Virtù
teologali - la speranza
della
Comunità Cattolica "Cristo
Maestro"
La
speranza nell'insegnamento di Gesù
Nei
vangeli Sinottici, l'insegnamento di Gesù in merito
alle ultime cose si colloca in prossimità del racconto
della Passione, dopo il suo ingresso messianico in Gerusalemme.
L'occasione di impartire un insegnamento completo sul futuro
ultimo, gli viene data da una domanda esplicita dei discepoli,
radunati attorno a Lui sul monte degli Ulivi (cfr. Mc
13,3). Poco prima, però, il Maestro era già
stato interrogato, nel tentativo di metterlo alla prova,
da un gruppo di sadducei sulla questione della risurrezione
della carne. Nelle risposte di Gesù ai sadducei sulla
risurrezione, e ai discepoli sul ritorno del Figlio dell'uomo,
si condensa tutto ciò che è essenziale a illustrare
le attese della speranza cristiana.
Iniziamo quindi dal discorso con i sadducei. Questa controversia
è riportata dai tre sinottici, con piccole varianti:
Mt 22,23-33; Mc 12,18-27;
Lc 20,27-40.
Il discorso prende le mosse ancora una volta dal tema del
matrimonio, analogamente alla controversia con i farisei,
per poi approdare all'insegnamento cristiano sulla condizione
dei risorti. I sadducei, i quali negavano la possibilità
della risurrezione corporea, pongono a Cristo una domanda
insidiosa e non esente da una certa ironia: di chi sarà
moglie, nel giorno della risurrezione, una donna che, essendosi
sposata più volte per vedovanza, ha avuto più
mariti legittimi? Dopo la risurrezione il problema si pone,
visto che la risurrezione ripristina l'integrità
psicofisica e che l'essere umano risorge nella propria realtà
sessuata di mascolinità o femminilità. Coloro
che erano marito e moglie in questa vita, torneranno a esserlo?
E se uno si è sposato più volte? Come si mettono
allora le cose? Cristo risponde dicendo che, se anche si
risorge nella propria realtà corporea maschile o
femminile, la risurrezione esclude la vita di coppia, essendo
il matrimonio una istituzione valida solo per questa vita.
I testi di Matteo e di Marco riportano una risposta di Gesù
piuttosto dura ai sadducei, rimproverati di ignoranza biblica
e di non conoscenza di Dio. I sadducei negano la risurrezione
semplicemente per ignoranza delle Scritture, quando già
nell'Esodo, Dio si rivela a Mosè come Dio "di
Abramo di Isacco e di Giacobbe". Questi personaggi,
al tempo di Mosè, sono già morti e sepolti
da un pezzo. Non avrebbe senso, perciò, da parte
di Dio, definirsi così, se Abramo, Isacco e Giacobbe,
pur scomparsi dalla scena della storia, non esistessero
ancora in un'altra dimensione. Dio, infatti, "non
è Dio dei morti ma dei viventi, perché tutti
vivono per Lui" (Lc 20,38).
Dei risorti Cristo dice che non prendono moglie né
marito. Ciò implica che lo stato finale dell'umanità
sia quello verginale, nel senso che il rapporto esclusivo
tra un uomo e una donna, con i suoi significati di unità
e di fecondità, non ha più ragione di esistere
in una fase conclusiva della storia, in cui il numero degli
eletti si è completato. Inoltre, il rapporto esclusivo
tra due persone sarebbe in netta contraddizione con una
realtà umana interamente assorbita in Dio, dove l'amore
trinitario riempie interamente tutti i rapporti interpersonali
dei risorti. Il rapporto esclusivo tra due persone impoverirebbe
piuttosto che perfezionare la comunione dell'amore trinitario.
In Dio, infatti, il rapporto personale che unisce il Padre
al Figlio non può essere diverso, né più
intenso né meno intenso, di quello che unisce il
Padre allo Spirito o il Figlio allo Spirito. Nell'umanità,
l'amore potrà essere perfetto, quando unirà
tutti e ciascuno nel medesimo grado d'intensità.
Nell'umanità storica esistono diversi gradi d'amore,
da quello di consanguineità a quello dell'amicizia,
da quello dell'amore a quello della semplice conoscenza;
ed esistono anche gli estranei e gli sconosciuti. Tutte
queste gradazioni differenziate sono possibili solo perché
Dio non riempie ancora interamente le nostre relazioni umane.
Ma quando "Dio sarà tutto in tutti"
(cfr. 1 Cor 15,28) allora ci sarà
un solo amore e sarà quello trinitario. Cessato però
il rapporto esclusivo tra un uomo e una donna, questo amore
trinitario che sperimenteranno i risorti sarà di
tipo verginale.
Molto
più completo circa la speranza del futuro è
il discorso del monte uliveto, riportato dai Sinottici;
esso prende le mosse da una domanda dei discepoli, stimolata
da un annuncio enigmatico sulla distruzione del Tempio:
"Vedete tutte queste cose? In verità vi
dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga
diroccata" (Mt 24,2). Dinanzi
a questa predizione è spontanea la domanda dei discepoli
sul "quando" di tutto ciò. La risposta
di Gesù si compone di un lungo insegnamento, nel
quale non viene svelato ai discepoli il tempo della fine,
se lo si intende in termini di calendario, ma neppure viene
totalmente occultato. Al popolo cristiano, insomma, è
nascosta solo la "data" della fine, ma non la
possibilità di intuire la sua vicinanza. L'obiettivo
di Gesù sembra infatti quello di voler fornire ai
suoi discepoli, e attraverso di essi alla Chiesa, gli elementi
per comprendere, mediante una corretta scrutazione dei segni
dei tempi, le diverse fasi dello sviluppo del disegno di
Dio sulla Chiesa e sul mondo. La lettura dei segni dei tempi
è infatti un compito che Cristo ha affidato esplicitamente
alla sua Chiesa: "Dal fico imparate la parabola:
quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie,
sapete che l'estate è vicina. Così anche voi,
quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è
proprio alle porte" (Mt 24,32-33).
Tuttavia aggiunge subito: "Quanto a quel giorno
e a quell'ora nessuno lo sa, neanche gli angeli e neppure
il Figlio, ma solo il Padre" (Mt
24,36). Il segreto del tempo della fine riguarda quindi
specificamente il giorno e l'ora, ma non la sua vicinanza
approssimativa. Su quest'ultima, invece, il popolo cristiano
deve tenere gli occhi bene aperti, perché il giorno
del Signore, che verrà come un ladro (cfr. Mt
24,43-44), non piombi di sorpresa, trovando le comunità
cristiane impreparate all'evento più importante e
più cruciale di tutta la storia dalla fondazione
del mondo.
Seguendo
il testo di Matteo, possiamo cogliere intanto diverse verità
sulla dottrina escatologica, che poi saranno integrate dall'insieme
del NT. Quanto ai segni premonitori, Matteo concorda in
pieno con Marco e Luca nell'indicare tre serie di segni
premonitori che annunciano la vicinanza del ritorno di Cristo:
l'inizio dei dolori, la comparsa dell'abominio della desolazione
nel luogo santo e il segno del Figlio dell'uomo. E' opportuno
esaminarli separatamente.