Sahaya
yoga e la grande madre
Tratto
da "La Salette" - N 2 - Anno 67 - Marzo - Aprile
2001
di
Alessandro Olivieri Pennesi
In
questi ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia il
sahaja yoga, grazie all’omonima organizzazione fondata da
Shri Nirmala Mataji Devi "Grande Madre Divina Immacolata".
Origine
Nata
in India nel 1923, in una famiglia protestante, Nirmala
afferma di possedere fin dall’infanzia particolari poteri.
Studiò medicina per alcuni anni e poi si sposò
con un alto funzionario delle Nazioni Unite. Nel 1970 a
seguito di una straordinaria esperienza spirituale, si sentì
investita di una missione di salvezza per l’intera umanità.
Iniziò così la sua predicazione, che consiste
nel diffondere fuori dell’India le tecniche del sahaja-yoga
Struttura
La
maggioranza dei fedeli del sahaja yoga hanno una età
fra i venti e i quarantacinque anni e provengono da classi
medie. All’inizio la conversione avveniva grazie ai rapporti
interpersonali tra amici; oggi i nuovi membri cominciano
a frequentare una riunione settimanale dove possono vedere
una videocassetta di Shri Nirmala. I devoti più coinvolti
meditano individualmente ed a volte in gruppo due volte
al giorno, rinunciano alle relazioni familiari e sociali,
rifiutano la medicina moderna, ricorrono invece alla medicina
tradizionale ayurvedica (che consiste nel ristabilire l’equilibrio
organico mediante i cinque elementi: terra, acqua, fuoco,
aria ed etere). Si contano circa un migliaio di adepti in
India, e in Europa diverse migliaia. La "Fondazione
della Vita Eterna " dirige i progetti internazionali
di questa organizzazione.
Dottrina
Sahaja
yoga consiste in una tecnica di meditazione e concentrazione
che deriva dalla parola sahaj che significa "senza
sforzo, serenamente", la quale, mediante la purificazione
e il potenziamento di presunti centri energetici o chakra,
consentirebbe la vera conoscenza di se stessi. Lo scopo
è quello di risvegliare una energia chiamata Kundalini
.
Shri
Nirmala, una delle poche donne al mondo con un ruolo di
guru, identifica l’ "Energia" con lo "Spirito
Santo" e i sette chakra con la croce di Cristo. Nei
centri di Sahaja yoga lavorare sulle energie del corpo vuol
dire prendere la propria croce e salvarsi con le proprie
forze, questo richiede comunque una vita ordinata e casta.
La grande Madre inoltre, recupera ed integra le credenze
classiche della religiosità indiana come la reincarnazione,
il panteismo, le molteplici incarnazioni divine ed anche
il fine ultimo rappresentato dal dissolversi della propria
individualità, nel grande oceano del Tutto cosmico
identificato con Dio.
Non
mancano neppure riferimenti sorprendenti al cristianesimo,
come si è accennato più sopra : " il
Sahaja Yoga è il Giudizio Universale. Quello descritto
nella Bibbia. Siete giudicati solo dopo aver aderito al
Sahaja Yoga. A questo scopo, tuttavia, dovete arrendervi
completamente, dopo essere venuti al Sahaja Yoga … dovete
sapere che io sono lo Spirito Santo. Io sono l’Adi Shakti.
Sono venuta sulla terra per la prima volta in questa forma
per compiere questo compito tremendo. Cristo sono Io, ora,
seduta di fronte a voi".
Tralasciando
il culto della personalità, il messaggio di Shri
Nirmala ha acceso numerose critiche per le sue sorprendenti
affermazioni. Nel sistema yogico di Shri Nirmala ad ogni
centro energetico, il cosiddetto chakra, è preposta
una specifica divinità del pantheon indù,
pertanto lo specifico chakra, corrispondente al "terzo
occhio", che viene localizzato tra le sopracciglia,
sarebbe addirittura sottoposto alla "deità"
di Cristo: "Gesù Cristo si incarnò per
aprire l’ajna-chakra e per dissolvere il nostro ego (…)
a questo proposito dovete recitare il Padre Nostro composto
da Gesù Cristo. Non dobbiamo glorificare la croce
per il fatto che Cristo vi fu crocifisso, ma la croce è
simbolo dell’ajna-chakra, e la stessa Svastika, che ha lo
stesso disegno di base, trova la sua raffigurazione evoluta
nella croce. Così, quando glorifichiamo la croce,
stiamo glorificando il nostro ajna-chakra attraverso il
quale accettiamo la vita come dedizione e sacrificio. E
se guardiamo avanti, dopo la croce, sappiamo che c’è
la risurrezione."
Il
tentativo della Grande Madre di armonizzare il Vangelo con
sahaja-yoga ha prodotto una serie di affermazioni su Gesù
Cristo inaccettabili per qualunque cristiano. Shri Nirmala
con questa operazione intende screditare l’interpretazione
tradizionale della Scrittura per sgombrare il campo e imporre
la sua concezione sincretistica della religione. Il movimento
della Grande Madre registra una costante avanzata, è
ormai presente in modo capillare in 56 paesi. Anche alla
porte di Roma è stato aperto un centro, una scuola
per i figli dei devoti di Shri Nirmala, che conta tra i
50 e i 70 interni, di età compresa tra i 4 e i 6
anni.
Aspetti controversi
Sebbene
molti ex-devoti di Shri Nirmala affermano che tutte le pratiche
del sahaja yoga sono discutibili, vi sono comunque alcune
particolari pratiche che per la maggioranza delle persone
risultano essere estremamente difficili da fare proprie.
Il credo principale del gruppo, che cioè la Grande
Madre sia Dio incarnato, fa ritenere che abbia straordinari
poteri, per cui lei è sempre nel giusto, conosce
tutto del passato e del presente e saprà tutto ciò
che accadrà in futuro. Ogni parola da lei proferita
è vera parola di Dio, inoltre ciò che lei
fa o compie è quanto Dio desidera esprimere in quel
momento. Chiunque dubitasse che Shri Nirmala è Dio
attirerebbe terribili disgrazie su di sé. Infine
il corpo della Grande Madre è da adorare e, di conseguenza,
ogni cosa da lei sfiorata diventa santa. Perfino il suo
sguardo ha il potere di benedire o di gettare una maledizione.
Pensiero della Chiesa
"(…)
Nell’uomo vi è un’insopprimibile aspirazione a vivere
per sempre. Come pensare a una sua sopravvivenza al di là
della morte? Alcuni hanno immaginato varie forme di reincarnazione.
In dipendenza da come egli ha vissuto nel corso dell’esistenza
precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza
più nobile e più umile, fino a raggiungere
la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata
in alcune religioni orientali, sta a indicare, tra l’altro,
che l’uomo non intende rassegnarsi all’irrevocabilità
della morte. E’ convinto della propria natura essenzialmente
spirituale e immortale. La rivelazione cristiana esclude
la reincarnazione e parla di un compimento che l’uomo è
chiamato a realizzare nel corso di un’unica esistenza sulla
terra. Questo compimento del proprio destino l’uomo lo raggiunge
nel dono sincero di sé, un dono che è reso
possibile soltanto nell’incontro con Dio (…)"(Giovanni
Paolo II, Tertio millennio adveniente,9).
"Il
Cristo non può essere confiscato da nessuno. Essendo
allo stesso tempo uomo e Dio, oltrepassa i limiti del tempo
e dello spazio e non può essere imprigionato neanche
nelle frontiere della Chiesa che egli stesso ha fondato.
Egli ha detto: "Se qualcuno vi dirà: ‘Ecco,
il Cristo è qui, ecco è là’ , non ci
credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti
e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile,
anche gli eletti. Voi però state attenti! Io vi ho
predetto tutto" (Mc 13, 21-23). (…) Noi non dobbiamo
aderire a un Cristo di invenzione umana, ma al Cristo dei
Vangeli che è venuto per rendere testimonianza alla
Verità. Ora, quale Cristo ci presentano le sette
e i movimenti esoterici che si moltiplicano da noi? Quale
salvezza ci offrono? Dio sa se gli uomini della nostra terra
sono alla ricerca di salvezza, una salvezza che non oltrepassa,
per molti di loro, gli orizzonti puramente terreni. San
Paolo ha parlato "con le lacrime agli occhi" di
coloro che "si comportano come nemici della croce di
Cristo", "che apprezzano solo le cose della terra"
(Fil 3, 18-19). Ci parla anche di uomini che "non sopporteranno
più la sana dottrina, ma per il prurito di udire
qualcosa, si circonderanno di maestri secondo le proprie
voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per
volgersi alle favole"(2Tm 4, 3-4) " (mons.
Robert Sastre, Benin).