La Verità del Cattolicesimo
tratto
da una trasmissione dell'apologeta Giampaolo Barra
tenuta su Radio Maria
La
Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal Cardinale
Joseph Ratzinger il 6 agosto dell’anno 2000 ha emanato un
documento intitolato “Dominus Iesus” e
in questo documento sono esposti e chiariti, con le dovute
ragioni, temi fondamentali della nostra fede cattolica.
Temi
che riguardano la “unicità e universalità
salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa”.
Noi
vogliamo riprendere da questo documento alcune considerazioni
che si prestano anche ad una lettura sanamente apologetica.
Cercheremo di cogliere quegli elementi che sono importanti
per il discorso apologetico.
Questo
documento è importante anche perché ricorda,
proprio in apertura, che la missione della Chiesa, che è
quella di annunciare ad ogni uomo Gesù Cristo, è
oggi messa in pericolo dal “relativismo”, cioè da
quelle teorie che vogliono giustificare il pluralismo religioso,
cioè l’esistenza di tante religioni, non solo “de
facto”, cioè nei fatti, ma anche “de iure”, cioè
per principio, come se fosse una cosa buona, voluta da Dio
che ci siano tante religioni così diverse tra loro.
E
questo tipo di relativismo – diciamolo apertamente – ha
fatto breccia anche nella mente di tanti cattolici, che
non sono più capaci né di apprezzare la verità
e la bontà della fede che professano, né il
carattere definitivo e completo della rivelazione di Cristo.
Bisogna
porre rimedio a questo danno, anche a costo di scontentare
tanti interlocutori del cosiddetto “dialogo interreligioso”
perché si tratta di un punto sul quale noi cattolici
non possiamo venir meno.
Ricordo
che all’epoca della pubblicazione della “Dominus Iesus”
si alzarono grandi proteste. Hanno protestato gli Ebrei,
che hanno minacciato di non partecipare in Vaticano alla
giornata giubilare loro dedicata; hanno protestato i Protestanti
(e mi si perdoni il gioco di parole). Ha protestato anche
il mondo laicista.
Insomma,
abbiamo visto levarsi una notevole protesta proveniente
da mondi e da realtà molto diverse tra loro, ma che
ha usato argomenti e toni sostanzialmente identici, che
possiamo raccogliere in poche affermazioni.
Una
prima: la Chiesa, con questo Documento, avrebbe
rinnegato il Concilio Vaticano II;
una
seconda: la Chiesa, sempre con questo Documento,
avrebbe fatto un passo indietro nel dialogo tra cristiani
e appartenenti ad altre religioni; quindi, avrebbe messo
in pericolo questo dialogo;
una
terza: la Chiesa avrebbe assunto una posizione
di chiusura, arroccandosi in difesa di una verità
dogmatica;
e,
per ultimo, si è persino sentito dire che questo
Documento sarebbe stato voluto dal Cardinale Ratzinger e
dai membri della Congregazione per la Dottrina della Fede
all’insaputa, forse in dissenso, del Santo Padre.
Insomma,
si tratta, come possiamo facilmente immaginare, di accuse
certamente pesanti. Cominciamo subito con lo sgomberare
il campo dall’ultima. A questa accusa ha pensato
bene di rispondere lo stesso Giovanni Paolo II, all’Angelus
dell’1 ottobre 2000, quando ha invitato tutti noi cattolici
a leggere, comprendere e accettare questo importante Documento
della Congregazione per la Dottrina della Fede.
In
verità, a pensarci bene, non era necessario che si
scomodasse il Papa in persona. Sarebbe stato sufficiente
leggere la conclusione del Documento che recita così:
“Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell’udienza
concessa il giorno 16 giugno 2000 al sottoscritto cardinale
prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede,
con certa scienza e con la sua autorità apostolica
ha ratificato e confermato questa Dichiarazione, decisa
nella sessione plenaria, e ne ha ordinato la pubblicazione”.
Firmato cardinale Joseph Ratzinger.
Vedete
bene il tono solenne della conclusione. Il Papa, “con
certa scienza e con la sua autorità apostolica”,
cioè in virtù del suo essere Successore di
Pietro e Capo visibile della Chiesa Cattolica, ha “ratificato”
e “confermato” il contenuto di questo documento.
Ora
ne consegue che chi lo contesta – e qui vorrei richiamare
l’attenzione di quei nostri fratelli cattolici che hanno
espresso qualche dubbio - deve tener conto che sta contestando
ciò che il Sommo Pontefice “con certa scienza” e
con la sua “autorità apostolica” ha ratificato e
confermato.
Ora,
detto questo, va fatta anche un’altra precisazione, della
quale pochi sembrano aver tenuto conto. Nella Introduzione
al documento si precisa che non si è inteso “trattare
in modo organico” il tema della unicità salvifica
di Gesù Cristo e della Chiesa, ma – e questo è
importante – si è voluto esporre la dottrina della
fede cattolica riguardo questi articoli fondamentali della
nostra fede.
Ora,
sarebbe stato sufficiente prendere in considerazione questa
affermazione per evitare di accusare la Chiesa di avere
cambiato posizione rispetto al dettato del Concilio Vaticano
II. In realtà, questo Documento richiama ciò
che la Chiesa insegna da duemila anni, senza interruzione,
riguardo la salvezza che ogni uomo riceve da Gesù
Cristo per mezzo della Chiesa.
Questo
viene detto esplicitamente nella stessa introduzione quando
si afferma che “la Dichiarazione riprende la dottrina
insegnata in precedenti documenti del magistero, con l’intento
di ribadire le verità che fanno parte del patrimonio
di fede della Chiesa”.
Ma
dobbiamo aggiungere che se questa affermazione fosse stata
tenuta in debito conto da tutti, forse si sarebbero evitate
altre accuse. Quelle, per esempio, di aver creato un ostacolo
al dialogo con i membri delle altre confessioni religiose.
Su
questo punto delicato dobbiamo spendere una parola.
Tutti
noi sappiamo bene che un dialogo, per essere fecondo e portare
frutti, deve partire da una posizione di chiarezza: bisogna
che gli interlocutori, coloro che dialogano, si conoscano
bene per quello che sono, senza infingimenti, senza trucchi,
senza nascondersi, senza mentire.
Bisogna
conoscere l’interlocutore, bisogna capire che cosa pensa,
aver chiaro in che cosa crede, sapere che cosa intende fare.
Ma bisogna anche che l’interlocutore sappia bene chi siamo
e in che cosa crediamo.
Ora,
questo Documento della Congregazione per la Dottrina della
Fede si limita proprio a questo: espone con chiarezza e
semplicità quello che la Chiesa Cattolica ha sempre
creduto e ancora crede, da duemila anni, e sempre crederà
riguardo l’unicità salvifica di Gesù Cristo
e della Chiesa.
Questo
è il modo di presentarsi della Chiesa, è un
dire ai nostri interlocutori che noi crediamo queste verità,
che la nostra fede parte da queste verità e che è
bene, quando si dialoga, che anche i nostri interlocutori
conoscano quello che noi professiamo, abbiano ben chiaro
quello che la Chiesa crede, che noi cattolici professiamo.
Naturalmente,
la Chiesa non vuole obbligare nessuno a credere che soltanto
Gesù Cristo è il Salvatore dell’uomo e che
soltanto la Chiesa Cattolica è la vera Chiesa edificata
da Gesù Cristo.
E’
chiaro che la Chiesa vorrebbe convincere di queste verità
tutte le genti, tutti i popoli, ma non vuole costringere
nessuno ad abbracciare la fede cattolica.
Se
si fosse capito bene questo punto, se si fosse letto bene
il Documento, io credo che gli Ebrei, i Protestanti e quanti
altri hanno levato la loro voce contro questo Documento
non lo avrebbero fatto. Anzi: avrebbero preso atto – ma
in fondo già lo sapevano – che la Chiesa professa
questa fede e non un’altra.
La Chiesa
Andiamo
avanti. C’è un altro punto che dovrebbe essere ben
compreso soprattutto da noi cattolici, ai quali in primo
luogo è rivolto il Documento che stiamo esaminando,
ma anche dai nostri interlocutori.
Il
punto è questo: la Chiesa crede di avere
una missione evangelizzatrice universale, cioè crede
di avere il compito di presentare e portare il Vangelo a
tutti gli uomini, anche a coloro che non credono, anche
a coloro che professano un’altra religione, che dicono di
credere in Dio ma non conoscono Gesù Cristo, oppure
Lo conoscono ma Lo rifiutano.
Non
si può onestamente dare colpa alla Chiesa di avere
questa pretesa. Questa convinzione, questa missione universale
non è nata per opera di qualche Papa o di qualche
istituzione ecclesiale, ma è stata voluta direttamente
da Gesù Cristo.
E’
Gesù Cristo che ha affidato alla Chiesa il compito
di battezzare tutte le genti, tutti i popoli di tutte le
nazioni, e di battezzarli nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo.
Opportunamente,
la Dichiarazione Dominus Iesus riporta, proprio in apertura,
alcuni brani del Vangelo nei quali si trova l’esplicito
comando di Cristo e portare il Vangelo ad ogni creatura.
San
Marco scrive: «Andate in tutto il mondo e predicate
il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà
battezzato sarà salvo, ma chi non crederà
sarà condannato» (Mc 16,15-16).
Come
si vede, come si può facilmente capire, non è
possibile chiedere alla Chiesa Cattolica, che da duemila
anni annuncia il Vangelo, di rinunciare – per amore del
dialogo, per amore del quieto vivere, per un presunto rispetto
di tutte le religioni – alla missione universale di evangelizzare
solo perché questo non piace a qualcuno.
Oppure,
non si può chiedere alla Chiesa di portare il Vangelo
solo in qualche parte del mondo, e di non evangelizzare
quelle terre e quei popoli che sono soggetti ad altre religioni.
Non
solo la Chiesa disobbedirebbe al suo fondatore Gesù
Cristo, ma verrebbe snaturata essa stessa: la Chiesa esiste
per portare Gesù Cristo e il Vangelo a tutto il mondo,
a tutti gli uomini. Se eliminiamo questo compito, non avremmo
più la Chiesa, ma un’altra cosa.
Ricordiamo
anche quello che scrive san Paolo, e che la Dichiarazione
Dominus Iesus ricorda,: «Non è infatti
per me un vanto predicare il Vangelo; è una necessità
che mi si impone: guai a me se non predicassi il Vangelo»
(1 Cor 9,16).
Ora,
tra coloro che hanno contestato il Documento sembra di poter
dire – questa è una impressione personale – che ci
sia qualcuno che desidera proprio questo: vuole che la Chiesa
smetta di credere che Gesù e il Vangelo sono destinati
a tutti gli uomini; vuole che Gesù Cristo e il Vangelo
siano posti sullo stesso piano di altri uomini e altri libri
ritenuti sacri da altre religioni. Questo la Chiesa non
lo può accettare, perché è contrario
alla volontà del suo fondatore e alla verità
del Vangelo.
Badate
bene, amici ascoltatori: non è una questione di superbia:
nessuno – torno a dire – viene obbligato a credere alla
verità del Vangelo, ma nessuno può chiedere
alla Chiesa, o obbligare la Chiesa, a non insegnare più
il Vangelo.
Gesù Cristo
Andiamo
avanti. C’è un altro punto di questa Dichiarazione
che ha suscitato polemiche molto accese. Ed è forse
il punto più importante di tutta la Dichiarazione.
Il
punto contestato riguarda proprio l’unicità e l’universalità
salvifica di Gesù Cristo.
Come
possiamo tradurre in parole povere questi termini? Direi
così: la Chiesa cattolica dichiara a tutti i suoi
interlocutori che essa crede che soltanto Gesù Cristo,
il Figlio di Dio fatto uomo, è il Salvatore dell’uomo
e che non esiste altro nome per mezzo del quale è
possibile salvarsi.
Il
Documento sente il bisogno di chiarire questo punto. E’
un punto contestato, ma il Documento risponde: “..deve
essere fermamente creduta, come dato perenne della fede
della Chiesa, la verità di Gesù Cristo, Figlio
di Dio, Signore e unico salvatore, che nel suo evento di
incarnazione, morte e risurrezione ha portato a compimento
la storia della salvezza, che ha in lui la sua pienezza
e il suo centro”.
Ora,
vogliamo sottolineare una espressione che forse è
sfuggita: “come dato perenne della fede della Chiesa”.
Cioè,
questo dato di fede (la fede in Gesù Cristo unico
Salvatore) è sempre stato creduto ed insegnato dalla
Chiesa, lo è oggi e lo sarà sempre. La Chiesa
ha creduto, crede e sempre crederà che Gesù
Cristo ha portato definitivamente a compimento la storia
della salvezza e che non ci sarà un altro salvatore
dopo di lui”.
La
Chiesa crede questo perché questo è stato
insegnato da Gesù Cristo e questo è scritto
nei Libri del Nuovo Testamento. Nel Documento sono riportati
molti esempi tratti dalla Sacra Scrittura e chi vuole può
leggerli. Resta il fatto che non la Chiesa, ma Gesù
Cristo stesso ha disposto le cose in questo modo. E la Chiesa
deve restare fedele a Gesù Cristo; è importante
che questo venga ben spiegato agli interlocutori del dialogo
interreligioso.
Proseguiamo
nella riflessione. Dire che solo Gesù Cristo è
Salvatore dell’uomo non vuol dire – attenti bene – che chi
non è cristiano, non per colpa sua, viene escluso
dalla salvezza, viene escluso dal Paradiso ed è destinato
all’inferno. La Chiesa non ha mai insegnato questo. Ma ha
sempre creduto, ed insegnato, che se un non cristiano si
salva, il suo Salvatore è sempre Gesù Cristo,
anche se lui non lo sa.
E
aggiungo: noi crediamo che Gesù Cristo,
con l’invio dello Spirito Santo, ha compiuto e completato
la Rivelazione di Dio. L’ha “compiuta e completata” vuol
dire che non ci sarà alcuna rivelazione pubblica
che vada ad aggiungersi alla Rivelazione (n.
5).
Questo
vuol dire che è sbagliato pensare, come succede talvolta
di sentire anche in casa nostra, che la rivelazione di Gesù
Cristo sarebbe complementare a quella presente nelle altre
religioni (n. 6). Quasi che dobbiamo aspettarci qualcosa
di nuovo dalle altre religioni che si aggiunga alla nostra
vera religione.
Chiarissima
poi la distinzione che troviamo nella Dominus Iesus tra
“vera fede” e “credenza nelle altre religioni”.
E’
un discorso complesso, di carattere teologico, nel quale
non voglio entrare. Ma almeno un richiamo mi è proprio
d’obbligo.
Naturalmente,
la risposta che ogni uomo deve alla rivelazione di Gesù
Cristo è la fede, l’«obbedienza della fede»,
cioè il «pieno ossequio dell’intelletto
e della volontà a Dio che rivela» (n.
6).
La
“vera fede” è adesione di tutto l’uomo a Dio e a
tutta la verità che Dio ha rivelato. La “credenza”
nelle altre religioni è un insieme di idee e di esperienze
che nascono dall’uomo che si è messo a cercare la
verità.
E’
importante capire bene questa distinzione. Perché,
si legge nella Dominus Iesus, c’è il rischio di ridurre,
addirittura di annullare, le differenze tra il cristianesimo
e le altre religioni. E questo è un rischio molto
grosso, che dobbiamo evitare.
Unicità della Chiesa
Andiamo
avanti. Strettamente collegato – e consequenziale – a questo
dato di fede il Documento spiega bene un altro dato, quello
relativo alla unicità e unità della Chiesa.
Il
Documento che stiamo esaminando invita innanzitutto i cattolici
a credere fermamente che: “Così come
c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una
sola su Sposa: una sola Chiesa cattolica e apostolica”
(n.16).
E
il documento precisa anche che noi cattolici siamo «tenuti
a credere» che esiste una continuità storica
“tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa cattolica”,
continuità storica che è possibile spiegare
anche dal punto di vista apologetico, documenti storici
alla mano, prove alla mano.
Proprio
questa sera, possiamo riassumerle in modo sintetico.
Un
primo punto: stando al Vangelo, Gesù ha
edificato una sola Chiesa: “Tu sei Pietro e su di te
edificherò la mia Chiesa”, narra Matteo al cap.
16.
Questa
Chiesa doveva possedere alcune caratteristiche, due delle
quali sono storicamente verificabili.
La
prima: doveva durare per sempre (“E le porte
degli inferi non prevarranno contro di essa”). La
seconda: doveva avere per fondamento visibile Simon
Pietro (“Tu sei Pietro e su di te edificherò
la mia Chiesa”).
E’
chiaro che, dovendo durare per sempre, anche il fondamento
“Pietro” doveva durare per sempre, quindi passare ai suoi
successori.
Ora,
dal punto di vista storico, solo la Chiesa cattolica
ha conservato intatte queste due caratteristiche.
Solo la Chiesa cattolica ha duemila anni di età e
conserva intatto il Primato di Pietro che, da Pietro e attraverso
altri 263 pontefici, è giunto fino a Papa Giovanni
Paolo II (il documento è posteriore alla morte di
Giovanni Paolo II, il nuovo Papa è Benedetto XVI).
Tutte
le comunità ecclesiali che fanno capo alla variegata
famiglia protestante, le comunità ecclesiali anglicane,
i valdesi, i Testimoni di Geova (che per la verità,
non credendo nella divinità di Cristo, non sarebbero
da considerare cristiani in senso stretto), non
hanno duemila anni di età e non hanno il fondamento
Pietro.
Le
Chiese ortodosse, dell’Oriente cristiano, possono bensì
vantare la successione apostolica, risalire fino a Gesù,
ma non hanno conservato il Primato di Pietro. Dunque, solo
la Chiesa cattolica è quella edificata da Gesù
Cristo.
Chiedo
scusa per la breve e superficiale sintesi apologetica, ma
riprendo quanto scrive il Documento della congregazione
per la Dottrina della Fede: “Esiste quindi un’unica
Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa cattolica, governata
dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con
lui” (n. 17).
il
documento invita soprattutto noi cattolici ad avere le idee
ben chiare in questa materia. C’è in giro la vaga
idea che la vera Chiesa di Cristo sia ancora da costituire,
sia da ricercare, sia da trovare e costruire grazie all’esperienza,
alla storia, alla dottrina delle varie Chiese o comunità
ecclesiali che si stanno impegnando nel dialogo ecumenico.
Il
documento è chiaro ed esprime la dottrina di sempre:
la vera Chiesa di Cristo esiste già, vive ed opera
da duemila anni, ed essa è la Chiesa cattolica.
Ora,
a dimostrazione che non si tratta di una novità,
ma che si tratta di dottrina perennemente insegnata dalla
Chiesa, nel Documento si cita, tra parentesi o in nota,
sia alcuni passi del Vangelo, sia la fede professata dai
primi cristiani, come il grande vescovo s. Ireneo, vissuto
nel II secolo, sia il grande sant’Agostino, per salire su
su fino al Concilio Vaticano II che insegna esattamente
– e non poteva fare altrimenti – la stessa cosa.
A
questo punto, potrebbe sorgere una domanda: che cosa dobbiamo
pensare delle altre Chiese e confessioni cristiane non cattoliche?
Che cosa ci dice in merito la nostra dottrina?
La
dichiarazione Dominus Iesus risponde in questo modo: «Le
Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la
Chiesa cattolica, restano unite a essa per mezzo di strettissimi
vincoli, quali la successione apostolica e la valida eucaristia,
sono vere Chiese particolari. Perciò anche in queste
Chiese è presente e operante la Chiesa di Cristo,
sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica,
in quanto non accettano la dottrina cattolica del primato
che, secondo il volere di Dio, il vescovo di Roma oggettivamente
ha ed esercita su tutta la Chiesa» (n. 17).
Chi
ricorderà le nostre conversazioni sul Primato di
Pietro sa che qui si sta parlando delle Chiese cosiddette
“ortodosse”, che vantano al pari della Chiesa cattolica
la successione apostolica, ma non obbediscono al Papa.
E’
importante notare come il Primato di Pietro,
ribadisce la Dominus iesus, è stato voluto
da Dio, non creato dalla Chiesa, magari nel secondo
millennio, dopo la separazione da parte dell’Oriente dalla
Chiesa di Roma, come qualche volta si legge o si sente dire
anche in casa nostra.
Invece,
si legge nella Dominus Iesus, le «comunità
ecclesiali che non hanno conservato l’episcopato valido
e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico,
non sono Chiese in senso proprio».
E
qui si sta parlando di tutta la famiglia protestante, alle
cui comunità noi non possiamo riconoscere il titolo
di “chiese”.
E
tuttavia, aggiunge la Dominus Iesus, poiché i membri
di queste comunità sono battezzati, proprio in virtù
del battesimo sono in qualche modo in una certa comunione
con la Chiesa, comunione naturalmente imperfetta.
Non
voglio entrare nell’analisi teologica di queste considerazioni
proprio perché questo è il compito dei teologi
e io voglio rispettare il carattere delle nostre conversazioni,
che sono conversazioni di apologetica e non di teologia.
Ma
mi sembrava opportuno almeno ricordare queste verità
così come sono espresse nella Dichiarazione Dominus
Iesus, perché sono importanti per la nostra fede.
Conclusione
In
conclusione, voglio ricordare a tutti noi cattolici che,
se da un lato dobbiamo essere grati a Dio del dono immeritato
di appartenere, con il battesimo, alla sola vera Chiesa
edificata da Gesù Cristo, dall’altro lato stiamo
bene attenti alla responsabilità che deriva dal saper
usare bene di questo dono.
Non
crediamoci già salvi solo perché siamo cattolici.
E non pensiamo che chi non è cattolico, solo perché
non è cattolico, si perde.
Spero
di aver offerto qualche argomento per aiutare gli amici
radioascoltatori a rispondere alle osservazioni e alle contestazioni
che si sono sollevate in occasione della pubblicazione di
questo importante Documento “Dominus Iesus” preparato dalla
Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal cardinale
Ratzinger.
Grazie
e a risentirci, a Dio piacendo, nel prossimo mese di settembre.