I
Rave party...praticamente "Fai ciò che vuoi..."
di
Carlo Climati tratto da Il Timone - n.
8 Luglio/Agosto 2000
NGiovani
a rischio: musica, alcool, droga e sesso ingredienti delle
feste "rave". Una sola regola: fai ciò
che vuoi. Siamo al delirio della ragione. Il rimedio di
san Tommaso: la temperanza.
Negli
ultimi mesi, i mezzi di comunicazione hanno dato grande
risalto al problema delle "morti in discoteca",
legate al consumo dell' ecstasy, di alcolici e di altri
tipi di droghe. Alcuni ragazzi hanno perso la vita durante
una semplice serata trascorsa in un locale, dove si erano
recati per divertirsi e ballare insieme agli amici.
Tutto
questo dovrebbe spingerci a riflettere. Che cosa significa
"divertirsi" ? La
musica, il ballo, le discoteche possono davvero diventare
degli strumenti di morte?
Oggi
la droga, gli alcolici, il sesso sfrenato accompagnano liberamente
quelle che, un tempo, erano le normali parentesi di divertimento
dei giovani. Ma come si è arrivati a questo punto?
Innanzitutto,
bisogna chiarire un concetto fondamentale. La musica moderna
si può considerare un grande "spot pubblicitario",
capace di raggiungere il cuore di milioni di persone. I
suoi messaggi sono facilmente in grado di influenzare le
mode, i pensieri, i comportamenti della gente.
Il concetto-chiave che accomuna le trasgressioni musicali
di oggi è uno solo: "Fai ciò che
vuoi". Un invito a vivere senza regole, senza
limiti, senza rispetto per se stessi e per gli altri. È
la grande presunzione dell'uomo che vuole mettersi al posto
di Dio e diventare Dio di se stesso, seguendo le leggi che
più gli fanno comodo e cercando di soddisfare il
proprio, egoistico piacere. È lo stesso peccato di
Adamo ed Èva, che caddero nella trappola del serpente
che li invitava a diventare delle divinità.
"Fai ciò che vuoi" era anche il
motto dell'occultista inglese Aleister Crowley (1875 -1947),
che può essere considerato il "padre del satanismo
moderno". Questo stregone, nel suo "Liber Oz",
dichiarò: "Non c'è altro Dio che
l'uomo. L'uomo ha diritto di vivere secondo la sua stessa
legge". Di conseguenza, tutto diventa lecito.
Il
mondo del rock, che fin dagli anni sessanta era assetato
di trasgressioni, adottò Aleister Crowley e ne subì
spesso l'influenza. Troviamo il suo volto, ad esempio, sulla
copertina del disco dei Beatles "Sergeant Pepper's
Lonely Hearts Club Band" (1967).
I Beatles, ovviamente, non possono essere considerati dei
"satanisti". Tuttavia, non si può negare
che alcuni loro atteggiamenti trasgressivi (i primi, timidi
accenni alla droga) rappresentarono l'inizio di una rivoluzione
che sarebbe diventata, a poco a poco, sempre più
grande.
È interessante notare che questo processo rivoluzionario
di morte (musica più droga) ha spesso utilizzato
linguaggi dolci e seducenti per ingannare le persone. Pensiamo,
ad esempio, al soave slogan "Pace, amore e musica",
che accompagnò nell'agosto 1969 il grande raduno
musicale di Woodstock.
In realtà, questo megaconcerto non fu altro che la
celebrazione della droga e del sesso libero, nascosto dietro
la maschera rassicurante del pacifismo e dei "figli
dei fiori". Non è cambiato nulla da allora.
I Woodstock di oggi si chiamano "rave" (parola
inglese che significa "delirio"). Ovvero, i grandi
raduni che estremizzano il linguaggio delle discoteche:
musica assordante, ritmi martellanti, impossibilità
di comunicazione, ballo senza sosta, messaggi sessuali liberi
e, ovviamente, consumo di droga ed alcolici.
I mass media gridano allo scandalo quando un giovane muore
dopo aver ingerito una pastiglia di ecstasy. La gente è
colta di sorpresa di fronte allo stridente contrasto tra
l'idea del divertimento e quella della morte. In realtà,
c'è ben poco da sorprendersi.
Se analizziamo i biglietti d'invito che vengono offerti
ai giovani per pubblicizzare le feste in discoteca o i "rave",
possiamo già trovare dei chiarissimi messaggi di
trasgressione, sia visivi che verbali. Questi biglietti
d'invito sono lo specchio di ciò che i ragazzi troveranno
dopo aver varcato la soglia del locale che viene pubblicizzato.
E allora, perchè meravigliarsi se un certo tipo d'ambiente
diventa la cornice ideale per il consumo delle droghe di
oggi ?
I nuovi profeti del "Fai ciò che vuoi"
hanno trovato nelle discoteche un terreno fertile per diffondere
i propri ideali di vita spericolata, senza regole nè
confini. L'atteggiamento del cristiano di fronte al divertimento
dev'essere, invece, ben diverso e non può non tenere
conto del valore della temperanza e del rispetto del nostro
corpo come "tempio dello Spirito Santo" (1 Corinzi
6/ 19). "L'intemperanza", scriveva San
Tommaso d'Aquino "ripugna sommariamente alla nobiltà
e al decoro, in quanto nei piaceri riguardanti l'intemperanza
viene offuscata la luce della ragione, dalla quale deriva
tutta la nobiltà e la bellezza della virtù".
Per questo, nell'epoca del "Fai ciò che vuoi"
siamo tutti chiamati a remare controcorrente e a riscoprire
quella "cultura del limite" che ha sempre caratterizzato
le grandi civiltà. Solo così potremo rispondere
positivamente all'invito di San Paolo: "II Dio
della pace vi santifichi fino alla perfezione. E tutto quello
che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi
irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù
Cristo" (1 Tessalonicesi 5, 23).