"Sorga il Signore e siano dispersi i suoi nemici"

 


 

 

 

 

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Che cosa è la fede

tratto dalla "Somma di Teologia dogmatica" di padre Giuseppe Casali

 

IN SENSO ETIMOLOGICO fede significa persuasione, confidenza. In SENSO LARGO ogni assenso della mente.
In SENSO STRETTO teologicamente si può considerare:

1) - come ATTO;

2) - come ABITO.

1) - Come ATTO si può definire:
Assenso soprannaturale col quale l’intelletto sotto l’impero della volontà e l’influsso della grazia aderisce con fermezza alle verità rivelate per l’autorità di Dio rivelante.
La definizione ci presenta tutti gli elementi essenziali della fede. Essa è:

A) - atto che emana dall’INTELLETTO. Il conoscere e l’assentire è un atto della intelligenza e in questo si distingue dal senso religioso, come vorrebbero i Modernisti, il quale si fonda sulla immaginazione e la sensibilità piuttosto che su di un motivo razionale.

B) - SOTTO L’IMPERO DELLA VOLONTÀ. L’atto di fede non emana solo dall’intelletto, ma richiede un atto della volontà, perché non abbiamo l’intrinseca evidenza di una verità, come l’abbiamo in alcuni principi naturali. Per esempio ho l’intrinseca evidenza che il sole risplende e non posso negare che risplende; due e due fanno quattro, e la volontà non può modificare questa evidenza. Nella fede invece ho una ragione estrinseca: L’AUTORITÀ DI DIO RIVELANTE. Non essendo intrinsecamente evidente, l’intelligenza resta libera, e quindi ha il merito di aderire, se vuole, senza esserne costretta. Ecco perché è necessario l’influsso della volontà. In questo la fede differisce dalla visione beatifica, nella quale si percepisce chiaramente e immediatamente la verità;

C) - sotto L’INFLUSSO DELLA GRAZIA. L’atto di fede è SOPRANNATURALE; non bastano perciò le sole forze umane dell’intelletto e della volontà, ma occorre la grazia di Dio che illumini l’intelletto e muova la volontà, oltre la soprannaturalità della Rivelazione, fatta da Dio. In questo la fede differisce dalla scienza che aderisce a verità di ordine naturale.

D) - con FERMEZZA. L’adesione alla fede deve essere ferma, perché appunto ha come motivo l’autorità stessa di Dio rivelante, che non può ingannarsi né ingannare. In questo si distingue dalla opinione che manca di certezza.

E) - LE VERITÀ RIVELATE. Queste parole indicano l’oggetto materiale della fede.

F) - PER L’AUTORITÀ DI Dio RIVELANTE: è il motivo formale, la ragione per cui si crede. In questo differisce dalla fede storica, che oltre ad avere come oggetto verità di ordine naturale, si fonda sulla testimonianza degli uomini.

2) - Come ABITO la fede si può definire:
Virtù soprannaturale e teologica che dispone la mente ad assentire con fermezza a tutte le verità rivelate da Dio.
L’atto di per sé è transitorio, la virtù invece è un abito permanente.

A) - SOPRANNATURALE cioè al di sopra delle forze e delle esigenze della natura; ed è tale perché:

a) il suo soggetto comprende misteri al di sopra della ragione;

b) il motivo è l’autorità di Dio che rivela, e perciò è un modo di conoscere che non ci è dovuto;

c) la sua origine viene da Dio che la infonde nell’anima;

d) il suo fine è il raggiungimento di Dio in modo soprannaturale.

B) - TEOLOGICA, perché ha come oggetto Dio.

c) - DISPONE LA MENTE, cioè l’intelletto e la volontà.

La definizione del Concilio Vaticano I

Quanto abbiamo spiegato corrisponde a ciò che ha definito il Concilio Vaticano I riguardo alla fede. Esso dice:

la fede “è una virtù soprannaturale, per la quale, colla aspirazione e aiuto della grazia di Dio crediamo essere vere le cose da Lui rivelate, non per l’intrinseca verità delle cose, veduta alla luce della ragione naturale, ma per l’autorità di Dio rivelante, il quale non può ingannarsi né ingannare». (D. B. 1789).

La descrizione di S. Paolo

Nella lettera agli Ebrei (11, 1) S. Paolo ce ne dà questa descrizione: «La fede è sostanza di cose sperate e convinzione di cose che non si vedono».

Questa descrizione significa che la Fede mette in noi un inizio della vita eterna, cioè è la vita eterna comunicata in noi come prova di quelle cose che non vediamo ancora. Senza averle ancora vedute, noi sappiamo per mezzo della fede che esistono. Oggi vediamo oscuramente «quasi in uno specchio o in un enigma» (I Cor. 13, 12); un giorno invece, «faccia a faccia» cioè con evidenza, «poiché vedremo Dio come è».

Divisioni della Fede

La Fede si divide in vari modi, secondo l’aspetto in cui viene considerata:

A) - Secondo l’OGGETTO essa è:

1) - FEDE DIVINA, quando si crede a una verità rivelata da Dio, ma non ancora proposta dalla Chiesa o col suo giudizio solenne, o coll’ordinario universale magistero, come, per esempio, prima delle solenni definizioni l’infallibilità del Sommo Pontefice e l’Assunzione di Maria SS. al Cielo. Così sembra di fede soltanto divina che Gesù fin dall’inizio della vita pubblica abbia attestato di essere Messia; che Gesù si sia meritato l’impassibilità dell’anima, la gloria del corpo e l’esaltazione del suo nome; che la fede sia assenso fermissimo; che il motivo della speranza sia l’aiuto divino.

2) - FEDE DIVINA-CATTOLICA quando alla Rivelazione divina si aggiunge la solenne definizione, o il magistero ordinario e universale della Chiesa, come le due verità accennate, dopo la loro definizione.

B) - Secondo il SOGGETTO in:

1) - VIVA O FORMATA, quando è congiunta alla carità, ossia alla grazia santificante.

2) - MORTA o INFORME quando è disgiunta da questa carità perché l’anima è in peccato.
«La fede senza le opere è morta» ha detto S. Giacomo (2, 17) ma anche «la fede in sé benché non operi per mezzo della carità, è dono di Dio e atto di Lui opera che riguarda la salvezza» (Conc. Vat. D. B. 1791).

C) Secondo il MODO è:

1) - ESPLICITA quando crediamo a una verità rivelata conoscendola distintamente. Per esempio se uno sa che nel Divin Verbo ci sono due nature e crede espressamente a questo;

2) - IMPLICITA quando crediamo a verità che non conosciamo singolarmente, ma che sono comprese in un’altra verità che crediamo esplicitamente. Per esempio: credendo alla autorità della Chiesa, crediamo anche a tutte le verità che Essa ci propone a credere anche se noi non le conosciamo distintamente.

Errori contro la Fede

C’incontriamo in errori che abbiamo già accennato nell’Apologetica; li elenchiamo di nuovo in quanto particolarmente si oppongono alla fede:

1 - I PROTESTANTI ANTICHI dicevano che la fede è una fiducia con la quale uno confida con certezza che gli siano imputati i meriti di Gesù Cristo.

2 - I PROTESTANTI LIBERALI la dicono un atto di fiducia e di amore con cui ci uniamo a Dio come Padre.

3 - I MODERNISTI la definiscono un senso religioso, sorto nella subcoscienza per il bisogno del divino e perciò i dogmi per loro non sono altro che una interpretazione dei fattori religiosi che la mente umana si procura con un faticoso sforzo. Quindi non una rivelazione divina, ma una creazione soggettiva di formule.

4 - I FIDEISTI E TRADIZIONALISTI dicono che il Fatto della Rivelazione non si può dimostrare con certezza e perciò va preso da una fede comune che ci proviene dalla Rivelazione primitiva e da antiche tradizioni.

5 - I SEMI-RAZIONALISTI prendono come motivo della fede, invece della autorità di Dio rivelante, una esigenza della ragione pratica, la quale ragione può dimostrare le verità della fede, compresi i misteri.
Nelle seguenti tesi vedremo che cosa ci insegna la dottrina cattolica contro questi errori. Per dimostrare efficacemente una tesi, è necessario prima di tutto aver ben chiari davanti, gli errori che si vogliono combattere per metterci nello stesso campo degli avversari. Questa preparazione a ciascuna tesi si chiama “stato della questione”. Data l’indole del nostro lavoro, per avere in breve una visione sintetica, abbiamo preferito di solito raggrupparli, lasciando allo studioso di applicarli a ogni singola tesi, dove tutto al più ne facciamo un semplice richiamo.