al plurale,
così esistono diversi tipi di anti-massonismo. A
proposito delle critiche alle cosiddette "sette"
la letteratura sociologica distingue oggi fra un movimento
anti-sette laico e un movimento contro le sette religioso,
e, all’interno di quest’ultimo, fra una interpretazione
che analizza le dottrine dei diversi movimenti e un’altra
che insiste sulla presenza del Demonio che opererebbe dietro
le "sette" in modo diretto e immediato (49). Sembrerebbe
che tutti gli oppositori delle "sette" siano alleati
o possano facilmente collaborare, ma in realtà non
è così. Il movimento anti-sette laicista rimprovera
alle "sette" di essere, in un certo senso, ancora
troppo religiose in una società secolarizzata; il
movimento contro le sette cristiano accusa invece i nuovi
movimenti di essere troppo poco religiosi nel senso che
il Cristianesimo dà alla religione, da cui deduce
tutta una serie di conseguenze a cui le "sette"
vogliono sfuggire. I due tipi di critica possono talora
appoggiarsi sugli stessi dati e sugli stessi fatti: dal
punto di vista dottrinale sono invece non solo diversi,
ma opposti. Lo stesso - mutatis mutandis - avviene per le
critiche alla massoneria.
a)
L’anti-massonismo laico
Soprattutto
in anni recenti si è manifestato con sempre maggiore
evidenza un movimento anti-massonico di tipo laico, le cui
origini sono peraltro antiche. Già nella maggiore
ondata anti-massonica della storia degli Stati Uniti - fiorita
soprattutto dopo il caso Morgan del 1836 (di cui si occupa
in questa sede, per le sue relazioni con il Mormonismo nascente,
il contributo di Michael W. Homer), e da cui sorse perfino
un Partito Anti-Massonico, che ottenne un certo successo
- si potevano agevolmente distinguere una componente religiosa,
di tipo protestante (che talora sospettava nella massoneria
segrete tendenze filo-cattoliche), e una laica, che rimproverava
alla massoneria il suo carattere segreto e di élite
poco compatibile con gli ideali ugualitari della democrazia
jacksoniana (50).
Nel
nostro secolo un anti-massonismo laico e politico è
stato spesso presentato da autori di ispirazione marxista.
Un testo del 1993 emblematico di quest’ultima tendenza -
scelto fra molti - è I mandanti di Gianni Cipriani,
esperto di cose massoniche del quotidiano L’Unità
(51). Il volume costituisce un puntiglioso inventario delle
notizie, voci, rumori che in sede giudiziaria e giornalistica
hanno collegato questa o quell’obbedienza massonica alla
mafia, ed entrambe ai servizi segreti "deviati"
e al sistema di corruzione politica di Tangentopoli. Alcune
notizie sono forse vere e potrebbero essere anche interessanti
(anche se occorre sempre distinguere fra obbedienza e obbedienza
e fra loggia e loggia), ma il quadro interpretativo è
tipico di una tradizione anti-massonica le cui differenze
con le critiche di ispirazione religiosa alla massoneria
sono evidenti. Lo scopo di una gigantesca operazione criminal-politico-massonica,
diretta dagli Stati Uniti, sarebbe stato per cinquant’anni
principalmente questo: impedire al PCI (e più recentemente
al PDS) con tutti i mezzi di pervenire al governo della
Repubblica. Se questa tesi è già di per sé
poco credibile (davvero gli uomini politici affiliati alla
massoneria nell’Italia del dopoguerra sono stati tutti e
sempre anticomunisti?), più significativo ancora
è il quadro di riferimento ideologico soggiacente.
Per l’autore del volume - e per il professor Giuseppe De
Lutiis, che ne firma la prefazione - il metodo massonico
merita apprezzamento in quanto portatore di "principi
libertari" e "mezzo di elevazione spirituale"
(52).
Perché,
nonostante questo metodo in sé apprezzabile, la massoneria
ha "deviato" alleandosi alla mafia e all’anticomunismo?
Perché, risponde Cipriani, la massoneria è
ancora troppo "conservatrice", troppo poco "laica"
(legata com’è a forme arcaiche di spiritualismo e
di esoterismo), per quanto ami sventolare la bandiera della
laicità, troppo poco convertita all’ideale dello
Stato sociale moderno e ferma a un liberalismo e a un liberismo
individualisti. Il conflitto tra massoneria e Chiesa sarebbe
in questa prospettiva un conflitto tra forze tutte e due
"conservatrici", fra forme di pensiero nonostante
tutto entrambe "forti", in concorrenza fra loro
ma oggi ugualmente superate da un nuovo progressismo che
va ben al di là del riformismo massonico dei secoli
passati (53). Questa prospettiva, naturalmente, non è
nuova: lo stesso anti-massonismo si era manifestato nella
letteratura sovietica contro la massoneria, che si era espressa
anche in romanzi popolari dove i massoni erano presentati
come i "cattivi" non perché troppo radicali
e laicisti ma, al contrario, perché troppo "borghesi"
e spiritualisti (54). In campo marxista si potrebbe citare
una vasta letteratura: queste osservazioni sono però
sufficienti a mostrare le differenze - anzi la vera e propria
opposizione - fra un anti-massonismo laico (che nel nostro
secolo è stato promosso soprattutto da marxisti)
che accusa la massoneria di essere troppo poco laicista
e statalista e il tradizionale contro-massonismo religioso
che accusa al contrario le logge di essere troppo laiciste
e di avere offerto tramite il naturalismo sociale - almeno
in alcune epoche storiche e in alcuni paesi - un supporto
culturale e ideologico allo statalismo.
b)
Il contro-massonismo religioso
Il
contro-massonismo protestante
Quando
si parla di un contro-massonismo di ispirazione religiosa
occorre anzitutto distinguere fra letteratura contro-massonica
protestante e cattolica. Se numerose critiche sono comuni,
non si può dimenticare che esiste tutto un filone
- ancora oggi rigoglioso - del contro-massonismo protestante
che accusa la massoneria di essere (forse perché
influenzata dalle sue origini corporative) condizionata
dal cattolicesimo o cripto-cattolica. In questa prospettiva
la massoneria viene accusata di insegnare la "salvezza
tramite le opere" e non per sola fede contro cui si
levarono i primi riformatori protestanti. "La massoneria
- scrive uno dei più diffusi manuali anti-massonici
del protestantesimo fondamentalista americano contemporaneo,
che è alle origini anche di una fortunata serie televisiva
anti-massonica - insegna esattamente quello che Dio condanna
come un falso vangelo, cioè che l’uomo si salverà
e andrà in Paradiso come risultato delle sue opere
buone (...). La Bibbia dichiara che questo insegnamento
è sotto la maledizione di Dio" (55). Naturalmente
rispondendo a queste critiche esponenti della massoneria
obiettano che nelle logge non si insegna la dottrina della
salvezza tramite le opere (perché, ancora una volta,
la massoneria non insegna propriamente nessuna dottrina);
e anche un cattolico potrebbe rispondere che la dottrina
attribuita dal fondamentalismo contemporaneo alla Chiesa
cattolica sotto il nome di "salvezza tramite le opere"
è piuttosto una caricatura di quanto la Chiesa effettivamente
insegna. In questa sede, tuttavia, quel che è importante
mettere in luce è l’esistenza di specificità
del contro-massonismo protestante (oggi - come già
nei primi decenni dell’Ottocento - oggetto di una ricca
fioritura specialmente negli Stati Uniti) che lo rendono
diverso dal contro-massonismo cattolico, con cui pure condivide
alcuni temi. Il conflitto, d’altro canto, non è sempre
puramente teorico: ancora oggi non manca negli Stati Uniti
una letteratura protestante anti-massonica che è
contemporaneamente anti-cattolica (56), e nel secolo scorso
il "nativismo" statunitense che ispirava anche
una parte del Partito Anti-Massonico proponeva la messa
al bando dei "tre nemici" dell’America protestante
e della sua "religione civile": i massoni, i mormoni
e i cattolici (57).
Il
contro-massonismo cattolico
Se
passiamo a osservare il contro-massonismo cattolico, possiamo
distinguere al suo interno due tradizioni diverse (una distinzione
simile sarebbe possibile, del resto, anche nella storia
del contro-massonismo protestante). Come per il movimento
"contro le sette", così il contro-massonismo
religioso si è presentato spesso diviso fra un’ala
"diabolistica" - pronta a sospettare interventi
diretti del Demonio in loggia - e un’ala "filosofica"
che (certamente senza escludere l’intervento del Demonio
nella storia come radice profonda degli errori degli uomini)
resta scettica sulle apparizioni di Satana nelle logge e
preferisce restare sul terreno più solido di un’analisi
del metodo massonico e dei suoi risultati. Lo scontro fra
le due anime del contro-massonismo cattolico divenne particolarmente
evidente in occasione della mistificazione di Léo
Taxil (pseudonimo di Gabriel Jogand, 1854-1907), un massone
francese che si era fatto notare per il suo virulento anticlericalismo
e che nel 1885 si dichiarò convertito al cattolicesimo
pubblicando per i successivi dodici anni una serie di opere
anti-massoniche nelle quali (soprattutto a partire dal 1891)
denunciava l’esistenza di un circolo di satanisti, il Palladismo,
che governava in segreto la massoneria mondiale e i cui
dirigenti - fra cui nominava Albert Pike e il Gran Maestro
del Grande Oriente d’Italia dell’epoca, Adriano Lemmi (1822-1906)
- erano in contatto settimanale con Satana e ricevevano
istruzioni direttamente e personalmente dal Principe del
Male. Nel 1897, in una famosa conferenza alla sala della
Società di Geografia di Parigi, Léo Taxil
confessò che tutta la sua conversione non era che
una messa in scena per burlarsi della credulità dei
cattolici e che le sue "rivelazioni" erano da
considerarsi un gigantesco scherzo (58).
Il
caso Léo Taxil costituisce una autentica saga, molto
più complicata di quanto non si pensi (59), in cui
non si manifesta un solo "grande complotto" ma
piuttosto si intrecciano tanti "piccoli complotti"
che coinvolgono ambienti cattolici, massonerie e perfino
servizi segreti. Sarà sufficiente far notare, in
questa sede, che Léo Taxil non si auto-smascherò
nel 1897 per suo piacere o perché era stufo di recitare
la sua parte: fu costretto a confessare, schiacciato ormai
da analisi spietate che mostravano come non poteva trattarsi
che di un mistificatore. Queste analisi erano opera per
una piccola parte di massoni come Arthur Edward Waite (1857-1942)
- il celebre esoterista londinese - e per la parte maggiore
di cattolici che preferivano la critica "filosofica"
della massoneria alle ipotesi "diabolistiche"
e che comunque avevano intuito la natura della manovra di
disinformazione di cui si era fatto strumento il falso convertito
(60). Certo, vi furono - a diversi livelli - cattolici che
si lasciarono ingannare da Léo Taxil (che del resto
mescolava sapientemente il vero al falso nei suoi libri):
ma non si trattava di tutti i cattolici, né di tutti
i cattolici che proponevano una opposizione militante alla
massoneria.
È
anche opportuno sottolineare che - in un’epoca di complotti
piccoli e grandi - la lezione del caso Taxil venne appresa
rapidamente dai cattolici che si erano lasciati ingannare:
pochi anni dopo un funzionario del Grande Oriente di Francia,
Jean-Baptiste Bidegain (1870-1926), che collaborava segretamente
con ambienti cattolici, rivelò e dimostrò
che il governo francese di Émile Combes (1835-1921)
- un massone fanaticamente anticlericale - faceva raccogliere
dalla massoneria delle schede (le famose fiches) sugli ufficiali
dell’Esercito francese, di cui venivano annotate le idee
politiche e religiose per escludere sistematicamente i cattolici
dagli avanzamenti di carriera. Il caso delle fiches - uno
dei maggiori scandali della storia politica francese - determinò
dopo una breve resistenza la caduta definitiva del governo
Combes e un discredito politico da cui l’anticlericalismo
radicale francese non si sarebbe mai più ripreso
(61). Tutto sommato, l’infiltrato Bidegain (62) fece più
danni al Grande Oriente nel 1904 di quanti l’infiltrato
Taxil ne avesse arrecati alla Chiesa cattolica nel 1897.
Il caso delle fiches - di cui, per una di quelle nemesi
che qualche volta la storia offre, furono protagonisti da
parte cattolica alcuni degli ecclesiastici più crudelmente
ingannati da Léo Taxil, come don Gabriel de Bessonies
(1859-1913) - dimostrò pure che gli esponenti del
contro-massonismo cattolico avevano imparato la lezione.
Fecero cercare nelle logge non le code imbalsamate di Belzebù
di cui aveva favoleggiato Léo Taxil ma documenti
politici compromettenti come le fiches: e li trovarono.
Più
profondamente, il caso Taxil si rivelò salutare per
insegnare a molti cattolici che non dovevano rincorrere
"rivelazioni" più o meno mirabolanti, ma
concentrare la loro critica sul metodo massonico e sulle
conseguenze pratiche del metodo. In questo senso, la lezione
è valida ancora oggi. Soprattutto in ambienti attenti
alle rivelazioni private e in altri influenzati dal contro-massonismo
protestante di marca pentecostale e fondamentalista, un
contro-massonismo "diabolistico" cattolico non
è scomparso neppure ai giorni nostri. La sua letteratura
ha talora il merito di ricordare che il Demonio esiste ed
è attivo nella storia, e di attirare l’attenzione
su forme di magia e di occultismo che sono ben diffuse nella
nostra società e nei "nuovi movimenti magici",
anche se è certamente sbagliato considerare la loro
origine sempre e comunque come suscettibile di essere riferita
alle massonerie (63). Il magistero della Chiesa - come altri
contributi illustrano in questa sede - indica però
come strada maestra di una critica cattolica alla massoneria
la posizione "filosofica", che è attenta
anzitutto al metodo massonico anche se non chiude gli occhi
sulle conseguenze pratiche che tale metodo produce, e non
ignora lo sfondo teologico dell’azione misteriosa del male
nella storia. Il sociologo e lo storico possono semplicemente
aggiungere che la critica "filosofica" si è
rivelata più comprensiva, più capace di cogliere
insieme l’unità e la diversità nelle massonerie,
meno soggetta alle smentite sempre possibili delle "rivelazioni"
venute da veri o falsi convertiti.
In
ogni caso, è sempre importante ribadire che non tutti
coloro che criticano la massoneria sono d’accordo fra loro.
L’idea di un grande "fronte" anti-massonico che
metta insieme anti-massonismo laicista, contro-massonismo
protestante, contro-massonismo cattolico (realtà
diverse, i cui obiettivi sono talora addirittura opposti),
è - come sempre capita per "fronti" di
questo genere - un equivoco culturale prima ancora che un
inganno politico.
3.
Gli argomenti della critica alle massonerie
Tenendo
presenti le differenze fra l’anti-massonismo e il contro-massonismo
- e fra i diversi tipi di contro-massonismo - è ora
possibile proporre una rapida rassegna dei principali temi
della critica che soprattutto il contro-massonismo cattolico
ha rivolto nella storia alle massonerie, rassegna che permetterà
di precisare ulteriormente la natura del "problema"
massonico. Come si è accennato, il contro-massonismo
cattolico (nella versione recepita dal magistero) rivolge
alla massoneria una critica di carattere anzitutto dottrinale
(quanto al suo metodo, di cui mette in luce il relativismo),
quindi - a seconda delle circostanze e delle massonerie
- anche fattuale, denunciando sia singole posizioni culturali,
politiche, morali e sociali ostili alla Chiesa e alla sua
dottrina, sia l’uso del segreto come copertura di trame
poco limpide. In questa prospettiva, nel testo pubblicato
da L'Osservatore Romano il 23 febbraio 1985 (64) - un testo
importante, che costituisce come la "motivazione"
della "sentenza" del 1983 - si distingue fra ragioni
"pratiche" e ragioni "dottrinali" della
inconciliabilità fra fede cattolica e appartenenza
alla massoneria. Seguendo lo stesso schema, possiamo esaminare
tre argomenti "pratici" e uno "dottrinale"
di critica alle massonerie.
a)
Argomenti pratici
La
questione del segreto
Fra
le ragioni "pratiche" il testo del 1985 cita anzitutto
il "clima di segretezza" che "comporta, oltre
tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento
di strategie a essi ignote" (65). Questo tema - sempre
oggetto di controversie nella storia massonica - è
particolarmente delicato in Italia, dove recenti indagini
della magistratura hanno riproposto il tema dei legami fra
organizzazioni massoniche e criminalità organizzata.
È vero che in Italia, come si è accennato,
nessuna organizzazione ha il monopolio dell'etichetta "massoneria",
così che possono facilmente proliferare logge e obbedienze
"selvagge" che si auto-denominano "massoniche"
ma che non hanno alcun legame con le maggiori obbedienze
nazionali e internazionali, e che spesso sono le organizzazioni
"selvagge" a fungere da copertura a gruppi criminali.
Determinare le responsabilità - nazionali o locali
- di questa o quell’obbedienza in relazione ad attività
vietate dalla legge, o cercare di distinguere fra deviazioni
dalla massoneria e deviazioni della massoneria è
oggi in Italia un compito insieme indispensabile e straordinariamente
difficile. La matassa è così intricata - e
la disinformazione, i depistaggi, le forme di "anti-massonismo
massonico" poste in essere dalle stesse obbedienze
in concorrenza fra loro sono così numerose - che
si può sperare di districarla (e anche in questo
caso forse soltanto parzialmente) solo attraverso le possibilità
offerte dagli accertamenti di tipo giudiziario.
Vale
la pena tuttavia di riflettere sulle ipotesi di una recente
storiografia secondo cui il problema potrebbe essere di
origine meno recente di quanto comunemente si creda. Secondo
queste ipotesi forze politiche anticlericali rappresentate
nel governo piemontese si sarebbero servite dopo il 1861
nel Sud parallelamente della criminalità organizzata
e di associazioni che si denominavano "massonerie"
(già allora, peraltro, spesso "selvagge"
e non collegate alle obbedienze nazionali) come forze entrambe
disponibili ad appoggiare la loro impresa di colonizzazione
politico-culturale, favorendo così il contatto, particolarmente
in Sicilia, fra "massoni" e mafiosi (66). Se questa
ipotesi - certo da approfondire e verificare, senza trascurare
i pregiudizi ideologici dell’anti-massonismo "laico"
e politico che ispira alcuni degli storici che la hanno
proposta - dovesse essere in qualche modo confermata, si
troverebbe un anello di collegamento storico dotato di una
valenza anche dottrinale (67) e politica fra criminalità
organizzata del Meridione d'Italia e certi ambienti che
si sono variamente presentati come massonici.
A
proposito del segreto sembrano peraltro necessarie due ulteriori
osservazioni. Il tema del segreto viene giustamente collocato
nel testo citato del 1985 fra le ragioni "pratiche"
e non fra quelle "dottrinali" della incompatibilità
fra fede cristiana e massoneria in quanto non tutte le obbedienze
massoniche sono ugualmente "segrete". La massoneria
americana, che conta diversi milioni di iscritti, è
assai meno "segreta" delle massonerie europee.
La minore sottolineatura del segreto corrisponde precisamente,
in alcune obbedienze anglosassoni, alla esaltazione dei
momenti di metodo rispetto a quelli di contenuto. Alcune
tendenze recenti della massoneria italiana (che attraversano
in realtà tutte le obbedienze, anche se alcune ne
informano la stampa per presentarsi come più "trasparenti"
delle altre concorrenti) sembrano puntare a una riforma
di tipo anglosassone, con una minore accentuazione del segreto.
L'esperienza anglosassone dimostra peraltro che la rinuncia
parziale al segreto non comporta necessariamente una riduzione
dell'influenza della massoneria, che anzi può superare
alcune obiezioni e riserve tradizionali e presentarsi come
forza sociale ancor più legittimata ad esercitare
la sua funzione di organizzatore culturale collettivo.
La
seconda osservazione concerne la distinzione fra giudizio
culturale e teologico e, rispettivamente, giudizio giuridico
e politico sul segreto. I due piani non vanno confusi. Sul
piano culturale il tipo di segreto di cui si avvolgono i
lavori massonici è sostanzialmente estraneo alla
tradizione cattolica: non a caso, come abbiamo visto, l’unico
precedente nella massoneria "operativa" - la "parola
massonica" - nasce in epoca tarda e in ambiente protestante.
La Chiesa cattolica non ha mai visto con favore segreti
in materia dottrinale e filosofica che sfuggono al ritmo
normale della sua vita organizzata e gerarchica, e li ha
sempre considerati con sospetto. Sul piano giuridico e politico
la Chiesa cattolica, nella sua dottrina sociale, non è
peraltro meno sospettosa nei confronti delle pretese dello
Stato laico moderno (che non è certamente l’unica
forma di Stato in tesi lecita o possibile, ma è lo
Stato con cui in concreto oggi ci si trova in relazione)
di esercitare un controllo eccessivo sulla vita interna
delle associazioni private. La dottrina sociale insegna
che, posto che esiste una "tendenza naturale che spinge
gli esseri umani ad associarsi", "si deve incoraggiare
la creazione di associazioni e di istituzioni d’elezione".
In questo campo "un intervento troppo spinto dello
Stato può minacciare la libertà e l’iniziativa
personali"; il principio cardine della dottrina sociale,
il "principio di sussidiarietà", ricorda
che il potere di controllo e di intervento dello Stato non
è senza "limiti" (68). Non vi è
dubbio che lo Stato abbia diritto di reprimere le associazioni
che perseguono fini delittuosi. Ma, poiché "l’abuso
non toglie l’uso", non si può utilizzare l’esistenza
di associazioni a delinquere come pretesto per limitare
la libertà di associazione. Si misura qui tutta la
differenza fra l’anti-massonismo laico, soprattutto quello
di ispirazione statalista e marxista, e la critica cattolica
alla massoneria. Il primo dal tipo di segreto - certamente
discutibile - con cui alcune obbedienze massoniche coprono
le loro attività trae argomento per invocare leggi
che sottopongano tutte le associazioni a un totale controllo
dello Stato, che dovrebbe procedere a una sorveglianza capillare
dei loro membri e di tutte le loro attività. La critica
contro-massonica cattolica è sempre stata più
cauta. I cattolici sanno infatti che i progetti di controllo
statale sulle associazioni e la pretesa di fare svolgere
ogni attività associativa volontaria sotto gli occhi
e a portata delle orecchie dello Stato storicamente si sono
sempre tradotti in misure ostili anzitutto alle associazioni
cattoliche. Se le campagne perché lo Stato vieti
ogni forma di "segreto" - definito spesso in modo
ampio, vago e fumoso - e interdica a tutti i massoni certe
carriere pubbliche sollevano in molti paesi scarso entusiasmo
presso i cattolici, è forse anche perché essi
ricordano la dura campagna del "nativismo" statunitense
dell’Ottocento, che voleva escludere dagli uffici elettivi
sia i massoni che i cattolici e chiedeva allo Stato di intervenire
contro i "tre segreti" considerati incompatibili
con la democrazia: il segreto della loggia massonica, il
segreto del tempio mormone, e il segreto del confessionale
cattolico (69).
La
"machinatio"
Come
secondo motivo "pratico" della incompatibilità,
il documento del 1985 cita la "ostilità nei
confronti della Chiesa" di una parte della massoneria,
che si è tradotta nella cosiddetta machinatio contro
la Chiesa rimproverata dal tradizionale contro-massonismo
cattolico soprattutto alle massonerie latine, cioè
nell’organizzazione sistematica dell’anticlericalismo e
del laicismo. Che l’anticlericalismo di alcune massonerie
abbia raggiunto toni perfino grotteschi è così
noto - e ammesso anche da storici di parte massonica - da
non avere bisogno di illustrazione o di commento. Sarà
sufficiente osservare che la machinatio, nella tradizione
contro-massonica cattolica, non si riduce all’anticlericalismo.
La promozione di leggi ispirate al naturalismo e al laicismo
è stata certamente più pericolosa delle processioni
anticlericali, degli "Anticoncili" e dei banchetti
a base di carne del venerdì santo, che pure hanno
avuto il loro posto nel folklore massonico ottocentesco.
Il documento del 1985 dà atto, tuttavia, che la "ostilità
nei confronti della Chiesa" - e delle dottrine morali
individuali e sociali che sono parte integrante dell’insegnamento
della Chiesa - costituisce la posizione, nella storia e
nell'attualità, di alcune importanti obbedienze e
logge, ma non di tutte. Negli Stati Uniti, in particolare,
su quasi tutti i temi controversi di natura morale e sociale
(dall’aborto alla preghiera nelle scuole, dal ruolo pubblico
degli omosessuali alla pena di morte) si troveranno posizioni
estremamente differenziate nelle massonerie fra Stato e
Stato, qualche volta perfino fra loggia e loggia. È
una riconferma del fatto che il metodo massonico può
produrre risultati diversi a seconda delle posizioni di
partenza diverse che di volta in volta si confrontano all’interno
delle logge.
La
promozione dell’occultismo
Soprattutto
- ma non esclusivamente - gli ambienti che in qualche modo
tengono conto della tradizione "diabolistica"
del contro-massonismo insistono sull’argomento secondo cui
la massoneria promuoverebbe forme di occultismo e di magismo.
Questo argomento viene spesso presentato in modo molto impreciso,
ma non può neppure essere semplicemente ignorato.
Certamente nelle obbedienze più importanti la "corrente
fredda" razionalista e deista ha vinto da oltre un
secolo la sua battaglia contro la "corrente calda"
occultista e magica, che proprio perché è
stata confinata alla periferia delle massonerie "ufficiali"
ha dato vita soprattutto negli ultimi decenni dell’Ottocento
e nei primi del Novecento a una serie di organizzazioni
separate e concorrenti, le "massonerie di frangia"
e i "nuovi movimenti magici" (70). Tuttavia la
distinzione fra "corrente fredda" e "corrente
calda" non è sempre evidente: qualche volta
le due correnti coesistono non solo negli stessi ambienti,
ma nella testa delle stesse persone. Già alle origini
della massoneria, nel Settecento, uno dei maggiori storici
della massoneria italiana, Carlo Francovich, ha notato come
"accanto al movimento illuminista - che, guidato dalla
ragione, procede sulla via della scienza - c’è il
movimento mistico che ricerca la soluzione dei vari problemi
nei culti esoterici, nella ricerca del miracolo, nella magia.
E questi due movimenti non camminano parallelamente distinti,
ma si intersecano e anzi spesso vivono e si manifestano
in una stessa persona" (71). Gli esempi di "doppia
appartenenza" insieme alla "corrente fredda"
e alla "corrente calda" sono centinaia. Come classificare
i massoni napoletani del Settecento oggetto di un pregevole
studio di Vincenzo Ferrone - personaggi come Gaetano Filangieri
(1752-1788), Mario Pagano (1748-1799), Domenico Cirillo
(1739-1799) - insieme "profeti dell’Illuminismo"
filosofico e politico di giorno e - quando calavano le ombre
della sera - discreti frequentatori di riti neo-egiziani
e alfieri del "ritorno della magia"? (72) Dove
collocare il massone Arthur Conan Doyle (1859-1930): nella
"corrente fredda", come portavoce letterario del
positivismo e creatore di Sherlock Holmes, o nella "corrente
calda", come spiritista e propugnatore della credenza
nelle fate? (73) Come spiegare la presenza ancora negli
anni successivi alla Seconda guerra mondiale in una istituzione
così tipica della "corrente calda" come
la Chiesa gnostica di dirigenti di primissimo piano del
Grande Oriente d’Italia, che viene comunemente - e non a
torto - ascritto alla "corrente fredda"? (74)
Questi interrogativi non eliminano, a mio avviso, la possibilità
di distinguere fra un centro e una periferia della scena
massonica, fra massonerie "principali" ("regolari"
o meno) e massonerie "di frangia", fra "corrente
calda" e "corrente fredda". La distinzione
è possibile. Ma neppure si tratta di interrogativi
soltanto retorici, e il quesito se un certo modo massonico
di intendere l’esoterismo non favorisca periodiche derive
verso l’occultismo e il magismo - contro le quali, certo,
altri reagiscono energicamente - non è completamente
privo di senso.
b)
L’argomento dottrinale: la critica del metodo
Si
possono immaginare - almeno in tesi - obbedienze e logge
che non mantengono forme illecite di segreto, non manifestano
"ostilità nei confronti della Chiesa" e
non promuovono in alcun modo l’occultismo e la magia. In
questo caso vengono meno le ragioni di critica alla massoneria?
Sì, se si pensa che queste ragioni si limitino alle
ragioni "pratiche". Così ha ragionato sostanzialmente
nel 1993 una commissione costituita da una delle più
grandi denominazioni protestanti americane, i Battisti del
Sud (di cui fanno parte tra l’altro il presidente e il vice-presidente
degli Stati Uniti, Bill Clinton e Al Gore). La proposta
formulata nel 1992 con notevole passione dalla fazione più
conservatrice di questa denominazione di escludere dalla
comunità battista gli affiliati alla massoneria era
stata giudicata, con ragione, una delle più gravi
minacce che avesse colpito la massoneria americana nella
sua storia, "il peggiore attacco degli ultimi cento
anni", suscettibile di sottrarre alle logge statunitensi
almeno "il venti per cento dei loro membri" (75).
Nel 1993 la Convenzione dei Battisti del Sud, con sollievo
della massoneria americana, non ha accolto la proposta di
escludere dalla denominazione i massoni ma ha votato un
rapporto (76), accompagnato da uno studio più dettagliato
(77) e oggetto di notevoli strali da parte dell’ala battista
più conservatrice (78), dove si conclude semplicemente
che "alla luce del fatto che molte tendenze e insegnamenti
della massoneria non sono compatibili con il cristianesimo
e la dottrina dei Battisti del Sud, mentre altri sono compatibili
(...) raccomandiamo che, alla luce delle profonde convinzioni
della nostra denominazione sul sacerdozio comune dei fedeli
e l’autonomia delle singole chiese locali, l’appartenenza
a un’obbedienza massonica sia lasciata alla libertà
della coscienza personale" (79). Giacché sulla
natura di questo risultato ci sono pochi dubbi, la domanda
che interessa l’osservatore esterno è perché
la fazione che chiedeva la condanna della "doppia appartenenza"
insieme alla comunità dei Battisti del Sud e alla
massoneria ha perso. Si devono certamente considerare l’efficacia
di una campagna di pubbliche relazioni massonica proporzionata
all’entità del pericolo, le difficoltà di
esercizio dell’egemonia dei conservatori in una denominazione
da anni profondamente divisa (80), il discredito in cui
era caduta una letteratura contro-massonica battista che
era andata a ripescare perfino Léo Taxil. Ma, al
di là di tutti questi elementi, la proposta contro-massonica
non è passata perché tutta la sua argomentazione
era fondata sulle "dottrine" e non sul metodo
massonico. La massoneria veniva accusata di favorire l’occultismo,
il neo-paganesimo, la magia, perfino (come di consueto in
certi ambienti protestanti) la dottrina attribuita ai cattolici
della salvezza tramite le opere e non per sola fede. Per
ognuna di queste accuse i conservatori ostili alla massoneria
chiamavano a testimone questo o quell’autore massonico,
i documenti di questa o quella loggia. Sfortunatamente,
punto per punto, il comitato che ha preparato il rapporto
- che palesemente non intendeva condannare la massoneria
- ha potuto rispondere che un altro autore massonico non
meno autorevole o un’altra loggia avevano detto esattamente
il contrario. Da questo punto di vista la ricerca della
"dottrina" massonica è un’avventura senza
fine. È stata l’incapacità di risalire dalle
"dottrine" al metodo che ha determinato ultimamente
la sconfitta della fazione ostile alla massoneria nella
battaglia interna ai Battisti del Sud, che verrà
ricordata come un momento cruciale nella storia della massoneria
americana e dei suoi avversari nel secolo ventesimo.
La
Chiesa cattolica ha ragionato diversamente. Anche nel caso
- da esaminare obbedienza per obbedienza, caso per caso,
paese per paese - in cui non vi siano specifici risultati
ostili alla fede cattolica, "l'inconciliabilità
dei principi" secondo il documento del 1985 rimane,
in quanto - quali che siano i suoi risultati - è
sempre il metodo massonico a essere incompatibile con la
fede. Qualcuno, osserva la nota del 1985, potrebbe obiettare
che è improprio parlare di "inconciliabilità
dei principi" perché "essenziale della
massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun
'principio'". Ma proprio questo aspetto "essenziale"
è incompatibile con la fede cristiana sul piano metodologico:
"anche se si afferma che il relativismo non viene assunto
come dogma" (proprio perché non ci sono dottrine
né dogmi) "tuttavia si propone di fatto una
concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore
relativizzante di una tale comunità morale-rituale,
lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.
In tale contesto, le diverse comunità religiose,
cui appartengono i singoli membri delle logge, non possono
essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni
di una verità più ampia e inafferrabile".
Così, "anche quando (...) non vi fosse un'obbligazione
esplicita di professare il relativismo come dottrina [proprio
in quanto non vi è propriamente ‘obbligazione’ di
‘professare’ nessuna ‘dottrina’], tuttavia la forza relativizzante
di una tale fraternità, per la sua stessa logica
intrinseca, ha in sé la capacità di trasformare
la struttura dell'atto di fede in modo così radicale
da non essere accettabile da parte di un cristiano 'al quale
è cara la sua fede'". Le massonerie, del resto,
trasmettono il loro metodo tramite la forza pedagogica dei
loro rituali prima ancora di tematizzarlo in un insegnamento
sistematico.
4.
Alcune conclusioni
Questa
rapida rassegna degli aspetti della massoneria che "fanno
problema" per le Chiese e comunità cristiane
e in particolare per la Chiesa cattolica non pretende certamente
di risolvere tutte le questioni che si pongono in ordine
a un argomento così delicato. Intende semplicemente
impostare alcune questioni e proporre alcune distinzioni,
che sembrano particolarmente importanti. Tra queste si possono
ricordare, riassuntivamente:
a)
la distinzione fra massoneria e massonerie: non si possono
mettere sullo stesso piano una piccola obbedienza pseudo-massonica
creata appena ieri in Sicilia al servizio di specifici interessi
(più o meno leciti), il Grande Oriente d’Italia con
i suoi oltre quindicimila membri e la sua storia peculiare,
e la massoneria anglo-americana di obbedienza londinese
che di membri ne ha sei milioni; nello stesso tempo, al
di là delle species ed escludendo solo le contraffazioni
chiaramente pseudo-massoniche, è possibile costruire
un genus "massoneria" identificato da un metodo
che è largamente comune;
b)
la distinzione fra il metodo massonico e i suoi risultati:
i risultati variano da obbedienza a obbedienza, da rito
a rito, da paese a paese, da epoca storica a epoca storica,
da loggia a loggia; il metodo è sostanzialmente comune
a ogni massoneria che porti legittimamente questo nome;
c)
la distinzione fra diverse forme di critica alla massoneria
- anzitutto fra anti-massonismo laico e contro-massonismo
religioso, quindi nell’ambito religioso fra contro-massonismo
protestante e contro-massonismo cattolico, e infine nell’ambito
cattolico fra contro-massonismo "filosofico" e
contro-massonismo "diabolistico" - le cui differenze
sono profonde, non vanno ignorate e rendono poco credibili
(o sospette) le proposte di "fronti comuni" contro
la massoneria; ultimamente, una delle distinzioni più
importanti è quella fra una critica che insegue i
risultati del metodo massonico (ed è spesso in difficoltà
a causa del carattere cangiante di questi risultati) e una
critica, più raffinata, che è capace di risalire
al metodo e alla sua natura;
d)
la distinzione fra dialogo e doppia appartenenza, conseguenza
sul piano pratico e pastorale delle premesse che sono state
illustrate. La massoneria rimane una reazione tipica, per
certi versi comprensibile, al disagio del pluralismo moderno.
La Chiesa cattolica, interessata al dialogo con tutti e
con ciascuno, non ha rifiutato un cauto dialogo, nelle sedi
opportune, con espressioni del mondo massonico. Ha però
sempre distinto, nel modo più fermo fra dialogo e
doppia appartenenza. La Chiesa cattolica, per esempio, dialoga
con l'Islam: ma a nessuno verrebbe in mente di essere nello
stesso tempo cattolico e musulmano. La tentazione della
doppia appartenenza è più forte nei confronti
della massoneria, proprio perché questa - nelle sue
espressioni storicamente più tradizionali (e a differenza,
evidentemente, dell’Islam) - sottolinea il fatto di non
essere "una religione", si presenta come metodo
e non come dottrina, come schema di lavoro e non come insieme
di contenuti. La Chiesa - in una lunga tradizione storica
e da ultimo nei suoi documenti più recenti - ha escluso
nel modo più fermo la possibilità della "doppia
appartenenza". Non si può essere insieme cattolici
e massoni (81). Solo un riconoscimento leale, da parte massonica,
della reale posizione cattolica - che esclude la "doppia
appartenenza" - e delle sue ragioni potrebbe costituire
il primo passo per l'avvio di un dialogo genuino.
e)
la distinzione fra massoneria, nuovi movimenti religiosi
e nuova religiosità. La massoneria non è,
come abbiamo visto, un nuovo movimento religioso. Appartiene
a una categoria diversa: o forse si potrebbe dire che fa
categoria a sé. Non si può neppure dire semplicemente
che la massoneria appartiene alla "nuova religiosità"
intesa come l’insieme non solo delle appartenenze a movimenti
ma anche delle credenze alternative alla religione tradizionale,
pur se "alcuni problemi che le massonerie pongono alla
Chiesa presentano però momenti di analogia rispetto
al mondo della nuova religiosità" (82). Tuttavia
quando si è passati dall’attenzione ai nuovi movimenti
religiosi all’attenzione alla nuova religiosità si
è compiuto soltanto un primo passo sulla strada dell’identificazione
di un problema più ampio. Oltre i nuovi movimenti
religiosi c’è la nuova religiosità (un’area
che - se si prende come parametro la credenza più
tipicamente neo-religiosa, quella nella reincarnazione -
coinvolge un quarto degli italiani, contro l’uno per cento
che si riconosce nei nuovi movimenti religiosi); ma oltre
la nuova religiosità c’è la vera nuova religione
degli italiani che non è la religione dei testimoni
di Geova e neppure l’Islam: è il relativismo. Sulla
base di diverse indagini sociologiche si può ritenere
che il relativismo - l’idea che la verità religiosa
non esista o sia soltanto relativa, così che tutte
le religioni sarebbero in fondo ugualmente vere - sia la
"religione" del sessanta per cento degli italiani
(83). Partendo dalla nuova religiosità (che è
il terreno su cui fioriscono i nuovi movimenti religiosi)
occorre compiere un secondo passo, andare oltre e portare
l’attenzione sul relativismo diffuso, come terreno su cui
la nuova religiosità nasce. Se infatti la verità
religiosa non c’è o è soltanto relativa, le
scelte religiose verranno effettuate sulla base delle variabili
più diverse - soprattutto sulla base di quanto psicologicamente
sembra dare più soddisfazione e conforto - scegliendo
a seconda dei casi e delle suggestioni elementi della "vecchia"
o della "nuova" religiosità. Se la massoneria
ha una relazione indiretta con i nuovi movimenti religiosi
(che, come notano altri contributi in questa sede, ha talora
influenzato, ma che per altri versi rappresentano reazioni
al pluralismo moderno opposte rispetto a quella massonica)
e con la nuova religiosità (di cui nel tourbillon
di risultati cangianti del metodo massonico ha talora acquisito
e diffuso qualche elemento), ha certamente una relazione
diretta con il relativismo. Una volta chiarito - come si
è cercato di fare - che cos’è il relativismo,
si può vedere nel metodo massonico un grande organizzatore
sociale del relativismo, per milioni di persone nel mondo
anglosassone e per élite socialmente significative
nel mondo latino. In questo senso il testo del 1985 che
abbiamo più volte richiamato conclude che, considerata
dal punto di vista della Chiesa cattolica, la pratica abituale
del metodo massonico si manifesta oggi come particolarmente
insidiosa perché "corrisponde pienamente a certe
convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea",
soprattutto all'"opinione che la verità non
possa essere conosciuta", "caratteristica tipica
della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale
della sua crisi generale".
[Note]
(1)
Frances Yates, L'Illuminismo dei Rosa-Croce, tr.it., Einaudi,
Torino 1976, p. 247.
(2)
Se esiste uno specifico relativismo esoterico, non tutte
le forme dell’esoterismo sono relativiste: la presunta "concordanza"
fra tutte le religioni (o fra tutte le religioni "tradizionali")
nel loro "nucleo segreto" è una caratteristica
secondaria e non primaria dell’esoterismo, e non si ritrova
in tutte le forme dello stile di pensiero esoterico (cfr.
Antoine Faivre, L’esoterismo. Storia e significati, tr.it.,
SugarCo, Milano 1993, pp. 33-34).
(3)
Cfr. sul punto il mio "Società complessa e conversioni
religiose", Ho Theólogos, anno X (1992), n.
3, pp. 287-311.
(4)
Cfr. F. Yates, op.cit.; più diffusamente Roland Edighoffer,
Rose-Croix et société idéale selon
Johann Valentin Andreae, 2 voll., Alma Artis, Parigi 1982.
(5)
Cfr., come rappresentativo di una vasta letteratura sul
punto, Christopher McIntosh, The Rose Cross and the Age
of Reason. Eighteenth-Century Rosicrucianism in Central
Europe and its Relationship to the Enlightenment, E.J.Brill,
Leida 1992.
(6)
Cfr. David Stevenson, The Origins of Freemasonry: Scotland's
Century 1590-1710, Cambridge University Press, Cambridge
1988; Id., The First Freemasons. Scotland’s Early Lodges
and Their Members, Aberdeen University Press, Aberdeen 1988.
Ma cfr. già l’opera, tuttora indispensabile, di Douglas
Knoop - G.P. Jones, The Genesis of Freemasonry. An account
of the rise and development of Freemasonry in its operative,
accepted and early speculative phases, Manchester University
Press, Manchester 1947.
(7)
Ibid., pp. 129-159.
(8)
Ibid., p. 41. Non mancano, peraltro, teorie etimologiche
secondo cui "mestiere" sarebbe derivato originariamente,
appunto, da "mistero".
(9)
Cfr. Douglas Knoop - G.P. Jones - Douglas Hamer, The Two
Earliest Masonic Mss. The Regius Ms. The Cooke Ms., Manchester
University Press, Manchester 1938. Nei manoscritti troviamo
anche elementi di tipo regolamentare e amministrativo che
in parte saranno adattati e utilizzati anche per la massoneria
"accettata" e "speculativa".
(10)
D. Knoop - G.P. Jones, The Genesis of Freemasonry. An account
of the rise and development of Freemasonry in its operative,
accepted and early speculative phases, cit., p. 77.
(11)
Alexander Horne, King Solomon’s Temple in the Masonic Tradition,
The Aquarian Press, Wellingborough (Northamptonshire) 1972.
(12)
D. Knoop - G.P. Jones, op.cit., p. 87.
(13)
Ibid., pp. 93-94.
(14)
Per queste date di nascita e di morte - le più attendibili,
ma oggetto di vivaci dispute - cfr. lo studio fondamentale
su Robert Kirk: Mario M. Rossi, Il cappellano delle fate,
in appendice a Robert Kirk, Il Regno Segreto, tr.it., 3a
ed., Adelphi, Milano 1993, pp. 95-289 (la 1a ed.it. - Giannini,
Napoli 1964 - comprende anche un’edizione critica del testo
inglese, con testo italiano a fronte).
(15)
R. Kirk, op.cit., p. 63.
(16)
Ibid., p. 63, nota 1.
(17)
Edinburgh Register House Ms., in Douglas Knoop - G.P. Jones
- Douglas Hamer (a cura di), The Early Masonic Catechisms,
Manchester University Press, Manchester 1943, p. 31.
(18)
D. Knoop - G.P. Jones, The Genesis of Freemasonry. An account
of the rise and development of Freemasonry in its operative,
accepted and early speculative phases, cit., pp. 89-90.
(19)
Ibid., pp. 132-135.
(20)
Una buona edizione critica (in inglese con traduzione francese
a fronte) è Anderson's Constitutions - Constitutions
d'Anderson 1723, a cura di Daniel Ligou, 4a ed., EDIMAF,
Parigi 1990.
(21)
È questa l’interpretazione autorevole di Henry Wilson
Coil, Coil’s Masonic Encyclopedia, a cura di William Moseley
Brown, William L. Cummings e Harold Van Buren Voorhis, Macoy
Publishing & Masonic Supply, New York 1961, voce Religion,
p. 516.
(22)
The Working Group Established by the Standing Committee
of the General Synod of the Church of England, Freemasonry
and Christianity: Are They Compatible?, Church House, Londra
1987, p. 30.
(23)
Richard Sandbach, Understanding the Royal Arch, Lewis Masonic
Books, Addlestone, Weybridge (Surrey) 1992, p. 45. Al momento
di pubblicare l’opera, l’autore era responsabile dell’Arco
Reale in due provincie inglesi da quattordici anni.
(24)
Stephen Knight, The Brotherhood. The Secret World of the
Freemasons, Granada, Londra 1984, pp. 236-240.
(25)
Roy A. Wells, Some Royal Arch Terms Examined, 2a ed. ampliata,
Lewis Masonic Books, Londra 1988, pp. 54-58.
(26)
Discours prononcé à la Réception des
FreeMasons par Mr. de Ramsay, Parigi 1737.
(27)
L’opera più completa su queste vicende è ancora
quella di René Le Forestier, La Franc-Maçonnerie
Templière et Occultiste aux XVIIIe et XIXe siècles,
2a ed. a cura di Antoine Faivre, 2 voll., La Table d’Émeraude,
Parigi 1977.
(28)
Naturalmente, il Rito scozzese è più antico
della sua formulazione americana del 1801: cfr. l’opera
molto importante di Claude Guérillot, La Genèse
du Rite Écossais Ancien et Accepté, Guy Trédaniel
Éditeur, Parigi 1993.
(29)
Su Albert Pike circolano "demonizzazioni" antimassoniche
e agiografie massoniche altrettanto esagerate, ma non mancano
opere attendibili: cfr. Frederick Allsopp, Albert Pike,
Parke-Harper Company, Little Rock 1928; Walter Brown, Albert
Pike, tesi di dottorato, University of Texas 1955; Robert
E. Duncan, Reluctant General. The Life and Times of Albert
Pike, E.P. Dutton and Co., New York 1961.
(30)
Su queste tematiche cfr. due opere, di autori favorevoli
alla massoneria, che costituiscono le più complete
messe a punto storiche disponibili oggi in lingua italiana:
Michele Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, 2 voll.,
Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio Emilia 1989; Aldo
Alessandro Mola, Storia della Massoneria italiana dalle
origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano 1992.
(31)
Le Costituzioni di Anderson escludono gli "atei stupidi"
e "soprattutto dopo il 1914 certi massoni belgi e francesi
sostennero che l’accesso di un ateo non sarebbe stato vietato
da Anderson e dai suoi amici purché si trattasse
di un ateo non ‘stupido’" (cioè di un ateo capace
di argomentare filosoficamente in favore del suo ateismo);
ma anche un esponente del Grande Oriente francese considera
questo argomento "anacronistico" rispetto alle
intenzioni di Anderson (D. Ligou, op.cit., p. 49) e la Gran
Loggia di Londra non lo ha mai preso seriamente in considerazione.
(32)
Cfr. Giuliano Di Bernardo, Filosofia della massoneria, Marsilio,
Venezia 1987.
(33)
Sul tentativo di Fera di fondare una Chiesa nazionale protestante
italiana cfr. Giorgio Spini, L’Evangelo e il berretto frigio.
Storia della Chiesa Cristiana Libera in Italia, Claudiana,
Torino 1971, pp. 171-221.
(34)
Così Michele Moramarco, Piazza del Gesù (1944-1968).
Documenti rari e inediti della tradizione massonica italiana,
Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio Emilia 1992, p. 15.
Questo testo è fondamentale per ricostruire un albero
genealogico degli scismi della massoneria "neo-ferana".
(35)
Per una mappa delle principali "massonerie di frangia"
cfr. il mio Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici
dallo spiritismo al satanismo, SugarCo, Milano 1990, pp.
157-175. Sui rapporti fra Cagliostro e le massonerie si
troveranno utili informazioni in Daniela Gallingani (a cura
di), Presenza di Cagliostro. Atti del Convegno Internazionale
"Presenza di Cagliostro" - San Leo 20, 21, 22
Giugno 1991, Centro Editoriale Toscano, Firenze 1994.
(36)
Cfr. il mio Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici
dallo spiritismo al satanismo, cit., per la nozione di "nuovo
movimento magico" e per le relazioni dei nuovi movimenti
magici con la massoneria.
(37)
Sui movimenti di tipo teosofico cfr. il mio Le nuove Religioni,
SugarCo, Milano 1989, pp. 267-288.
(38)
Sull'origine e il significato di questi ordini un contributo
importante - anche se eccessivamente influenzato da un accostamento
psicoanalitico alla storia delle fraternità - è
offerto da Mark C. Carnes, Secret Ritual and Manhood in
Victorian America, Yale University Press, New Haven-Londra
1989.
(39)
H.W. Coil, op.cit., p. 517.
(40)
Andrea Tornielli, "Dio salvi la Regina e la sua loggia",
30 giorni, anno X, n. 12, dicembre 1992, pp. 48-50 (p. 50).
(41)
Alain Gérard, "Franc-maçonnerie et catholicisme",
Humanisme, n. 181-182, settembre 1988, pp. 33-38.
(42)
Cfr. la reazione alle accuse di "relativismo"
di un massone della Gran Loggia d’Inghilterra: Christopher
Haffner, Workman Unashamed. The Testimony of a Christian
Freemason, Lewis Masonic Books, Shepperton 1989, pp. 166-174.
L’autore cita un certo numero di teologi cattolici e protestanti
contemporanei di cui fa notare che esaltano un relativismo
più radicale di quello imputato al metodo massonico:
in diversi casi ha ragione, ma questa circostanza non dimostra
che il metodo massonico non sia relativista.
(43)
Così, in una pregevole analisi del problema filosofico
del relativismo in genere, Arturo Damm Arnal, Falacias Filosóficas,
MiNos, Città del Messico 1991, pp. 38-48.
(44)
Lynn Dumenil, Freemasonry and American Culture 1880-1930,
Princeton University Press, Princeton (New Jersey) 1984,
p. 70. Le due citazioni sono tratte da Masonic Proceedings
of North Carolina, 1900, p. 39 e da Trestleboard n. 8, novembre
1894, p. 1.
(45)
Cfr. per l'Italia Tina Tomasi, Massoneria e scuola dall'unità
ai nostri giorni, Vallecchi, Firenze 1980; per la Francia
Pierre Chevallier, La Séparation de l'Église
et de l'école. Jules Ferry et Léon XIII, Fayard,
Parigi 1981.
(46)
Joseph Fort Newton, The Builders. A Story and Study of Freemasonry,
2a ed. accresciuta, Macoy Publishing and Masonic Supply
Co., Richmond (Virginia) 1951, p. 263.
(47)
Cfr. sul punto l'interessante testo di Jean-Claude Wartelle,
Les Tribulations de GADLU, Grand Architecte de son état.
Le problème de Dieu dans la Franc-Maçonnerie,
Éditions du Borrego, Le Mans 1993, che polemizza
con alcune posizioni storiche del Grande Oriente di Francia
da una prospettiva massonica che potremmo definire più
"tradizionalista". Anche in questa prospettiva
"spiritualismo" si oppone a "materialismo",
non a "naturalismo", dal momento che è
certamente possibile - anzi, storicamente comune e diffuso
- un naturalismo di tipo non materialista ma più
o meno vagamente spiritualista.
(48)
Anti-Masonic leaflet, 1698, in Douglas Knoop - G.P. Jones
- Douglas Hamer (a cura di), Early Masonic Pamphlets, 2a
ed., Q.C. Correspondence Circle, Londra 1978, pp. 34-35.
(49)
Cfr. il mio "Il movimento "anti-sette" laico
e il movimento "contro le sette" religioso: strani
compagni di viaggio o futuri nemici?", Cristianità,
anno XXI, n. 217, maggio 1993, pp. 15-21. Per una valutazione
teologica e pastorale dei movimenti "anti-sette"
e "contro le sette" cfr. Mons. Giuseppe Casale,
Nuova religiosità e nuova evangelizzazione, lettera
pastorale del 6 marzo 1993, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria)
1993, pp. 35-38.
(50)
Cfr. William Preston Vaughn, The Anti-Masonic Party in the
United States 1826-1843, University Press of Kentucky, Lexington
(Kentucky) 1983; Paul Goodman, Towards a Christian Republic.
Antimasonry and the Great Transition in New England 1826-1836,
Oxford University Press, Oxford - New York 1988.
(51)
Gianni Cipriani, I mandanti. Il patto strategico tra massoneria
mafia e poteri politici, Editori Riuniti, Roma 1993.
(52)
Giuseppe De Lutiis, Prefazione, ibid., pp. XIII, XVII.
(53)
G. Cipriani, op.cit., pp. 175-186.
(54)
Si troverà qualche commento nell’opera della scrittrice
russa Nina Berberova, Les Francs-maçons russes du
XXe siècle, tr.fr., Les Éditions Noir sur
Blanc/Actes Sud, Parigi 1990.
(55)
John Ankenberg - John Weldon, The Secret Teachings of the
Masonic Lodge: A Christian Perspective, 2a ed. accresciuta,
Moody Press, Chicago 1990, p. 78.
(56)
Un esempio evidente è il libro di William Schnoebelen,
Masonry Beyond The Light, Chick Publications, Chino (California)
1991. Ho descritto la carriera, a suo modo straordinaria,
di William Schnoebelen, autore di opere anti-massoniche,
anti-mormoni e anti-cattoliche che afferma falsamente di
essere stato un sacerdote cattolico, nel mio "Quand
le Diable se fait Mormon. Le Mormonisme comme complot diabolique:
l'affaire Schnoebelen", Politica Hermetica, n. 6 (1992),
pp. 36-54.
(57)
Cfr. Robert Bellah - Frederick E. Greenspahn (a cura di),
Uncivil Religion: Interreligious Hostility in America, Crossroad,
New York 1987.
(58)
Léo Taxil, "Discours prononcé le 19 avril
1897 à la Salle de la Société de Géographie",
Le Frondeur, 25 aprile 1897 (tr.it.: La più grande
mistificazione antimassonica, Edinac, Roma 1949; reprint:
ECIG, Genova 1993). In questo discorso Taxil si confessa
tra l'altro autore di una "circolare dogmatica"
"scritta da me a Parigi ma gabellata come giunta da
Charleston" (ibid., pp. 73-74) datata 14 giugno - altre
volte citata, forse in omaggio alla Rivoluzione francese,
con la data del 14 luglio - 1889 firmata "Albert Pike",
dove si menzionano Lucifero "Dio della Luce e Dio del
Bene" e Adonai (il Dio dei cristiani) "Dio delle
Tenebre o del Male". Secondo questo documento "l'assoluto
può soltanto esistere in forma di due dei":
così "Lucifero è Dio e sfortunatamente
Adonai è anch'egli dio". La "circolare"
apocrifa firmata Albert Pike ha avuto una singolare fortuna:
riprodotta da Edith Star Miller, "Lady Queenborough",
Occult Theocrasy, 2 voll., presso l'Autrice, Parigi 1933,
vol. I, pp. 220-221, è passata - attraverso il successo
di questa autrice, ingenua nel prestare fede anche sui punti
più incredibili a Taxil ma più volte ristampata
- in una parte della letteratura anti-massonica contemporanea,
anche cattolica, che o ignora il collegamento con Taxil
oppure - per non citare Taxil - cita la Miller o il giornalista
anti-massonico francese Abel Clarin de la Rive (1855-1914)
che aveva riprodotto la "circolare dogmatica"
nel suo La Femme et l'enfant dans la Franc-Maçonnerie
universelle. D'après les documents officiels de la
secte (1730-1893), Delhomme et Briguet, Parigi 1894, p.
588. Nel 1934 la polemista anti-massonica (e antisemita)
russo-americana Paquita Shishmarev, che scriveva con lo
pseudonimo di Leslie Fry, in un'opera discutibile quanto
all'impostazione ma ricca di documentazione prima inedita
(Léo Taxil et la Franc-Maçonnerie. Lettres
inédites publiées par les amis de Monseigneur
Jouin, British-American Press, Chatou 1934) ha mostrato
come nelle parti relative ad Albert Pike La Femme di Clarin
de la Rive dipendeva da Taxil, che Clarin de la Rive non
mancava del resto di ringraziare. Clarin de la Rive - dopo
il caso Taxil - proseguì la sua carriera di polemista
anti-massonico in una chiave meno "diabolistica",
senza più far ristampare La Femme.
(59)
Se ne troverà una ricostruzione dettagliata nel mio
Indagine sul satanismo. Satanisti e anti-satanisti dal Seicento
ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994.
(60)
Tra i primi a smascherare Léo Taxil come impostore
vi fu monsignor Henri Delassus (1836-1921), che pure non
era certamente secondo a nessuno per il vigore della sua
critica anti-massonica. Léo Taxil cercò -
invano - di screditare monsignor Delassus insinuando che
si trattava di un infiltrato della massoneria.
(61)
Cfr., per una prima introduzione, François Vindé,
L’Affaire des Fiches. 1900-1904. Chronique d’un scandale,
Éditions Universitaires, Parigi 1989; Pierre Chevallier,
Histoire de la Franc-Maçonnerie Française.
III. La Maçonnerie: Église de la République
(1877-1944), Fayard, Parigi 1975, pp. 71-116.
(62)
Il nome di Bidegain è sinonimo di "traditore"
per la massoneria francese, e sembra certo che egli ricevette
del denaro per la sua attività di infiltrato: tuttavia
anche la storia di Bidegain - come quella di Taxil - è
più complicata di quanto non sembri a prima vista.
A un certo punto almeno della sua avventura egli sembra
essersi davvero convertito al cattolicesimo e fu l’eloquenza
di Bidegain (che evidentemente doveva sembrargli sincera)
a convincere il futuro monsignore Ernest Jouin (1844-1932)
a dedicare la sua vita alla lotta contro la massoneria.
(63)
Ho discusso questo problema nella parte introduttiva del
mio Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo
spiritismo al satanismo, cit.
(64)
"Incompatibilità tra fede cristiana e massoneria",
L'Osservatore Romano, 23 febbraio 1985, e in questo volume,
Appendice IV.
(65)
Ibid.
(66)
Cfr. il n. 7-8 Mafia del settembre 1989-gennaio 1990 di
Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali; e Paolo
Pezzino, Una certa reciprocità di favori. Mafia e
modernizzazione violenta nella Sicilia postunitaria, Franco
Angeli, Milano 1990.
(67)
Il collegamento dottrinale sarebbe in questo caso l’anticlericalismo
che si sarebbe espresso in Sicilia, sul piano pratico, nell’acquisto
dei beni ecclesiastici punito dalla Chiesa con la scomunica
ma che, secondo queste ipotesi storiografiche, oltre a favorire
lo sviluppo di un ceto possidente filo-piemontese e liberale,
si situerebbe alle origini del potere economico della mafia
moderna (cfr. P. Pezzino, op.cit.). Naturalmente il fatto
che nell’Ottocento si trovino sacerdoti cattolici siciliani
sia nella mafia che nelle massonerie (ibid.) non è
sufficiente a confutare questo quadro ipotetico, dal momento
che una minoranza del clero manteneva certamente un atteggiamento
"liberale" e ostile alla gerarchia.
(68)
Catechismo della Chiesa cattolica (1992), nn. 1882-1885.
(69)
Cfr. David Brion Davis, "Some Themes of Countersubversion:
An Analysis of Anti-Masonic, Anti-Catholic, and Anti-Mormon
Literature", Mississippi Valley Historical Review,
vol. 47 (1960), pp. 205-224.
(70)
Ho descritto questo processo nel mio Il cappello del mago.
I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo,
cit.
(71)
Carlo Francovich, Storia della Massoneria in Italia dalle
origini alla Rivoluzione francese, La Nuova Italia, Firenze
1984, p. 29.
(72)
Cfr. Vincenzo Ferrone, I profeti dell’Illuminismo. Le metamorfosi
della ragione nel tardo Settecento italiano, Laterza, Roma-Bari
1989.
(73)
Abbiamo affrontato questo interrogativo in M. Introvigne
- Michael W. Homer, Introduzione. Cottingley, o il trionfo
del positivismo, in Arthur Conan Doyle, Il ritorno delle
fate, ed.it., SugarCo, Milano 1992, pp. 7-45.
(74)
Cfr. sul punto il mio Il ritorno dello gnosticismo, SugarCo,
Milano 1993.
(75)
Scottish Rite Journal, febbraio 1993.
(76)
Home Mission Board, Southern Baptist Convention, A Report
on Freemasonry, 17 marzo 1993.
(77)
Interfaith Witness Department, Home Mission Board, Southern
Baptist Convention, A Study of Freemasonry, Home Mission
Board of the Southern Baptist Convention, Atlanta 1993.
(78)
Cfr. per esempio James L. Holly, The Southern Baptisty Convention
and Freemasonry, vol. I e II, Mission and Ministry to Men,
Inc., Beaumont (Texas) 1993.
(79)
Home Mission Board, Southern Baptist Convention, A Report
on Freemasonry, cit., p. 6.
(80)
Cfr., sulla "grande controversia" tra i Battisti
del Sud, James C. Hefley, The Truth in Crisis. The Controversy
in the Southern Baptist Convention, 5 voll., Criterion Publications
(vol. 1) - Hannibal Books (voll. 2-5), Hannibal (Missouri)
1986-1990; Ellen M.Rosenberg, The Southern Baptists: A Subculture
in Transition, University of Tennessee Press, Knoxville
(Tennessee) 1989; Bill J. Leonard, God’s Last and Only Hope.
The Fragmentation of the Southern Baptist Convention, William
B. Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) 1990; Nancy Tatom Ammerman
(a cura di), Southern Baptists Observed. Multiple Perspectives
on a Changing Denomination, University of Tennessee Press,
Knoxville (Tennessee) 1993.
(81)
Si osserva spesso da parte massonica che le comunità
protestanti, a differenza della Chiesa cattolica, tollerano
la "doppia appartenenza" dei propri fedeli alla
massoneria. Peraltro la comunità anglicana ha votato
nel 1987 un documento sull'incompatibilità fra appartenenza
alla Chiesa d’Inghilterra e alla massoneria (anche se il
voto, che rovescia una lunga tradizione di collaborazione
fra le due istituzioni, non sembra essere stato seguito
da apprezzabili conseguenze pratiche), e altre denominazioni
protestanti britanniche hanno preso posizioni simili (cfr.
per esempio Faith and Order Committee of the British Methodist
Church, Freemasonry and Methodism, General Assembly of the
British Methodist Church, 3 luglio 1985; The Baptist Union
of Scotland (endorsed by The Baptist Union of Great Britain
and Ireland), Baptism and Freemasonry, Baptist Church House,
Londra 1987). Sembra che il documento cattolico del 1983
abbia esercitato una certa influenza anche sul mondo protestante.
(82)
Mons. G. Casale, op.cit., p. 88.
(83)
Per questi dati cfr. il mio Società complessa e conversioni
religiose, cit.