Lo
Yoga: ginnastica o religione ?
di
Mons. Giuseppe Maggioni
Tratto
da "Una voce grida...!" n°10 giugno 1999
Va
oggi di moda anche in ambienti cattolici ispirarsi, quando
si medita, alle religioni orientali attraverso dello Yoga,
nonostante che la Congregazione per la Dottrina della Fede
abbia emanato nel 1989 un documento su "Alcuni aspetti
della meditazione Cristiana ".
Per
comprendere la pericolosità va ricordato che, per
le religioni orientali in genere, Dio s'identifica col "Mondo",
del quale anche l'uomo ne è parte. Dio cioè
non è un "Essere" personale infinito, distinto
dal mondo e suo creatore, per cui lo trascende, ma una "Realtà"
che assorbe in "Se" tutto, per cui l'uomo potrà
solo sforzarsi di prendere coscienza della propria inconsistenza
personale e della propria identità con "Lui
".
In
quest'ottica non può esserci un incontro personale
con Dio, ma un ripiegamento dell'uomo su se stesso. Non
esistendo infatti un Dio personale distinto dal mondo, può
solo realizzarsi una immersione dell'uomo nel "Grande
Sé"; il che non eleva l’uomo a Dio, ma lo riassorbe
nel "Mondo".
Supponendo
infatti che l'origine di tutti i nostri mali stia nell'illusione
di avere un'individualità personale, la salvezza
si raggiungerebbe quando si acquista la coscienza di non
essere che una particella anonima del "Grande Se";
il che esige più vite, donde l'idea di più
reincarnazioni. L'istante in cui l'uomo acquista una tale
conoscenza porrebbe termine alle reincarnazioni e consentirebbe
all'uomo di raggiungere lo stato di felicità definitiva
detto Nirvana.
Tra
le religioni orientali e quella cristiana vi sono quindi
forti divergenze su:
DIO
- che per noi ha creato il mondo dal nulla come realtà
distinta da Se, mentre per loro s'identifica col mondo.
Dal sec. XI° al XIV° vennero poi elaborate in Oriente
due concezioni dell'Essere supremo:
1)
quella della non - dualità, per la quale Dio e il
mondo coincidono, sicché l’uomo e le cose non sono
che un prodotto della nostra illusione (maja), e occorre
sforzarsi di prendere coscienza della propria inesistenza
personale e della propria identità col mondo.
2)
Quella della dualitá secondo la quale Dio e il mondo
sono realtà distinte, per cui l'uomo potrebbe avere
un colloquio interpersonale con la Divinità. Ma la
personalità dell'Essere supremo è solo un
modo soggettivo dell'uomo di considerare Dio.
L'UOMO
- che per noi è una persona distinta da Dio, mentre
per loro, solo dopo molte reincarnazioni, riuscirà
a liberarsi dall'illusione di essere un io personale e potrà
sciogliersi nel grande mare del "Tutto".
In
questo contesto si colloca lo Yoga: una delle quattro vie
che si percorrono nelle religioni orientali per conseguire
la salvezza.
Il
termine Yoga, connesso col latino iugum = giogo, indica
infatti quel complesso di tecniche che servono a unificare
le varie potenze dell'anima col "Principio Supremo".Codificate
da Patanjali nel II° secolo a.C., si possono dividere
in due filoni. Il primo enfatizza l'importanza di dominare
le energie del corpo per acquisire stati superiori di coscienza;
il secondo tende a riunire l'anima col "Principio Assoluto"
tramite le attività superiori dell'individuo. Nello
Yoga otto tappe conducono l’uomo ad annullare il proprio
io e quindi a conseguire l'unione con la Divinità:
1)
Non uccidere o ferire esseri viventi, non mentire, non rubare,
non indulgere alla lussuria, non accettare doni, compiere
il proprio dovere disinteressatamente.
2)
Purificarsi interiormente ed esteriormente attraverso la
pulizia corporale, la sobrietà, l'ascetica, lo studio
delle Scritture, la devozione alla Divinità.
3)
Assumere quella posizione che si può conservare senza
sforzo più a lungo possibile, affinché il
corpo non disturbi l'attività della mente. Non si
tratta quindi di rendere sciolto il corpo, ma di arrivare
a dimenticarsi di averlo.
4)
Intervallare quanto più a lungo si può l'inspirazione
per permettere alla mente di liberarsi dall'impaccio del
corpo. C'è infatti relazione tra respirazione e stati
di coscienza, poiché quanto più la respirazione
è ridotta tanto più la mente è libera
di raggiungere stati normalmente inaccessibili.
5)
Staccare i sensi da ogni oggetto esteriore per concentrarli
solo sul mondo interiore così che l'intelletto, liberato
dai legami sensoriali esterni, possa conoscere tutte le
cose nella loro essenza.
6)
Fissare un solo oggetto esterno, come un punto luminoso
o interno, come immagine evocata nella mente per acquietare
il flusso disordinato dei pensieri.
7)
Concentrarsi a lungo sulla "Sacra Sillaba" «AUM»
che contiene l'essenza della "Realtà",
poiché la ripetizione indefinita della formula porta
alle soglie della "Liberazione".
8)
Identificare la mente con l'oggetto pensato, dapprima conservando
la coscienza dell'oggetto e quindi del proprio io pensante;
e poi annullando la coscienza, per cui il soggetto diviene
oggetto della concentrazione. E' la Liberazione, allorché
il se umano è dissolto nel "Grande Sé"
del "Mondo".
Estrapolare
quindi qualche aspetto dello Yoga per farne un metodo di
ginnastica rilassante, è certo possibile, ma non
si parli più di Yoga. Esso non tende alla soddisfazione
del proprio ego, ma alla sua distruzione.
Usare
quindi le tecniche Yoga anche solo per favorire la nostra
concentrazione in Dio, è tradire sia la tradizione
spirituale orientale che quella cristiana, per cui i cosiddetti
guru cristiani non sono in realtà ne guru, ne cristiani,
poiché se sono rimasti cristiani non sono dei veri
guru e se sono divenuti veri guru hanno cessato di essere
cristiani.
Lo
Yoga pertanto non può essere praticato da un cristiano
senza pericoli:
a)
L'uso di questa tecnica porta a escludere l'esercizio delle
virtù teologali nella propria vita spirituale e a
considerate la Grazia divina secondaria rispetto allo sforzo
personale.
b)
Si è portati a dimenticare Cristo, non pensando che
è impossibile arrivare a Dio, prescindendo dalla
sua autodonazione nel Figlio incarnato, poiché solo
in lui prendiamo parte alla vita divina.
c)
E possibile degenerare nel culto del corpo e giungere a
identificare le sue sensazioni come esperienze spirituali.
Ma scambiarle per consolazioni dello Spirito Santo porta
a concepire erroneamente il proprio cammino spirituale;
e considerarle segno dell'esperienza mistica, quando l'atteggiamento
morale della persona non vi corrisponde, rappresenta una
schizofrenia, che può condurre a disturbi psichici.
d)
Si nega che l'unione abituale con Dio non si interrompe
necessariamente quando ci si dedica al lavoro e alla cura
del prossimo.
e)
Il rallentamento della funzione respiratoria può
provocare danni alla contrazione miocardica.
f)
La concentrazione artificiale su un oggetto causa spesso
stati di angoscia e isolamento affettivo con conseguente
ripiegamento su se stessi (egocentrismo)
g)
Si prescinde da ciò che è terreno per immergersi
nella sfera divina, mentre Dio si rivela attraverso la dimensione
umano-terrena
h)
Si dimentica che Dio è una realtà della quale
non ci si può impossessare con qualche metodo; che
l'uomo non è il Dio di domani e Dio non è
l'uomo di ieri e di oggi; e che la beatitudine risulta dall'incontro
tra persone che si amano, non da una presa di coscienza
solitaria.
i)
Non essendo Dio un essere personale, la nostra felicità
non dipenderebbe dal Suo manifestarsi e ancor meno dal Suo
perdono, ma dagli sforzi dell'uomo di superare la propria
condizione e giungere a quella divina.
j)
Si è convinti che esista una continuità tra
il divino e l'umano, per cui l'uomo, essendo Dio, ha solo
bisogno di mezzi adatti per rendersene conto.
k)
L'adesione consapevole di un cristiano allo yoga equivale
quindi ad una formale apostasia dalla fede cristiana, in
quanto ci troviamo di fronte a due spiritualità inconciliabili.
Preoccupa
quindi il fatto che:
1)
si utilizzi lo yoga come preparazione psicofisica alla contemplazione
cristiana;
2)
si cerchi di provocare con lo yoga esperienze analoghe a
quelle dei mistici cristiani;
3)
si collochi l'uomo sullo stesso piano di Dio, per cui si
abbandona non solo la meditazione delle opere salvifiche
che Dio ha compiuto nella storia, ma anche l'idea del Dio
Uno e Trino in favore dell'immersione nell'abisso della
Divinità.
Si
comprende allora perché Madre Teresa di Calcutta
abbia escluso per le sue suore l'uso di tale metodo di concentrazione.