Avvertimenti
a' giovani studenti, ed applicati allo studio ecclesiastico
di
Sant'Alfonso Maria de'Liguori
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885 -
S.
Paolo parlando della scienza mondana scrive: Scientia
inflat, caritas vero aedificat Si quis autem se existimat
scire aliquid, nondum cognovit quemadmodum oporteat eum
scire 1. La scienza mondana quando va unita coll'amore
divino, molto giova a noi ed agli altri; ma quando va divisa
dalla carità, ella fa danno perché ci rende
superbi e facili a disprezzare gli altri: mentre quanto
il Signore è liberale di grazie cogli umili, altrettanto
è ristretto co' superbi
Beato
quell'uomo a cui dona Iddio la scienza de' santi, come la
diè ad Abele a cui Dio donò questa scienza
celeste: Dedit illi scientiam sanctorum 2. La scrittura
esprime questo dono come il più grande di tutti i
doni.
Oh
quanti uomini vivono gonfi di se stessi per sapere di matematica,
di belle lettere, di lingue straniere e di certe notizie
di antichità, che niente conducono al bene della
religione e niente giovano al profitto spirituale! Ma a
che servirà la scienza di queste cose a molti che
sanno tante belle cose, e poi non sanno amare Dio e praticar
la virtù?
A
questi sapienti del mondo che attendono solamente ad acquistarsi
un gran nome il Signore nasconde quei lumi celesti che dona
a' semplici: Abscondisti haec a sapientibus et prudentibus
(ma sapienti e prudenti di mondo), et revelasti ea parvulis
3.
Per
parvuli s'intendono gli spiriti semplici, che pongono
tutta la loro cura in piacer solo a Dio. Dicea s. Agostino:
Beato colui che conosce Dio (la divina grandezza, la divina
bontà), benché ignori tutte le altre cose:
Felix qui Deum novit et alia nescit. Chi conosce
Dio non può non amarlo; e chi l'ama è più
dotto di tutt'i letterati che non sanno amarlo: Surgant
indocti (esclamava lo stesso s. dottore), et rapiunt
coelum!
Quanti
rozzi, quante povere villanelle si fanno sante e si acquistano
la vita eterna, di cui vale più godere un momento
che acquistare tutt'i beni della terra! Scriveva l'apostolo:
Non iudicavi me scire aliquid inter vos, nisi Iesum Christum
et hunc crucifixum4. Beati noi se arriviamo a conoscere
Gesù crocifisso e l'amore che ci ha portato e che
da noi si merita coll'aver sagrificato per noi la vita sulla
croce! e studiando su questo libro arriviamo ad amarlo con
grande amore!
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Scrisse
appunto un gran servo di Dio, il p. Vincenzo Carafa, a certi
giovani ecclesiastici che studiavano, affin d'impiegarsi
nella salute dell'anime, queste parole: A fare gran
conversioni d'anime più vale un uomo di molta orazione,
che di molta eloquenza; poiché le verità eterne
che convertono l'anime, in altro modo si predicano dal cuore
ed in altro dalle sole labbra.
E
perciò i veri ministri del vangelo debbono dimostrarsi
uniformi nella vita a quel che dicono colla bocca. Debbono
in somma dimostrarsi quali uomini che, staccati dal mondo
e a dalla carne, altro non cercano che di promuover la gloria
di Dio e di farlo amare da tutti. Quindi soggiunse: Procurate
con ogni studio di attendere all'esercizio del divino amore.
Il solo amore di Dio, possedendo il nostro cuore, lo distacca
da ogni amor disordinato e lo rende puro e spogliato degli
affetti terreni. Cor purum (dice s. Agostino) est
cor vacuum ab omni cupiditate. Poiché dice s.
Bernardo: Chi ama Dio non attende che ad amarlo, ed
altro non desidera. Qui amat, amat, et aliud cupit nihil
Chi vive infiammato dell'amor divino non può applicarsi
ad amare altra cosa terrena.
E
pertanto gli studenti, siccome da un anno all'altro dan
pruova di aver profittato nelle scienze; così quelli
che voglion farsi santi debbono attendere, non solo da anno
in anno, ma da giorno in giorno, ad acquistare maggior amore
verso Dio; e procurar di aumentare questo amore, replicando
spesso gli atti di amor divino ed ogni azione che si comincia
offerirla a Dio, ed intender di farla, e proseguirla solo
per dar gusto a Dio; pregandolo sempre che loro dia lume
e forza di eseguire buoni desiderj ch'egli loro ispira.
S.
Tomaso da Villanova dicea: Per convertir i peccatori
e cavarli dal fango delle loro sozzure vi bisognano saette
di fuoco; ma come possono uscir queste saette di fuoco da
un cuore di neve e freddo di amore di Dio?
La
sperienza ben fa vedere che tira più anime a Dio
un sacerdote di mediocre dottrina, ma innamorato di Gesù
Cristo, che non tirano molti dotti ed eccellenti oratori,
che col loro dire incantano la gente. Egli co' suoi belli
pensieri, erudizioni pellegrine e riflessioni ingegnose,
manderà i suoi uditori alle loro case ben soddisfatti
del discorso inteso ma freddi di amor verso Dio, e forse
più freddi di quel che son venuti. E ciò a
che serve al ben comune ed al profitto del predicatore,
se non per renderlo più vano di se stesso e più
debitore presso Dio? poiché in vece del frutto che
potea ricavar dalla sua predica, altro non ricava che vane
lodi che non partoriscono alcun profitto. Chi all'incontro
predica Cristo crocifisso alla semplice, e non per esser
lodato, ma solo per farlo amare, scende dal pulpito ricco
del merito di tutto il bene che ha fatto o almeno che desiderava
di fare ne' suoi ascoltanti.
Quanto
poi si è detto, non solo vale per i predicatori,
ma anche per i lettori, e per coloro che attendono a prender
le confessioni. Quanto bene può fare un lettore nell'insegnare
agli altri le scienze, insinuando ai giovani le massime
di pietà! Lo stesso accade nel prender le confessioni.
E lo stesso profitto può ricavarsi nel conversare
cogli altri. Non sempre si può predicare, ma stando
in conversazione quanto bene può fare un sacerdote
dotto e santo, con parlar destramente (quando può
entrar nel discorso) della vanità delle grandezze
mondane, dell'uniformità alla volontà divina,
della necessità di raccomandarsi continuamente a
Dio in mezzo a tante tribolazioni che ci affliggono e tentazioni
che ci molestano?
Il
Signore ci dia lume e forza d'impiegare i giorni che ci
restano di vita ad amarlo e a far la sua volontà,
poiché questo solo giova, e tutto l'altro è
perduto.
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1.
Cor. 8. 1. et 2.
2
Sap. 10. 10.
3
Matth. 11. 25.
4
1. Cor. 3. 2.