Plagio
o carisma nei gruppi settari?
di
Raffaella di Marzio
Lo
studio della struttura, del funzionamento e dei processi
di controllo sociale che si verificano nei gruppi ha una
grande importanza per la psicologia sociale e si presta
a molteplici applicazioni. Una di esse riguarda i processi
di controllo sociale che si verificano all’interno dei gruppi
religiosi, ai quali le persone si affiliano per esprimere
e vivere il loro bisogno di spiritualità e trascendenza.
I gruppi religiosi si comportano come tutti gli altri gruppi:
funzionano in base alla loro struttura, definita dai ruoli
di ciascun membro e dal suo status, dal modo in cui i vari
membri interagiscono e comunicano tra loro, dalle norme
condivise. La persona che, all’interno del gruppo, occupa
una posizione di intensa attività e di alto potere
è il leader, che, per il suo prestigio, la sua importanza
e il suo valore, gode di uno status molto elevato.
Grazie
al suo potere egli può influire sui membri modificandone
le convinzioni e i comportamenti, ma la riuscita della sua
azione dipende da molti fattori tra loro interdipendenti.
Un leader carismatico che esercita il suo potere "spirituale"
sui membri non riesce, infatti, a controllare tutti i suoi
fedeli nella stessa misura né a influire sulla loro
vita nello stesso modo. Questo perché la sua azione
si combina con le caratteristiche di personalità
del membro affiliato e con le condizioni più o meno
favorevoli che si verificano nel gruppo. Oltre a questo,
nonostante i gruppi religiosi siano spesso chiusi ad altre
influenze, anche le altre agenzie di socializzazione (come
la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari) possono potenziare
o rendere meno efficace l’azione del leader.
Gli
studiosi di psicologia sociale hanno distinto diversi tipi
di "poteri" esercitati dai leader.
Volendo
fare qualche esempio di applicazione ai gruppi religiosi
si può citare il cosiddetto potere remunerativo
, fondato sull’uso di premi e punizioni, che, nei gruppi
religiosi, è esercitato dal leader in diversi modi
e in diversa misura. Tutte le religioni, infatti, si fondano
su qualche forma di premio e punizione che la divinità
attribuisce ai fedeli in base alla loro fede o alle loro
azioni, ma, in alcuni casi, questo potere da "remunerativo"
si trasforma in potere coercitivo. Ciò
avviene quando il leader carismatico (individuo spesso disturbato
psicologicamente) se ne serve per limitare la capacità
di decisione libera dei membri, fino a condizionarli in
modo disonesto, arrivando a violare la loro coscienza e
la loro intimità.
Gli
studi fatti sugli effetti negativi del potere coercitivo
attestano che la coercizione fa leva sulla paura e quest’ultima
può perdurare nel tempo anche quando l’individuo
ha lasciato il gruppo. Un elevato livello di paura nei riguardi
del leader, inoltre, rende la persona meno capace di affrontare
e risolvere i suoi problemi, contribuendo a generare in
lei varie forme di disadattamento.
Per fare un esempio ci si può riferire al caso in
cui la persona inserita nel gruppo religioso viene indotta
a fare delle confessioni pubbliche. Il trauma psichico generato
da queste ultime causa una "ferita" difficilmente
curabile e impedirà alla persona di realizzare positive
relazioni affettive all’interno di altri gruppi sociali.
Un leader carismatico preoccupato di esercitare il suo potere
sui membri deve sempre controllare la situazione sociale
e, per fare questo, ricorre a bugie, "giochi"
e strategie che hanno lo scopo di ottenere vantaggi personali
e dimostrare la propria superiorità. Quando questo
non basta utilizza varie forme di minacce e crudeltà.
Egli dunque conduce le relazioni con i suoi adepti in funzione
dei propri bisogni e dei propri interessi, inducendoli alla
sottomissione acritica.
Ci
sono casi in cui il leader carismatico esercita il suo potere
provocando nel membro affiliato una "identificazione"
con lui. La persona coinvolta nel gruppo religioso, in questo
caso, obbedisce al leader non perché lo teme, ma
perché si sente "come" lui, si sente "una
cosa sola" con lui, si comporta, crede e pensa come
lui. L’aspetto peculiare di questa forma di sottomissione
è che la persona è talmente condizionata e
priva di capacità critica che non si accorge nemmeno
di esserlo: ha l’impressione di agire liberamente e consapevolmente.
Nei
gruppi religiosi questo meccanismo è piuttosto frequente
poiché il leader si presenta ai suoi seguaci non
come una persona comune, ma come una persona dotata di poteri
straordinari, inviata da Dio, messaggero di Dio, oppure
come dio stesso. Il fenomeno che si verifica è dunque
quello di una obbedienza totale dei membri a una persona
che non sembra parlare a titolo personale (in questo caso
ciò che dice potrebbe essere opinabile) ma si è
di fronte a una persona che trasmette ordini e credenze
per conto di un essere superiore (e dunque il "verbo
sacro" non può essere messo in discussione).
In questo modo il leader attribuisce a un "Ente superiore"
la responsabilità di quanto lui stesso dice e degli
ordini che impartisce e, da parte sua, il seguace è
sollevato dalla responsabilità di dover riconoscere
la sua totale e acritica dipendenza da un essere umano come
lui. Anche le profezie del leader, quando non si verificano,
vengono giustificate con "il mistero" di una scienza
imperscrutabile di Dio che nessuno può comprendere.
E’ evidente che un leader-dio non è soggetto ad alcuna
critica e può risolvere qualsiasi problema appellandosi
all’imperscrutabilità dei disegni divini.
E’
questo l’aspetto più pericoloso dell’azione dei leader
carismatici nei gruppi settari, quello che causa i danni
più gravi agli individui e alla società e
che ha portato alla morte di centinaia di persone nei suicidi-omicidi
avvenuti in diverse parti del mondo. Il Dott. Arturo Domenico
Nesci, in un suo studio fa alcune considerazioni sulle caratteristiche
di personalità di Jim Jones (leader carismatico che
portò più di 900 seguaci alla morte) e afferma
che "…ad un livello inconscio … l’attributo fondamentale
del leader è il suo potere assoluto di vita e di
morte". Nel caso di Jones egli afferma che il suo rapporto
patologico con la madre lo aveva indotto a concepire il
rapporto con l’altro come una questione di vita o di morte,
cioè come una questione di sopravvivenza.
Recentemente
è stata elaborata un’interessante ipotesi sulla relazione
tra il 'lavaggio del cervello' (così come si verifica
in alcuni gruppi religiosi), e il legame di dipendenza che
unisce gli adepti e il leader carismatico. Il Prof. Zablocki
nel suo articolo "Analisi dei costi di uscita: un nuovo
approccio allo studio scientifico del lavaggio del cervello"
formula l’ipotesi che il lavaggio del cervello si può
verificare quando il potere viene esercitato da un’autorità
carismatica. In questa prospettiva il lavaggio del cervello
sarebbe da considerarsi come una risposta al problema generato
dalle continue e crescenti richieste del leader ai membri
del gruppo. Se queste continue richieste non venissero da
lui sufficientemente controllate e dosate, potrebbero causare
la rottura della relazione carismatica.
Il Prof. Zablocki, infatti, sostiene che l’obbedienza al
leader potrebbe essere revocata dal seguace in qualsiasi
momento con l’inevitabile interruzione della relazione carismatica
e conseguente disaffiliazione. Fatto, questo, particolarmente
grave per le sue ricadute sulla stabilità e sopravvivenza
del gruppo. Compito del leader, secondo Zablocki, sarebbe,
dunque, quello di rendere il più difficoltosa possibile
la fuoriuscita dei membri in crisi attraverso l’elevazione
dei "costi d’uscita".
Il
gruppo religioso funziona come un sistema nel quale si verifica
un giro vizioso di feedback positivi: i membri si aspettano
dal leader "miracoli" sempre più grandi
e il leader si aspetta dai suoi fedeli "sacrifici"
e prove di fedeltà sempre più onerosi. Si
tratta, però, di un sistema in equilibrio precario
che rischia di crollare in caso di una forte crisi. Una
via d'uscita a questo circolo vizioso è trovare un
modo per garantire la lealtà dei membri indipendentemente
dal successo o meno delle azioni del leader. Questo, secondo
Zablocki, è possibile solo se il singolo si è
inserito nel gruppo coinvolgendosi in modo totale tanto
che i "costi" della sua uscita dal gruppo sarebbero
troppo alti per essere sostenuti. E sarebbe questo il motivo
per cui la persona, in molti casi, preferisce, nonostante
tutto, rimanere nel gruppo anche in presenza di un forte
disagio emotivo. Perché questo processo abbia successo
è necessario che l’individuo riorganizzi le sue strutture
cognitive ed emotive fino al punto da dare origine a una
sorta di "nuova personalità" legata fortemente
al carisma del leader.
A
livello emotivo l’ipotesi di Zablocki è che la relazione
carismatica ripropone all’individuo la relazione di attaccamento-distacco
tra madre e bambino. L'impulso iniziale del leader carismatico
è di nutrire, e quello del discepolo è di
farsi nutrire. La speranza infantile di cura assoluta e
la speranza genitoriale di amore innocente e incondizionato
vengono rivitalizzate nella relazione carismatica. Si verifica
in questo modo una "ristrutturazione carismatica"
e il lavaggio del cervello si manifesta come un processo
organizzato e premeditato di influenza sociale finalizzato
a ottenere la dipendenza dell’individuo. L’azione del leader,
dunque, si manifesta nella distruzione delle convinzioni
precedenti (livello cognitivo) e nella creazione di un forte
bisogno di attaccamento (livello emotivo).
Se il processo ha successo l’individuo diventa "affamato"
di convinzioni e attaccamento e comincia a dipendere da
chi glieli fornisce. Nello stadio successivo la persona
può arrivare a rinunciare alla sua individualità
al punto da non riconoscere più la validità
emotiva della vita lontano dal gruppo settario e dal suo
leader che lo governa "carismaticamente".
Naturalmente
è il caso di sottolineare il fatto che ci sono leader
carismatici che sanno esercitare il loro potere spirituale
in modo equilibrato e ragionevole, senza intaccare la libertà
dei loro seguaci, che esistono gruppi religiosi dai quali
si può uscire senza subire ritorsioni di alcun genere
e all’interno dei quali la creatività e la razionalità
delle persone viene rispettata così come vengono
salvaguardati la loro intimità e le loro relazioni
affettive.
Questa
realtà indubbiamente positiva che riguarda molti
gruppi non deve mai allentare la vigilanza nei riguardi
di quei leader che esercitano il loro potere spirituale
senza scrupoli, che strumentalizzano altri esseri umani
per interessi personali, che minano le fondamenta stesse
della convivenza sociale fino a indurre i loro adepti a
gesti autodistruttivi ormai tristemente noti per la loro
ripetitività e drammaticità.