Sette
eretiche pseudocristiane
(introduzione
di Leon Cristianì)
Perché
le eresie.
In quella preghiera sublime, che gli esegeti la sua preghiera
sacerdotale, Cristo ha chiesto al Padre, con una specie
di angoscia, che i suoi discepoli conservino per sempre
l'unità:
"Padre
santo", diceva, "custodisci nel nome
tuo quelli che mi hai affidati, acciocché siano una
cosa sola come noi... Né soltanto per questi prego;
ma prego ma anche per quelli che crederanno in me, per la
loro parola che siano tutti una sola cosa come tu sei in
me, o Padre, ed io in te; che siano anch'essi una sola cosa
in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato"
(Giov. 17, 11. 20-24).
Egli
conosceva quindi il valore e insieme la difficoltà
dell'unità. Questa sarebbe stata la caratteristica
principale della vera Chiesa. Ma vi sarebbero state divisioni,
rotture, divergenze di opinione, in una parola eresie. E'
infatti questo il significato di tale termine, derivato
dal greco, passato nel latino e che, poco conosciuto nella
lingua classica, doveva essere tanto spesso usato in quella
dei Padri della Chiesa.
Donde
provengono dunque le eresie? Dalla diversità degli
animi, dei caratteri, dei temperamenti, e in definitiva
dal fatto della libertà umana. La fede nella parola
di Dio è libera. Dio non forza nessuno. Ma è
inevitabile che la fede esiga da parte dell'uomo uno sforzo
di sottomissione e di obbedienza. Questa obbedienza è
una scelta. E il compito dell'eresia è di mettere
in rilievo tale scelta. Perciò S. Paolo ha potuto
dire: "E' necessario che ci siano anche delle eresie,
affinché tra voi si possa conoscere quelli di virtù
provata" (1 Cor. 11, 19).
E
Tertulliano, 150 anni più tardi, scriveva: "La
condizione del nostro tempo ci costringe ad avvertire che
non ci si deve stupire, a proposito delle eresie, né
della loro esistenza che è stata predetta, né
dal fatto che esse guastino la fede in parecchi, poiché
hanno come ragion d'essere quella di provare la fede con
il tentarla".
Se
si cerca di considerare questa legge della prova necessaria
della fede, si costata che essa fa parte delle leggi essenziali
che reggono gli spiriti. Gli angeli erano stati sottoposti
ad una prova, di cui non conosciamo le modalità,
ma di cui costatiamo il fatto nell'esistenza dei demoni.
Erano angeli come gli altri. Soccombettero alla prova. Anche
gli uomini, a loro volta, devono essere " tentati ",
cioè " provati ". Si possono distinguere
nel fatto dell'eresia tre aspetti diversi: l'aspetto filosofico,
l'aspetto paradossale e l'aspetto positivo. Dal punto di
vista filosofico, l'eresia nasce dal conflitto o dal contrasto
tra la verità rivelata e i vari sistemi filosofici
già radicati nelle menti sulle quali cade tale rivelazione.
La fede infatti non cade mai su menti perfettamente preparate
a riceverlo. Cristo aveva scelto degli apostoli senza istruzione.
Ma quegli apostoli stessi avevano le loro idee, le loro
tradizioni, le loro concezioni del regno messianico. Gli
scribi e i farisei, da parte loro, si ritenevano molto più
illuminati degli umili pescatori del lago di Galilea. In
tutti la fede incontrava ostacoli, in tutti aveva pregiudizi
da superare. E passando dai giudei ai pagani, i conflitti
di carattere filosofico tra la fede e i sistemi in voga
saranno ancora più aspri. E così sarà
alla fine dei tempi. Tra le filosofie umane e la verità
rivelata non è stato sempre facile l'accordo. I pensatori
cristiani dovranno sempre compiere un immenso lavoro di
adattamento tra la ragione e la fede.
Da
questo aspetto filosofico delle eresie si passa inevitabilmente
al loro aspetto paradossale. Intendiamo dire con ciò
che la verità rivelata, per il fatto stesso della
sua origine divina, non può fare a meno di presentare
alla ragione ombre che essa non riuscirà a penetrare.
E' quanto esprimiamo dicendo che la fede comporta dei misteri.
Riflettendovi, si comprende come una religione senza misteri
non possa essere una religione divina. Di fronte alla fede
venuta da Dio, bisogna che la ragione confessi la propria
impotenza. Ed è appunto questo che dà all'eresia
il suo aspetto paradossale. Essa fa apparire la realtà
antinomica e paradossale del mistero della fede.
Infine,
nell'eresia va considerato ancora il suo aspetto positivo.
Non tutto è falso infatti nell'eresia. Essa contiene
sempre una intuizione giusta, ma che si trova falsata dall'interferenza
di un sistema filosofico che è in contraddizione
con la fede, o dal rifiuto esplicito o implicito del mistero
della fede. In ogni eresia appare dunque una ribellione
contro la verità rivelata, ed è qui che si
manifesta il senso profondamente anticristiano di ogni eresia.
Questo
modo di intendere l'eresia è tradizionale nella Chiesa.
Ma si è sempre insistito anche sul bene che può
derivare da quel gran male che essa è; ciascuna eresia
è stata l'occasione di un progresso nell'intelligenza
della fede e di un rafforzamento dell'unità in seno
alla Chiesa.
Adozianesimo
Secondo
questa eresia, che ebbe come autore un ricco conciatore
di pelli, Teodoto di Bisanzio, Cristo era soltanto un uomo,
che Dio adottò nel momento del battesimo e al quale
conferì potenza divina in ordine alla sua missione
nel mondo. Scomunicato da papa Vittore verso il 190, Teodoto
costituì una setta, la quale verso la metà
del secolo III ebbe il suo ultimo rappresentante in Artèmone
o Artema che insegnava a Roma. Una variazione dell’adozianismo
Teodoto di Bisanzio è l’errore di Paolo di Samosata,
che fu vescovo di Antiochia tra il 260 e il 268; questi
per conservare l’unità divina, sostenne che Gesù
non era Dio ma un uomo come gli altri, al quale il Verbo
di Dio s’era comunicato in maniera particolare, venendo
a inabitare in lui. Ben diverso è l’adozianismo spagnolo
di Elipando di Toledo e Felice di urgel (secolo VIII), i
quali ammettevano la Trinità e insegnavano una doppia
adozione in Cristo: una divina e una umana; come uomo Cristo
era soltanto figlio adottivo di Dio, ma come Dio era Figlio
vero.
Agnoeti
Setta
monofisita, che si rifaceva a Temistio, diacono di Alessandria
(secolo VI), il quale sosteneva che Cristo aveva ignorato
molte cose, anche quelle che appartenevano alla comune conoscenza
degli uomini; in particolare poi ignorava il giorno del
giudizio finale.
Apollinaristi
Setta di eretici del secolo IV, che presero il nome da Apollinare
di Laodicea in Siria (c. 310-390), già amico di sant’Atanasio
e suo sostenitore nella lotta contro l’arianesimo. Qualche
anno dopo d’essere stato eletto vescovo della sua città,
Apollinare, per mettere in rilievo la personalità
divina del Cristo, affermò che Cristo non possedeva
un’anima umana propria, in quanto il Verbo incarnato aveva
preso il posto di quest’anima; di conseguenza, il Verbo
aveva assunto un corpo umano ma senza anima, e quindi non
si poteva più parlare di due nature ma di una unica
natura e di
una unica persona in Cristo. Fu condannato infallibilmente
da papa Damaso nel Sinodo romano del 377.
Arianesimo
Ario, dissoluto prete di Alessandria, verso il 320, sostenne
che Gesù Cristo non era propriamente Dio, ma la prima
creatura che il Padre creò perchè collaborasse
all’opera della creazione e che per i suoi meriti elevò
al grado di suo Figlio; come tale se rispetto a noi Gesù
Cristo può essere considerato come un Dio, non è
però Dio rispetto al Padre, perchè la sua
natura non uguale e consostanziale a quella del Padre. Questa
eresia si diffuse rapidamente e conquistò prelato
ambizioso della corte di Costantino, Euseio di Nicodemia,
che divenne quasi il capo militante del partito degli ariani;
anche lo storico della Chiesa Eusebio di Cesarea simpatizzò
per Ario. Questi nel 321 lasciò Alessandria e andò
a propagare la sua eresia nell’Asia Minore e nella Siria.
Nel 325, Costantino, preoccupato dalla diffusione dell’eresia
e dalle lotte che dividevano i cattolici, radunò
a Nicea il I Concilio ecumenico, il quale condannò
Ario e i suoi seguaci e nel Simbolo detto niceno affermò:
“Noi crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore
di tutte le cose, visibili e invisibili. E in un solo Signore
Gesù Cristo, figlio di Dio, solo generato dal Padre,
cioè della stessa sostanza del Padre, Dio da Dio,
luce da luce, vero Dio da vero Dio, generato non creato
consostanziale al Padre, per mezzo del quale sono state
fatte tutte le cose nel cielo e sulla terra, il quale è
disceso tra noi uomini per la nostra salvezza, e s’è
fatto carne diventando uomo. L’anatema contro Ario suonava
così: “Quanto a quelli che dicono: ci fu un tempo
in cui il Figlio non esisteva, oppure non esisteva allorquando
non era stato ancora generato, oppure è stato fatto
da nulla, oppure coloro che dicono del Figlio di Dio che
Egli è di un’altra impostasi o sostanza, o creatura,
o cangiante e mutevole, la Chiesa cattolica li anatematizza”.
Costantino poi, all’anatema del Concilio, aggiunse l’interdizione
per Ario di tornare ad Alessandria e alcuni mesi più
tardi esili nella Gallia Eusebio di Nicomedia e Teognide
di Nicea. Ma il partito di Ario cedette le armi; riconquistò
le grazie dell’imperatore. Campione della fede nicena fu
sant’Atanasio, vescovo di Alessandria, che sostenne lotte
ed esili finchè non vide debellato l’arianesimo,
che si camuffò vari modi e si diffuse tara i barbari
germanici ai confini settentrionali dell’Impero: Ostrogoti,
Vandali
e Longobardi , tra i quali resistette molto a lungo. Gli
ultimi ariani longobardi scomparvero verso il 670, grazie
all’abilità di san Gregorio Magno.
Catari
Diffusisi con sorprendente rapidità nel Mezzogiorno
della Francia, nella regione di Alby (dove furono abbastanza
potenti e presero il nome di Albigesi) e nell’Italia settentrionale
(dove ebbero anche il nome di Patarini), i Catari (dal greco=puri,
perfetti) costituirono tra i secoli XII la più pericolosa
eresia non solo per la Chiesa ma anche per la società
civile.
Il catarismo era uno strano miscuglio, su un fondo decisamente
manicheo, di tramontate eresie, come il docetismo e lo gnosticismo,
e di religioni orientali. Secondo i catari più rigorosi,
i due princìpi del bene e del male interna lotta
nel mondo sono ugualmente eterni, onnipotenti; secondi i
più mitigati, il principio del male è una
creatura di Dio, un angelo decaduto, che vien chiamato Satana,
Lucifero o Lucibello, e avrebbe creato il mondo visibile
della materia in opposizione al mondo visibile della materia
in opposizione al mondo invisibile degli spiriti buoni creato
dal principio del bene. La creazione dell’uomo è
opera del principio del male che riuscì a sedurre
e a imprigionare nei corpi alcuni spiriti puri. Per salvare
questi spiriti puri racchiusi nei corpi umani, Dio mandò
la sua Parola, per mezzo di un messaggero, Gesù,
che era un suo angelo fedele e che Dio, per questa accettazione
redentrice, chiamò suo Figlio. Gesù discese
sulla terra e per non avere alcun contatto con la materia
prese un corpo apparente e visse e morì apparentemente
come uomo.
Gesù insegnò che la via della salvezza consiste
nel rinunziare a tutto quello che ha sapore di carnale,
se si vuole liberare lo spirito puro che è racchiuso
o imprigionato dentro di noi. Perciò è peccato
non solo il matrimonio ma anche l’uso dei cibi carnali,
mentre l’ideale della santità sarebbe il suicidio
come mezzo per sottrarsi volontariamente all’influenza del
principio del male.
Alla fine del mondo tutti gli spiriti saranno liberati e
godranno la gioia eterna, e non ci sarà inferno per
nessuno perchè ognuno avrà raggiunto la salvezza
attraverso le reincarnazioni purificatrici. I seguaci del
catarismo si distinguevano in puri o perfetti e in credenti.
I puri o perfetti vivevano nel distacco assoluto dai beni
terreni, in rigorosa ascesi, e evitavano qualsiasi contatto
carnale, ("matrimonio è un lupanare” e fare
figli significa procreare diavoli. “Pregate Dio che vi liberi
dal demonio che avete nel seno” diceva un puritano della
setta a una donna incinta ); i puri arrivavano a questo
stato con un specie di sacramento, il consolamentum che
consisteva nell’imposizione delle mani e del libro dei Vangeli.
Un rituale cataro di Lione ci ha conservato i particolari
di questo rito per i puri; la cerimonia iniziava col servitium,
cioè con la confessione generale fatta da tutti i
presenti; poi il candidato si metteva davanti a una tavola
ove stava poggiato il Vangelo e rispondeva alle domande
che gli rivolgeva il decano dei perfetti o puri; poi si
passava al melioramentum, che consisteva nella confessione
del confidato, dopo di che il decano gli consegnava il Vangelo.
Decano e codnidato recitavano una sequela di Pater. Poi
veniva il consolamentum, che era un impegno da parte del
condidato a rinunziare agli alimenti carnali, alla menzogna,
al giuramento, alla lussuria. All’iniziato veniva imposta
la veste nera della setta, che egli poteva sostituire con
un cordone nero, in tempi di persecuzione. I credenti invece
dovevano venerare gli eletti e nutrirli; non avevano obblighi
dalle astinenze carnali, anzi venivano esortati al concubinato
e alla sodomia, al posto del matrimonio, perchè non
avendo come fine la procreazione dei figli non prolungava
l’opera di Satana; ai credenti, soltanto sul letto di morte,
veniva dato il cosolamentum che era come la loro rigenerazione.
Il culto dei catari comprendeva: il pasto rituale, in cui
un perfetto benediceva e spezzava il pane che veniva poi
diviso tra i presenti; il melioramentum che si faceva ogni
mese e consisteva in una confessione generale seguito da
tre giorni di digiuno. Ogni cerimonia finiva col bacio di
pace che i presenti si scambiavano sulle due guance. Il
catarismo scomparve in seguito alla Santa Crociata contro
gli Albigesi guidata da Simone di Monfort e conclusasi con
la battaglia di Muret del 12 settembre 1213.
L’inquisizione, creata nel 1184, fece il resto. Ma non bisogna
dimenticare che ugualmente fanatici e violenti erano diventati
i catari. Tra gli apostoli evangelizzatori dei paesi contaminati
dal catarismo ricordiamo San Bernardo, il vescovo spagnolo
Diego de Azvedo e l’ordine dei frati predicatori fondato
da San Domenico di Guzman.
Docetismo
Eresia cristologica che appare già verso la fine
dell’età apostolica, si diffonde nei primi anni del
secolo II e lascia la sua impronta nella maggior parte dei
sistemi gnostici. Per i docenti l’umanità di Cristo
era solo apparente; negavano quindi, come si esprime sant’Ignazio
di Antiochia ai fedeli di Smirne, che “Gesù Cristo
è veramente uscito dalla razza di David, secondo
la carne... veramente nato da una Vergine... è stato
veramente trapassato dai chiodi nella sua carne” “l’Eucarestia
è la carne di Cristo, la carne che ha sofferto per
i nostri peccati, la carne che il Padre, nella sua bontà,
ha resuscitato”
(Ad Eph.).
Donatismo
Affermatosi dapprima come uno scisma nella Chiesa africana,
il donatismo non tardò molto a diventare anche un’eresia.
Sorse dall’opposizione di alcuni vescovi nella Numidia nomina
di Ceciliano ad arcivescovo di Cartagine, accusato di essersi
fatto consacrare da Felice di Aptonga, considerato come
uno dei “traditores”, di coloro cioè che durante
la persecuzione di Diocleziano avevano obbedito agli editti
dell’imperatore del 303 consegnando i libri delle Sacre
Scritture. Un concilio di settanta vescovi della Numidia
depose Ceciliano, sostituendolo con Maggiorino, trovò
un capo e un organizzatore. Nonostante la sua buona volontà
di far rientrare i dissidenti nella fila della Chiesa cattolica,
Costantino imperatore non ci riuscì; i dissidenti
divennero ancor più fanatici perseguitando i cattolici
e distruggendo le loro chiese (circumcelliones).
Parminiano successore di Donato dal 355 al 391, e il vescovo
di Cirta Petiliano, il maggior esponente del donatismo,
ai tempi di sant’Agostino, furono i più focosi sostenitori
della setta con i loro scritti. Nonostante l’azione dottrinale
di Ottavio di Milevi e di sant’Agostino l’intervento dell’imperatore
Onorio nel 405 che li perseguitò come eretici e portò
un po’ di pace nella Chiesa africana, i donastici sopravvissero
fino a essere giustiziati dagli arabi nel 650. La loro dottrina
era assai semplice e fu errore comune nei gruppi ereticali
di tutti i tempi : sostenevano che la Chiesa visibile è
composta soltanto di giusti e di santi e che i sacramenti
sono invalidi se amministrati da un ministro indegno.
Encratismo
Da encràteia, che significa astinenza, temperanza.
Dottrina a sfondo ascetico, di cui il più noto rappresentante
fu Taziano nel secolo II. Partendo dal principio gnostico
della materia intrinsecamente cattiva, considerava come
peccato l’unione matrimoniale, proibiva l’uso della carne
del vino, pretendeva che il sacrificio eucaristico si facesse
con la sola acqua, e rigettava le ricchezze come peccato.
Nel secolo IV, l’encratismo rivisse nei discepoli dell’asceta
cappadoce Eustazio a Sebaste; fu combattuto da sant’Anfilochio
vescovo di Iconio e condannato in un sinodo del 390 a
Sido in Panfilia.
Euchiti
Setta eretica diffusasi nell’Asia Minore verso la fine del
secolo IV. Sosteneva l’unione personale del demonio col
peccatore e di Dio col giusto, in una specie di panteismo.
I suoi seguaci furono chiamati così perchè
facevano assegnamento solo sulla preghiera per scacciare
il demonio e unirsi ipostaticamente a Dio. Furono condannati
a più riprese; così nel sinodo di Sido del
390 e nel Concilio di Efeso del 431.
Febronianesimo
Dottrina che prende il nome da Febrionio, pseudonimo del
vescovo ausiliare di Treviri Giovanni Nicola von Hontheim,
autore del libro De statu Ecclesiae et legitima potestate
Romani Pontificis, etc. stampato nel 1763. Per Febronio,
giudici della fede per diritto divino sono soltanto i vescovi,
i quali, con l’aiuto della potestà civile, possono
deporre il Papa se esorbita dalle sue competenze, perchè
questi non è che un primus inter pares e l’esecutore
dei canoni conciliari; nessuna legge pontificia ha valore
se non è approvata dai vescovi. Il febronianesimo
trovò favore presso il re-sacrestano, Giuseppe II,
il quale pretese trattare come affari di Stato tutto quello
che riguardava l’organizzazione esterna della Chiesa e proibì
ai suoi vescovi ogni comunicazione con Roma (giuseppinismo).
Le dottrine febroniane furono condannate nel 1764, e ancora
nel 1766, 1771 e 1773.
Fideismo
In opposizione alla tendenza razionalista del secolo scorso,
l’abate Bautain, professore a Strasburgo e poi a Parigi,
sostenne l’incapacità della ragione a stabilire delle
verità religiose, che non ci possono venire se non
dalla fede tradizionale. Fu condannato nel 1831,e nel Concilio
Vaticano del 1870 ove furono denunziati i pericoli del fideismo.
Fratelli
del libero spirito
Setta ereticale che si ricollegava, ma esasperandole, alle
teorie di Amaury de Bène (m. 1207), maestro di teologia
a Parigi, che insegnava un panteismo sostanzialisitco: Dio
è in tutto e in tutti e ognuno di noi, essendo un’incarnazione
dello Spirito Santo, non può peccare e quindi non
ha neanche bisogno di sacramenti. Condannato infallibilmente
da Innocenzo III, Amaury si ritrattò la sua eresia,
ripresa e sviluppata da Ortlieb, professore a Strasburgo,
col nome di Fratelli del libero Spirito, portò all’assoluta
negazione dell’autorità, della legge morale e dei
sacramenti, in base al principio che lo Spirito Santo in
noi basta a tutto. Tra le sue varie aberazioni morali c’erano
anche quelle del libero amore, del nudismo e della magia.
I Fratelli del libero spirito, vera eresia nemica del genere
umano, durarono fino al secolo XIV.
Fratelli
apostolici
Furono fondati da un francescano, Gerardo Segarelli, che
cacciato dal suo Ordine, si mise a predicare nel territorio
di Parma contro la Chiesa “ricettacolo di Satana”, nel nome
di una falsa povertà evangelica e di un misticismo
panteistico. Arso vivo il fondatore, il movimento continuò
nel territorio di Vercelli sotto la guida dell'empio Fra
Dolcino finchè non fu soffocato nel 1307 dopo due
anni di guerra.
Fratelli
moravi
Sorsero dagli elementi più moderati degli hussiti
raccolti in confraternite in Boemia e in Moravia col nome
di “Fratelli boemi” o “Fratelli della legge di Cristo”.
Separatisi dalla Chiesa nel 1467, non riconobbero altra
autorità che la loro "Scrittura"; in seguito
si fusero con i riformati.
Nel 1722 alcuni membri si trasferirono nella Sassonia e
accolti dal conte N.L. von Zinzerdof stabilirono sulle sue
terre una comunità politico-ecclesiastica indipendente
con proprio culto e con propria costituzione, che prese
il nome dal centro di Herrnhut: Confraternita di Herrnhut
Attualmente gruppi della Conferenza di Herrnhut estistono
in Germania, Inghilterra, Danimarca, Olanda, Svezia, Svizzera,
Stati Uniti e Canada.
Fraticelli
Furono così chiamati quegli Spirituali che non vollero
reintrare nell’Ordine fratncescano e si ribellarono all’autorità
della Chiesa cercando aiuto nel potere civile, prima dei
Colonna contro il grande Bonifacio VIII e poi dell’imperatore
Ludovico di Baviera contro il forte Giovanni XXII, e creando
una loro "Chiesa" più “spirituale” e ovviamente,
proprio per questo, priva di Spirito.
Gallicanesimo
La setta gallicana è un’eresia antiromana contraria
alle prerogative pontificie. La sua dottrina è compendiata
nei quattro eretici articoli della Declaratio cleri gallani
votata il 19 marzo 1682 nell’Assemblea generale del clero
a Parigi:
1) il Papa ha soltanto giurisdizione spirituale; i re e
i principi negli affari temporali, sono assolutamente indipendenti
dalla Chiesa;
2) il Concilio è superiore al Papa;
3) l’autorità pontificia nelle cose spirituali deve
essere moderata secondo i canoni e anche secondo le regole
e le istituzioni e le costumanze del regno e della Chiesa
di Francia;
4) al Papa spetta la preminenza nelle questioni di fede,
però le sue sentenze e i suoi decreti non sono irreformabili
senza il consenso di tutta la Chiesa.
La Declaratio cleri gallicani fu condannata infallibilmente
da Innocenzo XI l’11 Aprile 1682 e di nuovo da Alessandro
VIII il 4 agosto 1690; revocata da Luigi XIV nel 1693 fu
poi, alla morte del re, rimessa in vigore dal Parlamento
di Parigi. La definizione del Concilio Vaticano del 1870
sulla Primato assoluto e sulla infallibilità del
Papa diede il colpo di grazia al gallicanesimo.
Ultimamente alcune idee gallicane sono state riprese da
alcuni oppositori del "Vaticano II", all'interno
della Fraternità SAN PIO X.
Giansenismo
Cornelius Janssen (1585-1638), vescovo di Ypres in Olanda,
lasciò alla sua morte un libro l’Augustinus che fu
pubblicato due anni dopo nel 1640. Le dottrine in esso contenute
erano state maturate fin dal 1620, quando già professore
a Lovanio, Giansenio scrisse all’amico francese Duvergier
de Hauranne, abate di Saint Cyran annunziandogli di aver
scoperto la vera dottrina, secondo lui, di sant’Agostino
sulla grazia e sulla predestinazione. L’opera fu subito
condannata dall’Inquisizione del 1641 e l’anno dopo infallibilmente
da Urbano VIII; essa però trovò ardenti difensori
a Parigi, in Duvergier Hauranne e Antonio Aranuld, dietro
i quali stava tutto il monastero di Port-Royal che ne divenne
quasi una fortezza inespugnabile. Infallibilmente Innocenzo
X con la bolla Cum occasione del 31 maggio 1653 condannò
cinque proposizioni estratte dal libro di Giansenio. Due
anni dopo, Antonio Arnauld la Seconda lettera a un duca
e pari, pur accettando la condanna delle cinque proposizioni
sostenne che esse non si trovavano nel libro di Giansenio
o che non corrispondevano al senso inteso da lui (questione
di diritto e non di fatto). Infallibilmente Alessandro VII,
con la costituzione Ad sacram beati(questione di diritto
e non di fatto) decise anche per la questione di fatto,
dichiarando che le cinque proposizioni erano state estratte
dal libro di Giansenio e condannate nel senso inteso da
lui. La controversia tra giansenisti e cattolici divenne
più accesa con l’uscita delle tristi ed irriverenti
"Provinciali" di Pascal (1656-1657)e, poichè
non accennava a smorzarsi, l’Assemblea del clero propose
un formulario da firmarsi da tutti i membri del clero, dei
monasteri e dei conventi del regno.
Le religiose di Port- Royal resistettero e furono scomunicate.
La pace clementina sopì la controversia, ma pochi
anni dopo, col Compendio della morale del Vangelo dell’oratoriano
Pascasio Quesnel (1634-1719) ripreso e sviluppato nei quattro
tomi di Il nuovo Testamento con riflessioni morali, il giansenismo
riapparve ancor più forte e pericoloso. Clemente
XI infallibilmente con la costituzione Vineam Domini del
16 luglio 1705 rinnovò le condanne precedenti e precisò
che il silenzio ossequioso sostenuto dai giansenisti non
bastava, ma ci voleva l’adesione interna. Con la costituzione
dommatica Unigenitus dell’8 settembre 1715 furono condannate
infallibilmente cento-un proposizioni di Quesnel. I giansenisti
insorsero a tutt’uomo e appellarono al concilio generale
(donde il nome di "appellanti"). Da questo movimento
degli appellanti sorse la Chiesa giansenista scismatica
di Utrecht nel 1723, la quale attualmente conta circa diecimila
tristi e scismatici fedeli, una trentina di sacerdoti e
tre vescovi. Nel Settecento il giansenismo trovò
seguaci anche in Italia; tra essi il più famoso è
il disprezzatissimo Scipione Ricci che tenne il Sinodo di
Pistoia nel 1786 e fu condannato infallibilmente con la
bolla Auctorem fidei del 28 agosto 1794. La dottrina giansenista
è riassunta nelle cinque proposizioni condannate
nel 1653:
1) alcuni precetti divini sono impossibili a osservarsi
da parte delle anime giuste, nonostante i loro desideri
e i loro sforzi, e manca a queste anime la grazia che ne
renderebbe possibile l’osservanza;
2) nello stato di natura decaduta non si resiste mai alla
grazia interiore;
3) per meritare e demeritare nello stato di natura decaduta
non si richiede la libertà interiore; sufficiente
la libertà esteriore o assenza di costrizione;
4) i semipelagiani ammettevano la necessità di una
grazia interiore preveniente per tutti gli atti,anche per
l’inizio della fede; la loro eresia consisteva nel credere
che questa grazia fosse di natura
tale che la volontà potesse a suo arbitrio resistervi
o obbedirvi;
5) è semipelagiano affermare che Cristo è
morto e ha versato il suo sangue per tutti gli uomini. Il
giansenismo dunque affermava che l’uomo dopo il peccato
originale è radicalmente corrotto nelle sue facoltà
naturali, non è internamente libero di fare il bene,
perchè tiranneggiato dalla concupiscenza che lo induce
necessariamente al peccato, e se, d’altro canto, opera il
bene è perchè non può resistere alla
grazia, la quale quando è data è sempre necessitante,
irresistibile , ed concessa soltanto ai predestinati, a
coloro cioè per i quali Cristo è morto sulla
croce. Di conseguenza: “i pagani, i giudei, gli eretici
e altri di questo genere non ricevono da Cristo alcun influsso”
(grave errore: Cristo è oggettivamente morto per
tutti); ogni amore delle creature è sempre concupiscenza
e perciò peccaminoso, e ogni atto che non è
mosso dall’amore perfetto e diretto a Dio è un atto
immorale: “tutto ciò che non proviene dalla fede
soprannaturale che opera per l’amore è peccaminoso”.
Nella storia del giansenismo nota il Cayrè, devono
distinguersi due fasi principali: nella prima, il giansenismo
è innanzitutto un sistema teologico intorno alla
grazia e alla predestinazione, nella seconda fase invece
diventa un partito d’opposizione politica parlamentare,
filosofico-religiosa durante un periodo di tempo che va
dagli ultimi anni del secolo XVII e che dura, con alterne
vicende, fino alla Rivoluzione francese.
Gioachimiti
Seguaci dell’abate cistercense Gioacchino da Fiore, morto
il 20 marzo 1202, autore di un commento all’Apocalisse,
Apocalypis nova in cui annunziava come prossimo l’inizio
della nuova era tutta spirituale dello Spirito Santo, dopo
quella della Legge o del Padre nell’Antico Testamento e
quella del Figlio nel Nuovo Testamento. L’inizio di questa
era spirituale, nella quale avrebbe dominato il Vangelo
eterno con la scomparsa nella Chiesa d’ogni contaminazione
temporale, era fissato per il 1260. Le idee gioacchimite
furono infallibilmente condannate nel IV Concilio del Laterano
del 1215, confermato da Papa Innocenzo III.
Giudaizzanti
La
più antica eresia conosciuta nella storia della Chiesa
fu quella dei giudaizzanti. Fu l'errore ostinato di coloro
che, fin dal principio, si opposero all'allargamento dei
quadri della Chiesa perché vi potessero entrare m
massa i pagani. Il dogma respinto da questi eretici era
quello della cattolicità della Chiesa. Gesù
aveva detto: " Andate, insegnate a tutte le genti ".
I giudaizzanti esigevano il mantenimento della legge di
Mosé e di tutte le sue prescrizioni. Dopo una sorda
opposizione manifestata soprattutto contro le sante audacie
di S. Paolo, l'apostolo dei gentili, i giudeo-cristiani
formarono delle sette separate, la principale delle quali
si chiamò Chiesa dei poveri - gli ebioniti o poveri
Si è tentato talvolta di ricollegarli agli Esseni
che i manoscritti del Mar Morto ci hanno recentemente fatto
meglio conoscere. Gli ebioniti pare siano sopravvissuti
fino al V secolo, e li si può paragonare alla "
Piccola Chiesa " degli inizi del XIX secolo.
Gnosticismo
Sotto questo nome è compreso tutto un complesso di
sistemi eretici del II e III secolo, i quali, mediante un
sincretismo filosofico-religioso, cercarono di dare una
spiegazione razionale dei misteri del cristianesimo. Punto
di partenza dello gnosticismo è il problema del male,
che viene risolto con l’accettazione d’un dualismo radicale
tra Dio e la materia. Dio, che è essere essenzialmente
spirituale, capace di evolversi, generò degli esseri
spirituali, eterni come lui ( La prima coppia di eoni (sizigia),
maschio e femmina, procedette direttamente da Dio, le altre
invece procedono l’una dall’altra per successiva evoluzione.
Se non che, nel processo evolutivo degli eoni che allontanandosi
da Dio diventano sempre più imperfetti, un eone prevaricò
e fu escluso dal pleroma cioè dalla società
di tutti gli eoni. Questi a sua volta prolificò altri
eoni malvagi a pari di lui e creò il mondo e l’uomo;
fu dagli Ebrei adorato come Dio e si chiamò Jahvè
Demiurgo. Nell’uomo però, di nascosto, un eone superiore
depose un germe divino, il quale si trovò così
prigioniero della materia e subì la persecuzione
del Demiurgo. Come era possibile a questo germe divino la
liberazione dal corpo? Uno dei primi eoni superiori si incarnò,
prese il fantasma di Gesù di Nazaret e insegnò
agli uomini, con la sua predicazione, il mezzo di salvarsi.
Ma il Vangelo di Gesù di Nazaret se può bastare
agli ingenui ai semplici non è sufficiente per gli
altri, per i quali ci vuole la gnosi più profonda
del Vangelo. Gli uomini perciò vengono divisi in
tre gruppi: gli ilici (materiali) per i quali non c’è
salvezza, gli psichici che possono avere la salvezza con
l’aiuto di Cristo e i pneumatici o gnostici perfetti i quali
già hanno la salvezza nella gnosi e quindi non hanno
bisogno di altra salvezza. Quando attraverso la gnosi sarà
compiuta la liberazione del germe divino nell’uomo e il
Demiurgo sarà sottomesso a Dio, allora il mondo materiale
sarà distrutto e avverrà la restaurazione
universale. I centri principali dello gnosticismo furono
in Siria e ad Alessandria; e gli eresiarchi principali furono
Cerinto, Saturnino, Basilide Valentino. Secondo sant’Ireneo,
Cerinto avrebbe insegnato la distinzione tra il Dio supremo
e il Demiurgo. Gesù figlio naturale di Maria era
un uomo al pari degli altri; su lui, dopo il battesimo era
discesa una virtù proveniente dal Dio supremo sotto
forma di colomba; prima della sua passione questa virtù
che era il Cristo abbandonò Gesù e questi
soffrì e morì come tutti gli altri uomini,
mentre il Cristo restò impassibile ed esiste spiritualmente.
Secondo Caio invece, Cerinto esibiva un libro di rivelazioni
che diceva aver avuto dagli angeli (eh eh!) e secondo cui
dopo la resurrezione la carne dovrà godere ogni genere
di piaceri e di voluttà per mille anni. Saturnino
ammise l’esistenza di Dio Padre, creatore delle potenze
angeliche; queste a loro volta crearono il mondo e l’uomo;
ma poichè l’uomo creato dagli angeli non poteva tenersi
in piedi Dio immise in lui una scintilla di vita, per la
quale questi si eresse, articolò le sue membra e
cominciò a vivere. Nacque allora tra gli angeli creatori
e il Dio Supremo una lotta che generò anche tra gli
uomini i buoni e i cattivi: buoni quelli che credevano nel
Dio supremo, cattivi quelli che serbavano fede e adoravano
gli angeli creatori e in particolare Jahvè che era
uno dei capi degli angeli. Per abbattere la potenza angelica
e per strappare al dominio dell’angelo Jahvè tutta
l’umanità, Dio mandò il Salvatore, Cristo,
primo degli eoni, generato da Dio, increato come spirito,
per strappare glu uomini alla schiavitù di Jahvè
e per essere crocifisso perchè il Cristo increato
non poteva morire.
L'empio Valentino diede un’altra impronta allo gnosticismo.
Alla base del suo sistema c’è la dottrina degli eoni,
i quali s’interpongono tra Dio e il mondo, il bene e il
male, tentando di conciliarli. All’inizio degli eoni Valentino
pone l’Abisso, il Padre non generato, con la sua compagna
il Silenzio, dalla cui unione venne fuori la coppio mente-verità,
e questa genera successivamente il verbo e la vita, l’uomo
e la Chiesa. Dalla coppia verbo-vita nascono dieci (cinque
coppie di maschi e femmine); dalla coppia uomi-chiesa nascono
dodici eoni cioè altre sei coppie. Tutti insieme
i trenta eoni formano il pleroma che è “la società
perfetta deli essere ineffabili”. L’ultimo degli eoni, la
Sapienza (Sofia) fu presa dal desiderio di risalire alla
sorgente del pleroma e conoscere il Padre Abisso, ma fu
tanto il curccio che la prese di non poter approdare a nulla
che ruppe la felicità di tutti gli eoni inferiori.
Da questo squilibrio nacquero tutti i mali, a coppie: timore
e ignoranza, tristezza e pianto, ecc. e in ultimo anche
le tre sostanze: la materia animata, la materia inanimata
e la materia spirituale, sostanze che sono più o
meno i componenti dell’uomo, il quale perciò si divide
a seconda della sostanza che lo compone in uomo materiale,
uomi psichico e uomo spirituale. Per ricomporre le cose,
dalla coppia eonica mente-verità venne fuori la coppia
Cristo-Spirito Santo. Il Cristo eone discese sotto forma
di colomba in Gesù diNazaret dal quale, dopo che
ebbe insegnato algi uomini il modo di liberarsi dalle passioni
risalì alla perfezione del pleroma al momento della
sua presentazione a Pilato, lasciando che soffrisse e morisse
l’elemento materiale rivestito della sua apparenza. Lo gnosticismo,
eresia anticristiana quant'altre mai, fu combattuto gagliardamente
da sant’Ireneo, sant’Ippolito romano e da Tertulliano.
Hussiti
Giovanni Huss (1369-1415), professore e poi rettore dell’Università
di Praga fu animato da falso zelo riformatore e da un nazionalismo
esasperato. Conquistato dalle dottrine di Wyclef importate
in Cecoslovacchia da Girolamo da Praga, le fece sue e se
ne servì per riaccendere maggiormente non solo la
lotta per la "riforma" della Chiesa ma anche il
nazionalismo ceco contro il dominio germanico (vedi: wycleffiti).
Scomunicato dal PAPA PISANO Alessandro V nel 1412, si ribellò
appellandosi a Cristo (!!!) e all’autorità della
Bibbia (come sempre eh eh!), di cui si diceva infallibile
interprete; dietro di lui stava anche il popolo che lui
infiammava con le sue prediche contro il clero e contro
il dominio germanico. “Bisogna obbedire al vero maestro
Huss piuttosto che a una banda d’impostori , di adulteri
e di simoniaci” diceva il popolo. Andato al Concilio di
Costanza nel 1414 per difendere le sue teorie, si vide condannato
come eretico e consegnato al braccio secolare. L’imperatore
Sigismondo, che gli aveva dato un salvacondotto per Costanza,
lo mandò giustamente al rogo appena lo ebbe tra le
mani (6 luglio 1415). La stessa sorte toccò al suo
compagno di scelleratezze Girolamo da Praga pochi mesi dopo.
Dopo la morte del loro capo, gli hussiti si divisero in
utraquisti perchè richiedevano, senza alcun fondamento,
la comunione "utraque specie", e in taboristi,
più fanatici, cosiddetti dal loro centro Tabor. Con
Giovanni Zizka capo dei taboriti, gli hussiti passarono
all’azione politica, con “la defenestrazione di Praga"
1418, l’invazione del Parlamento, e il massacro dei consiglieri
cattolici. Nel dicembre del 1419 gli hussiti cercarono un
accordo con l’imperatore Sigismondo, facendo quattro proposte;
liberta di predicazione, comunione sotto le due specie,
povertà apostolica del clero, punizione dei peccati
mortali come la simonia. L’imperatore rettamente non accolse
le proposte e ordinò una serrata repressione degli
eretici agitatori. Nel novembre del 1420 gli hussiti guidati
da Giovanni Zizka sconfissereo le truppe imperiali; uguali
successi militari ottennereo nel febbraio e nel novembre
del 1421. Seguì un periodo di calma; poi nel 1424
morì Giovanni Zizka e gli successe Procopio il Calvo
non meno intrepido di lui come militare; difatti sotto la
sua guida gli hussiti arrivarono in Ungheria, nella Sassonia
e nella Slesia. Al Concilio di Basilea convocato da Papa
Martino V, anche Procopio vi andò e osò di
nuovo difendere le tesi hussite; riforma dei costumi del
clero, soppressione dei benefici ecclesiastici,comunione
sotto le due specie. Intanto in seno agli hussiti si moltiplicavano
le sètte, come quella dei millenaristi e degli adamiti,
che si abbandonavano a ogni sorta di immoralità,
gli uni perchè ritenevano vicina la fine del mondo,
gli altri per arrivare alla perfezione col nudismo e con
la
promiscuità dei sessi. Nel 1434 Procopio fu ucciso
in battaglia, e gli hussiti andarono man mano scomparendo.
Iconoclasti
La lotta contro il culto delle immagini ebbe in Oriente
due fasi. La prima fu avviata, e con estrema violenza, dal
feroce e belluino imperatore Leone III Isaurico nel 725
con una serie di editti che proscrivevano il culto e l’uso
di immagini dei santi e degli angeli, di Cristo e della
Madonna, e si concluse nel 780 con la morte dell’imperatore
Leone IV. A una fanatica distruzione di tutto un patrimonio
artistico e religioso, espressione viva della pietà
popolare, corrispose una reazione non meno energica sia
da parte di san Germano, patriarca di Costantinopoli, deposto
dall’imperatore nel
730 e di san Giovanni Damasceno, i quali nei loro scritti
non solo confutarono l’accusa di idolatria mossa contro
la Chiesa ma spiegarono la legittimità e la natura
del culto delle immagini; sia da partedegli altri vescovi
orientali e di papa Gregorio III che condannarono l’iconoclastismo.
Alla lotta contro le immagini seguì ben presto anche
la persecuzione che fece non pochi martiri. Costantino V
Copronimo (741-775) continuò l’opera del padre, e
così pure Leone IV (775-780), sebbene quest’ultimo
fosse meglio disposto a un ristabilimento della pace, grazie
ai suggerimenti della moglie Irene, la quale diventata vedova
e imperatrice, d’accordo con papa Adriano I e col patriarca
di Costantinopoli san Tarasio, radunò il II Concilio
di Nicea (VII Ecumenico) nel 787. In questo concilio fu
definita la legittimità del culto delle immagini
e fu condannato l’errore iconoclasta: decidiamo di ristabilire,
accanto alla Croce preziosa e vivifica, le sante e venerabili
immagini: cioè la immagine di Nostro Signore Gesù
Cristo, Dio e Salvatore, quella di Nostra Signora Immacolata
, la santa Madre di Dio, quelle degli angeli onorabili e
ditutti i pii e santi personaggi, perchè più
riguardano a lungo attraverso la immagine che li raffiglura
e più coloro che li contemplano si sentono eccitati
al ricordo e al desiderio dei prototipi; decidiamo di rendere
loro omaggio e adorazione d’onore, non certo la latria vera
e propria che proviene dalla fede e non compete che a Dio
solo, ma l’onore che si presta alla Croce preziosa, ai santi
Vangeli e agli oggetti sacri; decidiamo anche di arder loro
l’incenso e di accendere loro dei lumi com’era pia costumanza
degli antichi. Poichè l’onore testimoniato all’immagine
venera la persona che l’immagine rappresenta” seconda fase
iconoclasta durò circa trenta anni, dell’815 all’842
e fu avviata da Leone l’Armeno (813-820) e proseguita da
Michele il Balbuziente (820-829) e da Teofilo (829-842).
Vi mise fine l’imperatrice Teodora, vedova di Teofilo, e
così la prima Domenica di Quaresima dell’843 fu solennemente
celebrata in Santa Sofia di Costantinopoli la prima festa
delle immagini o festa dell’Ortodossia, che è restata
anche oggi nella purtroppo scismatica "Chiesa"
orientale.
Marcionismo
E’ una variazione dello gnosticismo, che fa capo a Marcione,
il quale espulso dalla comunità romana per le sue
idee gnostiche, fondò una chiesa separata che si
chiamò da lui e durò fino al secolo V. Nella
dottrina di Marcione l’Antico e il Nuovo Testamento sono
opera di due diversi principi: l’Antico procede dal Dio
della giustizia, creatore dei questo mondo, mentre il Nuovo
procede dal Dio della bontà. Sotto l’impero del primo
l’umantià visse come oppressa dalla Legge e fu punita
con severità; il Dio buono allora ebbe pietà
dello stato dell’umanità e uscì dal suo silenzio
inviando il Redentore. Gesù Cristo si mostrò
sotto le sembianze di uomo per inaugurare il regno della
misericordia e dell’amore; non nacque dalla Vergine e non
soffrì nè morì nella carne. Quel che
accadde nella sua morte fu un atto di rabbia del Dio cattivo
che per vendicarsi della sconfitta subita sconvolse il cielo
e fece crocifiggere il redentore che aveva preso le sembianze
d’uomo. Quanto all’etica, Marcione era "intrangsigente";
non ammetteva il matrimonio, proibiva la carne e il vino.
Contro il marcionismo lottarono Teofilo d’Antiochia, Melitone
di Sardi, Giustino e Ireneo, ma chi condusse più
a fondo la lotta fu Tertulliano. Tra i discepoli di Marcione
ebbe fama e fortuna Apelle, che da Alessandria si trasferì
a Roma presentando come vergine e profetessa una bagascia
che gli stava dietro. In compagnia di Filomena, Apelle si
diede a far proseliti; scrisse le Rivelazioni nelle quali
racconta le visioni profetiche della sua Filomena, e i Sillogisni.
La sua dottrina si distingue da quella di Marcione in quanto
nega il dualismo gnostico e ritorna al monismo.
Esiste cioè un solo Dio eterno, necessario, onnipotente,
buono, creatore degli angeli. A un angelo divenuto poi ribelle
deve attribuirsi la creazione del mondo. Quanto alle anime,
sostiene la dottrina platonica della preesistenza; esse
sarebbero stata attirate dal cielo sulla terra e racchiuse
nei corpi.
Quanto a Cristo, Apelle sostiene che Cristo ebbe un vero
corpo ma tratto dai cieli durante la sua discesa sulla terra.
Metodismo
Fra
il pietismo germanico e il metodismo anglicano esiste una
parentela inscindibile. Il metodismo trae origine dai due
fratelli John e Charles Wesley. Il primo (1705-1781) iniziò
la sua azione fin dal secondo anno di studi a Oxford, nel
1729. Raccolse alcuni compagni, per la lettura della Bibbia
e per gli esercizi di pietà, opere di carità
e digiuni. Furono detti per scherno "i bigotti della
Bibbia", o il "sacro Club", o infine i metodisti,
cioè coloro che praticavano un metodo di santità.
I
due Wesley e il loro amico Giorgio Whitefield si gettarono
nella predicazione, dove ottennero presto enormi successi
popolari. Furono combattuti dal clero anglicano e, per forza
di cose, costretti a predicare fuori delle chiese, nelle
scuole o all'aria aperta. Ma mentre Whitefield rimase attaccato
alla dottrina calvinista della predestinazione, i Wesley
si distaccarono da lui, e restarono in seno all'anglicanesimo,
però sotto forma di setta particolare. Wliitefield,
con l'aiuto di Griffith Jones, Howell Harris, Daniel Rowland,
e sostenuto dalla contessa di Huntington, organizzò
una Chiesa distinta che è diventata la Chiesa presbiteriana
del Galles. John Wesley, da parte sua, privo di ministri
anglicani per colpa del clero della sua Chiesa, cominciò
lui stesso ad ordinare e finì - soprattutto nella
parte americana - col rompere ogni rapporto con l'anglicanesimo
dal quale era uscito. Rimase tuttavia fondamentalmente fedele
ai Trentanove Articoli della Chiesa di origine pur riducendoli
a 25 nella sua Confessione di fede.
I
grandi moti di Risveglio, in seno al pietismo e al metodismo,
hanno certamente determinato un ringiovanimento della fede
cristiana e spinto molte anime alla pietà e alla
vita interiore. Ma è parimenti incontestabile che
essi hanno avuto una tendenza a minimizzare l'importanza
del dogma, riducendo cosi la religione in sentimentalismo
o in forme naturalistiche che si risolvevano praticamente
in opere di beneficenza e in altre attività filantropiche.
Questa è la caratteristica dominante dell'Esercito
della salvezza, il quale è senza dubbio una notevole
opera filantropica, ma è anche una specie di Revival
permanente, ottenuto con metodi più o meno sani.
Nelle sette più virulente che abbiamo segnalate in
precedenza - avventisti, pentecostali, ecc. - si riscontrano
tendenze dello stesso genere, e non si può fare a
meno di riaccostarle storicamente sia al montanismo del
II secolo, sia al catarismo del XII, sia al quaccherismo
del XVII e al profetismo dei camiciardi di Francia, sia
infine al convulsionismo giansenista del secolo XVIII attorno
alla tomba del diacono Paride.
Modalismo
Eresia del secolo III, secondo cui in Dio c’è una
sola persona come c’è una sola e medesima natura:
i nomi di Padre, di Figlio e di Spirito Santo non sono altro
che aspetti diversi dell’unico Dio, cioè sono modi
di considerare Dio nelle sue operazioni ad extra; come la
creazione, l’incarnazione, l’effusione della grazia. Non
esiste dunque Trinità in Dio ma “monarchia” (donde
anche il nome di monarchismo); e quando diciamo che il Figlio
di Dio s’è incarnato e ha sofferto la passione con
la morte, è un modo di dire, perchè in realtà
è stato lo stesso Padre a incarnarsi e a patire sulla
croce (donde ache il nome di patripassiani). Primi autori
dell’eresia pare siano stati Prassea e Noeto ai primi del
secolo III, contro i quali scrissere Tertulliano (Adversus
Praxeam) Ippolito rimano (Contra Noetum); altri sostenitori
a Roma dell’eresia furono Epigone, Cleomene Sabellio; dal
nome di quest’ultimo la setta modalista fu chiamata sabelliana
e durò fino al secolo V combattuta da Eusebio di
Cesarea (Contra Marcellum e De ecclesiastica theologia)
e da sant’ILARIO Da Poitiers (De Trinitale).
Modernismo
Fu tra la fine del secolo XIX e i primi del secolo XX un
tentativo di adattare la immutabilità del Dogma cattolico
allo spirito razionalista dei tempi. I suoi maggiori rappresentanti
furono l’abate Alfredo Loisy in Francia, l’ex gesuita Tyrrell
in Inghilterra, H. Schell in Germania, Romolo Murri ed Ernesto
Buonaiuti in Italia. La condanna tempestiva delle sessantacinque
proposizioni modernistiche col decreto Lamentabili Pascendi
(8 settembre) prendeva di fronte il modernismo con una così
chiara e sistematica esposizione dei suoi errori che meravigliò
gli stessi modernisti. Senza fare alcun nome, l’enciclica
dava il ritratto tipo del modernista considerato come filosofo,
come credente , come teologo, come critico, come apologista
e come riformatore. Come filosofo, il modernista parte dall’agnosticismo
kantiano e positivistico; non sappiamo nulla di Dio, della
sua esistenza e dei suoi attributi, e quel qualcosa che
ne conosciamo lo sappiamo attraverso la religione che è
rivelazione di Dio nell’intimo del cuore, sentimento istintivo
dell’anima che ha bisogno di un ideale per vivere. Come
credente, il modernista si attacca al Dio che gli si rivela
nella coscienza e di cui ha una esperienza interiore (immanentismo);
la religione perciò è un fatto puramente soggettivo.
Come teologo, il modernista descrive la propria fede, la
fede soggettiva, ricorrendo alle idee del suo tempo, inventando
formule che si trasmettono e diventano tradizionali (dogmi)
ma che non corrispondono ad alcunchè di oggettivo
e sono quindi mutevoli come sono mutevoli le idee del tempo.
Come storico, il modernista per dando valore ai testi, li
interpreta e manipola secondo i suoi concetti filosofici
e teologici; quindi dichiara impossibile il miracolo e purga
i testi di tutto ciò che appare come soprannaturale;
fa cioè una storia critica e scientifica. Con questa
storia critica e scientifica il modernista crede di fare
l’apologista della religione, conciliando il cristianesimo
con lo spirito razionalista moderno, e tenta una ridicola
e proteiforme "riforma" della Chiesa nei suoi
dogmi
senza uscire dalla Chiesa. A parte alcune spodariche resistenze
all’Enciclica di san Pio X, la condanna romana stroncò
temporaneamente la “somma di eresie” che si dimostrava una
delle più pericolose della storia della Chiesa.
Monotelismo
Agli inizi del secolo VII, per conciliare eretici monofisiti
e cattolici ortodossi, Sergio patriarca di Costantinopoli
(610-638), propose la dottrina che afferma una sola volontà
o attività in Cristo. I monofisiti dell’Egitto, con
a capo Ciro patriarca di Alessandria, e quelli dell’Armenia
accettarono, gli uni nel 633 e gli altri nel 634, la dottrina
di Sergio. Immediatamente san Sofronio, vescovo di Gerusalemma,
denunziò l’eresia con la Lettere sinodale di intronizzazione
del 634, diretta a papa Onorio; ma Sergio riuscì
a stornare la volontà del Papa con l'inganno e con
la frode e fece pubblicare dall’imperatore Eraclio l’Ectesi,
una professione di fede di tendenza monotelita (638). Contro
l’Ectesi si levarono proteste in Occidente e in Oriente,
sicchè Costante (641-668) successore di Eraclio,
fu costretto (648) a ritirare l’Ectesi e a sostituirla con
un nuovo decreto, il Tipo, col quale si imponeva il silenzio
sulla questione della unica o duplice volontà di
Cristo. Nel 649 papa Martino I riunì un Concilio
nel Laterano, condannò tanto l’Ectesi che il Tipo
e impose la dottrina delle due volontà e della duplice
operazione in Cristo; l’imperatore fece allora arrestare
sacrilegamente il Papa e lo mandò in esilio nel Chersoneso
dove morì nel 655. La lotta però contro il
monotelismo non cessò, e san Massimo il Confessore
(580-662) ne divenne il campione. Con Costantino IV Pogonato
(668-686) si ebbe una distensione. L’imperatore d’accordo
con Papa Agatone (678-681) convocò un concilio a
Costantinopoli (VI ecumenico, 680-681), nel quale venne
definitivamente e infallibilmente liquidata la questione
del monotelismo:”Conveniva, dice il Concilio, che la volontà
della carne fosse mossa della volontà divina e che
le fosse sottomessa. Come infatti la carne è veramente
la carne del Verbo divino così la volontà
naturale della carne è la volontà propria
del Verbo divino”.
Montanismo
Eresia a sfondo ascetico e "morale" nella quale
si trovò invischiato anche Tertulliano.
Montano, nativo della Frigia, da poco convertito al cristianesimo
dal culto di Cibele, si spacciava come l’organo dello Spirito
Santo, dal quale diceva di aver visioni e rivelazioni. Non
insegnava una gnosi; accettava tutta quanta la Rivelazione
come un fatto incontestabile, non s’abbandonava a speculazioni
come era uso degli gnostici. Il suo ideale era pratico,
esclusivamente etico. In attesa della imminente parusia
del Signore e dell’apparizione della Gerusalemme celeste,
ai cristiani non era lecito sedersi in comode poltrone;
bisognava prepararsi al grande evento con una condotta austera,
con una ascesi in cui dominasse lo Spirito e le funzioni
della carne fossero ridotte all’indispensabile. Perciò
niente matrimonio, niente compiacenze carnali, niente ricercatezza,
niente cariche, ma un sacrificio pieno e cosciente in attesa
della grande ora. Durante questo tempo d’attesa i cristiani
dovevano raddoppiare il digiuno, non cadere mai nella colpa
perchè dopo il battesimo, secondo Montano, nessuna
colpa può essere rimessa. Era dunque quello di Montano
un movimento spirituale, una pseudo riforma morale travolta
dai peggiori eccessi; e tutto questo sarebbe stato bello
se non avesse valicato i limiti del giusto e del conveniente
e se non avesse preteso completare la rivelazione cristiana
e di ricevere pe rivelazione dall’alto quello che era soltanto
parto della sua fantasia. La predicazione di Montano non
cadde nel vuoto. Attorno a lui cominciò a stringersi
un piccolo gruppo di fedeli; due donne, Massimilla e Prisca
che si dicevano profetesse, piantarono in asso i loro mariti
e si diedero al servizio dell’asceta frigio; poi il piccolo
gruppo crebbe, si allargò in Asia, come un’epidemia
di colera. Dall’Asia il moto di sparse anche in Occidente.
I martiri lionesi dalle loro prigioni scrissero a papa Eleuterio
per ottenere una condanna dei nuovo eretici. Comunità
montaniste si stabilirono a Roma e a Cartagine, dove Tertulliano
fu capo e vittima insieme. Il monotanismo s’andò
spegnendo da nella prima metà del secolo III.
Nestorianesimo
Nestorio, patriarca di Costantinopoli, fu piuttosto il propagatore
e il sostenitore dell’eresia che va sotto il suo nome e
che si era già manifestata negli scritti di Diodoro
di Tarso fin dal 378 (m.394) e di Teodoro di Mopsuestia,
suo discepolo (m.428), della scuola di Antiochia. Diventato
patriarca di Costantinopoli nel 428 e imbevuto delle idee
di Teodoro, per combattere l’eresia apollinarista (vedi)
usò tutta la sua eloquenza e l’autorità della
cattedra, ma negò Vergine il titolo di Madre di Dio
che già da tempo le veniva attribuito. Maria, diceva
in sostanza Nestorio, non è madre di Dio ma madre
di Cristo, perchè la persona di Cristo, nata da Maria
non identica alla persona del Verbo generato del Padre;
cioè le due nature in Cristo non si sono unite ipostaticamente
(secundum hypostasim o secundum essentiam) ma in una nuova
persona che non è nè la persona del Verbo
nè la persona dell’uomo, ma la persona del composto.
Di conseguenza, in Cristo non si possono in concreto attribuire
le proprietà della natura divina all’uomo e le proprietà
della natura umana a Dio (comunicatio idiomatum).
Contro la dottrina di Nestorio si levò un teologo
di primissimo ordine, san Cirillo vescovo di Alessandria.
Nestorio chiese nel 429 a papa Celestino la convocazione
di un concilio generale che lo giustificasse. Il Papa domandò
informazioni anche a Cirillo e nell’agosto 430 in un sinodo
romano, da lui confermato, fece condannare infallibilmente
la dottrina di Nestorio; poi spedì quattro lettere:
una a Nestorio perchè ritrattasse, un’altra alla
chiesa di Costantinopoli, una terza a Giovanni di Antiochia
che sosteneva Nestorio e una quarta a Cirillo che lo incaricava
di rendere esecutoria la sentenza del sinodo romano. Poichè
Nestorio tergiversava accusando Cirillo di apollinarismo,
Teodosio II, d’accordo con Celestino I, convocò il
Concilio di Efeso che condannò infallibilmente la
dottrina nestoriana (II luglio 431).
L’eresia di Nestorio sopravvisse nelle scuole teologiche
di Nisibi e di Edessa e più tardi si propagò
nell’Arabia, nelle Indie e perfino nella Cina. Nel secolo
XVI, la maggior parte dei nestoriani ancora esistenti tornarono
all’unità cattolica, e gruppi sparuti e vaganti senza
Dio vivono ancora oggi nell’iraq, nella Siria, nella Persia,
nell’Iran e nell’India.
Nicolaismo
A questi eretici san Giovanni l’Evangelista attribuisce
una dottrina che è “profondità di Satana”
(Apoc.,III), la quale, con lo specioso pretesto che bisogna
maltrattare la carne, incoraggiava l’immoralità e
toglieva ogni carattere d’impurità alla fornicazione.
Secondo sant’Ireneo e san Clemente Alessandrino, maestro
e capo dei nicolaiti era stato Nicola, uno dei sette diaconi
ordinati dagli Apostoli; perdutamente innamorato di una
donna e ripreso dalgi Apostoli, Nicola s’era in seguito
dedicato a una vita ascetica di espiazione.
Pelagianismo
Sostenuta dal monaco bretone Pelagio, da cui prese il nome,
diffusa da Celesio in Sicilia, in Africa e in Palestina,
e sistematizzata poi dal vescovo campano Giuliano d’Eclano
quest’eresia sorta nei primi anni del secolo V minava il
cristianesimo alla base. Essa sosteneva la naturale capacità
dell’uomo a ottenere la salvezza col suo uso della ragione
e della libertà e senza l’intervento soprannaturale
di Dio, e negava insieme alla sostanza e alle conseguenze
del peccato originale la assoluta necessità della
grazia per le opere soprannaturali. Il peccato originale,
nel senso inteso dalla Chiesa, per Pelagio non esisteva;
l’uomo infatti nasce senza alcuna macchia, con una perfetta
integrità di natura simile a quella con cui Adamo
uscì dalle mani del Creatore; il peccato del primo
uomo non portò alcun nocumento nè alcuna conseguenza
nella posterità, fu però un cattivo esempio,
e intanto si potrebbe parlare di peccato originale in quanto
glu uomini peccanno somiglianza di Adamo. Di conseguenza:
nè il battesimo è di assoluta necessità
per la vita eterna però richiesto per far parte della
Chiesa -, nè è necessaria la grazia per le
opere soprannaturali, e neppure la Redenzione deve essere
considerata come un riscatto. La grazia è soltanto
una illuminazione interiore; non agisce sulla nsotra volontà
e non trasforma la nostra anima; la Redenzione è
semmai un richiamo, un invito a una vita superiore, ma comunque
rimane sempre esteriore, non crea cioà nulla dentro
di noi. Cià alle prime avvisaglie dell’eresia, portata
in Africa nel 410 da Celesio, il Concilio cartaginese del
411 scomunicò Celestio e lo costrinse a riparare
in Palestina, dove già si trovava Pelagio suo amico.
Se in Palestina l’eresia trovò dei vescovi compiacenti,
in Africa invece la lotta, condotta da sant’Agostino, si
fece serrata e portò condanna dell’eresia nel Concilio
milevitano del 416 e nel Concilio cartaginese del 418, e
infine all’Epistola tractoria di papa Zosimo che, riprendendo
il meglio delle definizioni dei due citati Concilia fricani,
condannò solennemente ed infallibilmente l’eresia:
tale condanna fu poi confermata ad abundantiam nel Concilio
ecumenico di Efeso del 431. Alcune espressioni di sant’Agostino
nella polemica pelagiana necessità della grazia fecero
credere che si volesse togliere al libero arbitrio ogni
parte nell’opera della salvezza, e fu così che alcuni
monaci del monastero di S. Vittore a Marsiglia credettero
proporre la seguente dottrina:
1) è in potere dell’uomo volgersi per primo verso
Dio, così come è in potere del malato andare
per primo dal medico;
2) allo stesso modo la predestinazione eterna dipende in
ultima analisi dalla volontà umana giacchè
spetta a questa perseverare fino alla fine.
Un discepolo di sant’Agostino, san Prospero d’Aquitania,
denunziò subito questo errore, che in seguito fu
chiamato semipelagianesimo e fu al centro di varie polemiche
teologiche per circa un secolo fino a che il Concilio di
Oragne del 529, approvato solennemente ed infallibilmente
da Papa Bonifacio II nel 532 non lo condannò stabilendo
che l’uomo decaduto non può ottenere la fede nè
desiderarla senza una grazia preveniente; tanto meno può
perseverare nel bene senza una sequela di grazie adiuvanti,
nè perseverare fino alla fine senza un dono speciale
collegato alla sua predestinazione.
Petrobrusianesimo
Setta di seguaci di Pietro di Bruys, un prete ribelle e
malato nel cerebro, che nei primi anni del secolo XII, dichiarandosi
autentico rappresentante del cristianesimo e forte di una
vigorosa eloquenza, si mise a predicare contro il battesimo
dei bambini, contro la transustanziazione, contro le immagini,
le croci e le chiese, perchè Dio si prega in ispirito,
contro le preghiere per i defunti e contro l’obbedienza
all’autorità ecclesiastica. Riuscì ad ottenere
un certo successo nella Provenza e nella Guascogna, nonostante
avesse di fronte sa Bernardo. Giustiziato a Saint-Gilles
du Gard, il Venerdì santo del 1124 da una folla inferocita,
fu bruciato sullo stesso rogo di croci e crocifissi che
lui aveva approntato sulla piazza del paese per cuocervi
della carne, a disprezzo dei cattolici. Il movimento dei
petrobrussiani continuò ancora per un’altra ventina
d’anni sotto la guida di un ex benedettino Enrico di Losanna
che fu condannato dal Concilio di Pisa del 1135 e morì
in prigione nel 1145.
Pietismo
Si
devono ricollegare alla “tecnica” del Risveglio due dei
più validi movimenti che abbiano segnato la storia
del protestantesimo: il pietismo nel secolo XVII e il metodismo
del secolo XVIII. Ciò che caratterizza movimenti
di questo genere è una reazione, analoga a quella
che notiamo ai nostri giorni sotto l’influsso di un Karl
Barth e sotto l’egida di Kierkegaard, ma in maniera molto
più popolare e più poderosa, contro una religione
divenuta troppo formalistica, troppo meccanica e “borghese”.
Il pietismo, dietro l’impulso di Filippo Giacomo Spener
(1635-1705), creò dei Collegia pietatis – donde il
suo nome – nei quali ci si radunava per leggere la Bibbia,
sciogliere dei cantici e praticare quello che veniva chiamato
il “vero cristianesimo” in opposizione al cristianesimo
banale del volgo.
Il
pietismo ebbe il più mordace avversario, nel secolo
XVI nel teologo luterano Valentino Loscher, che gli rivolgeva
le seguenti critiche: 1.
Indifferentismo dottrinale, mascherato di pietà;
2. Disprezzo dei sacramenti, con il richiamo all’ispirazione
personale; 3. Mancanza di rispetto per il ministero ridotto
a una specie di schiavismo verso certe forme di pietà;
4. Confusione della fede con le opere che accompagnano la
fede e la giustificazione; 5. Tendenza al millenarismo;
6. Limitazione dell'efficacia della grazia divina; 7. Meticolosità
nella condanna delle cose indifferenti o adiaphora; 8. Tendenza
al misticismo; 9. Distruzione dei soccorsi religiosi che
provengono dalla Chiesa visibile, delle Confessioni di fede
e delle norme liturgiche, per ricorrere a ispirazioni individuali;
10. Indulgenza verso tutte le sette illuministe, che il
luteranesimo aveva sempre condannato; 11. Preteso “perfettismo”
che esige “l’annientamento totale del vecchio Adamo” e fa
consistere la vita cristiana nell’aumento della fede interiore;
12. “Riformismo” che getta disprezzo sulla Chiesa comune
e intende trovarla solo tra i “rigenerati”; 13. Separatismo
manifesto e importuno.
E’
certo che il pietismo aveva una tendenza a disprezzare profondamente
il “volgare gregge” dei cristiani “all’acqua di rose”, solo
che in questo gregge ponevano senz’altro tutti coloro che
non professavano il loro strano illuminismo pietistico.
Il
pietismo è rimasto in seno al luteranesimo come una
tendenza a carattere puramente individuale.
Pneumatomachi
Per
quasi tutto il IV secolo - uno dei più splendidi
della storia della Chiesa - si discusse animatamente sulla
divinità del Verbo, ma si perdette un poco di vista
quella dello Spirito Santo. E' chiaro tuttavia che coloro
i quali rigettavano la divinità consostanziale del
Figlio respingevano a maggior ragione quello dello Spirito
Santo, da tutti ritenuto al terzo posto tra le "persone
divine ". Solo verso il 360 si pose chiaramente la
questione su questo punto. La persona dello Spirito Santo
era infatti sempre associata alle altre due, particolarmente
nella liturgia battesimale. La maggior parte dei semi-ariani
e soprattutto degli ariani puri si dichiararono contro la
divinità dello Spirito Santo. Per questo motivo furono
chiamati pneumatomachi, cioè avversari dello Spirito,
ed anche macedoniani, dal nome di Macedonio, vescovo intruso
di Costantinopoli, che fu uno dei loro capi più eminenti,
e venne deposto nel 360. Questa nuova disputa aveva il vantaggio
di costringere le menti a considerare il dogma della Trinità
in tutta la sua ampiezza. Fu vanto del grande imperatore
Teodosio mettere un punto finale a quelle interminabili
controversie, attraverso le quali, tuttavia, la teologia
della Trinità aveva preso una mirabile consistenza.
Fin dal battesimo, ricevuto nell'età adulta, Teodosio
aveva dichiarato di volersi attenere in tutto, ma specialmente
in materia trinitaria, al pensiero del vescovo di Roma e
alla fede professata in comune dal papa e dal vescovo Atanasio
di Alessandria. Ma, una volta divenuto imperatore, comprese
che gli Orientali conservavano una certa suscettibilità
riguardo al papa e al successore di Atanasio. Ebbe quindi
l'accortezza, di radunare a Costantinopoli un concilio di
soli orientali. Era da poco tempo vescovo della città
Gregorio Nazianzeno, grande oratore, grande teologo e autentico
santo. L'imperatore cominciò col far restituire ai
cattolici tutte le chiese della città che erano state
occupate dagli ariani. Quindi, d'accordo con Gregorio Nazianzeno,
convocò i vescovi orientali. Ne vennero 186, di cui
36 erano pnematomachi. Il concilio fu presieduto successivamente
da Melezio di Antiochia, da san Gregorio Nazianzeno e, dopo
le dimissioni di quest'ultimo, dal suo successore Nettario.
Esso consacrò definitivamente la dottrina di Nicea,
scagliò l'anatema contro l'arianesimo e il semi-arianesimo,
specialmente contro l'eresia degli anomei e degli omei,
come pure degli omeusiani. Infine, il concilio proclamò
la divinità dello Spirito Santo pari a quella del
Verbo e del Padre. Gli pneumatomachi furono quindi respinti
dalla Chiesa, e in questo senso fu completato il Simbolo
di Nicea. L'arianesimo continuò a vivere sol più
presso i " barbari " fino al secolo VII
Priscillanismo
L'eresia
priscilliana deve la sua origine a un certo Priscilliano,
vescovo di Avila (il futuro luogo di nascita di santa Teresa).
Priscilliano apparteneva a una nobile famiglia spagnola
ed era versato nell'arte allora molto popolare della divinazione,
che confinava il più delle volte con la magia. Aveva
cominciato, verso il 370, a diffondere idee di origine gnostica
e manichea, per mezzo delle quali si vantava di condurre
i suoi discepoli alla perfezione. Aveva così acquistato
la fiducia di parecchi vescovi spagnoli ed era diventato
lui stesso vescovo. Le sue dottrine furono tuttavia validamente
combattute dai vescovi ortodossi. Sant'Ambrogio in Italia
e san Martino nella Gallia presero parte alle controversie
che esse suscitavano. Priscilliano fu condannato da parecchi
concili e consegnato alla giustizia civile, con gran dispiacere
di San Martino di Tours, il quale pensava che si dovessero
convertire gli eretici e non condannarli a morte! La morte
di Priscillinno si colloca intorno al 385. Ma egli lasciava
dei seguaci che prolungarono e anzi aggravarono i suoi errori.
Essi si possono considerare come lontani antenati degli
albigesi. Praticavano una certa magia, credevano nel destino
scritto, secondo loro, negli astri.
Due
secoli dopo, il papa Gregorio Magno si vedeva ancora costretto
a confutarli.
"
Occorre sapere - scriveva - che gli eretici priscillianisti
pensano che ogni uomo nasca sotto una combinazione di stelle.
E chiamano in aiuto del proprio errore il fatto che una
nuova stella apparve quando Nostro Signore si mostrò
nella carne ".
Il
concilio lusitano di Braga aveva condannato solennemente
i priscillianisti nel 565.
Quietismo
Teorico del quietismo fu il sacerdote spagnolo Miguel de
Molinos (1628-1696), autore di La guida spirituale, pubblicata
a Roma nel 1675, nella quale sosteneva che la perfezione
cristiana consiste in un completo, passivo abbandono in
Dio, sopprimendo ogni atto esplicito di virtù e finanche
ogni desiderio di santità, senza opporre alcuna resistenza
alle tentazioni o alle azioni immorali ma accenttandole
passivamente come vengono, perchè per l’anima annientata
in Dio non c’è nulla che possa essere peccato. Nelle
quasi ventimila lettere di direzione scritte dal Molinos,
queste idee vengono esposte in maniera più particolareggiata
e ne mettono in rilievo l’ambiguità e le conseguenze
malefiche.
Condannato infallibilmente da Papa Innocenzo XI Odescalchi
nel 1687 Molinos ritrattò i propri errori. Però
in Francia il quietismo, se pure in maniera mitigata, ebbe
due bizzarri rappresentanti nel barnabita Francesco Lacombe
e nella ancor più bizzarra Madame Guyon: quest’ultima
poi riuscì a portare dalla propria parte il famoso
e discusso Fènelon, col quale entrò polemica
il Bossuet. Nel 1699 Innocenzo XII Conti condannò
infallibilmente ventitrè proposizioni estratte dal
libro di Fènelon *: Spiegazione delle massime dei
santi, e così pose termine a quella che fu chiamata
"controversia del puro amore” e che si condensava nella
prima proposizione CONDANNATA “Esiste uno stato abituale
di amor di Dio, che è carità pura e scevra
di qualunque interesse proprio.
Nè timor delle pene, nè il desiderio della
ricompensa vi hanno parte. Non si ama Dio con l’ide