Pregare
bene
(La
preghiera è l’onnipotenza dell’uomo)
(Lc.
18,9-14)
Giacobbe
partì – racconta la Bibbia –. "Capitò in un luogo
dove passò la notte, perchè il sole era tramontato; prese
una pietra, se la pose come guanciale e si coricò. Fece
un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua
cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli Angeli di Dio salivano
e scendevano su di essa" (1). Quando noi preghiamo
con attenzione e con amore, dalla nostra mente e dal nostro
cuore parte una scala radiosa che giunge fino al cielo,
e per quella scala salgono e scendono gli Angeli, i Santi
e specialmente la Regina degli Angeli e dei Santi, per presentare
a Gesù le nostre suppliche e per portare a noi piogge di
grazie e di benedizioni.
"Siamo
nati per pregare, per tramutare in preghiera l’universo.
La vita dell’uomo è glorificare Dio: Sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà!
Bisogna imparare a trasformare in preghiera tutta la nostra
esistenza: i nostri pensieri preghino, le nostre azioni
preghino" (2). Ma perchè questo avvenga è necessario
che si preghi bene.
Non
si fa alcun torto al demonio se si prega male; egli non
si allarma affatto per le molte e lunghe preghiere recitate
malamente.
A
– LA PREGHIERA NON HA VALORE SE È FATTA MALE; non
è gradita a Dio – afferma S. Agostino – quando "mali,
mala, male petimus": mi spiego:
1
– Non si prega bene quando si è cattivi ("mali"),
ossia quando si vive in peccato grave. Infatti chi è in
peccato grave – afferma la Sacra Scrittura – è "crocifissore
di Gesù", "calpesta il Figlio di Dio e lo espone
all’ignominia", "disprezza lo Spirito Santo"
(3). E allora, se non si pente delle sue colpe e non ha
la buona volontà di accostarsi al sacramento della Confessione,
come può pretendere che Gesù lo esaudisca? S. Agostino
soggiunge: "Come puoi tu esigere che Dio ti ascolti
nelle tue preghiere se tu non lo ascolti nei suoi precetti?".
La
preghiera è colloquio e domanda di figli al Padre, occorre
quindi che non ci sia il peccato nell’anima, poiché – dice
lo Spirito Santo – "chi commette il peccato, viene
dal diavolo. Da questo si distinguono i figli di Dio dai
figli del diavolo" (4). Mentre quelli "che sono
guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio" (5).
Chi
è in peccato grave, deve pregare moltissimo, ma per chiedere
il pentimento, il perdono e una sincera conversione.
Si
ritorni alla Confessione ben fatta, alla grazia santificante
e ci si impegni decisamente a evitare il peccato grave e
a non commettere neppure i peccati veniali deliberati. Così
ci si pone in ottime condizioni per essere esauditi. E lo
Spirito Santo, mediante la preghiera, diventerà, in noi,
"acqua viva che zampilla per la vita eterna" (Gv.
4,14).
2
– Non si prega bene quando si chiedono cose cattive ("mala"),
vale a dire, grazie che possono essere dannose all’anima
o che poco giovano alla salvezza eterna. Moltissime persone
domandano soltanto favori terreni e mai chiedono che sia
fatta la sapiente volontà di Dio, ma sempre domandano che
sia fatta la loro miserabile volontà. Eppure sappiamo con
certezza che la volontà del Signore vuole sempre il nostro
bene, quello ultraterreno. Per molte persone, la salute,
il benessere, le fortune che chiedono mediante la preghiera,
sono autentiche disgrazie per la loro vita spirituale, infatti
fin che avranno salute e benessere rimarranno lontane da
Dio, o, per lo meno, si preoccuperanno poco degl’interessi
di Dio e dell’anima che sono eterni.
Si
preghi pure per ottenere anche grazie di ordine temporale,
ma a condizione che siano volute da Dio e quindi utili per
l’anima. Il Signore, che ci ama infinitamente, ce le concederà
se ci gioveranno per la nostra vita eterna, altrimenti non
ce le darà, ma al loro posto ci elargirà delle altre grazie
ben più importanti. Perfino Gesù non fu esaudito dal Padre
celeste quando, in agonia e sudando sangue nell’orto degli
ulivi, prostrato per terra, lo supplicava con tutto il cuore:
"Padre, se vuoi, allontana da me questo calice"
(6) della imminente passione e morte. Guai a noi se l’avesse
esaudito, perchè la Redenzione dell’umanità non sarebbe
avvenuta e la porta del Paradiso sarebbe rimasta chiusa
per sempre.
Ebbene
Gesù aggiunse (e anche noi dobbiamo fare altrettanto): "Tuttavia,
non la mia, ma la tua volontà sia fatta".
3.
– Non si prega bene quando si prega malamente ("male"),
vale a dire: quando le preghiere sono recitate con poca
fede, senza amore, senza perseveranza, con poca umiltà,
senza attenzione.
La
madre di S. Agostino, per ottenere la conversione del figliolo.
perseverò per 15 anni in continue ferventissime preghiere,
accompagnate da tanti digiuni e da innumerevoli sacrifici
e sofferenze e lacrime.
B
– LA PREGHIERA È FATTA BENE QUANDO SI PREGA CON LE DOVUTE
DISPOSIZIONI ossia:
a)
In grazia di Dio e in uno stato di crescita spirituale,
quindi da cristiani che si sentono veri figli del Padre
e da lui tanto amati, da persone che sono innamorate di
Gesù, da anime che si abbandonano incondizionatamente al
suo influsso santificatore, da fedeli che percepiscono accanto
a loro, mano nella mano, la Madre celeste, pronta ad accogliere
ogni sospiro e ogni prece per presentarla al Signore.
b)
Con fede viva, come le folle di ammalati portati
a Gesù dalle città e villaggi e campagne della regione di
Genèsaret che cercavano di "toccare almeno la frangia
della sua veste, e quanti la toccavano guarivano";
come la donna siro–fenicia che, con la certezza di essere
esaudita, "andò, si gettò ai suoi piedi e lo pregava
di scacciare il demonio dalla figlia" (7), e ottenne
la grazia; come la donna sofferente di emorragia da 12 anni
che si accostò a Gesù pensando: "Se riuscirò anche
solo a toccare il suo mantello, sarò guarita... E in quell’istante
guarì" (8).
Gesù
ci assicura: "Tutto quello che chiederete con fede
nella preghiera, l’otterrete"; potete ottenere perfino
di spostare le montagne e gettarle nel mare (9).
c)
Con umiltà profonda, come il pubblicano del Vangelo
che, entrato nel tempio, si sentiva tanto indegno da non
osare di alzare gli occhi al cielo, e "si batteva il
petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore!"
(10).
S.
Pietro afferma: "Dio resiste ai superbi e dà la
grazia agli umili" (11).
d)
Con piena uniformità alla volontà di Dio, il quale
cerca unicamente il nostro miglior bene che è quello eterno.
e)
Con devota attenzione. Èimpossibile che non ci siano
distrazioni durante la preghiera. S. Tommaso asserisce
che non siamo capaci di recitare neppure un solo Padre Nostro
senza essere distratti da altri pensieri. Ma è necessario
e sufficiente evitare le distrazioni volontarie, perchè
non abbiamo a meritare il rimprovero di Gesù: "Questa
gente mi onora a parole, ma il suo cuore è lontano da me".
(12).
f)
Con fiduciosa perseveranza: Mai perdere la fiducia
nella bontà del Signore, il quale prova le sue delizie nell’ascoltare,
nell’esaudire le nostre suppliche. Sii perseverante! A volte
Gesù tarda a concederci le grazie richieste, ma lo fa sempre
per il nostro vantaggio spirituale: o per confermarci nell’umiltà,
o per farci sentire il bisogno che abbiamo di Lui, o perchè
perseveriamo nella preghiera che è il nostro supremo bisogno.
Poi, alla fine, tutto ci concede, anzi, sovente ci dona
molto di più di quanto gli avevamo chiesto.
La
perseveranza sia talmente fiduciosa da spingerci – nel senso
biblico – a una dolce lotta con il Signore, come è avvenuto
per Abramo che pregava lottando con Dio a favore
di Sodoma e di Gomorra ed è riuscito a salvare i pochi innocenti
(13); come è avvenuto per Giacobbe che ha combattuto
per tutta la notte, corpo a corpo, con Dio, il quale, perchè
cessasse di supplicarlo, lo colpì all’articolazione del
femore, ma Giacobbe continuava a lottare con Lui, e ripeteva:
"Non ti lascerò se non mi avrai benedetto". La
Bibbia conclude dicendo: "Hai combattuto con Dio e
con gli uomini e hai vinto" (14).
g)
Soprattutto si deve pregare con amore, con affettuosità
e tenerezza: Certi Sacerdoti e Predicatori insistono
perchè dalla preghiera vengano esclusi l’amore, l’affetto,
la tenerezza, quasi fossero altrettanti diavoli da allontanare.
Costoro recano un enorme danno alla spiritualità dei fedeli.
Invece, si deve escludere il sentimentalismo e il fanatismo,
ma non il cuore, non l’affetto. Perché davanti a Dio dobbiamo
comportarci come fredde e impassibili mummie? o come un
pezzo di ghiaccio? È tutto l’uomo che deve esprimersi nella
preghiera; ora, nell’uomo, il cuore con i suoi affetti e
tenerezze ha una parte fondamentale.
Gesù
stesso invocava sempre il Padre celeste con l’appellativo
il più tenero: Abbà = Papà.
S.
Bonaventura afferma che la preghiera avrà tanto più
valore quanto più grande sarà la parte che vi avrà il cuore.
E nei suoi "opuscoli" ha dei colloqui con Dio
di una tenerezza altissima, e ci esorta a "lasciarci
cadere tra le braccia di Gesù, a comprimerlo con le labbra
della più profonda devozione e a ricoprirlo di forti baci"
(15).
Il
P. Pio da Pietrelcina, pur avendo un carattere molto
rude e aspro, nelle sue preghiere a Gesù, usava una tenerezza
indescrivibile, e sovente invocava la Madonna chiamandola
teneramente "Mammina mia".
La
Vergine medesima, nel Magnificat, esclama con affettuosa
tenerezza: "Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore",
e così ci insegna che la preghiera ben fatta è esaltazione
del Signore ed esultazione nel Signore.
Tutto
lo spirito del Vangelo non ha meno soavità e tenerezza
che austerità e forza.
Gesù
ha accolto e lodato in casa di Simeone le delicatezze della
peccatrice pentita, la quale aveva lavato e unto i suoi
piedi e li aveva ricoperti di baci, e ha rimproverato Simone
di non aver fatto altrettanto (16).
Il
celebre P. Faber scrive: "L’assenza di tenerezza
nella pietà basta da sola a bloccare ogni progresso nella
perfezione" (17).
La
tenerezza nella preghiera è il più forte motore della volontà
nei momenti difficili, è il segreto delle più alte e rapide
ascensioni spirituali, dei più sorprendenti progressi nella
santità e dei più clamorosi successi nell’apostolato.
Date
le ali robuste degli affetti a questa bianca colomba che
è l’anima nostra, datele il luogo alto della tenerezza da
cui spiccare il volo, lasciate che in lei parli il cuore
che ha delle ragioni – dice Pascal – che la mente, inaridita
dallo studio e dall’attivismo, completamente ignora; permettete
che il forte vento dello Spirito d’Amore la sospinga; fate
che la Vergine Santa, "Madre del bell’Amore" e
"Madre della tenerezza", l’attragga dolcemente
a sè.
La
preghiera ben fatta è la più grande forza dell’universo.
E’ capace di trasformare radicalmente in Cristo la vita
del più ostinato peccatore. Ha il potere di elevare le anime
tiepide alle più alte vette della santità.
S.
Agostino esclama: "Sa ben vivere chi sa ben pregare".
S.
Giovanni Crisostomo afferma: "Niente è più potente
dell’uomo che prega".
Diversi
Santi e Dottori della Chiesa hanno ripetuto: "La preghiera
è la debolezza di Dio e l’onnipotenza dell’uomo".
ESEMPIO.
Nel Santuario di nostra Signora Aparecida (Brasile)
Giovanni Paolo II (nel 1980) osservò che, tempo fa, per
un increscioso incidente, la piccola statua della Madonna
(trovata sulla riva del Praiba da alcuni pescatori nel 1717)
si ruppe in tanti pezzi. "Mi dicono – soggiunge il
Papa – che tra tanti frammenti furono trovate intatte le
due mani della Vergine, unite in preghiera. Ciò è come un
simbolo: le mani giunte di Maria, in mezzo alle rovine,
sono un invito ai suoi figli a dare spazio nella loro vita
alla preghiera e all’ascolto di Dio, senza il quale tutto
il resto perde senso e valore".
PROPOSITO.
Eviterò il grave errore di ripetere: Basta pregare poco
e bene! Invece convincerò me stesso e gli altri che è necessario
e urgente pregare molto e bene!
Pregherò
Gesù e la Madonna, frequentemente in ogni giorno, con grande
fede, fiducia, amore e tenerezza.
Soprattutto
prenderò parte all’Eucarestia con somma devozione ricordando
le belle parole che il celebre musicista Verdi ripeteva
dopo aver iniziato a partecipare ogni mattina alla S. Messa:
"Mi ero un po’ sbandato: ma dopo tanti dolori e tanti
clamori, le ore che passo vicino a Dio sono le più dolci
per me" (18).
(1)
Gen. 28, 10–11 ss.
(2)
P. Anastasio del Rosario,
"Pro orantibus" 16–VII–65
(3)
Cfr. Ebr. 6 e 10
(4)
1 Gv. 3, Oss.
(5)
Rm. 8, 14
(6)
Lc. 22,42
(7)
Mc. 6, 53–56; 7,25
(8)
Mt. 9,20-22
(9)
Mt. 21,21 s.
(10)
Lc. 18,13
(11)
1 Pt. 5,5
(12)
Mt. 15,8
(13)
Cfr. Gen. 18 e 19
(14)
Gen. 32,23–29
(15)
Cfr. Bonaventura,
"De
perfectione vitae"
(16)
Lc. 7,36–47
(17)
Faber, "Progressi nella
perfezione"
(18)
"L’Osserv. della dom."
13–11–72