Pregare
sempre
(La
preghiera è il respiro
dell’anima)
(Lc.
18,1-7)
La
Vergine Santa era in continua preghiera, in una incessante
contemplazione: "Maria – dice il Vangelo – custodiva
tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (1).
Vorrei
chiedere a Gesù: Quando dobbiamo pregare? Gesù ha
già risposto dicendo che si deve "pregare sempre senza
stancarsi" (2). E S. Paolo afferma: "State
sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete
grazie"; "pregate senza mai smettere con ogni
sorta di preghiera e di suppliche nello spirito"; "perseverate
nella preghiera e vegliate in essa", "giorno e
notte" (3).
Come
farò a stare sempre in preghiera?
Pregare
sempre significa: 1 – Pregare frequentemente con la mente,
col cuore e con le labbra. 2 – Pregare continuamente con
tutta la vita in ogni attività e in tutte le circostanze.
1
– PREGARE FREQUENTEMENTE CON LA MENTE, COL CUORE E CON
LE LABBRA.
Si
preghi al mattino, alla sera, a mezzogiorno, come ci
esorta la Sacra Scrittura: "Di sera, al mattino, a
mezzogiorno mi lamento e sospiro (davanti al Signore) ed
egli ascolta la mia voce; mi salva, mi dà pace" (4).
Renzo
dei Promessi Sposi del Manzoni, al mattino, ricordando
che la sera precedente era andato a riposo senza recitare
le abituali preghiere, si vergognò dicendo che "si
era addormentato come una bestia". Quante persone si
svegliano e si addormentano come animaletti!...
Lodiamo
Dio per il dono della vita e per avercela conservata nella
notte: l’averci mantenuto nell’esistenza è un dono grande
quanto l’averci creato.
Tutte
le ore e i minuti della giornata sono di Dio; quindi offriamo
a Lui i pensieri, le parole e le azioni di ogni giorno;
supplichiamolo perchè ci aiuti a fuggire il peccato e conservi
noi e i nostri cari nella sua grazia. Al termine di ogni
giornata ringraziamolo di tanti benefici che ci ha elargito;
chiediamogli perdono per le offese che gli abbiamo fatto.
Uno scrittore Cappuccino, paragona l’anima che sta
in preghiera al mattino e alla sera, alla colomba che Noè
per la seconda volta, al mattino, manda fuori dell’Arca,
e che lungo la giornata vola, vola e va a posarsi sulla
terra cercando il suo cibo, ma al cader della sera, stanca,
portando in bocca un ramoscello d’olivo con verdi foglie,
riprende il volo per far ritorno all’Arca, presso il suo
padrone. È figura dell’anima che al mattino si sveglia tra
le mani di Dio e vola al suo lavoro, e, alla sera, stanca
per le sue fatiche, quando tutto tace e tutto parla, tutto
dorme e tutto veglia, dolcemente ritorna tra le mani del
Padre celeste e va a riposarsi nell’Arca ossia nella ferita
del Cuore di Gesù (5).
Si
preghi anche di notte. "Di giorno – esclama il
Salmista – il Signore mi dona la sua grazia, di notte
per Lui innalzo il mio canto, la mia preghiera" (6).
"Nel mio giaciglio di Te mi ricordo, penso a Te nelle
veglie notturne, esulto di gioia all’ombra delle tue ali"
(7). "Nel cuore della notte mi alzo a renderti Grazie"
(8).
Ecco
l’esempio di Gesù: "Al mattino si alzò
quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un
luogo deserto e là pregava" (9). "Gesù se ne andò
sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione"
(10).
Gli
Apostoli e i primi cristiani pregavano moltissimo, particolarmente
al mattino, alle tre del pomeriggio (che ricorda l’ora in
cui è morto Gesù), e nella notte (11).
Si
preghi nell’arco di tutta la giornata. Partecipiamo
alla S. Messa e alla S. Comunione immancabilmente
ogni domenica e, possibilmente, ogni giorno. Recitiamo la
Liturgia delle ore, almeno le Lodi e il Vespro,
consapevoli che la preghiera liturgica è l’irruzione
dell’eterno nel tempo, del cielo sulla terra, poiché Gesù,
la Madonna e tutti gli Angeli e i Santi, in quei momenti,
si servono delle nostre labbra per lodare, ringraziare,
placare e supplicare il Signore.
Recitiamo
l’"Angelo del Signore" quando il suono
dei sacri bronzi (o campane), al mattino, a mezzogiorno
e alla sera, invita tutti a onorare la Vergine, come scrive
il Manzoni: "Te, quando sorge e quando cade
il die / e quando il sole a mezzo corso il parte / saluta
il bronzo che le turbe pie / invita ad onorarte" (12).
Preghiamo
prima dei pasti, all’inizio di viaggi importanti
e di lavori impegnativi. Ripetiamo spesso il segno della
croce, che contiene le parole più belle, le più sante,
le più efficaci. Recitiamo il Padre nostro (che Francesco
d’Assisi ripeteva tante volte ogni giorno), l’Ave Maria
che è "la più bella preghiera dopo il Padre nostro,
è il nemico del diavolo, il martello che lo schiaccia, la
santificazione dell’anima, la gioia degli Angeli; è una
rugiada celeste che rende l’anima feconda, è un bacio a
Maria, è una rosa che le si presenta, è una perla preziosa
che le si offre; guadagnerete infallibilmente il suo cuore"
(13).
Recitiamo
il Magnificat che è "la preghiera composta dalla
Vergine Santa o piuttosto da Gesù perchè Egli parlava per
bocca di lei; è il più sublime e il più elevato di tutti
i cantici" (14). Recitiamo il Credo, il Gloria,
l’Eterno riposo, il Rosario insieme alla nostra famiglia,
la Via Crucis. Ogni giorno si faccia la Meditazione
(indispensabile per il progresso spirituale dell’anima),
la Visita all’Eucarestia, l’esame di coscienza, la preghiera
comunitaria nella casa, che Gesù raccomanda con queste
parole: "Se due di voi, sopra la terra si accorderanno
per domandare qualunque cosa, il Padre che è nei Cieli la
concederà perchè dove sono due o più riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro" (15).
Si
preghi abitualmente durante tutte le ore, anche quando
si lavora o si cammina, nella gioia come nella sofferenza,
specialmente facendo uso frequente della giaculatoria
che Paolo VI chiamava "preghiera scintilla, invocazione
quasi esplosiva, grido, gemito dell’anima". Le giaculatorie
sono come bigliettini di amore che volano a velocità supersonica
verso il Cuore di Gesù.
Stupendo
è il celebre libro di spiritualità orientale: "Racconti
di un pellegrino russo": un umile contadino
di 33 anni abbandona tutto e si fa poverissimo e va pellegrinando
di terra in terra, di paese in paese, vivendo in continua
preghiera e contemplazione. Porta con sè solo un poco di
pane secco e la Bibbia. Un maestro di preghiera gli ha insegnato
soprattutto a pregare così: "Signore Gesù Cristo, abbi
pietà di me!" Ripete continuamente questa invocazione,
al ritmo del respiro, con le labbra, a voce bassa, o anche
soltanto con la mente e con l’affetto. È "la preghiera
del cuore, continua e perpetua"; lo fa crescere sempre
più nell’intima unione con Dio e gli porta grande pace e
tanta gioia da renderlo quasi insensibile al freddo violento,
alla miseria, alle sofferenze.
Il
S. Curato d’Ars ricorda con rimpianto gli anni della
sua fanciullezza quando faceva l’agricoltore e il pastorello,
e riusciva a pregare molto anche durante il lavoro e il
riposo: "Come ero felice quando avevo da condurre le
tre pecorelle! In quel tempo potevo pregare a mio agio.
Se adesso, che curo le anime, io avessi ancora il tempo
di pregare e di meditare come quando coltivavo i campi,
quanto sarei contento! Anche nella siesta dopo i pasti,
steso a terra, facevo finta di dormire e invece pregavo
Dio con tutto il cuore".
S.
Gerardo, facendo il sarto, a ogni punto recitava una
breve giaculatoria.
Il
celebre giurista, P. Cappello, gesuita, morto in
concetto di santità, ha lasciato scritto: "Durante
il giorno coltiverò l’unione con Dio recitando almeno 200
o 300 giaculatorie e facendo 5 o 6 volte la visita al SS.
Sacramento" (16).
Assaporiamo
la gioia di parlare, dialogare quasi del continuo con il
Padre celeste, con Gesù, con lo Spirito Santo, con la Madonna,
come il bimbo che continuamente chiama papà e mamma e che
spesso si getta e si abbandona tra le loro braccia.
2
– PREGARE IN CONTINUAZIONE CON TUTTA LA VITA IN OGNI
ATTIVITA’ E CIRCOSTANZA.
Com’è
possibile pregare continuamente? Mediante l’orientamento
permanente dell’anima a Dio. Tuttavia non si confondino
le cose: si dice che il lavoro, la sofferenza e l’attività
umana sono preghiera; ma non lo sono automaticamente; lo
diventeranno solamente se il cristiano si abitua a tempi
giornalieri di preghiera, se pone la sua anima nello stato
di orazione, se unisce la sua volontà alla volontà di Dio
e se vive e agisce nell’orbita dell’amore a Gesù. "La
continua preghiera – dice S. Agostino – è una continua ricerca
di piacere a Dio". In questo modo l’uomo diventa contemplativo
nell’azione e la sua preghiera sarà esistenziale poiché
si estenderà ad ogni istante della sua esistenza.
Lo
Spirito Santo ci insegna: "Tutto quello che
fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore
Gesù, rendendo, per mezzo di lui, grazie a Dio Padre".
"Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che
facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria
di Dio" (17).
S.
Francesco d’Assisi nel suo testamento spirituale ha
scritto queste sublimi parole: "Coloro ai quali il
Signore ha dato grazia di lavorare, lavorino fedelmente
e devotamente". Ci esorta a considerare il lavoro come
una grazia e ci ricorda che se vogliamo renderlo preghiera
dobbiamo compierlo fedelmente e devotamente: a) Fedelmente,
ossia con esattezza. S. Ignazio di Loiola chiese a un suo
allievo: Questo lavoro per chi lo fai? – Per il Signore!
– Ah sì? E lo fai così male? b) Devotamente, ossia
in grazia di Dio, base essenziale perchè le nostre opere
siano veramente gradite al Signore e diventino meritorie.
Inoltre si deve lavorare per amore di Dio e non per vanagloria
o per solo interesse terreno.
S.
Filippo Neri chiese a un contadino che zappava disperatamente:
Perché lavorate e vi affaticate tanto? – Per mangiare, per
guadagnare! – Sì, va bene: ma solo per questo? – E per quale
altro motivo lo dovrei fare? – Ma... per amore di Dio, per
il Paradiso, caro fratello!
S.
Girolamo descrive una bellissima scena che dovrebbe
realizzarsi in tutti i luoghi di lavoro: "In questa
villetta di Cristo (ossia nella zona ove io dimoro) tutto
è semplicità, tutto è silenzio, fuorché il canto dei Salmi.
Dovunque ti volgi, il contadino che ara, tenendo l’aratro,
canta l’alleluia; il mietitore che suda si esprime con i
salmi; il vignaiuolo che pota la vite, canta qualche strofa
di Davide. Questi sono i canti della campagna; queste, come
suol dirsi, le canzoni di amore, questo il fischio dei pastori,
queste le armi dell’agricoltura".
Ci
sono degli impiegati e professionisti profondamente
cristiani che sanno vedere Gesù in ogni cliente, e perciò,
in spirito di preghiera, adottano il programma: sempre,
subito, con gioia.
Un
camionista, in Francia, (testimonianza trasmessa
in un documentario televisivo), molto religioso, per ben
14 ore ogni giorno sta alla guida di un grosso camion. Eppure
il suo pensiero e il suo cuore sono sempre immersi in Dio,
e, gioiosamente, sa elevare a valore di preghiera quel pesante
lavoro. È un autentico contemplativo tra il traffico assordante
delle strade.
Una
Santa dei nostri tempi, S. Bertilla, ha scritto e
praticato questi propositi: "Gesù, tutte le mie azioni,
per quanto piccole, voglio farle in vostra compagnia e voglio
cercare tutti i mezzi per amarvi tanto". E spesso ripeteva:
"Facciamo tutto per Gesù!" Queste furono le sue
ultime esortazioni, prima di morire: "Lavoriamo solo
per Gesù, ché tutto il resto è niente".
Mida,
figlio di Gordio, antico Re dei Frigi nella Tracia, (racconta
la favola), aveva il potere di convertire in oro tutto ciò
che toccava. Ebbene, chi vive nella grazia di Dio e fa tutto
per amore del Signore, trasforma ogni azione, piccola o
grande, in oro, in tesoro incorruttibile, in gioia infinita
per il Regno dei Cieli.
ESEMPIO.
La Vergine del "lavoro–preghiera". Quante
statue e pitture in onore della Madonna! Sono felice di
contemplarla incoronata di gloria, Regina del Cielo e della
terra. Tuttavia gioisco assai di più nel contemplarla come
umile lavoratrice, sposa di un povero artigiano, Giuseppe,
accanto a suo figlio Gesù, umile lavoratore. Con la mente
e col cuore la vedo vivere in un villaggio di contadini,
a Nazaret, paesello disprezzato dai Giudei per la sua arretratezza.
Qual è la sua giornata? Quella di una poverissima casalinga
di quei lontani tempi.
Seguiamola:
Eccola intenta a preparare il cibo: màcina il grano, setaccia
la farina che poi impasta dopo avervi immesso un pezzettino
di lievito. Va a raccogliere paglia, foglie secche, sterpi,
ramoscelli, legna per scaldare il piccolo forno domestico;
accende il fuoco con la lampada che (in mancanza di fiammiferi
non ancora inventati) tiene accesa giorno e notte. Nel forno
riscaldato cuoce una specie di pane o di focaccia. Ogni
giorno, con dura fatica, rifornisce la casa di acqua attingendola
all’unica fontana del paese (che c’è ancor oggi), distante
800 metri.
Inoltre
fila il lino, la lana, confeziona la tela col piccolo telaio
domestico e la trasforma in abiti per Gesù e Giuseppe. Prepara
e cucina i pasti semplici e frugali. Lava, scopa, rammenda.
Veste abiti semplicissimi e puliti, consunti dal tempo e
scoloriti dal sole. È sempre in movimento, al lavoro, piedi
scalzi nel lastricato e tra la polvere, calli nelle mani,
sudore in fronte. La immagino molto simile a tante poverissime
e infaticabili donnine che ho visto in Terra Santa, in Arabia,
in Africa, in Etiopia, in Russia.
Prega
lavorando e lavora pregando; ogni istante della sua vita
diventa altissima lode al Signore. In tutta la storia dell’umanità
non c’è esempio più sublime di continua, incessante e fervorosa
preghiera nel lavoro, nelle fatiche, nei brevi tempi di
riposo, di giorno e di notte. Imitiamola!
PROPOSITO.
Sull’esempio della Madonna pregheremo molto frequentemente,
e trasformeremo ogni lavoro, ogni fatica, ogni sofferenza
e ogni gioia, ogni attività e ogni respiro in fervente lode
al Signore. Così ogni giorno della nostra esistenza diventerà
una pagina di "storia sacra" e scriveremo cose
meravigliose nel nostro "libro della vita" (18)
che verrà aperto nel giorno del Giudizio di Dio per la premiazione
eterna.
(1)
Lc. 2, 19
(2)
Lc. 18, 1
(3)
1 Tess. 5,16 ss.; Ef. 6,18; Col. 4,2; 1 Tim. 5,5
(4)
Sal. 55, 18 s.
(5)
Cfr. Antonino da Castellamare, "Anima Eucaristica"
(6)
Sal. 42, 9
(7)
Sal. 63, 7 s.
(8)
Sal. 119, 62
(9)
Mc. 1, 35
(10)
Lc. 6, 12
(11)
Cfr. At. 2, 15 e 42; 3, 1; 12, 5 s.; 16, 25
(12)
Manzoni, "Il nome di Maria"
(13)
Monfort, "Tratt." 253 s.
(14)
Monfort, "Tratt." 255
(15)
Mt. 18, 19 s.
(16)
P. Mondrone, "Il Confessore di Roma"
(17)
Col. 3, 17; 1 Cor. 10, 31
(18)
Cfr. Ap. 10, 12; Dan. 7, 10; 10, 21