Unzione
degli infermi
(Gc.
5, 13 ss.)
Gesù
verso gli ammalati ha usato sempre tanta attenzione, bontà
e dolcezza, e a loro favore ha operato molti miracoli. Continua
ancor oggi a donare conforto e a compiere sorprendenti guarigioni,
specialmente per mezzo della Madonna. Ebbene, lo stesso
Gesù ha provveduto affinché nelle malattie gravi e nel concludersi
di una vita ci fosse una sorgente di grazie: il Sacramento
dell’Unzione degli infermi, che nel passato veniva impropriamente
chiamata Estrema Unzione.
1.
È UN VERO SACRAMENTO istituito da Gesù. È adombrato
nel Vangelo di S. Marco che scrive: "Gli Apostoli
predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti
demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano"
(1).
È
raccomandato e promulgato dall’Apostolo S. Giacomo
con queste parole: "Chi è ammalato, chiami a sè i presbiteri
della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio
nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede solleverà
il malato: il Signore lo rialzerà, e se ha commesso peccati
gli saranno perdonati" (2).
La
Tradizione parla di questo Sacramento fino dai tempi
antichi, specialmente nella Liturgia, sia in Oriente come
in Occidente.
Questo
Sacramento, scrive Sertillanges, "è un atto di maternità
da parte della Chiesa. Avendo generato questo figlio e avendolo
guidato nella vita, essa deve essere lì all’ultima ora.
Il morente si abbandona a lei ed essa si piega sopra di
lui teneramente" (3).
A
chi va amministrato? Risponde il Vaticano II:
"L’unzione degli infermi non è soltanto il Sacramento
di coloro che si trovano in estremo pericolo di vita. Perciò
il tempo opportuno per riceverlo ha certamente inizio
quando il fedele per malattia o per vecchiaia comincia a
essere in pericolo di morte" (4).
Il
Rituale Romano, nell’introduzione (n.8 e 11) specifica:
"L’Unzione
si deve dare a quei fedeli il cui stato di salute risulta
seriamente compromesso per malattia o vecchiaia. Per valutare
la gravità del male è sufficiente un giudizio prudente o
probabile, senza inutili ansietà". "Ai vecchi,
per l’indebolimento delle forze, si può dare la sacra Unzione,
anche se non risultassero affetti da alcuna grave malattia".
Come
va amministrato? Il Sacerdote, in silenzio, impone le
mani sul capo dell’ammalato poi lo unge con l’olio benedetto
sulla fronte e nelle mani a forma di croce. L’Unzione sulla
fronte raffigura la purificazione della memoria, della fantasia,
dell’intelligenza, della volontà. L’Unzione nelle mani raffigura
la purificazione di tutta l’attività umana. Venga il Sacerdote
con l’Olio santo! Ascoltiamolo: Ungendo la fronte dirà:
"Per questa santa Unzione e la sua piissima misericordia
ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. Amen".
E, ungendo le mani proseguirà: "e, liberandoti dai
peccati ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen".
L’anima ha peccato per mezzo del corpo, Gesù guarisce l’anima
ungendo il corpo, e dà l’ultima pennellata di perfezione
all’anima affinché diventi un capolavoro del Signore e possa
presentarsi candida, luminosa e serena al tribunale di Cristo
Dio.
2.
L’OLIO SANTO DEVE ESSERE RICEVUTO PER TEMPO E CON FEDE:
È stoltezza dire: Chiama il Prete per l’Olio Santo solo
quando non capisco più niente! Forse che se devi regolare
dei conti di grande importanza o se devi combinare un grosso
affare con qualcuno tu dici: Lo farò quando non capirò più
nulla? Non sai che qui si tratta di regolare i conti i più
importanti e i più urgenti, quelli con Dio prima che l’anima
si presenti davanti a Lui per essere giudicata? Lo sai che
qui si può decidere della tua salvezza eterna o della tua
dannazione eterna?
Quante
persone ingannano i loro parenti lontani da Dio o poco religiosi
che si trovano in pericolo di morte, nascondendo loro la
gravità della malattia e non esortandoli, con grande delicatezza,
a regolare i loro conti con Dio mediante i Sacramenti; e
li lasciano morire senza Confessione, senza Comunione, senza
l’Unzione degli infermi e senza preghiera: mai come in questo
caso si avverano pienamente le parole di Dio: I più grandi
"nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua"
(5). Poi vogliono giustificarsi con questa falsa scusa:
Non volevamo spaventarli. Ma se un cieco, per ipotesi,
corre, senza accorgersi, verso un orribile precipizio, chi,
anche a costo di spaventarlo, non gli griderebbe a squarcia
gola: Fermati! Ebbene chi non vive religiosamente, chi sta
in peccato grave, è in pericolo di precipitare in un baratro
ben più orribile da cui non potrà mai uscire. In inferno
nulla est redemptio: dall’inferno, non si uscirà mai più.
A un leggero timore iniziale, subentrerà nell’anima, mediante
questo sacramento, una grande pace e una indefinibile gioia.
Si
rifletta bene che Cristo Dio, nella sua infinita misericordia,
manda a noi i suoi Sacerdoti con i Sacramenti durante la
vita e soprattutto in pericolo di morte, non perché li trattiamo
come degli spaventapasseri o come dei becchini, ma perché
li accogliamo come gli inviati da Dio e come i più grandi
amici e benefattori e come coloro che realmente ci portano
la speranza, il perdono, la grazia, la serenità, la pace
dell’anima, la gioia perfino nel dolore e nell’agonia, e
ci spalancano gli orizzonti del Cielo.
Il
rimandare l’Unzione degli infermi all’ultimo momento della
vita, costituisce, esclamava Pio XI, "un errore
mortale che priva molti malati di aiuti tanto necessari
e di beni spirituali assai preziosi, impedisce la guarigione
di parecchi e può essere causa di morte e di perdizione
eterna".
Comportiamoci
come il sommo scienziato Ampaire, religiosissimo
e molto devoto della Madonna, il quale, quando a Parigi
infierì il colera, disse: "Nel caso che fossi assalito
dal male, chiamatemi prima il Prete e poi penserete a chiamare
il medico". Così vuole Gesù, il quale al paralitico
prima perdonò i peccati e solo dopo lo guarì nel corpo.
3.
L’UNZIONE DEGL’INFERMI PORTA MERAVIGLIOSI FRUTTI,
quando è ricevuta con piena fede, con intenso dolore e con
grande amore a Gesù.
Accresce
la grazia santificante se l’ammalato è già nell’amicizia
con Dio. Cancella i peccati gravi se l’infermo non è più
in grado di confessarsi, ma è veramente pentito. Nel caso
che abbia perduto la conoscenza, il pentimento è necessario
e sufficiente che l’abbia avuto prima di perdere la lucidità
mentale.
Dona
fiducia nell’amore misericordioso di Gesù nell’ora in
cui l’ammalato avverte che gli anni sono passati veloci,
e che forse tanto tempo è stato sprecato nel peccato o per
lo meno nella tiepidezza, che tante grazie di Dio sono venute
invano, che tante opere buone si potevano e si dovevano
fare e non si sono fatte. Quando pensando a tutto questo
e in seguito a forti tentazioni del demonio, l’infermo è
in procinto di venir assalito dalla più cupa disperazione,
ecco che questo grande Sacramento gli fa sentire e quasi
toccare con mano la dolce presenza di Gesù, infinitamente
buono e misericordioso, che incoraggia, consola, guarisce,
perdona, rende l’anima gioiosa, ricca, bella.
Fortifica
l’anima: come gli antichi atleti si ungevano il corpo
con l’olio per fortificare le membra prima di entrare in
gara, così quest’Olio benedetto infonde nuove forze per
sostenere e vincere le ultime battaglie che Satana sferrerà
nel momento più decisivo della vita mediante tentazioni,
dubbi sulle verità di fede, ecc.; e così quella diventerà
l’ora delle più grandi vittorie.
Santifica
ogni sofferenza; conforta nel dolore; spesso porta
miglioramento alla salute; a volte porta perfino la guarigione.
Cancella gli ultimi residui del peccato; spesso ottiene
la remissione plenaria delle colpe e di tutte le pene temporali
dovute ai peccati, così verrà evitato il soggiorno in Purgatorio.
Inoltre
illumina la mente con la luce della fede, della speranza
e con la certezza del Paradiso; e, se la morte è vicina,
infonde tanto desiderio di vedere Gesù risorto da far dire
a parenti e amici: "Arrivederci per sempre nel Regno
del Cristo glorioso!".
ESEMPIO.
La Venerabile Genoveffa De Troia, francescana secolare
di Foggia (1887-1949). Tutta la sua vita fu una continua
preparazione al Sacramento dell’Unzione degli infermi e
una continua santificazione del dolore. È una grande eroina
della sofferenza. Già a quattro anni apparve in lei la prima
delle tante piaghe inguaribili che martirizzarono il suo
corpo, che ben presto divenne tutto ricoperto di piaghe
che consumavano la carne, scalfivano le ossa. Il piede destro
diventò un moncherino congiunto all’arto da una sottile
lamina di cartilagine; il cranio lentamente si era quasi
del tutto consumato.
Era
in comunicazione spirituale con P. Pio che viveva a S. Giovanni
Rotondo. Essendo poverissima, le fu prestata, in carità,
una cameretta ove visse fino alla morte. Ogni giorno una
pia persona medicava quelle innumerevoli piaghe. Visse quel
martirio lento e ininterrotto per oltre 50 anni senza mai
una sola parola di lamento. E quando i dolori erano più
acuti ripeteva: "Viva Gesù!" "Tutto per Gesù!"
Stava in continua preghiera. Aveva sempre la corona del
Rosario in mano. Faceva tanto apostolato a favore soprattutto
di persone afflitte e non credenti che spesso andavano a
farle visita per ricevere conforto e parole di fede. Definiva
i suoi dolori: "I doni del Cielo", "i regali
di Gesù", "le perle dell’anima". Ripeteva:
"Sto bene perché soffro, starei male se non soffrissi".
"Le ore di dolore sono sempre ore di grazia".
"È mio dovere pregare, soffrire, offrire".
Il
P. Pio da Pietrelcina ha detto di lei: "È una cima
dello Spirito S., pronta a spiccare il volo per il paradiso".
L’Unzione
degli infermi trovò un’anima preparatissima, alla quale
diede l’ultima pennellata di perfezione prima che una santa
morte la trasferisse nel Regno eterno. Il suo corpo riposa
a Foggia, nella chiesa dell’Immacolata dei Cappuccini. Molte
persone implorano e ottengono da lei tante grazie.
Sull’esempio
di Genoveffa la nostra vita sia una continua preparazione
a una santa morte e a ricevere con tanti frutti spirituali
questo grande Sacramento. Tutta la nostra eternità dipende
dal genere di morte che faremo come esclamava S. Agostino:
"O momentum aeternitatis": o momento da cui dipende
tutta la nostra eternità!
PROPOSITO.
Raccomandiamo alla Madonna i moribondi di oggi, e supplichiamola
per le ultime ore della nostra vita terrena.
(1)
Mc. 6, 12 s.
(2)
Gc. 5, 13 ss.
(3)
Sertillanges, "Catechismo degli adulti"
(4)
"La sacra liturgia" 73
(5)
Mt. 10, 36, e Mich. 7, 6